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giovedì 6 agosto 2026

Escursione con appostamento alle praterie del Poranceto

 Sabato 8 Agosto dalle 17 alle 23, Cervi, volpi, lepri e lupi al Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone



Si partirà  nel tardo pomeriggio, una breve camminata ci permetterà di raggiungere il luogo dell'appostamento dove attenderemo il crepuscolo nel massimo silenzio per riuscire ad osservare gli schivi abitanti di questi boschi.

Se la fortuna ci assisterà l'emozione sarà difficile da dimenticare! L'escursione proseguirà al buio, concludendosi dopo un tranquillo rientro notturno al punto di partenza

𝗥𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗼 ore 17:00 presso il Museo del Bosco del Poranceto (Camugnano)

𝗧𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗲 ore 23:00 presso lo stesso luogo di partenza

𝗗𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀: E - 𝗟𝘂𝗻𝗴𝗵𝗲𝘇𝘇𝗮: 5 km - 𝗗i𝘀𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼: 150 m - 𝗖𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼: 1 ora e mezza

𝗡𝗼𝘁𝗲: Portare almeno 1 litro di acqua, cena al sacco, scarponi da trekking con suola scolpita e abbigliamento adatto alla stagione, giacca antipioggia, torcia o luce frontale, binocolo (se già in possesso). Importante! Per non disturbare la fauna ed aumentare la probabilità di avvistamento, si consiglia di indossare abiti poco vistosi e non utilizzare profumi. Portare cena al sacco. Per non disturbare gli animali selvatici non è consentito portare cani, nemmeno di piccola taglia.

Informazioni e prenotazione (obbligatoria) entro  venerdì  mattina ore 13: 3332660329 - 051 6254821 - eventi@enteparchi.bo.it

venerdì 17 aprile 2026

Lupo, ammessa la petizione: l’Assemblea regionale avvia l’esame

 


 


Via libera dell’Ufficio di Presidenza alla richiesta firmata da 346 cittadini per rivedere i piani di gestione della specie.

L’Assemblea legislativa regionale ha dichiarato ammissibile la petizione presentata da Claudio Cella (prot. n. 30/03/2026.0010759.E), sostenuta da 346 firme raccolte su 23 fogli. L’istanza chiede una revisione dei piani di gestione e conservazione del lupo, alla luce delle crescenti criticità segnalate nei territori rurali e montani.

Nel dettaglio, la petizione sollecita un approccio basato su evidenze scientifiche ma anche su valutazioni territoriali e sociali, con il coinvolgimento delle comunità locali. Tra le richieste figurano inoltre la possibilità di interventi di contenimento o abbattimento selettivo nei casi più critici, in linea con quanto avviene in altri Paesi europei, e l’introduzione di risarcimenti più rapidi ed efficaci per i danni subiti da allevatori e agricoltori.

Il documento evidenzia anche un aumento degli episodi di predazione ai danni di greggi, bovini e animali domestici, oltre a un diffuso clima di preoccupazione tra i residenti, con ricadute sulle attività agricole e pastorali.

Il tema si inserisce in un quadro normativo in evoluzione: a livello europeo, nel 2025 è stato modificato lo status di protezione del lupo, passato da “rigorosamente protetto” a “protetto”, aprendo alla possibilità di una gestione più flessibile delle popolazioni. In Italia, la normativa continua a privilegiare la tutela della specie, demandando però alle Regioni competenze rilevanti in materia di gestione faunistica e interventi di controllo.

Alla luce di tali elementi, l’Ufficio di Presidenza ha riconosciuto la piena ammissibilità della petizione, avviando così l’iter istituzionale che porterà alla sua valutazione da parte degli organi competenti.

venerdì 3 aprile 2026

Bologna, ordinanza su presenza del lupo: obblighi e divieti nelle aree collinari fino a fine 2026

 Misure per la sicurezza pubblica e la tutela dell’animale dopo recenti avvistamenti, in particolare nell’area del Parco di Villa Ghigi.

 


A seguito di diverse segnalazioni di avvistamento di un lupo nelle aree collinari di Bologna, soprattutto nei pressi del Parco di Villa Ghigi, il Comune ha emanato una nuova ordinanza contingibile e urgente per disciplinare i comportamenti dei cittadini e prevenire situazioni di rischio.

Sebbene il lupo sia generalmente una specie schiva, alcuni episodi recenti evidenziano una minore diffidenza, in particolare in presenza di cani. La frequentazione intensa delle aree verdi collinari da parte di persone e animali domestici rende necessario introdurre regole più stringenti, sia per la sicurezza pubblica sia per salvaguardare il comportamento naturale dell’animale.

L’ordinanza vieta espressamente:

  • qualsiasi comportamento che possa attirare lupi o altra fauna selvatica in ambito urbano;
  • il deposito incontrollato di alimenti o scarti organici;
  • l’abbandono di rifiuti fuori dagli appositi contenitori.

Tra le principali disposizioni:

  • cani sempre al guinzaglio nelle aree aperte e divieto di lasciarli liberi o incustoditi;
  • divieto di somministrare cibo agli animali domestici all’aperto o in luoghi non protetti;
  • per le colonie feline, obbligo di sorvegliare l’alimentazione e rimuovere il cibo non consumato. In caso di avvistamento:
  • non avvicinarsi al lupo o ad altri animali selvatici;
  • non alimentarli;
  • segnalare tempestivamente alle autorità competenti (Carabinieri Forestali – 112; Polizia Locale metropolitana).

Il Comune invita inoltre a prestare particolare attenzione nelle ore serali e notturne.

L’ordinanza mira a:

  • prevenire rischi per persone e animali domestici;
  • evitare che il lupo sviluppi eccessiva confidenza con l’uomo;
  • impedire l’accesso a fonti alimentari di origine antropica, che potrebbero alterarne comportamento e salute.

Il provvedimento si estende a tutta l’area collinare, considerando che i lupi possono percorrere anche decine di chilometri al giorno.

L’ordinanza:

  • è immediatamente efficace e valida fino al 31 dicembre 2026 (salvo proroghe);
  • prevede sanzioni amministrative da 25 a 500 euro in caso di violazione;
  • non esclude l’applicazione dell’art. 650 del Codice Penale nei casi più gravi.

Resta in ogni caso permanente il divieto di alimentare la fauna selvatica.

 

martedì 24 febbraio 2026

Lupi nei centri abitati , interrogazione di Evangelisti (FdI) in Regione

 



Con una interrogazione Marta Evangelisti, consigliere regionale e presidente del gruppo di Fratelli d’Italia,  sottolinea come da tempo venga segnalata con crescente frequenza la presenza di lupi nei centri abitati, in particolare nell’area provinciale di Bologna. Tra le zone interessate figurano Pianoro e l’area residenziale compresa tra Rastignano e Montecalvo, dove l’8 gennaio è stata rinvenuta la carcassa di un esemplare.

