domenica 18 ottobre 2026

Marroni dell’Appennino, una stagione di piccoli frutti e grandi sapori

 




È tempo di sagre del marrone. Gli incontri con i produttori, che in queste occasioni offrono il frutto del castagneto soprattutto appena cotto, sembrano voler consolare della fine dell’estate e dell’arrivo di un autunno piovoso: una stagione bella a modo suo, ma certamente più severa. La cottura sul posto permette di apprezzare appieno il sapore delicato e inconfondibile dei marroni.

Prezioso frutto dei castagneti, ricco di amidi e per secoli alimento fondamentale delle popolazioni montane, il marrone trova in cucina numerosi impieghi. Ma ancora oggi è la caldarrosta, con il suo profumo inconfondibile e il gusto avvolgente, ad attirare maggiormente i buongustai.

Tra coloro che propongono le caldarroste c’è Flavio Finelli (nella foto impegnato nella cottura), che, insieme ai suoi collaboratori, anima il centro di Mongardino, dove mostra come arrostire i marroni secondo le antiche tecniche contadine.


Finelli coltiva un appezzamento di castagneto affacciato sulla strada comunale delle Varsellane, a Medelana di Marzabotto. Potatore esperto, si prende cura delle sue piante con competenza e scrupolo certosino. Quando le condizioni climatiche lo richiedono, provvede persino ad abbondanti irrigazioni, riuscendo a ottenere un prodotto apprezzato per la qualità e l’eccellente pezzatura.

Gli chiediamo un parere sull’andamento della stagione e il suo volto si fa subito serio.

«Pessima annata. I castagni hanno allegato troppo: i ricci sono numericamente sproporzionati e finiscono per stancare e sfinire le piante. Ne consegue che il prodotto, pur essendo sufficiente in quantità, è di pezzatura piccola. Non c’è la prima scelta: si parte dalla seconda e, in molti casi, non si raggiunge neppure quella».

Poi, però, Finelli trova il modo di consolarsi e di rassicurare anche i consumatori.

«Il prodotto perde in grandezza, ma guadagna in sapore. I marroni di quest’annata sono piccoli, ma molto dolci. Il palato ci guadagna».

Il castagneto, si sa, può riservare fatiche e delusioni, ma sa anche ricompensare chi se ne prende cura con dedizione. E allora torna alla mente un proverbio bolognese: “Roba ceina, roba fêina”, ovvero «roba piccola, roba fine».

Un invito a riscoprire e gustare i marroni del nostro Appennino: quest’anno forse meno generosi nelle dimensioni, ma capaci di conquistare il palato con tutta la dolcezza e la bontà della nostra terra.

Tartufesta 2026: sapori, cultura e tradizioni si incontrano a Sasso Marconi

 Il 24-25-31 ottobre e 1 novembre torna Tartufesta con la presenza dei ‘gemelli’ di Sassenage che porteranno una delle specialità gastronomiche più rappresentative della loro terra: il Bleu du Vercors-Sassenage.

 


di Ilaria Indovini

vicesindaca di Sasso Marconi

  

Con l’autunno torna Tartufesta, uno degli appuntamenti più attesi di Sasso Marconi, capace ogni anno di richiamare cittadini e visitatori in un’esperienza che intreccia gastronomia, cultura e valorizzazione del territorio. Una festa che invita a ritrovarsi, riscoprire le eccellenze locali e lasciarsi conquistare dai profumi e dai sapori dell’Appennino e dei Colli Bolognesi, riscoprendo al tempo stesso le storie, le tradizioni e i saperi che custodiscono l’identità della comunità.

L’edizione 2026 propone un percorso ideale che mette in dialogo comunicazione, cultura e cibo, tre ambiti diversi ma profondamente connessi, accomunati dalla capacità di creare relazioni, trasmettere conoscenze e raccontare i territori. Un filo conduttore che accompagna le diverse iniziative della manifestazione, sottolineando il valore della condivisione e il ruolo delle tradizioni come patrimonio vivo, capace di rinnovarsi e parlare anche alle nuove generazioni.

Il grande protagonista resta naturalmente il tartufo, re della tavola e simbolo di un patrimonio gastronomico che affonda le proprie radici nel paesaggio e nella cultura locale. A celebrarlo sarà un ricco programma di proposte enogastronomiche, con il coinvolgimento di ristoratori, produttori e operatori del territorio. A completare l’offerta, mercati, artigianato locale, prodotti tipici e degustazioni, per un viaggio tra i sapori e le eccellenze dell’Appennino e dei Colli Bolognesi, alla scoperta delle produzioni che rendono unica questa parte del territorio.

