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mercoledì 2 settembre 2026

La Saga Coffee non si sposta: il lavoro di Gaggio Tech è una battaglia di tutta la comunità

 


di Emanuela Cioni


In questi giorni ho incontrato alcune delle ragazze e delle donne che hanno lavorato alla Gaggio Tech. Tra loro c’erano compagne di classe, amiche, persone che non conoscevo. In tutte ho visto paura, amarezza e una profonda incertezza per il futuro.

Ho visto madri preoccupate non soltanto per la perdita del posto di lavoro, ma soprattutto per il timore di non riuscire più a garantire ai propri figli quella serenità e quella sicurezza costruite attraverso anni di sacrifici.

Ma questa vicenda impone anche una riflessione che, come comunità, non possiamo più rimandare: abbiamo fatto abbastanza per far sentire la nostra vicinanza a queste lavoratrici e a questi lavoratori?

La sensazione è che sia mancata quella partecipazione, quella presenza e quella mobilitazione che una situazione così grave avrebbe meritato.

Non si tratta di giudicare le scelte personali di nessuno, né di puntare il dito contro chi ha preso strade diverse. Si tratta, piuttosto, di ricordare il valore della solidarietà. Chi ha condiviso per anni lo stesso luogo di lavoro, gli stessi turni, le stesse difficoltà e le stesse speranze non dovrebbe dimenticare chi oggi si trova ad affrontare la parte più dolorosa di questa storia.

Quando decine di persone perdono il lavoro, infatti, non è mai un problema che riguarda soltanto loro. È una ferita che riguarda l’intero territorio.

Si impoveriscono i nostri paesi, diminuiscono le opportunità per i giovani e vengono meno la sicurezza, l’autonomia e la dignità di tante famiglie. Dietro ogni posto di lavoro perso c’è una persona, c’è una famiglia, ci sono progetti e speranze che rischiano di essere messi in discussione.

Forse ci siamo abituati troppo a osservare da lontano i problemi degli altri, pensando che non ci riguardino. Ma oggi è successo a loro. Domani potrebbe accadere a chiunque.

Una comunità vera si riconosce soprattutto nei momenti difficili: quando sa unirsi, farsi sentire e stringersi intorno a chi sta perdendo le proprie certezze.

Avrei voluto vedere più persone presenti, più voci alzarsi, più cittadini chiedere risposte. Avrei voluto vedere anche gli ex colleghi accanto a queste lavoratrici e a questi lavoratori, perché il silenzio e l’indifferenza possono fare ancora più male a chi già si sente abbandonato.

Non lasciamo sole queste donne, queste madri, questi uomini e le loro famiglie.

Il lavoro non è soltanto uno stipendio. È dignità, indipendenza, sicurezza e futuro.

Per questo la loro battaglia non può essere considerata soltanto una vicenda aziendale. Deve diventare una questione di tutta la comunità.

Perché quando si perde il lavoro, perde qualcosa anche il territorio. E quando si difende il lavoro, si difende il futuro di tutti.

(Inviato da Dubbio)

lunedì 31 agosto 2026

Castel d’Aiano piange Gabriele Verucchi: «Oggi perdiamo un consigliere, ma anche un amico»

 Cordoglio in tutta la comunità di Castel d’Aiano per la scomparsa del consigliere comunale Gabriele Verucchi. Il Comune: «Ha dedicato tempo, impegno e passione al nostro paese. Lascia un vuoto difficile da colmare»



È con profondo dolore che la comunità di Castel d’Aiano ha appreso della scomparsa di Gabriele Verucchi, consigliere comunale e figura impegnata nella vita della comunità locale.

A darne notizia, attraverso un messaggio di cordoglio, è stata l’Amministrazione comunale, che ha voluto esprimere la propria vicinanza alla famiglia e a tutte le persone che hanno conosciuto e voluto bene a Verucchi.

«È con profonda tristezza che questa mattina abbiamo appreso della scomparsa del nostro consigliere Gabriele Verucchi», si legge nel messaggio diffuso dal Comune.

Il cordoglio è stato espresso a nome del sindaco, dell’Amministrazione comunale, del Consiglio comunale e dell’intera comunità di Castel d’Aiano. Un sentimento di vicinanza rivolto innanzitutto alla famiglia, chiamata ad affrontare una perdita che ha profondamente colpito il paese.

Nel ricordare Verucchi, l’Amministrazione ne sottolinea soprattutto l'impegno civile e la disponibilità dimostrata nel corso della sua attività a servizio della collettività.

«Gabriele ha dedicato tempo, impegno e passione al nostro paese, mettendosi a disposizione della collettività e dimostrando un profondo amore e attaccamento per il nostro territorio», sottolinea il Comune.

Parole che restituiscono il profilo di una persona che aveva scelto di partecipare attivamente alla vita pubblica di Castel d’Aiano, mettendo a disposizione della comunità il proprio tempo e le proprie energie. Un impegno che, nel messaggio dell’Amministrazione, si intreccia con un legame personale e umano che va oltre il ruolo istituzionale.

La sua scomparsa, infatti, non rappresenta soltanto la perdita di un amministratore, ma anche quella di una persona conosciuta e stimata all’interno della comunità.

«La sua scomparsa lascia un grande dolore e un vuoto che sarà difficile colmare», è il sentimento espresso dal Comune, che in queste ore si stringe attorno ai familiari nel massimo rispetto del loro dolore.

Il messaggio si conclude con un saluto carico di riconoscenza e affetto: «Oggi perdiamo un consigliere, ma anche un amico».

E ancora: «Grazie, Gabriele, per il tuo impegno, per la tua disponibilità, per tutto ciò che hai fatto per il nostro paese e per l’amicizia che ci hai donato».

Parole che condensano il sentimento di un’intera comunità, chiamata oggi a salutare una persona che ha scelto di dedicare parte del proprio percorso alla vita e al futuro di Castel d’Aiano.

Alla famiglia Verucchi e a tutte le persone che gli sono state vicine va il cordoglio dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità di Castel d’Aiano.

domenica 30 agosto 2026

Appennino, dopo i 79 licenziamenti di Gaggio Tech è allarme desertificazione industriale

Dalle cartiere alla Saeco, dalla Demm alla Gaggio Tech: una lunga sequenza di crisi ha impoverito occupazione, competenze e indotto. Ora la montagna chiede fatti, non più soltanto promesse


di Dubbio


Per il lavoro in Appennino ormai non è più nemmeno un appello: è un grido disperato. L’emorragia occupazionale è diventata così profonda che l’ammalato rischia il collasso per dissanguamento. È questa l’impressione che si ricava anche dall’articolo pubblicato oggi da Repubblica, dedicato allo stato dell’occupazione nell’Appennino bolognese e sollecitato dall’ultima, drammatica crisi che ha investito il territorio: quella della Gaggio Tech di Gaggio Montano, culminata nell’espulsione di due terzi degli addetti.

