lunedì 19 ottobre 2026

Discarica di Cà dei Ladri, nuovi rifiuti nelle vasche: restano i dubbi su salute, ambiente e trasparenza

 


da Dubbio


La vicenda della discarica di Cà dei Ladri continua a sollevare interrogativi che richiedono risposte chiare e trasparenti. Al centro del dibattito c’è il progetto «6° Settore – Progetto di gestione dei rifiuti stabili non reattivi», presentato da HERAmbiente S.p.A. alla Regione il 14 settembre, che prevede una modifica delle tipologie di rifiuti conferibili nelle vasche V15, V16 e V17, con l’introduzione di 110 nuove tipologie, di cui 10 classificabili come pericolose.

Si tratta di rifiuti che, a seguito di specifici trattamenti, possono acquisire caratteristiche di stabilità e non reattività tali da consentirne il conferimento in una discarica per rifiuti non pericolosi, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa vigente.

È vero che la proposta non comporta variazioni della superficie e del volume complessivo già autorizzati. Questo, tuttavia, non significa che la modifica sia priva di rilevanza: a cambiare è la tipologia dei materiali che potranno essere conferiti nell’impianto. Ed è proprio questo l’aspetto che merita particolare attenzione, soprattutto sotto il profilo delle garanzie ambientali e della tutela della salute pubblica.

Le interrogazioni di Aldrovandi e le risposte del sindaco

Sulla questione è intervenuto il consigliere comunale Marco Aldrovandi, del gruppo consiliare «Unica Prospettiva Civica» di Castel di Casio, che ha presentato specifiche interrogazioni per chiedere chiarimenti sulla natura dei rifiuti, sui controlli previsti, sulle garanzie ambientali e, soprattutto, sulla tutela della salute della popolazione.

Le risposte del sindaco Bertacci, che si è dichiarato favorevole alla modifica progettuale, non hanno fugato tutti i dubbi sollevati dal consigliere e, secondo quest’ultimo, hanno lasciato aperti ulteriori interrogativi.

Tra i punti da chiarire figurano anche gli aspetti economici dell’operazione: quale sarà il beneficio per CO.SE.A., proprietario della discarica, e quali eventuali ricadute economiche sono previste per i Comuni direttamente interessati dalla presenza dell’impianto, ossia Gaggio Montano, Castel di Casio e Alto Reno Terme?

Un ulteriore elemento riguarda la trasparenza del processo decisionale. La deliberazione dell’Assemblea di CO.SE.A. relativa all’autorizzazione a HERAmbiente non risulta, allo stato attuale, disponibile tra gli atti pubblicamente consultabili. Non è quindi possibile ricostruire, sulla base della documentazione accessibile, la posizione espressa dai singoli sindaci, l’esito della votazione e le motivazioni alla base della decisione.

Salute pubblica, i precedenti scientifici richiamati

Nella prima interrogazione, Aldrovandi ha posto in primo piano il tema della salute dei cittadini, richiamando il programma ERAS Lazio — Epidemiologia, Rifiuti, Ambiente e Salute — i cui risultati sono stati pubblicati anche sull’International Journal of Epidemiology.

Lo studio ha esaminato gli effetti sulla salute di oltre 240.000 persone residenti entro cinque chilometri da discariche controllate, rilevando associazioni tra l’esposizione agli impianti, alcune patologie e il ricorso alle cure ospedaliere.

I risultati di ERAS non possono essere automaticamente trasferiti al contesto di Cà dei Ladri, né costituiscono di per sé una prova di rischi specifici legati alla modifica proposta. Rappresentano tuttavia un riferimento scientifico che richiama l’importanza della prevenzione, della valutazione dei possibili impatti e di un’attenta sorveglianza sanitaria e ambientale.

A questo quadro si aggiunge la situazione dell’Appennino bolognese, per il quale il Profilo di Salute 2025 dell’Azienda USL di Bologna evidenzia elementi di fragilità sanitaria e sociale che, secondo il consigliere, rendono ancora più necessario un approccio improntato alla cautela.

Trasparenza e garanzie: le questioni ancora aperte

È alla luce di queste considerazioni che Aldrovandi chiede maggiore chiarezza sulla modifica progettuale presentata da HERAmbiente. La questione, infatti, non riguarda soltanto la capacità dell’impianto o il volume dei rifiuti autorizzati, ma anche la natura dei materiali ammessi, l’efficacia dei controlli e l’adeguatezza delle misure di prevenzione e protezione.

