sabato 19 settembre 2026

Lavoro, stipendio al secondo posto: il 45,7% dei candidati cerca soprattutto crescita professionale

 Osservatorio Guru Jobs su oltre 70mila candidature: per le PMI diventano decisivi percorsi di carriera chiari, rapidità nella selezione e coerenza tra promessa e realtà 


di Deborah Diranid


La crescita personale conta più dello stipendio: è quanto emerge dall’Osservatorio Guru Jobs 2025, costruito sull’analisi di 70.504 candidature reali di persone nate tra il 1997 e il 2012 e di oltre 65.000 questionari attitudinali, con riferimento a PMI italiane tra i 15 e i 500 dipendenti.

Il campione, composto per il 53% da uomini e per il 47% da donne, evidenzia come per il 45,7% dei candidati la principale motivazione al cambiamento sia la possibilità di crescere professionalmente, mentre la crescita economica pesa solo per il 28,8% e il desiderio di cambiamento per il 19,9%.

“Il dato – spiega Samantha Marzullo, cofondatrice di Guru Jobs, società benefit specializzata in ricerca e selezione – fotografa un mercato del lavoro nel quale la selezione non può più essere letta soltanto come ricerca di personale. Il candidato vuole, infatti, capire con precisione che cosa troverà in azienda, quali competenze potrà sviluppare e quali responsabilità potrà assumere nel tempo. Proprio per questo, formule generiche come ‘ambiente dinamico’ risultano sempre meno efficaci se non accompagnate da prospettive concrete. Anche la retribuzione resta un elemento centrale: secondo l’analisi, omettere la RAL nell’annuncio può allontanare i candidati più qualificati, soprattutto perché la crescita economica resta il secondo driver motivazionale”.

A fare la differenza, secondo l’analisi, sono anche i tempi della risposta da parte dell’azienda: Guru Jobs individua nelle 48 ore la soglia psicologica entro cui il candidato si aspetta un riscontro dopo aver inviato la propria candidatura. Oltre questo limite aumenta il rischio che l’azienda venga percepita come lenta o disorganizzata e che il professionista si rivolga a realtà più reattive.

Anche sito e social contribuiscono direttamente alla scelta: una presenza digitale poco aggiornata può trasferire l’idea di un’organizzazione altrettanto datata, mentre una comunicazione coerente con la realtà vissuta dai dipendenti rafforza la credibilità dell’impresa.

L’Osservatorio evidenzia inoltre una forte differenza nella distribuzione delle candidature tra i vari ambiti professionali. Il settore della produzione raccoglie un volume di candidature tre volte superiore rispetto al marketing, con una conseguenza precisa: nelle aree ad alto volume la difficoltà non è trovare persone, quanto riuscire a individuare rapidamente i profili migliori.

Tra i ruoli più ricercati emergono addetti vendita, personale Horeca, impiegati amministrativi e contabili, segretarie e assistenti, Sales e Marketing Account, ciascuno caratterizzato da aspettative diverse, dalla stabilità alla flessibilità, dall’autonomia alla misurabilità dei risultati.

La stessa attenzione richiesta nella fase di attrazione diventa decisiva anche nella retention. La mancanza di crescita percepita pesa per il 45,7% tra le cause di abbandono, mentre l’8,2% riguarda orari e bisogni personali, l’1,6% un ambiente di lavoro tossico e l’1,5% le promesse non mantenute.

Proprio per questo diventa fondamentale costruire un piano di carriera chiaro e credibile, che permetta a ogni persona di realizzarsi all’interno del contesto lavorativo, sviluppando nel tempo competenze e responsabilità in linea con le aspettative e con le promesse formulate già in fase di colloquio.

“Trattenere un talento – conclude Marzullo – significa costruire percorsi credibili, garantire feedback regolari, mantenere gli impegni presi e valutare non soltanto le competenze tecniche, ma anche attitudini e soft skill come autonomia, resilienza e gestione dello stress. Le hard skill hanno infatti un ciclo medio di aggiornamento di circa 18 mesi a causa della rapidità dell’evoluzione tecnologica”.

Dall’analisi dei dati nasce infine il modello sintetizzato da Guru Jobs, che si fonda su tre cardini: attrarre, selezionare e trattenere.

