giovedì 24 settembre 2026

Marzabotto, la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese accende il confronto: applausi, dissenso e polemiche




L’attribuzione della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese ha avuto una forte eco a Marzabotto e raccolto il convinto sostegno di numerosi cittadini, che non hanno mancato di sottolineare, con la loro partecipazione alla cerimonia di consegna, il consenso e l’entusiasmo per la decisione dell’amministrazione comunale, passata senza indugi dalle parole ai fatti, mentre altrove si continua a discutere e a prendere tempo.

L’incontro di ieri sera ha fatto registrare momenti di forte partecipazione, con prolungati applausi, standing ovation e manifestazioni di approvazione che, in alcuni momenti, hanno assunto toni vicini al “tifo da stadio”.

Come in ogni confronto pubblico, non è mancata però anche una voce di dissenso, quella del consigliere comunale di Forza Italia Morris Battistini, che ha espresso la propria contrarietà alla cittadinanza onoraria. Una posizione che ha suscitato una decisa reazione da parte di una parte della platea, con contestazioni che, secondo il consigliere, sarebbero arrivate fino all’insulto personale.

Battistini ha affidato le proprie considerazioni a un lungo comunicato dal titolo “Marzabotto, una serata che racconta quanto sia difficile accettare il dissenso”, nel quale racconta la propria esperienza.

“Ho votato contro la cittadinanza ad Albanese e ieri sera ho avuto la conferma delle mie ragioni. Il dissenso è stato sommerso da fischi, insulti e urla. Questa non è la democrazia che Marzabotto dovrebbe rappresentare”.

Di seguito il testo del suo intervento.

Ieri sera al Teatro comunale di Marzabotto non è andata in scena soltanto la presentazione di un libro e la consegna di una cittadinanza onoraria. È andato in scena, a mio giudizio, qualcosa di molto più significativo: la difficoltà, ancora una volta, di una certa parte del mondo politico e culturale di accettare che qualcuno possa avere un’opinione diversa.

Il teatro era gremito. Per quasi due ore si sono susseguiti interventi, applausi, standing ovation e cori in favore di Francesca Albanese. Nulla di scandaloso, sia chiaro: chiunque ha il diritto di esprimere il proprio sostegno a una persona e alle sue idee.

Il problema nasce quando quel diritto sembra valere soltanto per chi applaude.

Quando è arrivato il momento degli interventi, mi sono alzato e ho detto chi sono: capogruppo di Forza Italia e persona che, con convinzione, ha votato contro la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese.

E ho rivendicato quella scelta.

Ho spiegato che, dopo aver letto i suoi libri, seguito i suoi interventi e approfondito le sue posizioni, la mia convinzione non solo non è cambiata, ma si è ulteriormente rafforzata: ritengo che Francesca Albanese non rappresenti la storia, la sensibilità e i valori che Marzabotto dovrebbe esprimere attraverso una cittadinanza onoraria.

Ho ricordato una scelta che considero profondamente significativa della storia amministrativa del nostro Comune: nel 2019, su mia proposta, il Consiglio comunale conferì la cittadinanza onoraria a Liliana Segre.

E proprio Liliana Segre è stata protagonista di un duro confronto pubblico con Francesca Albanese sul tema del genocidio e della guerra a Gaza. Un confronto nel quale Albanese ha successivamente utilizzato, nei confronti della senatrice a vita, espressioni relative alla sua lucidità nel valutare la questione.

Ho quindi posto ad Albanese alcune domande molto semplici.

Hamas va condannato senza se e senza ma? Gli attacchi del 7 ottobre vanno condannati senza ambiguità? Il diritto internazionale vale per tutti, oppure soltanto quando viene invocato contro Israele? I diritti umani sono universali oppure dipendono dal popolo che li rivendica? La parola “genocidio” può essere utilizzata soltanto per descrivere le responsabilità attribuite a Israele o deve essere affrontata con lo stesso rigore di fronte a qualsiasi attore? E ancora: la soluzione dei due popoli e dei due Stati rappresenta una prospettiva da sostenere?

Domande che, almeno secondo quanto ho potuto constatare direttamente ieri sera, non hanno ricevuto una risposta puntuale.

La risposta che ho ricevuto è stata invece, a mio giudizio, politica e personale.