Restano quindi aperte diverse domande: quali verifiche saranno effettuate sui nuovi rifiuti conferibili? Quali garanzie saranno adottate per prevenire eventuali impatti sull’ambiente e sulla salute? Quali valutazioni hanno portato gli enti coinvolti a esprimersi sulla proposta? E in che modo saranno informati i cittadini sulle decisioni assunte e sui controlli previsti?

Interrogativi che, secondo Aldrovandi, meritano risposte puntuali e documentate. Perché la gestione di un impianto come quello di Cà dei Ladri richiede non soltanto il rispetto delle autorizzazioni e delle norme vigenti, ma anche trasparenza nelle decisioni, accessibilità degli atti e un’informazione completa alla popolazione. La tutela della salute e dell’ambiente deve restare un elemento centrale di ogni valutazione.

Cantine Aperte per ANT, a Tizzano una giornata tra vino, territorio e solidarietà

Sabato 24 ottobre, dalle ore 11, l’Azienda Agricola Tizzano di Casalecchio di Reno ospiterà l’iniziativa a sostegno dell’ ANT .



Una giornata all’insegna del vino, della valorizzazione del territorio e della solidarietà. Sabato 24 ottobre 2026, a partire dalle ore 11, l’Azienda Agricola Tizzano, in via Marescalchi 13 a Casalecchio di Reno, aprirà le proprie porte per Cantine Aperte per ANT – Vino, territorio e solidarietà, iniziativa promossa a sostegno della Fondazione ANT Franco Pannuti ETS.

L’evento si svolgerà nella suggestiva cornice della tenuta agricola Tizzano, storica proprietà della famiglia Marescalchi, oggi Visconti di Modrone, situata sulle colline casalecche. Un’occasione per scoprire un luogo ricco di storia e tradizione, incontrare il mondo del vino e vivere un’esperienza in cui cultura enologica, identità locale e impegno solidale si intrecciano.

La manifestazione si propone di unire la promozione delle eccellenze del territorio a un gesto concreto di vicinanza alla Fondazione ANT, realtà impegnata nell’assistenza specialistica domiciliare gratuita ai malati di tumore e nelle attività di prevenzione oncologica.

L’appuntamento rappresenta quindi un’opportunità per trascorrere una giornata in un contesto di particolare fascino, riscoprendo il valore della convivialità e della partecipazione a sostegno di una causa sociale.

Appuntamento: sabato 24 ottobre 2026, dalle ore 11, all’Azienda Agricola Tizzano, via Marescalchi 13, Casalecchio di Reno.

domenica 18 ottobre 2026

Marroni dell’Appennino, una stagione di piccoli frutti e grandi sapori

 




È tempo di sagre del marrone. Gli incontri con i produttori, che in queste occasioni offrono il frutto del castagneto soprattutto appena cotto, sembrano voler consolare della fine dell’estate e dell’arrivo di un autunno piovoso: una stagione bella a modo suo, ma certamente più severa. La cottura sul posto permette di apprezzare appieno il sapore delicato e inconfondibile dei marroni.

Prezioso frutto dei castagneti, ricco di amidi e per secoli alimento fondamentale delle popolazioni montane, il marrone trova in cucina numerosi impieghi. Ma ancora oggi è la caldarrosta, con il suo profumo inconfondibile e il gusto avvolgente, ad attirare maggiormente i buongustai.

Tra coloro che propongono le caldarroste c’è Flavio Finelli (nella foto impegnato nella cottura), che, insieme ai suoi collaboratori, anima il centro di Mongardino, dove mostra come arrostire i marroni secondo le antiche tecniche contadine.


Finelli coltiva un appezzamento di castagneto affacciato sulla strada comunale delle Varsellane, a Medelana di Marzabotto. Potatore esperto, si prende cura delle sue piante con competenza e scrupolo certosino. Quando le condizioni climatiche lo richiedono, provvede persino ad abbondanti irrigazioni, riuscendo a ottenere un prodotto apprezzato per la qualità e l’eccellente pezzatura.

Gli chiediamo un parere sull’andamento della stagione e il suo volto si fa subito serio.

«Pessima annata. I castagni hanno allegato troppo: i ricci sono numericamente sproporzionati e finiscono per stancare e sfinire le piante. Ne consegue che il prodotto, pur essendo sufficiente in quantità, è di pezzatura piccola. Non c’è la prima scelta: si parte dalla seconda e, in molti casi, non si raggiunge neppure quella».

Poi, però, Finelli trova il modo di consolarsi e di rassicurare anche i consumatori.

«Il prodotto perde in grandezza, ma guadagna in sapore. I marroni di quest’annata sono piccoli, ma molto dolci. Il palato ci guadagna».

