giovedì 20 agosto 2026

Castel di Casio torna nel Medioevo: due giorni tra duelli, sbandieratori e antichi mestieri

 Venerdì 21 e sabato 22 agosto il borgo si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto tra cortei storici, spettacoli, mercatini e gastronomia tradizionale



Castel di Casio si prepara a tornare indietro nel tempo. Venerdì 21 e sabato 22 agosto 2026, l’antico borgo dell’Appennino bolognese farà da cornice alla tradizionale rievocazione medievale, una manifestazione che ogni anno richiama pubblico e appassionati di storia, offrendo due serate all’insegna di spettacoli, cultura, artigianato, musica e sapori della tradizione.


Per l’occasione, le vie e le piazze del centro storico si animeranno di figuranti in abiti d’epoca, artisti, musici e mestieranti, ricreando atmosfere e suggestioni del Medioevo. Un viaggio nel passato pensato per coinvolgere grandi e piccoli, tra momenti di approfondimento storico e un ricco programma di intrattenimento.

L’apertura della manifestazione è in programma venerdì 21 agosto alle 18.30, con un appuntamento dedicato alla storia e alla divulgazione. Il professor Renzo Zagnoni curerà infatti il convegno dal titolo “La guerra e i duelli nel Medioevo”, un’occasione per approfondire usi, tecniche e significati della guerra e del combattimento nell’età medievale.

Al termine dell’incontro, il borgo entrerà progressivamente nel clima della rievocazione, con le prime esibizioni artistiche e gli appuntamenti dedicati alla vita e all’immaginario medievale, che accompagneranno il pubblico per tutta la serata.

La manifestazione proseguirà sabato 22 agosto, a partire dalle 19, con una serata ancora più ricca di spettacoli e attrazioni. Tra gli appuntamenti principali spicca l’esibizione degli Sbandieratori e Musici del Borgo di San Luca, accompagnata dal suggestivo corteo storico in abiti d’epoca, destinato a portare nel cuore del paese colori, musiche e tradizioni della rievocazione.

Non mancheranno gli artisti di strada e le esibizioni a tema: giullari, fachiri, falconieri, musici e combattenti si alterneranno nel corso della serata, mentre i duelli d’arme contribuiranno a ricreare l’atmosfera delle antiche contese medievali.

A completare il quadro saranno i banchi degli antichi mestieri, i giochi storici e i balli, con il borgo trasformato in un vero e proprio teatro a cielo aperto. Un percorso tra spettacolo e memoria, nel quale la ricostruzione di ambienti e attività del passato si intreccerà con l’intrattenimento per il pubblico.

Grande spazio, come da tradizione, sarà riservato anche alla gastronomia. In entrambe le serate saranno infatti attivi gli stand gastronomici, con un assortimento di piatti ispirati alla cucina locale e alla tradizione, pensati per accompagnare la manifestazione fino a tarda sera.

La rievocazione medievale di Castel di Casio si conferma così come un appuntamento capace di unire storia, spettacolo e convivialità, valorizzando il patrimonio del borgo e offrendo a residenti e visitatori l’occasione di vivere il centro storico in una veste insolita e suggestiva. Due serate per lasciarsi alle spalle, almeno per qualche ora, il presente e immergersi nelle atmosfere di un’epoca lontana.


Monte Sole, quattro sacerdoti martiri verso la beatificazione: il 27 settembre il rito per Marchioni, Comini e Capelli

 A cinque anni dalla beatificazione di don Giovanni Fornasini, la Chiesa di Bologna celebra in San Petronio il riconoscimento di altri tre sacerdoti uccisi durante la strage di Monte Sole


La chiesa di Sasso Marconi informa: 


A cinque anni dalla beatificazione di don Giovanni Fornasini, celebrata il 26 settembre 2021, la Chiesa bolognese si prepara a vivere un nuovo e significativo momento di fede e di memoria legato ai martiri di Monte Sole.

Domenica 27 settembre 2026, alle ore 17, nella Basilica di San Petronio, il cardinale Marcello Semeraro (nella foto)  presiederà il rito di beatificazione di altri tre sacerdoti che persero la vita durante le violenze della Seconda guerra mondiale a Monte Sole: don Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano, don Elia Comini, sacerdote salesiano, e padre Martino Capelli, religioso dehoniano.

