domenica 16 agosto 2026

Pioggia in arrivo sulla provincia: temporali attesi lunedì, ventilazione sostenuta



La pioggia potrebbe tornare a interessare la provincia già dal pomeriggio di oggi, domenica 16 agosto. Secondo le previsioni di Arpae, si tratterà inizialmente di precipitazioni di lieve entità, con quantitativi complessivi stimati tra 1 e 5 millimetri sull’intero territorio provinciale.

Il passaggio perturbato sarà accompagnato anche da un lieve ridimensionamento delle temperature e da una ventilazione sostenuta, destinata a rendere più percepibile il cambiamento delle condizioni atmosferiche.

La situazione è invece attesa in evoluzione nella giornata di domani, lunedì 17 agosto, quando le precipitazioni potrebbero assumere carattere temporalesco. Le stime indicano quantitativi intorno a 1 - 5 millimetri in pianura, mentre sui rilievi gli accumuli potrebbero raggiungere i 15-30 millimetri.

Resta da definire con maggiore precisione il comportamento della fascia collinare, che nelle indicazioni previsionali non appare sempre facilmente riconducibile alle due aree individuate, pianura e rilievi. Proprio la collina, in precedenti occasioni, è rimasta ai margini delle precipitazioni previste: fenomeni annunciati in prossimità dei rilievi non si sono poi verificati, oppure hanno interessato soltanto alcune zone.

Anche domani, dunque, sarà la distribuzione effettiva dei temporali a fare la differenza, con la possibilità di una situazione molto variabile anche a breve distanza. Confermata, infine, la presenza di una ventilazione sostenuta, che accompagnerà il passaggio perturbato e contribuirà a rendere più dinamica la giornata.

Per ora, quindi, il quadro è quello di un progressivo cambiamento del tempo: una prima fase con piogge deboli già nel pomeriggio di oggi, seguita lunedì da fenomeni più organizzati e localmente temporaleschi, soprattutto sui rilievi.

 




Guardia di Finanza: le congratulazioni del comandante generale ad Andy Díaz Hernández per lo straordinario oro europeo.

 


 

Il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A. Andrea De Gennaro, a nome di tutti i finanzieri, esprime le più vive congratulazioni al finanziere Andy Díaz Hernández ( nella foto)  per la straordinaria prestazione con la quale, ieri sera, a Birmingham, ha conquistato il titolo europeo nel salto triplo. 
Con la misura di 18,15 metri, l’atleta delle Fiamme Gialle ha stabilito il nuovo record italiano all’aperto, portandosi a soli 14 centimetri dallo storico primato mondiale di Jonathan Edwards, 18,29 metri, tuttora imbattuto. 
La prestazione vale inoltre a Díaz il quarto posto nella graduatoria mondiale di sempre della specialità. Un risultato di eccezionale valore, che il Comandante Generale ha inteso sottolineare esprimendo ad Andy Díaz Hernández il proprio apprezzamento per un’impresa che testimonia talento, determinazione e costante dedizione e che porta ancora una volta le Fiamme Gialle ai vertici dello sport internazionale.
«A nome di tutti i finanzieri – ha sottolineato il Generale De Gennaro – rivolgo ad Andy le più sentite congratulazioni per questo straordinario risultato. Il titolo europeo, accompagnato da una prestazione di tale valore, rappresenta un motivo di grande orgoglio per la Guardia di Finanza e per le Fiamme Gialle. A lui il nostro più sincero plauso e l’augurio di poter raggiungere sempre nuovi, prestigiosi traguardi.»
Alla soddisfazione per l’oro di Díaz Hernández si aggiunge quella per il bronzo conquistato da Andrea Dallavalle, anch’egli atleta delle Fiamme Gialle, con la misura di 17,37 metri, a completamento di un doppio podio azzurro nella gara del triplo.

La storia di chi ha perduto. C'è anche quella

Dalla Polizia alla guerra, dall’esilio alla rinascita attraverso l’arte



di Valter Venturi


Guelfo, originario di Sasso Marconi, si arruolò nella Polizia a soli 18 anni. Era il 1940, la guerra era appena iniziata, e venne mandato a Napoli. Prestava servizio di sentinella al porto, con l’ordine scritto di fermare tutti i veicoli per i controlli.

Un giorno si avvicinò un’automobile. Rallentò, poi improvvisamente accelerò. Guelfo imbracciò il fucile e sparò. L’auto inchiodò. A bordo c’erano il questore e il prefetto di Napoli.