Il castagneto, si sa, può riservare fatiche e delusioni, ma sa anche ricompensare chi se ne prende cura con dedizione. E allora torna alla mente un proverbio bolognese: “Roba ceina, roba fêina”, ovvero «roba piccola, roba fine».

Un invito a riscoprire e gustare i marroni del nostro Appennino: quest’anno forse meno generosi nelle dimensioni, ma capaci di conquistare il palato con tutta la dolcezza e la bontà della nostra terra.

Tartufesta 2026: sapori, cultura e tradizioni si incontrano a Sasso Marconi

 Il 24-25-31 ottobre e 1 novembre torna Tartufesta con la presenza dei ‘gemelli’ di Sassenage che porteranno una delle specialità gastronomiche più rappresentative della loro terra: il Bleu du Vercors-Sassenage.

 


di Ilaria Indovini

vicesindaca di Sasso Marconi

  

Con l’autunno torna Tartufesta, uno degli appuntamenti più attesi di Sasso Marconi, capace ogni anno di richiamare cittadini e visitatori in un’esperienza che intreccia gastronomia, cultura e valorizzazione del territorio. Una festa che invita a ritrovarsi, riscoprire le eccellenze locali e lasciarsi conquistare dai profumi e dai sapori dell’Appennino e dei Colli Bolognesi, riscoprendo al tempo stesso le storie, le tradizioni e i saperi che custodiscono l’identità della comunità.

L’edizione 2026 propone un percorso ideale che mette in dialogo comunicazione, cultura e cibo, tre ambiti diversi ma profondamente connessi, accomunati dalla capacità di creare relazioni, trasmettere conoscenze e raccontare i territori. Un filo conduttore che accompagna le diverse iniziative della manifestazione, sottolineando il valore della condivisione e il ruolo delle tradizioni come patrimonio vivo, capace di rinnovarsi e parlare anche alle nuove generazioni.

Il grande protagonista resta naturalmente il tartufo, re della tavola e simbolo di un patrimonio gastronomico che affonda le proprie radici nel paesaggio e nella cultura locale. A celebrarlo sarà un ricco programma di proposte enogastronomiche, con il coinvolgimento di ristoratori, produttori e operatori del territorio. A completare l’offerta, mercati, artigianato locale, prodotti tipici e degustazioni, per un viaggio tra i sapori e le eccellenze dell’Appennino e dei Colli Bolognesi, alla scoperta delle produzioni che rendono unica questa parte del territorio.

Tra i momenti più significativi dell’edizione ci sarà l’incontro con la delegazione di Sassenage, città francese gemellata con Sasso Marconi, che porterà a Tartufesta una delle specialità gastronomiche più rappresentative della propria terra: il Bleu du Vercors-Sassenage. Un’occasione per valorizzare le tradizioni culinarie delle due comunità e rinnovare, attraverso il linguaggio universale del cibo, un legame di amicizia, dialogo e scambio culturale che supera i confini nazionali.

Cultura e identità: da Pellegrino Artusi a Guglielmo Marconi

Accanto alla dimensione gastronomica, Tartufesta dedicherà ampio spazio alla cultura e alle personalità che hanno contribuito a costruire il patrimonio storico e identitario del territorio.

Un percorso espositivo sarà dedicato a Pellegrino Artusi, figura centrale della tradizione culinaria italiana. Attraverso la sua storia e la sua opera, la mostra offrirà l’occasione per riflettere sul ruolo della cucina come espressione della cultura popolare e strumento di costruzione di un’identità condivisa: un patrimonio fatto di ricette, gesti, racconti e consuetudini che attraversano le generazioni.

Grande rilievo anche per il Premio “Città di Sasso Marconi” per la comunicazione, che nell’edizione 2026 sarà conferito a Slow Food Italia, realtà da tempo impegnata nella promozione della cultura del cibo, della biodiversità e delle produzioni locali. Il riconoscimento si inserisce pienamente nel tema della manifestazione, richiamando l’importanza di una comunicazione capace di dare voce ai territori, valorizzarne le risorse e sensibilizzare il pubblico sui temi della qualità alimentare e della sostenibilità.

Non mancheranno, inoltre, le iniziative dedicate a Guglielmo Marconi, con mostre, incontri e appuntamenti legati alla sua figura e al rapporto con il territorio. Le proposte si svolgeranno nel contesto delle celebrazioni per il 60° anniversario del Circolo Filatelico G. Marconi, offrendo un’occasione per riscoprire la storia del grande inventore e il legame profondo che unisce la sua eredità alla comunità di Sasso Marconi.

