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Fortunatamente, a pagare il conto dell’incidente sono state soltanto le
lamiere dell’auto. La giovane donna che si trovava alla guida, infatti, è
rimasta illesa e non ha avuto bisogno neppure di essere sottoposta ad
accertamenti medici.
L’incidente si è verificato questa sera, sabato 7 novembre, intorno alle
19.15, lungo lo svincolo che dalla nuova Porrettana, a Sasso Marconi, conduce
alla rotonda del vecchio casello autostradale della A1. Per cause ancora in
corso di accertamento, l’auto, condotta da una giovane donna, ha
improvvisamente sbandato, finendo la propria corsa contro il guard rail.
L'impatto è stato piuttosto violento e ha provocato ingenti danni alla vettura,
mentre fortunatamente non ha avuto conseguenze fisiche per la conducente.
Sul posto sono intervenute le pattuglie della Polizia locale e della
Polizia stradale, insieme al personale di Anas. Gli operatori hanno provveduto
a gestire la viabilità, mettere in sicurezza l'area interessata dall'incidente
e organizzare la rimozione e il trasferimento del veicolo incidentato.
Al momento non sono ancora chiare le cause che hanno fatto perdere il
controllo dell'auto alla giovane conducente. Tra le possibili ipotesi al vaglio
ci sono una momentanea distrazione, un eventuale malore oppure le condizioni
del fondo stradale, reso potenzialmente più insidioso dalla pioggerella che
stava cadendo in quelle ore. Saranno gli accertamenti e i rilievi effettuati
dalle forze dell'ordine a contribuire a ricostruire l'esatta dinamica
dell'accaduto.
L'incidente ha provocato inevitabili rallentamenti alla circolazione, anche
perché si è verificato in una fascia oraria particolarmente delicata,
coincidente con il consueto flusso di traffico dei rientri serali. La
situazione è rimasta appesantita per oltre un'ora, fino a quando, intorno alle
20.30, le operazioni sono state completate e la circolazione è progressivamente
tornata alla normalità.
Una serata che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e che,
fortunatamente, si è conclusa soltanto con un'auto seriamente danneggiata.
Momenti di paura ieri pomeriggio, 6 novembre, durante l'inaugurazione della Festa di San Martino. Un uomo, risultato positivo all'alcoltest, ha forzato un posto di blocco e si è diretto ad alta velocità verso il corteo. Decisivo l'intervento del comandante Stefano Bolognesi e del vicecomandante Luca Sandri, rimasti feriti nel tentativo di proteggere i presenti.
Poteva trasformarsi in una tragedia la sfilata a cavallo che ieri pomeriggio, nel centro di Casalecchio di Reno, accompagnava l'inaugurazione della Festa di San Martino. Solo il tempestivo e coraggioso intervento di due agenti della Polizia locale ha evitato che uno scooter piombasse sul corteo, mettendo a rischio l'incolumità delle numerose persone presenti, tra cui famiglie e bambini.
Erano circa le 17.15. Il cavallo, condotto da una figurante che impersonava San Martino, era partito da poco da piazza del Popolo, seguito a piedi da autorità, cittadini e famiglie, e aveva raggiunto piazza della Repubblica. Il corteo si apprestava a imboccare il ponte sul Reno quando è sopraggiunto uno scooter il cui conducente procedeva ad alta velocità.
L'uomo aveva appena forzato il posto di blocco predisposto dalla Polizia locale in via Porrettana, all'altezza del bar Margherita, riuscendo a superare il presidio e a dirigersi verso la manifestazione.
A quel punto è stato decisivo l'intervento del comandante della Polizia locale Reno Lavino, Stefano Bolognesi, e del vicecomandante Luca Sandri, che si sono frapposti fisicamente tra il mezzo e le persone presenti, riuscendo a impedire conseguenze ben più gravi. Nell'intervento entrambi hanno riportato fratture e contusioni.
Il conducente dello scooter, un uomo italiano di circa 60 anni, residente a Casalecchio di Reno, è risultato positivo all'alcoltest. Dopo aver tentato inizialmente di allontanarsi a piedi, è stato raggiunto dagli agenti. Secondo le informazioni diffuse, si trova attualmente in stato di fermo.
L'episodio ha suscitato forte preoccupazione nella comunità, ma anche profonda riconoscenza nei confronti dei due responsabili della Polizia locale, il cui intervento ha scongiurato conseguenze potenzialmente drammatiche.
«Vogliamo ringraziare, a nome nostro e di tutta la comunità, il comandante Stefano Bolognesi e il vicecomandante Luca Sandri per l'encomiabile intervento di ieri, che ha davvero evitato il peggio», dichiarano il sindaco Matteo Ruggeri e il vicesindaco Paolo Nanni.
«È nostra intenzione organizzare un momento ufficiale per consegnare loro un riconoscimento da parte della città. Nel frattempo rivolgiamo a entrambi i nostri migliori auguri di pronta guarigione. Forze dell'ordine e magistratura sono al lavoro per fare piena luce su quanto accaduto. Abbiamo piena fiducia che verranno adottati i provvedimenti necessari a tutela della comunità».