In Questura scoppiò un putiferio. Il giorno seguente Guelfo venne convocato e sottoposto a un duro rimprovero. Lui, però, mostrò l’ordine scritto che gli imponeva di effettuare i controlli. Poco dopo fu trasferito a Milano e, qualche mese più tardi, a Spalato.

«A Spalato c’era un’aria pesante», avrebbe raccontato molti anni dopo. «Fuori turno bisognava essere almeno in quattro e avere la pistola».

L’8 settembre 1943 e la scelta di Guelfo

Dopo l’8 settembre 1943, Guelfo fece una scelta destinata a segnare profondamente la sua vita: si arruolò nelle formazioni fasciste delle Camicie Nere di Pavolini e venne inquadrato nella X Legio di Bologna.

Terminata la guerra, nel 1945, rientrò in Polizia e fu nuovamente destinato a Napoli. Erano anni di forti tensioni e di tumulti. In un paese del Beneventano, la cui località Guelfo non ha mai precisato con esattezza, una caserma dei Carabinieri era stata accerchiata.

Un capitano di Polizia convocò Guelfo e gli ordinò:

«Prendi venti uomini e vai a sedare la rivolta».

Guelfo obiettò:

«Io? Ma non sono neppure graduato!».

La risposta del capitano fu tagliente:

«Tu eri graduato nelle Camicie Nere fasciste».

Guelfo replicò a sua volta:

«E tu dove hai fatto carriera, compagno?».

Ne seguì una discussione dai toni accesi. Di quella vicenda si dissero molte cose e, alla fine, Guelfo venne sospeso dal servizio.

L’agguato e la fuga

Tornato a Sasso Marconi, mentre scendeva da Iano, Guelfo subì un agguato. Gli spararono.

«Mi gettai a terra con la pistola in pugno. Rimasi immobile e cominciai a muovermi soltanto dopo due ore».

Quando finalmente riuscì a rientrare a casa, fece una riflessione che avrebbe cambiato ancora una volta il corso della sua vita:

«Qui va a finire che mi ammazzano o che io ammazzo qualcuno».

Decise così di dimettersi dalla Polizia. Contattò alcuni ex commilitoni che si trovavano nella sua stessa situazione. Insieme presero una decisione: espatriare.

Raggiunsero la Sardegna e pagarono un barcaiolo che li trasportò clandestinamente in Corsica. Appena arrivati, entrarono in un bar per bere qualcosa e mangiare uno spuntino. Ma alcuni giovani corsi li provocarono pesantemente e scoppiò una violenta scazzottata.

Intervennero i gendarmi e li arrestarono. Poi venne prospettata loro una scelta:

«Affronterete il processo e verrete condannati. Oppure dite che volete arruolarvi nella Legione Straniera e non succederà nulla».

Scelsero la seconda possibilità.

Furono accompagnati a Marsiglia, a spese delle autorità, e condotti al centro di arruolamento, dove trovarono una fila interminabile di aspiranti legionari.

Ma Guelfo era stanco.

«Ero stanco di guerra e di ammazzamenti».

La sorveglianza, raccontava, era quasi inesistente. Riuscì ad allontanarsi e si recò al Consolato italiano per ottenere nuovi documenti, dopo che i suoi erano stati sequestrati.

L’incontro che cambiò la sua vita

Durante l’attesa conobbe Gualtieri, pittore, scultore e restauratore, già capitano della Repubblica Sociale Italiana.

I due si raccontarono le proprie storie. Poi Gualtieri gli disse:

«Se vuoi venire con me, posso offrirti poco, ma da mangiare e un letto sono garantiti».

Per Guelfo, in quel momento, era tantissimo.

I due rimasero a Marsiglia per circa un anno, lavorando al restauro di alcune chiese. Fu l’inizio di una nuova vita, lontana dalle armi.

Il vescovo di Marsiglia, conoscendo le capacità dei due restauratori, parlò di loro al vescovo di Barcellona. Arrivò così la proposta di trasferirsi nella città catalana.

Accettarono.

Giunti al confine spagnolo, vennero prelevati da quattro gendarmi della Guardia Civil, che li scortarono fino al vescovato di Barcellona.

La città portava ancora le ferite della Guerra civile. Durante il conflitto, miliziani anarchici e comunisti avevano accatastato le panche all’interno delle chiese e dato loro fuoco. Il lavoro di restauro fu enorme e durò circa quindici anni.

Guelfo, nel frattempo, imparò sempre più a fondo l’arte del mestiere. In Spagna formò diversi allievi, insegnando loro le tecniche del restauro, della pittura, degli affreschi e della scultura. Tra i luoghi ricordati nella sua storia figurano Savignao e Escarion, in Galizia.

