martedì 27 ottobre 2026

Inaugurazione Progetto PINQUA in località Selve: concluso il primo intervento di riqualificazione urbana ed efficientamento energetico

 Sabato 31 ottobre, alle 15:00,  taglio del nastro con il Sindaco Pasquini, le autorità religiose e i tecnici del progetto




Il Comune informa:

 Giunge a compimento il primo dei tre progetti finanziati nell'ambito del PINQUA (Programma Nazionale della Qualità dell'Abitare), promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per sostenere la riqualificazione urbana, ridurre il disagio abitativo e potenziare l’edilizia residenziale pubblica e sociale.

Sabato 31 ottobre l’Amministrazione Comunale di Monzuno festeggerà con l’intera comunità la conclusione dell’importante intervento realizzato in località Selve.

L’opera, sostenuta da un investimento complessivo di oltre 520.000 €, ha visto la profonda riqualificazione dell’edificio adibito a residenza pubblica. I lavori si sono focalizzati sull’efficientamento energetico della struttura attraverso la posa del cappotto termico e la sostituzione integrale degli infissi. Contestualmente, è stata valorizzata e messa in sicurezza anche l’area esterna circostante, estesa fino allo spazio antistante la Chiesa delle Selve, con la realizzazione di un nuovo marciapiede e una migliore organizzazione e razionalizzazione dei parcheggi.

L’Amministrazione è lieta di invitare tutti i cittadini a prendere parte alla cerimonia di inaugurazione.

Dettagli dell’evento:

·         Data e ora: Sabato 31 ottobre 2026, ore 15:00

·         Luogo di ritrovo: Piazzale antistante la Chiesa delle Selve

·         Interventi: Saranno presenti il Sindaco Pasquini, le autorità religiose, i tecnici responsabili del progetto.


Asfaltature sulla SP68 Val d’Aneva e sulla SP78: modifiche alla circolazione fino al 21 novembre

 Lavori di pavimentazione stradale nei territori di Vergato e Castel d’Aiano e sul primo tronco della Castelfranco-Monteveglio. Previsti sensi unici alternati, limiti di velocità a 30 km/h e possibili rallentamenti.



di Roberto Giusti

 

Sono iniziati lunedì 26 ottobre i lavori di pavimentazione stradale sulla strada provinciale 68 “Val d’Aneva”, nei territori comunali di Vergato e Castel d’Aiano, e sulla SP78/1 “Castelfranco-Monteveglio”, nel primo tronco e  proseguiranno indicativamente fino a sabato 21 novembre 2026, salvo variazioni legate all’andamento dei cantieri.

Durante le operazioni, programmate nella fascia oraria compresa tra le 8.30 e le 16.30, potranno essere introdotte modifiche temporanee alla circolazione nei tratti di volta in volta interessati dai lavori.

In particolare, è previsto il senso unico alternato, regolato a vista da movieri oppure mediante impianto semaforico, insieme alla progressiva limitazione della velocità fino a 30 chilometri orari e al divieto di sorpasso. I cantieri saranno organizzati su tratti stradali distinti, in base alle esigenze operative, e non interesseranno necessariamente l’intero percorso contemporaneamente.

Gli interventi potranno causare rallentamenti e allungare i tempi di percorrenza, soprattutto per chi utilizza abitualmente la SP68 Val d’Aneva per i propri spostamenti.

L’Amministrazione comunale di Vergato ha quindi invitato cittadini e automobilisti, attraverso i propri canali informativi, a prestare attenzione alla segnaletica temporanea, a moderare la velocità e a pianificare gli spostamenti tenendo conto della possibile presenza dei cantieri, in particolare durante le fasce orarie interessate dai lavori.

 

Scuola, allarme degrado: tre minorenni denunciati per un taser e un manganello telescopico

 Due distinti interventi dei Carabinieri in provincia di Bologna: sequestrati un dissuasore elettrico e uno sfollagente metallico. L’episodio riaccende l’attenzione sulla diffusione di armi tra gli studenti e sulla necessità di rafforzare educazione e prevenzione.



Portare armi a scuola, nascondere un manganello sotto i vestiti o mostrare uno storditore elettrico davanti ai compagni: episodi che destano forte preoccupazione e riportano al centro il tema del disagio giovanile, della perdita del senso del limite e del rispetto delle regole negli ambienti scolastici.