Sul caso sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Forestale e i veterinari dell’Ausl e dell’Istituto Zooprofilattico, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti. L’animale presentava due fori compatibili, secondo le prime valutazioni, con colpi d’arma da fuoco. Alcuni residenti avrebbero inoltre segnalato alle forze dell’ordine la presenza di presunti bracconieri nella zona.

Evangelisti ricorda che il lupo è una specie protetta dalla normativa vigente, anche a livello europeo, ma evidenzia come negli ultimi anni gli avvistamenti si siano intensificati, in particolare lungo la Fondovalle Savena e in diversi comuni del Bolognese, tra cui Budrio, Molinella, Valsamoggia, Calderara di Reno e Anzola dell’Emilia.

Secondo la consigliera, la presenza sempre più frequente dei lupi nei centri abitati sta generando preoccupazione tra i cittadini e criticità per le attività agricole e zootecniche, con possibili ripercussioni anche sul turismo e sul presidio delle aree montane e collinari. Viene inoltre ribadita la necessità di garantire risarcimenti tempestivi e adeguati agli allevatori che subiscono danni.

Con l’atto , Evangelisti chiede alla Giunta regionale se sia a conoscenza dei fatti segnalati e quale valutazione ne dia. In particolare domanda:

·         se esistano dati ufficiali relativi ai censimenti dei lupi sul territorio metropolitano di Bologna e, in caso affermativo, quanti esemplari e nuclei familiari siano stati rilevati;

·         quali misure siano state adottate per monitorare la presenza dei lupi in Emilia-Romagna;

·         quali azioni siano state intraprese o si intendano intraprendere per tutelare l’incolumità dei cittadini e la sicurezza delle attività agricole e zootecniche;

·         se siano previste iniziative di prevenzione e contrasto al bracconaggio;

·         quanti e quali risarcimenti siano stati riconosciuti a fronte dei danni causati dalla fauna selvatica.

L’obiettivo, conclude la consigliera, è garantire un equilibrio tra la tutela di una specie protetta e la sicurezza delle comunità locali, in particolare nelle aree montane e periferiche, dove il rischio di abbandono del territorio rappresenta una criticità crescente.

mercoledì 4 febbraio 2026

Carabinieri forestali: in Emilia-Romagna aumentano segnalazioni e uccisioni di lupi

 Tracce di avvelenamento anche in esemplari morti dopo investimenti stradali



Aumentano in Emilia-Romagna le segnalazioni di lupi, così come i casi di bracconaggio e avvelenamento. A confermarlo è il colonnello Aldo Terzi, comandante dei Carabinieri Forestali dell’Emilia-Romagna, intervenuto a margine dell’incontro sulle attività svolte nel 2025.

«Riceviamo moltissime segnalazioni di lupi e abbiamo riscontrato diversi episodi di bracconaggio e avvelenamento», ha spiegato Terzi, rispondendo alle domande dei cronisti sul fenomeno della presenza sempre più frequente di questi animali nelle campagne e nelle aree collinari della regione.

Il comandante ha sottolineato il lavoro in corso con la Regione Emilia-Romagna per rafforzare il ruolo delle istituzioni nella comunicazione sul tema: «Siamo fortemente impegnati per restituire alle istituzioni una funzione informativa chiara e autorevole, sottraendo spazio alle notizie veicolate dai social. Si tratta di una materia molto divisiva e dibattuta, che suscita grande interesse nelle popolazioni».

Per quanto riguarda le uccisioni illegali, nel 2025 i casi accertati di bracconaggio sarebbero una decina, anche se il dato resta approssimativo. «C’è una forte diffusione di esche avvelenate – ha precisato Terzi – e spesso troviamo lupi e altri animali selvatici morti dopo essere stati investiti, ma con tracce di avvelenamento. Non sempre riusciamo a stabilire quanto il veleno abbia inciso sul decesso e questo rende difficile una classificazione precisa delle cause di morte».

Sono stati inoltre registrati due episodi di uccisione con armi da fuoco, «con fucili», ha aggiunto il comandante.

Sul recente declassamento del lupo da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”, deciso dall’Unione europea, Terzi ha chiarito che «al momento il lupo resta comunque tutelato in modo significativo». In attesa di un adeguamento della normativa italiana, ha concluso, «esistono strumenti importanti per intervenire nei casi di lupi confidenti o feriti, con l’obiettivo di allontanarli dalla vicinanza antropica, a tutela sia degli animali sia delle comunità che vivono nelle aree rurali».

(ANSA)

martedì 3 febbraio 2026

I lupi scendono dall’Appennino: avvistati due esemplari a Bentivoglio

 



I lupi lasciano sempre più spesso l’Appennino e si spingono verso la pianura. L’ennesima segnalazione arriva da Bentivoglio, dove nella tarda serata di ieri due esemplari sono stati avvistati in un parcheggio nei pressi del Canale Emiliano-Romagnolo.

Erano circa le 23 quando un automobilista, diretto verso la propria auto parcheggiata in un’area di sosta della zona, si è trovato improvvisamente davanti i due animali. I lupi, apparsi tranquilli, hanno proseguito il loro cammino senza mostrare segni di aggressività. L’uomo ha comunque contattato il numero di emergenza 112 per segnalare l’accaduto.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Bentivoglio, che hanno avviato immediatamente alcune ricerche nell’area circostante. Nonostante i controlli, dei due esemplari non è stata trovata alcuna traccia.

Non si tratta di un episodio isolato. Dalla stessa zona, infatti, negli ultimi tempi sono già arrivate diverse chiamate al 112 per segnalazioni analoghe, a conferma di una presenza ormai sempre più frequente dei lupi anche in aree di pianura e in prossimità dei centri abitati.

Un fenomeno che continua a suscitare attenzione e interrogativi, tra la necessità di tutelare una specie protetta e le preoccupazioni dei cittadini che si trovano a convivere con una fauna selvatica sempre più vicina. 

sabato 24 gennaio 2026

Lupi in aree urbane, interrogazione in Regione: “Servono dati scientifici e prevenzione, no allarmismi”

 



Crescono gli avvistamenti di lupi in aree fortemente antropizzate dell’Emilia-Romagna e il tema arriva all’attenzione dell’Assemblea legislativa regionale. Con un’interrogazione a risposta scritta, presentata il 20 gennaio 2026 dal consigliere primo firmatario Paolo Burani e indirizzata al presidente dell’Assemblea Maurizio Fabbri, si chiede alla Giunta regionale di chiarire quale strategia intenda adottare per la gestione della specie, conciliando tutela della biodiversità, sicurezza dei cittadini e protezione delle attività agricole.

Il lupo (Canis lupus), ricordano i firmatari, è una specie strettamente protetta dalla Direttiva Habitat, dalla Convenzione di Berna e dalla legge nazionale 157/92, e rappresenta un indicatore chiave della salute degli ecosistemi. Tuttavia, negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli avvistamenti in contesti urbani e periurbani: dal parco di Villa Ghigi a Bologna, frequentato quotidianamente da famiglie e anziani, fino all’aeroporto di Rimini, dove la presenza di un branco ha portato alla sospensione temporanea di un volo, passando per i ripetuti avvistamenti nei pressi delle abitazioni a Ducenta, nel Ravennate. Episodi che hanno alimentato preoccupazioni tra cittadini e allevatori.

