Si è
svolto presso lo Chalet della Pro Loco di Montepiano il secondo incontro
operativo della Rete della Via del Ferro,
appuntamento che ha segnato l’avvio formale di un progetto di cooperazione
territoriale destinato a incidere sul futuro dell’Appennino tosco-emiliano.
All’iniziativa, promossa dalla Rete della
Via del Ferro insieme all’Associazione
ARCA – Appennino Bolognese, aderiscono oltre 70 realtà tra
associazioni, imprese, enti e cittadini, con una trentina di partecipanti
presenti fisicamente all’incontro.
Una visione condivisa per lo sviluppo
dell’Appennino
Obiettivo centrale della Rete è la
valorizzazione del patrimonio storico, culturale e ambientale dell’Appennino
attraverso la riscoperta della civiltà etrusca e delle antiche rotte
metallurgiche, intese come leva strategica per lo sviluppo economico, turistico
e sociale delle aree montane.
Durante l’incontro sono stati
presentati alcuni progetti pilota già in
fase di attivazione:
– il Tour archeologico in treno,
in collaborazione con Trenitalia, che sfrutterà le linee Direttissima e
Porrettana per collegare le città d’arte (Pisa, Prato, Bologna, Ferrara) ai
borghi appenninici;
– l’Archeo Bike Tour, circuito
cicloturistico esperienziale tra musei, siti archeologici e strutture
agrituristiche;
– il Sentiero della Via del Ferro,
un cammino escursionistico “costa a costa” dal Tirreno all’Adriatico, che
unisce 25 siti archeologici di rilevanza nazionale;
– l’apertura internazionale
dell’Appennino, con il coinvolgimento delle ambasciate estere per
progetti di cooperazione tra turismo, cultura, arte, agroalimentare e
tecnologia.
Gli interventi: dalla visione alla
concretezza
Ad aprire i lavori è stato Fabio Righi (ARCA – Appennino
Bolognese), che ha sottolineato la forte risposta del territorio e ha
inquadrato il progetto nel trinomio strategico conoscenza, cooperazione, rete. Righi ha evidenziato il
paradosso di un Appennino ricco di infrastrutture – due autostrade e due linee
ferroviarie – ma ancora marginale nei flussi turistici, ribadendo l’ambizione
di riportarlo a una centralità nazionale.
Marco
Parlanti,
ideatore storico della Via del Ferro, ha espresso apprezzamento per la nuova
fase del progetto, ricordando come l’intuizione nata nel 2012 abbia oggi
raggiunto una maturità tale da superare le difficoltà e i rallentamenti del
passato.
Sul fronte dell’innovazione,
l’ingegner F. Meneghetti e il
professor A. Arioli hanno
illustrato il modello del Distretto della
Sostenibilità Certificata, basato su decarbonizzazione entro il 2030,
utilizzo di tecnologie avanzate – come i droni per la gestione boschiva e
idrica – e rigenerazione del patrimonio architettonico e religioso come
ricettività di qualità.
Il tema dell’identità territoriale è
stato al centro dell’intervento di Gianluigi
Pagano, che ha evidenziato la necessità di costruire una corporate image dell’Appennino, affidando al
comparto enogastronomico un ruolo trainante sui mercati internazionali
attraverso certificazioni e coordinamento tra produttori.
Mauro
Ugolini (Radici
in Appennino) ha richiamato l’attenzione sull’abbandono dei boschi come perdita
di identità culturale, ricordando il ruolo storico dell’Appennino quale
corridoio europeo e invitando a superare le divisioni amministrative tra
Toscana ed Emilia.
Il presidente di ARCA, Otello Righi, ha ribadito l’importanza
del presidio umano e della manutenzione dei sentieri come strumenti
fondamentali contro lo spopolamento e la fragilità del territorio.
Uno sguardo globale è arrivato da Guglielmo Martelli, inventore e industriale, che ha sollecitato l’Appennino a proporsi come laboratorio d’avanguardia capace di dialogare con i mercati internazionali, affiancando alla tutela del paesaggio una cooperazione commerciale e tecnologica.
Dal livello istituzionale, il consigliere
regionale Marco Mastacchi ha
proposto la creazione di un Consorzio
con una veste giuridica solida, indispensabile per attrarre grandi
finanziamenti, citando la “Via degli Dei” come modello di successo economico.
Adriano
Rigoli,
presidente nazionale delle Case della Memoria, ha definito la Valle del
Bisenzio un “ponte culturale” e ha individuato nelle stazioni ferroviarie le
porte d’accesso privilegiate a un prodotto turistico in grado di favorire il
ripopolamento dei borghi.
Sul piano della comunicazione, Fabiana Magnani (Pillole in Appennino)
ha presentato un progetto di storytelling digitale articolato in 12 puntate
video, sottolineando come solo una rete unita possa raggiungere una visibilità
nazionale.
Un richiamo alla concretezza è
arrivato dalla giornalista Claudia
Iozzelli e da Leonardo Lippini,
che hanno chiesto un cronoprogramma operativo capace di tradurre la visione
strategica in azioni misurabili.
Francesco
Lastrucci (CAI
Prato) ha messo a disposizione l’esperienza del Club Alpino Italiano per la
gestione dei oltre 500 chilometri di sentieri del territorio pratese,
evidenziando l’importanza di una segnaletica coordinata tra regioni.
La dimensione storica e identitaria è
stata rafforzata dall’Associazione Teuta
Nertobacos, che ha proposto la rievocazione storica come strumento
didattico stabile, e da Maurizio
Valentini (ABC – Appennino Bene Culturale), promotore del concetto di
“Appennino bene culturale diffuso” e di un itinerario carrabile segnalato
dedicato alla Via del Ferro etrusca.
A chiudere, Daniele Biagi (Pro Loco Luicciana) ha ribadito il ruolo
delle Pro Loco come custodi della memoria collettiva, denunciando il peso
burocratico sulle associazioni e ricordando i fondamentali ritrovamenti
archeologici dell’area, testimonianza di una vocazione industriale millenaria.
La rete
Il
coordinamento generale è affidato al Gruppo
di Ricerca e Volontariato A.R.C.A. Appennino Bolognese, mentre la Rete della Via del Ferro opera come
soggetto promotore per la cura, la promozione e la valorizzazione condivisa del
territorio. Un percorso appena avviato, ma che punta a fare dell’Appennino un
sistema culturale, economico e ambientale integrato.
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