mercoledì 26 agosto 2026

Festival Lupo 2026, tre giorni di musica, memoria e pace a Monte Sole

 



Tre giorni di musica, performance, camminate nella natura e socialità immersi nel paesaggio e nella memoria del Parco Storico di Monte Sole. È il Festival Lupo 2026, in programma dal 28 al 30 agosto a Monte Sole, nel territorio di Marzabotto.

L’iniziativa, promossa nell’ambito delle attività di Poggiolo – Scuola di Pace di Monte Sole, propone un fine settimana dedicato all’incontro, alla cultura e alla partecipazione, in uno dei luoghi simbolo della memoria della Resistenza e della storia del Novecento.

Il festival intreccia musica e performance con momenti di condivisione e camminate nella natura, invitando il pubblico a vivere il territorio attraverso un’esperienza che unisce dimensione culturale, socialità e riflessione.

Tre giornate pensate anche come occasione per seminare nuove idee nel solco della memoria, trasformando il ricordo in uno strumento per interrogarsi sul presente e immaginare il futuro. Il filo conduttore è quello della costruzione della pace, della resistenza civile e della possibilità di dare forma a nuovi mondi attraverso la partecipazione e la comunità.

Monte Sole diventa così non soltanto lo scenario della manifestazione, ma parte integrante del suo significato: un territorio segnato dalla storia e dalla memoria che, attraverso il festival, torna a essere luogo di incontro, creatività e confronto.

L’appuntamento è dunque per venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 agosto 2026, a Monte Sole, per tre giornate nel segno di pace, memoria, musica, natura e nuovi mondi possibili.

Festival Lupo 2026
28-29-30 agosto 2026
Monte Sole – Marzabotto (Bologna)
Poggiolo – Scuola di Pace di Monte Sole



ASD Trottola Sport, la nuova stagione della pallacanestro inizia il 30 agosto

 



di Roberto Giusti

PORRETTA TERME – Una nuova stagione all’insegna della crescita, della continuità e della voglia di costruire un movimento sempre più completo. Il settore del basket della ASD Trottola Sport si prepara a presentare ufficialmente la stagione sportiva 2026/2027 con una giornata dedicata ad atleti, famiglie, allenatori e a tutti coloro che vorranno avvicinarsi alla pallacanestro.
L’appuntamento è fissato per domenica 30 agosto al nuovo playground “I Triangolini” di Porretta Terme, recentemente inaugurato e destinato a diventare un nuovo punto di riferimento per lo sport e la socialità del territorio.


La giornata sarà articolata in due momenti successivi: alle ore 17:00 gli allenatori scenderanno direttamente in campo per incontrare bambini, bambine, ragazzi e ragazze, ma anche tutti coloro che vorranno semplicemente conoscere la realtà Trottola. Sarà un primo momento di incontro e conoscenza, con giochi, tiri, gare, attività e tanto basket.


Alle ore 18:30 spazio invece alla presentazione ufficiale dello staff tecnico e dei gruppi della stagione 2026/2027, alla presenza della società, delle famiglie e degli atleti. Un’occasione molto interessante per conoscere tutte le figure qualificate che accompagneranno il movimento cestistico porrettano durante la nuova annata e per illustrare il progetto sportivo 2026/2027.

Un percorso che parte dai più piccoli e arriva agli adulti
La grande novità della nuova stagione è soprattutto la continuità. Per il settore della pallacanestro, la società ha infatti costruito una struttura capace di coprire praticamente tutte le fasce d’età, dai bambini del minibasket fino alle prime squadre senior, con gruppi maschili e femminili e la volontà di offrire a ogni atleta la possibilità di trovare il proprio spazio all’interno della società.


Si parte dai Pulcini 2020/2021 e dagli Scoiattoli 2018/2019, affidati a Silvia Sulejmani, confermata alla guida del minibasket. A 20 anni, Silvia rappresenta una delle giovani figure dello staff e continuerà il percorso iniziato negli anni precedenti con i più piccoli. «Allenare per me significa aiutare ogni bambino a divertirsi, fare squadra e acquisire fiducia in sé stesso. Sono felice di continuare questa avventura insieme ai miei piccoli atleti e non vedo l’ora di vivere con loro una stagione ricca di emozioni, impegno e tanto divertimento», racconta la stessa istruttrice, che considera il gioco e la socialità elementi fondamentali nei primi anni di attività.

Il gruppo Aquilotti/Esordienti 2016/2017 sarà invece guidato da Francesco “Della” Della Torre, uno dei volti storici della pallacanestro locale. Cresciuto nel settore giovanile della Fortitudo Bologna, Francesco ha vissuto esperienze nei campionati nazionali, arrivando a giocare anche in Serie A1 con Pistoia Basket, prima di mettere il proprio bagaglio tecnico e umano a disposizione dei giovani. «Prima ancora della tecnica e della tattica - spiega Della -, credo sia importante insegnare ai ragazzi il piacere di stare insieme. Lo sport deve essere un’occasione per crescere, divertirsi e imparare a rispettare gli altri, costruendo un gruppo nel quale ogni bambino possa sentirsi parte importante della squadra».

Nel settore giovanile, Davide “Vigna” Vignaroli sarà alla guida del gruppo U13/U14 (2013-2015), una conferma importante per la società visto che si tratta di un allenatore che da diversi anni accompagna i ragazzi nel loro percorso di crescita. «Il mio obiettivo è condividere con loro la passione che ho per il mondo della palla a spicchi. Vorrei che al termine di ogni allenamento tornassero a casa con il sorriso, dopo aver imparato qualcosa di nuovo e, soprattutto, dopo essersi divertiti insieme».

Il suo incarico si estenderà anche ai gruppi U18 (2008/2009) e CSI Open (senior), dove il concetto di squadra assumerà una dimensione ancora più mirata. «La soddisfazione più grande non è tanto il risultato quanto vedere i ragazzi stare bene insieme. Quando, finito l’allenamento, si fermano a parlare negli spogliatoi oppure decidono di uscire assieme per una pizza, significa che lo sport ha raggiunto il suo obiettivo. Voglio che ognuno si senta parte del gruppo e che nessuno si senta mai escluso».