Secondo il Protocollo sperimentale ISPRA – LIFE Wild Wolf (dicembre 2024), però, questi fenomeni non sono indice di sovrappopolamento, bensì dell’espansione naturale della specie in ambienti umanizzati, spesso favorita dalla disponibilità di cibo facile – rifiuti o animali domestici incustoditi – e dall’assenza di comportamenti dissuasivi.

Proprio per superare percezioni soggettive e orientare le politiche su basi scientifiche, il presidente della Provincia di Rimini, Jamil Sadegholvaad, ha recentemente sollecitato un censimento affidabile della popolazione di lupo nel territorio riminese, richiesta condivisa da diversi sindaci in vista dell’incontro con la Regione convocato per il 30 gennaio 2026.

Il dibattito si inserisce inoltre in un contesto europeo in evoluzione. L’8 maggio 2025, il Parlamento europeo ha approvato lo spostamento del lupo dall’Allegato IV all’Allegato V della Direttiva Habitat, riducendone lo status da “rigorosamente protetto” a “protetto”. Una decisione che ha suscitato forti critiche da parte del mondo scientifico e ambientalista: oltre 700 scienziati, la IUCN e numerose organizzazioni internazionali hanno denunciato l’assenza di basi scientifiche solide e il rischio di compromettere decenni di politiche di conservazione.

L’interrogazione richiama anche i dati sulla mortalità del lupo in Italia, già elevata per cause antropiche: tra il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti 1.639 esemplari morti, il 60% per cause legate all’uomo (incidenti stradali e ferroviari, bracconaggio stimato al 12%). L’Emilia-Romagna figura tra le regioni con il maggior numero di casi, tra 266 e 280.

Il Protocollo ISPRA distingue chiaramente tra lupo abituato alla presenza umana, che non rappresenta un pericolo, e lupo confidente, che si avvicina intenzionalmente a meno di 30 metri dalle persone: solo quest’ultimo può configurarsi come potenzialmente problematico. Per prevenire situazioni di rischio, vengono indicate come prioritarie azioni non letali, come informazione ai cittadini, gestione rigorosa dei rifiuti, rimozione delle fonti alimentari, monitoraggio scientifico, dissuasione e corretta custodia degli animali domestici.

In questo quadro, viene ricordato anche l’impegno della Regione Emilia-Romagna, che con un bando dell’11 gennaio 2026, nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2023–2027, ha stanziato 2 milioni di euro per sostenere le imprese agricole e zootecniche nell’adozione di sistemi di prevenzione contro i danni da fauna selvatica: recinzioni (anche elettrificate), cani da guardiania, sistemi di virtual fencing e dissuasori acustici e luminosi.

Con l’interrogazione, la Giunta regionale viene chiamata a chiarire se intenda confermare un modello di tutela del lupo basato su criteri scientifici, rafforzare il monitoraggio regionale standardizzato, migliorare il coordinamento con Province e Comuni e definire quale linea adottare alla luce del recente declassamento europeo, per garantire al tempo stesso la salvaguardia della biodiversità e la tutela delle produzioni agricole.

domenica 4 gennaio 2026

Lupo avvistato al parco Talon: incontro ravvicinato con una podista a Casalecchio

 

Foto dal Web 


Le immagini di una podista che, durante un allenamento, si imbatte in un lupo al parco Talon di Casalecchio di Reno stanno facendo il giro dei social. Il video mostra l’animale attraversare il percorso a breve distanza dalla runner, per poi allontanarsi rapidamente nel verde.

L’episodio riaccende l’attenzione su un fenomeno ormai noto: gli avvistamenti di lupi in aree periurbane e sempre più vicine ai centri abitati sono in aumento, anche nell’area bolognese. Negli ultimi mesi segnalazioni analoghe sono arrivate da parchi, piste ciclopedonali e zone collinari frequentate quotidianamente da sportivi e famiglie.

Gli esperti spiegano che si tratta di una conseguenza dell’espansione naturale della specie, favorita dalla tutela ambientale e dall’abbondanza di fauna selvatica, come caprioli e cinghiali. Nella quasi totalità dei casi, precisano, il lupo evita il contatto con l’uomo e non rappresenta un pericolo se non viene disturbato o avvicinato.

Le amministrazioni locali e i carabinieri forestali invitano comunque alla prudenza: mantenere la distanza, non inseguire né tentare di filmare l’animale da vicino, tenere i cani al guinzaglio e segnalare eventuali avvistamenti alle autorità competenti.

Il video di Casalecchio, pur senza episodi di aggressività, riapre il dibattito sulla convivenza tra fauna selvatica e aree urbanizzate, tema sempre più centrale per i territori di collina e pianura ai margini delle città.

venerdì 6 dicembre 2024

Lupo meno protetto: via libera al declassamento dalla Convenzione di Berna

 Evangelisti (FdI): "Decisione cruciale per la sicurezza delle comunità e la tutela del patrimonio zootecnico"


Il lupo vede ridursi il proprio livello di protezione: il Comitato permanente della Convenzione di Berna ha approvato il declassamento del suo stato di tutela. Una notizia accolta con soddisfazione da Marta Evangelisti, consigliera regionale di Fratelli d’Italia, che ha commentato positivamente la svolta.

"Decisione necessaria e attesa"

“Apprendiamo con favore l’approvazione di questa misura – ha dichiarato Evangelisti –. Si tratta di un passaggio cruciale, soprattutto alla luce delle crescenti preoccupazioni legate alla sicurezza del patrimonio zootecnico e all’avvistamento di lupi sempre più vicini ai centri abitati. Casi che hanno suscitato apprensione tra i cittadini e richiedono interventi urgenti e mirati".

Il tema della gestione del lupo è stato al centro di accesi dibattiti negli ultimi anni, con agricoltori e allevatori in prima linea nel denunciare le perdite subite a causa delle predazioni. Parallelamente, l’avvicinarsi di alcuni esemplari alle zone urbane ha alimentato timori per la sicurezza pubblica.

Verso nuove soluzioni di gestione
Evangelisti ha sottolineato la necessità di attuare soluzioni concrete: “Auspichiamo che questa decisione possa ridurre sensibilmente i casi critici, aprendo la strada a misure più efficaci per la gestione della specie. È fondamentale garantire l’equilibrio tra la tutela della biodiversità e la sicurezza delle comunità locali”.

La decisione della Convenzione di Berna rappresenta un punto di svolta che potrebbe influenzare le future politiche di gestione della fauna selvatica in Italia, favorendo un approccio più flessibile e calibrato alle esigenze dei territori.

giovedì 22 febbraio 2024

Il Cavallo di Troia e il Lupo di Monte Sole

Senza un diritto diffuso alla caccia, un contadino non può diventare agricoltore.


