Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono il
campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, in Polonia, ponendo fine alla
più grande macchina di lavoro forzato e di annientamento messa in atto dalla
Germania nazista.
Auschwitz resta per tutti noi una enorme “pietra
d’inciampo”. Un monito perché Auschwitz è accaduto davvero: centinaia di uomini
e donne hanno lavorato con zelo affinché quel sistema potesse funzionare in
modo efficiente; migliaia di altre persone hanno voltato lo sguardo altrove,
soprattutto chi viveva nelle vicinanze, o hanno tratto vantaggio da
quell’immenso strumento di morte per perseguire interessi personali.
Vent’anni prima si era consumato il
genocidio del popolo armeno nell’Impero ottomano; poco dopo sarebbero arrivate
le devastazioni della Prima guerra mondiale e, a distanza di pochi mesi dalla
liberazione di Auschwitz, la distruzione di Hiroshima con il suo tornado
nucleare.
Anche oggi, mentre celebriamo il
Giorno della Memoria, il mondo è attraversato da nuove tragedie: il genocidio
di Gaza, la drammatica repressione degli oppositori in Iran. Segni di una
violenza che sembra non volerci abbandonare.
L’antica tentazione di decretare lo
sterminio dell’“altro” continua a ripresentarsi, spesso rivestita di
giustificazioni e distinguo, ma sostanzialmente identica a se stessa.
Auschwitz, incredibilmente, è esistita. E lo sterminio, incredibilmente,
continua a esistere.
La memoria
non può limitarsi al ricordo: è una responsabilità che interpella il presente.
E allora la domanda resta aperta, oggi come allora: noi, che non vogliamo
dimenticare, cosa facciamo?
6 commenti:
Il suprematismo culturale è un male, giornata della memoria di una strage, una delle tante ma l'unica che ha una giornata della memoria, significa che qualcuno conta più di altri e che chi la ricorda è d'accordo, da questo si capisce chi sono i veri padroni in Italia, quello che non vedi, non i burattini.
@15:10 Una delle tante non direi proprio... A causa del l'olocausto è stato coniato il termine genocidio, che prima non esisteva. Poi c'è il non trascurabile aspetto legato al numero di morti: 6 milioni, che è un numero enorme e inconfutabile, vista la documentazione prodotta da parte di più nazioni. Infine c'è stata la modalità "industriale" di compiere l'anientamento. Ma tutti discorsi che uno che la pensa come te non vuole ascoltare e che io saprei come chiamare. Spero di non venire censurato per questo mio commento che, al contrario di quello dell'amico, contiene solo dati oggettivi.
Inconfutabile NO, solo narrativa dei vincitori, non oggettiva.
Mamma mia Fabbriani... Ospitare negazionisti dell'Olocausto la rende complice. Questo non è pluralismo, questa è vergogna! Questo blog sta diventando sempre di più una cloaca piena di nazistifascisti, anarco insurrezionisti, no vax e frustrati vari. Dovrebbe veramente farsi un esame di coscienza e rivedere i parametri di approvazione dei commenti. Ripeto, non prova alcuna vergogna?
Vergognati te, non approfondisci le tue conoscenze, ti fidi del lavaggio del cervello che hai ricevuto, ti trasformi nel poliziotto al servizio del sistema, accetti il falso nel nome della tua sopravvivenza, rispetta, rispetta il pensiero e la conoscenza degli altri democraticissimo istituzionalizzato.
Dio me ne scampi e liberi dal ritorno di quei tempi. A livello familiare ho parenti all'interno del sacrario di Marzabotto. Non ho vissuto quei tempi ma i miei familiari abbondantemente e mi hanno raccontato, anche se per quanto cruento un racconto resta sempre tale. Perciò, quel periodo va assolutamente ricordato prestando attenzione a che non si ripeta. Tuttavia a Marzabotto non si vive neppure ora. Ho amici che mi descrivono un quadro raccapricciante di un paese ancora morto. Nulla, ma proprio nulla, viene fatto se non legato all'eccidio. La memoria è sacra ma chi guarda solo al passato che futuro può avere ? L'amministrazione non si rende conto che quel paese è un dormitorio? Confrontate la vitalità seppur non a chissà quali livelli dei paesi limitrofi. Probabilmente capite perchè a Marzabotto ci sono 4 negozietti, ed un mercato con 4 banchetti di cinesi. Nessuno vuole vivere o frequentare quel posto. Ogni tanto ci passo e devo dire che è vero. L'ho lasciato 35 anni fa e mi piange il cuore vedere come è ridotto. DI giorno potete vedere qualche passante al bar. Di sera chiuso anche quel bar.... nel deserto c'è più vita
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