venerdì 28 agosto 2026

Evangelisti: "Rivedere i criteri di riparto del Fondo regionale per la montagna"

Gli strumenti di sostegno a favore della montagna, secondo la capogruppo  di Fratelli d'Italia in Regione, devono adeguatamente compensare i maggiori costi e oneri sopportati dai comuni montani



di Brigida Miranda

La Giunta valuti di rivedere i criteri di riparto del Fondo regionale per la montagna considerando, oltre ai criteri di popolazione, superficie e rete stradale, anche parametri quali la dispersione insediativa, il numero delle frazioni, il dissesto idrogeologico e l’accessibilità ai servizi.

A chiederlo, con un’interrogazione alla Giunta regionale, è la capogruppo di Fratelli d'Italia, Marta Evangelisti. Nell’atto ispettivo, la consigliera ricorda come il Fondo regionale ammonti, per il triennio 2024-2026, a 15 milioni e venga ripartito considerando per il 60 per cento la superficie e per il 40 per cento la popolazione residente; ulteriori risorse sono destinate ai territori montani attraverso il Fosmit (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane).

“L’obiettivo di questi strumenti – spiega Evangelisti – non può essere valutato solo sulla base delle risorse stanziate, ma anche verificando se i criteri adottati riescano a rappresentare adeguatamente i maggiori oneri che i Comuni montani sostengono per assicurare servizi e funzioni fondamentali”. Da un'elaborazione effettuata sui rendiconti 2025, in particolare per i 12 comuni montani del bolognese, si nota uno scostamento rispetto agli altri comuni della Città metropolitana. “In particolare, la mediana della spesa di personale pro capite risulta pari a circa 251 euro nei comuni montani, contro i 181 degli altri comuni. Risultano, inoltre, maggiori anche gli indicatori pro capite su investimenti e indebitamento: questi dati vanno interpretati con prudenza, perché possono risentire di opere straordinarie e finanziamenti specifici”, va avanti l’esponente di FdI.

In altre parole, “tali differenze non possono essere interpretate come indice di inefficienza delle amministrazioni comunali, ma rendono opportuno verificare se dipendano da costi connessi alla minore densità abitativa, alla dispersione insediativa, al numero delle frazioni, all’estensione territoriale e della rete viaria, all'altitudine, al dissesto e alla distanza dai servizi”. Da qui l’interrogazione all'esecutivo regionale per chiedere studi e verifiche approfondite sulla questione al fine di valutare, in modo oggettivo, se gli strumenti di sostegno regionali vadano effettivamente a compensare le condizioni della montagna e i costi maggiori sopportati dai Comuni, individuando soluzioni per rendere più efficace il riparto dei fondi.


Pian del Voglio saluta Padre Pierluigi con la Processione della Madonnina dell’Abetaia

 Sabato 29 agosto un pomeriggio di fede, comunità e riconoscenza per salutare Padre Pierluigi e ringraziarlo per il cammino condiviso.



Sarà un momento speciale per la comunità di Pian del Voglio, che sabato 29 agosto si ritroverà per la Processione della Madonnina dell’Abetaia, un appuntamento dedicato alla fede e alla condivisione, ma anche un’occasione per salutare con affetto e riconoscenza Padre Pierluigi.

Il programma prenderà il via alle ore 17:00 con la processione della Madonnina dell’Abetaia. A seguire, alle ore 18:00, sarà celebrata la Santa Messa.

Al termine della celebrazione, alle ore 19:00, la comunità si ritroverà presso l’ex Cinema di Pian del Voglio per un momento conviviale con un rinfresco, pensato per salutare Padre Pierluigi e ringraziarlo per il cammino condiviso e per la sua presenza nella comunità.

Un appuntamento che unisce quindi tradizione religiosa, comunità e gratitudine, invitando tutti a partecipare a un momento semplice ma significativo, da vivere insieme e con affetto.

A rendere ancora più speciale la serata sarà anche la presenza del Corpo Bandistico di Pian del Voglio, che accompagnerà l’iniziativa con la propria musica.

La storia della Madonna dell’Abetaia è profondamente legata al casato dei Ranuzzi De’ Bianchi e alla tradizione devozionale del territorio.