Il  Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali Marzabotto e Gratiot (WI) Ettore Casanova invia; 

Ora: noi non sappiamo se il falso dei Lupi di Monte Sole sia stato intenzionale o colposo. Questioni queste che riguarderanno le parti in causa e gli appassionati di cronache giudiziarie. Ormai però sappiamo che è stato un falso organizzato. Il che è peggio e soprattutto ci riguarda tutti. 

Un falso organizzato, non solo perché esso è il prodotto di un’azione corale di diversi uffici pubblici. L’Ente Parco e la Regione, in quanto autorità pubbliche, sono vincolate al Principio della Trasparenza; cioè ad un dovere di chiarezza e lealtà nei confronti del Pubblico: per cui le loro decisioni devono essere fondate su fatti oggettivi, accertati con procedure aperte e leali. Altrimenti si entra nel mondo del falso e della presunzione di autointeresse privato ai danni del Pubblico; a prescindere da eventuali rilevanze penali, civili, amministrative … la colpa … il dolo … e tutte questa storie qui. 

Nelle relazioni, istituzionali e non, non esistono le mezze verità; esistono solo le falsità complete; eventualmente travestite da mezze verità. Inoltre, il falso dei lupi avvelenati a Monte Sole e quello del verro da 117 kg., preso a Badolo e fatto passare per un lupo ammazzato davanti alla festicciola di gitanti, sono stati falsi organizzati, perché partono da una visione. Che è quella del cacciatore come anti-tipo sociale; esemplare di una umanità (quella agraria) moralmente imperfetta, immeritevole di una effettiva cittadinanza, semmai di rango inferiore, residuo di atavismo evolutivo; se non proprio un rottame culturale. 

Da circa cinquanta anni un coerente ed incontrastato sistema di propaganda ideologica, spesso fatto passare per educazione ambientale, ha infatti occupati media, poi sedi decisionali di politiche e giudiziarie, uffici pubblici, ed anche polizie. Questo non è che il “fronte agrario” di quella più ampia “escalation di odio da non sottovalutare” – che il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha denunciata l’8 febbraio scorso a difesa dei tecnici I.S.P.R.A attaccati per il lor parere sull’abbattimento dell’orso M90: “ … sui social , ma anche nel corso di manifestazioni, sono state sdoganate parole come “assassini” per persone…”. Una escalation di odio che invece è stata ed è tutt’ora sottovalutata; ed in molti casi anche usata a fini di consenso politico e speculazione economica, come dimostra la vicenda dei lupi di Monte Sole.

Alcuni esempi di ambientalismo cosiddetto moderato, e come tale istituzionalizzato in un accesso privilegiato al sistema politico, amministrativo e giudiziario; nonché al gettito fiscale a titolo del 5x1.000. Non si può che iniziare dalle parole di Fulco Pratesi (Presidente del WWFItalia) ad introdurre “A che serve la Caccia ?”, libro del 2006; che inizia così: “Immaginate … una categoria di persone il cui hobby sia quello di danneggiare i monumenti. Pagando una piccola tassa … il governo locale autorizza questi appassionati a guastare … il patrimonio storico-artistico … “. E prosegue con:“… la categoria dei cacciatori ritiene suo insindacabile diritto danneggiare, distruggere ed impossessarsi di una cospicua parte del patrimonio naturale del Paese, quale la sua preziosa Fauna … l’1 % della popolazione è autorizzato a uccidere … la protervia dei cacciatori … privilegio accordato alle … leggi compiacenti … lobby potentissime dei produttori di armi… ”. Per continuare con le ripetute dichiarazioni di Mario Tozzi (Comitato Scientifico del WWF); es. su Facebook nel giugno 2022: “ … non mi pento di detestare chi uccide per divertimento. E i cacciatori fanno questo. Nessuna empatia ..” . E poi la posizione ufficiale del WWF Italia sulla caccia espressa sul proprio sito internet all’inizio Anni Duemila: “ … come attività, eticamente condannabile, ma in qualche modo "sostenibile"…”. E che viene costantemente ribadita ufficialmente fino ai nostri giorni. Es.: fra le innumerevoli, Franco Ferroni portavoce WWFItalia il 31 agosto 2019 su Facebook: “… caccia possa ritenersi lecita (sebbene rimanga in ogni caso eticamente esecrabile). … “; insieme alla (immancabile) campagna per la raccolta fondi contro il bracconaggio; che appare in questi giorni sul sito del WWF Italia. Dove sotto la rubrica (appunto) Bracconaggio si legge l’ormai classico evergreen dell’identificazione fra Caccia e bracconaggio: “Il numero di animali uccisi illegalmente in Italia è impressionate: si stima (ndr: chi ? E con quali mezzi e criteri ?) restino vittima dei cacciatori più di 5 milioni di uccelli, ma tanti individui di tante specie come lupi e cervi”. Cioè i cacciatori sono quelli che ammazzano indifferentemente specie cacciabili e non: sono fondamentalmente tutti bracconieri. Naturalmente, si parte dai cacciatori e si finisce invariabilmente con gli agricoltori. Es. il prof. Boitani sul Corriere della Sera del 13 agosto 2022 (pag. 25): “ ...la gente di montagna deve capire che non può abbandonare greggi e mandrie all’aperto di notte per scendere a valle dalle mogli. Comunque esistono gli indennizzi. Anni fa accertai che ogni pecora riceveva dall’UE sussidi pari al 60 % del suo valore. Quindi se veniva sbranata da un lupo, le Regioni avrebbero dovuto rimborsare solo il restante 40 %. Ma questo i pastori omettevano sempre di dirlo.”. Un altro evergreen: l’agricoltore è un profittatore di fondi pubblici. Fra le diverse disinformazioni, omettendo di informare che quel 60 % di valore era ed è tratto da una grandezza economica pari (non bisogna mai dimenticare di ricordarlo) allo 0.35 % di tutta la ricchezza prodotta da tutti Paesi dell’Unione. Per concludere con l’epica posizione ufficiale della FederGev (perché a questa sistema mentale la Repubblica Italiana riconosce anche poteri di polizia), dichiarata il 26.11.2011: “… il rischio di una aggressione ai Parchi ed alle aree protette, da parte dei “soggetti” contrari a vincoli economici e legislativi, sono reali. Ci sono i proprietari dei suoli, gli speculatori, i cementificatori, i bracconieri ed i cacciatori che altro non aspettano che l'indebolimento delle istituzioni ….”. E mi limito solo a WWF e G.E.V.; immaginiamoci il resto. Ecco, vediamo allora come della visione conservativa di E.O. Wilson (il grande teorico della conservazione della Biodiversità, ispiratore della fondamentale Conferenza di Rio de Janeiro del 1992) nelle parole di questi personaggi ci sia bene poco; e quel poco sia accidentale ed episodico. Basti dire che E. O. Wilson sintetizza i fattori generatori per la Sesta Estinzione di Massa, nell’acronimo H.I.P.P.O.: (in ordine di pericolosità) Habitat Destruction (distruzione degli habitats), Invasive Species (specie aliene invasive), Pollution (Inquinamento), Population (crescita della popolazione umana), OverHarvesting (sovrasfruttamento delle risorse). Ma nei suoi lavori, di abolizione o biasimo di principio della Caccia, non vi è ombra. E proprio qui è il punto, che ci riporta fatalmente in Wisconsin, per continuare un confronto impietoso con la Regione Emilia Romagna ed il suo gioiello: il Parco di Monte Sole. 