Le parole, ormai, non bastano più. I 79 licenziamenti comunicati via mail dalla Gaggio Tech rappresentano soltanto l’ultimo colpo inferto all’occupazione in Appennino. Ma la crisi viene da molto più lontano e racconta una lenta e progressiva erosione del tessuto industriale della montagna.

Il percorso è iniziato con il difficile travaglio della Cartiera del Maglio di Sasso Marconi, azienda storica e orgoglio imprenditoriale della Valle del Reno. A quella crisi seguirono quelle della Cartiera Borgo di Lama di Reno e della Cartiera De Medici di Marzabotto. Erano presenze industriali importanti, capaci, attraverso gli occupati e l’indotto, di garantire il sostentamento a centinaia di famiglie e di alimentare un’economia che andava ben oltre i cancelli degli stabilimenti.

Poi è arrivata una vera e propria bordata al lavoro, che negli ultimi anni ha alimentato la crescente preoccupazione nella Valle del Reno.

L’elenco è impietoso. Alle difficoltà delle tre cartiere si è aggiunta quella dell’Arcotronics-Kemet di Sasso Marconi, che nei suoi anni migliori arrivava a occupare circa 1.200 addetti. È seguito il progressivo ridimensionamento e poi la chiusura del polo produttivo di Vergato, con centinaia di esuberi.

Nel 2015 è toccato alla Philips Saeco di Gaggio Montano: 243 posti di lavoro persi, in un territorio già fragile. Poco dopo è arrivata la crisi della Demm di Porretta Terme, travolta dalle difficoltà del gruppo Paritel, con centinaia di lavoratori coinvolti. Un anno dopo, la crisi della Giletta di Gaggio Montano ha cancellato altre decine di posti di lavoro.

E infine l’ultimo capitolo, quello che rischia di diventare il simbolo di una situazione arrivata ormai al limite: la Gaggio Tech, erede dell’esperienza Saga Coffee, con gli ultimi 79 licenziamenti.

Non si tratta soltanto di numeri. Dietro ogni posto di lavoro perduto ci sono una famiglia, un progetto di vita, una competenza che rischia di andare dispersa. E dietro ogni stabilimento che chiude o si ridimensiona c’è un pezzo di comunità che si indebolisce: meno reddito, meno consumi, meno servizi, meno giovani disposti a restare, meno attrattività per nuovi investimenti.

È questo il vero rischio: non soltanto la perdita di singole fabbriche, ma una progressiva desertificazione industriale e occupazionale dell’Appennino.

Una montagna senza lavoro è una montagna destinata a perdere popolazione, energie e futuro. Per questo la vicenda Gaggio Tech non può essere considerata l’ennesima crisi aziendale da affrontare separatamente dalle altre. È, piuttosto, il campanello d’allarme di un problema strutturale che riguarda l’intero territorio.

Il detto popolare recita: «Al peggio non c’è mai fine». Stavolta, però, sarebbe necessario dimostrare che non è così. Gli impegni per fermare l’emorragia occupazionale sono numerosi, così come diverse sono le proposte e le possibili strategie di rilancio. Si parla di reindustrializzazione, di sostegno alle imprese, di formazione, di infrastrutture e di politiche specifiche per le aree montane.

Ma adesso è il momento di capire quali di queste idee siano realmente praticabili e quali, invece, siano destinate a rimanere sulla carta.

L’Appennino non ha più bisogno di diagnosi: quella, purtroppo, è ormai chiara. Ha bisogno di una cura. E soprattutto di risultati.

Perché dopo anni di crisi e di posti di lavoro perduti, il tempo delle chiacchiere è finito.


sabato 29 agosto 2026

Partorire in ambulanza non può diventare la normalità: la sanità metropolitana si assuma le proprie responsabilità

 


Benvenuto al piccolo Ryan, nato nei pressi dell’Ospedale Maggiore dopo una corsa in ambulanza da Vergato a Bologna. Un lieto evento che, ancora una volta, accende i riflettori sulle criticità dell’assistenza ostetrica nell’Appennino bolognese.


di Erika Seta
Coordinatore regionale
Azzurro Donna – Forza Italia

e di Mariela Fuentes
Coordinatore Appennino
Azzurro Donna – Forza Italia

 

Esprimiamo innanzitutto le nostre congratulazioni alla famiglia e il benvenuto al piccolo Ryan. Ma la sua nascita, avvenuta durante il trasferimento verso Bologna, non può essere considerata soltanto una storia a lieto fine.

Dietro questo episodio c’è una questione che non può più essere ignorata: per le donne che vivono nell’Appennino, il rischio di dover affrontare un parto in emergenza durante il trasferimento verso Bologna è diventato una concreta possibilità. E ogni parto gestito in condizioni di emergenza, lontano da una struttura attrezzata, espone a rischi la madre, il neonato e gli stessi operatori sanitari.

In caso di complicazioni, infatti, intervenire tempestivamente può diventare estremamente difficile. E accanto al problema sanitario se ne pone un altro, altrettanto delicato: la responsabilità del personale sanitario, chiamato a operare in condizioni che non dipendono dalle proprie competenze o dalla propria volontà, ma dalle scelte organizzative del sistema.

La sanità dell’area metropolitana bolognese dovrebbe concentrare risorse e attenzione anche sulla sicurezza del percorso nascita, invece di procedere attraverso riorganizzazioni continue dell’emergenza-urgenza, con strutture e modelli assistenziali che cambiano prima ancora di essere pienamente compresi e valutati dai cittadini.

Il tema dei punti nascita dell’Appennino merita una discussione seria, trasparente e basata sulle reali esigenze del territorio.

Perché la lotta alla denatalità passa anche dalla capacità di garantire alle donne un’assistenza sicura e qualificata, non soltanto dagli slogan o da riorganizzazioni amministrative.

È inaccettabile che si possa sostenere che la presenza di un’ostetrica a Porretta non sarebbe necessaria o che avrebbe un costo eccessivo, senza affrontare fino in fondo il tema della sicurezza delle donne che vivono in montagna.

Ed è altrettanto difficile comprendere come possano essere invocati i costi per giustificare la sospensione di servizi essenziali, mentre vengono destinate ingenti risorse a successive riorganizzazioni dell’assistenza territoriale.

La sicurezza delle madri e dei neonati non può essere considerata una voce di bilancio come le altre.

La montagna non può essere trattata come un territorio di serie B.