Secondo quanto tramandato, il primo episodio risale al 15 settembre 1854, quando il conte Giuseppe De’ Bianchi, mentre cavalcava sulle pendici dell’Abetaia di Piano, calpestò accidentalmente un nido di vespe. Gli insetti si scagliarono furiosamente contro i cavalli, provocandone la reazione. Poco dopo, però, si allontanarono inspiegabilmente, senza arrecare conseguenze al conte e agli animali.

L’episodio venne interpretato come un prodigio attribuito all’intercessione della Madonna. In segno di devozione e riconoscenza, il conte De’ Bianchi commissionò quindi un dipinto raffigurante l’Immacolata, che venne collocato all’interno di un pilastrino eretto proprio nel luogo in cui si era verificato il fatto.

Quasi un secolo più tardi, nel 1951, un altro episodio rafforzò il legame della famiglia con quel luogo di culto. Una grazia ricevuta spinse infatti il conte Giacomo Ranuzzi De’ Bianchi a far costruire un’artistica cappellina, nello stesso luogo della precedente edicola.

A motivare la decisione fu la drammatica vicenda vissuta da uno dei suoi figli, caduto da cavallo e inizialmente considerato in condizioni disperate. Il giovane rimase nove giorni in coma, prima di riprendere conoscenza e andare incontro a una completa guarigione.

La cappellina della Madonna dell’Abetaia divenne così un luogo ancora più significativo per la devozione popolare, memoria di una storia fatta di fede, riconoscenza e tradizione, che nel tempo si è tramandata all’interno della comunità.

San Benedetto Val di Sambro, una settimana dedicata allo sport e all’inclusione

 



Dal 31 agosto al 5 settembre, il Centro Sportivo Taglioli di San Benedetto Val di Sambro ospiterà la Settimana dello Sport 2026, evoluzione della tradizionale Festa dello Sport. Un’intera settimana di appuntamenti che culminerà sabato 5 settembre con il Gran Finale Inclusivo “Lo Sport Senza Barriere”, dedicato alla partecipazione e all’inclusione attraverso la pratica sportiva.

L’inaugurazione è in programma lunedì 31 agosto alle 18, in concomitanza con l’ultimo dei mercatini che hanno animato l’estate del paese. Fino a sabato si alterneranno attività e iniziative promosse dalle associazioni sportive del territorio, secondo un calendario consultabile sul sito del Comune.

Il momento conclusivo prenderà il via alle 14.30 di sabato 5 settembre e accompagnerà il pubblico per tutta la giornata con attività multisport, finali, basket inclusivo, testimonianze di atleti paralimpici e momenti di festa.

«Nei piccoli Comuni lo sport ha un valore che va oltre la pratica sportiva – sottolinea il sindaco Alessandro Santoni – perché è uno strumento di socialità, inclusione, educazione e comunità. Questa settimana dimostra quanto sia possibile costruire quando amministrazione, associazioni, volontari e realtà economiche collaborano insieme. Un ringraziamento particolare va agli sponsor, quest’anno davvero numerosi, per il loro sostegno e per il senso di appartenenza che dimostrano».

Sulla stessa linea il consigliere comunale con delega allo Sport, Leonardo Matranga, che evidenzia la volontà di proporre un programma rivolto non solo agli sportivi, ma a famiglie, bambini, ragazzi e a chi desidera semplicemente avvicinarsi all’attività sportiva. Tra torneo di volley, attività multidisciplinari, circuito multisport e appuntamento finale, l’obiettivo è fare dello sport uno strumento di partecipazione aperto a tutti.

Particolare attenzione sarà dedicata proprio al tema dell’inclusione. La Presidente delle Acli Provinciali di Bologna, Chiara Pazzaglia, sottolinea il ruolo dello sport nel raggiungere e coinvolgere le persone più fragili, dalle persone con disabilità agli anziani, fino alle persone che vivono situazioni di disagio. «Lo sport può diventare una leva di prevenzione, salute e benessere psicofisico, con importanti ricadute anche sul piano sociale e del welfare», spiega.