Musica, spettacoli e divertimento per tutte le età

A completare il programma sarà un calendario di iniziative pensate per coinvolgere pubblici diversi, trasformando Tartufesta in un’occasione di incontro e convivialità per tutta la comunità. Musica, spettacoli, intrattenimento e attività per i più piccoli contribuiranno ad animare la manifestazione, affiancando alla scoperta dei sapori momenti di svago e partecipazione.

Tra gli appuntamenti in programma figurano la rassegna “A passo di musica”, le esibizioni degli artisti di strada, il cinema e le occasioni di ballo. Per bambini e famiglie sono previsti giochi da tavolo e attività dedicate ai più piccoli, mentre lo spettacolo di Fausto Carpani porterà sul palco la sua cifra artistica, legata alla tradizione e alla cultura emiliana.

Il programma si arricchirà anche di iniziative a tema Halloween, per unire la festa d’autunno a momenti di divertimento e creatività, e di DJ set dedicati alle sonorità degli anni Novanta e Duemila, pensati per coinvolgere il pubblico di diverse generazioni.

A chiudere il quadro degli appuntamenti dedicati allo spettacolo sarà l’incontro con Marco Ligabue e Andrea Barbi, protagonisti di un evento che unirà musica e intrattenimento.

Una festa che racconta il territorio

Anche quest’anno Tartufesta si conferma molto più di una manifestazione enogastronomica: è un’occasione per valorizzare le eccellenze locali, promuovere le relazioni tra comunità e generazioni e rafforzare il senso di appartenenza a un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni.

Dal tartufo ai prodotti tipici, dalla cultura alla musica, passando per l’incontro con la comunità gemellata di Sassenage, ogni iniziativa contribuirà a comporre un racconto corale di Sasso Marconi e del suo patrimonio.

Un invito rivolto a cittadini e visitatori a vivere l’autunno attraverso i suoi sapori, le sue storie e le sue occasioni di incontro, riscoprendo il valore di una festa che sa unire tradizione e contemporaneità, identità locale e apertura al mondo.

Caregiver familiari, dal riconoscimento ai servizi concreti: un progetto per sostenere chi si prende cura degli altri

 Presentato alla stampa in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna il progetto nato a Ravenna per accompagnare, formare e valorizzare i caregiver. Al centro sportelli di ascolto, formazione, tutele previdenziali e una rete territoriale integrata, in attesa di una legge nazionale.



Dare sostegno concreto a chi ogni giorno si prende cura di un familiare non autosufficiente, superando una condizione troppo spesso invisibile e riconoscendo pienamente il valore sociale dell’assistenza. È questo l’obiettivo del progetto dedicato ai caregiver familiari, presentato nel corso di un incontro con la stampa venerdì 16 ottobre, nella Sala 215 dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, a Bologna.

A promuovere l’iniziativa è il consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica), che da oltre un anno porta avanti il tema del riconoscimento e della tutela dei caregiver, sostenendo un percorso nato a Ravenna e orientato a trasformare il riconoscimento del ruolo in servizi, strumenti e opportunità concrete.

All’incontro sono intervenuti, insieme a Mastacchi, Veronica Verlicchi, consigliera comunale di Ravenna e capogruppo della Lista civica La Pigna, ed Emily Tassinari, fisioterapista dell’assistenza domiciliare dell’AUSL Romagna. Il confronto ha posto l’attenzione sulle difficoltà quotidiane di chi assiste una persona cara e sulla necessità di costruire risposte coordinate, capaci di sostenere sia chi riceve le cure sia chi le presta.

Una responsabilità quotidiana che non può restare invisibile

Dietro ogni persona non autosufficiente c’è spesso un familiare che si fa carico, in maniera continuativa, di una parte importante dell’assistenza. Secondo i dati richiamati nella presentazione del progetto, in Italia i caregiver sono quasi 8 milioni e oltre 3,2 milioni avrebbero lasciato il lavoro per dedicarsi alla cura di un familiare, secondo le stime citate di ISTAT, Osservatorio DOMINA e CNEL.

Il loro compito va ben oltre l’aiuto nelle attività quotidiane: significa gestire terapie e farmaci, accompagnare la persona assistita nei percorsi sanitari, mantenere i rapporti con medici e servizi e, in alcuni casi, imparare a utilizzare presidi e dispositivi complessi, spesso senza una preparazione specifica.