Il gruppo U16 (2011/2012) sarà invece allenato da Riccardo “Bruco” Baia, che sarà anche assistente dell’U17 maschile. Da anni protagonista del movimento cestistico porrettano, prima da giocatore e poi da allenatore, Riccardo continuerà a trasmettere ai ragazzi la propria passione per il basket. «Sono anni che gioco e alleno a Porretta e il mio obiettivo è trasmettere ai ragazzi la passione e la voglia di giocare a basket. Voglio che ogni allenamento sia un’occasione per divertirsi, migliorare insieme ai compagni, fare squadra e creare amicizie che vadano oltre il campo», racconta Baia.

Una delle principali novità dello staff sarà rappresentata dall’arrivo di Roberto Giusti, che guiderà l’U17 Maschile FIP (2010/2011) e avrà la gestione del settore femminile.
Dopo vent’anni vissuti nella pallacanestro di Vergato, prima come giocatore e poi come allenatore, Roberto porta a Porretta un’esperienza maturata in tutte le principali categorie giovanili, dall’U13 all’U17, oltre a un percorso di tre anni alla guida di un gruppo femminile. «Mi sono da subito trovato in piena sintonia con la società e il suo progetto - spiega Giusti - che condivide i miei principali ideali: gioco di squadra, collaborazione, fare gruppo e stare in gruppo, programmazione, mentalità, creatività e lealtà. Sarà fondamentale coinvolgere tutti i ragazzi e le ragazze per poter costruire qualcosa di speciale insieme, dentro e fuori dal campo». Con la sua qualifica di Allenatore Regionale, l’U17 maschile sarà il primo gruppo del settore giovanile della Trottola a disputare un campionato federale FIP dopo tanti anni, segnando un ulteriore passo nella crescita del progetto tecnico della società

 

Accanto a lui ci sarà Roberto “Mara” Maranelli, assistente allenatore dell’U17 e dell’U18. Dopo una lunga esperienza da giocatore tra Porretta e Vergato e un percorso da coach soprattutto nel minibasket, Roberto affronterà la sua prima esperienza in panchina fuori dal territorio nel quale è cresciuto, e lo farà proprio a Porretta dove nel 2012 aveva conquistato da giocatore il campionato CSI Open. «Affronto questa nuova esperienza con grande entusiasmo e con la voglia di mettermi a disposizione della società e dello staff tecnico. Il mio obiettivo è essere un buon gregario per i giovani allenatori della Trottola, condividendo la mia esperienza e aiutandoli a crescere, continuando allo stesso tempo a rimettermi in gioco ogni giorno».

 

A chiudere il percorso sarà la Prima Squadra, guidata ancora una volta da Ermes Marchioni nel campionato FIP di Divisione Regionale 3.
Da anni Ermes è alla guida di un gruppo coeso capace di fare un importante salto di categoria, passando infatti dal disputare ottimi campionati CSI Silver e Gold a quello federale. Nella prima stagione in DR3 l’anno scorso, la squadra ha disputato un’annata importante chiudendo la fase regolare al secondo posto del proprio girone e conquistando l’accesso ai playoff. «Il nostro obiettivo è continuare il percorso iniziato negli ultimi anni, consolidando il gruppo e mantenendo quella voglia di crescere che ci ha portato dal CSI alla FIP. Allo stesso tempo sarà importante dare spazio ai giovani del nostro settore, permettendo loro di allenarsi e confrontarsi con giocatori più esperti».

Trasversalità, inclusione e condivisione
Proprio l’interazione tra gli allenatori rappresenterà uno degli elementi centrali della nuova stagione. La società porterà avanti un ambizioso percorso che porti a superare l’idea di gruppi completamente separati al fine di costruire una vera struttura verticale, nel quale gli atleti possano, quando gli allenatori lo riterranno opportuno, confrontarsi anche con le categorie superiori.
Il progetto prevede una collaborazione costante tra i tecnici, che porti ad esempio un ragazzo del settore giovanile ad avere la possibilità di partecipare ad allenamenti con un gruppo più grande e, nel caso degli atleti U17 e U18, arrivare fino alla prima squadra DR3, sempre attraverso un percorso condiviso dagli allenatori e valutato in base alle esigenze, alla meritocrazia e alle caratteristiche del singolo atleta.
L’obiettivo non è anticipare i tempi né creare forzature, ma offrire occasioni di crescita, permettendo ai ragazzi di misurarsi con compagni più grandi e, quando le condizioni lo permetteranno, di essere convocati anche in prima squadra.

Una vera filiera del basket
Il progetto, dunque, non si limita soltanto alla formazione degli atleti e delle rispettive squadre, ma vuole costruire una base completa per il presente e il futuro della pallacanestro porrettana, capace di accompagnare ogni bambino dai primi passi nel minibasket fino all’età adulta, mantenendo sempre aperta la possibilità di continuare a giocare, crescere e sentirsi parte della stessa famiglia sportiva.
Dai Pulcini ai senior, passando per Scoiattoli, Aquilotti/Esordienti, U13/U14, U16, U17 (FIP), U18, CSI Open e DR3, ogni categoria rappresenta un tassello di un grande progetto. Una continuità che passa anche dalla qualità dello staff, composto da conferme e nuovi ingressi, con allenatori qualificati e preparati, portatori di esperienze differenti ma accomunati dalla stessa idea: far crescere non soltanto giocatori, ma soprattutto persone.

Il 30 agosto, al playground “I Triangolini”, il settore pallacanestro della ASD Trottola Sport presenterà quindi non soltanto le proprie squadre e i propri allenatori, ma un’idea di pallacanestro nella quale bambini, bambine, ragazzi, ragazze e adulti possano trovare una squadra, un gruppo e una dimensione nella quale sentirsi parte importante di qualcosa. Alle 17 il campo sarà aperto a tutti per conoscere gli allenatori e giocare insieme, mentre alle 18.30 ci sarà la presentazione ufficiale della stagione 2026/2027.

Un nuovo capitolo per la pallacanestro porrettana, con lo sguardo rivolto al futuro e una convinzione precisa: We Are Porretta.

Al crepuscolo tra i boschi del Poranceto: escursione con appostamento



Sabato prossimo,  29 agosto, dalle 17 alle 23, il Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone propone un’escursione con appostamento alle praterie del Poranceto, per osservare la fauna selvatica nel momento più suggestivo della giornata: il crepuscolo.