Anche Filippo Diaco, presidente provinciale e regionale dell’Unione Sportiva Acli, evidenzia la necessità di investire nello sport per tutti, soprattutto in una fase di risorse limitate per sanità e welfare e di progressivo invecchiamento della popolazione. Il terzo settore, sottolinea, può affiancare le amministrazioni pubbliche nel promuovere percorsi capaci di offrire alle persone con disabilità e alle loro famiglie occasioni di inclusione, benessere e valorizzazione delle proprie capacità.

La Settimana dello Sport 2026 nasce dalla collaborazione tra amministrazione comunale, associazioni, volontari, realtà sportive, enti e sponsor del territorio. Una rete che conferma il valore dello sport come strumento di comunità e di partecipazione, capace nei piccoli Comuni di mantenere vivi gli spazi di aggregazione e creare opportunità per tutte le generazioni.

giovedì 27 agosto 2026

A Bologna attivo il numero unico per la continuità assistenziale h24

 L'Ausl: 'garantiti consulti per prescrizioni e visite se il medico di famiglia non c'è'

 


Un nuovo numero unico, attivo 24 ore al giorno 7 giorni su 7, a cui i medici di medicina generale rispondono 365 giorni l'anno.

Dal 25 agosto la centrale operativa di continuità assistenziale dell'Ausl di Bologna risponde al numero 051 3131, con l'obiettivo di "rafforzare la presa in carico degli utenti sui bisogni sanitari non differibili di assistenza primaria, quando il medico di famiglia non è disponibile".

    A presentare il nuovo servizio, la dg dell'Ausl di Bologna Anna Maria Petrini ha sottolineato la necessità di affiancare "l'attività dei medici di famiglia, che rimane il primo accesso ai percorsi sanitari". Il presupposto, ha infatti evidenziato anche la vicepresidente della conferenza territoriale sociale e sanitaria Metropolitana, Marilena Pillati, è che di medici di famiglia "non ci sono i numeri che servirebbero e la complessità dei bisogni, nel frattempo, è aumentata".
    Il consulto telefonico, spiega poi Petrini, "può concludersi con una prescrizione farmaceutica. Oppure il cittadino può essere indirizzato a uno degli ambulatori Aft (Aggregazioni funzionali territoriali, ndr) o Cau attivati in questi mesi. Con anche un sistema di programmazione della visita". Inoltre, "se il medico riscontra un quadro particolarmente critico può anche attivare direttamente la centrale 112". "Nei primi due giorni dalla partenza, i numeri sono una media di 70 contatti dalle 8 di mattina alle 20 di sera", aggiunge.
    Nel corso della presentazione è stato fatto anche il punto sulla sanità di prossimità: dal loro avvio (quest'anno) al 18 agosto, i 14 ambulatori Aft hanno effettuato oltre 5.100 visite (con attesa media di 55 minuti), inviando al pronto soccorso solo il 4% dei pazienti. Nel 2026, fino al 18 agosto, registrati inoltre 399 ricoveri nei 6 Ospedali di comunità del territorio, mentre nel 2025 la continuità assistenziale ha ricevuto 172.139 telefonate, che hanno dato luogo a oltre 46 mila visite in ambulatorio e oltre 2.500 visite domiciliari. (ANSA)

 

Gaggio Tech, i 79 licenziamenti: l’Appennino perde altro lavoro. Ora servono nuove occasioni, ma soprattutto un futuro

 La chiusura del ramo plastica riapre una ferita mai rimarginata. Le istituzioni promettono incentivi e ricollocazioni, ma sul territorio cresce lo scetticismo: senza condizioni strutturali per fare impresa, ogni ripartenza rischia di essere soltanto una parentesi



I 79 licenziamenti alla Gaggio Tech non sono soltanto un dato occupazionale. Per l’Appennino bolognese rappresentano un ulteriore impoverimento di un territorio che, negli ultimi anni, ha visto il lavoro industriale arretrare, aziende chiudere o ridimensionarsi e intere comunità confrontarsi con una domanda sempre più difficile: che cosa resta, se il lavoro viene meno?

