venerdì 21 luglio 2017

Sasso Marconi: evasione Iva e frodi-carosello, la Finanza sgomina 'giro' da 60 milioni.

Le Fiamme Gialle bussano alla porta di un 52enne di Sasso Marconi. Tra i fabbricati sottoposti a sequestro, spiccano due ville di pregio, situate una sulle colline bolognesi. Rinvenuti anche 50mila euro di farmaci dopanti.


Ci hanno inviato:


La Guardia di Finanza e l’Ufficio delle Dogane di Forlì hanno individuato e posto termine ad una maxi frode da 60 milioni di euro all’Iva, nel settore della vendita di prodotti di elettronica, telefonini e computer. La rete aveva il suo baricentro nel forlivese, ma si estendeva anche a Bologna e in tutta la regione tranne le province di Piacenza e Modena.
Al vertice di una vera e propria organizzazione criminale M.P., 52enne residente a Sasso Marconi e amministratore di una società che, oltre a non versare l’Iva, si procurava anche inesistenti crediti l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, secondo il sistema della “frode carosello”, che prevede l’interposizione tra il soggetto venditore e l’effettivo destinatario finale di una o più aziende fittizie.
L’indagine è nata a seguito della verifica dell’Agenzia delle Dogane di Forlì su una società forlivese operante nel commercio all’ingrosso di elettronica che evitava sistematicamente di versare l’Iva all’Erario. Il sostituto procuratore forlivese Posa ha quindi delegato il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Forlì per verificare se dietro il mancato pagamento di imposte si celasse un comportamento criminale da parte degli amministratori.
Complessivamente nel sistema fraudolento sono state coinvolte ben 36 società che erano o totalmente inesistenti o che comunque emettevano fatture per operazioni inesistenti. Dodici di queste sono state anche dichiarate fallite o hanno cessato l’attività dopo aver accumulato una forte esposizione con l’Erario per il mancato versamento di Iva.
Anche la società forlivese era stata dichiarata fallita dal Tribunale di Forlì nel novembre 2015, dopo aver maturato debiti per oltre 58 milioni di euro, di cui 4 verso fornitori e ben 54 milioni verso l’Erario.
In tal modo la società forlivese (che aveva raggiunto un volume d’affari tra i 25 e i 30 milioni di euro all’anno) aveva creato un vorticoso giro di fatture false per 60 milioni di euro, che si procurava dalle altre società dell’organizzazione, intestate per lo più a prestanomi, che le permettevano di dedurre i costi sostenuti e di beneficiare indebitamente dei crediti Iva maturati, mentre le società dei prestanomi non presentavano alcuna dichiarazione. fiscale.
Attraverso il sistema di frode individuato, gli imprenditori denunciati, oltre all’evidente risparmio d’imposta, hanno immesso sul mercato nazionale, grandi quantità di articoli di elettronica a prezzi più bassi a quelli di mercato, in quanto non caricati dell’Iva non versata dagli interposti posizionati lungo la catena distributiva, ponendo così in essere una concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano lecitamente.
Gli elementi probatori presunti hanno trovato conforto nella consistente documentazione rinvenuta nel corso delle perquisizioni domiciliari eseguite, in diverse provincie emilianoromagnole, presso le abitazioni dei promotori ed organizzatori del reticolato societario ricompreso nella frode carosello investigata in cui sono stati acquisiti anche i computer nella disponibilità degli indagati che hanno permesso ai finanzieri di ricostruire oltre al meccanismo fraudolento anche il patrimonio accumulato nel tempo.
L’Autorità Giudiziaria forlivese, ritenendo fondati gli elementi di indagine acquisiti, ha emesso un decreto di sequestro preventivo, a firma del Gip Galassi, attraverso il quale è stata disposta l’applicazione della misura cautelare reale sulle disponibilità liquide giacenti nei conti correnti o depositi bancari e/o postali, nonché sui beni immobili e sui beni mobili registrati (autovetture e motocicli), intestati agli indagati o comunque nella disponibilità dei medesimi, direttamente o per interposta persona.
Il provvedimento di sequestro preventivo adottato dal Gip è stato confermato in sede di giudizio di riesame. Tra i fabbricati sottoposti a sequestro, spiccano due ville di pregio, situate una sulle colline bolognesi e l’altra nel comune di Riccione, mentre, tra le autovetture è ricompresa una Ford Mustang del valore di circa 45.000 euro ed una Harley Davidson.
Infine, presso l’abitazione del 52enne sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro anche farmaci dopanti, provenienti dai paesi dell’Est Europa, per un valore quantificato in circa 50mila euro, detenuti senza alcuna prescrizione medica.
I reati contestati vanno dall’utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi ed I.V.A., bancarotta fraudolenta documentale (perché non hanno tenuto la contabilità e non hanno fatto rinvenire agli investigatori documenti e fatture) e patrimoniale (perché parte dei capitali della società forlivese sono stati distratti all’estero attraverso la costituzione di una società in Inghilterra che faceva fittizie fatture di consulenza) ed utilizzo e vendita di sostanze dopanti.



1 commento:

Daniele ha detto...

Ma possibile che non si possano mai sapere i nomi di questi maiali? Sempre le iniziali e basta?

CAZZO.

Capace che continuino a girare tranquilli con la faccia come il cubo, come se niente fosse.. invece quei 60 milioni li hanno rubati a NOI TUTTI. Legnate ci vogliono. Nomi e legnate.