di Angelo
Farneti
Presidente Circolo Legambiente SettaSamoggiaReno
Desta forte preoccupazione la notizia, apparsa nei giorni scorsi sulla stampa locale, della possibile realizzazione di un nuovo supermercato a Zola Predosa, in località Pilastrino. Un’ipotesi che, se confermata, andrebbe ad aggiungersi a un contesto già fortemente segnato dalla presenza di grandi strutture commerciali.
La contrarietà al progetto si fonda su diversi aspetti:
l’ulteriore consumo di suolo e la sua impermeabilizzazione, la progressiva
marginalizzazione dei negozi di prossimità e delle attività di piccole
dimensioni, oltre alla sostanziale inutilità di un nuovo supermercato in
un’area già ampiamente satura dal punto di vista commerciale.
Il sindaco di Zola Predosa ha difeso
la scelta, affermando che si tratterebbe di previsioni urbanistiche e di
diritti edificatori già riconosciuti dagli strumenti comunali precedenti e
tuttora vigenti, sottolineando come tali scelte non possano essere modificate a
causa dei cosiddetti “diritti acquisiti”.
A questo proposito viene richiamato
quanto accaduto nella vicina Anzola dell’Emilia, dove la precedente
amministrazione aveva sostenuto la costruzione di un ipermercato di circa
10.000 metri quadrati a Lavino di Mezzo, motivando la decisione con
argomentazioni analoghe. In quel caso, tuttavia, il progetto è stato
successivamente bloccato per la mancanza di un reale interesse pubblico, a
dimostrazione del fatto che le ipotesi urbanistiche non si traducono
automaticamente in vincoli inderogabili nei confronti dei privati.
Secondo i critici del nuovo
insediamento commerciale, è necessario fermarsi e verificare con attenzione il
reale livello autorizzativo raggiunto, chiarire cosa preveda l’attuale Piano
Urbanistico Generale (PUG) del Comune di Zola Predosa e aprire un confronto
serio e trasparente con i cittadini e le associazioni del territorio.
L’obiettivo sarebbe valutare se esistano ancora margini per impedire la
realizzazione di un’opera ritenuta inutile e dannosa, oltre che responsabile di
ulteriore consumo di suolo.
Il territorio, del resto, ha già
sperimentato in modo diretto e pesante le conseguenze di uno sviluppo misurato
in metri quadrati di cemento. Solo un anno fa, diversi comuni della zona sono
stati colpiti più volte da gravi alluvioni, che hanno lasciato segni profondi
nelle comunità e messo in evidenza l’estrema fragilità del sistema
territoriale. Il suolo naturale svolge infatti un ruolo fondamentale nell’assorbimento
delle acque meteoriche e nella mitigazione dei fenomeni estremi: comprometterlo
ulteriormente significherebbe aggravare una situazione già critica.
Continuare a puntare su modelli di
sviluppo ormai superati, che privilegiano l’espansione edilizia a discapito
dell’ambiente e della sicurezza del territorio, viene giudicato miope. I
diritti edificatori acquisiti, si sostiene, possono e devono essere orientati
verso soluzioni più sostenibili, come il recupero e la rigenerazione
dell’esistente, la riqualificazione delle aree dismesse e la realizzazione di
progetti a basso impatto ambientale e realmente utili alla comunità.
Il futuro non si costruisce consumando altro suolo, ma prendendosi cura di quello che già esiste.
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