Per le PMI significa comunicare meglio il valore dell’opportunità, rendere più efficace il processo di selezione e costruire una relazione coerente con la persona anche dopo l’ingresso in azienda. Il punto di arrivo è una gestione HR sempre più basata sui dati, nella quale ogni fase del recruiting contribuisce direttamente alla reputazione e alla capacità competitiva dell’impresa.

Storie di prigionia e di ritorno: la memoria degli ex internati militari: sesta puntata

 


di Patrizia Zanasi

Presidente Anei Marzabotto


Prosegue il percorso dedicato agli ex internati militari italiani (IMI) e alle loro storie, ricostruite attraverso documenti, testimonianze e ricordi delle famiglie.

Le medaglie conferite agli ex internati saranno ritirate dai familiari, che ne custodiscono oggi la memoria e ne tramandano le vicende alle nuove generazioni. Storie diverse per luoghi, percorsi e condizioni di prigionia, ma accomunate dall'esperienza vissuta dopo l'8 settembre 1943.



Elio Drusiani

Drusiani nacque a Bazzano il 17 gennaio 1920, figlio di Augusto e Artemisa. Di professione colono, era stato iscritto di leva nel Comune di Castelfranco dell'Emilia e prestava servizio militare dal 18 gennaio 1941 nella Guardia alla Frontiera, 26° Settore, a Villa del Nevoso, nell'attuale Slovenia.

Durante il servizio fu presente in diverse località della Croazia e della Slovenia. La sua matricola militare era la n. 10484. Nel corso della vita militare risulta inoltre ricoverato più volte negli ospedali di Ogulin, in Slovenia, e di Fiume, nell'attuale Croazia.

Fu catturato il 12 settembre 1943 ad Abbazia, oggi Opatija, in Croazia, e internato nello Stalag IX A di Ziegenhain, nel Distretto militare di Kassel, con matricola n. 84339.

Dall'8 novembre 1943 al 1° aprile 1945 risulta trasferito a Fulda e, dal 3 aprile al 28 luglio 1945, a Lauterbach, sempre nel medesimo Distretto militare. Fu inoltre assegnato all'Arbeitskommando 3061.

La strada verso casa fu lunga. Partito da Lauterbach, attraversò la Germania, l'Austria e la Svizzera, fino a raggiungere Como il 2 agosto 1945. Due giorni dopo, il 4 agosto, riuscì finalmente a rientrare a casa.

Nelle foto: Documento di Elio Drusiani.

Mario Filippini

Filippini nacque a Medicina il 12 aprile 1922, figlio di Angelo e Teresa Matteuzzi. Contadino, fu arruolato nel 155° Reggimento Artiglieria.

Catturato l'8 settembre 1943 a Cattaro, nell'attuale Montenegro, fu internato nello Stalag XI A di Altengrabow, nel Distretto militare di Hannover, con matricola n. 178665.

Dal 28 ottobre 1943 al 10 marzo 1944 risulta impiegato presso la Zuckerfabrik di Wanzleben-Börde, in Sassonia-Anhalt. Dall'11 marzo 1944 fino alla fine della guerra fu invece assegnato alla ditta Preussag Bohrverwaltung di Schönebeck, sempre in Sassonia-Anhalt.

Fu rimpatriato il 15 settembre 1945 e successivamente insignito della Croce al merito di guerra.

Nella foto: Mario Filippini in uniforme.

Enrico Recla

Recla nacque ad Arco il 5 gennaio 1898, figlio di Giovanni Giuseppe ed Eugenia Walflais. Era coniugato con Silvia Lutterotti.

La sua vicenda militare attraversa due guerre e due epoche. Già arruolato nell'esercito austro-ungarico dall'11 maggio 1916, prestò servizio nel 2° Reggimento Bersaglieri.

Richiamato alle armi il 10 giugno 1940, fu assegnato al Battaglione Territoriale di Trento e congedato il 15 settembre dello stesso anno. Venne nuovamente richiamato il 12 luglio 1943 e assegnato alla 21ª Compagnia D.I.C.A.T. (Difesa Contraerea Territoriale) di Bolzano.

Fu probabilmente catturato l'8 settembre 1943 e internato nello Stalag XVII B di Gneixendorf, nel Distretto militare di Vienna, con matricola n. 91461.

Successivamente venne trasferito allo Stalag 398 di Pupping, appartenente allo stesso Distretto militare. Qui, il 30 settembre 1944, il suo status venne trasformato in quello di lavoratore civile.

Fu rimpatriato il 15 maggio 1945 e insignito della Croce al merito il 15 maggio 1954, con decreto n. 1667/I.