È quanto emerso da due distinti interventi dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, avvenuti mercoledì 21 ottobre in provincia di Bologna, che hanno portato al deferimento di tre minorenni alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna.

Il primo episodio si è verificato intorno alle 10:30, quando alcuni docenti di un istituto scolastico hanno contattato il 112 per segnalare un gruppo di studenti intenti a osservare uno storditore elettrico, azionato da uno dei presenti. L’intervento dei militari ha consentito di individuare i presunti responsabili: uno dei ragazzi è stato trovato in possesso di un dissuasore elettrico ultracompatto, dotato di batteria ricaricabile, immediatamente sequestrato.

Poco meno di due ore dopo, intorno alle 12:15, un secondo intervento è scattato davanti a un altro istituto, durante un servizio di prevenzione predisposto dai Carabinieri. I militari hanno notato uno studente che, mentre usciva dalla scuola insieme agli altri ragazzi, presentava un evidente rigonfiamento all’altezza della vita. Considerata la necessità di tutelare l’incolumità degli studenti presenti, hanno proceduto a una perquisizione personale d’iniziativa, ricorrendone, secondo quanto riferito, i presupposti di necessità e urgenza.

Nascosto negli indumenti intimi del giovane è stato trovato un manganello telescopico in metallo, lungo 25 centimetri da chiuso e 68 centimetri una volta esteso. Anche l’arma è stata sequestrata e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Terminate le attività di polizia giudiziaria, i tre minorenni sono stati riaffidati ai rispettivi genitori, senza l’applicazione di ulteriori misure restrittive della libertà personale.

Gli episodi riaccendono il dibattito sul progressivo deterioramento del senso di responsabilità e della cultura della legalità tra i più giovani. 

La presenza di oggetti potenzialmente pericolosi negli ambienti scolastici non rappresenta soltanto un problema di sicurezza, ma richiama anche il ruolo educativo delle famiglie, della scuola e delle istituzioni. Prevenzione, dialogo e collaborazione restano strumenti essenziali per intercettare tempestivamente situazioni di rischio e impedire che comportamenti pericolosi degenerino in conseguenze più gravi.

L’Arma dei Carabinieri rinnova pertanto l’invito a genitori e docenti a mantenere alta l’attenzione e a segnalare tempestivamente eventuali situazioni anomale, sottolineando l’importanza di una rete di collaborazione efficace per la tutela dei giovani.

Si precisa che i procedimenti si trovano nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del successivo iter giudiziario, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza.

Bazzano, armato di una pistola giocattolo lancia pietre contro dieci banche e attività commerciali: arrestato un 30enne

Momenti di paura in centro, tra piazza Garibaldi e via Mazzini. L’uomo, in stato di agitazione, ha danneggiato le vetrine con il lancio di pietre e ha mostrato un’arma ad aria compressa priva di tappo rosso. I carabinieri lo hanno disarmato e bloccato.


Momenti di paura nel centro di Bazzano, dove un uomo di 30 anni è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Casalecchio di Reno dopo aver danneggiato le vetrine di una decina tra istituti di credito e attività commerciali, lanciando pietre.

L’intervento è scattato in seguito a numerose chiamate al Numero unico di emergenza 112 da parte di residenti e passanti, allarmati dal comportamento dell’uomo, che si aggirava tra piazza Giuseppe Garibaldi e via Giuseppe Mazzini in evidente stato di agitazione.

All’arrivo della pattuglia, il trentenne aveva una pistola infilata nella cintura dei pantaloni e avrebbe compiuto gesti che lasciavano temere un possibile utilizzo dell’arma contro i militari. Valutata la situazione di pericolo, i carabinieri hanno indossato i giubbotti antiproiettile e, prima di intervenire, hanno provveduto ad allontanare le persone presenti, mettendole al riparo.

I militari sono quindi riusciti ad avvicinare l’uomo, bloccandolo e disarmandolo prima che potesse compiere ulteriori azioni.

Gli accertamenti successivi hanno permesso di stabilire che la pistola era in realtà un modello giocattolo ad aria compressa, privo del prescritto tappo rosso e, per il suo aspetto, facilmente confondibile con un’arma vera. L’oggetto è stato sequestrato.

