Ritardi, cancellazioni e cambi di binario comunicati all’ultimo momento: il
Comitato denuncia una situazione ormai strutturale e chiede un confronto con
l’assessora regionale Irene Priolo. A pagare il prezzo dei disservizi sono
soprattutto i pendolari e le persone con mobilità ridotta.
di Valerio Giusti
Comitato per la Ferrovia Porrettana
Anche oggi la Ferrovia Porrettana è stata interessata dall’ennesimo
«inconveniente tecnico alle infrastrutture». Una formula ormai tristemente
familiare ai pendolari, che rischia di diventare la spiegazione ricorrente di
un servizio che, secondo il Comitato per la Ferrovia Porrettana, non riesce a
garantire standard adeguati di affidabilità, regolarità e continuità.
Quello odierno è soltanto l’ultimo episodio di una lunga serie di ritardi,
cancellazioni e disservizi che si ripetono con una frequenza preoccupante.
Basta ripercorrere le segnalazioni degli ultimi giorni per comprendere come non
si tratti, a giudizio del Comitato, di singoli inconvenienti, ma di una
situazione che richiede risposte strutturali.
I dati raccolti dal Comitato documentano le criticità registrate sulla
linea, sia in direzione Bologna sia verso Porretta Terme, con ripercussioni
anche sui collegamenti da e per Marzabotto.
Nella giornata del 26 ottobre, tra i treni in partenza da Bologna, il
regionale 17741 delle 8.17 ha accumulato 27 minuti di ritardo, mentre il 17757
delle 12.17 ha registrato un ritardo di 32 minuti. Altri convogli hanno
viaggiato con ritardi compresi tra cinque e dieci minuti.
Anche nella direzione opposta si sono registrati ritardi, seppure
generalmente più contenuti, mentre alcuni collegamenti da e per Marzabotto
hanno subito cancellazioni. Il quadro si inserisce in una serie di giornate
difficili: il 24 ottobre, secondo le segnalazioni raccolte, è stato cancellato
il treno 17718 delle 21.01, insieme a una decina di convogli nel tratto tra
Bologna e Pianoro.
Il 23 ottobre, invece, i ritardi hanno raggiunto livelli particolarmente
pesanti nelle ore serali: il treno 17716 delle 20.32 ha accumulato 58 minuti,
il 17718 delle 21.01 ne ha registrati 35, il 17793 delle 21.17 è arrivato a 30
minuti e il 17720 delle 21.32 a 26 minuti.
Le criticità non si limitano agli ultimi giorni. Le segnalazioni del 13, 15
e 21 ottobre riportano ulteriori ritardi e cancellazioni, anche parziali, con
treni soppressi o limitati a determinate tratte. Un susseguirsi di problemi che
rende difficile, per chi utilizza quotidianamente la ferrovia, programmare con
certezza i propri spostamenti.
Ai ritardi e alle cancellazioni si aggiunge un problema particolarmente
grave: i cambi del binario di partenza comunicati quando i viaggiatori sono già
in attesa. Annunci tardivi che costringono le persone a spostarsi rapidamente
da un binario all’altro, in alcuni casi senza poter utilizzare gli ascensori.
Una situazione che penalizza soprattutto anziani, persone con disabilità e
viaggiatori con mobilità ridotta, per i quali raggiungere in pochi minuti un
binario diverso può essere impossibile.
Le testimonianze raccolte dal Comitato raccontano episodi che si ripetono
da settimane.
Il 12 ottobre, una viaggiatrice in carrozzina ha segnalato di non essere
riuscita a prendere il treno previsto alle 9.53 da Marzabotto, diretto a
Vergato, dopo lo spostamento della partenza al secondo binario. La pendolare
riferisce di aver inviato in precedenza un’apposita comunicazione, senza che
ciò le consentisse di evitare il disservizio.
