mercoledì 28 ottobre 2026

In montagna, zona di prova per la sperimentazione dei droni ?

Chieste specifiche sul progetto, a partire dalle tempistiche per l’attivazione, dagli ambiti applicativi e dalle ricadute prospettate in Appennino per questa sperimentazione



di Cristian Casali

 

Con un’interrogazione alla giunta regionale, Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Assemblea, vuole sapere quale sia la posizione della Regione Emilia-Romagna sull’dell’ipotesi di creare in Appennino una zona di prova protetta per la sperimentazione dei droni.

“Dalla stampa locale – spiega la consigliera – si apprende che nei giorni scorsi si è tenuto nel centro ricerche ENEA del Brasimone, nel comune di Camugnano nell'Appennino bolognese, un evento speciale di Dronitaly, promosso da Assorpas, ENEA e BolognaFiere Water&Energy. Al meeting si sarebbe parlato, sul tema della mobilità aerea avanzata (in particolare sull’utilizzo di velivoli senza pilota in settori chiave come il controllo dell’ambiente, l’agricoltura e la sicurezza pubblica) ,della possibilità di creare in Appennino una zona di prova protetta, ossia uno spazio controllato in cui sperimentare nuove tecnologie e soluzioni operative”. Specifica la politica bolognese: “L’ipotesi di una zona di prova in Appennino è, allo stato attuale, solo allo studio e non risultano ad oggi definiti né l’ubicazione, né i soggetti responsabili, né le modalità di realizzazione e gestione dell’area”.

Evangelisti, nel chiedere alla Giunta se fosse presente all’incontro del Brasimone, sollecita specifiche sul progetto, a partire dalle tempistiche per l’attivazione, dagli ambiti applicativi e dalle ricadute prospettate in Appennino collegate a questa sperimentazione.

Il fascicolo sanitario elettronico ha una nuova app in Emilia Romagna

 De Pascale, 'vogliamo essere punta di diamante europea della digitalizzazione delle cure'



 

Da questa notte è disponibile sugli store Apple e Android la nuova app del Fascicolo sanitario elettronico dell'Emilia-Romagna, con un'interfaccia che punta a essere più semplice e ad avere più funzioni e integrazioni dei dati sanitari.

La novità è stata presentata al Dama Tecnopolo di Bologna dalla Regione, che ha investito 39 milioni di fondi Pnrr per il potenziamento della sanità digitale.

Da inizio anno il servizio del fascicolo ha registrato circa 60 milioni di accessi e prodotto oltre 16 milioni di documenti.
    "Si trattava di portare il resto d'Italia vicino al livello che l'Emilia-Romagna già aveva raggiunto", spiega il presidente della Regione, Michele de Pascale che guarda oltre.
    "L'Emilia-Romagna - dice - vuole essere la punta di diamante a livello europeo della digitalizzazione delle cure". Per l'assessore alla Salute, Massimo Fabi, "la stragrande maggioranza degli emiliano-romagnoli ha la possibilità di accedere al fascicolo e lo utilizza. Già da casa si possono acquisire informazioni e interagire con il sistema sanitario, senza doversi recare fisicamente nelle strutture". La condivisione dei dati, aggiunge, permetterà ai medici di seguire anche a distanza l'andamento delle condizioni di salute dei pazienti. "Il nuovo fascicolo mette al centro il cittadino, con servizi più intuitivi e dati gestiti in maniera più omogenea e trasparente", spiega l'assessora all'Agenda digitale, Elena Mazzoni.
    "Sappiamo però che le competenze digitali sono differenti: per questo abbiamo previsto videotutorial e continuiamo a investire nei Punti digitale facile, dove le persone possono ricevere assistenza". La nuova app, precisa, si aggiorna automaticamente senza necessità di reinstallarla. Tra le novità figurano il taccuino personale, la gestione semplificata delle deleghe, la possibilità di scegliere o revocare il medico di famiglia e il pediatra e di caricare documenti attraverso fotografie. Nei prossimi mesi arriveranno ulteriori servizi, tra cui la messaggistica con i medici e la consultazione delle immagini radiologiche.(ANSA) 

Vergato-Zocca, cantiere fermo da oltre un anno? Semaforo e restringimento al chilometro 7+250: quando partiranno i lavori?

