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venerdì 2 ottobre 2026

Castanicoltura, la formazione punta sul ricambio generazionale

Appennino bolognese, due corsi gratuiti per imparare a gestire i castagneti: vitto e alloggio inclusi




di Dubbio


L’iniziativa è promossa dall’Accademia Nazionale di Agricoltura insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. I percorsi formativi sono rivolti a giovani, tecnici e operatori del settore. Le attività pratiche si svolgeranno nel castagneto di Granaglione, centro di ricerca e conservazione della biodiversità forestale.

La formazione come strumento per recuperare la tradizione castanicola dell’Appennino bolognese, favorire il ricambio generazionale e creare nuove opportunità occupazionali nelle aree montane. È questo l’obiettivo della collaborazione tra Accademia Nazionale di Agricoltura, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, che hanno sostenuto l’avvio di due percorsi formativi dedicati alla gestione del castagneto.

L’iniziativa nasce dalla necessità di contrastare gli effetti dell’abbandono delle aree montane, fenomeno che negli ultimi decenni ha interessato anche molti castagneti, con ripercussioni sulla gestione del territorio, sul paesaggio e sulla conservazione delle attività tradizionalmente legate alla coltivazione del castagno. In questo scenario, formazione e innovazione vengono indicate come strumenti per favorire una gestione attiva delle aree interne, mettendo in relazione tutela ambientale e sviluppo economico.

«La castanicoltura è una risorsa importante per i nostri territori, che dopo anni di abbandono è ora oggetto di un rinnovato interesse da parte dei mercati e della Regione», ha sottolineato Federico Magnani, presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, evidenziando la necessità di formare nuove professionalità capaci di unire competenze tradizionali e innovazione.

Due percorsi, dalla gestione del bosco alle tecniche di innesto

I due corsi sono organizzati dall’Accademia Nazionale di Agricoltura con la collaborazione dell’Università di Bologna, attraverso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari. Le lezioni teoriche si terranno a Porretta Terme, mentre le esercitazioni pratiche saranno ospitate nel Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale di Granaglione.

Il primo percorso, “Gestione del castagneto da frutto e da legno”, è rivolto a laureati triennali e magistrali, operatori del settore e tecnici dei Comuni montani. Il corso, della durata complessiva di 35 ore, si svolgerà dal 13 al 15 ottobre e affronterà diversi aspetti della castanicoltura: dalla diversità biologica del castagno al recupero e alla gestione dei castagneti, fino alle filiere del frutto e del legno.

L’obiettivo è fornire competenze utili a una gestione integrata del bosco e delle attività collegate, anche sotto il profilo organizzativo e manageriale.

Il secondo percorso, “Addetto alla gestione di un castagneto con specifiche competenze in potatura ed innesto”, è destinato invece a dieci neodiplomati degli istituti scolastici bolognesi. Dal 9 al 13 novembre, per complessive 20 ore, i partecipanti potranno acquisire competenze pratiche sulla potatura, sulla gestione del suolo, sulla pulizia del castagneto e sulle tecniche di innesto, con un’attenzione specifica anche agli aspetti fitosanitari.

Entrambi i percorsi sono gratuiti e prevedono vitto e alloggio per i partecipanti, con l’obiettivo di offrire competenze immediatamente spendibili nella gestione dei castagneti e favorire, in particolare, l’inserimento lavorativo dei giovani.

Granaglione, laboratorio per la biodiversità

Un ruolo centrale nel progetto è affidato al Castagneto di Granaglione, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e riconosciuto come Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale.

La struttura rappresenta un punto di riferimento per la conservazione del patrimonio castanicolo e, grazie alle attività formative, diventa anche un luogo di trasferimento delle conoscenze e di sperimentazione diretta sul campo. È qui che la teoria appresa durante le lezioni può tradursi in attività pratiche legate alla gestione e alla cura del castagneto.

«Attraverso questa formazione specialistica vogliamo trasferire ai ragazzi competenze concrete e creare nuove opportunità di lavoro», ha affermato Pierluigi Stefanini, presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Patrizia Pasini, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, ha invece sottolineato il valore del progetto nel mettere in relazione tutela ambientale, trasmissione delle competenze e prospettive occupazionali.

La formazione si inserisce così in un percorso più ampio di valorizzazione delle aree interne, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra gestione forestale, produzioni castanicole e presidio del territorio. Un investimento sulle competenze e sulle nuove generazioni per riportare la castanicoltura al centro delle prospettive di sviluppo dell’Appennino bolognese.

domenica 27 settembre 2026

Marchio Biologico Italiano, il nuovo logo affiancherà quello dell’Ue

 Sarà volontario e potrà essere utilizzato in etichetta insieme al logo europeo del biologico. L’obiettivo è valorizzare i prodotti realizzati con materie prime agricole italiane

Marchio Biologico Italiano


Arriva il nuovo Marchio Biologico Italiano, presentato ufficialmente oggi, 23 settembre, in occasione della Giornata europea del biologico. Il logo affiancherà quello del biologico dell’Unione europea con l’obiettivo di valorizzare le produzioni bio ottenute con materie prime agricole nazionali.

Come ricorda il Masaf, Ministero dell’Agricoltura, il marchio, istituito dalla legge n. 23/2022 e di proprietà esclusiva del Ministero dell’Agricoltura, “nasce per valorizzare la materia prima nazionale e offrire una risposta concreta ai consumatori che cercano la massima garanzia di qualità e tracciabilità”.