Il 15 ottobre, un altro episodio ha coinvolto il treno delle 7.47 da
Bologna. Secondo la ricostruzione di un viaggiatore, il convoglio non è partito
all’orario previsto e soltanto alle 7.56 è stato annunciato un ritardo di 15
minuti. Cinque minuti dopo è stata comunicata la partenza dal piazzale Ovest,
provocando una corsa verso il nuovo punto di partenza. Trascorsi altri cinque
minuti, è arrivato invece l’annuncio della cancellazione. Alle 8.21, racconta
il pendolare, i viaggiatori erano ancora in attesa senza ulteriori
comunicazioni.
Una dinamica analoga si è verificata il 21 ottobre e, nuovamente, il 26
ottobre. In quest’ultimo caso, il treno delle 8.36 da Marzabotto sarebbe stato
spostato al secondo binario con un annuncio arrivato all’ultimo momento. A una
segnalazione, riferisce il Comitato, Rete Ferroviaria Italiana ha risposto
sostenendo che lo spostamento era stato comunicato sette minuti prima della
partenza.
Sette minuti possono forse apparire sufficienti sulla carta, ma non
necessariamente nella realtà di chi deve raggiungere un altro binario in
carrozzina e senza un ascensore disponibile. L’accessibilità non può essere
considerata un dettaglio organizzativo: deve essere una condizione essenziale
del servizio.
Dietro le cifre ci sono persone, giornate di lavoro compromesse e ore
sottratte alla vita privata. Per questo il Comitato lascia spazio anche alle
voci di chi vive quotidianamente i disservizi.
«Ogni giorno un disagio diverso e se ne fregano della gente che va a
lavorare», scrive un utente.
Un’altra testimonianza restituisce il peso concreto dei ritardi: «Ieri sera
sono uscita dal lavoro alle 21 e sono arrivata a casa alle 23. Perché pago
l’abbonamento?».
E ancora: «Stare fuori casa 13 ore per andare a lavorare è violenza:
dobbiamo chiamare un esorcista?».
Parole che esprimono la crescente esasperazione di chi sceglie il trasporto
ferroviario per raggiungere il posto di lavoro, studiare o spostarsi quotidianamente,
ma si trova a fare i conti con tempi di viaggio imprevedibili e informazioni
spesso insufficienti.
Tra le segnalazioni più preoccupanti, il Comitato riferisce anche quella di
un pendolare che avrebbe perso il lavoro dopo aver accumulato quattro ritardi
nell’arco di una sola settimana. Un episodio che, se confermato, rappresenta un
esempio particolarmente grave delle conseguenze che l’inaffidabilità del
servizio può avere sulla vita delle persone.
Ogni anno gli utenti della Porrettana accettano interruzioni della linea e
lunghi viaggi sui bus sostitutivi, nella consapevolezza che gli interventi
sulle infrastrutture siano necessari per migliorare la sicurezza e l’efficienza
della rete.
Ma, secondo il Comitato, se dopo questi sacrifici il servizio continua a
essere segnato da ritardi, soppressioni e difficoltà organizzative, il rischio
è che i pendolari finiscano per percepire quelle rinunce come una beffa.
Il Comitato chiede quindi che l’assessora regionale ai Trasporti, Irene
Priolo, convochi incontri specifici dedicati alla Ferrovia Porrettana, per
affrontare le criticità della linea e individuare soluzioni concrete.
«La misura è colma: non si può più andare avanti così», è la posizione espressa
dal Comitato, che denuncia il progressivo aumento della rabbia e della sfiducia
nei confronti del trasporto ferroviario.
Al centro della protesta c’è anche il rapporto tra il Servizio ferroviario
metropolitano e le esigenze dei territori. Il Comitato ritiene che
l’organizzazione dei collegamenti debba tenere maggiormente conto delle
necessità di chi vive, studia e lavora nell’Appennino, evitando che le esigenze
dell’area urbana prevalgano su quelle delle comunità lungo la linea.
La Porrettana serve un territorio che ha già sostenuto un costo elevato in
termini di interruzioni, tempi di percorrenza e disagi. Per questo, conclude il
Comitato, è necessario restituire alla linea un servizio affidabile,
accessibile e adeguato alle esigenze di tutti i viaggiatori.
Non si tratta soltanto di arrivare in orario. Si tratta di poter contare su
un collegamento essenziale per il lavoro, lo studio e la vita quotidiana di un
intero territorio.