martedì 28 aprile 2026

Travolto mentre cammina verso il bar: muore un 70enne, auto fuori strada dopo l’impatto

 

Foto d'archivio 

Dramma nella serata di ieri, lunedì 27 aprile, a Castel d’Aiano,  dove un uomo di 70 anni ha perso la vita dopo essere stato investito lungo via Dei Piani. La vittima, Gaetano Martone, pensionato ed ex assistente di volo, stava raggiungendo a piedi un locale della zona quando è stata colpita da un’auto sopraggiunta alle sue spalle.

Secondo una prima ricostruzione, il veicolo — una Mercedes guidata da un 52enne di origine albanese residente nei dintorni e già noto alle forze dell’ordine — procedeva a velocità sostenuta in direzione proveniente da Montese. L’impatto è stato estremamente violento e non ha lasciato scampo al pedone.

Dopo aver investito l’uomo, il conducente avrebbe perso il controllo dell’auto, che ha terminato la sua corsa circa 500 metri più avanti, finendo nei campi a lato della strada. Il mezzo è stato posto sotto sequestro per consentire gli accertamenti tecnici utili a chiarire con precisione la dinamica dell’incidente.

I sanitari del 118, giunti rapidamente sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del 70enne, le cui ferite si sono rivelate fatali. Sul luogo sono intervenute anche le forze dell’ordine per i rilievi e per avviare le indagini.

La notizia ha scosso profondamente la comunità locale, dove Martone era conosciuto. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, la salma è stata restituita ai familiari, mentre proseguono gli approfondimenti per accertare eventuali responsabilità e verificare le condizioni di guida al momento dell’investimento. Restano da chiarire con esattezza la velocità del veicolo, la posizione del pedone e ogni altro elemento utile alla ricostruzione dei fatti.

Il viaggio dell’acqua: escursione tra sorgenti e cascate al Corno alle Scale



Domenica 3 maggio 2026, dalle 9:30 alle 13:30, è in programma un’escursione guidata nel cuore del Parco regionale del Corno alle Scale, dedicata alla scoperta dell’acqua come forza modellatrice del paesaggio e preziosa custode di biodiversità.

Il percorso condurrà i partecipanti tra fresche sorgenti, vivaci torrenti e piccoli laghi, attraversando imponenti faggete e suggestive vallette punteggiate da cascate. Un itinerario immersivo per seguire da vicino il viaggio dell’acqua e comprenderne il ruolo negli equilibri naturali.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:30 presso Madonna dell’Acero. Il rientro è previsto per le ore 13:30 nello stesso luogo di partenza.

L’escursione presenta difficoltà di livello E (escursionistico), con una lunghezza di circa 5 km, un dislivello di 300 metri e un tempo di cammino effettivo di circa due ore e mezza.

Si raccomanda di portare almeno 1,5 litri d’acqua, merenda al sacco, scarponi da trekking impermeabili con suola scolpita, abbigliamento adeguato alla stagione (inclusi guanti e copricapo), giacca antipioggia e bastoncini da trekking, fortemente consigliati.

La partecipazione è su prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente.
Per informazioni e iscrizioni: 333 2660329 – 051 6254821 – eventi@enteparchi.bo.it.

Messa in sicurezza del Sambro: completato un intervento strategico per la tutela del territorio

 

 


di Martina Mari

 

Proseguono con determinazione gli interventi di messa in sicurezza del territorio finanziati dalla struttura commissariale a seguito degli eventi eccezionali del 2023. Tra questi, riveste particolare importanza il cantiere relativo alle difese spondali del torrente Sambro, in prossimità del depuratore del Capoluogo, i cui lavori sono recentemente ultimati per un importo complessivo di 250.000 euro.
I lavori hanno riguardato una serie articolata di interventi: dalla messa in sicurezza del versante interessato da smottamento, con disgaggio della parete in frana, pulizia e posa di reti metalliche ancorate, fino alle operazioni di ripristino ambientale con semina e rimboschimento. Sul fronte idraulico si è intervenuti con la pulizia e riprofilatura degli alvei del torrente Sambro e del Rio San Benedetto, la sistemazione delle sponde con geotessili e massi ciclopici e il consolidamento delle aree retrostanti, oltre a specifiche azioni di tutela della fauna ittica.