Cervi, volpi, lepri e, con un po’ di fortuna, anche lupi potrebbero diventare i protagonisti di una serata immersa nella natura. La camminata partirà nel tardo pomeriggio e, dopo un breve percorso, raggiungerà il luogo dell’appostamento. Qui, nel massimo silenzio e con il minimo disturbo possibile, si attenderà l’arrivo del crepuscolo per cercare di osservare gli animali che popolano i boschi del Parco.

Terminato l’appostamento, l’escursione proseguirà al buio, con un tranquillo rientro notturno al punto di partenza.

Il ritrovo è alle 17 presso il Museo del Bosco del Poranceto, a Camugnano. Il rientro è previsto per le 23, nello stesso luogo.

L’escursione è di difficoltà E (escursionistica) e prevede circa 5 chilometri di percorrenza, con un dislivello di 150 metri e circa un’ora e mezza di cammino effettivo.

I partecipanti dovranno portare almeno un litro d’acqua, la cena al sacco, scarponi da trekking con suola scolpita, abbigliamento adeguato alla stagione, una giacca antipioggia e una torcia o luce frontale. È consigliato portare anche un binocolo, se già disponibile.

Per favorire l’osservazione degli animali e ridurre al minimo il disturbo alla fauna, si raccomanda di indossare abiti poco vistosi e di non utilizzare profumi. Non è consentito partecipare con cani, nemmeno di piccola taglia.

La prenotazione è obbligatoria entro le 13 di venerdì 28 agosto.

Per informazioni e prenotazioni: 333 2660329 – 051 6254821 – eventi@enteparchi.bo.it.

martedì 25 agosto 2026

«Diritto allo studio negato»: la denuncia di una madre sul caso di uno studente del Fantini di Vergato

 La lettera aperta inviata al Ministero, all’Ufficio scolastico regionale, alla dirigenza dell’istituto e agli organi di stampa. La madre: «Di fronte alla malattia di mio figlio è stato eretto un muro di burocrazia, indifferenza e disorganizzazione»



È una denuncia dai toni duri quella contenuta nella lettera aperta di una madre, indirizzata al Ministero dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, alla dirigenza dell’Istituto “Luigi Fantini” di Vergato, oltre che agli organi di stampa e alla cittadinanza.

Al centro della vicenda c’è il figlio, studente dell’istituto superiore di Vergato, che avrebbe dovuto prepararsi a frequentare la quarta classe e che, invece, secondo quanto riferito dalla madre, si trova a dover ripetere l’anno scolastico.

«Scrivo questa lettera con il cuore pesante di una madre, ma anche con la ferma determinazione di chi non intende rassegnarsi al silenzio di fronte alla negazione del più fondamentale dei diritti dei nostri figli: il diritto allo studio e all’inclusione scolastica», scrive la donna.

La malattia e i sette mesi a casa

Secondo il racconto della madre, lo scorso anno scolastico al ragazzo è stata diagnosticata una perimiocardite acuta, patologia cardiaca che, riferisce la famiglia, non sarebbe ancora completamente guarita e che richiederebbe un costante monitoraggio.

La malattia lo avrebbe costretto a rimanere a casa per circa sette mesi.

La madre sostiene di essersi attivata già dal 1° settembre 2025, contattando la scuola per chiedere l'attivazione delle tutele previste, a partire dall'istruzione domiciliare.

«La risposta delle istituzioni scolastiche, tuttavia, è stata sconcertante», afferma nella lettera, sostenendo di essersi trovata di fronte a «un muro» e riferendo, tra l'altro, che la gravità della patologia sarebbe stata minimizzata.

La donna lamenta inoltre che, a suo dire, a dicembre, quattro mesi dopo le prime comunicazioni, la documentazione e la richiesta formale all'Ufficio scolastico regionale non sarebbero ancora state trasmesse dalla scuola.

«Sette mesi di didattica a distanza fallimentare»

Uno dei passaggi più critici della denuncia riguarda la gestione della didattica durante l'assenza dello studente.

La madre parla di sette mesi di didattica a distanza, definendola «totalmente fallimentare» e persino peggiore, sotto alcuni aspetti, dell'esperienza vissuta durante la pandemia.

Nel dettaglio, racconta di lezioni nelle quali i docenti si sarebbero allontanati dal computer, di spiegazioni alla lavagna non adeguatamente visibili dallo schermo dello studente e di difficoltà legate anche all'audio.

«Le ore passavano nel vuoto di un brusio di sottofondo incomprensibile o, peggio, davanti a uno schermo nero perché qualcuno si dimenticava persino di attivare il collegamento», scrive.

La madre lamenta inoltre l'assenza di interazione e di un adeguato monitoraggio della situazione.

Il consiglio di classe convocato a marzo

Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, soltanto a marzo, dopo ripetute sollecitazioni iniziate a novembre, sarebbe stato convocato un consiglio di classe.

«A due mesi dalla fine delle lezioni, i docenti si sono accorti di non avere un metodo, di non saper gestire la situazione e di non sapere come valutarlo», sostiene la donna.

A questa situazione, aggiunge, si sarebbe sommata la mancata applicazione, per tutto l'anno scolastico, del Piano didattico personalizzato (PDP) predisposto in relazione alla diagnosi di DSA dello studente.

Il rientro in presenza e il giudizio sospeso

Ad aprile, dopo le vacanze di Pasqua, i medici avrebbero autorizzato un rientro parziale e prudente in presenza.

La madre racconta di aver comunicato alla scuola, tramite PEC, le condizioni del figlio e la notevole stanchezza fisica e mentale accumulata durante i mesi di assenza, senza tuttavia ricevere, secondo quanto riferisce, una risposta.

Al rientro, prosegue la denuncia, non sarebbe stata predisposta una programmazione flessibile per consentire allo studente di recuperare gli argomenti persi.

Al termine dell'anno scolastico, la scuola avrebbe quindi sospeso il giudizio, rinviando lo studente a settembre per tre materie.

La famiglia riferisce che il ragazzo avrebbe deciso di non presentarsi agli esami di recupero e di ripetere l'anno presso il Fantini.

«Chi risponde del danno psicologico e formativo?»

La madre considera quanto accaduto non soltanto come una vicenda individuale, ma come una questione che dovrebbe interrogare l'intero sistema scolastico.

«Com'è possibile che nel 2026 un ragazzo con una grave patologia cardiaca e una diagnosi di DSA venga abbandonato a se stesso?», domanda nella lettera.

E ancora: «Chi risponde del danno psicologico, biologico e formativo recato a un minore?».