Le donne dell’Appennino hanno diritto a un percorso nascita sicuro, accessibile e adeguato alle caratteristiche del territorio. Hanno diritto a partorire in sicurezza, non a rischiare di farlo durante una corsa in ambulanza.

Medaglie d’Onore agli Internati Militari Italiani: a Bologna il riconoscimento a 51 uomini

 


di Patrizia Zanasi

Presidente Anei Marzabotto

 

Il prossimo 21 settembre, presso la Prefettura di Bologna, saranno conferite le Medaglie d’Onore alla memoria di 51 Internati Militari Italiani (IMI) della provincia di Bologna.

Per 25 di queste medaglie la nostra Associazione ha seguito direttamente l’iter delle richieste. A queste si aggiungono altre quattro onorificenze che saranno consegnate dalle Prefetture dei Comuni di residenza dei familiari e una che sarà conferita dal Consolato competente per il Comune di Wasier, in Francia. È il risultato del lavoro di ricerca e ricostruzione delle vicende degli IMI che la nostra Associazione porta avanti da alcuni anni.

Un percorso che ha permesso di riportare alla luce storie personali rimaste spesso per decenni nel silenzio e di restituire un volto e una memoria a uomini che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati dai tedeschi e internati nei campi del Reich perché rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di continuare a combattere al fianco della Germania nazista.

Per la nostra Sezione, assume un significato particolarmente importante il fatto che questo progetto sia stato costruito e portato avanti insieme alle famiglie. È stata proprio questa collaborazione, fatta di testimonianze, documenti, ricordi e ricerca condivisa, a rendere possibile il percorso che conduce alla cerimonia del prossimo 21 settembre.

La Medaglia d’Onore non rappresenta soltanto un riconoscimento individuale. È anche un atto attraverso il quale lo Stato restituisce dignità e riconoscimento a una scelta compiuta più di ottant’anni fa: quella di uomini che, di fronte alla prigionia e alle pressioni per aderire alla Repubblica Sociale Italiana, scelsero di non rinunciare ai propri principi.

Allo stesso tempo, la Medaglia affida alle comunità una responsabilità: quella di custodire e trasmettere la memoria. Perché queste storie non restino confinate nei documenti e negli archivi, ma continuino a essere raccontate, conosciute e trasmesse alle nuove generazioni.

Il 21 settembre, dunque, non sarà soltanto una giornata di conferimento delle onorificenze, ma anche un momento di memoria collettiva. Un'occasione per dare un volto a quelle vicende, riconoscere il valore delle scelte compiute dagli IMI e ricordare, attraverso le loro storie, una pagina della nostra storia che non può essere dimenticata.


Elenco degli IMI insigniti della Medaglia d’onore, per i quali abbiamoseguito l’iter delle richieste.


Albicocchi Artemio nato a Grizzana, riceve la medaglia il figlio Daniele residente a Grizzana Morandi.

Antoni Giulio nato a Lizzano in Belvedere, riceve la medaglia la figlia Luciana residente in Valsamoggia.

Baccolini Gino nato a Grizzana, riceve la medaglia la figlia Anita residente a Grizzana Morandi.

Barzini Antonio nato a Gaggio Montano, riceve la medaglia la nipote Silviaresidente a Castel di Casio.

Bassi Felice nato a Porretta Terme, riceve la medaglia il nipote Marco Fari residente a Calderara di Reno.

Bernardi Damiani nato a Gaggio Montano, riceve la medaglia il figlio Renzo residente a Gaggio Montano.

Bernardi Nello nato a Grizzana, riceve la medaglia il figlio Claudio residente a Marzabotto.

Boni Pacifico nato a Granaglione, riceve la medaglia il figlio Vinicio residente ad Alto Reno Terme.

Borelli Luigi nato a San Benedetto Val di Sambro, riceve la medaglia la figlia Patrizia residente a Castiglione dei Pepoli.

Degli Esposti Elio nato a Camugnano, riceve la medaglia la nipote Lisa Torri residente a Gaggio Montano.

Degli Esposti Mario nato a Camugnano, riceve la medaglia la figlia Bruna, residente a Casalecchio di Reno.

Filippini Mario nato a Bologna, riceve la medaglia la figlia Anna residente a Bologna.

Fornaciari Dino nato a Granaglione, riceve la medaglia il figlio Sergio residente a Castel di Casio.

Idalghi Guerrino nato a San Benedetto Val di Sambro, riceve la medaglia la figlia Silvia residente a Marzabotto.

Laffi Mario nato a Marzabotto, riceve la medaglia il figlio Loris residente a Marzabotto.

Lanzarini Arciso nato a Marzabotto, riceve la medaglia la nipote Alessandra residente a Marzabotto.

Mattioli Domenico nato a Castel d’Aiano, riceve la medaglia la figlia Franca residente a Castel d’Aiano.

Moruzzi Vitaliano nato a Grizzana, riceve la medaglia la figlia Leda residente aVergato.

Nenzioni Arturo nato a Camugnano, riceve la medaglia il figlio Pietro residente a San Lazzaro di Savena.

Nucci Ezio nato a Camugnano, riceve la medaglia la figlia Anna Maria residente a Camugnano.

Pedrini Armando nato a Castel d’Aiano, riceve la medaglia la sorella Linaresidente a Vergato.


A.N.E.I. – Associazione Nazionale ex Internati Militari Italiani Sezione territoriale di Marzabotto

Puccetti Marino nato a Grizzana, riceve la medaglia la figlia Graziella residente aCamugnano.

Recla Enrico nato ad Arco, Trento, riceve la medaglia il nipote Maurizio residente a Monzuno.

Tibuzzi Ledo nato a Porretta Terme, riceve la medaglia il figlio Rodolfo residente ad Alto Reno Terme.

Zanasi Angelo nato a Bologna, riceve la medaglia la figlia Patrizia residente a Marzabotto.

Altre Prefetture

Arcangeli Armando nato a Wasier, Francia e residente a Gaggio Montano, ricevela medaglia tramite il Consolato, la figlia Arlette che vive a Wasier.

Drusiani Elio nato a Bologna, riceve la medaglia la nipote Silvia Ferrari residente a Bergeggi, Savona.

Meringolo Salvatore nato ad Acri, CS, riceve la medaglia il nipote Davide Salvatore residente a Castellanza, VA.

Nucci Rino nato a Camugnano, riceve la medaglia il figlio Loris residente a Quarrata, PT.

