mercoledì 28 gennaio 2026

Giorno della Memoria, il messaggio del Comune di Marzabotto e del Comitato regionale per le Onoranze ai Caduti

 



Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, in Polonia, ponendo fine alla più grande macchina di lavoro forzato e di annientamento messa in atto dalla Germania nazista.

Auschwitz resta per tutti noi una enorme “pietra d’inciampo”. Un monito perché Auschwitz è accaduto davvero: centinaia di uomini e donne hanno lavorato con zelo affinché quel sistema potesse funzionare in modo efficiente; migliaia di altre persone hanno voltato lo sguardo altrove, soprattutto chi viveva nelle vicinanze, o hanno tratto vantaggio da quell’immenso strumento di morte per perseguire interessi personali.

Vent’anni prima si era consumato il genocidio del popolo armeno nell’Impero ottomano; poco dopo sarebbero arrivate le devastazioni della Prima guerra mondiale e, a distanza di pochi mesi dalla liberazione di Auschwitz, la distruzione di Hiroshima con il suo tornado nucleare.

Anche oggi, mentre celebriamo il Giorno della Memoria, il mondo è attraversato da nuove tragedie: il genocidio di Gaza, la drammatica repressione degli oppositori in Iran. Segni di una violenza che sembra non volerci abbandonare.

L’antica tentazione di decretare lo sterminio dell’“altro” continua a ripresentarsi, spesso rivestita di giustificazioni e distinguo, ma sostanzialmente identica a se stessa. Auschwitz, incredibilmente, è esistita. E lo sterminio, incredibilmente, continua a esistere.

La memoria non può limitarsi al ricordo: è una responsabilità che interpella il presente. E allora la domanda resta aperta, oggi come allora: noi, che non vogliamo dimenticare, cosa facciamo?

 

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