Albanese ha contestato le mie parole, ha sostenuto che non avrei avuto pudore nel formulare determinate accuse e mi ha invitato a vergognarmi di ciò che stavo dicendo. Nel corso della replica, secondo quanto ho vissuto direttamente, ha inoltre imitato la mia voce e alcuni miei gesti, suscitando l’ilarità e l’applauso di una parte consistente della sala.

E qui arriviamo al punto.

Perché quando una platea applaude Francesca Albanese è democrazia, mentre quando un consigliere comunale esprime una posizione diversa diventa improvvisamente un problema?

Durante il mio intervento sono partiti fischi, urla e insulti. Mi sono sentito dire di andare a casa, di vergognarmi e sono stato apostrofato con epiteti che non considero degni di un confronto politico e istituzionale.

A un certo punto è dovuta intervenire la sindaca Valentina Cuppi per cercare di riportare la situazione alla calma e consentirmi di proseguire.

E io l’ho detto chiaramente alla stessa Albanese: quella platea era, in quel momento, la sua platea.

Una platea che aveva applaudito per decine di minuti, che aveva accolto la sua presenza con entusiasmo e che, non appena è comparsa una voce critica, ha reagito con fischi e insulti.

Se questo è il modo in cui intendiamo il confronto democratico, allora abbiamo un problema.

Io continuerò a difendere il diritto al dissenso.

Anzi, lo rivendico con orgoglio.

Perché il dissenso non è odio. Il dissenso non è fascismo. Il dissenso non è ignoranza. Il dissenso non è un tentativo di “cercare i riflettori”.

Il dissenso è democrazia.

E proprio per questo ho contestato anche quello che ho percepito come un uso politico della serata: una cittadinanza onoraria consegnata nello stesso momento in cui veniva presentato il libro di Albanese.

La domanda che pongo è semplice: era una cerimonia istituzionale o la presentazione di un libro?

Perché, se si trattava di una cerimonia istituzionale, allora avrei preferito un confronto istituzionale.

Se invece si trattava della presentazione di un libro, allora non comprendo perché fosse necessario utilizzare la cornice della cittadinanza onoraria.

E poi c’è un’altra questione.

In questi giorni è esplosa una polemica sulle immagini che ritraggono Francesca Albanese con capi di marchi come Loro Piana e Celine, brand finiti nel dibattito pubblico proprio per i loro presunti legami economici con ambienti contestati dal movimento pro-Palestina. La stampa ha raccontato la vicenda, chiarendo anche che i due marchi non risultano nella lista ufficiale BDS.

Io le ho semplicemente chiesto se gli abiti che indossava fossero Loro Piana o Celine.

Non ho ricevuto una risposta precisa sui marchi. Mi è stato risposto che erano “i suoi abiti”.

Anche in questo caso, una domanda semplice avrebbe meritato una risposta semplice.

Non mi interessa sapere quanto costino i vestiti di Francesca Albanese. Mi interessa la coerenza tra ciò che si predica e ciò che si pratica.

Perché, se si chiede agli altri di boicottare determinati marchi, allora è legittimo domandare perché quegli stessi marchi compaiano nelle proprie fotografie.

La coerenza, in politica come nella vita, non dovrebbe essere un optional.

A un certo punto, durante il confronto, la sindaca Cuppi — sempre secondo quanto ho vissuto direttamente — è intervenuta per contestare le mie affermazioni e, mentre insistevo nel chiedere una risposta, mi ha rivolto un’espressione volgare.

Se un sindaco arriva a questo livello nel corso di una manifestazione pubblica, penso che ci sia qualcosa su cui riflettere.

Io non pretendo che Francesca Albanese condivida le mie idee.

Non pretendo che Valentina Cuppi condivida le mie idee.

Non pretendo che il pubblico applaudisse me.

Pretendo però una cosa molto più semplice: che mi venga consentito di parlare.

E pretendo che le domande vengano affrontate nel merito.

Non ho chiesto a Francesca Albanese di pensarla come me. Le ho chiesto di rispondere.

Ho chiesto una condanna netta di Hamas e del 7 ottobre. Ho chiesto se il diritto internazionale debba valere per tutti. Ho chiesto se i diritti umani siano universali. Ho chiesto se la soluzione dei due popoli e dei due Stati sia una prospettiva da sostenere. Ho chiesto quale sia il criterio con cui viene utilizzato il termine “genocidio”.

Non considero queste domande estremiste.

Le considero domande necessarie.

E non accetto che chi le pone venga insultato o ridicolizzato.