Una festa che avrebbe dovuto essere un momento di incontro e condivisione si è dunque trasformata in un episodio di grande tensione, conclusosi senza conseguenze ancora più gravi grazie alla prontezza e al senso del dovere di chi era chiamato a garantire la sicurezza di tutti.
Sollecitati da alcuni lettori, fra cui Dubbio, pubblichiamo la denuncia del Comitato SalvAmbiente relativa alle nuove tipologie di rifiuti che si vorrebbero conferire nella discarica di Cà dei Ladri.
Lo facciamo per rispettare l'impegno di informazione che abbiamo
assunto nei confronti dei cittadini e del territorio, dando spazio a una segnalazione che solleva interrogativi meritevoli di attenzione.
La nostra posizione, tuttavia, è improntata alla prudenza. Non
riteniamo possibile presumere che l'eventuale conferimento di questi materiali avvenga senza il rispetto delle prescrizioni normative, delle necessarie garanzie ambientali e dei controlli previsti. Non abbiamo elementi per affermare che vi siano situazioni di pericolo, né intendiamo alimentare allarmismi.
Resta però una questione fondamentale: i cittadini hanno diritto
di conoscere quali rifiuti si intende conferire, quali caratteristiche
presentano, quali autorizzazioni e trattamenti sono previsti e quali controlli ne garantiscono la sicurezza.
Su questi aspetti sarebbe auspicabile una comunicazione puntuale
e trasparente da parte degli enti competenti e delle amministrazioni comunali interessate. Il silenzio, o comunque l'assenza di informazioni chiare, non aiuta a costruire fiducia.
Di seguito riportiamo integralmente i contenuti della segnalazione del Comitato SalvAmbiente, a partire dalla documentazione
ufficiale del Comune di Castel di Casio.
Che cosa contiene
esattamente l'elenco dei nuovi rifiuti richiesti per l'impianto di Cà dei
Ladri?
La fonte è ufficiale: si tratta della documentazione trasmessa dal Comune di Castel di Casio in risposta all'interrogazione del 29 settembre 2026.
Dalla lettura del documento emerge un quadro articolato, che merita di essere conosciuto e approfondito. Le tipologie di rifiuti indicate sono numerose e comprendono materiali di diversa provenienza e caratteristiche.
PRIMA DI TUTTO: LE DIECI CATEGORIE DI RIFIUTI PERICOLOSI STABILI NON REATTIVI
Nel documento figurano dieci tipologie di rifiuti classificate come «Pericolosi Stabili Non Reattivi».
Si tratta di una categoria che richiede particolare attenzione. La denominazione indica rifiuti che presentano caratteristiche di pericolosità e che, per essere ammessi a determinate forme di smaltimento, devono rispettare specifici requisiti di stabilità e non reattività.
Tra i materiali riconducibili a queste tipologie possono esserci terre contaminate, ceneri, fanghi industriali e rifiuti derivanti da operazioni di bonifica.
La questione centrale è capire quali trattamenti siano previsti, quali caratteristiche debbano possedere i materiali in ingresso e quali garanzie vengano richieste per il loro conferimento.
Chi certifica il raggiungimento delle condizioni di stabilità? Quali analisi vengono effettuate? Quali controlli sono previsti? Con quale frequenza? E come viene verificato nel tempo il mantenimento dei requisiti?
Sono domande fondamentali. Su questa tipologia di rifiuti servono la massima trasparenza, controlli rigorosi e informazioni accessibili ai cittadini. La tutela ambientale e della salute pubblica non può basarsi su generiche rassicurazioni.
LE ALTRE SEI CATEGORIE DI RIFIUTI RICHIESTE
L'elenco comprende anche altre sei grandi categorie, che riguardano materiali molto diversi tra loro.
1. Ceneri, polveri e scorie
Ceneri leggere e pesanti, polveri di caldaia, scorie di fusione e particolato derivante dal trattamento dei fumi.
2.
Fanghi
Fanghi provenienti dal trattamento delle acque, da processi industriali, da attività di perforazione e dalla produzione di vernici e inchiostri.
3.
Terre, rocce e materiali da costruzione
Terre e rocce, cemento, mattoni, ceramiche, materiali derivanti dal dragaggio, pietrisco ferroviario e rifiuti misti provenienti da attività di demolizione.
4.
Rifiuti derivanti dal trattamento di altri rifiuti
Materiali stabilizzati e solidificati, rifiuti vetrificati, compost fuori specifica, carbone attivo, resine e catalizzatori.
5.
Materiali di diversa natura
Carta e cartone, plastica, vetro, metalli, legno, materiali tessili, imballaggi e apparecchiature fuori uso.
6.
Rifiuti urbani
Carta, vetro, plastica, metalli, legno, tessili, rifiuti biodegradabili, ingombranti e rifiuti urbani non differenziati.
IL PUNTO È CHIARO: NON SI PARLA SOLTANTO DI TERRA E SASSI
La documentazione restituisce un quadro molto più ampio e articolato di quanto una descrizione generica potrebbe far pensare.