“Si tratta di un altro intervento fondamentale che si è concluso – sottolinea il Sindaco Alessandro Santoni – perché in quel punto si era determinata una situazione di rischio molto seria: la frana avrebbe potuto arrivare a chiudere il corso del torrente Sambro proprio di fronte al depuratore del capoluogo, con conseguenze potenzialmente molto gravi. Intervenire in tempo è stato decisivo”.
Un’opera che va oltre il singolo cantiere e richiama il tema, sempre più centrale, della prevenzione del dissesto idrogeologico. “Questi interventi dimostrano quanto sia importante investire sulla prevenzione – prosegue il Sindaco – perché ogni euro speso prima evita danni ben più ingenti dopo, non solo in termini economici ma anche di sicurezza per i cittadini. E questi finanziamenti rappresentano una leva fondamentale per i comuni dell’Appennino, dove la fragilità del territorio è una condizione strutturale. In realtà come la nostra, con circa un terzo del territorio classificato a elevato rischio di frana, interventi di questo tipo non sono straordinari ma necessari: significano sicurezza per i cittadini, tutela delle infrastrutture e possibilità concreta di continuare a presidiare queste comunità”.
Nonostante l’ambito ed alcune delle competenze coinvolte non siano strettamente comunali, l’Amministrazione ha seguito da vicino tutte le fasi dei lavori. “Come sempre – aggiunge il Sindaco – quando c’è bisogno i Comuni ci sono. Anche oltre ciò che formalmente compete loro, perché il nostro primo dovere è verso la comunità e la tutela del territorio”.
Infine, un ringraziamento sentito va agli uffici comunali. “Dietro a questi risultati – conclude il Sindaco – c’è un grande lavoro tecnico e amministrativo, spesso silenzioso ma fondamentale. A loro va il mio ringraziamento per la professionalità e l’impegno con cui hanno affrontando e stanno affrontando una mole straordinaria di interventi su tutti i fronti, come sempre con grande professionalità e raggiungendo tutti gli obiettivi”.

Digitale e Montagna. Cresce in Emilia-Romagna l’offerta di connettività mobile in montagna grazie ai tralicci predisposti dalla Regione e messi a disposizione degli operatori telefonici.



di Carmine Caputo

 

In costante crescita il traffico dati dell’ultimo anno in montagna, con picchi giornalieri che superano gli 800 Mbps e un traffico medio superiore ai 500 Mbps

Più tralicci in montagna per potenziare la connettività. Quelli predisposti e realizzati grazie al progetto CellMon - Cellulari in Montagna, voluto dalla Regione Emilia-Romagna per contrastare il digital divide, rafforzare e migliorare l’offerta di connettività mobile da parte degli operatori telefonici.

Da un’analisi del traffico in rete (2G e 4G) reso possibile dalla presenza dei tralicci già attivati emerge come, seppure le zone coperte non abbiano un’elevata densità abitativa, il traffico dell’ultimo anno sia in costante crescita, con una media superiore a 500 Mbps e picchi giornalieri che superano gli 800 Mbps.

Approvato dalla Giunta regionale nel 2018 (delibera del 5 novembre) CellMon originariamente prevedeva la realizzazione di 28 infrastrutture in grado di fornire l’accesso alla rete in altrettanti siti ed avviarne ulteriori, con un investimento economico di 2 milioni di euro fino al 2021; la Regione ha poi raddoppiato i fondi, aggiungendo 2 milioni per il biennio 2022-2024, per portare il numero di infrastrutture a 45, di cui 22 già operative.

Gli ultimi tralicci realizzati sono stati proprio in questi giorni quello di Monte San Pietro, nel bolognese, e lo scorso settembre quello di Pennabilli, nel riminese.

Entro la fine dell’inverno sarà la volta di Fontanelice (BO), Civitella di Romagna (FC), Gropparello (PC) e Prignano sulla Secchia (MO).

“L’obiettivo del progetto CellMon - sottolineano gli assessori all’Agenda digitale, Paola Salomoni, e alla Montagna, Igor Taruffi, - è quello di supportare e rafforzare la copertura della rete di telefonia cellulare nelle aree montane dell’Emilia-Romagna, per dare a tutti i cittadini e alle imprese uguali opportunità di cittadinanza digitale. È una delle tante azioni messe in campo dalla Regione non solo per contrastare lo spopolamento in montagna, ma per favorire nuovi arrivi, di cittadini e aziende. Ci sono mercati – spiegano Salomoni e Taruffi - come quello della telefonia in cui un’istituzione non può offrire direttamente servizi ai cittadini, ma può intervenire per rendere più appetibili gli investimenti da parte degli operatori privati. È quello che facciamo con il nostro progetto, che realizza un rapporto virtuoso: servizi avanzati erogati da privati che possono contare su una rete pubblica, affinché chi vive e lavora in montagna abbia a disposizione telefonia e Internet mobile grazie a infrastrutture adeguate. Un investimento di 4 milioni di euro sulla montagna e per la montagna”.