Enrico Recla morì ad Arco il 22 marzo 1964.

Nella foto: un documento tedesco relativo alla prigionia.

Angelo Zanasi

Zanasi nacque a Bologna il 13 novembre 1922, figlio di Giuseppe ed Enrica Gamberini. Falegname e celibe, era caporale dell'81° Reggimento Fanteria.

Fu catturato il 9 settembre 1943 a Postumia, nell'allora Jugoslavia, e internato nello Stalag XX A di Thorn, nel Distretto militare di Danzica, con matricola n. 51022. Successivamente venne trasferito ad Amburgo, in uno Stalag non identificato.

Fu rimpatriato il 20 giugno 1945. Negli anni Cinquanta sposò Rosanna Corticelli, originaria di Sasso Marconi. Morì a Bologna il 4 dicembre 2002.

La sua esperienza di prigioniero rimase a lungo un capitolo quasi inesplorato anche all'interno della famiglia. Fu la figlia Patrizia, molti anni dopo, a comprendere quanto profonda fosse stata quella ferita.

Il racconto della figlia Patrizia

«Durante la mia infanzia mio padre non mi parlò mai direttamente della sua esperienza di prigionia, della deportazione, dei campi di concentramento, degli zii partigiani e di uno di loro, commissario politico nella 36ª Brigata Bianconcini Garibaldi, fucilato al poligono di tiro di Bologna.

È possibile che in famiglia se ne accennasse, ma ero troppo piccola per comprenderne il significato.

Solo molti anni dopo, quando frequentavo il primo anno delle scuole superiori, mi regalò due libri: Tu passerai per il camino, di Vincenzo Pappalettera, e Centomila gavette di ghiaccio, di Giulio Bedeschi. Mi invitò a leggerli.

La lettura fu per me sconvolgente. Faticavo a credere che quanto veniva narrato fosse realmente accaduto. Qualche tempo dopo mi chiese se avessi terminato i libri e ricordo ancora le sue parole: “Anche io, in altri luoghi simili, ho vissuto quelle esperienze”.

Ricordo molto bene anche il mio silenzio.

Il babbo non era una persona che si scoraggiava o che accettava passivamente gli eventi. Me lo confermavano i suoi racconti della vita quotidiana nel lager. La fame era una costante e, di notte, a rischio della vita, cercava di raccattare qualsiasi cosa fosse commestibile, persino bucce di patate, con cui sfamava se stesso e alcuni uomini di Bologna più anziani e più deboli di lui.

Tentò più volte la fuga, senza successo, e non si capacitava di non essere mai stato ucciso.

Mi raccontò anche che, dopo essere stato liberato dall'esercito russo, si incamminò verso l'Italia insieme ad altri prigionieri e che, per un breve periodo, combatté con i partigiani cecoslovacchi.

Di quell'esperienza parlava poco, lasciando solo intendere che i militari tedeschi incontrati lungo il cammino non furono molto fortunati e non tornarono a casa».

Le parole della figlia restituiscono così una memoria rimasta a lungo silenziosa. Una memoria fatta di fame, tentativi di fuga, paura e sopravvivenza, ma anche della volontà di non arrendersi.

La storia di Angelo Zanasi, come quella degli altri ex internati, trova oggi spazio nei ricordi della famiglia e nei documenti che ne ricostruiscono il percorso. È attraverso questa memoria, personale e collettiva insieme, che una pagina dolorosa della storia italiana continua a essere tramandata.

Nella foto: Angelo Zanasi in uniforme militare a Postumia.

venerdì 18 settembre 2026

Incidente sul lavoro a Gaaggio Montano

 

Alle 17:30 di ieri, giovedì 17 settembre 2026, i Carabinieri della Stazione di Gaggio Montano sono intervenuti in un’azienda specializzata nella pressofusione della lega di alluminio per un incidente sul lavoro accaduto a un dipendente, 24enne italiano. Il giovane è rimasto ferito mentre stava lavorando a una macchina per stampaggio. Soccorso dai sanitari del 118, l’operaio è stato trasportato in elicottero al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Bologna.


Accertamenti in corso da parte della Medicina del Lavoro dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Bologna.