La celebrazione si inserisce nel solco tracciato dalla beatificazione di don Fornasini, riconosciuto come martire nel 2021, e rappresenta per la comunità ecclesiale bolognese un ulteriore momento di memoria, preghiera e riflessione sulla testimonianza di quei sacerdoti che, nel drammatico contesto della guerra, rimasero accanto alla popolazione civile, condividendone fino alla morte le sofferenze e il destino.

La vicenda dei tre nuovi beati è profondamente legata alla storia di Monte Sole, teatro tra il settembre e l’ottobre del 1944 di una delle più gravi stragi di civili compiute dalle forze naziste in Italia. In quei giorni sacerdoti, religiosi e abitanti dei piccoli centri dell’Appennino bolognese furono travolti dalla violenza della guerra. La scelta di quei religiosi di non abbandonare le proprie comunità, anche di fronte al pericolo, è diventata nel tempo una testimonianza di fede, servizio e vicinanza ai più deboli.

La beatificazione di don Ubaldo Marchioni, don Elia Comini e padre Martino Capelli assume così un valore che va oltre il semplice ricordo storico. La loro testimonianza viene proposta oggi alla comunità cristiana come esempio di dedizione e di fedeltà alla propria missione, fino al dono della vita.

La celebrazione del 27 settembre sarà quindi un appuntamento particolarmente significativo per l'Arcidiocesi di Bologna e per tutto il territorio dell'Appennino, chiamato a custodire una memoria che continua a interrogare le nuove generazioni.

«Il loro sangue sia seme di nuove vocazioni sacerdotali per la nostra terra»: è questo l’auspicio che accompagna la celebrazione, affinché la testimonianza dei martiri di Monte Sole possa tradursi non soltanto in memoria, ma anche in una rinnovata disponibilità al servizio, alla fede e alla comunità.

Il rito in San Petronio si annuncia dunque come un momento di particolare intensità spirituale, nel quale la Chiesa di Bologna renderà omaggio a tre figure che, insieme a don Giovanni Fornasini, hanno lasciato una traccia profonda nella storia religiosa e civile del territorio.

Fosso della Fabbra a Cinque Cerri, basta il balletto delle competenze: la Regione assuma una regia unitaria per la messa in sicurezza

 



Frequenti allagamenti, danni alle abitazioni, ai garage e alle pertinenze private, oltre alla viabilità locale che va in tilt anche in occasione di precipitazioni non eccezionali. È la drammatica quotidianità vissuta dai residenti di Cinque Cerri, nel Comune di Sasso Marconi, a causa delle criticità legate al fosso della Fabbra.


Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale Marco Mastacchi (nella foto), di Rete Civica, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta della Regione Emilia-Romagna per chiedere un deciso cambio di passo e il definitivo superamento dello stallo burocratico.

A monte della frazione, il corso d’acqua versa in condizioni di scarsa manutenzione ed è privo di adeguate opere di regimazione e di riduzione della velocità dell’acqua. La situazione è ulteriormente aggravata dalla presenza di tratti tombati e sottodimensionati che, di fatto, funzionano come un vero e proprio “tappo”, riducendo la capacità idraulica dell’intero sistema.

«Fino ad oggi la soluzione definitiva è rimasta bloccata in una grave frammentazione delle competenze tra diversi enti – Regione, Comune, Città Metropolitana, Consorzio di Bonifica e privati – e nei vincoli burocratici legati alla ricostruzione post-alluvione», sottolinea Mastacchi.

La nota relativa all’avvio della Fase II del Piano Speciale di Ricostruzione ha infatti chiarito che le risorse commissariali sono destinate principalmente alla copertura dei danni diretti provocati dagli eventi alluvionali del maggio 2023 e del settembre-ottobre 2024, lasciando fuori gli interventi strutturali di prevenzione. La stessa nota, tuttavia, ribadisce che gli enti competenti hanno il dovere di intervenire in presenza di situazioni di urgenza, indipendentemente dalla disponibilità di fondi commissariali.

«I cittadini di Cinque Cerri non possono più vivere nell’ansia a ogni pioggia. Serve una regia pubblica unica e determinata», incalza il consigliere regionale.