Il Marchio Biologico Italiano potrà contrassegnare esclusivamente prodotti biologici realizzati con materie prime agricole nazionali, identificati in etichetta dalle indicazioni ufficiali “Agricoltura Italia” o “Acquacoltura Italia”. L’adesione al marchio è volontaria e il relativo logo potrà essere apposto esclusivamente in aggiunta al logo di produzione biologica dell’Unione europea.

Dal 15 settembre è possibile presentare al Ministero dell’Agricoltura l’istanza per l’utilizzo del marchio, secondo quanto previsto dal decreto ministeriale n. 251972 del 26 maggio 2026.

Il decreto sottolinea “l’esigenza di promuovere e valorizzare i prodotti biologici nazionali attraverso un marchio identificativo specifico e riconoscibile, che contraddistingua i prodotti ottenuti con il metodo biologico, realizzati con materie prime coltivate o allevate in Italia”. Il provvedimento disciplina inoltre le condizioni e le modalità di attribuzione e utilizzo del marchio biologico italiano.

Tra le disposizioni previste, il decreto stabilisce che il marchio italiano non possa in alcun caso sostituire, sovrapporsi o limitare la visibilità del logo biologico dell’Ue, che deve rimanere sempre chiaramente identificabile e conforme alle disposizioni grafiche e dimensionali previste dalla normativa europea.

Il nuovo logo può essere posizionato nello stesso campo visivo del logo di produzione biologica dell’Unione europea, ma non può avere dimensioni superiori a quest’ultimo. I due loghi, europeo e nazionale, devono essere presentati e disposti all’interno dello stesso campo visivo dell’etichetta.

“L’avvio del Marchio Biologico Italiano rappresenta un passo importante per valorizzare le produzioni nazionali e offrire ai cittadini uno strumento immediato per riconoscere il biologico ottenuto da materia prima agricola italiana”, ha commentato Coldiretti Bio.

Secondo l’associazione, il nuovo strumento arriva in una fase delicata per il settore, caratterizzata anche da alcuni segnali negativi. Nel 2025 la superficie agricola biologica ha registrato una riduzione del 5,4%, mentre gli operatori sono diminuiti dell’1,8%, interrompendo un lungo trend di crescita. Nell’arco degli ultimi dieci anni, tuttavia, gli ettari coltivati a biologico sono aumentati del 32,4%, con oltre 580mila ettari in più, anche se le nuove adesioni stanno rallentando.

“Il 23 settembre – ha detto Enrico Amico, presidente di Demeter Italia, associazione privata di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici – è una data importante per tutto il settore biologico europeo e la scelta dell’Italia di celebrarla con il lancio di un marchio a difesa dell’origine italiana va nella direzione giusta: quella della trasparenza, della tutela e del riconoscimento del lavoro di chi produce nel rispetto di disciplinari di certificazione. Ciò significa anche riconoscere il lavoro di tanti agricoltori biologici e biodinamici che rispettano requisiti specifici sulla gestione del suolo e sulla tutela della biodiversità”.

Per Demeter, “l’introduzione del Marchio del Biologico Italiano rappresenta una garanzia concreta per quei produttori che lavorano quotidianamente ai massimi livelli di qualità certificata e uno strumento di tutela per i consumatori”. Secondo l’associazione, il marchio contribuisce inoltre a tutelare le produzioni italiane dal fenomeno dell’Italian sounding, ovvero dall’utilizzo di riferimenti e richiami all’italianità per prodotti che non hanno un’origine italiana.

“Qualità, trasparenza e origine italiana devono essere riconoscibili su ogni scaffale, in Italia e nel mondo. Oggi più che mai difendere il biologico è un atto di responsabilità”, conclude Demeter.

venerdì 18 settembre 2026

L’Olio dei Colli di Bologna è Igp

  Il presidente de Pascale e l’assessore Mammi: “Un riconoscimento che premia il lavoro dei produttori e valorizza un patrimonio agricolo legato alla storia e all’identità delle colline bolognesi. La qualità certificata crea valore, sostiene la competitività delle imprese e rende più forti le nostre filiere”

 


di Annalisa Dall’Oca

 

 

L’Unione europea ha registrato la nuova Indicazione geografica protetta. L’extravergine viene prodotto sulle colline della Città metropolitana di Bologna, a sud della via Emilia. È il terzo olio regionale a indicazione geografica dopo le Dop Brisighella e Colline di Romagna. L’iter avviato nel 2021 su iniziativa della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna.

Un olio extravergine di oliva che nasce sulle colline bolognesi, frutto di una tradizione che affonda le proprie radici nei secoli e di un territorio dalle caratteristiche ambientali peculiari. È l’Olio dei Colli di Bologna, che ha ottenuto ufficialmente dall’Unione europea il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta.

Con la nuova Igp sale così a 46 il numero dei prodotti Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, che rafforza il proprio primato europeo per numero di prodotti agroalimentari a indicazione geografica. L’Olio dei Colli di Bologna si aggiunge inoltre ai due oli extravergine regionali già riconosciuti come Dop, Brisighella e Colline di Romagna.

