Benvenuto al piccolo Ryan, nato nei pressi dell’Ospedale Maggiore dopo una corsa in ambulanza da Vergato a Bologna. Un lieto evento che, ancora una volta, accende i riflettori sulle criticità dell’assistenza ostetrica nell’Appennino bolognese.
di Erika
Seta
Coordinatore regionale
Azzurro Donna – Forza Italia
e di Mariela
Fuentes
Coordinatore Appennino
Azzurro Donna – Forza Italia
Esprimiamo innanzitutto
le nostre congratulazioni alla famiglia e il benvenuto al piccolo Ryan. Ma la
sua nascita, avvenuta durante il trasferimento verso Bologna, non può essere
considerata soltanto una storia a lieto fine.
Dietro
questo episodio c’è una questione che non può più essere ignorata: per le
donne che vivono nell’Appennino, il rischio di dover affrontare un parto in
emergenza durante il trasferimento verso Bologna è diventato una concreta
possibilità. E ogni parto gestito in condizioni di emergenza, lontano da
una struttura attrezzata, espone a rischi la madre, il neonato e gli stessi
operatori sanitari.
In caso di
complicazioni, infatti, intervenire tempestivamente può diventare estremamente
difficile. E accanto al problema sanitario se ne pone un altro, altrettanto
delicato: la responsabilità del personale sanitario, chiamato a operare
in condizioni che non dipendono dalle proprie competenze o dalla propria
volontà, ma dalle scelte organizzative del sistema.
La sanità
dell’area metropolitana bolognese dovrebbe concentrare risorse e attenzione
anche sulla sicurezza del percorso nascita, invece di procedere
attraverso riorganizzazioni continue dell’emergenza-urgenza, con strutture e
modelli assistenziali che cambiano prima ancora di essere pienamente compresi e
valutati dai cittadini.
Il tema dei
punti nascita dell’Appennino merita una discussione seria, trasparente e basata
sulle reali esigenze del territorio.
Perché la
lotta alla denatalità passa anche dalla capacità di garantire alle donne
un’assistenza sicura e qualificata, non soltanto dagli slogan o da
riorganizzazioni amministrative.
È
inaccettabile che si possa sostenere che la presenza di un’ostetrica a Porretta
non sarebbe necessaria o che avrebbe un costo eccessivo, senza affrontare fino
in fondo il tema della sicurezza delle donne che vivono in montagna.
Ed è
altrettanto difficile comprendere come possano essere invocati i costi per
giustificare la sospensione di servizi essenziali, mentre vengono destinate
ingenti risorse a successive riorganizzazioni dell’assistenza territoriale.
La sicurezza
delle madri e dei neonati non può essere considerata una voce di bilancio come
le altre.
La montagna
non può essere trattata come un territorio di serie B.
Le donne
dell’Appennino hanno diritto a un percorso nascita sicuro, accessibile e
adeguato alle caratteristiche del territorio. Hanno diritto a partorire in
sicurezza, non a rischiare di farlo durante una corsa in ambulanza.
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