L’Olio dei Colli di Bologna è Igp

  Il presidente de Pascale e l’assessore Mammi: “Un riconoscimento che premia il lavoro dei produttori e valorizza un patrimonio agricolo legato alla storia e all’identità delle colline bolognesi. La qualità certificata crea valore, sostiene la competitività delle imprese e rende più forti le nostre filiere”

 


di Annalisa Dall’Oca

 

 

L’Unione europea ha registrato la nuova Indicazione geografica protetta. L’extravergine viene prodotto sulle colline della Città metropolitana di Bologna, a sud della via Emilia. È il terzo olio regionale a indicazione geografica dopo le Dop Brisighella e Colline di Romagna. L’iter avviato nel 2021 su iniziativa della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna.

Un olio extravergine di oliva che nasce sulle colline bolognesi, frutto di una tradizione che affonda le proprie radici nei secoli e di un territorio dalle caratteristiche ambientali peculiari. È l’Olio dei Colli di Bologna, che ha ottenuto ufficialmente dall’Unione europea il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta.

Con la nuova Igp sale così a 46 il numero dei prodotti Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, che rafforza il proprio primato europeo per numero di prodotti agroalimentari a indicazione geografica. L’Olio dei Colli di Bologna si aggiunge inoltre ai due oli extravergine regionali già riconosciuti come Dop, Brisighella e Colline di Romagna.

“Con l’Olio dei Colli di Bologna arriviamo a 46 prodotti Dop e Igp e rafforziamo un primato europeo che racconta la straordinaria ricchezza del nostro sistema agroalimentare- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale all’Agricoltura e all’Agroalimentare, Alessio Mammi -. Le Indicazioni geografiche sono uno degli strumenti più importanti che abbiamo per difendere il valore e la qualità delle produzioni, sostenere il reddito e il lavoro delle imprese e rendere più forti le nostre filiere. Per una regione come la nostra, che ha nella qualità certificata uno dei pilastri della propria economia agricola e dell’export, valorizzarle significa rafforzare la competitività sui mercati nazionali e internazionali e creare nuove opportunità di crescita per le aziende e per i territori. È questo l’obiettivo: continuare a investire sulla qualità e sull’identità delle nostre produzioni per dare sempre più forza all’agroalimentare dell’Emilia-Romagna in Italia e nel mondo. Un ringraziamento va a tutti i produttori che hanno creduto in questo percorso e che ogni giorno lavorano per portare sulle tavole prodotti di altissima qualità”.

“È un riconoscimento importante per Bologna e per tutta l’Emilia-Romagna, che premia innanzitutto il lavoro dei produttori e la scelta di investire sulla qualità, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione di una produzione storica delle colline bolognesi- proseguono de Pascale e Mammi -. L’Olio dei Colli di Bologna racconta una storia agricola antica che negli ultimi decenni è tornata a crescere grazie all’impegno delle imprese, alla ricerca e alla capacità di fare squadra. Tutelare questa produzione significa darle nuove opportunità di sviluppo, ma anche valorizzare il paesaggio, le comunità e un patrimonio che appartiene all’identità delle nostre colline. È questa la forza dell’agricoltura emiliano-romagnola: produrre qualità e, nello stesso tempo, creare valore e lavoro nei territori”.

“Siamo molto felici di avere raggiunto questo bel risultato- afferma il presidente della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, Ermanno Rocca- che dà lustro al territorio agricolo bolognese, creando nuove possibilità di sviluppo sostenibile e una valorizzazione paesaggistica in considerazione della legge sull'oleoturismo”.

La zona di produzione dell’Olio dei Colli di Bologna Igp comprende le colline della Città metropolitana di Bologna a sud della via Emilia. A caratterizzare questa produzione contribuisce il particolare microclima dell’area, influenzato anche dalla presenza delle rocce evaporitiche gessose affioranti nel territorio riconosciuto dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’Umanità nel 2023.

Le escursioni termiche e le condizioni ambientali favoriscono le caratteristiche qualitative dell’olio, che presenta un’acidità libera contenuta entro lo 0,3% e un rapporto tra acido oleico e acido linoleico mai inferiore a 7. Dal punto di vista organolettico si distingue per un fruttato da medio a intenso, accompagnato da note equilibrate di amaro e piccante e da sentori di carciofo, erba, mandorla e pomodoro. Presenta inoltre un elevato contenuto di biofenoli e polifenoli.

