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giovedì 15 ottobre 2026

Marzabotto, formati 30 nuovi Walking Leader: camminare insieme per promuovere salute e benessere

 Grande partecipazione al corso per diventare   conduttori di gruppi di cammino per la salute. Il Comune: «Un’opportunità per promuovere stili di vita sani, socialità e benessere nella comunità».



Il Comune di Marzabotto informa:

 

 Si è svolto a Marzabotto il corso di formazione per Walking Leader, figure di riferimento nella conduzione dei gruppi di cammino per la salute. L’iniziativa ha registrato un’ampia adesione, confermando l’interesse del territorio verso le attività di promozione della salute, il movimento e le occasioni di socializzazione.

Nel corso delle due giornate formative sono stati preparati circa 30 nuovi Walking Leader, che potranno contribuire alla diffusione e all’organizzazione dei gruppi di cammino, favorendo la partecipazione dei cittadini e la costruzione di nuove opportunità di attività fisica condivisa.

I gruppi di cammino rappresentano infatti uno strumento semplice e accessibile per incoraggiare uno stile di vita attivo. Camminare regolarmente, in compagnia e all’aria aperta, permette di integrare il movimento nella vita quotidiana, contrastare la sedentarietà e creare occasioni di incontro, rafforzando al tempo stesso i legami sociali e il senso di comunità.

Il ruolo dei Walking Leader è fondamentale per accompagnare i partecipanti, favorire la continuità delle attività e contribuire a rendere i gruppi un punto di riferimento per persone di diverse età, con particolare attenzione alla partecipazione e al benessere collettivo.

L’iniziativa ha rappresentato anche un’importante occasione per rafforzare la rete territoriale e promuovere la collaborazione tra istituzioni, professionisti e cittadini, con l’obiettivo di rendere sempre più diffusa la cultura della prevenzione e della cura della propria salute attraverso gesti quotidiani.

Il Comune di Marzabotto ringrazia il dottor Gerardo Astorino e i docenti del corso Donato Alessandro, Elisa Magnani, Monica Guidi e Giacomo Prosperi, per il contributo offerto alla formazione dei nuovi Walking Leader e alla realizzazione dell’iniziativa.

L’Amministrazione comunale ricorda inoltre che questi percorsi formativi sono opportunità proposte dall’AUSL Emilia-Romagna per sostenere la promozione della salute e la diffusione di stili di vita salutari.

Da parte sua, il Comune ha confermato la disponibilità a ospitare iniziative di questo tipo, riconoscendone il valore per la comunità e l’importanza di investire nella prevenzione, nel benessere e nella qualità della vita delle cittadine e dei cittadini.

domenica 11 ottobre 2026

Il cibo a tutela della salute: dal suolo sano, alla trasformazione industriale, fino alla sicurezza alimentare

 A Bologna un convegno per parlare del processo che, dal campo alla tavola, è diventato un importante strumento per la tutela della salute e l’allungarsi della vita media in Italia.

 

 

L’Accademia Nazionale di Agricoltura informa:

 



Si tiene mercoledì 14 ottobre, a partire dalle ore 9.30 presso l’Aula “20 maggio 2012” della Regione Emilia-Romagna (Viale della Fiera 8, Bologna), il convegno “Qualità dei prodotti alimentari. Dal suolo alla sicurezza in tavola”. Il convegno, organizzato dall’Accademia Nazionale di Agricoltura e dall’Assessorato Agricoltura, Agroalimentare, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna ha l’obiettivo di fare in il punto su tre focus differenti che analizzino la complessità dell’intera filiera agroalimentare: produzione, qualità nutrizionale e salute. 

In Italia, secondo gli ultimi dati ISTAT, l’aspettativa di vita è ulteriormente aumentata raggiungendo gli 83,4 anni in media, più in particolare 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne. Tali dati confermano che, questo straordinario risultato, va posto anche in relazione con l’alta qualità dell’alimentazione italiana che è caratterizzata, in particolare, da materie prime di eccellenza e da un corretto percorso di conservazione e trasformazione, che si riflettono positivamente nel piatto e in ciò che mangiamo. In tempi in cui la globalizzazione non fornisce certezze sulla provenienza delle materie prime utilizzate, la sicurezza alimentare nei prodotti commerciali, diventa un indispensabile strumento per la tutela della salute da comunicare all’opinione pubblica. 