Nella Costituzione dello Stato del Wisconsin (come peraltro in quelle di almeno altri 21 altri Stati) alla Sezione 26 del Bill of Rights è stabilito che: "The people have the right to fish, hunt, trap, and take game subject only to reasonable restrictions as prescribed by law", il popolo ha il diritto (fondamentale) di pescare, cacciare, trappolare e questo è soggetto solo a quelle restrizioni ragionevoli prescritte per legge. 

Ora, questa statuizione, oltre che antitetica al mainstream del discorso pubblico italiano sulla Caccia, diventa ancora più eversiva per l’ordine costituito ambientalista, solo che la consideri che 650 mila cacciatori (su una popolazione di 5 milioni di abitanti) convivono con 25 mila orsi, con oltre mille lupi, con una popolazione di cervi coda bianca che ha raggiunto i livelli pre-colonizzazione europea, nuclei di wapiti ed alci ed una esuberante popolazione di acquatici, su un territorio che è la metà dell’Italia. 

A questo proposito aggiungo: quei 650 mila cacciatori ed il milione e mezzo circa di pescatori sono sottoposti alla vigilanza di … 250 agenti. 

A Bologna le organizzazioni ambientaliste lamentando da sempre carenze di organico dei 40 agenti scarsi di Polizia ex Provinciale, più tutta la guarnigione di Carabinieri Forestali e non, integrati da decine di polizie private volontarie, sui 5 mila cacciatori… Ma quello che è ancora più eversivo per gli sguaiati luoghi comuni della propaganda ambientalista sono gli Amish. Si potrebbe infatti dire: la Caccia come diritto costituzionale, ultima frontiera delle americanate. E invece gli Amish giustificano il rango costituzionale della caccia e svelano la natura profondamente reazionaria della regolamentazione italiana delle Aree Protette, del proibizionismo venatorio, della protezione integrale del lupo e, in ultima analisi, del perché i trattori vanno in piazza. 

Anche in Wisconsin esistono comunità Amish, la setta evangelica balzata alla notorietà mondiale per il film con Harrison Ford. Che, come ormai noto, sono pacifisti assoluti, al punto da portare la barba, ma non i baffi e nemmeno i bottoni: perché per loro sarebbero entrambi ostentazioni militaresche. Gente che pratica le virtù dell’umiltà e mitezza cristiane più rigorosa. E che notoriamente vivono e lavorano la terra secondo costumi di vita sei-settecenteschi: niente macchine, niente elettricità; vestendosi in fogge antiche con tessuti che si fanno loro, con telai fatti da loro, tali da sembrare costumi teatrali. Che vivono in loro comunità autonome, secondo regole comunitarie risalenti alla Riforma anabattista cinquecentesca, parlando fra loro un dialetto tedesco seicentesco, chiamando la società esterna “gli inglesi”. Ormai si sa tutto di loro. Pochi sanno però che questi miti agricoltori rigorosamente non-violenti siano cacciatori devoti. Sono capaci di fare uno scisma teologico per una questione se rivestire le ruote dei carri di copertoni o non (non è una barzelletta: è successo veramente in una comunità nel nord dell’Iowa), non usano lampadine e arano solo con i cavalli, ma l’ultimo tipo di cartuccia in commercio ce l’hanno sempre. E ci prendono: le classifiche dei migliori trofei di cervo vedono presenti Amish. Qualche anno fa uno di loro prese un cervo da record in Ohio.  Altra stravagante contraddizione americana (del tipo del puritanesimo accanto a Las Vegas o i devoti fedeli delle Bible Belt di giorno, che però di notte mandano in blocco i siti porno a forza di scaricare filmini sconci) ? O è la mentalità eccentrica di questi Amish ? No. Gli Amish e i Mennoniti non sono altri che i diretti discendenti di quei contadini tedeschi anabattisti che nel ‘500 (in Tirolo, Baviera, Svevia, Carinzia, alcuni Cantoni Svizzeri) si ribellarono alle Signorie e combatterono rivendicando, fra gli altri, proprio il diritto di portare armi e di andare a caccia. Vicenda storica di democratizzazione, questa, del tutto sconosciuta alle Campagne dell’Italia peninsulare. Sul diritto di andare a caccia gli Amish vanno quindi perfettamente d’accordo con quelli che loro chiamano gli “Inglesi”; anzi è proprio la loro non violenza a testimoniare le ragioni profonde del diritto alla caccia. Perché entrambi sono accomunati dalla memoria storica che proibizioni di caccia non genera solo privilegi venatori, ma quel che è peggio genera crea gerarchie sociali e land grabbing: sottrazione della terra. Se la Fauna è intangibile, dalla sua pancia, esattamente come per l’inganno del Cavallo di Troia (altro animale affascinante; come il lupo) ne esce infatti un potere che, con la scusa di proteggere gli animali, rende i contadini sottomessi ai capricci (whim si legge ancora oggi nelle splendide sentenze della Corte Suprema) del Signore della Fauna. 

Sia esso il Faraone di Londra (come veniva chiamato il Re d’Inghilterra) o un sindaco in cerca di facile consenso politico, oppure la Nobiltà di Toga (come venivano chiamati i funzionari del Re di Francia, che usavano le cariche pubbliche per i propri interessi personali) di un ente parco, ovvero infine dei funzionari di polizia in carriera. 

Gli Amish hanno capito da 500 anni che il diritto alla caccia è la prima riforma agraria; perché senza un diritto diffuso alla caccia, un contadino non può diventare agricoltore: anche se divenisse proprietario della terra, rimane un servo; magari dell’Ambiente, ma sempre servo. Come non smettono di dimostrare il Parco di Monte Sole e la Giunta Regionale, i quali anzichè svolgere una istruttoria decisionale, si sono limitati a mobilitare il pregiudizio contro un gruppo sociale, costruito ed alimentato da una propaganda faziosa e manipolativa, per mettere le Mani sulla Campagna. 

martedì 30 gennaio 2024

Continua la trattazione del lupo di Ettore Casanova

Il tecnico ha inviato una seconda sua elaborazione che intitola 'L'Insulto Finale'  


Il Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali Marzabotto e Gratiot (WI) Ettore Casanova non ha ancora detto tutto sulla gestione del lupo:

Dopo che i cacciatori avevano avvelenati in massa 5 lupi e poco prima di avere accoppato davanti a tutti quello da 117 kg. l’8 dicembre, gli investigatori della Polizia Locale Metropolitana furono chiamati su un’altra scena di un delitto con vittima un lupo; anche questa volta ucciso a fucilate, ma senza farlo di fronte a gitanti. Così che la storia dei lupi uccisi a Marzabotto e dintorni venne ad assumere la struttura classica della trilogia. Come quella de “Una Pallottola Spuntata”; e anche qui il sottotitolo della terza parte è “L’insulto Finale”. Una coproduzione italo-turca. Perchè il Parco di Monte Sole proseguì secondo il rito ottomano: condanne decise all’insaputa dei sospettati. I cacciatori di Monte Sole, sebbene già formalmente indicati da quasi un anno come i responsabili delle uccisioni di lupi nel Parco negli atti ufficiali dello stasso Parco, vennero infatti a sapere del ritrovamento della carcassa e della loro colpevolezza un mese dopo. Quando il Presidente dell’A.T.C. comunicò loro (attenzione: non il Parco) per messaggio s.m.s. (insomma…) che “… dalla data odierna il Parco di Monte Sole ha sospeso la caccia al capriolo all’interno del P. Il Presidente ATC Bo 3 - Lorenzo Benedetti”. Quindi nulla seppero, né ebbero facoltà di intervenire, dell’elaborazione del cosiddetto regolamento (in seguito: Editto di Monte Sole), che li prendeva di mira; prima. Né seppero poi nulla del ritrovamento della successiva carcassa a Sperticano, così da potere controdedurre gli accertamenti di una Polizia Locale Metropolitana sul lupo. 

La buona notizia fu quella che i Carabinieri/Forestali non vennero scritturati come comparse per questa puntata: tutto fu (come sempre) made in Polizia Metropolitana e Parco di Monte Sole. Che però in questo caso non organizzarono un evento mondano come quello dell’1 giugno 2022; ma osservarono improvvisamente un basso profilo. Nel frattempo io avevo cercato invano di ottenere copia dalla facoltà di Veterinaria degli accertamenti autoptici sui primi 5 lupi annunciati come avvelenati; ricavandone invece una antologica interferenza da parte della Polizia Locale Metropolitana, che si frappose fra me e l’Università; con una mail che meriterà un capitolo a parte. Successivamente, proprio in ragione della procedura inquisitoria e degli esiti punitivi per i cacciatori, dopo ripetuti vani tentativi di contatto con Giunta e Consiglieri regionali indirizzai al Presidente Bonaccini una richiesta di ritiro dello sciagurato Editto di Monte Sole. 

Come risposta, mi arrivò una comunicazione dell’Assessora Barbara Lori, che mi introduceva un elaborato altrettanto antologico di quello ricevuto dalla Polizia Locale Metropolitana, della serie “Fenomeni Parastatali” della Gialappa. Il 21 aprile 2022 l’Assessora Barbara Lori mi scriveva: “Gentile Signor Casanova, in riscontro alla Sua comunicazione ns. prot. n. 0277048 del 23/03/2023 e a seguito di approfondita istruttoria, si trasmette la dettagliata relazione tecnica sottoscritta dal Dirigente regionale responsabile del Settore aree protette, foreste e sviluppo zone montane ...” .Il quale, da parte sua, (fra l’altro) mi diceva: “… la sospensione dell’attività venatoria nel caso di accertato decesso di uno o più esemplari di lupo, è stata motivata dall’esigenza di ristabilire le condizioni di equilibrio ecologico nel Parco regionale di Monte Sole, in relazione alle popolazioni di cinghiale e capriolo, ovvero le prede d’elezione del lupo. Per quanto riguarda il capriolo, è stato sospeso il prelievo attraverso la forma della caccia programmata, al fine di garantire una presenza della specie tale da favorire la ripresa del lupo con l’auspicato ripopolamento dell’area dalla quale è stata praticamente eliminata la totalità degli esemplari presenti ...” Approfondita istruttoria … insomma. Mah … Diremmo piuttosto una approfondita supercazzola brematurata. Terapia tapioco. Confrontiamo infatti la dettagliata relazione ancora le parole dell’approvazione dello studio di incidenza del 3 marzo (made in David Bianco; commissionatagli la mattina del 25 febbraio, venerdì, e arrivato sul tavolo del Direttore già la mattina del 2 marzo martedì, con due giorni festivi in mezzo; in un febbraio da 28 giorni… altra approfondita istruttoria) con le parole della Barbara Lori e del suo dirigente: “… al fine di contrastare il gravissimo fenomeno di bracconaggio a carico del Lupo, specie particolarmente protetta e di interesse comunitario, riscontratosi in varie zone dell’Appennino Bolognese e, drammaticamente, in particolare all’interno del Siti natura 2000 di Monte Sole, nel corso del 2021/22 …”. Una presa in giro, questa della Regione, che si manifesta anche nella frase: “… favorire la ripresa del lupo con l’auspicato ripopolamento dell’area dalla quale è stata praticamente eliminata la totalità degli esemplari presenti …”. Basti dire, a proposito dell’eliminazione della totalità dei lupi presenti, che la settimana stessa dopo il blocco della caccia, a Marabotto (frazione di Panico, località Pian di Mazzolo) alla sparizione di un jack russell fu chiamato per le ricerche un operatore dotato di drone; il quale avvistò  sul luogo della sparizione del cane un branco di lupi. E lupi non si smisero (e non smisi io stesso) di vedere per tutto il 2023. Poi cominciò a trapelare (perché non fu così facile ottenerla) la documentazione dei rilievi autoptici sui lupi morti avvelenati. Avvelenati, si fa per dire. Le carcasse ritrovate il 30 e 31 gennaio 2023 a La Quercia e a Grizzana, risultarono infatti positive al Morbo di Aujevski; sebbene entrambi si presentassero effettivamente “positivo anticoagulanti (brodifacoum, bromadiolone, coumatetralyl)”. Mentre quello rinvenuto a Pian di Venola il 26 gennaio 2022 morì per i traumi da investimento, senza che le sostanze venefiche fossero state efficienti per la sua morte; ma risultò negativo al Morbo di Aujevski. 

