La grande distribuzione organizzata guarda al 2026 con
preoccupazione e apre un dibattito destinato a far discutere consumatori e
lavoratori: chiudere i supermercati la
domenica, limitando l’apertura a sei
giorni settimanali. A lanciare la proposta è Coop, in un contesto di mercato sempre più complesso, tra
vendite in calo, margini ridotti e costi in aumento.
A rilanciare ufficialmente l’ipotesi è stato Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, in un’intervista a Il Sole 24 Ore:
«Le principali imprese del sistema Coop ora vedono con
favore la chiusura la domenica. Vogliamo aprire tavoli di confronto con
Federdistribuzione e Adm per una visione condivisa».
L’obiettivo dichiarato è avviare un confronto di settore con Federdistribuzione e Adm (Associazione Distribuzione Moderna),
per superare l’attuale frammentazione degli orari di apertura, oggi diversi da
regione a regione e da insegna a insegna. Se l’accordo andasse in porto, la
misura potrebbe riguardare l’intera Gdo
italiana, con la possibile esclusione dei punti vendita situati
all’interno dei centri commerciali, e includere anche altre festività.
Quanto si risparmierebbe chiudendo
la domenica
Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, la chiusura
domenicale consentirebbe di:
·
ridurre il costo del lavoro, evitando le maggiorazioni festive
che incidono almeno per il 30% sulle retribuzioni;
·
recuperare efficienza e produttività, con un beneficio stimato per il
settore tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro;
·
redistribuire gli acquisti sugli altri giorni della settimana
senza una significativa contrazione della domanda.
Dal rapporto Coop di dicembre 2025, realizzato con Nomisma, emerge che un cliente su tre non fa già la spesa la domenica.
Per il restante 66% dei consumatori, l’impatto sarebbe soprattutto
organizzativo:
·
spesa
concentrata dal lunedì al sabato;
·
promozioni potenzialmente più
aggressive,
grazie ai risparmi lungo la filiera.
Un elemento centrale della proposta
riguarda anche il tema del lavoro:
la domenica libera per i dipendenti rappresenta uno dei punti qualificanti su
cui il sistema cooperativo insiste maggiormente.
I consumi degli italiani nel 2026
Il dibattito sugli orari si inserisce
in un quadro economico fragile. Il rapporto Coop–Nomisma fotografa un Paese che
entra nel 2026 con preoccupazione,
incertezza e aspettative contenute, complice la situazione
geopolitica, la volatilità dei mercati e una crescita del Pil percepita come
debole.
Le famiglie prevedono di spendere di
più quasi esclusivamente per le necessità
primarie:
·
bollette
e utenze;
·
salute;
·
spesa
alimentare.
La casa torna al centro delle
abitudini di consumo, con una crescente attenzione a cibi salutari, semplici e tradizionali, al boom dei
prodotti “senza” e alla ricerca di un equilibrio tra qualità e convenienza.
Prosegue intanto la crescita del marchio del distributore (Mdd): l’81%
dei manager del settore food & beverage prevede un aumento della spesa per
i prodotti a marchio dell’insegna. Rallenta invece la spinta dei discount, che
registrano un calo dei volumi, anche a causa della perdita di potere d’acquisto
delle famiglie.
Per i consumatori italiani, la possibile chiusura domenicale dei supermercati potrebbe tradursi nell’ennesimo adattamento delle abitudini. Un cambiamento che, nelle intenzioni di Coop, dovrebbe accompagnare un carrello della spesa più conveniente, in un 2026 che si annuncia come l’anno in cui si comprerà meno “per desiderio” e sempre più “per necessità”.
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