 Un senso unico alternato regolato da un impianto semaforico mobile, una porzione di carreggiata delimitata dalla rete arancione e una situazione che, secondo le immagini disponibili, si protrae almeno dal giugno 2025. Sotto osservazione anche le condizioni complessive della strada provinciale tra Vergato e Cereglio.



di Dubbio


Da quanto tempo si attende il ripristino di un tratto della strada provinciale Vergato-Zocca?

È la domanda che nasce osservando la situazione al chilometro 7+250, dove almeno dal giugno 2025, come documenterebbe un’immagine di Google Street View, è presente un restringimento della carreggiata con senso unico alternato regolato da un impianto semaforico mobile.

L’area interessata è delimitata da una rete arancione da cantiere e una parte della sede stradale risulta interdetta al transito. Dall’esame delle fotografie disponibili, l’intervento da eseguire sembrerebbe riguardare il ripristino di una porzione della barriera stradale, apparentemente danneggiata o divelta. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che richiederebbe una conferma da parte dell’ente competente.


Ciò che colpisce è soprattutto la durata della situazione. A distanza di almeno un anno e quattro mesi dalla prima documentazione disponibile, al di là della presenza dell’impianto semaforico, non si rileverebbero cambiamenti sostanziali nell’area delimitata. La rete di segnalazione appare scolorita, mentre la vegetazione ha progressivamente ripreso spazio: erba e verde crescono ai margini della strada, rampicanti si sviluppano sulle barriere esistenti e, nell’area interessata, un piccolo arbusto sembra persino aspirare a diventare un albero.

Un quadro che solleva interrogativi legittimi sui tempi di intervento e sulla gestione di un tratto stradale nel quale la circolazione è condizionata da una limitazione che si protrae da molti mesi.

La prima domanda: quando inizieranno i lavori?

La questione più immediata riguarda il ripristino della porzione di strada interessata dal restringimento. Se, come appare possibile dalle immagini, l’intervento riguarda la sistemazione di una barriera stradale danneggiata, è lecito chiedersi quali siano le ragioni del protrarsi della situazione e se siano già stati programmati i lavori.

Quando cominceranno gli interventi di ripristino al chilometro 7+250 della provinciale Vergato-Zocca?

È una domanda rivolta alla Città metropolitana di Bologna, ente proprietario della strada, affinché possa chiarire lo stato della pratica, le eventuali difficoltà tecniche o amministrative e i tempi previsti per la conclusione dell’intervento.

La presenza prolungata di un senso unico alternato comporta inevitabili disagi per chi percorre quotidianamente la strada. Per questo sarebbe auspicabile che l’amministrazione fornisse informazioni puntuali sul cronoprogramma dei lavori e sulle misure adottate per garantire la sicurezza della circolazione durante l’attesa.

La seconda domanda: quale futuro per la strada tra Vergato e Cereglio?

Il problema, però, non sembra esaurirsi nel singolo punto interessato dal restringimento. La situazione al chilometro 7+250 riporta infatti l’attenzione sulle condizioni complessive della strada provinciale nel tratto che collega Vergato a Cereglio, dove, fatta eccezione per alcune porzioni, si avverte l’esigenza di una manutenzione più organica.

Cartelli di riduzione della velocità e segnalazioni di pericolo sono strumenti importanti per richiamare l’attenzione degli automobilisti, ma non possono sostituire gli interventi necessari a mantenere la strada in condizioni adeguate.

Da qui il secondo interrogativo rivolto alla Città metropolitana: quando sarà possibile programmare una sistemazione complessiva del percorso tra Vergato e Cereglio, con interventi che vadano oltre la semplice apposizione della segnaletica stradale?

La richiesta è quella di conoscere se esista un piano di manutenzione per il tratto, quali siano le priorità individuate e con quali tempi si intenda intervenire sulle porzioni che necessitano di lavori.