A questo carico pratico si aggiungono le difficoltà organizzative, le rinunce professionali e il peso emotivo dell’assistenza prolungata. Da qui la necessità di affiancare al riconoscimento formale della figura del caregiver interventi strutturati, che offrano orientamento, formazione, sostegno psicologico e maggiori garanzie economiche e previdenziali.

Dal progetto di Ravenna una rete di servizi per i caregiver

La proposta presentata punta a costruire un sistema di supporto articolato, capace di rispondere ai bisogni dei caregiver nelle diverse fasi del percorso di cura.

Tra gli interventi previsti figura l’attivazione di uno sportello di ascolto e orientamento, con un orario di apertura il più possibile ampio, indicativamente dalle 8 alle 20, e la prospettiva di arrivare in futuro a un servizio attivo 24 ore su 24, qualora le necessità del territorio lo richiedano.

Un altro pilastro è rappresentato dai percorsi di formazione teorica e pratica, pensati per fornire competenze utili nella gestione dell’assistenza e migliorare la sicurezza tanto del caregiver quanto della persona assistita. Il progetto prevede inoltre di valorizzare le competenze maturate attraverso l’esperienza di cura, valutando la possibilità di una loro certificazione spendibile anche nel mondo del lavoro.

Centrale è anche la costruzione di una rete territoriale integrata, in grado di mettere in collegamento servizi sanitari, servizi sociali e associazioni, favorendo l’accesso alle informazioni e la presa in carico dei bisogni. In questo quadro si inserisce la proposta di un elenco regionale dei caregiver, insieme a strumenti di tutela economica e  previdenziale, a partire dai contributi figurativi per chi riduce l’attività lavorativa o la interrompe per assistere un familiare.

Completa il quadro l’attenzione al benessere psicofisico di chi presta assistenza, una dimensione essenziale per prevenire l’isolamento e il sovraccarico che possono accompagnare un impegno di cura prolungato.

Il percorso istituzionale: dalla risoluzione del 2025 alle nuove richieste

Il sostegno al progetto si inserisce in un percorso istituzionale che Mastacchi ha avviato nell’ottobre 2025, quando ha presentato in Assemblea legislativa una risoluzione per promuovere il riconoscimento professionale dei caregiver, introdurre tutele previdenziali, come i contributi figurativi, e istituire un elenco regionale unico.

Nel dicembre dello stesso anno, la Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali ha approvato un impegno rivolto alla Giunta regionale che, secondo quanto riferito dal consigliere, recepisce ampiamente le proposte avanzate. Tra i punti affrontati figurano le politiche di sostegno a chi deve conciliare lavoro e assistenza e la richiesta al Governo di una legge nazionale organica dedicata ai caregiver familiari.

Il percorso è proseguito nel maggio 2026 con la presentazione di un’interrogazione per sollecitare ulteriori misure: buoni servizio finanziati attraverso le risorse del Fondo sociale europeo Plus (FSE+), forme di sostegno economico diretto, interventi a tutela del benessere psicofisico dei caregiver e strumenti per favorire la conciliazione tra attività lavorativa e responsabilità di cura.

Il progetto ravennate si colloca dunque in una prospettiva più ampia, che punta a integrare le iniziative territoriali con un quadro normativo nazionale capace di garantire diritti e tutele omogenee.

Emilia-Romagna, dalle prime tutele alla sfida dei servizi

L’Emilia-Romagna è stata tra le prime regioni italiane a riconoscere il ruolo del caregiver familiare, con la legge regionale n. 2 del 2014. Successivamente, la legge regionale n. 5 del 2024 ha istituito un fondo da 3 milioni di euro all’anno per il triennio 2025-2027.

Il quadro regionale costituisce una base sulla quale sviluppare nuovi interventi, ma la sfida, al centro del progetto presentato a Bologna, è rendere le misure di sostegno accessibili e realmente utili nella vita quotidiana delle famiglie. In questa direzione si colloca anche il riferimento al Veneto, dove il 29 settembre 2026 il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il progetto di legge n. 81 sul caregiver familiare.

Resta inoltre atteso il completamento dell’iter della legge nazionale dedicata ai caregiver, all’esame della Camera secondo quanto riferito in occasione della presentazione.

Il messaggio emerso dall’incontro con la stampa è chiaro: riconoscere il valore di chi assiste un familiare è un passaggio fondamentale, ma non sufficiente. Servono servizi, formazione, tutele e una rete capace di accompagnare concretamente le persone nel percorso di cura. Perché prendersi cura di chi ha bisogno di assistenza significa anche sostenere chi, spesso lontano dai riflettori, se ne fa carico ogni giorno.