Interverranno il Prof. Claudio Ciavatta, Già Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro Alimentari Università di Bologna, la Prof.ssa Silvana Hrelia, Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita, Università di Bologna, la Prof.ssa Maria Caboni, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro Alimentari Università di Bologna, la Prof.ssa Tullia Gallina Toschi, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro Alimentari Università di Bologna e il Prof. Enrico Al Mureden, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Bologna. Conclusioni a cura del Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Onorario Accademia Nazionale di Agricoltura. 

Informazioni generali:   
“Qualità dei prodotti alimentari. Dal suolo alla sicurezza in tavola”
. 

Mercoledì 14 ottobre, ore 9.30, Aula “20 maggio 2012”, Regione Emilia-Romagna (Viale della Fiera 8, Terza Torre, Bologna). 

Ingresso libero fino a esaurimento posti

venerdì 2 ottobre 2026

Peste Suina, scatta l’occupazione d’urgenza dei terreni per rafforzare le barriere sull’A1 tra Bologna e Firenze

Il Commissario straordinario alla peste suina africana autorizza l’occupazione temporanea di aree private nei comuni interessati dai lavori. L’intervento punta a chiudere i varchi sotto l’autostrada e impedire il passaggio dei cinghiali infetti verso le aree ancora indenni.



di Dubbio


Il Commissario straordinario alla peste suina africana, Giovanni Filippini, ha autorizzato l’occupazione temporanea d’urgenza di numerose aree private lungo l’asse appenninico dell’A1 tra Bologna e Firenze, nell’ambito degli interventi di rafforzamento delle barriere contro la diffusione della peste suina africana (PSA).

Il provvedimento si inserisce nelle misure straordinarie adottate per contenere l’epidemia e proteggere i territori appenninici non ancora interessati dalla presenza del virus. La strategia prevede il potenziamento delle recinzioni già esistenti lungo l’autostrada, con particolare attenzione alla chiusura dei varchi sotto il piano autostradale, come tombini, sottopassi e passaggi in corrispondenza dei ponti, che possono consentire il transito dei cinghiali selvatici.

L’intervento sulla dorsale appenninica

La necessità di rafforzare le barriere era stata evidenziata dal Gruppo operativo degli esperti nella riunione del 24 marzo 2026. Il Commissario aveva quindi segnalato ad Autostrade per l’Italia la necessità di intervenire rapidamente sulla tratta A1 compresa tra Bologna e Firenze, alla luce dell’evoluzione del quadro epidemiologico.

L’intervento è stato successivamente disciplinato dalla convenzione del 20 luglio 2026 sottoscritta da ASPI, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Commissario straordinario alla PSA. La convenzione prevede in via prioritaria il rafforzamento delle recinzioni tra il km 225+500 e il km 257+500, con la possibilità di estendere gli interventi, per motivi sanitari, alla restante dorsale appenninica tra il km 198+000 e il km 276+000.

I lavori prioritari sono articolati in tre lotti:

  • Lotto 1: dal km 225+500 al km 229+000;
  • Lotto 2: dal km 229+000 al km 245+500;
  • Lotto 3: dal km 245+500 al km 257+500.

Le opere interesseranno aree comprese nel sedime autostradale, nella fascia di rispetto o nelle immediate vicinanze dell’autostrada, anche su terreni di proprietà privata.

Occupazione temporanea dei terreni

Per consentire l’esecuzione dei lavori, il Commissario ha disposto l’occupazione temporanea d’urgenza delle aree private individuate negli allegati al provvedimento.

Le particelle interessate ricadono nei territori dei comuni di Barberino di Mugello, Calenzano, Castiglione dei Pepoli, Firenzuola, Grizzana Morandi, Marzabotto, Monzuno, San Benedetto Val di Sambro e Sasso Marconi.

I nominativi dei proprietari sono omessi nel provvedimento diffuso nella forma qui considerata, mentre sono riportati i relativi riferimenti catastali, suddivisi per Comune.

L’occupazione è finalizzata esclusivamente alla realizzazione delle opere di barrieramento. Una volta completati gli interventi, le strutture dovranno essere consegnate alle Regioni interessate o ad altro ente individuato dal Commissario, secondo quanto previsto dall’ordinanza commissariale n. 4 del 6 luglio 2026.

Un intervento definito di interesse nazionale

Il provvedimento qualifica gli interventi come urgenti e indifferibili, in considerazione della situazione epidemiologica e della necessità di tutelare la salute animale e la filiera agroalimentare.

La normativa nazionale consente al Commissario straordinario, in presenza di situazioni eccezionali e di grave pericolo, di adottare provvedimenti contingibili e urgenti e di autorizzare, quando necessario, l’occupazione d’urgenza di terreni privati per la realizzazione delle strutture di contenimento della PSA.

