La sindaca
di Lizzano in Belvedere, Barbara Franchi, chiede l’istituzione di un servizio
di ambulanza attivo 24 ore su 24 nel comprensorio sciistico del Corno alle
Scale e, più in generale, un presidio sanitario fisso sull’Appennino bolognese.
La richiesta nasce da un episodio recente: il trasferimento di una partoriente
a Bologna ha lasciato temporaneamente il territorio senza ambulanze,
evidenziando la fragilità del sistema di emergenza in zone montane prive di
ospedali.
Tra le soluzioni prospettate c’è una convenzione con la società Corno alle
Scale per garantire un supporto infermieristico stabile in stazione,
rafforzando un servizio oggi affidato anche a Carabinieri e Soccorso alpino. Il
presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, sottolinea che la
qualità della sanità territoriale è fondamentale non solo per i residenti, ma
anche per i turisti, e rappresenta un fattore di attrattività per il
territorio.
La richiesta, riportata da Il Resto del Carlino, ha stuzzicato l’ironia e la preoccupazione di
Dubbio che scrive:
Del resto, sulla carta i conti
tornano. Il punto nascite di Porretta, promesso in campagna elettorale e
rilanciato anche in sede europea, resta formalmente confermato: si farà, prima
o poi, nel consueto e rassicurante “mese del poi”, nell’ormai noto “anno del
mai”. Stessa sorte per la riconversione dell’ex ospedale Costa, destinato –
secondo gli impegni assunti dalla Regione nel 2022, accompagnati da uno
stanziamento annunciato di 20 milioni di euro – a diventare Direzione sanitaria
e residenze per il personale sanitario. Progetti che esistono soprattutto nei
comunicati e nelle slide, molto meno nella realtà quotidiana dei territori.
Intanto, un’ambulanza
non si nega a nessuno. Almeno nelle dichiarazioni. Peccato che, nella lista
della spesa, manchi ancora l’automedica, tassello essenziale per rendere
davvero efficace il sistema di emergenza-urgenza in un’area montana vasta e
complessa come l’Appennino bolognese. Ma va bene così, verrebbe da dire: “ma
siiii, abbondiamo”, per citare Totò.
E allora rilanciamo:
perché non costruire anche un Punto di primo intervento a Lizzano? Un’altra
promessa da aggiungere al catalogo delle buone intenzioni, utile a tamponare
l’emergenza comunicativa più che quella sanitaria. Perché il problema, ancora
una volta, non è l’annuncio, ma la distanza crescente tra ciò che viene
proclamato e ciò che realmente garantisce sicurezza e diritti ai cittadini che
vivono – e lavorano – in montagna.
Aggiungiamo una nostra considerazione che non vuole
ribattere a quelle di Dubbio, ma arricchire il confronto:
“L’articolo
mette a fuoco una contraddizione strutturale delle aree montane: territori
sempre più promossi come mete turistiche, ma ancora fragili nei servizi
essenziali. L’episodio dell’ambulanza “assente” non è un’eccezione, bensì il
sintomo di un sistema che regge finché non accade l’imprevisto. In questo
senso, la richiesta di un’ambulanza h24 non appare come una pretesa eccessiva,
ma come una condizione minima di equità territoriale.
Interessante
è anche il collegamento tra sanità e turismo: la sicurezza sanitaria non è solo
un diritto dei residenti, ma un prerequisito implicito per chi frequenta la
montagna. Senza un presidio stabile, la narrazione della montagna come luogo
accogliente e sicuro rischia di restare retorica. L’articolo suggerisce quindi
una questione più ampia: la tenuta dei servizi pubblici nelle aree interne non
può essere demandata a soluzioni emergenziali o stagionali, ma richiede una
visione strutturale e di lungo periodo”.
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