Senza un diritto diffuso alla caccia, un contadino non può diventare agricoltore.
Il Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali Marzabotto e Gratiot (WI) Ettore Casanova invia;
Ora: noi
non sappiamo se il falso dei Lupi di Monte Sole sia stato intenzionale o
colposo. Questioni queste che riguarderanno le parti in causa e gli
appassionati di cronache giudiziarie. Ormai però sappiamo che è stato un falso
organizzato. Il che è peggio e soprattutto ci riguarda tutti.
Un falso
organizzato, non solo perché esso è il prodotto di un’azione corale di diversi
uffici pubblici. L’Ente Parco e la Regione, in quanto autorità pubbliche, sono
vincolate al Principio della Trasparenza; cioè ad un dovere di chiarezza e
lealtà nei confronti del Pubblico: per cui le loro decisioni devono essere
fondate su fatti oggettivi, accertati con procedure aperte e leali. Altrimenti
si entra nel mondo del falso e della presunzione di autointeresse privato ai danni
del Pubblico; a prescindere da eventuali rilevanze penali, civili,
amministrative … la colpa … il dolo … e tutte questa storie qui.
Nelle
relazioni, istituzionali e non, non esistono le mezze verità; esistono solo le
falsità complete; eventualmente travestite da mezze verità. Inoltre, il falso
dei lupi avvelenati a Monte Sole e quello del verro da 117 kg., preso a Badolo
e fatto passare per un lupo ammazzato davanti alla festicciola di gitanti, sono
stati falsi organizzati, perché partono da una visione. Che è quella del
cacciatore come anti-tipo sociale; esemplare di una umanità (quella agraria)
moralmente imperfetta, immeritevole di una effettiva cittadinanza, semmai di
rango inferiore, residuo di atavismo evolutivo; se non proprio un rottame
culturale.
Da circa cinquanta anni un coerente ed incontrastato sistema di
propaganda ideologica, spesso fatto passare per educazione ambientale, ha
infatti occupati media, poi sedi decisionali di politiche e giudiziarie, uffici
pubblici, ed anche polizie. Questo non è che il “fronte agrario” di quella più
ampia “escalation di odio da non sottovalutare” – che il Ministro Gilberto
Pichetto Fratin ha denunciata l’8 febbraio scorso a difesa dei tecnici
I.S.P.R.A attaccati per il lor parere sull’abbattimento dell’orso M90: “ … sui
social , ma anche nel corso di manifestazioni, sono state sdoganate parole come
“assassini” per persone…”. Una escalation di odio che invece è stata ed è
tutt’ora sottovalutata; ed in molti casi anche usata a fini di consenso
politico e speculazione economica, come dimostra la vicenda dei lupi di Monte
Sole.
Alcuni esempi di
ambientalismo cosiddetto moderato, e come tale istituzionalizzato in un accesso
privilegiato al sistema politico, amministrativo e giudiziario; nonché al
gettito fiscale a titolo del 5x1.000. Non si può che iniziare dalle parole di
Fulco Pratesi (Presidente del WWFItalia) ad introdurre “A che serve la Caccia
?”, libro del 2006; che inizia così: “Immaginate … una categoria di persone il
cui hobby sia quello di danneggiare i monumenti. Pagando una piccola tassa … il
governo locale autorizza questi appassionati a guastare … il patrimonio
storico-artistico … “. E prosegue con:“… la categoria dei cacciatori ritiene
suo insindacabile diritto danneggiare, distruggere ed impossessarsi di una
cospicua parte del patrimonio naturale del Paese, quale la sua preziosa Fauna …
l’1 % della popolazione è autorizzato a uccidere … la protervia dei cacciatori
… privilegio accordato alle … leggi compiacenti … lobby potentissime dei
produttori di armi… ”. Per continuare con le ripetute dichiarazioni di Mario
Tozzi (Comitato Scientifico del WWF); es. su Facebook nel giugno 2022: “ … non
mi pento di detestare chi uccide per divertimento. E i cacciatori fanno questo.