La richiesta rivolta alle autorità scolastiche è quella di fare piena luce sulla vicenda e di verificare quanto sarebbe accaduto all'interno dell'Istituto “Luigi Fantini” di Vergato.

«La scuola dovrebbe essere il primo presidio di inclusione e legalità; in questa vicenda, ha rappresentato soltanto un muro di indifferenza», conclude la madre, chiedendo che «nessun altro studente debba mai più subire l'umiliazione di vedere il proprio diritto alla salute e allo studio trasformato in un invisibile schermo nero».

La posizione della scuola

Da parte della dirigenza del Fantini, al momento, non risultano comunicazioni pubbliche sulla vicenda, circostanza che sembra indicare l'intenzione di attendere un confronto con le autorità scolastiche superiori prima di assumere una posizione ufficiale.

Nel frattempo, attraverso informazioni raccolte informalmente sul territorio, è emersa anche l'ipotesi che la dirigenza dell'istituto possa valutare il ricorso alla tutela legale, fino all'eventuale presentazione di una denuncia per diffamazione, con l'obiettivo di tutelare il buon nome dell'istituto e la correttezza professionale del personale docente.

Si tratta, tuttavia, di informazioni non confermate ufficialmente e che, pertanto, vengono riportate con il necessario beneficio d'inventario.

Sempre secondo queste indiscrezioni, allo studente sarebbe stata comunque attivata la didattica a distanza, pur in presenza di dubbi sulla piena sussistenza dei relativi presupposti, e la sua posizione scolastica non sarebbe stata quella di uno studente direttamente bocciato, bensì di un alunno con giudizio sospeso in tre materie.

Anche su questi ultimi elementi sarà necessario attendere eventuali chiarimenti ufficiali da parte della dirigenza scolastica e degli organismi competenti.

La vicenda, dunque, sembra tutt'altro che conclusa. Da una parte c'è la denuncia di una madre che chiede di accertare eventuali responsabilità e di garantire il diritto allo studio e all'inclusione del figlio; dall'altra, l'eventuale posizione dell'istituto, che al momento non è stata resa pubblica.

Ora la parola passa alle autorità scolastiche.

Pioggia e vento, ancora disagi sulle strade: rami caduti e vegetazione danneggiata

 

Foto d'archivio 


La pioggia caduta nella notte scorsa ha lasciato anche un piccolo, ma significativo, tributo ambientale a Sasso Marconi. A farne le spese è stata soprattutto la vegetazione ai margini delle strade, con alcuni rami finiti sulla carreggiata.

Fortunatamente, almeno in questo caso, non si registrano conseguenze particolarmente gravi: si tratta infatti di rami appartenenti ad alberi e arbusti che, con ogni probabilità, erano già stati indeboliti dalle violente raffiche di vento che hanno accompagnato i recenti temporali.

Il maltempo, dunque, ha semplicemente dato il colpo di grazia a una vegetazione già provata dalle condizioni meteorologiche degli ultimi giorni.

Questa mattina è stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco, chiamati a rimuovere i rami e a liberare le carreggiate dagli ostacoli, alcuni dei quali potevano rappresentare un pericolo per la circolazione.

Un intervento che ha consentito di ripristinare rapidamente la sicurezza delle strade, evitando che i residui delle perturbazioni notturne potessero trasformarsi in un problema ben più serio per automobilisti e pedoni.

Il bilancio, quindi, resta fortunatamente contenuto, ma l'episodio conferma quanto la vegetazione lungo le vie possa risultare vulnerabile dopo una sequenza di temporali e forti raffiche di vento. In questi casi, anche una precipitazione notturna non particolarmente intensa può essere sufficiente a provocare la caduta di rami già compromessi.

Un’ora e venti per una tratta da trenta minuti: la “follia ordinaria” dei pendolari tra Bologna e Porretta

 



Post di Giovanni Favia


Il mio amico Davide Daniza Celli non capisce l’urbanistica tattica. Non era un servizio ferroviario metropolitano: era un’esperienza immersiva di comunità. E poi, anche lui: viene a Bologna e non si porta dietro un ombrellone?

Storie di ordinaria follia in un giorno di fine agosto

Questa mattina sono dovuto andare a Bologna. I treni della linea Porretta Terme-Bologna sono ridotti al lumicino, così mi segno meticolosamente gli orari di andata e ritorno.

Quando ho sbrigato gli impegni, decido di tornare in stazione. Un annuncio mi informa che il pullman per Porretta è in partenza dal piazzale antistante. Mi chiedo se il treno sia stato soppresso. Guardo il tabellone: no, è confermato. Parte dal secondo binario ovest e termina a Sasso Marconi. Ottimo: la mia macchina è parcheggiata lì. Quindi non prendo il pullman.

Il treno parte e, una volta raggiunta la stazione di Casalecchio Garibaldi, si ferma. Passano alcuni minuti più del previsto. Tutti attendono un annuncio. Nulla.

Improvvisamente arriva il controllore: «Il servizio è sospeso. Il treno si ferma qui. Forza, scendete dal treno».

Gli corro dietro: «Mi scusi? Cosa succede?», chiedo.

«Scenda dal treno, prego», risponde.

«E chi deve andare a Sasso?», domando.

Non fa neanche in tempo a rispondermi: «Tutti giù dal treno. Servizio sostitutivo, c’è un pullman sul piazzale».

Tutti quelli che erano sul treno raggiungono il piazzale, ma del pullman non c’è traccia.

Il sole picchia sulle nostre teste. Si scatena una corsa disperata alla ricerca delle poche zone d’ombra disponibili. Le nuove piantumazioni sono secche. Le zone ombrose si affollano.

Dopo i primi quindici minuti, alcuni passeggeri si allontanano a piedi. Un vecchio tenta di fermare un’auto. Un ragazzo alza il pollice per fare l’autostop. Il sole non dà tregua.

Dopo venti minuti arriva un autobus, peraltro già pieno, che viene preso d’assalto, salvo scoprire che si tratta del servizio sostitutivo che da Vignola raggiunge Bologna.

Poi arriva un altro autobus. La gente appena scesa sale sul mezzo, salvo dover ridiscendere dopo aver capito che anche quello è diretto a Bologna.

Passano altri venti minuti.

Un passeggero sacrifica la sua borraccia per abbeverare un anziano stremato dal caldo. Finalmente arriva un altro autobus. Questa è la volta buona.

