Un cinghiale trovato positivo al confine con il Corno alle Scale fa
scattare le restrizioni più severe. Il rischio non è per l'uomo, ma per
allevamenti, economia e fauna selvatica: scatta il piano straordinario di
contenimento.
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| Foto dal web |
La
peste suina africana è arrivata alle porte della provincia di Bologna, si legge
oggi su Bologna Today. Il ritrovamento di un cinghiale risultato positivo al
virus, rinvenuto nel territorio di Fanano, a ridosso del confine con Lizzano in
Belvedere e dell'area del Corno alle Scale, rappresenta un passaggio
particolarmente critico nella diffusione della malattia e ha fatto scattare
immediatamente le misure di emergenza previste dal piano nazionale di
contenimento.
Pur
non essendo trasmissibile all'uomo e non costituendo un pericolo per la salute
pubblica, la peste suina africana rappresenta una gravissima minaccia per il
patrimonio suinicolo. Il virus è infatti altamente contagioso tra cinghiali e
suini domestici e può essere trasportato involontariamente dalle persone
attraverso scarpe, indumenti, attrezzature o veicoli, favorendone la diffusione
negli allevamenti e provocando pesanti conseguenze economiche.
Per
questo motivo, in applicazione dell'ordinanza straordinaria del Commissario
Giovanni Filippini, i comuni di Lizzano in Belvedere e Alto
Reno Terme entrano nella zona di restrizione con il livello massimo di
allerta, mentre Gaggio Montano, Castel di Casio, Camugnano e
Castiglione dei Pepoli vengono inseriti nella fascia cuscinetto,
sottoposta a specifiche misure di sorveglianza.
Le
restrizioni interessano numerose attività all'aperto. Chi frequenta boschi e
montagne dovrà attenersi a rigide norme di biosicurezza: è vietato uscire dai
sentieri segnalati, al rientro occorre cambiare gli indumenti e disinfettare
accuratamente le calzature, mentre è proibito parcheggiare su prati o aree
vegetate. I cani dovranno essere sempre tenuti sotto controllo e non potranno
circolare liberamente fuori dalle aree consentite. Anche la raccolta dei funghi
sarà soggetta a particolari prescrizioni: chi pratica questa attività non potrà
avvicinarsi ad allevamenti di suini nelle 48 ore successive all'escursione.
Parallelamente
prende il via un piano operativo straordinario della Città metropolitana di
Bologna per limitare la diffusione del virus. La Polizia locale metropolitana
sta individuando i siti destinati allo stoccaggio delle carcasse e i centri di
raccolta dei cinghiali abbattuti, mentre, grazie ai finanziamenti regionali,
saranno acquistati nuovi mezzi per il trasporto in sicurezza e gabbie-trappola
da utilizzare nelle aree più difficili da raggiungere.
L'obiettivo
è aumentare gli abbattimenti selettivi dei cinghiali e ridurne drasticamente la
presenza sul territorio, creando un "vuoto biologico" che interrompa
la circolazione del virus prima che possa raggiungere gli allevamenti. Una
misura drastica ma ritenuta indispensabile per contenere quella che viene
considerata una delle emergenze sanitarie più gravi per il comparto zootecnico
italiano degli ultimi anni.