sabato 31 gennaio 2026

Osservatorio Guru Jobs: nel 2025 il lavoro diventa una scelta consapevole

 Analizzate oltre 177.000 candidature: nelle grandi città si concentra oltre il 28% della mobilità. Crescita, equità e ambiente pesano più dello stipendio



di Deborah Dirani


Il 2025 segna un punto di svolta nel mercato del lavoro italiano: cambiare occupazione non è più un’eccezione ma una costante; candidarsi non è più un gesto impulsivo, bensì una scelta ponderata; valutare un’offerta non significa più guardare solo allo stipendio, ma considerarne l’impatto complessivo sulla qualità della vita.

È quanto emerge dall’Osservatorio sul Mercato del Lavoro 2025 di Guru Jobs, società di selezione specializzata nella ricerca di personale per le PMI, con sede a Bologna e operativa su tutto il territorio nazionale. Il report si basa sull’analisi di oltre 177.000 candidature uniche, raccolte nel corso dell’anno attraverso la piattaforma proprietaria di raccolta curriculum.

Un primo dato significativo riguarda la trasversalità del desiderio di cambiamento, che coinvolge tutte le fasce d’età: dalla Generazione Z ai Baby Boomer, pur con modalità differenti. I più giovani cambiano prima, le fasce centrali quando percepiscono un blocco professionale, mentre i profili più maturi compiono scelte sempre più consapevoli e mirate.

In questo contesto, la stabilità non coincide più con la permanenza nella stessa azienda, ma con ruoli chiari, aspettative definite e rispetto nel tempo. Coerentemente con questa premessa, dall’analisi delle motivazioni dichiarate dai candidati emerge un dato chiave: oltre il 65% dei cambiamenti di lavoro è guidato da fattori strutturali e culturali, più che da ragioni esclusivamente economiche.

La mancanza di opportunità di crescita rappresenta il primo driver (29%), seguita dalla retribuzione (24%) e dall’ambiente di lavoro (21%). Incidono inoltre la scarsa chiarezza del ruolo (15%) e l’equilibrio tra vita privata e professionale (11%). Lo stipendio resta dunque un elemento rilevante, ma non è più sufficiente, da solo, a trattenere i lavoratori, che oggi ricercano anche sviluppo professionale e qualità del contesto lavorativo.

Sul fronte della mobilità geografica, i dati evidenziano una forte concentrazione: nel 2025 cinque province – Milano, Roma, Venezia, Bari e Bologna – raccolgono da sole oltre il 28% delle candidature complessive. Un segnale che indica come il cambiamento sia particolarmente intenso nei grandi centri urbani, dove la densità di opportunità è maggiore, il confronto tra aziende è continuo e la tolleranza verso contesti poco organizzati risulta sempre più bassa. In queste aree, il candidato non cerca “un lavoro qualsiasi”, ma valuta, confronta e sceglie: la competizione si gioca sempre più sull’esperienza complessiva offerta dall’azienda.

Aggregando i dati per macro-area, il Nord concentra il 52% delle candidature, configurandosi come il mercato della competizione continua; il Centro si attesta al 21%, con un approccio al cambiamento più ponderato; Sud e Isole raggiungono il 27%, dove la scelta di candidarsi appare più significativa e orientata alla sostenibilità nel lungo periodo. Nonostante le differenze territoriali, emerge una convergenza netta: chiarezza organizzativa, qualità dell’ambiente di lavoro e prospettive di crescita rappresentano richieste trasversali.

«Secondo l’Osservatorio – spiega Samantha Marzullo, cofondatrice di Guru Jobs – nel 2026 assumere non potrà più essere considerato un atto puramente tecnico. Ogni processo di selezione diventa un atto di comunicazione: annunci generici, promesse non allineate alla realtà e percorsi di selezione confusi non sono neutrali, ma segnalano disorganizzazione. Il problema, quindi, non è la mancanza di candidati, bensì il disallineamento tra ciò che le aziende offrono e ciò che le persone cercano».

Il report si basa su dati reali e anonimizzati raccolti tramite la piattaforma Guru Jobs (ATS), con copertura di tutte le 20 regioni italiane. Le analisi sono state condotte con approccio descrittivo-correlazionale, intervalli di confidenza al 95% e un margine d’errore medio stimato intorno a ±1,8%.

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