Puccetti Romualdo nato a Camugnano, riceve la medaglia il figlio Maurizio residente a Lugo, RA.

venerdì 28 agosto 2026

Da Saeco a Gaggio Tech: una parabola di grande crescita e crisi drammatiche

 Dalla fondazione dell'azienda che produceva macchine automatiche per il caffè, e diventata leader mondiale del settore, fino alla crisi di oggi


di Matteo Merli


Una lunga parabola, di grande crescita ma anche di drammatica caduta. La vicenda Gaggio Tech inizia nel 1981 con la fondazione della Saeco la prima azienda al mondo – quattro anni più tardi – a commercializzare la prima macchina per caffè espresso completamente automatica. Innovazione che porta una crescita vertiginosa, l’affermazione nei mercati italiano ed estero.

A fine anni 90 l’acquisizione della Gaggia e la nascita di Saeco International Group che – nel 2009 – viene ceduto alla multinazionale olandese Philips. E' il momento apice: l’azienda, che negli anni ha aperto vari filiali in tutto il mondo, è leader nella produzione di macchine da caffè e ne controlla quasi un terzo del mercato europeo. 

Nel 2017 il gruppo viene però diviso e nasce la SagaCofee di cui, a fine 2021, viene annunciata la chiusura. La storia di successo si trasforma in un racconto di crisi, fatto di scioperi, presidi e vertenze sindacali. La resistenza dei lavoratori porta – nel 2022 – al salvataggio: nello stabilimento sull’Appennino bolognese nasce la Gaggio Tech, polo industriale per la produzione di metallo e plastica dalla collaborazione di due gruppi: Tecnostamp al 60% e Minifaber al 40. I lavoratori festeggiano la ripartenza, che però si blocca quasi subito. Nei primi mesi del 2025, infatti, il socio di maggioranza chiede la liquidazione volontaria dell'azienda

Con lo spettro della chiusura e le lettere di licenziamenti, le istituzioni tornano in campo: la Regione annuncia ora per i primi di settembre un bando da 2 milioni per dare agevolazioni fiscali per chi assume lavoratrici e lavoratori in Naspi in Appennino. E viene rispolverata l'idea di inserire Gaggio Montano nelle zone economiche speciali per favorire gli investimenti in montagna.

Evangelisti: "Rivedere i criteri di riparto del Fondo regionale per la montagna"

Gli strumenti di sostegno a favore della montagna, secondo la capogruppo  di Fratelli d'Italia in Regione, devono adeguatamente compensare i maggiori costi e oneri sopportati dai comuni montani



di Brigida Miranda

La Giunta valuti di rivedere i criteri di riparto del Fondo regionale per la montagna considerando, oltre ai criteri di popolazione, superficie e rete stradale, anche parametri quali la dispersione insediativa, il numero delle frazioni, il dissesto idrogeologico e l’accessibilità ai servizi.

A chiederlo, con un’interrogazione alla Giunta regionale, è la capogruppo di Fratelli d'Italia, Marta Evangelisti. Nell’atto ispettivo, la consigliera ricorda come il Fondo regionale ammonti, per il triennio 2024-2026, a 15 milioni e venga ripartito considerando per il 60 per cento la superficie e per il 40 per cento la popolazione residente; ulteriori risorse sono destinate ai territori montani attraverso il Fosmit (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane).

“L’obiettivo di questi strumenti – spiega Evangelisti – non può essere valutato solo sulla base delle risorse stanziate, ma anche verificando se i criteri adottati riescano a rappresentare adeguatamente i maggiori oneri che i Comuni montani sostengono per assicurare servizi e funzioni fondamentali”. Da un'elaborazione effettuata sui rendiconti 2025, in particolare per i 12 comuni montani del bolognese, si nota uno scostamento rispetto agli altri comuni della Città metropolitana. “In particolare, la mediana della spesa di personale pro capite risulta pari a circa 251 euro nei comuni montani, contro i 181 degli altri comuni. Risultano, inoltre, maggiori anche gli indicatori pro capite su investimenti e indebitamento: questi dati vanno interpretati con prudenza, perché possono risentire di opere straordinarie e finanziamenti specifici”, va avanti l’esponente di FdI.

In altre parole, “tali differenze non possono essere interpretate come indice di inefficienza delle amministrazioni comunali, ma rendono opportuno verificare se dipendano da costi connessi alla minore densità abitativa, alla dispersione insediativa, al numero delle frazioni, all’estensione territoriale e della rete viaria, all'altitudine, al dissesto e alla distanza dai servizi”. Da qui l’interrogazione all'esecutivo regionale per chiedere studi e verifiche approfondite sulla questione al fine di valutare, in modo oggettivo, se gli strumenti di sostegno regionali vadano effettivamente a compensare le condizioni della montagna e i costi maggiori sopportati dai Comuni, individuando soluzioni per rendere più efficace il riparto dei fondi.


Pian del Voglio saluta Padre Pierluigi con la Processione della Madonnina dell’Abetaia

 Sabato 29 agosto un pomeriggio di fede, comunità e riconoscenza per salutare Padre Pierluigi e ringraziarlo per il cammino condiviso.



Sarà un momento speciale per la comunità di Pian del Voglio, che sabato 29 agosto si ritroverà per la Processione della Madonnina dell’Abetaia, un appuntamento dedicato alla fede e alla condivisione, ma anche un’occasione per salutare con affetto e riconoscenza Padre Pierluigi.

Il programma prenderà il via alle ore 17:00 con la processione della Madonnina dell’Abetaia. A seguire, alle ore 18:00, sarà celebrata la Santa Messa.

Al termine della celebrazione, alle ore 19:00, la comunità si ritroverà presso l’ex Cinema di Pian del Voglio per un momento conviviale con un rinfresco, pensato per salutare Padre Pierluigi e ringraziarlo per il cammino condiviso e per la sua presenza nella comunità.

Un appuntamento che unisce quindi tradizione religiosa, comunità e gratitudine, invitando tutti a partecipare a un momento semplice ma significativo, da vivere insieme e con affetto.

A rendere ancora più speciale la serata sarà anche la presenza del Corpo Bandistico di Pian del Voglio, che accompagnerà l’iniziativa con la propria musica.

La storia della Madonna dell’Abetaia è profondamente legata al casato dei Ranuzzi De’ Bianchi e alla tradizione devozionale del territorio.

Secondo quanto tramandato, il primo episodio risale al 15 settembre 1854, quando il conte Giuseppe De’ Bianchi, mentre cavalcava sulle pendici dell’Abetaia di Piano, calpestò accidentalmente un nido di vespe. Gli insetti si scagliarono furiosamente contro i cavalli, provocandone la reazione. Poco dopo, però, si allontanarono inspiegabilmente, senza arrecare conseguenze al conte e agli animali.

L’episodio venne interpretato come un prodigio attribuito all’intercessione della Madonna. In segno di devozione e riconoscenza, il conte De’ Bianchi commissionò quindi un dipinto raffigurante l’Immacolata, che venne collocato all’interno di un pilastrino eretto proprio nel luogo in cui si era verificato il fatto.