Condotto in caserma, il trentenne non ha reso dichiarazioni né fornito spiegazioni sul proprio comportamento.

L’uomo è stato arrestato con le accuse di violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere. Su disposizione del pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Bologna, è stato accompagnato in tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto e il contestuale giudizio direttissimo. 

 Foto dei Carabinieri di Casalecchio di Reno

Ferrovia Porrettana, disagi senza fine: «La misura è colma»

Ritardi, cancellazioni e cambi di binario comunicati all’ultimo momento: il Comitato denuncia una situazione ormai strutturale e chiede un confronto con l’assessora regionale Irene Priolo. A pagare il prezzo dei disservizi sono soprattutto i pendolari e le persone con mobilità ridotta.


di Valerio Giusti 

Comitato per la Ferrovia Porrettana


Anche oggi la Ferrovia Porrettana è stata interessata dall’ennesimo «inconveniente tecnico alle infrastrutture». Una formula ormai tristemente familiare ai pendolari, che rischia di diventare la spiegazione ricorrente di un servizio che, secondo il Comitato per la Ferrovia Porrettana, non riesce a garantire standard adeguati di affidabilità, regolarità e continuità.

Quello odierno è soltanto l’ultimo episodio di una lunga serie di ritardi, cancellazioni e disservizi che si ripetono con una frequenza preoccupante. Basta ripercorrere le segnalazioni degli ultimi giorni per comprendere come non si tratti, a giudizio del Comitato, di singoli inconvenienti, ma di una situazione che richiede risposte strutturali.

I dati raccolti dal Comitato documentano le criticità registrate sulla linea, sia in direzione Bologna sia verso Porretta Terme, con ripercussioni anche sui collegamenti da e per Marzabotto.

Nella giornata del 26 ottobre, tra i treni in partenza da Bologna, il regionale 17741 delle 8.17 ha accumulato 27 minuti di ritardo, mentre il 17757 delle 12.17 ha registrato un ritardo di 32 minuti. Altri convogli hanno viaggiato con ritardi compresi tra cinque e dieci minuti.

Anche nella direzione opposta si sono registrati ritardi, seppure generalmente più contenuti, mentre alcuni collegamenti da e per Marzabotto hanno subito cancellazioni. Il quadro si inserisce in una serie di giornate difficili: il 24 ottobre, secondo le segnalazioni raccolte, è stato cancellato il treno 17718 delle 21.01, insieme a una decina di convogli nel tratto tra Bologna e Pianoro.

Il 23 ottobre, invece, i ritardi hanno raggiunto livelli particolarmente pesanti nelle ore serali: il treno 17716 delle 20.32 ha accumulato 58 minuti, il 17718 delle 21.01 ne ha registrati 35, il 17793 delle 21.17 è arrivato a 30 minuti e il 17720 delle 21.32 a 26 minuti.

Le criticità non si limitano agli ultimi giorni. Le segnalazioni del 13, 15 e 21 ottobre riportano ulteriori ritardi e cancellazioni, anche parziali, con treni soppressi o limitati a determinate tratte. Un susseguirsi di problemi che rende difficile, per chi utilizza quotidianamente la ferrovia, programmare con certezza i propri spostamenti.

Ai ritardi e alle cancellazioni si aggiunge un problema particolarmente grave: i cambi del binario di partenza comunicati quando i viaggiatori sono già in attesa. Annunci tardivi che costringono le persone a spostarsi rapidamente da un binario all’altro, in alcuni casi senza poter utilizzare gli ascensori.

Una situazione che penalizza soprattutto anziani, persone con disabilità e viaggiatori con mobilità ridotta, per i quali raggiungere in pochi minuti un binario diverso può essere impossibile.

Le testimonianze raccolte dal Comitato raccontano episodi che si ripetono da settimane.

Il 12 ottobre, una viaggiatrice in carrozzina ha segnalato di non essere riuscita a prendere il treno previsto alle 9.53 da Marzabotto, diretto a Vergato, dopo lo spostamento della partenza al secondo binario. La pendolare riferisce di aver inviato in precedenza un’apposita comunicazione, senza che ciò le consentisse di evitare il disservizio.