“Con l’Olio dei Colli di Bologna arriviamo a 46 prodotti Dop e Igp e rafforziamo un primato europeo che racconta la straordinaria ricchezza del nostro sistema agroalimentare- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale all’Agricoltura e all’Agroalimentare, Alessio Mammi -. Le Indicazioni geografiche sono uno degli strumenti più importanti che abbiamo per difendere il valore e la qualità delle produzioni, sostenere il reddito e il lavoro delle imprese e rendere più forti le nostre filiere. Per una regione come la nostra, che ha nella qualità certificata uno dei pilastri della propria economia agricola e dell’export, valorizzarle significa rafforzare la competitività sui mercati nazionali e internazionali e creare nuove opportunità di crescita per le aziende e per i territori. È questo l’obiettivo: continuare a investire sulla qualità e sull’identità delle nostre produzioni per dare sempre più forza all’agroalimentare dell’Emilia-Romagna in Italia e nel mondo. Un ringraziamento va a tutti i produttori che hanno creduto in questo percorso e che ogni giorno lavorano per portare sulle tavole prodotti di altissima qualità”.

“È un riconoscimento importante per Bologna e per tutta l’Emilia-Romagna, che premia innanzitutto il lavoro dei produttori e la scelta di investire sulla qualità, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione di una produzione storica delle colline bolognesi- proseguono de Pascale e Mammi -. L’Olio dei Colli di Bologna racconta una storia agricola antica che negli ultimi decenni è tornata a crescere grazie all’impegno delle imprese, alla ricerca e alla capacità di fare squadra. Tutelare questa produzione significa darle nuove opportunità di sviluppo, ma anche valorizzare il paesaggio, le comunità e un patrimonio che appartiene all’identità delle nostre colline. È questa la forza dell’agricoltura emiliano-romagnola: produrre qualità e, nello stesso tempo, creare valore e lavoro nei territori”.

“Siamo molto felici di avere raggiunto questo bel risultato- afferma il presidente della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, Ermanno Rocca- che dà lustro al territorio agricolo bolognese, creando nuove possibilità di sviluppo sostenibile e una valorizzazione paesaggistica in considerazione della legge sull'oleoturismo”.

La zona di produzione dell’Olio dei Colli di Bologna Igp comprende le colline della Città metropolitana di Bologna a sud della via Emilia. A caratterizzare questa produzione contribuisce il particolare microclima dell’area, influenzato anche dalla presenza delle rocce evaporitiche gessose affioranti nel territorio riconosciuto dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità nel 2023.

Le escursioni termiche e le condizioni ambientali favoriscono le caratteristiche qualitative dell’olio, che presenta un’acidità libera contenuta entro lo 0,3% e un rapporto tra acido oleico e acido linoleico mai inferiore a 7. Dal punto di vista organolettico si distingue per un fruttato da medio a intenso, accompagnato da note equilibrate di amaro e piccante e da sentori di carciofo, erba, mandorla e pomodoro. Presenta inoltre un elevato contenuto di biofenoli e polifenoli.

Il disciplinare prevede due modalità di produzione. Per l’olio monovarietale, almeno l’85% del prodotto deve provenire da un’unica varietà di olive (cultivar) tra Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e le varietà autoctone bolognesi Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto. Nel caso del blend, invece, l’olio deve derivare dall’unione di due o più cultivar ammesse, che devono rappresentare almeno l’80% del totale.

L’iter per ottenere l’Indicazione geografica protetta è stato avviato ufficialmente nel 2021 su iniziativa della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, nata nel 2017 per valorizzare la produzione olivicola del territorio. Ne fanno parte oggi l’Azienda agricola Bonazza, Agrivar, Palazzo di Varignana Food, l’Azienda agricola Assirelli, l’Azienda agricola Podere Pratale, il Frantoio Valsanterno, l’Azienda Agricola Cà Scarani, l’Azienda Agricola Torre, l’Azienda Agricola Sorella Terra, l’Azienda Agricola Nugareto, l’Azienda Agricola 1997 e la Società Agricola Copaps.

La domanda di registrazione è stata presentata nel 2023. Dopo il parere favorevole della Regione e l’istruttoria del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, la proposta di disciplinare è stata trasmessa alla Commissione europea e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea nel maggio 2026.

La coltivazione dell’olivo nel Bolognese ha origini molto antiche: le prime testimonianze risalgono all’età romana e documenti notarili e fonti storiche attestano la presenza di oliveti sulle colline attorno a Bologna già dall’VIII secolo. Dopo il progressivo declino dovuto alle gelate e alle difficoltà climatiche tra Seicento e Ottocento, dagli anni Novanta del Novecento l’olivicoltura bolognese ha conosciuto una nuova fase di crescita, sostenuta dagli studi scientifici del Cnr, dalla realizzazione di nuovi impianti e dai progetti di valorizzazione del territorio.

lunedì 14 settembre 2026

Castanicoltura, l’Appennino fa squadra: a Rioveggio un incontro sulla filiera del Marrone

 Confronto tra istituzioni, consorzi, mondo produttivo e ricerca sulle prospettive del castagno e del Marrone dell’Appennino Emiliano



La castanicoltura torna al centro del confronto tra istituzioni, produttori e operatori della filiera. Mercoledì 16 settembre, alle ore 11, la Sala Civica Corbo di via Campi Sportivi, a Rioveggio di Monzuno, ospiterà un incontro dedicato al comparto castanicolo dell’Appennino emiliano-romagnolo e alle prospettive di sviluppo di una filiera che rappresenta una componente importante dell’economia e dell’identità rurale delle aree montane.

