La mozione della minoranza, dopo il raccoglimento per Fakir Abderrahim, chiede un ricordo senza distinzioni. La maggioranza vota a favore, ma sottolinea alcune differenze. Alla fine il minuto di silenzio viene osservato dall’intero Consiglio comunale.
Nell’ultimo Consiglio comunale di Sasso Marconi, il gruppo di minoranza ha
presentato una mozione chiedendo di osservare un minuto di raccoglimento in
memoria delle persone decedute in seguito ad atti di violenza negli ultimi
mesi.
La proposta arriva dopo la decisione assunta dalla
maggioranza nella precedente seduta, quando era stato osservato un minuto di
silenzio in memoria di Fakir
Abderrahim,
persona non residente a Sasso Marconi.
La mozione della minoranza mette in evidenza una serie di
vittime che, secondo i proponenti, avrebbero meritato la medesima attenzione da
parte del Consiglio comunale. Tra queste Monica Esposito, vittima dell’attacco di Modena del maggio scorso, per il
quale sono state ipotizzate anche finalità terroristiche; il poliziotto Aniello Scarpati, morto nell’incidente avvenuto
durante un inseguimento, nel quale rimase ferito anche il collega Ciro Cozzolino; Aurora Lioli, Alessandro Ambrosio e, più recentemente, il giornalista
sportivo Luca
Esposito.
Il filo conduttore della mozione è sintetizzato in una frase:
«Ogni vita spezzata
merita rispetto, ogni vittima merita solidarietà e ogni atto di violenza deve
essere condannato, indipendentemente da chi ne sia l’autore o la vittima».
La maggioranza ha accolto la richiesta, giudicandola condivisibile, ma non ha mancato di evidenziare alcune differenze rispetto alla vicenda che aveva portato al precedente minuto di silenzio.
«La proposta è certamente condivisibile», è stato osservato dal sindaco Roberto Parmeggiani (nella foto) , sottolineando tuttavia che la mozione nasce anche in relazione alla richiesta avanzata dalla stessa maggioranza per Fakir Abderrahim. È stato inoltre evidenziato che, in quel caso, la vittima si trovava sotto la responsabilità dello Stato, elemento che, secondo i consiglieri di maggioranza, rendeva particolarmente significativo il coinvolgimento dell’istituzione pubblica.
A queste considerazioni ha replicato il capogruppo di
minoranza Stefano
Pedrelli (nella foto) ,
sostenendo che anche altre vittime citate nella mozione potevano essere
ricondotte, sotto diversi profili, a situazioni nelle quali erano coinvolte
responsabilità o decisioni delle istituzioni.
Pedrelli ha richiamato, in particolare, un caso giudiziario
nel quale un soggetto sottoposto a procedimento per gravi fatti di sangue era
stato scarcerato a seguito di una valutazione medica relativa alle proprie
condizioni di salute (infezione urinaria). Secondo quanto sostenuto dal
capogruppo, dopo la scarcerazione sarebbero stati successivamente contestati
all’uomo ulteriori episodi di violenza.
«Anche questo è da considerarsi in mano allo Stato», ha
sostenuto Pedrelli, ribadendo la necessità di evitare che il cordoglio
istituzionale possa essere percepito come selettivo.
Al di là delle differenti valutazioni politiche il Consiglio
comunale ha accolto la richiesta e l’intero Consiglio ha osservato il minuto di silenzio.
Un momento nel quale le differenze politiche sono rimaste,
almeno per un minuto, sullo sfondo.
Perché
davanti alla morte, e soprattutto davanti alla violenza che spezza una vita, il
cordoglio può e deve unire.
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