Marzabotto è un luogo della memoria. Proprio per questo dovrebbe essere anche un luogo nel quale la libertà di pensiero e il confronto democratico vengono difesi con particolare forza.

La memoria non può diventare una clava politica.

La storia di Marzabotto appartiene a tutti gli italiani, non a una parte politica.

E proprio perché sappiamo quanto possa essere pericolosa l’idea che esista una sola verità autorizzata, dovremmo essere i primi a difendere il diritto di chi non è d’accordo.

C’è poi un ultimo episodio che ritengo politicamente significativo.

Al termine della serata ho raccontato sui miei canali social quanto accaduto e la mia sorpresa per il comportamento di Laura Di Maio, ex consigliera del gruppo di centrodestra Forza Italia, oggi nel gruppo Misto.

Di Maio aveva votato contro la cittadinanza onoraria ad Albanese. Ieri sera, dopo averla ascoltata, ha invece applaudito e si è avvicinata personalmente ad Albanese per dirle di aver cambiato idea e di aver iniziato a stimarla.

È una scelta che rispetto sul piano personale.

Ma politicamente la considero emblematica.

Perché una cosa è cambiare idea dopo aver ascoltato una persona: è legittimo.

Un’altra cosa è sostenere una posizione politica all’interno di un gruppo e poi, una volta usciti da quel gruppo, assumere una posizione completamente diversa.

Io invece rivendico la coerenza della mia posizione.

Ho votato contro quella cittadinanza e ieri sera, dopo aver ascoltato Francesca Albanese direttamente, sono uscito dal teatro ancora più convinto di quel voto.

Non ho cambiato idea per convenienza.

Non ho cambiato idea per applausi.

Non ho cambiato idea per paura dei fischi.

E soprattutto non ho intenzione di cambiare idea perché una sala intera urla contro di me.

Sono e rimango orgogliosamente di Forza Italia perché credo in un centrodestra liberale, moderato, europeo e profondamente ancorato ai valori della democrazia occidentale.

Ed è proprio per questo che considero la scelta di Laura Di Maio di uscire dal gruppo Voce per Marzabotto - Forza Italia una sua scelta personale e politica, che rispetto, ma che non rappresenta in alcun modo la posizione di Forza Italia e, soprattutto, non rappresenta il mio modo di intendere l’impegno politico.

Ieri sera a Marzabotto non ho perso la voce.

Ho semplicemente scelto di usarla.

E continuerò a farlo.

Perché una democrazia nella quale tutti applaudono è una platea.

Una democrazia nella quale qualcuno può alzarsi, dissentire, essere contestato e continuare comunque a parlare è una democrazia vera.

Ed è quella democrazia che continuerò a difendere.

Ho mantenuto il tono giornalistico ma ho evitato di trasformare in fatti accertati le accuse e le ricostruzioni contenute nel comunicato di Battistini, lasciandole esplicitamente nella sua prospettiva (“a mio giudizio”, “secondo quanto ho vissuto direttamente”).

Cimiteri di Sasso Marconi, tra incuria e manutenzione: cresce il malcontento dei cittadini

 



La situazione dei cimiteri del Comune di Sasso Marconi appare sempre più preoccupante. Sono numerose le segnalazioni di cittadini che descrivono condizioni di scarsa manutenzione e manifestano amarezza e disappunto. Alcuni si sono rivolti anche a questo blog, nella speranza che rendere pubbliche le loro lamentele possa contribuire a migliorare la situazione. Ma, secondo quanto riferito dagli stessi cittadini, gli interventi finora sarebbero stati insufficienti.

Particolarmente nota è la vicenda del cimitero di Fontana e San Leo, dove da anni i residenti chiedono interventi per mettere in sicurezza l'ala del camposanto che si affaccia sul torrente Rio Maggiore. La struttura è stata interessata da una frana che ne ha compromesso la stabilità e che, secondo i residenti, continua a rappresentare una situazione di rischio soprattutto in occasione delle piogge più intense.

Dopo anni di proteste e sollecitazioni è stato finalmente realizzato un intervento di contenimento. Un'opera che, tuttavia, a detta di alcuni frazionisti, non sarebbe risolutiva. Tra i residenti circola inoltre l'ipotesi di una soluzione più radicale, che prevederebbe il trasferimento delle salme in un altro cimitero. Una prospettiva che, se confermata, sta suscitando ulteriore malcontento nella comunità locale.