Un appuntamento che riunirà attorno allo stesso tavolo rappresentanti della Regione Emilia-Romagna, consorzi di produttori, imprese della filiera agroalimentare e realtà impegnate nella ricerca e nella tutela del patrimonio castanicolo. Al centro del confronto ci saranno le opportunità e le criticità del settore, la valorizzazione delle produzioni locali e il rafforzamento della filiera del Marrone dell’Appennino Emiliano.

Tra i protagonisti dell’incontro ci sarà Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna, che porterà il punto di vista dell’amministrazione regionale sulle politiche a sostegno dell’agricoltura e delle produzioni dell’Appennino.

Ampio spazio sarà dedicato anche alla voce dei produttori. Interverranno Renzo Panzacchi, del Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Bolognese e coordinatore dell’Associazione Castanicoltori Appennino Emiliano-Romagnolo; Gianfranco Tanari, del Consorzio Agro Silvo Castanicolo dell’Appennino Modenese; e Marco Picciati, del Consorzio Castanicoltori Appennino Reggiano.

Il confronto coinvolgerà inoltre il mondo della distribuzione e dell’agroalimentare, con Enrico Bucchi, del Gruppo Alegra, e Claudio Mazzini, di Coop Italia, entrambi partner di filiera del progetto Marrone dell’Appennino Emiliano. La presenza degli operatori della filiera consentirà di approfondire il rapporto tra produzione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione del prodotto, con particolare attenzione alle possibilità di consolidare il legame tra qualità, territorio e mercato.

Un contributo di carattere tecnico e scientifico sarà affidato a Luciano Trentini, del Centro Studi e Documentazione sul Castagno, mentre per la Regione Emilia-Romagna interverranno Massimo Bariselli e Dario Ferrari, del Settore Fitosanitario e Difesa delle Produzioni.

A coordinare e seguire i lavori sul fronte istituzionale sarà inoltre Giovanni Pancaldi, responsabile del Tavolo Castanicolo dell’Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna.

L’incontro si inserisce in un momento particolarmente importante per la castanicoltura dell’Appennino, chiamata ad affrontare sfide che riguardano la tutela delle piante e delle produzioni, la gestione delle problematiche fitosanitarie, il ricambio generazionale e la valorizzazione economica del prodotto.

Il castagno non rappresenta infatti soltanto una coltura agricola, ma costituisce un elemento caratterizzante del paesaggio e della storia delle comunità appenniniche. Il rafforzamento della filiera può contribuire alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia delle aree rurali e alla creazione di nuove opportunità economiche per le aziende agricole e per le comunità della montagna.

In questo quadro, il progetto dedicato al Marrone dell’Appennino Emiliano punta a rafforzare la collaborazione tra i diversi soggetti della filiera, dalla produzione alla distribuzione, valorizzando un prodotto legato in modo diretto al territorio e alla sua tradizione agricola.

L’appuntamento di Rioveggio sarà quindi l’occasione per mettere a confronto competenze ed esperienze diverse e delineare nuove prospettive per un comparto che, attraverso la collaborazione tra produttori, istituzioni, ricerca e sistema agroalimentare, punta a rafforzare il proprio ruolo nell’economia dell’Appennino emiliano-romagnolo.

domenica 9 agosto 2026

Marzabotto escluso dai Comuni montani: Comune e organizzazioni agricole fanno fronte comune contro la decisione del Governo

 



Il Comune di Marzabotto, Coldiretti, Confagricoltura, CIA Agricoltori Italiani e Biodistretto Appennino Bolognese esprimono, in un comunicato congiunto, la loro profonda contrarietà alla decisione del Governo di escludere Marzabotto dalla classificazione dei Comuni montani.

«Marzabotto è, per la sua storia, le sue caratteristiche morfologiche, sociali ed economiche, un comune di montagna a tutti gli effetti. L'esclusione da tale classificazione rappresenta un grave danno per l'ente, per i cittadini e per il tessuto produttivo locale», si legge nella nota.

Secondo i firmatari, questa scelta rischia di compromettere gli sforzi compiuti negli ultimi anni per contrastare lo spopolamento delle aree interne, sostenere le attività economiche del territorio e valorizzare l'agricoltura di montagna, considerata un presidio essenziale per la tutela ambientale, la sicurezza idrogeologica e la salvaguardia del paesaggio.

Per queste ragioni, il Comune di Marzabotto, Coldiretti, Confagricoltura, CIA Agricoltori Italiani e Biodistretto Appennino Bolognese rivolgono un appello alle istituzioni competenti affinché venga riconosciuta e rafforzata la centralità della montagna attraverso politiche in grado di sostenerne lo sviluppo, contrastare lo spopolamento e valorizzarne le produzioni agricole e il ruolo strategico per il Paese.

giovedì 30 luglio 2026

Controlli nelle campagne del Bolognese: scoperti 18 lavoratori in nero e 3 irregolari, sospese tre aziende agricole




Diciotto lavoratori in nero, tre cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno, numerose violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e tre aziende agricole sospese. È il bilancio della vasta operazione di controllo condotta tra il 9 giugno e il 29 luglio dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) e dall'Ispettorato dell'Area Metropolitana di Bologna, con il supporto del Comando provinciale dell'Arma, nell'ambito della vigilanza straordinaria disposta dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro per contrastare caporalato e sfruttamento nel settore agricolo.

