Vietato a pedoni e biciclertte il transito sulla carreggiata veicolare e disagevole se non impossibile l'utilizzo delle ciclopedonali
C’è un problema che, nonostante sia sotto gli occhi di
tutti, sembra non interessare nessuno. Sul gruppo social “Sei di Sasso se…” è comparso un post che riporta una
situazione tanto paradossale quanto preoccupante: sul ponte Leonardo da Vinci
sono state realizzate due corsie ciclopedonali, una per ogni senso di marcia,
complete di segnaletica che vieta il transito di pedoni e biciclette sulla
carreggiata veicolare.
Un intervento che, sulla carta,
dovrebbe migliorare sicurezza e mobilità sostenibile. Tuttavia, la realtà
raccontata dai cittadini solleva più di una perplessità. Le ciclopedonali, così
come sono state progettate e realizzate, risultano di fatto difficilmente
fruibili — se non inutilizzabili — per alcune categorie di utenti: chi si muove
in bicicletta con carrellini, chi spinge una carrozzina per neonati e,
soprattutto, le persone con disabilità.
La domanda che emerge spontanea è
semplice quanto provocatoria: chi ha progettato quest’opera ha davvero pensato
all’accessibilità universale? È stata valutata la reale possibilità di utilizzo
da parte di tutti, come previsto dai principi di inclusione e dalle normative
vigenti?
La sensazione, condivisa da molti, è
che si sia intervenuti più per “fare qualcosa” che per risolvere concretamente
un’esigenza, trascurando l’aspetto fondamentale dell’accessibilità.
Un’infrastruttura pubblica, per essere davvero tale, deve essere pensata per
tutti: bambini, anziani, persone con disabilità, famiglie, ciclisti.
La segnalazione che arriva dai
cittadini non è una sterile polemica, ma un invito a riflettere e, soprattutto,
a correggere. Perché la mobilità sostenibile non può prescindere dalla sicurezza
e dall’inclusione. E perché opere pubbliche realizzate con risorse collettive
devono rispondere ai bisogni reali della comunità.
Ora la
palla passa alle istituzioni competenti, chiamate a verificare, ascoltare e
intervenire. Prima che un progetto nato con buone intenzioni si trasformi
nell’ennesima occasione mancata.
C'è anche chi ironizza: "Forse è il caso di ripristinare il transito con barca sul Reno come è avvenuto fino ai primi del '900"
(Segnalato da Dubbio)
1 commento:
Era il novembre 2024 quando contattai ANAS (che è tuttora l'ente di competenza del tratto tra le due rotonde) e mi venne detto che il loro lavoro era da ritenersi terminato e che per le opere di completamento delle ciclopedonali avrei dovuto rivolgermi agli enti locali. Allora chiesi e riuscii ad avere un incontro con l'assessore Raschi, che comprese le difficoltà di fruizione delle corsie destinate ai ciclisti ma che però mi disse che non era il Comune l'ente che avrebbe dovuto occuparsi del completamento dell'opera ma la Citta Metropolitana, in quanto quel tratto di ciclabile dovrebbe far parte di una importante ciclovia, i cui tempi di realizzazione non erano noti. A quel punto capii che non ci sarebbe stata una soluzione a breve e decisi di rinunciare. Non prima però di aver chiesto ad ANAS almeno di rimuovere i cartelli di divieto di transito alle biciclette sulle corsie destinate ai veicoli a motore, perchè si sarebbe trattato di una grave ingiustizia nel caso un ciclista venisse coinvolto in un incidente sul ponte, dovendo subire, oltre al danno, anche la beffa di essere ritenuto responsabile del sinistro per via della presenza di quel segnale di divieto. Ho tentato un paio di volte di sensibilizzare ANAS ma la mia richiesta è rimasta inascoltata e quei segnali sono ancora presenti. Purtroppo il buon senso non alberga in egual misura in tutte le persone...
Quindi agli amici ciclisti dico di porre molta attenzione quando si attraversa il ponte, stando più possibile a destra e cercando di attraversarlo più velocemente possibile.
Roberto Stanzani
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