Il progetto di rafforzamento delle barriere è stato approvato con dichiarazione di pubblica utilità. Per l’occupazione delle aree interessate è stato individuato come responsabile del procedimento, per conto della concessionaria autostradale ASPI, l’ingegner Maximiliano Poggi.

L’obiettivo operativo è creare una barriera più continua lungo la dorsale appenninica, riducendo al minimo i possibili punti di attraversamento della fauna selvatica e contribuendo così a limitare la propagazione della peste suina africana verso nuovi territori.

venerdì 25 settembre 2026

Telemedicina, a Porretta Terme al via il nuovo servizio di tele-neurologia con l’Ospedale Maggiore

 Valutazioni neurologiche a distanza per i pazienti del Pronto Soccorso e della Medicina Interna, grazie al collegamento diretto con gli specialisti della Neurologia e della Rete Stroke Metropolitana dell’Ospedale Maggiore di Bologna



L’Azienda USL di Bologna attiva all’Ospedale di Porretta Terme un nuovo servizio di televisita e teleconsulto neurologico, che consente ai pazienti del Pronto Soccorso e della Medicina Interna di ricevere una valutazione specialistica a distanza, attraverso il collegamento diretto con la Neurologia e la Rete Stroke Metropolitana dell’Ospedale Maggiore di Bologna.

Il nuovo servizio rappresenta un ulteriore passo nello sviluppo dell’innovazione dei servizi sanitari e nel rafforzamento dell’equità di accesso alle cure specialistiche, con particolare attenzione alle aree montane. La telemedicina consente infatti di integrare le competenze dei professionisti presenti sul territorio con quelle dei centri specialistici di riferimento, mettendo in rete strutture e operatori.

Il servizio è già operativo e prevede sia teleconsulti urgenti, effettuati entro 24 ore dalla richiesta, sia visite neurologiche programmabili entro sette giorni, in relazione alle esigenze cliniche del paziente.

La televisita viene effettuata attraverso una piattaforma tecnologica dedicata, simile a un piccolo robot dotato di telecamere, monitor, microfono e altoparlante, che può essere spostato nei diversi reparti dell’ospedale. Il sistema, comandato a distanza dal neurologo dell’Ospedale Maggiore, consente di interagire in tempo reale con il paziente, anche direttamente al letto o in barella, e con i professionisti presenti a Porretta.

Il neurologo e gli operatori sul posto possono così effettuare una valutazione condivisa del paziente, confrontarsi sulle condizioni cliniche, consultare la documentazione sanitaria e condividere le immagini diagnostiche necessarie alla valutazione.

«Grazie a questa innovazione organizzativa rafforziamo l’integrazione tra i nostri ospedali, offrendo ai cittadini un accesso più tempestivo alle competenze neurologiche specialistiche – dichiara Anna Maria Petrini, Direttrice Generale dell’Azienda USL di Bologna –. La telemedicina rappresenta uno strumento concreto per migliorare la qualità dell’assistenza, supportare i professionisti sanitari e garantire una presa in carico sempre più efficace e vicina ai bisogni delle persone. Questo nuovo servizio si affianca al parallelo rafforzamento della presenza degli specialisti neurologi territoriali nelle aree dell’Appennino bolognese, con giornate dedicate a Porretta, Vergato, Castiglione dei Pepoli e Vado, in integrazione con la Neurologia dell’Ospedale Maggiore».

«L’introduzione della telemedicina in ambito neurologico rappresenta un importante investimento per garantire ai cittadini della montagna un accesso ancora più tempestivo alle competenze specialistiche – dichiara Andrea Zini, Direttore della Neurologia dell’Ospedale Maggiore e della Rete Stroke Metropolitana dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche dell’Azienda USL di Bologna –. Grazie alla collaborazione tra l’Ospedale di Porretta Terme e l’Ospedale Maggiore possiamo offrire risposte qualificate nei percorsi neurologici acuti, valorizzando al tempo stesso le potenzialità delle tecnologie digitali e la professionalità degli operatori. Questo servizio contribuisce a rafforzare la rete ospedaliera aziendale e a ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza per i pazienti».

«La telemedicina ci permette di accorciare le distanze e di portare competenze e professionalità dove fisicamente è più difficile arrivare – spiega Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la Salute –. Questo è particolarmente importante per la montagna e per le aree più periferiche, dove garantire servizi sanitari di qualità significa anche mettere le strutture ospedaliere e territoriali nelle condizioni di poter contare, in tempo reale, sul supporto degli specialisti e dei centri di riferimento regionali.