Quasi un secolo più tardi, nel 1951, un altro episodio rafforzò il legame della famiglia con quel luogo di culto. Una grazia ricevuta spinse infatti il conte Giacomo Ranuzzi De’ Bianchi a far costruire un’artistica cappellina, nello stesso luogo della precedente edicola.

A motivare la decisione fu la drammatica vicenda vissuta da uno dei suoi figli, caduto da cavallo e inizialmente considerato in condizioni disperate. Il giovane rimase nove giorni in coma, prima di riprendere conoscenza e andare incontro a una completa guarigione.

La cappellina della Madonna dell’Abetaia divenne così un luogo ancora più significativo per la devozione popolare, memoria di una storia fatta di fede, riconoscenza e tradizione, che nel tempo si è tramandata all’interno della comunità.

San Benedetto Val di Sambro, una settimana dedicata allo sport e all’inclusione

 



Dal 31 agosto al 5 settembre, il Centro Sportivo Taglioli di San Benedetto Val di Sambro ospiterà la Settimana dello Sport 2026, evoluzione della tradizionale Festa dello Sport. Un’intera settimana di appuntamenti che culminerà sabato 5 settembre con il Gran Finale Inclusivo “Lo Sport Senza Barriere”, dedicato alla partecipazione e all’inclusione attraverso la pratica sportiva.

L’inaugurazione è in programma lunedì 31 agosto alle 18, in concomitanza con l’ultimo dei mercatini che hanno animato l’estate del paese. Fino a sabato si alterneranno attività e iniziative promosse dalle associazioni sportive del territorio, secondo un calendario consultabile sul sito del Comune.

Il momento conclusivo prenderà il via alle 14.30 di sabato 5 settembre e accompagnerà il pubblico per tutta la giornata con attività multisport, finali, basket inclusivo, testimonianze di atleti paralimpici e momenti di festa.

«Nei piccoli Comuni lo sport ha un valore che va oltre la pratica sportiva – sottolinea il sindaco Alessandro Santoni – perché è uno strumento di socialità, inclusione, educazione e comunità. Questa settimana dimostra quanto sia possibile costruire quando amministrazione, associazioni, volontari e realtà economiche collaborano insieme. Un ringraziamento particolare va agli sponsor, quest’anno davvero numerosi, per il loro sostegno e per il senso di appartenenza che dimostrano».

Sulla stessa linea il consigliere comunale con delega allo Sport, Leonardo Matranga, che evidenzia la volontà di proporre un programma rivolto non solo agli sportivi, ma a famiglie, bambini, ragazzi e a chi desidera semplicemente avvicinarsi all’attività sportiva. Tra torneo di volley, attività multidisciplinari, circuito multisport e appuntamento finale, l’obiettivo è fare dello sport uno strumento di partecipazione aperto a tutti.

Particolare attenzione sarà dedicata proprio al tema dell’inclusione. La Presidente delle Acli Provinciali di Bologna, Chiara Pazzaglia, sottolinea il ruolo dello sport nel raggiungere e coinvolgere le persone più fragili, dalle persone con disabilità agli anziani, fino alle persone che vivono situazioni di disagio. «Lo sport può diventare una leva di prevenzione, salute e benessere psicofisico, con importanti ricadute anche sul piano sociale e del welfare», spiega.

Anche Filippo Diaco, presidente provinciale e regionale dell’Unione Sportiva Acli, evidenzia la necessità di investire nello sport per tutti, soprattutto in una fase di risorse limitate per sanità e welfare e di progressivo invecchiamento della popolazione. Il terzo settore, sottolinea, può affiancare le amministrazioni pubbliche nel promuovere percorsi capaci di offrire alle persone con disabilità e alle loro famiglie occasioni di inclusione, benessere e valorizzazione delle proprie capacità.

La Settimana dello Sport 2026 nasce dalla collaborazione tra amministrazione comunale, associazioni, volontari, realtà sportive, enti e sponsor del territorio. Una rete che conferma il valore dello sport come strumento di comunità e di partecipazione, capace nei piccoli Comuni di mantenere vivi gli spazi di aggregazione e creare opportunità per tutte le generazioni.

giovedì 27 agosto 2026

Gaggio Tech, i 79 licenziamenti: l’Appennino perde altro lavoro. Ora servono nuove occasioni, ma soprattutto un futuro

 La chiusura del ramo plastica riapre una ferita mai rimarginata. Le istituzioni promettono incentivi e ricollocazioni, ma sul territorio cresce lo scetticismo: senza condizioni strutturali per fare impresa, ogni ripartenza rischia di essere soltanto una parentesi



I 79 licenziamenti alla Gaggio Tech non sono soltanto un dato occupazionale. Per l’Appennino bolognese rappresentano un ulteriore impoverimento di un territorio che, negli ultimi anni, ha visto il lavoro industriale arretrare, aziende chiudere o ridimensionarsi e intere comunità confrontarsi con una domanda sempre più difficile: che cosa resta, se il lavoro viene meno?

Ai lavoratori usciti dall’azienda si promette ora di «restituire occasioni occupazionali», cercando di accompagnarli verso una nuova collocazione. Un impegno necessario, soprattutto per persone che attraversano un momento di grande difficoltà e che al peso della perdita del posto di lavoro vedono aggiungersi una preoccupazione ancora più profonda: il timore che, insieme al lavoro, venga meno anche la possibilità di continuare a vivere e costruire il proprio futuro in Appennino.

È una promessa nella quale è giusto credere. Ma lo scetticismo, sul territorio, è forte. E nasce dalla storia recente dello stesso sito produttivo: negli ultimi anni si sono susseguite battute d’arresto, crisi, vertenze e ripartenze, spesso accompagnate più dalla speranza di una soluzione definitiva che dalla concreta costruzione di un futuro industriale stabile.

I 79 licenziamenti segnano la chiusura del ramo della Gaggio Tech dedicato alla plastica. Rimane invece attivo il comparto della lamiera, con circa 40 lavoratori impiegati alla Minifaber. È da qui che sindacati e istituzioni guardano per provare a costruire una parte della risposta occupazionale.

L’obiettivo è infatti quello di ricollocare i 79 lavoratori, innanzitutto attraverso le opportunità che potranno arrivare dalla Minifaber e, più in generale, dalle aziende che operano nelle aree interne e montane.

La Regione ha annunciato una misura destinata proprio a favorire questo percorso: 15 mila euro di incentivo per ogni lavoratore assunto da un’azienda dell’Appennino. Una leva economica importante, pensata per rendere più conveniente l’insediamento e l’assunzione di personale nelle aree interne.

