di
Giancarlo Giovagnoni.
Da
questa sera la Pisside di Casaglia (nella foto) è custodita a Sasso Marconi, dove resterà
fino a domenica 31 maggio per la venerazione dei fedeli durante i momenti di
preghiera e in occasione della Festa della Madonna del Sasso.
Davanti
alla pisside ritrovata tra le macerie della chiesa di Chiesa di Santa Maria
Assunta di Casaglia non si contempla soltanto un oggetto sacro sopravvissuto al
tempo e alla guerra, ma una memoria viva, segno di una fede che non si è
lasciata seppellire dalla distruzione.
Nei
giorni tragici della strage di Monte Sole, all’interno della chiesa si erano
rifugiate circa cento persone: anziani, donne, bambini e intere famiglie in
cerca di protezione e speranza. In mezzo alla paura e al fragore della guerra,
quelle persone furono sostenute dalla preghiera del Rosario guidata da don
Ubaldo Marchioni. Fu proprio il sacerdote, poco prima dell’eccidio, a consumare
le sacre specie custodite nella pisside, per sottrarre l’Eucaristia alla
profanazione e affidare al Signore la vita della sua comunità.
Poco
dopo, la chiesa venne devastata dalla violenza nazifascista. Don Ubaldo
Marchioni fu ucciso e la pisside, travolta dalle macerie, rimase sepolta per
decenni insieme al dolore e alla memoria di quel luogo di martirio.
Per
anni le rovine della chiesa rimasero abbandonate: muri spezzati rivolti al
cielo, sterpaglie cresciute dove un tempo si pregava, silenzio e desolazione
sopra un luogo segnato dal sacrificio di innocenti. Sembrava che tutto dovesse
essere dimenticato. Eppure, sotto quelle macerie, qualcosa continuava ad
attendere.
Nell’ottobre
del 1980 don Ilario Macchiavelli e don Dario Zanini promossero e seguirono i
lavori di recupero e pulizia delle rovine. Grazie all’impegno di volontari e
mani generose, riemersero frammenti dell’altare, oggetti sacri e tracce della
tragedia consumata in quel luogo. Tra questi apparve anche la pisside:
ammaccata, deformata e ricoperta di incrostazioni, ma ancora con l’interno
dorato rilucente e con il segno di un colpo di fucile probabilmente destinato
allo stesso don Marchioni.
Fu
don Dario Zanini a recuperarla dalle macerie e a curarne il restauro,
restituendo alla comunità non soltanto un prezioso oggetto liturgico, ma un
segno concreto di memoria, fede e rinascita.
Oggi
la Pisside di Casaglia percorre le parrocchie della diocesi come pellegrina di
memoria e speranza. La sua presenza a Sasso Marconi prepara spiritualmente alle
beatificazioni di settembre dei tre sacerdoti martiri di Monte Sole: Ubaldo
Marchioni, Elia Comini e Martino Capelli.
La
pisside sopravvissuta alla guerra richiama oggi tutti alla responsabilità della
memoria: non una memoria che alimenta rancore, ma una memoria capace di
generare preghiera, riconciliazione e speranza. Ricorda il sacrificio di tante
vittime innocenti, ma anche la carità concreta di chi, negli anni successivi,
ha voluto restituire dignità a quel luogo santo.
Nel
tempo presente, segnato da nuove paure e divisioni, questo segno invita anche a
liberarsi dalle “macerie interiori” — indifferenza, egoismo, paura e
dimenticanza del bene — affinché, come la pisside è tornata alla luce dopo
decenni sotto le rovine, così possa riemergere nei cuori una fede viva, capace
di custodire la presenza di Cristo anche nelle prove più dure della storia.