Ma è un solo mezzo e i passeggeri di un intero treno vi si stipano dentro come sardine.

«C’è una donna con un bambino piccolo! Chi cede il suo posto?», grida un signore.

«C’è anche una signora anziana!», grida un altro.

«Questo signore, anche questo signore non si sente bene!», urla uno straniero.

Si diffonde un odore sgradevole, ma non c’è spazio per cambiare il neonato, che ha scelto il momento peggiore per andare di corpo.

Il mio vicino, incurante di tutto, si mangia un panino e, quando apre la lattina, mi schizza in faccia un po’ di Coca-Cola. Vi dirò: era bella fresca, quasi un sollievo.

La sua borsa, invece, esala odore di formaggio.

Il bus parte. Non so se l’aria condizionata sia accesa, ma, dato l’alto numero di passeggeri stipati come sardine, è come se non ci fosse.

Quando arriviamo a Sasso Marconi, ci sono almeno tre autobus parcheggiati: sono i mezzi del servizio sostitutivo destinati alla dislocazione del bestiame umano sulle tratte ferroviarie metropolitane.

Ed è proprio in quel momento che inizi a pensare che, malgrado le faraoniche opere messe in cantiere a Bologna — il nuovo palazzo dello sport con tribune su rotaia, i mega campeggi per camper giganti, lo stadio in formato piramidi egizie, un quartiere qua e una rigenerazione urbanistica là — e malgrado tutta questa lucrosa economia del cemento, ci stiamo trasformando in un Paese sottosviluppato.

Sul pullman che hai appena preso mancano soltanto i passeggeri sul tetto e quelli che viaggiano con le gabbie di galline al seguito.

Il risultato? Un’ora e venti minuti per coprire una tratta ferroviaria che dovrebbe essere percorsa in meno di trenta.

Per oggi è tutto.

Una chiesa gremita per l’ultimo saluto a Zina Rovatti Scagliarini

Commozione e gratitudine a Sasso Marconi per una donna dinamica e intraprendente, sempre al fianco degli operatori commerciali



Una chiesa gremita, tanto da non riuscire ad accogliere tutti coloro che hanno voluto essere presenti, ha accompagnato l’ultimo saluto a Zina Rovatti Scagliarini, figura conosciuta e stimata da tutta la comunità sassese.

La grande partecipazione alle esequie ha rappresentato la testimonianza più significativa dell’affetto e della riconoscenza che in tanti hanno nutrito nei suoi confronti. A Zina venivano infatti riconosciuti il dinamismo, l’intraprendenza e la capacità di impegnarsi con passione a favore degli operatori commerciali sassesi, ai quali ha dedicato energie, idee e tempo, distinguendosi per la concretezza del suo operato e per la costante disponibilità.

A rendere ancora più solenne e suggestivo il momento dell’ultimo commiato è stato anche il suono delle campane, che ha accompagnato la salma nel suo percorso verso l’ultima dimora. Un gesto carico di significato, quasi a sottolineare come quella celebrazione non fosse soltanto il momento del dolore e della separazione, ma anche l’occasione per raccogliere un’eredità fatta di valori, impegno e attenzione verso gli altri.

Zina, infatti, continuerà a vivere nel ricordo delle tante persone che l’hanno conosciuta e apprezzata. Il suo esempio, fatto di intraprendenza, generosità e partecipazione alla vita della comunità, resterà un patrimonio da custodire e, soprattutto, da trasmettere alle nuove generazioni.

Numerose sono state le testimonianze che, dall’altare, hanno voluto ricordarne la personalità e il percorso umano. Tra queste, particolarmente toccante, quella del giovane nipote Francesco, che ha tratteggiato il ritratto di una nonna dinamica, intraprendente e capace di essere una guida sicura per la propria famiglia.

Con parole semplici e profonde, Francesco ha sottolineato quanto gli insegnamenti ricevuti da Zina abbiano contribuito a formare la persona che è oggi. Il suo messaggio ha restituito così l’immagine di una donna capace non soltanto di fare, ma anche di insegnare attraverso l’esempio quotidiano, trasmettendo valori e principi che continueranno a vivere in chi le è stato vicino.

È questo, in fondo, il significato più autentico di una presenza così numerosa alle esequie: il riconoscimento di una vita che ha lasciato una traccia. Una traccia che il tempo non cancellerà e che continuerà a parlare attraverso il ricordo di quanti hanno incontrato Zina, condividendone l’impegno, l’amicizia e gli insegnamenti.

L’ultimo saluto si è dunque trasformato in un momento collettivo di memoria e gratitudine: il dolore per la perdita si è unito alla consapevolezza di aver conosciuto una donna che ha saputo lasciare un segno profondo nella propria famiglia e nella comunità sassese.

Gaggio Tech: quando a pagare sono sempre i lavoratori

Il lavoro in montagna va difeso.
Le persone vanno ascoltate.
E nessuno dovrebbe sentirsi lasciato solo.



Inviato da Dubbio


Le parole di Elisa Gialli, ex dipendente della Gaggio Tech di Gaggio Montano rilasciate in una intervista,  fanno male perché raccontano, senza giri di parole, quello che sta accadendo a tante famiglie del nostro Appennino.

Dopo una vita trascorsa alla Gaggio Tech, oggi Elisa si ritrova fuori dall’azienda, insieme a tanti colleghi. Persone che per anni hanno lavorato, prodotto, fatto sacrifici, cresciuto figli e costruito qui il proprio futuro.

E adesso?

«Siamo rimasti soli. Qui non c’è più niente. È una vera ingiustizia.»

Parole pesanti, che dovrebbero far riflettere tutti.

A fine mese terminerà la cassa integrazione e per molti inizierà la NASpI. Per qualcuno, addirittura, ci saranno mesi senza stipendio prima che possa partire la disoccupazione. Dietro ogni numero ci sono famiglie, mutui, figli che studiano, genitori anziani da assistere e persone che, dopo decenni di lavoro, si trovano improvvisamente a chiedersi cosa faranno domani.

Elisa racconta di aver iniziato a lavorare a soli 19 anni. Oggi ne ha 50. Una vita professionale trascorsa nello stesso stabilimento, prima Saeco e poi Gaggio Tech.

E oggi si sente dire che forse le sue competenze non sono più quelle richieste, che potrebbero essere assunti giovani con contratti diversi, che bisogna reinventarsi.