«Una misura molto innovativa, con incentivi forti e localizzati che si spera d’impatto. L’obiettivo è far sì che le aree interne e di montagna non diventino solo un insediamento abitativo, ma un’opportunità di lavoro e occupazione», è stato spiegato dalla Regione.

Ma mentre si attende che il bando diventi operativo e che gli incentivi possano tradursi in nuove assunzioni, c’è una questione immediata da affrontare: il reddito delle 79 persone che hanno perso il lavoro.

Per loro scatterà la Naspi, con tempi differenti a seconda delle mansioni svolte e della storia lavorativa maturata tra realtà come Saeco, Saga Coffee e Gaggio Tech. C’è chi accederà all’indennità già da settembre, chi da ottobre e chi da novembre.

La ricollocazione, dunque, non è soltanto un obiettivo politico o sindacale. È una necessità concreta per persone e famiglie che da un giorno all’altro si trovano a dover ricominciare.

La possibilità che il percorso di ricollocazione abbia successo esiste. L’impegno delle istituzioni è concreto e gli strumenti messi in campo possono rappresentare un’opportunità. Ma sarebbe un errore considerare risolto il problema una volta ricollocati i 79 lavoratori.

Il vero tema è più grande e riguarda il futuro economico dell’intero Appennino.

Bisogna tornare a creare le condizioni perché il lavoro possa nascere, crescere e soprattutto rimanere sul territorio. Non soltanto occupazione temporanea o soluzioni emergenziali, ma posti di lavoro stabili, aziende solide e investimenti capaci di guardare oltre la prossima crisi.

Per farlo servono anche condizioni logistiche adeguate alla realtà industriale e ambientale che stiamo vivendo: collegamenti, infrastrutture, servizi, connessioni, aree produttive e una strategia capace di rendere l’Appennino competitivo senza snaturarne le caratteristiche.

Altrimenti il rischio è quello di continuare a intervenire quando il danno è già avvenuto, cercando di ricollocare chi perde il lavoro invece di creare le condizioni perché quel lavoro non venga perso.

E allora ogni soluzione alla emorragia occupazionale rischia di diventare soltanto una tappa. Ogni crisi verrà seguita da una promessa di ripartenza, ogni ripartenza da una nuova speranza, fino a quando il tessuto produttivo sarà sempre più fragile e le comunità sempre più povere.

I 79 licenziamenti della Gaggio Tech devono quindi essere molto più di una vertenza da chiudere. Devono diventare un campanello d’allarme per l’intero Appennino.

Perché ricollocare 79 persone è fondamentale. Ma la vera sfida è fare in modo che, domani, non siano altre 79 persone a dover cercare altrove il proprio lavoro, il proprio reddito e, infine, il proprio futuro.

Montagna in Fiera 2026: una festa che cresce e unisce la montagna

 



Dal 28 al 30 agosto 2026, Castiglione dei Pepoli torna a essere il cuore della montagna con Montagna in Fiera, appuntamento ormai consolidato dell’Appennino Tosco-Emiliano, capace di richiamare ogni anno un pubblico sempre più numeroso, proveniente non solo dal territorio comunale e dai centri vicini, ma da tutta la montagna e anche da fuori regione.

Per tre giorni, le vie e le piazze del paese si trasformeranno in un grande spazio dedicato al commercio, all’artigianato, ai prodotti tipici, alla gastronomia e all’intrattenimento. Saranno oltre 120 i banchi e gli espositori, provenienti da diverse parti d’Italia, a dare vita a un percorso ricco e variegato, affiancato dallo street food, dal mercato, dal mercatino del libero ingegno, dal Luna Park, dagli spettacoli e da numerose iniziative culturali.


Il programma prenderà il via venerdì 28 agosto con l’apertura della fiera, degli stand gastronomici, del Luna Park e dell’area spettacoli. Il fine settimana entrerà poi nel vivo sabato e domenica, con artisti, spettacoli di strada, musica dal vivo e appuntamenti pensati per coinvolgere visitatori di tutte le età. A chiudere la manifestazione, domenica sera, sarà il tradizionale e atteso spettacolo pirotecnico.

Tra le novità dell’edizione 2026 spicca una particolare attenzione alla storia e alla cultura del territorio. Saranno infatti proposte iniziative dedicate alla conoscenza dei luoghi simbolo di Castiglione dei Pepoli, tra cui il Palazzo Comunale, attraverso visite guidate e momenti di approfondimento pensati per raccontare il patrimonio storico e culturale del paese.



Montagna in Fiera si conferma così molto più di una manifestazione commerciale. È una festa che coinvolge l’intera comunità, un’occasione di incontro capace di animare il paese e, allo stesso tempo, di aprirlo a visitatori e curiosi.

Un appuntamento che mette in vetrina le attività locali, i prodotti, la cucina e le tradizioni, valorizzando soprattutto il territorio e la sua identità. Una festa che cresce di anno in anno e che continua a rappresentare un importante momento di aggregazione e promozione per Castiglione dei Pepoli e per l’intero Appennino.

mercoledì 26 agosto 2026

Gaggio Tech, arrivano le prime lettere di licenziamento: «Ora servono risposte concrete»

 


di Dubbio


Da oggi, purtroppo, quello che per mesi era stato paventato e temuto è diventato realtà: le prime lettere di licenziamento sono state consegnate ai lavoratori della Gaggio Tech.

Dietro quelle lettere non ci sono semplicemente numeri, percentuali o dati di bilancio. Ci sono persone, famiglie, mutui, figli e progetti di vita costruiti attorno a un lavoro che, da oggi, per molti rischia di non esserci più. È il volto più concreto e doloroso di una crisi industriale che da tempo preoccupa lavoratori, sindacati e intero territorio.

L’arrivo delle lettere rappresenta una mazzata durissima non soltanto per chi perde il proprio posto, ma per tutta la comunità. In un territorio montano, infatti, ogni posto di lavoro salvaguardato significa mantenere in vita un pezzo di tessuto sociale ed economico: significa sostenere le famiglie, i servizi, le attività commerciali e la possibilità per le persone, soprattutto per i più giovani, di continuare a costruire qui il proprio futuro.

Per questo non può bastare affidarsi alla Naspi, agli ammortizzatori sociali o alla prospettiva, tutta da verificare, di possibili ricollocazioni. Sono strumenti importanti per affrontare l’emergenza, ma non possono diventare la risposta definitiva alla perdita di occupazione. Di fronte a una situazione di questa gravità servono responsabilità, chiarezza e soprattutto un impegno concreto per difendere, fin dove possibile, i posti di lavoro e individuare soluzioni industriali capaci di garantire continuità e futuro.

Ora più che mai è necessario capire quali margini esistano ancora, quali alternative siano state valutate e quali azioni intendano mettere in campo tutti i soggetti coinvolti. Perché il tempo delle dichiarazioni deve lasciare spazio a quello delle decisioni.

