giovedì 15 gennaio 2026

Via del Ferro, nasce la rete dell’Appennino tosco-emiliano: a Montepiano il secondo incontro operativo

 



Si è svolto presso lo Chalet della Pro Loco di Montepiano il secondo incontro operativo della Rete della Via del Ferro, appuntamento che ha segnato l’avvio formale di un progetto di cooperazione territoriale destinato a incidere sul futuro dell’Appennino tosco-emiliano. All’iniziativa, promossa dalla Rete della Via del Ferro insieme all’Associazione ARCA – Appennino Bolognese, aderiscono oltre 70 realtà tra associazioni, imprese, enti e cittadini, con una trentina di partecipanti presenti fisicamente all’incontro.

Una visione condivisa per lo sviluppo dell’Appennino

Obiettivo centrale della Rete è la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e ambientale dell’Appennino attraverso la riscoperta della civiltà etrusca e delle antiche rotte metallurgiche, intese come leva strategica per lo sviluppo economico, turistico e sociale delle aree montane.

Durante l’incontro sono stati presentati alcuni progetti pilota già in fase di attivazione:
– il Tour archeologico in treno, in collaborazione con Trenitalia, che sfrutterà le linee Direttissima e Porrettana per collegare le città d’arte (Pisa, Prato, Bologna, Ferrara) ai borghi appenninici;
– l’Archeo Bike Tour, circuito cicloturistico esperienziale tra musei, siti archeologici e strutture agrituristiche;
– il Sentiero della Via del Ferro, un cammino escursionistico “costa a costa” dal Tirreno all’Adriatico, che unisce 25 siti archeologici di rilevanza nazionale;
– l’apertura internazionale dell’Appennino, con il coinvolgimento delle ambasciate estere per progetti di cooperazione tra turismo, cultura, arte, agroalimentare e tecnologia.

Gli interventi: dalla visione alla concretezza

Ad aprire i lavori è stato Fabio Righi (ARCA – Appennino Bolognese), che ha sottolineato la forte risposta del territorio e ha inquadrato il progetto nel trinomio strategico conoscenza, cooperazione, rete. Righi ha evidenziato il paradosso di un Appennino ricco di infrastrutture – due autostrade e due linee ferroviarie – ma ancora marginale nei flussi turistici, ribadendo l’ambizione di riportarlo a una centralità nazionale.

Marco Parlanti, ideatore storico della Via del Ferro, ha espresso apprezzamento per la nuova fase del progetto, ricordando come l’intuizione nata nel 2012 abbia oggi raggiunto una maturità tale da superare le difficoltà e i rallentamenti del passato.

Sul fronte dell’innovazione, l’ingegner F. Meneghetti e il professor A. Arioli hanno illustrato il modello del Distretto della Sostenibilità Certificata, basato su decarbonizzazione entro il 2030, utilizzo di tecnologie avanzate – come i droni per la gestione boschiva e idrica – e rigenerazione del patrimonio architettonico e religioso come ricettività di qualità.

Il tema dell’identità territoriale è stato al centro dell’intervento di Gianluigi Pagano, che ha evidenziato la necessità di costruire una corporate image dell’Appennino, affidando al comparto enogastronomico un ruolo trainante sui mercati internazionali attraverso certificazioni e coordinamento tra produttori.

Mauro Ugolini (Radici in Appennino) ha richiamato l’attenzione sull’abbandono dei boschi come perdita di identità culturale, ricordando il ruolo storico dell’Appennino quale corridoio europeo e invitando a superare le divisioni amministrative tra Toscana ed Emilia.

Il presidente di ARCA, Otello Righi, ha ribadito l’importanza del presidio umano e della manutenzione dei sentieri come strumenti fondamentali contro lo spopolamento e la fragilità del territorio.

Uno sguardo globale è arrivato da Guglielmo Martelli, inventore e industriale, che ha sollecitato l’Appennino a proporsi come laboratorio d’avanguardia capace di dialogare con i mercati internazionali, affiancando alla tutela del paesaggio una cooperazione commerciale e tecnologica.


Dal livello istituzionale, il consigliere regionale Marco Mastacchi ha proposto la creazione di un Consorzio con una veste giuridica solida, indispensabile per attrarre grandi finanziamenti, citando la “Via degli Dei” come modello di successo economico.

Adriano Rigoli, presidente nazionale delle Case della Memoria, ha definito la Valle del Bisenzio un “ponte culturale” e ha individuato nelle stazioni ferroviarie le porte d’accesso privilegiate a un prodotto turistico in grado di favorire il ripopolamento dei borghi.

Sul piano della comunicazione, Fabiana Magnani (Pillole in Appennino) ha presentato un progetto di storytelling digitale articolato in 12 puntate video, sottolineando come solo una rete unita possa raggiungere una visibilità nazionale.

Un richiamo alla concretezza è arrivato dalla giornalista Claudia Iozzelli e da Leonardo Lippini, che hanno chiesto un cronoprogramma operativo capace di tradurre la visione strategica in azioni misurabili.

Francesco Lastrucci (CAI Prato) ha messo a disposizione l’esperienza del Club Alpino Italiano per la gestione dei oltre 500 chilometri di sentieri del territorio pratese, evidenziando l’importanza di una segnaletica coordinata tra regioni.

La dimensione storica e identitaria è stata rafforzata dall’Associazione Teuta Nertobacos, che ha proposto la rievocazione storica come strumento didattico stabile, e da Maurizio Valentini (ABC – Appennino Bene Culturale), promotore del concetto di “Appennino bene culturale diffuso” e di un itinerario carrabile segnalato dedicato alla Via del Ferro etrusca.

A chiudere, Daniele Biagi (Pro Loco Luicciana) ha ribadito il ruolo delle Pro Loco come custodi della memoria collettiva, denunciando il peso burocratico sulle associazioni e ricordando i fondamentali ritrovamenti archeologici dell’area, testimonianza di una vocazione industriale millenaria.

La rete

Il coordinamento generale è affidato al Gruppo di Ricerca e Volontariato A.R.C.A. Appennino Bolognese, mentre la Rete della Via del Ferro opera come soggetto promotore per la cura, la promozione e la valorizzazione condivisa del territorio. Un percorso appena avviato, ma che punta a fare dell’Appennino un sistema culturale, economico e ambientale integrato.

 

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