da Dubbio
La vicenda della discarica di Cà dei Ladri continua a sollevare
interrogativi che richiedono risposte chiare e trasparenti. Al centro del
dibattito c’è il progetto «6° Settore – Progetto di gestione dei rifiuti
stabili non reattivi», presentato da HERAmbiente S.p.A. alla Regione il 14
settembre, che prevede una modifica delle tipologie di rifiuti conferibili
nelle vasche V15, V16 e V17, con l’introduzione di 110 nuove tipologie, di cui
10 classificabili come pericolose.
Si tratta di rifiuti che, a seguito di specifici trattamenti, possono
acquisire caratteristiche di stabilità e non reattività tali da consentirne il
conferimento in una discarica per rifiuti non pericolosi, nel rispetto dei
requisiti previsti dalla normativa vigente.
È vero che la proposta non comporta variazioni della superficie e del
volume complessivo già autorizzati. Questo, tuttavia, non significa che la
modifica sia priva di rilevanza: a cambiare è la tipologia dei materiali che
potranno essere conferiti nell’impianto. Ed è proprio questo l’aspetto che
merita particolare attenzione, soprattutto sotto il profilo delle garanzie
ambientali e della tutela della salute pubblica.
Le interrogazioni di Aldrovandi e le
risposte del sindaco
Sulla questione è intervenuto il consigliere comunale Marco Aldrovandi, del
gruppo consiliare «Unica Prospettiva Civica» di Castel di Casio, che ha
presentato specifiche interrogazioni per chiedere chiarimenti sulla natura dei
rifiuti, sui controlli previsti, sulle garanzie ambientali e, soprattutto,
sulla tutela della salute della popolazione.
Le risposte del sindaco Bertacci, che si è dichiarato favorevole alla
modifica progettuale, non hanno fugato tutti i dubbi sollevati dal consigliere
e, secondo quest’ultimo, hanno lasciato aperti ulteriori interrogativi.
Tra i punti da chiarire figurano anche gli aspetti economici
dell’operazione: quale sarà il beneficio per CO.SE.A., proprietario della
discarica, e quali eventuali ricadute economiche sono previste per i Comuni
direttamente interessati dalla presenza dell’impianto, ossia Gaggio Montano,
Castel di Casio e Alto Reno Terme?
Un ulteriore elemento riguarda la trasparenza del processo decisionale. La
deliberazione dell’Assemblea di CO.SE.A. relativa all’autorizzazione a
HERAmbiente non risulta, allo stato attuale, disponibile tra gli atti
pubblicamente consultabili. Non è quindi possibile ricostruire, sulla base
della documentazione accessibile, la posizione espressa dai singoli sindaci,
l’esito della votazione e le motivazioni alla base della decisione.
Salute pubblica, i precedenti
scientifici richiamati
Nella prima interrogazione, Aldrovandi ha posto in primo piano il tema
della salute dei cittadini, richiamando il programma ERAS Lazio —
Epidemiologia, Rifiuti, Ambiente e Salute — i cui risultati sono stati pubblicati
anche sull’International Journal of Epidemiology.
Lo studio ha esaminato gli effetti sulla salute di oltre 240.000 persone
residenti entro cinque chilometri da discariche controllate, rilevando
associazioni tra l’esposizione agli impianti, alcune patologie e il ricorso
alle cure ospedaliere.
I risultati di ERAS non possono essere automaticamente trasferiti al
contesto di Cà dei Ladri, né costituiscono di per sé una prova di rischi
specifici legati alla modifica proposta. Rappresentano tuttavia un riferimento
scientifico che richiama l’importanza della prevenzione, della valutazione dei
possibili impatti e di un’attenta sorveglianza sanitaria e ambientale.
A questo quadro si aggiunge la situazione dell’Appennino bolognese, per il
quale il Profilo di Salute 2025 dell’Azienda USL di Bologna evidenzia
elementi di fragilità sanitaria e sociale che, secondo il consigliere, rendono
ancora più necessario un approccio improntato alla cautela.
Trasparenza e garanzie: le questioni
ancora aperte
È alla luce di queste considerazioni che Aldrovandi chiede maggiore
chiarezza sulla modifica progettuale presentata da HERAmbiente. La questione,
infatti, non riguarda soltanto la capacità dell’impianto o il volume dei
rifiuti autorizzati, ma anche la natura dei materiali ammessi, l’efficacia dei
controlli e l’adeguatezza delle misure di prevenzione e protezione.
Restano quindi aperte diverse domande: quali verifiche saranno effettuate
sui nuovi rifiuti conferibili? Quali garanzie saranno adottate per prevenire
eventuali impatti sull’ambiente e sulla salute? Quali valutazioni hanno portato
gli enti coinvolti a esprimersi sulla proposta? E in che modo saranno informati
i cittadini sulle decisioni assunte e sui controlli previsti?
Interrogativi che, secondo Aldrovandi, meritano risposte puntuali e
documentate. Perché la gestione di un impianto come quello di Cà dei Ladri
richiede non soltanto il rispetto delle autorizzazioni e delle norme vigenti,
ma anche trasparenza nelle decisioni, accessibilità degli atti e
un’informazione completa alla popolazione. La tutela della salute e
dell’ambiente deve restare un elemento centrale di ogni valutazione.