Ai lavoratori della Gaggio Tech e alle loro famiglie va tutta la vicinanza in un momento così difficile. Ma insieme alla solidarietà deve arrivare anche una domanda, inevitabile e doverosa, rivolta a chi in questi mesi aveva la responsabilità di difendere questi posti di lavoro: si poteva fare di più?

È una domanda che merita risposte, non soltanto per chi oggi riceve una lettera di licenziamento, ma per l’intero territorio.

Perché quando un’azienda chiude o riduce drasticamente la propria occupazione in montagna, a perdere non sono soltanto i lavoratori direttamente coinvolti. Si impoverisce un’intera comunità, si indebolisce l’economia locale e si rischia di accelerare quel processo di spopolamento che già rappresenta una delle principali fragilità delle aree montane.

Ed è proprio per questo che la vicenda Gaggio Tech non può essere considerata soltanto una questione aziendale. È una questione che riguarda il futuro di un territorio e la sua capacità di continuare a offrire lavoro, opportunità e prospettive a chi lo abita.

(Fonte:  post di Emanuela Cioni) 

Festival Lupo 2026, tre giorni di musica, memoria e pace a Monte Sole

 



Tre giorni di musica, performance, camminate nella natura e socialità immersi nel paesaggio e nella memoria del Parco Storico di Monte Sole. È il Festival Lupo 2026, in programma dal 28 al 30 agosto a Monte Sole, nel territorio di Marzabotto.

L’iniziativa, promossa nell’ambito delle attività di Poggiolo – Scuola di Pace di Monte Sole, propone un fine settimana dedicato all’incontro, alla cultura e alla partecipazione, in uno dei luoghi simbolo della memoria della Resistenza e della storia del Novecento.

Il festival intreccia musica e performance con momenti di condivisione e camminate nella natura, invitando il pubblico a vivere il territorio attraverso un’esperienza che unisce dimensione culturale, socialità e riflessione.

Tre giornate pensate anche come occasione per seminare nuove idee nel solco della memoria, trasformando il ricordo in uno strumento per interrogarsi sul presente e immaginare il futuro. Il filo conduttore è quello della costruzione della pace, della resistenza civile e della possibilità di dare forma a nuovi mondi attraverso la partecipazione e la comunità.

Monte Sole diventa così non soltanto lo scenario della manifestazione, ma parte integrante del suo significato: un territorio segnato dalla storia e dalla memoria che, attraverso il festival, torna a essere luogo di incontro, creatività e confronto.

L’appuntamento è dunque per venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 agosto 2026, a Monte Sole, per tre giornate nel segno di pace, memoria, musica, natura e nuovi mondi possibili.

Festival Lupo 2026
28-29-30 agosto 2026
Monte Sole – Marzabotto (Bologna)
Poggiolo – Scuola di Pace di Monte Sole



ASD Trottola Sport, la nuova stagione della pallacanestro inizia il 30 agosto

 



di Roberto Giusti

PORRETTA TERME – Una nuova stagione all’insegna della crescita, della continuità e della voglia di costruire un movimento sempre più completo. Il settore del basket della ASD Trottola Sport si prepara a presentare ufficialmente la stagione sportiva 2026/2027 con una giornata dedicata ad atleti, famiglie, allenatori e a tutti coloro che vorranno avvicinarsi alla pallacanestro.
L’appuntamento è fissato per domenica 30 agosto al nuovo playground “I Triangolini” di Porretta Terme, recentemente inaugurato e destinato a diventare un nuovo punto di riferimento per lo sport e la socialità del territorio.


La giornata sarà articolata in due momenti successivi: alle ore 17:00 gli allenatori scenderanno direttamente in campo per incontrare bambini, bambine, ragazzi e ragazze, ma anche tutti coloro che vorranno semplicemente conoscere la realtà Trottola. Sarà un primo momento di incontro e conoscenza, con giochi, tiri, gare, attività e tanto basket.


Alle ore 18:30 spazio invece alla presentazione ufficiale dello staff tecnico e dei gruppi della stagione 2026/2027, alla presenza della società, delle famiglie e degli atleti. Un’occasione molto interessante per conoscere tutte le figure qualificate che accompagneranno il movimento cestistico porrettano durante la nuova annata e per illustrare il progetto sportivo 2026/2027.

Un percorso che parte dai più piccoli e arriva agli adulti
La grande novità della nuova stagione è soprattutto la continuità. Per il settore della pallacanestro, la società ha infatti costruito una struttura capace di coprire praticamente tutte le fasce d’età, dai bambini del minibasket fino alle prime squadre senior, con gruppi maschili e femminili e la volontà di offrire a ogni atleta la possibilità di trovare il proprio spazio all’interno della società.


Si parte dai Pulcini 2020/2021 e dagli Scoiattoli 2018/2019, affidati a Silvia Sulejmani, confermata alla guida del minibasket. A 20 anni, Silvia rappresenta una delle giovani figure dello staff e continuerà il percorso iniziato negli anni precedenti con i più piccoli. «Allenare per me significa aiutare ogni bambino a divertirsi, fare squadra e acquisire fiducia in sé stesso. Sono felice di continuare questa avventura insieme ai miei piccoli atleti e non vedo l’ora di vivere con loro una stagione ricca di emozioni, impegno e tanto divertimento», racconta la stessa istruttrice, che considera il gioco e la socialità elementi fondamentali nei primi anni di attività.

Il gruppo Aquilotti/Esordienti 2016/2017 sarà invece guidato da Francesco “Della” Della Torre, uno dei volti storici della pallacanestro locale. Cresciuto nel settore giovanile della Fortitudo Bologna, Francesco ha vissuto esperienze nei campionati nazionali, arrivando a giocare anche in Serie A1 con Pistoia Basket, prima di mettere il proprio bagaglio tecnico e umano a disposizione dei giovani. «Prima ancora della tecnica e della tattica - spiega Della -, credo sia importante insegnare ai ragazzi il piacere di stare insieme. Lo sport deve essere un’occasione per crescere, divertirsi e imparare a rispettare gli altri, costruendo un gruppo nel quale ogni bambino possa sentirsi parte importante della squadra».

Nel settore giovanile, Davide “Vigna” Vignaroli sarà alla guida del gruppo U13/U14 (2013-2015), una conferma importante per la società visto che si tratta di un allenatore che da diversi anni accompagna i ragazzi nel loro percorso di crescita. «Il mio obiettivo è condividere con loro la passione che ho per il mondo della palla a spicchi. Vorrei che al termine di ogni allenamento tornassero a casa con il sorriso, dopo aver imparato qualcosa di nuovo e, soprattutto, dopo essersi divertiti insieme».