Dopo la morte della moglie, Guelfo tornò in Italia.

«Qui sono nato e qui voglio essere seppellito».

Una vita segnata dalla guerra

La storia di Guelfo è quella di un uomo attraversato dalla guerra e dalle sue conseguenze: prima la Polizia, poi il fascismo, il conflitto, la sospensione dal servizio, l’agguato, la fuga, l’esperienza mancata nella Legione Straniera e, infine, una nuova esistenza costruita attraverso l’arte e il restauro.

Anni dopo, durante la Guerra civile nella ex Jugoslavia, davanti alle drammatiche immagini trasmesse dai telegiornali, Guelfo rimase in silenzio. Chinò il capo, con gli occhi arrossati, e con voce flebile disse soltanto:

«La guerra civile è una brutta cosa. Speriamo non accada mai più».

Due posti a tempo indeterminato nei servizi tributi di Sasso Marconi e Zola Predosa

 Domande entro il 14 settembre 2026 alle ore 12



Il Comune di Sasso Marconi informa che è indetta una selezione pubblica per esami finalizzata alla copertura a tempo indeterminato di due posti di Specialista in attività amministrative e contabili, appartenenti all’Area dei funzionari e dell’elevata qualificazione.

I posti disponibili sono così suddivisi:

  • un posto presso il Comune di Sasso Marconi, nel Servizio Tributi;
  • un posto presso il Comune di Zola Predosa, nella Quinta Area – Risorse, Servizio Tributi e Riscossione.

La procedura è riservata prioritariamente, ai sensi degli articoli 11 del D.Lgs. n. 8/2014 e 678, comma 9, del D.Lgs. n. 66/2010, ai volontari delle Forze Armate in possesso dei requisiti previsti dalla normativa.

Le candidature devono essere presentate entro le ore 12 del 14 settembre 2026, esclusivamente attraverso il portale inPA, seguendo le istruzioni contenute nel bando.

Presentazione della domanda sul portale inPA

Sono disponibili inoltre il bando di selezione e l’informativa sulla privacy, che contengono tutti i dettagli relativi ai requisiti, alle modalità di partecipazione e allo svolgimento della procedura.

Peste suina africana, nuovo piano operativo per Toscana ed Emilia-Romagna: più controlli sui cinghiali e negli allevamenti

 



Un piano strategico comune per rafforzare il contrasto alla peste suina africana (PSA) nell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna. È quanto previsto dal Commissario straordinario alla PSA, nell’ambito delle misure di eradicazione e sorveglianza già stabilite dall’ordinanza n. 4/2026 del 1° luglio. Il nuovo piano, che si applica alle aree individuate delle due regioni, concentra gli interventi su quattro fronti: sorveglianza epidemiologica, ricerca e rimozione delle carcasse, contenimento della popolazione di cinghiali e rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti suini.

Le attività saranno programmate in funzione della classificazione delle unità di gestione del cinghiale, del livello di sorveglianza, delle recenti positività e del rischio di dispersione degli animali.

Nelle aree maggiormente interessate dalla circolazione virale saranno prioritari ricerca e rimozione delle carcasse, prelievo selettivo e trappolaggio. Sono inoltre previsti interventi di depopolamento collettivo secondo modalità differenziate in base al livello di rischio e alla zona interessata.

Nelle aree a minore rischio, invece, il piano punta soprattutto sulla riduzione preventiva della densità dei cinghiali, sul rafforzamento della sorveglianza e sulle misure di biosicurezza negli allevamenti, con l'obiettivo di raggiungere i target di prelievo stabiliti.

Una delle principali novità riguarda il rafforzamento dei controlli negli allevamenti. Il piano istituisce una Task Force per ciascuna regione, composta da un minimo di cinque e un massimo di otto dirigenti veterinari delle Aziende USL. La struttura avrà il compito di affiancare i servizi veterinari territoriali nelle verifiche delle misure di biosicurezza.

I controlli saranno programmati sulla base del livello di rischio e delle priorità territoriali. Al termine di ogni ciclo ispettivo, la Task Force dovrà predisporre un rapporto sulle verifiche effettuate, sulle eventuali irregolarità riscontrate e sui provvedimenti adottati, così da consentire alle autorità di monitorare l’evoluzione della situazione e pianificare gli interventi successivi.

Il piano punta dunque a una strategia coordinata lungo l’Appennino tosco-emiliano, combinando controllo della fauna selvatica, sorveglianza epidemiologica e maggiore attenzione alla sicurezza degli allevamenti, con interventi modulati in relazione al rischio presente nelle diverse aree.