Le verifiche, svolte quotidianamente lungo l'intera filiera agroalimentare, hanno interessato 18 aziende agricole risultate irregolari. Ai controlli hanno preso parte i militari del NIL, gli ispettori ordinari e tecnici dell'Ispettorato del lavoro, affiancati dai Carabinieri delle Stazioni territoriali, in un'azione coordinata che conferma l'attenzione delle istituzioni verso un comparto particolarmente esposto al rischio di sfruttamento.


Lavoratori in nero e stranieri senza permesso

L'attività ispettiva ha evidenziato che circa il 20% dei lavoratori controllati presentava una posizione irregolare. In particolare, 18 braccianti sono risultati impiegati completamente "in nero", senza contratto, copertura assicurativa o contributi previdenziali.

La maggior parte della manodopera impiegata era costituita da lavoratori extracomunitari, soprattutto di nazionalità pakistana, oltre a marocchini e albanesi. Tra i 18 lavoratori irregolari, 13 erano cittadini pakistani.

I casi più gravi hanno riguardato tre lavoratori stranieri privi di regolare permesso di soggiorno: due cittadini pakistani, impiegati nelle attività stagionali di raccolta dei cereali, coltivazione del girasole e raccolta di prodotti ortofrutticoli, e un cittadino albanese addetto alla raccolta ortofrutticola. Tutti erano sprovvisti della formazione obbligatoria sulla sicurezza e non erano mai stati sottoposti alla prevista sorveglianza sanitaria.

Gli ispettori hanno inoltre accertato irregolarità relative a ore di lavoro non registrate sul Libro Unico del Lavoro e compensi corrisposti fuori busta, con conseguente evasione fiscale e contributiva.

Le violazioni sulla sicurezza

I controlli hanno riguardato anche il rispetto della normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Quasi tutti i lavoratori irregolari erano privi della formazione obbligatoria e delle visite mediche previste.

Per questo sono state impartite specifiche prescrizioni ai datori di lavoro, chiamati ad avviare immediatamente i dipendenti alla formazione, all'addestramento per l'utilizzo delle macchine agricole e dei fitofarmaci e alla sorveglianza sanitaria.

Sono inoltre emerse ulteriori criticità:

  • in sette aziende sono state riscontrate carenze nella manutenzione e nell'idoneità delle attrezzature di lavoro;
  • in due aziende sono state contestate gravi irregolarità nello stoccaggio dei fitofarmaci;
  • in un'azienda è stata rilevata l'assenza di adeguate protezioni contro il rischio di caduta dall'alto.

Durante tutti gli accessi ispettivi è stato verificato anche il rispetto dell'ordinanza regionale sul rischio calore, che prevede particolari tutele per chi lavora all'aperto nei campi.

Sospensioni, denunce e sanzioni

Al termine dell'operazione sono stati adottati diversi provvedimenti:

  • sospensione dell'attività imprenditoriale per tre aziende agricole, nelle quali la percentuale di lavoratori irregolari superava il limite del 10% previsto dalla legge;
  • tre comunicazioni di reato alla Procura della Repubblica per l'impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno, ai sensi dell'articolo 22, comma 12, del D.Lgs. 286/1998;
  • sanzioni amministrative per circa 48 mila euro per lavoro nero, omesse comunicazioni obbligatorie di assunzione e irregolarità nella tenuta del Libro Unico del Lavoro;
  • ammende per 25 mila euro per violazioni della normativa sulla salute e sicurezza.

Complessivamente, l'ammontare delle sanzioni supera i 73 mila euro.

«Tutela della dignità dei lavoratori»

"L'attività congiunta dell'Ispettorato del Lavoro e dell'Arma dei Carabinieri – sottolineano gli organi ispettivi – mira innanzitutto a tutelare la salute e la dignità dei lavoratori, contrastando pratiche che alterano la concorrenza e penalizzano le numerose aziende agricole che operano nel rispetto delle regole."

I controlli, concludono le autorità, proseguiranno anche nelle prossime settimane su tutto il territorio metropolitano bolognese.

martedì 26 maggio 2026

L'aiuto del GAL Appennino Bolognese per gli imprenditori agricoli

 



Il GAL Appennino Bolognese comunica la pubblicazione del bando AB_SRD03 a) Agriturismo, rivolto agli imprenditori agricoli interessati a investimenti per la diversificazione delle attività aziendali in ambito agrituristico.

Destinatari del bando

Possono presentare domanda:

·         imprenditori agricoli, singoli o associati, ai sensi dell’articolo 2135 del Codice Civile.

Entità degli investimenti

·         Spesa minima ammissibile: 20.000 euro

·         Spesa massima ammissibile: 200.000 euro

Contributi previsti

L’intensità dell’aiuto varia in base alla localizzazione degli interventi:

·         45% per gli interventi realizzati in zona C

·         50% per gli interventi realizzati in zona D

Scadenze

Le domande potranno essere presentate fino al 30 settembre 2026 alle ore 13.00

Per consultare il testo completo del bando e la scheda riassuntiva:
Pagina ufficiale del bando AB_SRD03 Agriturismo

 

Sviluppo Rurale Emilia-Romagna 2023-2027: altri bandi aperti

Il GAL ricorda inoltre che sono attivi diversi bandi regionali nell’ambito del programma Sviluppo Rurale 2023-2027.
I bandi elencati di seguito non sono gestiti dal GAL Appennino Bolognese: per informazioni è necessario rivolgersi agli uffici regionali indicati nei singoli avvisi.