Il suo incarico si estenderà anche ai gruppi U18 (2008/2009) e CSI Open (senior), dove il concetto di squadra assumerà una dimensione ancora più mirata. «La soddisfazione più grande non è tanto il risultato quanto vedere i ragazzi stare bene insieme. Quando, finito l’allenamento, si fermano a parlare negli spogliatoi oppure decidono di uscire assieme per una pizza, significa che lo sport ha raggiunto il suo obiettivo. Voglio che ognuno si senta parte del gruppo e che nessuno si senta mai escluso».

Il gruppo U16 (2011/2012) sarà invece allenato da Riccardo “Bruco” Baia, che sarà anche assistente dell’U17 maschile. Da anni protagonista del movimento cestistico porrettano, prima da giocatore e poi da allenatore, Riccardo continuerà a trasmettere ai ragazzi la propria passione per il basket. «Sono anni che gioco e alleno a Porretta e il mio obiettivo è trasmettere ai ragazzi la passione e la voglia di giocare a basket. Voglio che ogni allenamento sia un’occasione per divertirsi, migliorare insieme ai compagni, fare squadra e creare amicizie che vadano oltre il campo», racconta Baia.

Una delle principali novità dello staff sarà rappresentata dall’arrivo di Roberto Giusti, che guiderà l’U17 Maschile FIP (2010/2011) e avrà la gestione del settore femminile.
Dopo vent’anni vissuti nella pallacanestro di Vergato, prima come giocatore e poi come allenatore, Roberto porta a Porretta un’esperienza maturata in tutte le principali categorie giovanili, dall’U13 all’U17, oltre a un percorso di tre anni alla guida di un gruppo femminile. «Mi sono da subito trovato in piena sintonia con la società e il suo progetto - spiega Giusti - che condivide i miei principali ideali: gioco di squadra, collaborazione, fare gruppo e stare in gruppo, programmazione, mentalità, creatività e lealtà. Sarà fondamentale coinvolgere tutti i ragazzi e le ragazze per poter costruire qualcosa di speciale insieme, dentro e fuori dal campo». Con la sua qualifica di Allenatore Regionale, l’U17 maschile sarà il primo gruppo del settore giovanile della Trottola a disputare un campionato federale FIP dopo tanti anni, segnando un ulteriore passo nella crescita del progetto tecnico della società

 

Accanto a lui ci sarà Roberto “Mara” Maranelli, assistente allenatore dell’U17 e dell’U18. Dopo una lunga esperienza da giocatore tra Porretta e Vergato e un percorso da coach soprattutto nel minibasket, Roberto affronterà la sua prima esperienza in panchina fuori dal territorio nel quale è cresciuto, e lo farà proprio a Porretta dove nel 2012 aveva conquistato da giocatore il campionato CSI Open. «Affronto questa nuova esperienza con grande entusiasmo e con la voglia di mettermi a disposizione della società e dello staff tecnico. Il mio obiettivo è essere un buon gregario per i giovani allenatori della Trottola, condividendo la mia esperienza e aiutandoli a crescere, continuando allo stesso tempo a rimettermi in gioco ogni giorno».

 

A chiudere il percorso sarà la Prima Squadra, guidata ancora una volta da Ermes Marchioni nel campionato FIP di Divisione Regionale 3.
Da anni Ermes è alla guida di un gruppo coeso capace di fare un importante salto di categoria, passando infatti dal disputare ottimi campionati CSI Silver e Gold a quello federale. Nella prima stagione in DR3 l’anno scorso, la squadra ha disputato un’annata importante chiudendo la fase regolare al secondo posto del proprio girone e conquistando l’accesso ai playoff. «Il nostro obiettivo è continuare il percorso iniziato negli ultimi anni, consolidando il gruppo e mantenendo quella voglia di crescere che ci ha portato dal CSI alla FIP. Allo stesso tempo sarà importante dare spazio ai giovani del nostro settore, permettendo loro di allenarsi e confrontarsi con giocatori più esperti».

Trasversalità, inclusione e condivisione
Proprio l’interazione tra gli allenatori rappresenterà uno degli elementi centrali della nuova stagione. La società porterà avanti un ambizioso percorso che porti a superare l’idea di gruppi completamente separati al fine di costruire una vera struttura verticale, nel quale gli atleti possano, quando gli allenatori lo riterranno opportuno, confrontarsi anche con le categorie superiori.
Il progetto prevede una collaborazione costante tra i tecnici, che porti ad esempio un ragazzo del settore giovanile ad avere la possibilità di partecipare ad allenamenti con un gruppo più grande e, nel caso degli atleti U17 e U18, arrivare fino alla prima squadra DR3, sempre attraverso un percorso condiviso dagli allenatori e valutato in base alle esigenze, alla meritocrazia e alle caratteristiche del singolo atleta.
L’obiettivo non è anticipare i tempi né creare forzature, ma offrire occasioni di crescita, permettendo ai ragazzi di misurarsi con compagni più grandi e, quando le condizioni lo permetteranno, di essere convocati anche in prima squadra.

Una vera filiera del basket
Il progetto, dunque, non si limita soltanto alla formazione degli atleti e delle rispettive squadre, ma vuole costruire una base completa per il presente e il futuro della pallacanestro porrettana, capace di accompagnare ogni bambino dai primi passi nel minibasket fino all’età adulta, mantenendo sempre aperta la possibilità di continuare a giocare, crescere e sentirsi parte della stessa famiglia sportiva.
Dai Pulcini ai senior, passando per Scoiattoli, Aquilotti/Esordienti, U13/U14, U16, U17 (FIP), U18, CSI Open e DR3, ogni categoria rappresenta un tassello di un grande progetto. Una continuità che passa anche dalla qualità dello staff, composto da conferme e nuovi ingressi, con allenatori qualificati e preparati, portatori di esperienze differenti ma accomunati dalla stessa idea: far crescere non soltanto giocatori, ma soprattutto persone.

Il 30 agosto, al playground “I Triangolini”, il settore pallacanestro della ASD Trottola Sport presenterà quindi non soltanto le proprie squadre e i propri allenatori, ma un’idea di pallacanestro nella quale bambini, bambine, ragazzi, ragazze e adulti possano trovare una squadra, un gruppo e una dimensione nella quale sentirsi parte importante di qualcosa. Alle 17 il campo sarà aperto a tutti per conoscere gli allenatori e giocare insieme, mentre alle 18.30 ci sarà la presentazione ufficiale della stagione 2026/2027.

Un nuovo capitolo per la pallacanestro porrettana, con lo sguardo rivolto al futuro e una convinzione precisa: We Are Porretta.