Tra i momenti più significativi dell’edizione ci sarà l’incontro con la delegazione di Sassenage, città francese gemellata con Sasso Marconi, che porterà a Tartufesta una delle specialità gastronomiche più rappresentative della propria terra: il Bleu du Vercors-Sassenage. Un’occasione per valorizzare le tradizioni culinarie delle due comunità e rinnovare, attraverso il linguaggio universale del cibo, un legame di amicizia, dialogo e scambio culturale che supera i confini nazionali.

Cultura e identità: da Pellegrino Artusi a Guglielmo Marconi

Accanto alla dimensione gastronomica, Tartufesta dedicherà ampio spazio alla cultura e alle personalità che hanno contribuito a costruire il patrimonio storico e identitario del territorio.

Un percorso espositivo sarà dedicato a Pellegrino Artusi, figura centrale della tradizione culinaria italiana. Attraverso la sua storia e la sua opera, la mostra offrirà l’occasione per riflettere sul ruolo della cucina come espressione della cultura popolare e strumento di costruzione di un’identità condivisa: un patrimonio fatto di ricette, gesti, racconti e consuetudini che attraversano le generazioni.

Grande rilievo anche per il Premio “Città di Sasso Marconi” per la comunicazione, che nell’edizione 2026 sarà conferito a Slow Food Italia, realtà da tempo impegnata nella promozione della cultura del cibo, della biodiversità e delle produzioni locali. Il riconoscimento si inserisce pienamente nel tema della manifestazione, richiamando l’importanza di una comunicazione capace di dare voce ai territori, valorizzarne le risorse e sensibilizzare il pubblico sui temi della qualità alimentare e della sostenibilità.

Non mancheranno, inoltre, le iniziative dedicate a Guglielmo Marconi, con mostre, incontri e appuntamenti legati alla sua figura e al rapporto con il territorio. Le proposte si svolgeranno nel contesto delle celebrazioni per il 60° anniversario del Circolo Filatelico G. Marconi, offrendo un’occasione per riscoprire la storia del grande inventore e il legame profondo che unisce la sua eredità alla comunità di Sasso Marconi.

Musica, spettacoli e divertimento per tutte le età

A completare il programma sarà un calendario di iniziative pensate per coinvolgere pubblici diversi, trasformando Tartufesta in un’occasione di incontro e convivialità per tutta la comunità. Musica, spettacoli, intrattenimento e attività per i più piccoli contribuiranno ad animare la manifestazione, affiancando alla scoperta dei sapori momenti di svago e partecipazione.

Tra gli appuntamenti in programma figurano la rassegna “A passo di musica”, le esibizioni degli artisti di strada, il cinema e le occasioni di ballo. Per bambini e famiglie sono previsti giochi da tavolo e attività dedicate ai più piccoli, mentre lo spettacolo di Fausto Carpani porterà sul palco la sua cifra artistica, legata alla tradizione e alla cultura emiliana.

Il programma si arricchirà anche di iniziative a tema Halloween, per unire la festa d’autunno a momenti di divertimento e creatività, e di DJ set dedicati alle sonorità degli anni Novanta e Duemila, pensati per coinvolgere il pubblico di diverse generazioni.

A chiudere il quadro degli appuntamenti dedicati allo spettacolo sarà l’incontro con Marco Ligabue e Andrea Barbi, protagonisti di un evento che unirà musica e intrattenimento.

Una festa che racconta il territorio

Anche quest’anno Tartufesta si conferma molto più di una manifestazione enogastronomica: è un’occasione per valorizzare le eccellenze locali, promuovere le relazioni tra comunità e generazioni e rafforzare il senso di appartenenza a un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni.

Dal tartufo ai prodotti tipici, dalla cultura alla musica, passando per l’incontro con la comunità gemellata di Sassenage, ogni iniziativa contribuirà a comporre un racconto corale di Sasso Marconi e del suo patrimonio.

Un invito rivolto a cittadini e visitatori a vivere l’autunno attraverso i suoi sapori, le sue storie e le sue occasioni di incontro, riscoprendo il valore di una festa che sa unire tradizione e contemporaneità, identità locale e apertura al mondo.