Ma reinventarsi a 50 anni, in un territorio dove le opportunità di lavoro sono poche, non è una frase che si può pronunciare con leggerezza.

Qui c’è un problema che va ben oltre una singola azienda.

È il problema di tutto il nostro Appennino.

Se continuiamo a perdere posti di lavoro, servizi, attività produttive e prospettive, cosa resterà dei nostri paesi?

Come possiamo chiedere alle persone di continuare a vivere in montagna se, quando un’azienda entra in crisi, l’unica soluzione sembra diventare quella di mandare a casa decine di lavoratori?

E fa ancora più rabbia sapere che una possibilità alternativa sembrava esserci: un imprenditore del territorio avrebbe manifestato interesse per una parte dell’azienda, con la possibilità di mantenere o creare posti di lavoro.

Elisa lo dice chiaramente:

«Altre possibilità c’erano, lo so.»

E allora è legittimo chiedere: perché non sono state percorse fino in fondo? Chi doveva fare di più? Le istituzioni potevano intervenire maggiormente? I sindacati potevano cercare altre soluzioni? Era davvero inevitabile arrivare a questo punto?

Sono domande che meritano risposte.

Perché non possiamo limitarci a prendere atto dei licenziamenti quando ormai tutto è deciso.

Servono interventi prima. Servono tavoli veri. Servono imprenditori, istituzioni, Regione, Comuni, rappresentanze dei lavoratori e Governo capaci di sedersi insieme e cercare ogni possibile strada per salvare il lavoro, non soltanto per accompagnare le persone verso la disoccupazione.

La NASpI è un sostegno importante, ma non può essere considerata la soluzione.

Un lavoratore non chiede di essere assistito.

Chiede di poter continuare a lavorare.

E queste persone non sono numeri.

Sono donne e uomini che hanno dedicato decenni della propria vita a questa azienda. Molti hanno più di 50 anni. Molte sono donne. Hanno competenze, esperienza, professionalità e dignità.

Non possono essere semplicemente cancellati da un giorno all’altro.

Questa vicenda deve diventare un tema dell’intero territorio, perché se perdiamo altri posti di lavoro nell’Appennino, perdiamo famiglie, giovani, negozi, scuole, servizi e futuro.

A Elisa e a tutti i lavoratori della Gaggio Tech va la nostra vicinanza.

Ma la vicinanza, da sola, non basta più.

Ora servono risposte, responsabilità e, soprattutto, soluzioni concrete.

Perché un territorio come il nostro non può permettersi di perdere decine e decine di posti di lavoro e poi voltarsi dall’altra parte.

I mirtilli del Baggioledo: escursione tra le alte brughiere del Corno alle Scale



Domenica prossima, 30 agosto, dalle 9.30 alle 16.30, il Parco Regionale del Corno alle Scale propone un’escursione alla scoperta delle alte brughiere di mirtillo del Baggioledo, nel cuore di un ambiente naturale di particolare pregio.

Il percorso si sviluppa oltre il limite degli alberi, tra le brughiere d’alta quota, dove sarà possibile conoscere le diverse specie di mirtillo presenti nel territorio del Corno alle Scale, imparare a riconoscerle e, naturalmente, assaggiarle.

Il ritrovo è fissato alle 9.30 in località Cavone, a Lizzano in Belvedere. Il rientro è previsto per le 16.30, nello stesso punto di partenza.

L’escursione, di difficoltà E (escursionistica), prevede circa 9 chilometri di percorrenza, un dislivello di 500 metri e circa 4 ore di cammino effettivo.

I partecipanti dovranno portare con sé almeno 1,5 litri d’acqua, il pranzo al sacco, scarponi da trekking e una giacca antipioggia. Sono inoltre consigliati i bastoncini da trekking.

Prenotazione obbligatoria entro venerdì 28 agosto.
Per informazioni e prenotazioni: 333 2660329 – 051 6254821 – eventi@enteparchi.bo.it.

L’iniziativa è organizzata dal Parco Regionale del Corno alle Scale.

Artolè 2026, grande successo per la XXIX edizione

 


di Roberto Giusti


Si è conclusa domenica 23 agosto la XXIX edizione di Artolè, la manifestazione organizzata dall’Associazione Fontechiara che da quasi trent’anni trasforma il borgo di Tolè, nel Comune di Vergato, in un vero percorso d’arte a cielo aperto. Due giornate dedicate alla creatività, alla cultura e alla socialità che hanno richiamato numerosi cittadini e visitatori.



L’edizione 2026, dal titolo “Tutti i colori dell’arte”, ha preso il via sabato con un laboratorio di fotografia per bambini, gli stand gastronomici, la musica dei Kemykals e lo spettacolo della compagnia I Felsinei. Domenica, invece, il centro di Tolè si è animato fin dalla mattina con mostre di pittura e fotografia, mercatini artistici, spettacoli e iniziative dedicate all’arte.
Il momento centrale della giornata è arrivato nel pomeriggio con la tradizionale sfilata in costume accompagnata dai bambini delle scuole e l’inaugurazione delle nuove opere realizzate per arricchire il percorso artistico del borgo. Gli stessi autori hanno guidato il pubblico alla scoperta delle proprie creazioni, inaugurate insieme all’Assessore alla Cultura Amleto Gardenghi e alla presenza dell’Assessore al Turismo Chiara Ronchetti.

Tra le novità più significative dell’edizione 2026 vi è stata la nuova scultura dedicata a Patrizia Gambari, pittrice, artista e Assessora alla Cultura del Comune di Vergato dal 2019 al 2024, scomparsa prematuramente nel 2024.

L’opera è stata ideata e realizzata dalla Scuola Scalpellini dell’Associazione Fulvio Ciancabilla, sotto il coordinamento dello scultore Alfredo Marchi. Un lavoro collettivo che ha trasformato in pietra la sensibilità e il percorso artistico di Patrizia, dando vita a una grande opera nella quale i bassorilievi non riproducono semplicemente i suoi quadri, ma ne rappresentano uno sviluppo e una reinterpretazione attraverso il linguaggio della scultura.
La fontana esprime forza, libertà e delicatezza e, oltre a rappresentare un omaggio alla figura di Patrizia, vuole trasmettere un messaggio rivolto a tutte le donne che ancora oggi vivono condizioni di discriminazione, violenza ed emarginazione e aspirano alla piena libertà e alla pienezza della vita.
Alla realizzazione hanno contribuito gli scalpellini G. Bettini, G. Boschi, E. Burzi, G. Degli Esposti, F. Falsetti, F. Frison, G. Masina, F. Meloni, M. Pirazzini, R. Tiberi e R. Vaccaro., mentre all’inaugurazione hanno partecipato insieme a tantissime persone anche i familiari di Patrizia, in un momento particolarmente sentito ed emozionante per la comunità.