Un ospedale di montagna non deve essere un ospedale isolato: attraverso la telemedicina può essere sempre più connesso alla rete regionale, condividere dati e immagini diagnostiche, confrontarsi con gli specialisti e offrire ai cittadini risposte più tempestive, senza costringerli, quando non necessario, a percorrere decine di chilometri. Per l’Emilia-Romagna investire nella telemedicina significa quindi investire anche nel diritto alla salute di chi vive lontano dai grandi centri. Vogliamo una sanità capace di utilizzare tutte le opportunità offerte dall’innovazione per ridurre le distanze, rafforzare i presidi territoriali e garantire a tutti, indipendentemente dalla distanza da un grande ospedale, la possibilità di accedere a competenze e servizi di qualità».

«Negli anni l’Ospedale di Porretta si è sempre più qualificato come riferimento per tutto il territorio dell’Appennino bolognese – sottolinea Elena Gaggioli, vicesindaca di Alto Reno Terme –. È quindi molto rilevante cogliere le opportunità offerte dalla tecnologia e aumentare la quantità e la qualità delle prestazioni che un paziente può ricevere senza doversi spostare verso il capoluogo, in particolare quando si parla di cure specialistiche. Non si tratta di un superamento della presenza dei professionisti, ma di un loro affiancamento: l’utilizzo di queste soluzioni sarà infatti accompagnato da un rafforzamento della presenza dei medici neurologi nelle strutture dell’Appennino».

A chi è rivolto il servizio

Il nuovo modello organizzativo è rivolto ai pazienti che necessitano di una consulenza neurologica urgente o programmabile in presenza di sintomatologia neurologica acuta o di una riacutizzazione di patologie neurologiche croniche.

Tra le condizioni che possono beneficiare della valutazione specialistica a distanza rientrano, ad esempio, alcuni casi di ictus non candidabili a trattamenti in fase acuta, emorragie cerebrali, crisi epilettiche, meningiti, encefaliti e altre patologie neurologiche acute.

L’attivazione del servizio è coerente con le indicazioni nazionali e regionali per lo sviluppo della telemedicina e con le evidenze disponibili sull’utilizzo della telemedicina nella gestione delle patologie neurologiche acute, in particolare nei percorsi di emergenza-urgenza e nella presa in carico dell’ictus cerebrale.

La tele-neurologia si inserisce nel più ampio percorso dell’Azienda USL di Bologna per lo sviluppo di modelli assistenziali innovativi, capaci di utilizzare le tecnologie digitali per migliorare accessibilità, tempestività e continuità delle cure e per rafforzare il collegamento tra gli ospedali e i servizi sanitari del territorio.

La Neurologia e la Rete Stroke Metropolitana

La Neurologia dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche registra ogni anno oltre 1.000 ricoveri presso l’Ospedale Maggiore, di cui circa 700 per ictus: circa 600 ischemici e 100 emorragici.

L’Ospedale Maggiore è Hub provinciale per lo stroke e per le altre urgenze neurologiche ed è dotato di guardia neurologica attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, oltre che dei servizi di Neurofisiologia e Neurosonologia.

La Rete Stroke Metropolitana è coordinata da Andrea Zini, in stretta collaborazione con il Dipartimento di Emergenza-Urgenza interaziendale e con le strutture dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche presenti all’Ospedale Maggiore: la Neurologia e Stroke Unit, dirette dallo stesso Zini; la Neuroradiologia interventistica, diretta da Luigi Simonetti; e la Neuroriabilitazione, diretta da Francesco Lombardi.

Fondamentale è inoltre la collaborazione con le altre Stroke Care della rete, presenti al Policlinico Sant’Orsola e negli ospedali di Bentivoglio, Porretta Terme e San Giovanni in Persiceto, e con il successivo percorso riabilitativo ospedaliero e territoriale, che coinvolge la Medicina Riabilitativa dell’Ospedale Maggiore, San Giovanni in Persiceto, Bologna Sud e Villa Bellombra.

sabato 29 agosto 2026

Partorire in ambulanza non può diventare la normalità: la sanità metropolitana si assuma le proprie responsabilità

 


Benvenuto al piccolo Ryan, nato nei pressi dell’Ospedale Maggiore dopo una corsa in ambulanza da Vergato a Bologna. Un lieto evento che, ancora una volta, accende i riflettori sulle criticità dell’assistenza ostetrica nell’Appennino bolognese.


di Erika Seta
Coordinatore regionale
Azzurro Donna – Forza Italia

e di Mariela Fuentes
Coordinatore Appennino
Azzurro Donna – Forza Italia

 

Esprimiamo innanzitutto le nostre congratulazioni alla famiglia e il benvenuto al piccolo Ryan. Ma la sua nascita, avvenuta durante il trasferimento verso Bologna, non può essere considerata soltanto una storia a lieto fine.