Il disciplinare prevede due modalità di produzione. Per l’olio monovarietale, almeno l’85% del prodotto deve provenire da un’unica varietà di olive (cultivar) tra Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e le varietà autoctone bolognesi Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto. Nel caso del blend, invece, l’olio deve derivare dall’unione di due o più cultivar ammesse, che devono rappresentare almeno l’80% del totale.

L’iter per ottenere l’Indicazione geografica protetta è stato avviato ufficialmente nel 2021 su iniziativa della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna, nata nel 2017 per valorizzare la produzione olivicola del territorio. Ne fanno parte oggi l’Azienda agricola Bonazza, Agrivar, Palazzo di Varignana Food, l’Azienda agricola Assirelli, l’Azienda agricola Podere Pratale, il Frantoio Valsanterno, l’Azienda Agricola Cà Scarani, l’Azienda Agricola Torre, l’Azienda Agricola Sorella Terra, l’Azienda Agricola Nugareto, l’Azienda Agricola 1997 e la Società Agricola Copaps.

La domanda di registrazione è stata presentata nel 2023. Dopo il parere favorevole della Regione e l’istruttoria del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, la proposta di disciplinare è stata trasmessa alla Commissione europea e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea nel maggio 2026.

La coltivazione dell’olivo nel Bolognese ha origini molto antiche: le prime testimonianze risalgono all’età romana e documenti notarili e fonti storiche attestano la presenza di oliveti sulle colline attorno a Bologna già dall’VIII secolo. Dopo il progressivo declino dovuto alle gelate e alle difficoltà climatiche tra Seicento e Ottocento, dagli anni Novanta del Novecento l’olivicoltura bolognese ha conosciuto una nuova fase di crescita, sostenuta dagli studi scientifici del Cnr, dalla realizzazione di nuovi impianti e dai progetti di valorizzazione del territorio.

Emilia-Romagna, oltre 7,3 milioni di passeggeri sui treni regionali nei mesi estivi

 



Oltre 7,3 milioni di passeggeri hanno scelto, nei mesi di luglio e agosto, di viaggiare sui treni regionali dell’Emilia-Romagna. Un dato che conferma il ruolo sempre più centrale del trasporto ferroviario negli spostamenti sul territorio regionale, sia per le esigenze quotidiane sia per quelle legate alla mobilità estiva e turistica.

A sottolineare il risultato è l’assessora regionale Irene Priolo, che evidenzia come i numeri registrati durante l’estate rappresentino un riscontro positivo rispetto al percorso intrapreso negli ultimi anni sul fronte del trasporto pubblico.

«A luglio e agosto sono stati oltre 7,3 milioni i passeggeri che hanno scelto di viaggiare con i treni regionali in Emilia-Romagna», sottolinea Priolo, rimarcando l’importanza di un dato che, secondo la Regione, testimonia la crescente attenzione dei cittadini verso modalità di spostamento più sostenibili.

Il risultato si inserisce nel quadro degli interventi e degli investimenti realizzati negli ultimi anni per rafforzare il trasporto pubblico regionale, migliorare la qualità del servizio e rendere il viaggio in treno più confortevole ed efficiente.


La crescita dell’utilizzo del trasporto ferroviario assume inoltre un significato particolare durante i mesi estivi, quando alla mobilità ordinaria si aggiungono gli spostamenti legati alle vacanze, al turismo e alla frequentazione delle principali località della regione. Il treno rappresenta così non soltanto un mezzo per raggiungere il luogo di lavoro o di studio, ma anche una soluzione per muoversi sul territorio limitando il ricorso all’auto privata.

Per la Regione, la direzione da seguire resta quella del potenziamento dell’offerta e del miglioramento complessivo dell’esperienza di viaggio. «È una direzione che vogliamo continuare a seguire: più qualità, più comfort e un servizio sempre più efficace», afferma l’assessora, indicando tra le priorità un’offerta ferroviaria rafforzata e in grado di rispondere alle esigenze di chi sceglie quotidianamente il treno.

L’obiettivo, dunque, è consolidare l’utilizzo del trasporto ferroviario attraverso un servizio capace di accompagnare la mobilità dei residenti e, allo stesso tempo, di sostenere quella dei visitatori che raggiungono l’Emilia-Romagna durante la stagione turistica.

I 7,3 milioni di viaggiatori registrati nei soli mesi di luglio e agosto rappresentano in questo senso un indicatore significativo della domanda di mobilità ferroviaria regionale e rafforzano la prospettiva di ulteriori investimenti in qualità, frequenza, comfort e sostenibilità del servizio.