Elenco dei bandi regionali

·         SRD01 – Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole – Frutteti resilienti
Scadenza: 30 giugno 2026

·         SRD03 – Investimenti nelle aziende agricole per la diversificazione in attività non agricole – Azione d) Trasformazione di prodotti agricoli
Scadenza: 14 luglio 2026

·         SRD03 – Investimenti nelle aziende agricole per la diversificazione in attività non agricole – Azione b) Agricoltura sociale
Scadenza: 14 luglio 2026

·         SRE01 – Insediamento dei giovani agricoltori e SRD01 – Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole
Scadenza: 18 settembre 2026

·         SRH01 – Erogazione servizi di consulenza (II edizione 2025)
Scadenza: 12 novembre 2026

·         SRH03 – Formazione degli imprenditori agricoli, degli addetti alle imprese agricole e dei soggetti pubblici e privati funzionali allo sviluppo delle aree rurali
Scadenza: 11 dicembre 2026

Contatti

Per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento presso gli uffici del GAL Appennino Bolognese:

·         Email: info@bolognappennino.it

·         Telefono: 051 4599907

domenica 10 maggio 2026

Coltivare dialogo e comunità: il Biodistretto dell’Appennino Bolognese apre il confronto sul futuro della terra

A Grizzana Morandi un seminario dedicato ad agricoltura, relazioni territoriali e nuove alleanze tra produttori, cittadini e comunità locali



Un momento di confronto per riflettere sul futuro dell’agricoltura appenninica e sul ruolo delle comunità locali nella costruzione di nuove reti territoriali. Lunedì 11 maggio 2026, dalle 18.30 alle 22.30, la trattoria “Nel Castagneto” di località Castagneti, a Grizzana Morandi, ospiterà il seminario informativo promosso dal Biodistretto dell’Appennino Bolognese dal titolo “Coltivare dialogo, comunità e alleanze”.

L’iniziativa si inserisce nel progetto “Intelligenza Naturale”, percorso dedicato alle storie, ai saperi e alle esperienze di chi coltiva e alleva con attenzione alla qualità, alla sostenibilità e al legame con il territorio. L’incontro nasce con l’obiettivo di aprire un confronto concreto sulle opportunità per chi vive e lavora la terra nella zona della Sinistra Reno, approfondendo il tema delle relazioni tra aziende agricole, filiere locali e comunità.

Al centro del dibattito vi saranno le prospettive dell’agricoltura artigiana e agroecologica, considerate non solo attività economiche ma strumenti di presidio sociale e culturale delle aree montane. Il seminario intende infatti favorire collaborazione, formazione, visibilità e nuove connessioni tra produttori, cittadini e realtà territoriali, immaginando un Appennino più vivo, coeso e capace di generare futuro.

Interverranno Cristina Fustini della Trattoria “Nel Castagneto”, Marco Bondioli della Fattoria “La Pulcina”, Antonio Contini Carboni dell’azienda agricola Contini & Carboni e Lucio Cavazzoni, presidente del Biodistretto dell’Appennino Bolognese.

La serata si concluderà alle 20.30 con un assaggio nutrivo a base dei prodotti delle aziende partecipanti, in un momento conviviale pensato per valorizzare le produzioni locali e favorire il dialogo diretto tra operatori e cittadini.

L’appuntamento rappresenta un’occasione per mettere al centro il rapporto tra agricoltura, paesaggio e comunità, riaffermando il valore delle economie locali e della cooperazione territoriale nell’Appennino bolognese.

lunedì 27 aprile 2026

Agroecologia a Monte Sole: un seminario per rilanciare agricoltura e comunità nell’Appennino bolognese

 



Marzabotto  – Un incontro pubblico per riflettere sul futuro dell’agricoltura e delle aree montane, partendo da un luogo simbolo della storia e della memoria. È in programma il 29 aprile 2026, dalle 9:30 alle 13:30, a Monte Sole (Marzabotto), il seminario informativo dal titolo “Agroecologia: una nuova possibilità”, promosso nell’ambito delle attività del Biodistretto dell’Appennino Bolognese, con il coinvolgimento del Comune di Marzabotto.

L’iniziativa si inserisce in un contesto dal forte valore storico e civile: proprio tra questi pascoli e boschi, nel 1944, furono sterminate centinaia di famiglie contadine. Oggi, nello stesso territorio, si intende rilanciare una prospettiva diversa, fondata su nuove modalità di abitare, produrre e vivere la montagna.

Il seminario vedrà la partecipazione di esperti di rilievo internazionale e nazionale. Interverranno, tra gli altri, Miguel Altieri e Clara Nicholls della Berkeley University, insieme a Lorenzo Negrini dell’Università di Bologna, che approfondiranno le opportunità offerte dall’agroecologia per lo sviluppo sostenibile di colline e aree montane.

Accanto al contributo accademico, spazio anche alle esperienze concrete: Carlo Murer, esponente del Biodistretto Terre Bellunesi e presidente della cooperativa Pascolando, porterà esempi di gestione agroecologica del territorio. Insieme a lui, Maurizio Agostini di Rete Humus. Previsti inoltre gli interventi istituzionali di Luca Vignoli, vicesindaco e assessore all’agricoltura di Marzabotto, e di Tiberio Rabboni, presidente dell’Ente Parchi Emilia Orientale.