Attraverso l’atto ispettivo, Mastacchi chiede quindi alla Giunta regionale di assumere direttamente, attraverso l’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, il coordinamento tecnico e amministrativo degli interventi necessari alla messa in sicurezza del fosso della Fabbra.

Tra le richieste figura anche la promozione, in sinergia con il Comune di Sasso Marconi e il Consorzio di Bonifica, di uno studio idraulico aggiornato e di un piano progettuale complessivo. Il consigliere chiede inoltre di individuare risorse dedicate alla realizzazione delle opere, attraverso bandi e programmi specifici per la difesa del suolo e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

«Non è più tempo di interventi tampone o di scaricabarile: occorre passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione strutturale», conclude Mastacchi.

I funghi e i sensi

 Domenica 23 agosto 2026, dalle 10.00 alle 13.00



Il Parco Regionale del Corno alle Scale propone una passeggiata per piccoli e grandi esploratori alla scoperta del regno dei funghi, tra i boschi del Parco.

Guidati dai nostri sensi, esploreremo un mondo immenso e affascinante, nascosto sotto i nostri piedi e che, solo ogni tanto, tra un passo e l’altro, si manifesta attraverso i suoi meravigliosi frutti.

L’escursione, pensata per le famiglie, è adatta a bambini e bambine dai 6 anni.

·         Ritrovo: ore 10.00 presso il Rifugio Segavecchia

·         Termine: ore 13.00, nello stesso luogo

·         Difficoltà: facile

·         Lunghezza: 2 km

·         Dislivello: 50 m

·         Attività: gratuita

Informazioni e prenotazione entro domani, venerdì 21 agosto:
333 2660329 – 051 6254821 – eventi@enteparchi.bo.it

mercoledì 19 agosto 2026

Guardia di finanza: soccorsi ingiustificati, chi li provoca dovrà sostenerne i costi

 



Il Comando informa:


Sono entrate in vigore nuove regole per gli interventi effettuati dalla Guardia di finanza nell’ambito del sistema nazionale di ricerca e soccorso. Chi provoca volontariamente, oppure con un comportamento gravemente imprudente, una situazione che rende necessario l’intervento dei soccorritori dovrà sostenerne i costi.

Quando una persona è in pericolo, ogni minuto può essere decisivo. Per questo è fondamentale che il sistema di soccorso possa intervenire rapidamente e concentrare le proprie risorse sulle situazioni di reale emergenza.

La Guardia di finanza concorre al sistema nazionale di ricerca e soccorso insieme alle altre istituzioni militari e civili. In mare, in montagna, nelle aree più difficili da raggiungere e in occasione di calamità o altre emergenze, il Corpo può mettere a disposizione personale specializzato, unità cinofile, automezzi, elicotteri, aerei, droni e unità navali.

Le nuove disposizioni stabiliscono che i costi dell’intervento potranno essere posti a carico di chi abbia determinato volontariamente, o attraverso una condotta gravemente imprudente, la situazione di pericolo. Lo stesso principio si applica a chi richieda un intervento in assenza di una reale necessità o di un giustificato motivo.

Non viene introdotto, dunque, alcun pagamento generalizzato per chi chiede soccorso. Chi si trova in una situazione di pericolo, o teme concretamente per l’incolumità di un’altra persona, deve continuare a chiedere aiuto senza esitazione.

Il pagamento, inoltre, non sarà automatico. Il soccorso verrà prestato in ogni caso e soltanto al termine delle operazioni saranno ricostruite e valutate le circostanze che hanno determinato l’intervento.

Le operazioni di ricerca e soccorso possono protrarsi per molte ore e richiedere un significativo impiego di personale e mezzi. Una richiesta ingiustificata può quindi sottrarre risorse che, nello stesso momento, potrebbero essere necessarie per intervenire a favore di persone realmente in pericolo.

L’obiettivo delle nuove regole non è scoraggiare le richieste di aiuto, ma contrastare comportamenti irresponsabili e richieste prive di una concreta motivazione. In questo modo si punta a tutelare le risorse pubbliche e, soprattutto, a preservare la capacità di risposta dell’intero sistema nazionale di ricerca e soccorso.