Nessuna empatia ..” . E poi la posizione ufficiale del WWF Italia sulla caccia
espressa sul proprio sito internet all’inizio Anni Duemila: “ … come attività,
eticamente condannabile, ma in qualche modo "sostenibile"…”. E che
viene costantemente ribadita ufficialmente fino ai nostri giorni. Es.: fra le
innumerevoli, Franco Ferroni portavoce WWFItalia il 31 agosto 2019 su Facebook:
“… caccia possa ritenersi lecita (sebbene rimanga in ogni caso eticamente
esecrabile). … “; insieme alla (immancabile) campagna per la raccolta fondi
contro il bracconaggio; che appare in questi giorni sul sito del WWF Italia.
Dove sotto la rubrica (appunto) Bracconaggio si legge l’ormai classico
evergreen dell’identificazione fra Caccia e bracconaggio: “Il numero di animali
uccisi illegalmente in Italia è impressionate: si stima (ndr: chi ? E con quali
mezzi e criteri ?) restino vittima dei cacciatori più di 5 milioni di uccelli,
ma tanti individui di tante specie come lupi e cervi”. Cioè i cacciatori sono
quelli che ammazzano indifferentemente specie cacciabili e non: sono
fondamentalmente tutti bracconieri. Naturalmente, si parte dai cacciatori e si
finisce invariabilmente con gli agricoltori. Es. il prof. Boitani sul Corriere
della Sera del 13 agosto 2022 (pag. 25): “ ...la gente di montagna deve capire
che non può abbandonare greggi e mandrie all’aperto di notte per scendere a
valle dalle mogli. Comunque esistono gli indennizzi. Anni fa accertai che ogni
pecora riceveva dall’UE sussidi pari al 60 % del suo valore. Quindi se veniva
sbranata da un lupo, le Regioni
avrebbero dovuto rimborsare solo il restante 40 %. Ma questo i pastori
omettevano sempre di dirlo.”. Un altro evergreen: l’agricoltore è un
profittatore di fondi pubblici. Fra le diverse disinformazioni, omettendo di
informare che quel 60 % di valore era ed è tratto da una grandezza economica
pari (non bisogna mai dimenticare di ricordarlo) allo 0.35 % di tutta la
ricchezza prodotta da tutti Paesi dell’Unione. Per concludere con l’epica
posizione ufficiale della FederGev (perché a questa sistema mentale la
Repubblica Italiana riconosce anche poteri di polizia), dichiarata il
26.11.2011: “… il rischio di una aggressione ai Parchi ed alle aree protette,
da parte dei “soggetti” contrari a vincoli economici e legislativi, sono reali.
Ci sono i proprietari dei suoli, gli speculatori, i cementificatori, i
bracconieri ed i cacciatori che altro non aspettano che l'indebolimento delle
istituzioni ….”. E mi limito solo a WWF e G.E.V.; immaginiamoci il resto. Ecco,
vediamo allora come della visione conservativa di E.O. Wilson (il grande
teorico della conservazione della Biodiversità, ispiratore della fondamentale
Conferenza di Rio de Janeiro del 1992) nelle parole di questi personaggi ci sia
bene poco; e quel poco sia accidentale ed episodico. Basti dire che E. O.
Wilson sintetizza i fattori generatori per la Sesta Estinzione di Massa,
nell’acronimo H.I.P.P.O.: (in ordine di pericolosità) Habitat Destruction
(distruzione degli habitats), Invasive Species (specie aliene invasive),
Pollution (Inquinamento), Population (crescita della popolazione umana),
OverHarvesting (sovrasfruttamento delle risorse). Ma nei suoi lavori, di
abolizione o biasimo di principio della Caccia, non vi è ombra. E proprio qui è
il punto, che ci riporta fatalmente in Wisconsin, per continuare un confronto
impietoso con la Regione Emilia Romagna ed il suo gioiello: il Parco di Monte
Sole.
