lunedì 6 aprile 2026

Iter e rimborsi per l’alluvione 2023

Una ricostruzione che non può attendere i tempi della carta



Un’interrogazione per denunciare le criticità burocratiche e finanziarie che ostacolano l’accesso ai rimborsi per i danni dell’alluvione del 2023 è stata presentata alla Giunta regionale da Marco Mastacchi, consigliere di Rete Civica. Al centro del documento, l’insufficienza delle coperture per le spese tecniche obbligatorie e l’assenza di accordi operativi con il sistema bancario per anticipare i costi degli interventi.

La richiesta alla Giunta è chiara: rivedere le percentuali di indennizzo e semplificare le procedure di accesso ai fondi tramite la piattaforma Sfinge, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione economica delle famiglie colpite e garantire percorsi di ristoro più rapidi ed equi.

A quasi tre anni dagli eventi che hanno devastato l’Emilia-Romagna, l’emergenza resta aperta. Se nelle prime settimane la priorità era affrontare fango e acqua, oggi – nel marzo 2026 – la sfida si gioca sul terreno della burocrazia: perizie, documenti e iter complessi rallentano la ricostruzione. Per molte famiglie e imprese, il percorso per ottenere i ristori si è trasformato in un labirinto amministrativo che sembra aver smarrito il senso dell’urgenza.

Tra i nodi principali emerge quello delle spese tecniche: per accedere ai contributi, i cittadini devono sostenere costi per perizie geologiche e relazioni progettuali, ma il rimborso previsto copre appena il 10%. Il restante 90% resta a carico dei richiedenti, trasformando un passaggio obbligatorio in un onere significativo. A questo si aggiungono i costi amministrativi per il caricamento delle pratiche sulla piattaforma Sfinge, operazioni complesse che richiedono l’intervento di professionisti e che non sono rimborsate.

Criticità anche sul fronte dell’erogazione dei contributi. Il sistema prevede un anticipo del 50% all’avvio dei lavori e il saldo solo a intervento concluso. Una struttura che, pur rispondendo all’esigenza di controllo, rischia di escludere chi non dispone della liquidità necessaria per anticipare le spese. In particolare, per gli interventi urgenti di messa in sicurezza, il meccanismo può trasformarsi in una barriera economica che limita l’accesso ai fondi.

Un possibile strumento per superare questo ostacolo era rappresentato dall’accordo con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI), pensato per consentire alle banche di anticipare i costi attraverso il credito d’imposta. Tuttavia, a marzo 2026, il sistema risulta ancora non operativo, lasciando cittadini e imprese senza una rete di sostegno finanziario.

Infine, sotto osservazione anche la gestione della piattaforma Sfinge, segnata da lunghi tempi di risposta e da una comunicazione discontinua sullo stato delle pratiche. In alcuni casi, i ritardi nell’istruttoria hanno impedito la rendicontazione entro i termini previsti, costringendo i beneficiari a restituire contributi già ricevuti.

In questo contesto, denunciano i proponenti dell’interrogazione, l’inefficienza amministrativa rischia di tradursi in un danno ulteriore per i cittadini: non solo rallenta la ricostruzione, ma può arrivare a compromettere l’accesso stesso agli aiuti, trasformando il ritardo della macchina pubblica in una penalizzazione per chi ha già subito perdite ingenti.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Dopo l’alluvione del 2023, Giorgia Meloni è andata sui territori colpiti a dire: “non vi lasceremo soli”.
Bene.
Oggi, però, la realtà è un’altra.
Famiglie e imprese "alluvionate" stanno ancora aspettando i rimborsi.
Pratiche ferme, tempi infiniti, burocrazia che blocca tutto.
I soldi, forse, ci sono.
Ma se non arrivano, per chi ha perso tutto è come se non esistessero.
Non servono passerelle né promesse davanti alle telecamere.
Servono fatti. Subito.
Perché chi è stato colpito dall’alluvione non ha bisogno di slogan.
Ha bisogno di risposte.

Anonimo ha detto...

tu si che ne sai a pacchi.

Anonimo ha detto...

PNRR= PIANO NAZIONALE DI RAZIONAMENTO e ROVINA