Tuttavia in località La Quercia (quindi, interno Parco) furono rinvenute altre due carcasse di lupo i giorni del 18 e 21 gennaio 2022. E fanno le cinque carcasse del gennaio 2022. Ebbene quella del 18 gennaio risultò negativa sia a pesticidi; che al Morbo di Aujevski. Quindi è stato falso dire che a Monte Sole erano stati trovati 5 lupi avvelenati. Allora la dott. ssa Bellinello il 26.11.2022 non si era sbagliata a dire: “… è una sintomatologia molto frequente. A Monte Sole quest'anno il branco oltre che per altri motivi è andato per il morbo di Aujevski …”; erano confermate le sue parole. I lupi erano morti di malattia ed incidenti; non per veleno. Non solo: dalla documentazione medica trapelata risultò inoltre che fra il 2022 ed il 2023 furono conferite in analisi 11 carcasse di lupi trovati morti in provincia di Bologna fra il 2022 ed il 2023. Di queste 10 presentavano sostanze venefiche in corpo. Ovunque esse fossero state rinvenute: Castel D’Argile, San Lazzaro, Pianoro, Castiglione dei Pepoli, Castenaso, Marzabotto, Grizzana Morandi. Et c.… La formula descrittiva è sempre quella: “Positivo ad Anticoagulanti (Brodifacoum, Bromadiolone, Difenacoum e Difethialone)“. Cominciava a delinearsi allora uno di quei falsi made in Marzabotto, già sperimentati da chi vive a Lama di Reno, e non solo: vedi la propaganda ambientalista. Non era vero che i lupi erano stati avvelenati, non era vero che la caccia era stata fermata come misura tecnica, non era vero che i lupi erano stati eliminati da Monte Sole. Poi si arriva a questi giorni del gennaio 2024, Quando proprio la stessa Facoltà di Veterinaria di Bologna (alla quale erano state conferite le carcasse dei lupi divulgati come avvelenati a Monte Sole dal Parco) pubblica insieme ad altri enti di ricerca ed all’Istituto Zooprofilattico un articolo dal titolo “First evidence of widespread positivity to anticoagulant rodenticides in grey wolves  (Canis lupus)” su The Science of The Total Environment 915. Dove si dice che dei 186 lupi morti recuperati tra il 2018 ed il 2022, e che sono stati sottoposti a necroscopia presso le sedi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna e all’Università di Bologna, ben 115 (61,8%) siano risultati positivi ai test per la presenza di Anticoagulanti Rodenticidi di seconda generazione (ARs). Questi composti, in particolare il Bromadiolone, il Brodifacoum ed il Difenacoum, costituiscono la base dei rodenticidi, il veleno comunemente usato nel controllo di topi e ratti. Inoltre, sia il numero di ARs rilevati, che la loro concentrazione, sono regolarmente più alti in quei lupi che vivono in contesti più antropizzati e sono aumentati a partire dal 2020. Lo studio inoltre evidenzia come esista quella che è stata definita una sorta di “positività di massa agli Ars”, determinata dalle campagne di derattizzazione. La dieta dei lupi, soprattutto di quelli più “urbani”, comprende quindi una frazione di prede esposte direttamente o indirettamente agli ARs, come roditori, micromammiferi e forse anche mesopredatori. Non solo. In tale articolo, ancora, si raccomanda come le indagini tossicologiche in ambito forense (propri tutte quelle dalle quali sono stati esclusi i cacciatori di Monte Sole) debbano necessariamente valutare gli aspetti quantitativi delle molecole rilevate. Nella stragrande maggioranza dei casi infatti i lupi positivi ai test NON sono morti direttamente per avvelenamento da ARs, ma per altre cause. Infine nell’articolo emerge come non sia ancora chiaro se e quanto gli ARs di seconda generazione possano incidere sulla fisiologia e sul comportamento dei lupi. Forse, a concentrazioni elevate, i rodenticidi possono indebolire il sistema immunitario di questa specie, o alterarne il comportamento ed esporla a rischi quali le collisioni con gli autoveicoli. Quanto manca ancora per dire che quella dei 5 lupi avvelenati a Monte Sole sia stato un falso ? E che allora perplessità non possano non sorgere anche per il lupo trovato a Sperticano, dato che le organizzazioni che hanno gestito il caso sono le stesse dell’invenzione dei 5 lupi avvelenati e di quello da 117 chili; che continuano a fermi nell’immaginario collettivo delle Valle del Reno ed oltre. Ma soprattutto ci si deve domandare da quale mentalità venga questo falso. 







martedì 21 marzo 2023

“Il lupo dagli Appennini al mare. Diamo i numeri?!

Incontro informativo aperto ai cittadini



“Il lupo dagli Appennini al mare. Diamo i numeri?!” è il titolo dell’evento dedicato al lupo, programmato per sabato prossimo, 25 marzo, alle  15.30 , nel  Cinema/Teatro comunale di Sasso Marconi,  dal Centro Tutela Fauna Esotica e Selvatica Monte Adone con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e dell'Ente Parchi Emilia Orientale.

Si tratta di un incontro divulgativo inserito all’interno di un più ampio progetto che, oltre al Centro Monte Adone, coinvolge i Centri di Recupero Animali Selvatici di Piacenza e Rimini. 
Il progressivo aumento delle richieste di informazioni e intervento riguardanti il lupo, ha suggerito ai tre Centri di organizzare altrettanti incontri pubblici nelle rispettive zone di riferimento: tre momenti di confronto e dibattito tra cittadini, Istituzioni e addetti ai lavori, realizzati in collaborazione con il Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano (Centro di riferimento istituzionale per la gestione del Lupo su scala interregionale) e il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

L’incontro di Sasso Marconi arriva dopo quelli svolti il 4 e l’11 marzo a Bellaria-Igea Marina e Piacenza e vuole essere l’occasione per approfondire un tema delicato come la convivenza tra uomo e lupo: analizzando i motivi che hanno portato il lupo a raggiungere aree fortemente antropizzate ed evidenziando le criticità per la specie e gli elementi alla base del conflitto con le attività umane, l’obiettivo è comprendere meglio il ruolo del lupo all’interno dell’ecosistema e sottolineare l'importanza di una corretta comunicazione per evitare stereotipi.


Saluto di benvenuto del Sindaco Roberto Parmeggiani; intervengono Sonia Braghiroli, Servizio Attività Faunistico-Venatorie della Regione Emilia-Romagna, Luigi Molinari del Wolf Apennine Center ed Elisa Berti del Centro Tutela Fauna Selvatica Monte Adone.

lunedì 12 dicembre 2022

I piani di prelievo annuali di fauna selvatica fanno acqua: nel 2020, su 30.000 capi di cinghiale assegnati ne sono stati realmente abbattuti 21.000; nel 2021, su 34.000 solo 26.000

In Emilia-Romagna quasi 3 milioni annui di danni all’agricoltura da specie cacciabili. E i danni registrati sono solo quelli agli agricoltori. Sommati a quelli delle aree private il dato diventa drammatico. 



Confagricoltura Emilia Romagna scrive :

 

La fauna selvatica mette a rischio la sicurezza dei cittadini e costa cara all’agricoltura dell’Emilia-Romagna. Confagricoltura stima quasi 3 milioni annui di danni provocati da specie cacciabili (in primis ungulati, lepri e fagiani) e non (oche, picchi, cormorani e altro), fermo restando i crescenti attacchi a bestiame e animali domestici da parte del lupo: un problema troppo sottovalutato.

 
«Agire in fretta affinché siano rispettati gli obiettivi dei Piani di prelievo annuali approvati dalla Regione – dichiara l’organizzazione agricola regionale -. Per quanto concerne il cinghiale, che è un animale pericoloso sia per l’uomo che per l’economia del territorio in quanto rappresenta il principale veicolo di diffusione della peste suina africana, non si è raggiunto il target nel 2020 (su 30.000 capi prelevabili assegnati, ne sono stati realmente abbattuti 21.000), e neppure nel 2021: sono stati prelevati solo 26.000 capi sui 34.000 indicati nel Piano. A nostro avviso – propone Confagricoltura Emilia Romagna – occorre rafforzare le misure di autodifesa dell’agricoltore che finora hanno dato buoni risultati e consentire l’utilizzo di un maggior numero di coadiuvanti, cacciatori abilitati. Fondamentale è attivare anche nuovi corsi di abilitazione su tutto il territorio».