Come funziona CellMon

La Regione individua tramite ricognizioni o su segnalazioni dei Comuni le aree dove il servizio telefonico e di connettività dati mobile a banda ultra-larga è carente, poi il traliccio viene impiantato su un terreno fornito dal Comune. Connessi alla rete Lepida, i tralicci vengono messi a disposizione degli operatori di telefonia, a patto che prevedano l’attivazione del servizio alla cittadinanza entro sei mesi, con un impegno a mantenerlo attivo per almeno cinque anni. È essenziale il contributo al progetto da parte di Lepida ScpA, società partecipata della Regione, a cui è stata affidata la progettazione di fattibilità tecnica ed economica, la progettazione esecutiva, la realizzazione, il collaudo e la successiva gestione dei tralicci, tenendo conto della natura pubblica dei siti.

La Regione da diversi anni ha attivato le prime ricognizioni in collaborazione con Lepida e UNCEM per individuare le aree scoperte. Nel settembre 2020 l’attivazione del primo traliccio a Vernasca, nel piacentino, cui hanno fatto seguito nuove installazione su tutto l’Appennino emiliano-romagnolo da Piacenza a Rimini.

Lo stato di avanzamento lavori dei siti per i quali è già stata individuata la posizione di realizzazione è visibile sul sito https://cellularimontagna.lepida.it

 

lunedì 27 aprile 2026

Ospedale Maggiore, il “parcheggio fantasma”: due decenni di promesse e nessun cantiere

 Nuovo atto ispettivo del consigliere Mastacchi: “Servono soluzioni immediate per cittadini e pazienti”



La cronica carenza di parcheggi all’Ospedale Maggiore torna al centro del dibattito politico. A riaccendere i riflettori è un nuovo atto ispettivo del consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica), che denuncia lo stallo del progetto per il parcheggio interrato in Largo Nigrisoli e sollecita risposte concrete dalla Giunta regionale.

Non è la prima volta. Il tema era già stato affrontato con precedenti iniziative, tra cui l’Interpellanza n. 842 del 2025, rimasta però senza esiti concreti. A distanza di anni, la situazione appare immutata: nel 2026 i lavori per il nuovo parcheggio risultano ancora fermi, nonostante annunci e cronoprogrammi.

Per cittadini e pazienti, il problema è quotidiano. Chi si reca al Maggiore per una visita o per assistere un familiare si trova spesso ad affrontare un vero e proprio percorso a ostacoli ancora prima del triage. L’ospedale, uno dei principali hub sanitari cittadini, accoglie ogni giorno migliaia di persone, ma continua a scontare una logistica insufficiente.

La carenza di posti auto non è un’emergenza recente, bensì una criticità strutturale che si trascina da oltre quindici anni. In assenza di alternative, molti utenti sono costretti a soluzioni di fortuna: soste su aree verdi, spazi marginali o zone non autorizzate. In questo contesto, i controlli e le rimozioni forzate vengono sempre più spesso percepiti come un accanimento nei confronti di persone già in condizioni di fragilità.

Al centro della vicenda c’è il progetto del parcheggio interrato di Largo Nigrisoli: un’opera da circa 22 milioni di euro, con una capienza prevista di oltre 1.300 posti auto, pensata per risolvere definitivamente il problema. Secondo i cronoprogrammi ufficiali, il via libera ai lavori era atteso proprio nel 2026. Ma, a fine aprile, dell’intervento non si vede alcuna traccia: nessun cantiere avviato, nessun segnale concreto dell’avvio dei lavori.

“La logistica dell’accoglienza deve essere parte integrante della prestazione sanitaria – sottolinea Mastacchi –. Garantire un accesso dignitoso e funzionale ai presìdi ospedalieri è un dovere di civiltà, oltre che una forma di rispetto verso chi si reca in ospedale per motivi di salute”.

Il consigliere chiede ora chiarezza sullo stato reale del progetto e sollecita un coordinamento tra Regione, Comune di Bologna e AUSL. Tra le richieste anche l’adozione di misure temporanee per alleggerire la pressione sulla sosta, come soluzioni alternative o una revisione dell’attività sanzionatoria in attesa dell’opera strutturale.

Il nodo resta aperto: nel 2026, l’accesso a un servizio essenziale come quello sanitario continua a scontrarsi con un problema infrastrutturale irrisolto da anni.