Analizzate oltre 177.000 candidature: nelle grandi città si concentra oltre il 28% della mobilità. Crescita, equità e ambiente pesano più dello stipendio
di Deborah Dirani
Il
2025 segna un punto di svolta nel mercato del lavoro italiano: cambiare
occupazione non è più un’eccezione ma una costante; candidarsi non è più un
gesto impulsivo, bensì una scelta ponderata; valutare un’offerta non significa
più guardare solo allo stipendio, ma considerarne l’impatto complessivo sulla
qualità della vita.
È quanto emerge dall’Osservatorio sul Mercato del Lavoro 2025 di Guru
Jobs, società di selezione specializzata nella ricerca di personale
per le PMI, con sede a Bologna e operativa su tutto il territorio nazionale. Il
report si basa sull’analisi di oltre 177.000
candidature uniche, raccolte nel corso dell’anno attraverso la
piattaforma proprietaria di raccolta curriculum.
Un primo dato significativo riguarda
la trasversalità del desiderio di cambiamento, che coinvolge tutte le fasce
d’età: dalla Generazione Z ai Baby Boomer, pur con modalità differenti. I più
giovani cambiano prima, le fasce centrali quando percepiscono un blocco
professionale, mentre i profili più maturi compiono scelte sempre più
consapevoli e mirate.
In questo contesto, la stabilità non
coincide più con la permanenza nella stessa azienda, ma con ruoli chiari,
aspettative definite e rispetto nel tempo. Coerentemente con questa premessa,
dall’analisi delle motivazioni dichiarate dai candidati emerge un dato chiave: oltre il 65% dei cambiamenti di lavoro è guidato
da fattori strutturali e culturali, più che da ragioni esclusivamente
economiche.
La mancanza di opportunità di
crescita rappresenta il primo driver (29%), seguita dalla retribuzione (24%) e
dall’ambiente di lavoro (21%). Incidono inoltre la scarsa chiarezza del ruolo
(15%) e l’equilibrio tra vita privata e professionale (11%). Lo stipendio resta
dunque un elemento rilevante, ma non è più sufficiente, da solo, a trattenere i
lavoratori, che oggi ricercano anche sviluppo professionale e qualità del
contesto lavorativo.
Sul fronte della mobilità geografica,
i dati evidenziano una forte concentrazione: nel 2025 cinque province – Milano, Roma, Venezia, Bari e Bologna –
raccolgono da sole oltre il 28% delle
candidature complessive. Un segnale che indica come il cambiamento sia
particolarmente intenso nei grandi centri urbani, dove la densità di
opportunità è maggiore, il confronto tra aziende è continuo e la tolleranza
verso contesti poco organizzati risulta sempre più bassa. In queste aree, il
candidato non cerca “un lavoro qualsiasi”, ma valuta, confronta e sceglie: la
competizione si gioca sempre più sull’esperienza complessiva offerta
dall’azienda.
Aggregando i dati per macro-area, il Nord concentra il 52% delle candidature,
configurandosi come il mercato della competizione continua; il Centro si attesta al 21%, con un approccio
al cambiamento più ponderato; Sud e Isole
raggiungono il 27%, dove la scelta di candidarsi appare più significativa e
orientata alla sostenibilità nel lungo periodo. Nonostante le differenze
territoriali, emerge una convergenza netta: chiarezza organizzativa, qualità
dell’ambiente di lavoro e prospettive di crescita rappresentano richieste
trasversali.
«Secondo l’Osservatorio – spiega Samantha Marzullo, cofondatrice di Guru
Jobs – nel 2026 assumere non potrà più essere considerato un atto puramente
tecnico. Ogni processo di selezione diventa un atto di comunicazione: annunci
generici, promesse non allineate alla realtà e percorsi di selezione confusi
non sono neutrali, ma segnalano disorganizzazione. Il problema, quindi, non è
la mancanza di candidati, bensì il disallineamento tra ciò che le aziende
offrono e ciò che le persone cercano».
Il report si basa su dati reali e anonimizzati raccolti tramite la piattaforma Guru Jobs (ATS), con copertura di tutte le 20 regioni italiane. Le analisi sono state condotte con approccio descrittivo-correlazionale, intervalli di confidenza al 95% e un margine d’errore medio stimato intorno a ±1,8%.
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