Per questo è indispensabile che cittadini e comunità locali possano conoscere nel dettaglio quali rifiuti si intende autorizzare, in quali quantità, con quali caratteristiche e attraverso quali procedure di controllo.
La trasparenza non è un dettaglio burocratico: è una condizione essenziale per consentire una valutazione consapevole delle ricadute ambientali e territoriali.
La conoscenza degli atti è il primo passo per esercitare il diritto di informarsi, partecipare e chiedere garanzie.
di Andrea De Maria
deputato della Repubblica
Investire sulla montagna e sulle aree interne significa investire sul futuro dell’intero Paese. Garantire diritti, servizi e opportunità a chi vive e lavora nei territori appenninici è una priorità per costruire uno sviluppo più equilibrato, contrastare lo spopolamento e rafforzare la coesione sociale e territoriale.
Questi sono stati i temi al centro dell’iniziativa promossa dal Partito Democratico dell’Appennino bolognese, che si è svolta a Vergato. Un importante momento di confronto al quale ho partecipato insieme al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e a Maurizio Fabbri, con la conduzione di Francesca Vitali dell’Università di Verona.
Credo profondamente che il massimo livello possibile di dialogo
e interazione tra istituzioni e comunità rappresenti una condizione
fondamentale per rafforzare la democrazia. Le politiche pubbliche sono tanto più efficaci quanto più nascono dall’ascolto dei territori, dalla conoscenza dei loro bisogni e dalla capacità di coinvolgere cittadini, amministratori, imprese e realtà associative nella definizione delle scelte.
La nostra proposta alternativa di governo ha proprio nelle politiche per le aree interne e la montagna uno dei suoi pilastri fondamentali.
Dobbiamo affermare concretamente il principio della parità dei diritti e delle opportunità, indipendentemente dal luogo in cui si vive. Questo significa garantire servizi essenziali, a partire dalla sanità, dalla scuola e dai trasporti, promuovere investimenti per il lavoro e lo sviluppo economico, sostenere il ripopolamento e assicurare una cura costante del territorio.
Significa anche mettere al centro la prevenzione del dissesto idrogeologico, la manutenzione del patrimonio ambientale e infrastrutturale e la valorizzazione delle risorse naturali e culturali. Una visione che si contrappone alle scelte dell’attuale Governo, che rischiano di penalizzare ulteriormente i territori più fragili, indebolendo le politiche di coesione e le opportunità di sviluppo.
Nel corso dell’incontro abbiamo affrontato alcune questioni
decisive per il futuro dell’Appennino bolognese.
Mobilità e collegamenti. È indispensabile potenziare il Servizio Ferroviario Metropolitano, migliorando frequenza, qualità e integrazione dei collegamenti su rotaia, e intervenire con
urgenza sulla viabilità stradale. Tra le criticità più rilevanti c’è quella
della Rupe di Sasso Marconi, sulla quale ho assunto anche una specifica iniziativa parlamentare. La mobilità non è soltanto una questione infrastrutturale: è una condizione essenziale per garantire accessibilità ai servizi, diritto alla mobilità e possibilità di sviluppo.
Lavoro e sviluppo economico.
L’Appennino dispone di importanti potenzialità, a partire dalla crescita del settore turistico e dalla ricchezza delle sue eccellenze storico-culturali, paesaggistiche e ambientali. Occorre consolidare questa crescita, sostenendo un turismo di qualità e sostenibile, capace di generare occupazione e nuove opportunità. Allo stesso tempo, dobbiamo tutelare e promuovere la presenza
delle imprese meccaniche e manifatturiere, che costituiscono una componente fondamentale del tessuto produttivo e occupazionale del territorio. Tradizione industriale, innovazione, turismo e valorizzazione ambientale devono procedere insieme.
Istituzioni e autonomie locali. È necessario ripensare la riforma delle Province e rilanciare il ruolo delle Unioni dei Comuni. I territori hanno bisogno di istituzioni intermedie capaci di programmare, coordinare gli interventi e sostenere concretamente le amministrazioni locali. Oggi molti Comuni, soprattutto quelli
di dimensioni più piccole, devono fare i conti con risorse finanziarie
insufficienti e gravi carenze di personale. Non possiamo chiedere loro di garantire servizi e affrontare sfide sempre più complesse senza mettere a disposizione strumenti, competenze e risorse adeguati.
La sfida, dunque, è costruire una vera strategia nazionale e regionale per l’Appennino e per tutte le aree interne. Non politiche episodiche
o interventi occasionali, ma una visione di lungo periodo, sostenuta da investimenti, servizi e responsabilità istituzionali condivise.
La montagna non è una periferia da assistere, ma una parte fondamentale del nostro Paese, una risorsa da valorizzare e un territorio nel quale costruire nuove opportunità di
crescita.
Per questo dobbiamo mettere l’Appennino al centro delle politiche pubbliche. Perché il futuro delle aree interne riguarda il futuro di tutti.