Ai lavoratori usciti dall’azienda si promette ora di «restituire occasioni occupazionali», cercando di accompagnarli verso una nuova collocazione. Un impegno necessario, soprattutto per persone che attraversano un momento di grande difficoltà e che al peso della perdita del posto di lavoro vedono aggiungersi una preoccupazione ancora più profonda: il timore che, insieme al lavoro, venga meno anche la possibilità di continuare a vivere e costruire il proprio futuro in Appennino.

È una promessa nella quale è giusto credere. Ma lo scetticismo, sul territorio, è forte. E nasce dalla storia recente dello stesso sito produttivo: negli ultimi anni si sono susseguite battute d’arresto, crisi, vertenze e ripartenze, spesso accompagnate più dalla speranza di una soluzione definitiva che dalla concreta costruzione di un futuro industriale stabile.

I 79 licenziamenti segnano la chiusura del ramo della Gaggio Tech dedicato alla plastica. Rimane invece attivo il comparto della lamiera, con circa 40 lavoratori impiegati alla Minifaber. È da qui che sindacati e istituzioni guardano per provare a costruire una parte della risposta occupazionale.

L’obiettivo è infatti quello di ricollocare i 79 lavoratori, innanzitutto attraverso le opportunità che potranno arrivare dalla Minifaber e, più in generale, dalle aziende che operano nelle aree interne e montane.

La Regione ha annunciato una misura destinata proprio a favorire questo percorso: 15 mila euro di incentivo per ogni lavoratore assunto da un’azienda dell’Appennino. Una leva economica importante, pensata per rendere più conveniente l’insediamento e l’assunzione di personale nelle aree interne.

«Una misura molto innovativa, con incentivi forti e localizzati che si spera d’impatto. L’obiettivo è far sì che le aree interne e di montagna non diventino solo un insediamento abitativo, ma un’opportunità di lavoro e occupazione», è stato spiegato dalla Regione.

Ma mentre si attende che il bando diventi operativo e che gli incentivi possano tradursi in nuove assunzioni, c’è una questione immediata da affrontare: il reddito delle 79 persone che hanno perso il lavoro.

Per loro scatterà la Naspi, con tempi differenti a seconda delle mansioni svolte e della storia lavorativa maturata tra realtà come Saeco, Saga Coffee e Gaggio Tech. C’è chi accederà all’indennità già da settembre, chi da ottobre e chi da novembre.

La ricollocazione, dunque, non è soltanto un obiettivo politico o sindacale. È una necessità concreta per persone e famiglie che da un giorno all’altro si trovano a dover ricominciare.

La possibilità che il percorso di ricollocazione abbia successo esiste. L’impegno delle istituzioni è concreto e gli strumenti messi in campo possono rappresentare un’opportunità. Ma sarebbe un errore considerare risolto il problema una volta ricollocati i 79 lavoratori.

Il vero tema è più grande e riguarda il futuro economico dell’intero Appennino.

Bisogna tornare a creare le condizioni perché il lavoro possa nascere, crescere e soprattutto rimanere sul territorio. Non soltanto occupazione temporanea o soluzioni emergenziali, ma posti di lavoro stabili, aziende solide e investimenti capaci di guardare oltre la prossima crisi.

Per farlo servono anche condizioni logistiche adeguate alla realtà industriale e ambientale che stiamo vivendo: collegamenti, infrastrutture, servizi, connessioni, aree produttive e una strategia capace di rendere l’Appennino competitivo senza snaturarne le caratteristiche.

Altrimenti il rischio è quello di continuare a intervenire quando il danno è già avvenuto, cercando di ricollocare chi perde il lavoro invece di creare le condizioni perché quel lavoro non venga perso.

E allora ogni soluzione alla emorragia occupazionale rischia di diventare soltanto una tappa. Ogni crisi verrà seguita da una promessa di ripartenza, ogni ripartenza da una nuova speranza, fino a quando il tessuto produttivo sarà sempre più fragile e le comunità sempre più povere.

I 79 licenziamenti della Gaggio Tech devono quindi essere molto più di una vertenza da chiudere. Devono diventare un campanello d’allarme per l’intero Appennino.

Perché ricollocare 79 persone è fondamentale. Ma la vera sfida è fare in modo che, domani, non siano altre 79 persone a dover cercare altrove il proprio lavoro, il proprio reddito e, infine, il proprio futuro.