Caregiver familiari, dal riconoscimento ai servizi concreti: un progetto per sostenere chi si prende cura degli altri

 Presentato alla stampa in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna il progetto nato a Ravenna per accompagnare, formare e valorizzare i caregiver. Al centro sportelli di ascolto, formazione, tutele previdenziali e una rete territoriale integrata, in attesa di una legge nazionale.



Dare sostegno concreto a chi ogni giorno si prende cura di un familiare non autosufficiente, superando una condizione troppo spesso invisibile e riconoscendo pienamente il valore sociale dell’assistenza. È questo l’obiettivo del progetto dedicato ai caregiver familiari, presentato nel corso di un incontro con la stampa venerdì 16 ottobre, nella Sala 215 dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, a Bologna.

A promuovere l’iniziativa è il consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica), che da oltre un anno porta avanti il tema del riconoscimento e della tutela dei caregiver, sostenendo un percorso nato a Ravenna e orientato a trasformare il riconoscimento del ruolo in servizi, strumenti e opportunità concrete.

All’incontro sono intervenuti, insieme a Mastacchi, Veronica Verlicchi, consigliera comunale di Ravenna e capogruppo della Lista civica La Pigna, ed Emily Tassinari, fisioterapista dell’assistenza domiciliare dell’AUSL Romagna. Il confronto ha posto l’attenzione sulle difficoltà quotidiane di chi assiste una persona cara e sulla necessità di costruire risposte coordinate, capaci di sostenere sia chi riceve le cure sia chi le presta.

Una responsabilità quotidiana che non può restare invisibile

Dietro ogni persona non autosufficiente c’è spesso un familiare che si fa carico, in maniera continuativa, di una parte importante dell’assistenza. Secondo i dati richiamati nella presentazione del progetto, in Italia i caregiver sono quasi 8 milioni e oltre 3,2 milioni avrebbero lasciato il lavoro per dedicarsi alla cura di un familiare, secondo le stime citate di ISTAT, Osservatorio DOMINA e CNEL.

Il loro compito va ben oltre l’aiuto nelle attività quotidiane: significa gestire terapie e farmaci, accompagnare la persona assistita nei percorsi sanitari, mantenere i rapporti con medici e servizi e, in alcuni casi, imparare a utilizzare presidi e dispositivi complessi, spesso senza una preparazione specifica.

A questo carico pratico si aggiungono le difficoltà organizzative, le rinunce professionali e il peso emotivo dell’assistenza prolungata. Da qui la necessità di affiancare al riconoscimento formale della figura del caregiver interventi strutturati, che offrano orientamento, formazione, sostegno psicologico e maggiori garanzie economiche e previdenziali.

Dal progetto di Ravenna una rete di servizi per i caregiver

La proposta presentata punta a costruire un sistema di supporto articolato, capace di rispondere ai bisogni dei caregiver nelle diverse fasi del percorso di cura.

Tra gli interventi previsti figura l’attivazione di uno sportello di ascolto e orientamento, con un orario di apertura il più possibile ampio, indicativamente dalle 8 alle 20, e la prospettiva di arrivare in futuro a un servizio attivo 24 ore su 24, qualora le necessità del territorio lo richiedano.

Un altro pilastro è rappresentato dai percorsi di formazione teorica e pratica, pensati per fornire competenze utili nella gestione dell’assistenza e migliorare la sicurezza tanto del caregiver quanto della persona assistita. Il progetto prevede inoltre di valorizzare le competenze maturate attraverso l’esperienza di cura, valutando la possibilità di una loro certificazione spendibile anche nel mondo del lavoro.

Centrale è anche la costruzione di una rete territoriale integrata, in grado di mettere in collegamento servizi sanitari, servizi sociali e associazioni, favorendo l’accesso alle informazioni e la presa in carico dei bisogni. In questo quadro si inserisce la proposta di un elenco regionale dei caregiver, insieme a strumenti di tutela economica e  previdenziale, a partire dai contributi figurativi per chi riduce l’attività lavorativa o la interrompe per assistere un familiare.

Completa il quadro l’attenzione al benessere psicofisico di chi presta assistenza, una dimensione essenziale per prevenire l’isolamento e il sovraccarico che possono accompagnare un impegno di cura prolungato.

