Crescono gli avvistamenti di lupi in aree fortemente
antropizzate dell’Emilia-Romagna e il tema arriva all’attenzione dell’Assemblea
legislativa regionale. Con un’interrogazione a risposta scritta, presentata il 20 gennaio 2026 dal consigliere primo firmatario Paolo Burani e indirizzata al
presidente dell’Assemblea Maurizio Fabbri,
si chiede alla Giunta regionale di chiarire quale strategia intenda adottare
per la gestione della specie, conciliando tutela della biodiversità, sicurezza
dei cittadini e protezione delle attività agricole.
Il lupo (Canis lupus), ricordano i firmatari, è una specie strettamente protetta dalla Direttiva
Habitat, dalla Convenzione di Berna e dalla legge nazionale 157/92, e
rappresenta un indicatore chiave della salute degli ecosistemi. Tuttavia, negli
ultimi mesi si sono moltiplicati gli avvistamenti in contesti urbani e
periurbani: dal parco di Villa Ghigi a
Bologna, frequentato quotidianamente da famiglie e anziani, fino all’aeroporto di Rimini, dove la presenza di
un branco ha portato alla sospensione temporanea di un volo, passando per i
ripetuti avvistamenti nei pressi delle abitazioni a Ducenta, nel Ravennate. Episodi che hanno alimentato
preoccupazioni tra cittadini e allevatori.
Secondo il Protocollo sperimentale ISPRA – LIFE Wild Wolf (dicembre
2024), però, questi fenomeni non sono indice di sovrappopolamento, bensì
dell’espansione naturale della specie in ambienti umanizzati, spesso favorita
dalla disponibilità di cibo facile – rifiuti o animali domestici incustoditi –
e dall’assenza di comportamenti dissuasivi.
Proprio per superare percezioni
soggettive e orientare le politiche su basi scientifiche, il presidente della Provincia di Rimini, Jamil
Sadegholvaad, ha recentemente sollecitato un censimento affidabile della popolazione di lupo nel
territorio riminese, richiesta condivisa da diversi sindaci in vista
dell’incontro con la Regione convocato per il 30 gennaio 2026.
Il dibattito si inserisce inoltre in
un contesto europeo in evoluzione. L’8
maggio 2025, il Parlamento europeo ha approvato lo spostamento del
lupo dall’Allegato IV all’Allegato V
della Direttiva Habitat, riducendone lo status da “rigorosamente
protetto” a “protetto”. Una decisione che ha suscitato forti critiche da parte
del mondo scientifico e ambientalista: oltre 700 scienziati, la IUCN e numerose organizzazioni internazionali hanno
denunciato l’assenza di basi scientifiche solide e il rischio di compromettere
decenni di politiche di conservazione.
L’interrogazione richiama anche i
dati sulla mortalità del lupo in Italia,
già elevata per cause antropiche: tra il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti 1.639 esemplari morti, il 60% per cause
legate all’uomo (incidenti stradali e ferroviari, bracconaggio stimato al 12%).
L’Emilia-Romagna figura tra le regioni con il maggior numero di casi, tra 266 e 280.
Il Protocollo ISPRA distingue
chiaramente tra lupo abituato alla
presenza umana, che non rappresenta un pericolo, e lupo confidente, che si avvicina
intenzionalmente a meno di 30 metri dalle persone: solo quest’ultimo può configurarsi
come potenzialmente problematico. Per prevenire situazioni di rischio, vengono
indicate come prioritarie azioni non letali, come informazione ai cittadini,
gestione rigorosa dei rifiuti, rimozione delle fonti alimentari, monitoraggio
scientifico, dissuasione e corretta custodia degli animali domestici.
In questo quadro, viene ricordato
anche l’impegno della Regione
Emilia-Romagna, che con un bando dell’11 gennaio 2026, nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2023–2027,
ha stanziato 2 milioni di euro
per sostenere le imprese agricole e zootecniche nell’adozione di sistemi di
prevenzione contro i danni da fauna selvatica: recinzioni (anche
elettrificate), cani da guardiania, sistemi di virtual fencing e dissuasori acustici e luminosi.
Con
l’interrogazione, la Giunta regionale viene chiamata a chiarire se intenda
confermare un modello di tutela del lupo
basato su criteri scientifici, rafforzare il monitoraggio regionale standardizzato, migliorare il coordinamento con Province e Comuni e
definire quale linea adottare alla luce del recente declassamento europeo, per
garantire al tempo stesso la salvaguardia
della biodiversità e la tutela delle produzioni agricole.
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