sabato 10 gennaio 2026

Lizzano in Belvedere reclama la presenza di una ambulanza H24

 


La sindaca di Lizzano in Belvedere, Barbara Franchi, chiede l’istituzione di un servizio di ambulanza attivo 24 ore su 24 nel comprensorio sciistico del Corno alle Scale e, più in generale, un presidio sanitario fisso sull’Appennino bolognese. La richiesta nasce da un episodio recente: il trasferimento di una partoriente a Bologna ha lasciato temporaneamente il territorio senza ambulanze, evidenziando la fragilità del sistema di emergenza in zone montane prive di ospedali.
Tra le soluzioni prospettate c’è una convenzione con la società Corno alle Scale per garantire un supporto infermieristico stabile in stazione, rafforzando un servizio oggi affidato anche a Carabinieri e Soccorso alpino. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, sottolinea che la qualità della sanità territoriale è fondamentale non solo per i residenti, ma anche per i turisti, e rappresenta un fattore di attrattività per il territorio.

La richiesta, riportata da Il Resto del Carlino,  ha stuzzicato l’ironia e la preoccupazione di Dubbio che scrive:

Del resto, sulla carta i conti tornano. Il punto nascite di Porretta, promesso in campagna elettorale e rilanciato anche in sede europea, resta formalmente confermato: si farà, prima o poi, nel consueto e rassicurante “mese del poi”, nell’ormai noto “anno del mai”. Stessa sorte per la riconversione dell’ex ospedale Costa, destinato – secondo gli impegni assunti dalla Regione nel 2022, accompagnati da uno stanziamento annunciato di 20 milioni di euro – a diventare Direzione sanitaria e residenze per il personale sanitario. Progetti che esistono soprattutto nei comunicati e nelle slide, molto meno nella realtà quotidiana dei territori.

Intanto, un’ambulanza non si nega a nessuno. Almeno nelle dichiarazioni. Peccato che, nella lista della spesa, manchi ancora l’automedica, tassello essenziale per rendere davvero efficace il sistema di emergenza-urgenza in un’area montana vasta e complessa come l’Appennino bolognese. Ma va bene così, verrebbe da dire: “ma siiii, abbondiamo”, per citare Totò.

E allora rilanciamo: perché non costruire anche un Punto di primo intervento a Lizzano? Un’altra promessa da aggiungere al catalogo delle buone intenzioni, utile a tamponare l’emergenza comunicativa più che quella sanitaria. Perché il problema, ancora una volta, non è l’annuncio, ma la distanza crescente tra ciò che viene proclamato e ciò che realmente garantisce sicurezza e diritti ai cittadini che vivono – e lavorano – in montagna.

Aggiungiamo una nostra considerazione che non vuole ribattere a quelle di Dubbio, ma arricchire il confronto:

“L’articolo mette a fuoco una contraddizione strutturale delle aree montane: territori sempre più promossi come mete turistiche, ma ancora fragili nei servizi essenziali. L’episodio dell’ambulanza “assente” non è un’eccezione, bensì il sintomo di un sistema che regge finché non accade l’imprevisto. In questo senso, la richiesta di un’ambulanza h24 non appare come una pretesa eccessiva, ma come una condizione minima di equità territoriale.

Interessante è anche il collegamento tra sanità e turismo: la sicurezza sanitaria non è solo un diritto dei residenti, ma un prerequisito implicito per chi frequenta la montagna. Senza un presidio stabile, la narrazione della montagna come luogo accogliente e sicuro rischia di restare retorica. L’articolo suggerisce quindi una questione più ampia: la tenuta dei servizi pubblici nelle aree interne non può essere demandata a soluzioni emergenziali o stagionali, ma richiede una visione strutturale e di lungo periodo”.

 

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