Anche il cimitero di Pontecchio, secondo diverse segnalazioni, verserebbe in condizioni di manutenzione non adeguate. Le lamentele riguardano soprattutto lo stato generale dell'area e alcuni interventi che, secondo i cittadini, tarderebbero ad arrivare.


Una situazione analoga viene segnalata per il cimitero del capoluogo, a San Lorenzo. Chi lo ha frequentato recentemente racconta di aver trovato erba incolta intorno alle tombe interrate, con un'immagine complessiva che viene percepita come poco decorosa per un luogo destinato alla memoria dei defunti.

Ma è soprattutto nell'ala originaria del cimitero, quella situata alle spalle della cappellina, che emergerebbero problemi di manutenzione particolarmente evidenti. Secondo le segnalazioni raccolte, da anni, nonostante le comunicazioni effettuate, in occasione dei temporali l'acqua riuscirebbe a filtrare dalla copertura, penetrando nelle murature e raggiungendo alcuni loculi.

I fenomeni descritti comprendono ruscellamenti, macchie di umidità e muffa e danneggiamenti alle lapidi. Una situazione che, oltre al degrado visibile all'esterno, suscita nei familiari dei defunti la comprensibile preoccupazione che l'acqua possa raggiungere anche l'interno dei loculi.

A chi ha chiesto spiegazioni ai responsabili della società incaricata della gestione del servizio sarebbe stato riferito che il problema dipende dalla necessità di un importante intervento sulla copertura, intervento che competerebbe al Comune. Resta però un'altra questione sollevata dai cittadini: secondo alcune segnalazioni, una manutenzione periodica delle grondaie e delle caditoie potrebbe almeno contribuire a garantire un più efficace deflusso delle acque piovane, evitando che l'ostruzione degli scarichi aggravi il problema.

Nel frattempo, secondo quanto lamentano i cittadini, il deterioramento sembra proseguire e con esso aumenta anche il timore che interventi rinviati nel tempo possano diventare più complessi e costosi.

Il tema non riguarda soltanto la manutenzione di un patrimonio pubblico. I cimiteri sono luoghi che hanno un particolare valore civile e affettivo: sono spazi della memoria, frequentati quotidianamente da familiari e cittadini che vi custodiscono il ricordo dei propri cari.

Per questo motivo le segnalazioni meritano attenzione e risposte puntuali, sia da parte dell'amministrazione comunale sia da parte del gestore del servizio. Servirebbero, innanzitutto, chiarezza sui problemi esistenti, sugli interventi programmati, sulle rispettive competenze e sui tempi necessari per risolverli.

Perché il rispetto dei luoghi della memoria dovrebbe essere considerato una delle forme più elementari di rispetto per una comunità.

Una società che perde il rispetto per i propri morti rischia, prima ancora che di dimenticare il passato, di smarrire una parte importante della propria identità.


Francesca Albanese è cittadina onoraria di Marzabotto

 La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati ha ricevuto il riconoscimento dalla sindaca Valentina Cuppi, davanti a un teatro gremito. «Marzabotto è un testamento vivente della resistenza all’oppressione».



Francesca Albanese è cittadina onoraria di Marzabotto. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati ha ricevuto il riconoscimento dalle mani della sindaca Valentina Cuppi, davanti a un teatro gremito e a un pubblico di alcune centinaia di persone, che l’ha accolta con un lungo applauso.

Con la cerimonia, Marzabotto ha confermato la decisione di conferire la cittadinanza onoraria ad Albanese, una scelta che nelle ultime settimane aveva alimentato un confronto politico, anche in relazione al mancato invito alla cerimonia di altre istituzioni locali e regionali.

A fare gli onori di casa è stata la sindaca Valentina Cuppi, che ha espresso il proprio compiacimento per il conferimento del riconoscimento e ha rivendicato la scelta dell’amministrazione comunale. Nel motivarla, Cuppi ha richiamato il ruolo storico di Marzabotto e Monte Sole, sottolineando la necessità di mantenere viva la memoria delle stragi nazifasciste e, al tempo stesso, di tradurre quella memoria in un impegno concreto per la tutela dei diritti umani nel presente.

Secondo la sindaca, Marzabotto non poteva «mancare» di fronte alle violazioni dei diritti umani e doveva assumere una posizione coerente con la propria storia. Il riconoscimento ad Albanese è stato quindi motivato anche con il lavoro svolto dalla giurista nell’ambito del suo mandato come relatrice speciale delle Nazioni Unite.