Durante la mattinata saranno illustrati i benefici del modello agroecologico, che punta a coniugare tutela dell’ambiente, biodiversità e sostenibilità economica, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra comunità locali e territorio.

L’evento si terrà presso il Poggiolo – Rifugio Re_Esistente, in via San Martino 25, e rappresenta un’occasione di confronto aperto tra istituzioni, mondo accademico e realtà agricole, per immaginare nuove prospettive di sviluppo per l’Appennino bolognese.

 

lunedì 12 gennaio 2026

Masterplan Castagno: le proposte di UNCEM e le nuove linee di azione per le montagne italiane

 


 Richiesto da Dubbio: 

Dieci anni fa, il 5 dicembre 2015, UNCEM – Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani – insieme a IPLA, all’Università di Torino e al Centro Nazionale di Castanicoltura, lanciava il primo Masterplan Castagno, un documento strategico pensato per rilanciare una delle colture simbolo delle aree montane italiane.

A distanza di un decennio, molte di quelle intuizioni si confermano attuali e vengono oggi rilanciate e rafforzate. Il percorso avviato nel 2015, infatti, non si è mai interrotto: nel tempo è cresciuto, si è arricchito di esperienze, dati, pratiche territoriali e nuove consapevolezze, fino a delineare un piano rinnovato, capace di guardare al futuro con maggiore incisività.

Il nuovo Masterplan Castagno si inserisce in un contesto profondamente mutato, segnato dalla crisi climatica, dallo spopolamento delle aree interne e dalla necessità di ripensare i modelli di sviluppo delle montagne italiane. In questo quadro, il castagno torna a essere un elemento strategico: non solo risorsa produttiva, ma vero e proprio vettore di protezione ambientale, presidio del territorio, strumento di adattamento climatico e di economia locale sostenibile.

Per UNCEM, il castagno rappresenta uno snodo centrale delle politiche per la montagna. La montagna è, prima di tutto, agricoltura e gestione forestale attiva: due dimensioni inscindibili che garantiscono cura del paesaggio, sicurezza idrogeologica, biodiversità e opportunità di lavoro. Investire sul castagno significa quindi investire su comunità, filiere locali, conoscenze tradizionali e innovazione.

Le nuove linee di azione del Masterplan puntano a integrare tutela e produzione, rafforzare la ricerca, sostenere i castanicoltori, valorizzare i prodotti e riconoscere al castagneto un ruolo chiave nelle strategie nazionali per le aree montane. Un impegno che guarda alle radici, ma con uno sguardo lucido e concreto rivolto al futuro delle montagne italiane.

Ripartiamo da qui.

·          UNCEM Masterplan Castagno 11-12-2025 2 MB

 

sabato 6 dicembre 2025

Monte Sole rivuole attivare le sue maronaie

Annunciato un progetto per il recupero dei castagneti abbandonati del Parco



 L’Ente bolognese per le aree protette e la biodiversità e l’Accademia Nazionale di Agricoltura, con il supporto della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, hanno siglato un accordo di collaborazione finalizzato al recupero e alla valorizzazione dei castagneti abbandonati nel Parco Storico di Monte Sole.


L’intervento riguarda diverse centinaia di ettari di proprietà privata, per lo più di piccola o piccolissima dimensione, oggi in condizioni di abbandono manutentivo e gestionale. Tale situazione, aggravata dalle mutate condizioni climatiche — periodi prolungati di siccità e temperature costantemente superiori alla media — favorisce il degrado, la diffusione di fitopatie e il rischio di incendi boschivi.

L’obiettivo del progetto è creare le condizioni tecniche e operative per ripristinare una gestione attiva dei castagneti, sostenibile dal punto di vista economico e ambientale, contribuendo al contempo alla conservazione di un habitat fondamentale per la biodiversità forestale e per la storia e la cultura locali.

L’accordo prevede che l’Accademia Nazionale di Agricoltura analizzi lo stato di salute dei castagneti, anche attraverso immagini satellitari, valutando vocazionalità degli areali e caratteristiche delle diverse cultivar da frutto e da legno. Al termine della fase di studio, l’Ente bolognese per le aree protette e la biodiversità, con il supporto dei tecnici dell’Accademia, attiverà un confronto con i proprietari interessati per promuovere gli interventi selvicolturali più adeguati e definire i relativi piani di fattibilità, anche in relazione agli strumenti di sostegno pubblico disponibili.

Il progetto è finanziato con le risorse destinate ai parchi regionali bolognesi dalla recente intesa tra l’Ente e la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

«Il cambiamento climatico — ha dichiarato Tiberio Rabboni, Presidente dell’Ente bolognese per le aree protette e la biodiversità — sta sottoponendo a stress inediti una parte rilevante del patrimonio forestale delle aree protette. È quindi indispensabile intervenire per salvaguardare e rigenerare gli areali in difficoltà, prima che sia troppo tardi. Il progetto per il ripristino dei castagneti del Parco Storico di Monte Sole nasce proprio da questa necessità. Ringrazio la Fondazione del Monte per il sostegno e l’Accademia Nazionale di Agricoltura per la competenza tecnico-scientifica messa a disposizione. Confido che i proprietari sapranno cogliere l’opportunità offerta.»