 

Per risarcire gli agricoltori, si legge nel Report redatto dalla Confagricoltura regionale, sono stati spesi 1.790.000 euro di soldi pubblici nel 2021 - somma che include gli importi erogati dalla Regione Emilia Romagna (1.140.000 euro) e dagli ATC-Ambiti territoriali di caccia per i danni arrecati dalla fauna cacciabile nel rispettivo territorio di competenza (circa 650.000 euro) -, ma ben superiore è stata la perdita di prodotto realmente subita dalle aziende agricole e zootecniche.

 

Infatti, nell’ammontare dei risarcimenti il danno è stato sottostimato, non si è tenuto conto delle produzioni agricole di particolare pregio (biologico, trasformazione e commercializzazione diretta del prodotto di qualità, ecc.). Al totale calcolato, prosegue l’analisi, bisogna quindi aggiungere almeno un + 15% (268.500 euro). E non solo. Per avvicinarsi alla realtà, la cifra va ulteriormente maggiorata del 30% (617.550 euro), in considerazione del fatto che molte aziende non hanno potuto accedere al contributo a causa del superamento del limite “de minimis”.

 

«In sintesi, nel 2021, l’entità dei danni all’agricoltura regionale da fauna selvatica, cacciabile e protetta, è stata pari a 2.676.050 euro e per il 2022 – conclude Confagricoltura Emilia Romagna – possiamo certamente confermare il trend di crescita annuale del periodo 2019-2021 (+25-30%), visto il costante aggravarsi della situazione e la presenza massiccia di animali selvatici non solo in collina e montagna ma anche in pianura, appesantita dalla grave siccità che ha costretto, ad esempio, i cinghiali a scendere a valle alla ricerca di cibo in particolare nei campi di grano, mais, patate e sorgo. Che ha visto le lepri invadere i vivai, attaccare i terreni coltivati a orticole, soia e girasole senza risparmiare frutteti e vigneti. Che ha assistito al proliferare di una “nuova” specie non cacciabile, l’oca selvatica, soprattutto nelle province di Ferrara, Modena e Bologna, talmente dannosa da decimare colture a seminativo già in sofferenza per il caldo africano e lo stress idrico». 

domenica 5 giugno 2022

Lupi Monte Sole, una ricchezza secondo la ex guida del parco Frabboni



Gian Paolo Frabboni ( nella foto), ex guida del Parco di Monte Sole,  si intromette nel confronto in atto sulla presenza del lupo in Appennino e in particolare nel Parco di Monte Sole a Marzabotto dopo la denuncia di Fabio Cussini, che risiede nel preparco,  delle ripetute razzie ai danni del suo piccolo gregge di capre e dei frequenti avvistamenti non lontano della sua abitazione dei canidi tanto da farlo temere per i suoi bambini, soliti  scorrazzare all’aperto nelle vie intorno a casa.  

Alla  denuncia di Cussani è seguita la lunga relazione del Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali, Ettore Casanova, con un’ analisi sulla presenza del lupo in Appennino. Analisi che, a giudizio del Tecnico , suggeriva di non  sottovalutare i pericoli che tale presenza può rappresentare.

A sollecitare il confronto si è aggiunta la notizia del ritrovamento a Monte Sole di cinque lupi uccisi con esche  avvelenate.

E’ seguito una scambio di opinioni piuttosto accesso fra chi difende la presenza del lupo senza se e senza ma e chi invece si affianca e sostiene con forza le tesi di Casanova.

Ora l’opinione di Frabboni che riportiamo integralmente.   

 C’è in essere una forte accettazione di intervento drastico verso i Lupi a “Monte Sole”!

 -Allora sopprimiamo i colombi  che col loro volo, colorano e fanno gioire i visitatori in Piazza

  San Marco ?   

-Sterminiamo gli allegri amici Delfini perché si nutrono di pesci sottraendoli ai pescatori di

  San Benedetto del Tronto?

-Mandiamo a morte gli Storni che, coi loro continui voli, oscurano e imbrattano le città?

Suvvia, siamo uomini o caporali?

Da quando il mondo è stato creato gli animali sono sempre esistiti. Sempre abbiamo vissuto

accanto a loro e, ce ne siamo e sempre nutriti. Abbiamo sempre tollerato anche quelli che consideriamo malvagi, velenosi o inutili.

Ovviamente ogni specie esiste nel luogo e nello spazio che gli è più congeniale.

E’ l’uomo che prepotentemente è entrato nel loro spazio !

Il Lupo, il Cinghiale, la Volpe, l’Istrice, Donnola o Faina, sono nella mia mente da quando ho  mosso i primi passi a San Pietro di Ozzano e con loro, fin da bambino, ho condiviso prudentemente il territorio senza timore.

Oggi, alcune specie sono praticamente scomparse;  ne sentiamo parlare dai giornali o dalle TV con

linguaggio apocalittico o strumentalmente beatificante senza che chi esprime la critica nel giudizio negativo o positivo l’abbia mai  visto se non in qualche riserva o immagine-ricordo.

Ora c’è diffuso desiderio di sopprimere i  “Lupi di Monte Sole” che, nel silenzio e nell’ ideale natura, hanno ritrovato il loro ambiente per crescere e moltiplicarsi.  Sono colpevoli di attaccare anche animali da reddito, che vengono allevati da  amatori  in questo territorio.

Ma qui i Lupi sono sempre esistiti!   Non sono stati liberati, sono provenienti da altre zone.

Prima di porre in essere l’allevamento, i proprietari degli animali soccombenti  si sono documentati sui regolamenti del territorio?  Erano a conoscenza che il sito è “Parco Storico di Monte Sole” (sorto per Legge Regionale nel 1989)  e destinato, anche, all’antica rinaturalizzazione.

Qui  l’Ente Pubblico sorge e si sviluppa massimamente su terreno privato perché le Amministrazioni Pubbliche ne hanno possesso di soli 500 ettari sui 6.300 del Parco.

Se è indubbio che gli Enti interessati devono provvedere alla manutenzione dei sentieri, recinzioni,

potature o riparazioni  stradali, essi  saranno anche responsabili dei danni che nell’ambiente

 possono verificarsi, come la morte di animali d’affezione, qui custoditi o allevati. Quindi sulla tutela dell’ambiente e la salvaguardia di specie protette pare doveroso che l’Ente titolare debba tutelarsi  con una sorta di assicurazione per i risarcimenti agli aventi diritto.

E’ questa la soluzione più appropriata e non la ”soppressione dei Lupi” come pretenderebbero  col solo supporto “verbale e plateale” le Associazioni che pretendono arrogarsi il diritto di imporsi a salvaguardia della natura, dell’ambiente, degli animali, della salute ma senza impegnarsi  in “parresìa concreta” a favore di chi il danno l’ha subito.