I consiglieri chiedono chiarimenti sul futuro del progetto. Il sindaco: «La competenza è del SUAP dell’Unione dei Comuni»
Torna al
centro del dibattito politico di Monzuno la vicenda dell’impianto eolico di
Acqua Fresca. Una nuova interrogazione presentata dai consiglieri di minoranza
richiama l’attenzione dell’amministrazione comunale su una questione che si
trascina da anni senza una soluzione definitiva.
Nel piccolo
lotto situato al bivio con la strada comunale di Gabbiano giacciono ancora
inutilizzati gli spezzoni della torre destinata a sostenere la pala eolica,
mentre il progetto resta fermo in una situazione di stallo.
Fin
dall’inizio l’installazione dell’impianto, considerata da una parte della
popolazione particolarmente impattante dal punto di vista paesaggistico, aveva
suscitato una forte opposizione. Dopo una lunga serie di vicende amministrative
e politiche, era emersa l’ipotesi di trasferire la struttura in un altro sito
ritenuto più idoneo, ma a oggi il progetto di ricollocazione non si è concretizzato.
I consiglieri
comunali Marco Luppi, Elisabetta Di Natale, Maurizio Musolesi e Anastasia Naomi
Chillemi hanno quindi presentato un’interrogazione per chiedere
all’amministrazione se intenda procedere, per la terza volta, al rinnovo della
Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) relativa all’impianto.
Nel documento
vengono inoltre evidenziate le criticità legate alla sicurezza e al dissesto
idrogeologico dell’area. Secondo i firmatari, il sito sarebbe interessato da
una frana attiva, aggravata dagli eventi alluvionali degli ultimi tre anni, con
fenomeni di erosione alla base del versante. I consiglieri ricordano inoltre
che, durante l’incontro pubblico tenutosi a Gabbiano il 18 ottobre 2025, il
sindaco avrebbe riferito dell’esistenza di una trattativa con la proprietà
finalizzata a superare l’attuale situazione di stallo.
La domanda
posta all’amministrazione è dunque chiara: alla luce della prossima scadenza
della PAS, il Comune intende concedere una terza proroga oppure ritiene che,
considerate le mutate condizioni del territorio e le criticità evidenziate, il
procedimento debba essere definitivamente interrotto?
Nella risposta
all’interrogazione, il sindaco di Monzuno Bruno Pasquini ha precisato che il
procedimento «è in capo al SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive)
dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese».
Il primo
cittadino ha inoltre ricordato che «il termine per l’ultimazione dei lavori è
stato prorogato al 30 giugno 2026» e che eventuali ulteriori proroghe previste
dalla normativa nazionale o regionale «sono disciplinate esclusivamente dalle
rispettive fonti legislative e non dipendono dalla volontà dell’amministrazione
locale». Per ogni aggiornamento, ha aggiunto, occorre rivolgersi agli uffici
competenti.
Una risposta
che ha lasciato insoddisfatti i consiglieri interroganti. «Monzuno fa parte
dell’Unione dei Comuni e ciò che avviene in questo ente è certamente noto alla
Giunta», osserva la consigliera Elisabetta Di Natale. «Era in corso una
trattativa interessante per collocare la pala in un punto meno impattante,
soluzione che ci sembrava auspicabile e attesa. Un aggiornamento su questa
vicenda sarebbe stato opportuno».
Pur senza dichiararlo esplicitamente, dall’impostazione dell’interrogazione emerge la convinzione che un eventuale mancato rinnovo della PAS potrebbe favorire un’accelerazione nella ricerca di una soluzione alternativa e nella definizione della trattativa avviata per individuare un nuovo sito per l’impianto.
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