Alla base della scelta dell’amministrazione, ha spiegato Cuppi, ci sono dunque il rispetto per il significato storico di Marzabotto e Monte Sole e la convinzione che il lavoro sulla memoria non possa esaurirsi nel ricordo del passato, ma debba tradursi anche in un impegno sui diritti umani nel presente.

«Un luogo che non si visita, si onora»: è questo il senso attribuito alla cerimonia, in una giornata nella quale la storia di Marzabotto è stata posta in dialogo con le questioni contemporanee legate alla tutela dei diritti e alla resistenza all’oppressione.


Pioppe di Salvaro celebra i 100 anni della scuola: una festa per tutta la comunità


 

Il Comune di Marzabotto informa:

 

Oggi, giovedì 24 settembre, Pioppe di Salvaro si prepara a celebrare un anniversario speciale: i 100 anni della Scuola dell’Infanzia, un importante traguardo che sarà festeggiato insieme ai bambini, alle famiglie e a tutta la comunità.

A fare gli onori di casa sarà la Pro Loco di Pioppe di Salvaro, che ha organizzato un pomeriggio all’insegna dell’intrattenimento, della convivialità e della memoria collettiva.

Il programma prenderà il via alle ore 17.00, presso la Scuola dell’Infanzia di Pioppe, con uno spettacolo dedicato a tutte le bambine e i bambini affidato al Mago Giacomino. Un momento pensato soprattutto per i più piccoli, ma che coinvolgerà inevitabilmente anche famiglie e accompagnatori.

Al termine dello spettacolo, la festa proseguirà nel giardino pubblico di Pioppe, dove sarà offerto un buffet a tutti i partecipanti. Sarà l’occasione per ritrovarsi in un clima di festa e condividere un momento di socialità nel segno di una storia scolastica lunga un secolo.

La celebrazione non sarà però soltanto un momento di festa, ma anche un’occasione per lasciare un segno destinato a rimanere nel tempo. Nel corso dell’iniziativa è infatti prevista l’apposizione di una scultura realizzata dagli scalpellini dell’Associazione Fulvio Ciancabilla, a testimonianza del legame tra il territorio, la sua tradizione artigianale e la comunità locale.

Un appuntamento che unisce dunque memoria, cultura, scuola e comunità, per ricordare cento anni di storia e, allo stesso tempo, guardare al futuro attraverso le nuove generazioni.

L’invito della Pro Loco è rivolto a tutta la cittadinanza: un secolo di scuola rappresenta infatti un patrimonio condiviso, fatto di bambini, insegnanti, famiglie e generazioni che, nel corso degli anni, hanno contribuito a costruire la storia di Pioppe di Salvaro.

Nuova truffa via sms: attenzione alle false comunicazioni

Nei messaggi si invita il contribuente ad accedere a un presunto sistema informatico per consultare avvisi fiscali o verificare la propria posizione tributaria



L’Agenzia delle entrate mette in guardia i contribuenti sulla diffusione di una nuova campagna di smishing (phishing tramite sms). Nel caso specifico, viene utilizzato in modo fraudolento il nome dell’Amministrazione finanziaria per indurre i cittadini a fornire informazioni personali, credenziali di accesso e dati finanziari.

La campagna fraudolenta avviene attraverso l’invio di sms, confezionati in modo da indurre il destinatario a ritenere che il mittente sia l’Agenzia delle entrate. Nel testo dei messaggi, gli utenti vengono invitati ad accedere a un presunto sistema informatico per consultare un avviso di carattere fiscale o verificare informazioni relative alla propria posizione tributaria.

Di seguito un esempio di questo tipo di messaggi:


 

I collegamenti presenti negli sms rimandano a siti web malevoli controllati dagli attaccanti per sottrarre dati e informazioni sensibili.

La raccomandazione ai cittadini è quella di prestare la massima attenzione: è importante non fornire dati personali, informazioni riservate o credenziali di accesso tramite pagine web raggiunte attraverso collegamenti contenuti in comunicazioni inattese, non richieste o comunque sospette.

L’Agenzia disconosce questa tipologia di comunicazioni, rispetto alle quali si dichiara totalmente estranea. In caso di dubbi sulla veridicità di una comunicazione ricevuta è sempre utile verificare preliminarmente consultando la pagina del sito istituzionale “Focus sul phishing”, rivolgersi ai contatti reperibili sul portale www.agenziaentrate.gov.it o direttamente all’ufficio competente per territorio.