La manutenzione della viabilità provinciale è un tema che incide direttamente sulla sicurezza, sulla qualità degli spostamenti e sulla vita quotidiana di residenti, lavoratori e utenti della strada. Per i territori dell’Appennino, inoltre, la rete stradale rappresenta un collegamento essenziale tra paesi, servizi e attività economiche.

Per questo la situazione segnalata lungo la Vergato-Zocca merita un chiarimento da parte dell’ente competente. Non soltanto per conoscere la data di avvio dei lavori nel punto interessato dal restringimento, ma anche per comprendere quali interventi siano previsti per migliorare le condizioni generali della viabilità tra Vergato e Cereglio.

Le domande restano dunque aperte: quando verrà ripristinata la barriera danneggiata? E quando si passerà dalle limitazioni e dai cartelli a un programma concreto di manutenzione della strada?

Ai cittadini e agli automobilisti non servono soltanto segnalazioni di pericolo: servono informazioni trasparenti, interventi programmati e tempi certi. 

Bologna, recuperato un raro corno di rinoceronte rubato nel 2015 al Museo di Zoologia di Napoli

 I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bologna hanno restituito il reperto all’Università Federico II. L’indagine, avviata nel 2023, è partita dal monitoraggio delle vendite online e dal ritrovamento di dipinti rubati. Determinante la collaborazione con gli esperti dell’Università di Bologna.



Un raro corno di rinoceronte, trafugato nel settembre 2015 dal Museo di Zoologia dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, è stato recuperato dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Bologna e restituito alla comunità scientifica. La riconsegna ufficiale è avvenuta il 27 ottobre 2026, nella sede del Nucleo bolognese, alla presenza del direttore del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’ateneo napoletano.

Le attività investigative sono state avviate nell’ottobre 2023, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e condotta nei confronti di un antiquario locale.

L’attenzione degli investigatori si è concentrata inizialmente sul monitoraggio delle piattaforme online dedicate alla compravendita di opere d’arte e oggetti d’antiquariato. Proprio attraverso questi controlli, i militari avevano individuato alcuni dipinti di provenienza furtiva messi in vendita da una casa d’aste bolognese.

Gli approfondimenti successivi hanno consentito di risalire alla persona che deteneva le opere. Nel corso delle verifiche è emerso che lo stesso soggetto custodiva anche il prezioso corno di rinoceronte, insieme ad altro materiale archeologico e antiquariale accumulato illecitamente.

Un ritrovamento che ha aperto una nuova pista investigativa, rendendo necessario accertare con precisione la natura del reperto e, soprattutto, la sua provenienza.

Per tutelare l’integrità del corno e garantirne una corretta conservazione, i Carabinieri TPC si sono avvalsi della collaborazione degli specialisti del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna.

Gli esperti hanno effettuato approfondimenti diagnostici finalizzati a definirne le caratteristiche biologiche e a verificarne lo stato di conservazione. Gli accertamenti hanno confermato l’elevato interesse scientifico del reperto, fornendo elementi importanti per le successive verifiche sulla sua identità.

Il confronto tra i registri ministeriali e le denunce presenti nelle banche dati istituzionali, in particolare nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, ha infine consentito di collegare il corno al furto avvenuto nel settembre 2015 al Museo di Zoologia di Napoli.

In quell’occasione, i ladri avevano sottratto sei corni di rinoceronte esposti nelle sale dell’istituto museale. Il reperto recuperato a Bologna è dunque uno degli esemplari appartenenti a quel gruppo di beni trafugati.

Il recupero assume particolare rilevanza anche per il contesto criminale nel quale si inserisce il commercio dei corni di rinoceronte. Questi reperti sono infatti oggetto di un mercato illegale internazionale che alimenta il bracconaggio e il contrabbando di specie protette.

Nonostante l’assenza di prove scientifiche che dimostrino l’efficacia terapeutica della polvere ricavata dai corni, la domanda legata ad alcune pratiche della medicina tradizionale, soprattutto sui mercati asiatici, continua a sostenere quotazioni clandestine estremamente elevate, che possono raggiungere, secondo le stime riportate, i 100.000 dollari al chilogrammo.

