Il 2026 segnerà una svolta per i Cau, i centri per le
urgenze minori nati per alleggerire i Pronto soccorso. La Regione avvia una
profonda riorganizzazione che porterà anche a superare il nome “Cau”, oggi
usato per strutture molto diverse tra loro.
Ad annunciarlo è l’assessore alla Sanità Massimo Fabi,
che parla della necessità di fare chiarezza per i cittadini. Attualmente,
infatti, sotto la stessa sigla convivono tre modelli differenti: i centri
vicini ai grandi Pronto soccorso, che funzionano come filtro dopo il triage;
quelli destinati a entrare nella rete della medicina di base; e infine i Cau
che hanno sostituito i punti di primo intervento negli ospedali più periferici.
“Chiamare tutto allo stesso modo crea confusione”,
spiega Fabi. Per questo la Regione intende ridefinire ruoli e nomi, puntando su
un’informazione più chiara sull’uso corretto dei servizi.
La linea della nuova giunta guidata
da Michele de Pascale è netta: per le urgenze meno gravi, il primo riferimento
deve restare il medico di famiglia o il pediatra. I Cau, ribadisce anche il
presidente della Regione, non fanno parte del sistema di emergenza, ma devono
diventare uno strumento della sanità territoriale.
L’obiettivo
della riforma è rafforzare l’assistenza di prossimità e ridurre la pressione
sui Pronto soccorso, offrendo ai cittadini percorsi più semplici e
comprensibili.
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