Dietro questo episodio c’è una questione che non può più essere ignorata: per le donne che vivono nell’Appennino, il rischio di dover affrontare un parto in emergenza durante il trasferimento verso Bologna è diventato una concreta possibilità. E ogni parto gestito in condizioni di emergenza, lontano da una struttura attrezzata, espone a rischi la madre, il neonato e gli stessi operatori sanitari.

In caso di complicazioni, infatti, intervenire tempestivamente può diventare estremamente difficile. E accanto al problema sanitario se ne pone un altro, altrettanto delicato: la responsabilità del personale sanitario, chiamato a operare in condizioni che non dipendono dalle proprie competenze o dalla propria volontà, ma dalle scelte organizzative del sistema.

La sanità dell’area metropolitana bolognese dovrebbe concentrare risorse e attenzione anche sulla sicurezza del percorso nascita, invece di procedere attraverso riorganizzazioni continue dell’emergenza-urgenza, con strutture e modelli assistenziali che cambiano prima ancora di essere pienamente compresi e valutati dai cittadini.

Il tema dei punti nascita dell’Appennino merita una discussione seria, trasparente e basata sulle reali esigenze del territorio.

Perché la lotta alla denatalità passa anche dalla capacità di garantire alle donne un’assistenza sicura e qualificata, non soltanto dagli slogan o da riorganizzazioni amministrative.

È inaccettabile che si possa sostenere che la presenza di un’ostetrica a Porretta non sarebbe necessaria o che avrebbe un costo eccessivo, senza affrontare fino in fondo il tema della sicurezza delle donne che vivono in montagna.

Ed è altrettanto difficile comprendere come possano essere invocati i costi per giustificare la sospensione di servizi essenziali, mentre vengono destinate ingenti risorse a successive riorganizzazioni dell’assistenza territoriale.

La sicurezza delle madri e dei neonati non può essere considerata una voce di bilancio come le altre.

La montagna non può essere trattata come un territorio di serie B.

Le donne dell’Appennino hanno diritto a un percorso nascita sicuro, accessibile e adeguato alle caratteristiche del territorio. Hanno diritto a partorire in sicurezza, non a rischiare di farlo durante una corsa in ambulanza.

domenica 23 agosto 2026

Sanità, AFT: l’Azienda USL di Bologna attua il modello regionale per rafforzare l’assistenza territoriale



L’Azienda USL di Bologna, in relazione all’agenzia di stampa sulle posizioni espresse dai sindacati SNAMI e SMI in merito alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), precisa che prosegue nell’attuazione del modello regionale previsto dall’Accordo Integrativo Regionale per la Medicina Generale.

L’obiettivo è rafforzare l’assistenza primaria e rendere sempre più capillare, accessibile e integrata la risposta ai bisogni di salute delle persone.

In questo percorso, le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) rappresentano un elemento centrale dell’evoluzione della medicina territoriale e valorizzano il ruolo strategico dei Medici di Medicina Generale, che restano il primo e fondamentale riferimento per i cittadini.

Le AFT favoriscono la collaborazione tra i medici che operano nello stesso territorio, la condivisione di strumenti e percorsi assistenziali e una maggiore continuità nella risposta ai bisogni di salute. Contribuiscono inoltre a rafforzare la presa in carico delle persone con patologie croniche, le attività di prevenzione e l’integrazione con gli altri servizi territoriali.

Per i cittadini, questo significa poter contare su un’assistenza primaria più continua, coordinata e vicina, con maggiori opportunità di accesso e una rete di professionisti in grado di garantire una risposta integrata ai bisogni di salute nell’ambito dell’organizzazione territoriale.