La scultura dedicata a Patrizia si aggiunge alle altre nuove creazioni inaugurate durante la manifestazione, come i lavori degli artisti Fiorita Apadula e Loredano Sammartino: il nuovo murales dedicato al “Pittore bambino” e quello raffigurante un gatto, oltre alla nuova scultura in legno realizzata da Emanuela e Walter per arricchire il suggestivo Vicolo dei Gatti, uno degli angoli più caratteristici e apprezzati di Tolè.

Il percorso artistico del borgo continua così a crescere, aggiungendo nuove opere a quelle già presenti e consolidando una delle peculiarità che rendono il borgo vergatese un luogo capace di unire arte, territorio e partecipazione.
A chiudere la manifestazione è stato il concerto della Banda Bignardi di Monzuno, che ha accompagnato l’ultimo momento di festa a Palazzo Bice Sapori.
“Rivolgiamo un sincero ringraziamento all’Associazione Fontechiara, a Tina Zaccanti e a tutti i volontari - ha sottolineato l’Amministrazione comunale di Vergato al termine della XXIX edizione di Artolè - per il prezioso lavoro svolto nell’organizzazione di una manifestazione storica per il paese, all’Associazione Fulvio Ciancabilla, agli scalpellini e ad Alfredo Marchi per la solenne opera realizzata, ai familiari di Patrizia, agli artisti per le loro nuove opere, alla Banda Bignardi di Monzuno, agli autori, alle associazioni partecipanti, agli espositori, ai commercianti, a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di questa nuova edizione di Artolè e alle tantissime persone presenti”.

lunedì 24 agosto 2026

Vandalizzata la pizzeria La Terrazza di Sasso Marconi: irruzione nel locale chiuso

 Forzata la porta della sala seminterrata, ingenti i danni. Il raid è avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì, mentre il ristorante attende il subentro del nuovo gestore



È entrato nella sala seminterrata della pizzeria-ristorante La Terrazza di Trieste, a Sasso Marconi, forzando la porta d’ingresso con un grosso manufatto, forse una mazza. Una volta all’interno, ha lasciato dietro di sé una lunga scia di danneggiamenti, prima di allontanarsi senza essere visto.

L’episodio è avvenuto venerdì scorso, nel tardo pomeriggio, approfittando del fatto che il locale è attualmente chiuso e in attesa del subentro del nuovo gestore. Un momento particolarmente favorevole per chi ha deciso di introdursi nella struttura, sapendo con ogni probabilità che non avrebbe trovato personale né clienti.

L’allarme è scattato soltanto in un secondo momento, quando l’autore dell’irruzione aveva già lasciato il locale. La struttura, infatti, era vuota e incustodita. Quando i Carabinieri sono arrivati sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare i danni provocati all’interno della sala e avviare gli accertamenti per ricostruire l’accaduto.

Resta da chiarire soprattutto il movente. La dinamica lascia pensare che l’autore fosse a conoscenza della chiusura dell’esercizio: agire nel tardo pomeriggio, quando il locale non era operativo, significa infatti aver avuto la ragionevole certezza di non incontrare ostacoli, ma anche di poter trovare ben poco di valore da sottrarre.

Proprio per questo l’episodio appare, almeno al momento, difficilmente riconducibile a un normale tentativo di furto. Più che la refurtiva, sembra essere stato il danneggiamento a caratterizzare l’azione. Non viene esclusa, quindi, l’ipotesi di un gesto vandalico compiuto da una persona in stato di particolare disagio.

Tra le ipotesi avanzate informalmente c’è anche quella di un’azione impulsiva, forse favorita dalle condizioni di caldo eccezionale che hanno caratterizzato gli ultimi giorni. Un’ipotesi, quest’ultima, che dovrà naturalmente trovare eventuali riscontri negli accertamenti investigativi.

Nel frattempo, per i responsabili del locale, il raid rappresenta un ulteriore problema in una fase già delicata, quella del passaggio di gestione. Saranno ora gli elementi raccolti dai Carabinieri e gli eventuali accertamenti sulle immagini di videosorveglianza, se disponibili, a poter fornire indicazioni utili per individuare il responsabile.

Ci ha lasciati Zina Rovatti per anni formidabile guida di Ascom a Sasso Marconi

  


È scomparsa all’età di 77 anni Zina Rovatti Scagliarini, storica presidente di Ascom a Sasso Marconi e figura di riferimento della vita economica e sociale della comunità. Una presenza autorevole e appassionata, capace di costruire relazioni, coinvolgere le persone e dare voce alle esigenze del commercio locale.

Il suo entusiasmo e la capacità di trasformare le idee in iniziative concrete hanno lasciato un segno profondo nel tessuto commerciale sassese, chiamato negli ultimi anni ad affrontare difficoltà sempre maggiori, anche per la crescente concorrenza dei grandi centri commerciali e l’espansione del commercio online. Di fronte a questi cambiamenti, Zina Rovatti non si è mai lasciata scoraggiare, impegnandosi nella ricerca di soluzioni e nuove opportunità per le attività del territorio.

Tra le iniziative più significative legate alla sua attività c’è la nascita della Notte Blu, l’evento che ogni giugno anima il centro di Sasso Marconi e che nel tempo è diventato uno degli appuntamenti più attesi dalla comunità.

Zina Rovatti fu inoltre tra le principali animatrici delle attività del Comitato Commercio Vivo, contribuendo concretamente alla valorizzazione del tessuto commerciale locale. Particolare attenzione dedicò anche alla riqualificazione della rete delle imprese di prossimità, riuscendo a intercettare e valorizzare con visione ed efficacia le risorse messe a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna attraverso le leggi regionali dedicate all’economia urbana. Un impegno che ha prodotto risultati concreti e duraturi.

Con la sua scomparsa, Sasso Marconi perde una protagonista della vita economica e associativa locale, ricordata per la passione, la determinazione e la capacità di fare rete. Una «figura di riferimento straordinaria», come viene ricordata da quanti hanno condiviso con lei anni di impegno a favore del commercio e della comunità.