Il 15 ottobre, un altro episodio ha coinvolto il treno delle 7.47 da Bologna. Secondo la ricostruzione di un viaggiatore, il convoglio non è partito all’orario previsto e soltanto alle 7.56 è stato annunciato un ritardo di 15 minuti. Cinque minuti dopo è stata comunicata la partenza dal piazzale Ovest, provocando una corsa verso il nuovo punto di partenza. Trascorsi altri cinque minuti, è arrivato invece l’annuncio della cancellazione. Alle 8.21, racconta il pendolare, i viaggiatori erano ancora in attesa senza ulteriori comunicazioni.

Una dinamica analoga si è verificata il 21 ottobre e, nuovamente, il 26 ottobre. In quest’ultimo caso, il treno delle 8.36 da Marzabotto sarebbe stato spostato al secondo binario con un annuncio arrivato all’ultimo momento. A una segnalazione, riferisce il Comitato, Rete Ferroviaria Italiana ha risposto sostenendo che lo spostamento era stato comunicato sette minuti prima della partenza.

Sette minuti possono forse apparire sufficienti sulla carta, ma non necessariamente nella realtà di chi deve raggiungere un altro binario in carrozzina e senza un ascensore disponibile. L’accessibilità non può essere considerata un dettaglio organizzativo: deve essere una condizione essenziale del servizio.

Dietro le cifre ci sono persone, giornate di lavoro compromesse e ore sottratte alla vita privata. Per questo il Comitato lascia spazio anche alle voci di chi vive quotidianamente i disservizi.

«Ogni giorno un disagio diverso e se ne fregano della gente che va a lavorare», scrive un utente.

Un’altra testimonianza restituisce il peso concreto dei ritardi: «Ieri sera sono uscita dal lavoro alle 21 e sono arrivata a casa alle 23. Perché pago l’abbonamento?».

E ancora: «Stare fuori casa 13 ore per andare a lavorare è violenza: dobbiamo chiamare un esorcista?».

Parole che esprimono la crescente esasperazione di chi sceglie il trasporto ferroviario per raggiungere il posto di lavoro, studiare o spostarsi quotidianamente, ma si trova a fare i conti con tempi di viaggio imprevedibili e informazioni spesso insufficienti.

Tra le segnalazioni più preoccupanti, il Comitato riferisce anche quella di un pendolare che avrebbe perso il lavoro dopo aver accumulato quattro ritardi nell’arco di una sola settimana. Un episodio che, se confermato, rappresenta un esempio particolarmente grave delle conseguenze che l’inaffidabilità del servizio può avere sulla vita delle persone.

Ogni anno gli utenti della Porrettana accettano interruzioni della linea e lunghi viaggi sui bus sostitutivi, nella consapevolezza che gli interventi sulle infrastrutture siano necessari per migliorare la sicurezza e l’efficienza della rete.

Ma, secondo il Comitato, se dopo questi sacrifici il servizio continua a essere segnato da ritardi, soppressioni e difficoltà organizzative, il rischio è che i pendolari finiscano per percepire quelle rinunce come una beffa.

Il Comitato chiede quindi che l’assessora regionale ai Trasporti, Irene Priolo, convochi incontri specifici dedicati alla Ferrovia Porrettana, per affrontare le criticità della linea e individuare soluzioni concrete.

«La misura è colma: non si può più andare avanti così», è la posizione espressa dal Comitato, che denuncia il progressivo aumento della rabbia e della sfiducia nei confronti del trasporto ferroviario.

Al centro della protesta c’è anche il rapporto tra il Servizio ferroviario metropolitano e le esigenze dei territori. Il Comitato ritiene che l’organizzazione dei collegamenti debba tenere maggiormente conto delle necessità di chi vive, studia e lavora nell’Appennino, evitando che le esigenze dell’area urbana prevalgano su quelle delle comunità lungo la linea.

La Porrettana serve un territorio che ha già sostenuto un costo elevato in termini di interruzioni, tempi di percorrenza e disagi. Per questo, conclude il Comitato, è necessario restituire alla linea un servizio affidabile, accessibile e adeguato alle esigenze di tutti i viaggiatori.

Non si tratta soltanto di arrivare in orario. Si tratta di poter contare su un collegamento essenziale per il lavoro, lo studio e la vita quotidiana di un intero territorio.