Il percorso istituzionale: dalla risoluzione del 2025 alle nuove richieste

Il sostegno al progetto si inserisce in un percorso istituzionale che Mastacchi ha avviato nell’ottobre 2025, quando ha presentato in Assemblea legislativa una risoluzione per promuovere il riconoscimento professionale dei caregiver, introdurre tutele previdenziali, come i contributi figurativi, e istituire un elenco regionale unico.

Nel dicembre dello stesso anno, la Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali ha approvato un impegno rivolto alla Giunta regionale che, secondo quanto riferito dal consigliere, recepisce ampiamente le proposte avanzate. Tra i punti affrontati figurano le politiche di sostegno a chi deve conciliare lavoro e assistenza e la richiesta al Governo di una legge nazionale organica dedicata ai caregiver familiari.

Il percorso è proseguito nel maggio 2026 con la presentazione di un’interrogazione per sollecitare ulteriori misure: buoni servizio finanziati attraverso le risorse del Fondo sociale europeo Plus (FSE+), forme di sostegno economico diretto, interventi a tutela del benessere psicofisico dei caregiver e strumenti per favorire la conciliazione tra attività lavorativa e responsabilità di cura.

Il progetto ravennate si colloca dunque in una prospettiva più ampia, che punta a integrare le iniziative territoriali con un quadro normativo nazionale capace di garantire diritti e tutele omogenee.

Emilia-Romagna, dalle prime tutele alla sfida dei servizi

L’Emilia-Romagna è stata tra le prime regioni italiane a riconoscere il ruolo del caregiver familiare, con la legge regionale n. 2 del 2014. Successivamente, la legge regionale n. 5 del 2024 ha istituito un fondo da 3 milioni di euro all’anno per il triennio 2025-2027.

Il quadro regionale costituisce una base sulla quale sviluppare nuovi interventi, ma la sfida, al centro del progetto presentato a Bologna, è rendere le misure di sostegno accessibili e realmente utili nella vita quotidiana delle famiglie. In questa direzione si colloca anche il riferimento al Veneto, dove il 29 settembre 2026 il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il progetto di legge n. 81 sul caregiver familiare.

Resta inoltre atteso il completamento dell’iter della legge nazionale dedicata ai caregiver, all’esame della Camera secondo quanto riferito in occasione della presentazione.

Il messaggio emerso dall’incontro con la stampa è chiaro: riconoscere il valore di chi assiste un familiare è un passaggio fondamentale, ma non sufficiente. Servono servizi, formazione, tutele e una rete capace di accompagnare concretamente le persone nel percorso di cura. Perché prendersi cura di chi ha bisogno di assistenza significa anche sostenere chi, spesso lontano dai riflettori, se ne fa carico ogni giorno.

Vergato, un incontro su fragilità, assistenza e innovazione: la comunità al centro della cura

 Venerdì 6 novembre al Centro sociale “Franco Nanni” un appuntamento dedicato al ruolo della casa, dei servizi territoriali e delle nuove tecnologie nel sostegno alle persone fragili. L’iniziativa è promossa da IsSEC e Fondazione Santa Clelia Barbieri, con il patrocinio di enti e istituzioni del territorio.



Come costruire una rete di assistenza capace di rispondere ai bisogni delle persone più fragili? Quale ruolo possono svolgere la comunità, i servizi sociali e sanitari e le nuove tecnologie nel favorire una migliore qualità della vita? Sono queste le domande al centro dell’incontro “Abitare la comunità, abitare la cura: tecnologie e assistenza in rete per affrontare la fragilità”, in programma venerdì 6 novembre 2026 a Vergato.

L’iniziativa è promossa dall’Istituzione Servizi Sociali Educativi e Culturali (IsSEC) e dalla Fondazione Santa Clelia Barbieri, con l’obiettivo di approfondire il tema della fragilità attraverso una riflessione condivisa sul rapporto tra assistenza, territorio e innovazione.

Un appuntamento rivolto a tutta la cittadinanza, che intende mettere in evidenza l’importanza di un approccio integrato alla cura, capace di coinvolgere istituzioni, professionisti, servizi e comunità locali. In un contesto in cui il sostegno alle persone anziane, a chi vive condizioni di fragilità e a chi necessita di assistenza continuativa rappresenta una sfida sempre più importante, diventa fondamentale sviluppare risposte coordinate e vicine alle esigenze quotidiane delle persone.