«La tutela dei boschi e delle montagne — ha sottolineato il Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, Giorgio Cantelli Forti — è fondamentale per mantenere l’equilibrio ambientale e contrastare il dissesto idrogeologico che interessa numerose aree del Paese. Recuperare i castagneti, che per secoli hanno rappresentato una risorsa economica e alimentare per le comunità appenniniche, significa favorire nuove opportunità di sviluppo per territori oggi abbandonati o in sofferenza. L’accordo con l’Ente Parchi rappresenta un importante passo avanti nella salvaguardia dei nostri monti e delle comunità locali.»

«Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto — ha dichiarato Pierluigi Stefanini, Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna — perché crediamo nella tutela del patrimonio naturale e culturale del territorio. L’iniziativa è perfettamente in linea con lo spirito dell’Agenda 2030, che richiama all’urgenza di proteggere gli ecosistemi, contrastare il degrado ambientale e promuovere uno sviluppo sostenibile. Il recupero dei castagneti non è solo un intervento ambientale, ma anche un’opportunità per generare nuove ricadute sociali ed economiche. Confido che molti proprietari vorranno aderire.»

lunedì 20 ottobre 2025

Rete Civica propone una nuova legge per rilanciare l’agriturismo in Emilia-Romagna

 “Più qualità, meno burocrazia e regole aggiornate per restare competitivi”



Si è svolta oggi, nella Sala Stampa dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, la conferenza organizzata dai consiglieri regionali di Rete Civica, Elena Ugolini e Marco Mastacchi (nella foto) , per presentare il Progetto di legge – a prima firma Mastacchi – che propone la modifica della legge regionale sull’agriturismo (L.R. 4/2009).

L’iniziativa punta a valorizzare e modernizzare il settore, rafforzando la competitività delle imprese agricole, sostenendo le piccole e medie aziende, promuovendo uno sviluppo rurale sostenibile e semplificando le procedure amministrative.

“Abbiamo cominciato a trattare questo tema già nella legislatura Bonaccini, su sollecitazione degli agricoltori”, ha spiegato Mastacchi. “C’era grande aspettativa, ma il percorso si è interrotto con la chiusura anticipata del mandato. Ci si aspettava che il presidente De Pascale riprendesse in mano il dossier, ma dopo quasi un anno dal suo insediamento non c’è ancora nulla di concreto.”

Depositato il 15 ottobre, il progetto nasce dall’esigenza di aggiornare una normativa ormai datata e troppo rigida rispetto alle attuali dinamiche socio-economiche.

“La legge in vigore non è più al passo con i tempi. Dal 2009 ad oggi è cambiato il mondo”, ha sottolineato Ugolini. “Occorre rafforzare la competitività del comparto, favorendo un legame virtuoso tra produzione agricola, accoglienza rurale e valorizzazione del territorio. Gli agricoltori possono essere sentinelle nella cura dell’ambiente e un presidio contro lo spopolamento delle aree interne, ma solo se le loro attività sono sostenibili anche dal punto di vista economico.”

Tra i punti chiave del testo spicca la revisione del concetto di “pasto” in ambito agrituristico, introducendo il principio dell’impiego prevalente di prodotti di eccellenza regionale (DOP, IGP, BIO), di filiera corta e del territorio, ed eliminando le rigide percentuali minime di prodotti aziendali previste dalla legge attuale.

“Oggi un agricoltore, per restare in regola, è spesso costretto a scegliere prodotti di basso valore”, ha osservato Mastacchi. “Le percentuali basate su quantità e non su qualità finiscono per penalizzare chi lavora bene. Vogliamo invece una legge che premi la qualità e valorizzi le eccellenze regionali. Questo è il cuore del nostro progetto di legge.”

Un’altra novità riguarda la semplificazione delle procedure di subentro (affitto o cessione) nelle attività agrituristiche, per favorire il passaggio generazionale.

“Oggi, per un subentro, l’attività deve essere sospesa e tutte le pratiche ripresentate ex novo”, ha spiegato Mastacchi. “Proponiamo un sistema di autocertificazione, con controlli successivi da parte degli enti pubblici, per garantire continuità e non perdere clienti.”

Il progetto prevede inoltre di ampliare la capacità ricettiva, aumentando il numero massimo di posti letto e introducendo maggiore flessibilità per l’ospitalità in spazi aperti. Particolare attenzione è riservata all’Ospitalità Rurale Familiare (O.R.F.), riconosciuta come modello autentico e semplificato di accoglienza legato alla tradizione contadina.
Nel testo vengono anche riconosciuti formalmente l’enoturismo e l’oleoturismo come attività multifunzionali in grado di valorizzare le produzioni vitivinicole e olivicole regionali.

Gli obiettivi strategici della riforma sono chiari: incentivare la qualità e la territorialità dell’offerta agrituristica, valorizzare le produzioni locali, promuovere la nascita di biodistretti e reti tra imprenditori, e facilitare l’accesso di nuovi operatori grazie a semplificazione e sostenibilità economica.

“Questo progetto di legge vuole essere una base di partenza”, ha concluso Mastacchi. “Ci sarà molto da fare e sarà fondamentale il confronto con tutte le parti coinvolte. L’obiettivo è costruire insieme una normativa moderna, equa e realmente a servizio del mondo agricolo e del turismo rurale.”