L’Azienda USL di Bologna prosegue pertanto nell’attuazione del modello regionale, con l’obiettivo di consolidare una rete territoriale nella quale il ruolo dei Medici di Medicina Generale sia pienamente valorizzato e le AFT possano contribuire concretamente a rendere l’assistenza primaria più accessibile, continua e vicina alle persone.

sabato 22 agosto 2026

Allerta su un giocattolo contenente amianto: richiamo per un prodotto destinato anche al mercato italiano

 





di  Roberto Giusti


Attraverso il sistema europeo Safety Gate, il Ministero della Salute ha segnalato un giocattolo contenente sabbia contaminata da tremolite, una forma di amianto. Il prodotto, destinato anche al mercato italiano, è stato classificato a rischio serio ed è oggetto di richiamo.
Si tratta di un giocattolo elastico a forma di carota, di colore arancione e lungo circa 17 centimetri. Il prodotto è identificabile attraverso i seguenti dati: marca Trendhaus, modello 967176, lotto 2025 = CH33287 e codice a barre 4032722967176. Secondo quanto segnalato dal Ministero, il giocattolo potrebbe essere stato acquistato anche da scuole, asili nido e altre strutture frequentate da bambini.

In caso di individuazione del prodotto, viene raccomandato di sospenderne immediatamente l’utilizzo e tenerlo lontano dai bambini, evitando di aprirlo, tagliarlo, forarlo o svuotarlo. Il giocattolo non deve inoltre essere gettato nei normali rifiuti domestici: per la riconsegna o lo smaltimento è necessario seguire le indicazioni delle autorità competenti e delle ASL territoriali.

Particolare attenzione deve essere prestata qualora il giocattolo risulti danneggiato o la sabbia sia fuoriuscita. In questa eventualità non bisogna spazzare il materiale, utilizzare l’aspirapolvere o tentare di rimuoverlo autonomamente. È necessario allontanare temporaneamente bambini e altre persone dall’area interessata e contattare la ASL/ATS territorialmente competente, attenendosi alle indicazioni fornite.

Tante Amministrazioni comunali stanno diffondendo l’allerta attraverso i propri canali con l’obiettivo di favorire una rapida individuazione degli eventuali prodotti presenti sul territorio e una corretta gestione del richiamo, con particolare attenzione alle famiglie e alle strutture per l’infanzia.
La segnalazione è identificata dal codice europeo Safety Gate SR/01963/26. Maggiori informazioni e i dettagli relativi al prodotto sono disponibili nell’informativa pubblicata dai vari Enti, come quella del Comune di Vergato⁠: https://www.comune.vergato.bo.it/novita/notizie/allerta-giocattolo-contenete-amianto.

domenica 16 agosto 2026

Peste suina africana, nuovo piano operativo per Toscana ed Emilia-Romagna: più controlli sui cinghiali e negli allevamenti

 



Un piano strategico comune per rafforzare il contrasto alla peste suina africana (PSA) nell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna. È quanto previsto dal Commissario straordinario alla PSA, nell’ambito delle misure di eradicazione e sorveglianza già stabilite dall’ordinanza n. 4/2026 del 1° luglio. Il nuovo piano, che si applica alle aree individuate delle due regioni, concentra gli interventi su quattro fronti: sorveglianza epidemiologica, ricerca e rimozione delle carcasse, contenimento della popolazione di cinghiali e rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti suini.

Le attività saranno programmate in funzione della classificazione delle unità di gestione del cinghiale, del livello di sorveglianza, delle recenti positività e del rischio di dispersione degli animali.

Nelle aree maggiormente interessate dalla circolazione virale saranno prioritari ricerca e rimozione delle carcasse, prelievo selettivo e trappolaggio. Sono inoltre previsti interventi di depopolamento collettivo secondo modalità differenziate in base al livello di rischio e alla zona interessata.

Nelle aree a minore rischio, invece, il piano punta soprattutto sulla riduzione preventiva della densità dei cinghiali, sul rafforzamento della sorveglianza e sulle misure di biosicurezza negli allevamenti, con l'obiettivo di raggiungere i target di prelievo stabiliti.

Una delle principali novità riguarda il rafforzamento dei controlli negli allevamenti. Il piano istituisce una Task Force per ciascuna regione, composta da un minimo di cinque e un massimo di otto dirigenti veterinari delle Aziende USL. La struttura avrà il compito di affiancare i servizi veterinari territoriali nelle verifiche delle misure di biosicurezza.

I controlli saranno programmati sulla base del livello di rischio e delle priorità territoriali. Al termine di ogni ciclo ispettivo, la Task Force dovrà predisporre un rapporto sulle verifiche effettuate, sulle eventuali irregolarità riscontrate e sui provvedimenti adottati, così da consentire alle autorità di monitorare l’evoluzione della situazione e pianificare gli interventi successivi.