La casa, il territorio e la tecnologia: tre dimensioni della cura

L’incontro si svilupperà attorno a tre temi fondamentali, strettamente connessi tra loro.

Il primo riguarda la casa come primo luogo di cura, uno spazio essenziale per la vita delle persone, nel quale l’assistenza può contribuire a preservare autonomia, dignità e benessere. Favorire la permanenza nel proprio ambiente di vita, quando possibile e appropriato, significa anche rafforzare i servizi di prossimità e sostenere le famiglie.

Il secondo tema è il territorio come rete, inteso come sistema di relazioni e collaborazioni tra servizi sociali, strutture sanitarie, istituzioni e realtà associative. Una rete efficace può aiutare a intercettare tempestivamente i bisogni, contrastare l’isolamento e costruire percorsi di accompagnamento più adeguati alle diverse situazioni di fragilità.

Infine, spazio alla tecnologia come strumento di connessione. Le innovazioni tecnologiche possono offrire nuove opportunità per migliorare il coordinamento tra operatori, facilitare l’assistenza e mantenere un collegamento più stretto tra le persone, i familiari e i servizi. Strumenti che, se integrati con la relazione umana e con una presenza concreta sul territorio, possono contribuire a rendere la cura più accessibile ed efficace.

Una riflessione condivisa aperta alla cittadinanza

L’iniziativa si svolge con il patrocinio dell’Azienda USL di Bologna, dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e del Comune di Vergato.

La partecipazione di queste realtà sottolinea la rilevanza del confronto tra ambito sociale, sanitario e istituzionale nella costruzione di risposte alle situazioni di vulnerabilità.

L’obiettivo è promuovere una cultura della cura che non si limiti all’erogazione di prestazioni, ma riconosca il valore delle relazioni, della prossimità e della collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. Perché affrontare la fragilità significa anche creare condizioni affinché nessuno si senta solo e ogni persona possa trovare sostegno nella propria comunità.

Informazioni utili

  • Quando: venerdì 6 novembre 2026.
  • Dove: Centro sociale “Franco Nanni”, via Fornaci 343/H, Vergato (BO).
  • Partecipazione: gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 30 ottobre 2026 e fino a esaurimento dei posti disponibili.
  • Iscrizioni: compila il modulo online.

Un’occasione di confronto su un tema che riguarda l’intera comunità: mettere al centro la persona, rafforzare i legami territoriali e valorizzare ogni strumento utile a costruire una rete di assistenza più vicina, coordinata e attenta ai bisogni di chi vive condizioni di fragilità.

sabato 17 ottobre 2026

Istituto Fantini di Vergato, i lavoratori esprimono solidarietà agli studenti dopo tre giorni di mobilitazione

 Il personale della scuola apprezza la correttezza, il senso diresponsabilità e la maturità dimostrati dagli studenti e dalle studentesse durante la protesta del 6, 7 e 8 ottobre.



A seguito delle recenti iniziative di mobilitazione promosse dagli studenti e dalle studentesse dell’Istituto Fantini di Vergato, nei giorni 6, 7 e 8 ottobre, l’assemblea dei lavoratori della scuola esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno agli studenti, sottolineando il valore del comportamento tenuto durante la protesta.

La dichiarazione di solidarietà:

Care studentesse, cari studenti,

come vostri insegnanti e lavoratori della scuola, desideriamo esprimervi il nostro apprezzamento per il modo estremamente corretto e civile con cui avete condotto i tre giorni di mobilitazione.

Avete saputo manifestare le vostre istanze senza eccessi né danneggiamenti, dimostrando senso di responsabilità, capacità di comunicazione e attenzione nel far sentire la vostra voce. Lo avete fatto con equilibrio, precisione e maturità, dando prova di come sia possibile portare avanti una protesta nel rispetto delle persone e degli spazi comuni.

Ci auguriamo che possiate continuare a crescere mantenendo lo stesso spirito consapevole e responsabile che avete dimostrato in questa occasione.

Riteniamo importante che il nostro apprezzamento sia conosciuto anche dalle vostre famiglie, alle quali desideriamo far arrivare un messaggio altrettanto chiaro: il comportamento che avete tenuto merita di essere riconosciuto e valorizzato.

L’assemblea dei lavoratori dell’Istituto Fantini di Vergato