sabato 24 gennaio 2026

Lupi in aree urbane, interrogazione in Regione: “Servono dati scientifici e prevenzione, no allarmismi”

 



Crescono gli avvistamenti di lupi in aree fortemente antropizzate dell’Emilia-Romagna e il tema arriva all’attenzione dell’Assemblea legislativa regionale. Con un’interrogazione a risposta scritta, presentata il 20 gennaio 2026 dal consigliere primo firmatario Paolo Burani e indirizzata al presidente dell’Assemblea Maurizio Fabbri, si chiede alla Giunta regionale di chiarire quale strategia intenda adottare per la gestione della specie, conciliando tutela della biodiversità, sicurezza dei cittadini e protezione delle attività agricole.

Il lupo (Canis lupus), ricordano i firmatari, è una specie strettamente protetta dalla Direttiva Habitat, dalla Convenzione di Berna e dalla legge nazionale 157/92, e rappresenta un indicatore chiave della salute degli ecosistemi. Tuttavia, negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli avvistamenti in contesti urbani e periurbani: dal parco di Villa Ghigi a Bologna, frequentato quotidianamente da famiglie e anziani, fino all’aeroporto di Rimini, dove la presenza di un branco ha portato alla sospensione temporanea di un volo, passando per i ripetuti avvistamenti nei pressi delle abitazioni a Ducenta, nel Ravennate. Episodi che hanno alimentato preoccupazioni tra cittadini e allevatori.

Secondo il Protocollo sperimentale ISPRA – LIFE Wild Wolf (dicembre 2024), però, questi fenomeni non sono indice di sovrappopolamento, bensì dell’espansione naturale della specie in ambienti umanizzati, spesso favorita dalla disponibilità di cibo facile – rifiuti o animali domestici incustoditi – e dall’assenza di comportamenti dissuasivi.

Proprio per superare percezioni soggettive e orientare le politiche su basi scientifiche, il presidente della Provincia di Rimini, Jamil Sadegholvaad, ha recentemente sollecitato un censimento affidabile della popolazione di lupo nel territorio riminese, richiesta condivisa da diversi sindaci in vista dell’incontro con la Regione convocato per il 30 gennaio 2026.

Il dibattito si inserisce inoltre in un contesto europeo in evoluzione. L’8 maggio 2025, il Parlamento europeo ha approvato lo spostamento del lupo dall’Allegato IV all’Allegato V della Direttiva Habitat, riducendone lo status da “rigorosamente protetto” a “protetto”. Una decisione che ha suscitato forti critiche da parte del mondo scientifico e ambientalista: oltre 700 scienziati, la IUCN e numerose organizzazioni internazionali hanno denunciato l’assenza di basi scientifiche solide e il rischio di compromettere decenni di politiche di conservazione.

L’interrogazione richiama anche i dati sulla mortalità del lupo in Italia, già elevata per cause antropiche: tra il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti 1.639 esemplari morti, il 60% per cause legate all’uomo (incidenti stradali e ferroviari, bracconaggio stimato al 12%). L’Emilia-Romagna figura tra le regioni con il maggior numero di casi, tra 266 e 280.

Il Protocollo ISPRA distingue chiaramente tra lupo abituato alla presenza umana, che non rappresenta un pericolo, e lupo confidente, che si avvicina intenzionalmente a meno di 30 metri dalle persone: solo quest’ultimo può configurarsi come potenzialmente problematico. Per prevenire situazioni di rischio, vengono indicate come prioritarie azioni non letali, come informazione ai cittadini, gestione rigorosa dei rifiuti, rimozione delle fonti alimentari, monitoraggio scientifico, dissuasione e corretta custodia degli animali domestici.

In questo quadro, viene ricordato anche l’impegno della Regione Emilia-Romagna, che con un bando dell’11 gennaio 2026, nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2023–2027, ha stanziato 2 milioni di euro per sostenere le imprese agricole e zootecniche nell’adozione di sistemi di prevenzione contro i danni da fauna selvatica: recinzioni (anche elettrificate), cani da guardiania, sistemi di virtual fencing e dissuasori acustici e luminosi.

Con l’interrogazione, la Giunta regionale viene chiamata a chiarire se intenda confermare un modello di tutela del lupo basato su criteri scientifici, rafforzare il monitoraggio regionale standardizzato, migliorare il coordinamento con Province e Comuni e definire quale linea adottare alla luce del recente declassamento europeo, per garantire al tempo stesso la salvaguardia della biodiversità e la tutela delle produzioni agricole.

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