Il piano punta dunque a una strategia coordinata lungo l’Appennino tosco-emiliano, combinando controllo della fauna selvatica, sorveglianza epidemiologica e maggiore attenzione alla sicurezza degli allevamenti, con interventi modulati in relazione al rischio presente nelle diverse aree.

lunedì 10 agosto 2026

«Il RUAS vigili anche sulle preliste, non solo sulle prime visite»

Marco Mastacchi


 

 La gestione delle liste d'attesa sanitarie e le criticità del sistema regionale finiscono al centro di un'interrogazione presentata dal consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica). Nel mirino c'è un monitoraggio che, secondo il consigliere, si concentra quasi esclusivamente su prime visite ed esami diagnostici, lasciando nell'ombra controlli successivi, follow-up e soprattutto il fenomeno delle cosiddette 'preliste'. 

 La normativa nazionale (Legge 29 luglio 2024, n. 107) ha introdotto il 'Responsabile Unico Regionale dell'Assistenza Sanitaria (RUAS)', incaricato di controllare, monitorare e coordinare l'efficienza dell'offerta sanitaria e la gestione delle liste d'attesa, garantendo ai cittadini l'accesso tempestivo alle prestazioni. In Emilia-Romagna il ruolo è affidato al responsabile del Settore Assistenza Territoriale della Direzione generale Cura della persona, salute e welfare. 

 Secondo Mastacchi, tuttavia, il sistema di rilevazione regionale fotografa soltanto una parte del problema. «La cura non si esaurisce con la prima visita – osserva – ma prosegue con controlli, follow-up ed esami successivi. Se questi passaggi non vengono monitorati, il percorso del paziente diventa invisibile». 

 Uno dei punti centrali dell'interrogazione riguarda le preliste, attivate quando il CUP non dispone di appuntamenti entro i tempi previsti. Pur essendo parte integrante del sistema di prenotazione, queste liste spesso non rientrano nel monitoraggio ufficiale. Per il consigliere ciò rischia di produrre dati che rappresentano solo parzialmente la realtà, restituendo tempi d'attesa migliori di quelli effettivamente affrontati dai cittadini. Mastacchi richiama inoltre le note regionali del 21 marzo 2022 sull'appropriatezza prescrittiva, secondo cui il medico specialista dovrebbe prendere in carico il paziente per l'intero percorso diagnostico-terapeutico. Nella pratica, sostiene, ciò avviene raramente: molti pazienti sono costretti a tornare dal medico di medicina generale per ottenere nuove impegnative e ricominciare l'iter di prenotazione, con un aggravio burocratico sia per i cittadini sia per i medici di base. A questo si aggiungono, secondo l'interrogazione, altri elementi critici come le agende chiuse, l'esclusione delle preliste dal monitoraggio e le differenze territoriali tra le province dell'Emilia-Romagna. Inefficienze che, conclude Mastacchi, favoriscono il crescente ricorso alla sanità privata a pagamento per ottenere prestazioni in tempi certi. Con l'interrogazione, il consigliere chiede quindi che il RUAS eserciti un controllo sull'intero percorso assistenziale, includendo anche preliste e prestazioni successive alla prima visita, per garantire un monitoraggio realmente trasparente e aderente alla situazione vissuta dai cittadini.

giovedì 30 luglio 2026

Ondata di calore domani 31 luglio a Bologna e nei comuni limitrofi. Allertati i servizi sanitari.

Le misure messe in campo e le raccomandazioni per i cittadini. Ambulatorio AFT: un ulteriore luogo dove trovare cura e assistenza.



L’Azienda USL di Bologna informa:


Per domani venerdì 31 luglio è prevista un’ondata di calore con temperature che potrebbero raggiungere i 36 °C (fonte www.arpae.it) e possibili disagi per i cittadini di Bologna e comuni limitrofi Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, San Lazzaro di Savena. L'Azienda USL di Bologna, in linea con le direttive regionali per mitigare gli effetti delle ondate di calore, ha predisposto un sistema integrato di interventi a tutela della salute della popolazione, con particolare attenzione alle fasce più fragili. Le misure per l'estate 2026, basate su un'attenta analisi dei dati degli anni precedenti, mirano a rafforzare prevenzione, assistenza e comunicazione.

Le misure

Per gli anziani particolarmente fragili, inoltre, l’Azienda Usl di Bologna promuove, insieme alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Metropolitana, il progetto di sostegno e-Care, che prevede periodiche telefonate ai cittadini ed eventuali interventi di assistenza a domicilio. Il numero verde, gratuito, è 800 562 110 ed è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00. Il servizio fornisce informazioni su come prevenire e mitigare gli effetti delle ondate di calore ma permette anche di attivare i servizi di supporto messi a disposizione dal proprio comune di residenza.