Il commercio è sottoposto a rigorose restrizioni internazionali, nell’ambito della Convenzione CITES, che disciplina il commercio delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione. Il valore economico attribuito a questi prodotti costituisce uno dei principali fattori che incentivano le attività criminali ai danni della fauna protetta.

La restituzione del corno all’Università Federico II di Napoli segna la conclusione di una fase importante dell’attività investigativa e consente di riportare nel circuito scientifico e museale un reperto di notevole valore naturalistico.

L’operazione testimonia l’importanza della collaborazione tra i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, l’autorità giudiziaria e le istituzioni universitarie e scientifiche, il cui contributo si è rivelato fondamentale per identificare il bene e ricostruirne la storia.

Le indagini sono tuttora in corso. Nei confronti delle persone indiziate resta pertanto valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

Arrestato un falso appartenente alle forze dell’ordine: nel mirino un’anziana

 La Guardia di Finanza di Bologna ha fermato il truffatore mentre si introduceva nell’abitazione della vittima per ritirare denaro e gioielli. L’indagine rientra in un’attività di contrasto alle truffe ai danni delle persone anziane condotta in collaborazione con lo S.C.I.C.O.


Un falso appartenente alle forze dell’ordine è stato arrestato in flagranza di reato dai finanzieri del Comando provinciale di Bologna, con il supporto dei colleghi di Pesaro, mentre stava per mettere a segno una truffa ai danni di un’anziana signora. L’uomo, dopo aver gravitato per qualche tempo tra Bologna e provincia, era stato individuato e monitorato dagli investigatori, che lo hanno seguito fino all’abitazione della vittima, intervenendo nel momento in cui si è introdotto nell’appartamento.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’anziana era stata contattata telefonicamente da un complice che si era spacciato per un appartenente alle forze dell’ordine. Con un pretesto, il sedicente operatore l’aveva convinta a raccogliere denaro, gioielli e tutti i suoi averi, prospettandole la successiva visita di un presunto collega incaricato di ritirarli.

Il sospettato, pedinato fin dalle prime ore della giornata, si è effettivamente presentato nell’abitazione per portare a termine il raggiro. Ad attenderlo, però, c’erano i veri finanzieri, che sono intervenuti arrestandolo in flagranza.

L’attività investigativa è condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna nell’ambito di un dispositivo di contrasto sviluppato in collaborazione con lo S.C.I.C.O., il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata.

Da mesi gli investigatori monitorano gli spostamenti di soggetti, spesso provenienti da altre regioni, sospettati di essere coinvolti in numerosi tentativi di truffa in Emilia-Romagna. I malviventi, fingendosi finanzieri o appartenenti ad altri corpi di polizia, riescono a ottenere accesso alle abitazioni delle vittime facendo leva sulla paura e sulla fiducia riposta nelle istituzioni.

In alcuni casi, i truffatori ricorrono anche allo spoofing, una tecnica informatica che consente di falsificare o alterare l’identità digitale del chiamante, facendo apparire una telefonata come proveniente da un numero o da un soggetto apparentemente affidabile. Una volta conquistata la fiducia delle vittime, prospettano conseguenze gravi in caso di mancata collaborazione e si fanno consegnare contanti e preziosi, talvolta per importi molto elevati.

Lo scorso agosto, nell’ambito di analoghe attività investigative, erano stati arrestati due soggetti campani accusati di aver sottratto a una coppia di anziani di San Lazzaro di Savena oltre 70 mila euro tra gioielli e contanti, poi interamente recuperati.

L’appello della Guardia di Finanza

Il Corpo rinnova quindi l’invito, in particolare alle persone anziane, a prestare la massima attenzione in caso di telefonate sospette o visite da parte di individui che si presentano come appartenenti alle forze dell’ordine, soprattutto se in abiti civili.

In caso di dubbi sulla reale identità degli interlocutori, è consigliabile non consegnare denaro o oggetti preziosi e contattare il numero di pubblica utilità 117, per consentire le verifiche del caso.

La raccomandazione è semplice: nessuna richiesta sospetta deve essere assecondata senza aver prima verificato l’identità di chi la formula, rivolgendosi direttamente alle autorità competenti.