Il funerale sarà celebrato domani, martedì 25 agosto, alle 11, nella chiesa di San Pietro, con don Massimo.

La comunità parrocchiale si raccoglierà in preghiera oggi, lunedì 24 agosto, alle 17.30, nella chiesa di San Pietro, per la recita del Santo Rosario in suo suffragio.

A Sasso Marconi cinque serate di musica con “In Festa La Pubblica”

 




Dal 27 al 31 agosto 2026, Sasso Marconi ospiterà “In Festa La Pubblica”, la rassegna promossa da Pubblica e dedicata alla musica dal vivo, all’intrattenimento e alla socialità.

Cinque serate pensate per offrire al pubblico occasioni di incontro e convivialità, attraverso un programma musicale articolato tra band, artisti e tribute show. Una proposta rivolta a un pubblico eterogeneo, con repertori e formazioni differenti e un calendario all’insegna della musica live.

Tra gli appuntamenti annunciati dalla locandina figurano The Authorities & Mamo Band, Patrick Bema Voce e C... & la sua band, William Morotti & Band, Fausto Car... e la sua band, oltre ad altri gruppi e interpreti.

La rassegna punta sulla formula della serata musicale come momento di aggregazione: non soltanto spettacolo e ascolto, ma anche l’opportunità di condividere tempo e spazi in un contesto informale e partecipato. Le diverse proposte artistiche accompagneranno così le serate di fine agosto, alternando sonorità, interpreti e formule di intrattenimento.

“In Festa La Pubblica” si inserisce quindi nel calendario estivo di Sasso Marconi con una programmazione che mette al centro la musica dal vivo e la dimensione comunitaria, invitando il pubblico a seguire i diversi appuntamenti di Pubblica Live.

Un’occasione per vivere cinque serate tra musica, spettacolo e convivialità, valorizzando al tempo stesso una realtà che rappresenta un punto di riferimento per il territorio. 



Sabato a Marzabotto: borlenghi, tagliatelle e musica sotto le stelle

 

Il Comune informa


Una serata d’estate all’insegna della convivialità, della buona cucina e della musica attende cittadini e visitatori a Marzabotto. Sabato, in piazza Martiri delle Fosse Ardeatine, torna un appuntamento pensato per trascorrere insieme una piacevole serata nel cuore del paese, tra i sapori della tradizione e l’atmosfera delle notti d’estate.

A partire dalle 18.00 sarà possibile accompagnare la serata con cocktail e musica, creando l’atmosfera ideale per incontrarsi, chiacchierare e stare insieme.

Dalle 19.00, invece, spazio alla gastronomia tradizionale con due protagonisti molto amati della cucina locale: i borlenghi di Tolè e le tagliatelle all’ortica di Ca’ Guidotti. Un’occasione per riscoprire e gustare alcune delle specialità che raccontano la storia e i sapori dell’Appennino bolognese.

La serata proseguirà tra musica, buon cibo e brindisi, in un clima di festa e condivisione, per vivere la piazza come luogo d’incontro e di comunità.

L’iniziativa è organizzata con la partecipazione dei volontari della Pro Loco di Marzabotto, che aspettano tutti per una serata da vivere insieme, sotto le stelle.

Unipol Arena, via libera alla nuova hall d’ingresso: conclusa positivamente la Conferenza dei servizi



Casalecchio di Reno – Si conclude con esito positivo, seppur subordinato al rispetto di specifiche prescrizioni, l’iter della Conferenza dei servizi decisoria relativa al progetto per la realizzazione di una nuova hall di ingresso sul lato est dell’Unipol Arena, in via Gino Cervi 2.

Il procedimento riguarda la richiesta di Permesso di costruire presentata dalla società Grande Stazione Srl il 12 luglio 2023 e relativa all’ampliamento della struttura polivalente. L’intervento ricade all’interno dell’Unità di Attuazione U.A.6A del Piano Urbanistico Attuativo “Stazione Futurshow”.

L’iter amministrativo, avviato nel 2024, ha richiesto una serie di integrazioni e aggiornamenti della documentazione progettuale, anche con riferimento agli aspetti strutturali e di sicurezza antincendio. Nel corso del procedimento è inoltre intervenuta la Regione Emilia-Romagna – Area Geologia, Suoli e Sismica, che aveva inizialmente trasmesso un preavviso di diniego relativo alla pratica strutturale.

La questione è stata quindi approfondita nell’ambito della Conferenza dei servizi, anche alla luce della classificazione dell’Unipol Arena tra le strutture che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso di rilevanza sovracomunale, in considerazione dell’elevata capacità di affollamento prevista dalla normativa sismica regionale.

Il 1° luglio 2026 si è svolta la seduta sincrona della Conferenza dei servizi, conclusasi con un esito favorevole condizionato. Successivamente, gli enti e i servizi coinvolti hanno trasmesso i rispettivi pareri, determinazioni e nulla osta, con le eventuali prescrizioni da recepire nel progetto.

Il provvedimento comunale stabilisce pertanto la conclusione positiva della Conferenza dei servizi, subordinandola al rispetto di tutte le condizioni e prescrizioni contenute nei pareri e negli atti di assenso acquisiti durante il procedimento. Tra gli enti coinvolti figura anche il CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, per il quale l’assenso è considerato acquisito secondo quanto previsto dalla normativa sul procedimento amministrativo.

Resta invece distinto dal procedimento della Conferenza dei servizi l’iter relativo alla Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo, chiamata a esprimere il proprio parere di fattibilità sull’intervento ai sensi della normativa vigente.

Con la determinazione conclusiva, il Comune ha quindi dato atto che le condizioni e le prescrizioni formulate dagli enti possono essere recepite senza apportare modifiche sostanziali alla decisione oggetto della Conferenza dei servizi.

Il prossimo passaggio sarà affidato al Servizio SUE-SUAP-Urbanistica, che dovrà completare l’iter istruttorio finalizzato al rilascio del Permesso di costruire richiesto da Grande Stazione Srl.

La conclusione positiva della Conferenza rappresenta dunque un passaggio amministrativo significativo verso la realizzazione della nuova hall di ingresso dell’Unipol Arena, fermo restando il rispetto delle prescrizioni impartite dagli enti competenti e il completamento degli ulteriori adempimenti previsti dalla procedura.