Importante ricordare, che oggi, in tutto il territorio metropolitano dell’Azienda USL di Bologna, sono attivi gli ambulatori AFT di medicina generale, che possono offrire cura e assistenza esattamente come farebbe il proprio medico di base, nel corso della giornata a dalle 8 alle 20.

Dettaglio delle sedi e degli orari.

In casi più gravi, naturalmente, il riferimento è il 112.

Sempre disponibile, infine, anche il Numero verde del Servizio Sanitario Regionale 800 033 033, gratuito e attivo tutti i giorni feriali dalle ore 8.30 alle ore 18.00, il sabato dalle ore 8.30 alle ore 13.00.

Le raccomandazioni per ridurre i rischi

· Bere acqua molto e spesso, anche quando non si ha sete (salvo diverso parere medico), evitando di berla ghiacciata o troppo fredda

· Evitare bibite gassate o contenenti zuccheri

· Astenersi da bevande alcoliche e contenenti caffeina

· Consumare frutta e verdura in abbondanza

· Fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea

· Utilizzare il climatizzatore regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non più di 6-7 gradi rispetto alla temperatura esterna

· Utilizzare ventilatori per far circolare l’aria, ma senza rivolgerli direttamente sul corpo

· Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata (tra le 11 e le 18)

· Prestare attenzione a chi ha difficoltà a orientarsi nel tempo e nello spazio, alle persone non autosufficienti, agli anziani che vivono da soli.

Alcuni consigli su come mitigare l’impatto del caldo e mantenersi in salute sono disponibili sul sito web ausl.bologna.it raggiungibile al link   https://www.ausl.bologna.it/seztemi/ondate-di-calore

mercoledì 15 luglio 2026

Peste Suina Africana: nuove restrizioni in Appennino. Il Comune di Marzabotto richiama al rispetto delle buone pratiche

 



Dopo il ritrovamento nei giorni scorsi di una carcassa di cinghiale positiva alla Peste Suina Africana (PSA) nel territorio di Fanano, in provincia di Modena, il Comune di Marzabotto richiama l'attenzione dei cittadini sull'importanza di adottare comportamenti responsabili per limitare la diffusione del virus.

La PSA non è trasmissibile all'uomo e non rappresenta un rischio per la salute pubblica. Tuttavia, le persone possono contribuire involontariamente alla diffusione del virus, trasportandolo indirettamente attraverso calzature, indumenti, attrezzature o veicoli contaminati. Per questo motivo, vista la vicinanza del focolaio al confine della Città metropolitana di Bologna, sono state introdotte nuove misure di contenimento in diversi comuni dell'Appennino bolognese.

Nel dettaglio, entreranno nella zona di restrizione con misure rafforzate i comuni di Lizzano in Belvedere e Alto Reno Terme, mentre saranno inseriti nella zona di restrizione cuscinetto i comuni di Gaggio Montano, Castel di Casio, Camugnano e Castiglione dei Pepoli.

In entrambe le aree si applicano le disposizioni previste dall'Ordinanza ministeriale del 6 luglio 2026, che disciplina le misure di eradicazione e sorveglianza della Peste Suina Africana.

Tra le principali prescrizioni figurano:

·         specifiche misure di biosicurezza durante gli abbattimenti dei cinghiali selvatici;

·         protocolli per le attività di addestramento dei cani e le manifestazioni cinofile;

·         regole e deroghe per lo svolgimento di attività ricreative e sportive all'aperto, come trekking, mountain bike, campeggio, picnic, raccolta dei funghi e pesca sportiva.

L'Amministrazione comunale invita cittadini, escursionisti, cacciatori e frequentatori delle aree naturali a rispettare scrupolosamente tutte le indicazioni previste dalle autorità competenti, ricordando che la collaborazione di tutti è fondamentale per contenere la diffusione della malattia e tutelare il patrimonio zootecnico del territorio.

Per maggiori informazioni è possibile consultare i portali della Città metropolitana di Bologna e della Regione Emilia-Romagna dedicati alla Peste Suina Africana.

🔹️https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Home/Archivio_news/Peste_suina_cinghiale_infetto_Fanano

🔹️https://salute.regione.emilia-romagna.it/pestesuinaafricana

🔹️https://alimentiesalute.emilia-romagna.it/animali/malattie-infettive/peste-suina-africana/