Nella Costituzione dello Stato del Wisconsin (come peraltro in quelle di
almeno altri 21 altri Stati) alla Sezione 26 del Bill of Rights è stabilito
che: "The people have the right to fish, hunt, trap, and take game subject
only to reasonable restrictions as prescribed by law", il popolo ha il
diritto (fondamentale) di pescare, cacciare, trappolare e questo è soggetto
solo a quelle restrizioni ragionevoli prescritte per legge.
Ora, questa
statuizione, oltre che antitetica al mainstream del discorso pubblico italiano
sulla Caccia, diventa ancora più eversiva per l’ordine costituito ambientalista,
solo che la consideri che 650 mila cacciatori (su una popolazione di 5 milioni
di abitanti) convivono con 25 mila orsi, con oltre mille lupi, con una
popolazione di cervi coda bianca
che ha raggiunto i livelli pre-colonizzazione europea, nuclei di wapiti ed alci
ed una esuberante popolazione di acquatici, su un territorio che è la metà
dell’Italia.
A questo proposito aggiungo: quei 650 mila cacciatori ed il
milione e mezzo circa di pescatori sono sottoposti alla vigilanza di … 250
agenti.
A Bologna le organizzazioni ambientaliste lamentando da sempre carenze
di organico dei 40 agenti scarsi di Polizia ex Provinciale, più tutta la
guarnigione di Carabinieri Forestali e non, integrati da decine di polizie private
volontarie, sui 5 mila cacciatori… Ma quello che è ancora più eversivo per gli
sguaiati luoghi comuni della propaganda ambientalista sono gli Amish. Si
potrebbe infatti dire: la Caccia come diritto costituzionale, ultima frontiera
delle americanate. E invece gli Amish giustificano il rango costituzionale
della caccia e svelano la natura profondamente reazionaria della
regolamentazione italiana delle Aree Protette, del proibizionismo venatorio,
della protezione integrale del lupo e, in ultima analisi, del perché i trattori
vanno in piazza.
Anche in Wisconsin esistono comunità Amish, la setta
evangelica balzata alla notorietà mondiale per il film con Harrison Ford. Che,
come ormai noto, sono pacifisti assoluti, al punto da portare la barba, ma non
i baffi e nemmeno i bottoni: perché per loro sarebbero entrambi ostentazioni
militaresche. Gente che pratica le virtù dell’umiltà e mitezza cristiane più
rigorosa. E che notoriamente vivono e lavorano la terra secondo costumi di vita
sei-settecenteschi: niente macchine, niente elettricità; vestendosi in fogge
antiche con tessuti che si fanno loro, con telai fatti da loro, tali da
sembrare costumi teatrali. Che vivono in loro comunità autonome, secondo regole
comunitarie risalenti alla Riforma anabattista cinquecentesca, parlando fra
loro un dialetto tedesco seicentesco, chiamando la società esterna “gli
inglesi”. Ormai si sa tutto di loro. Pochi sanno però che questi miti
agricoltori rigorosamente non-violenti siano cacciatori devoti. Sono capaci di
fare uno scisma teologico per una questione se rivestire le ruote dei carri di
copertoni o non (non è una barzelletta: è successo veramente in una comunità
nel nord dell’Iowa), non usano lampadine e arano solo con i cavalli, ma
l’ultimo tipo di cartuccia in commercio ce l’hanno sempre. E ci prendono: le
classifiche dei migliori trofei di cervo vedono presenti Amish. Qualche anno fa
uno di loro prese un cervo da record in Ohio. Altra stravagante contraddizione americana (del tipo del
puritanesimo accanto a Las Vegas o i devoti fedeli delle Bible Belt di giorno, che però di notte mandano in blocco i siti porno a forza di scaricare filmini
sconci) ? O è la mentalità eccentrica di questi Amish ? No. Gli Amish e i
Mennoniti non sono altri che i diretti discendenti di quei contadini tedeschi
anabattisti che nel ‘500 (in Tirolo, Baviera, Svevia, Carinzia, alcuni Cantoni
Svizzeri) si ribellarono alle Signorie e combatterono rivendicando, fra gli
altri, proprio il diritto di portare armi e di andare a caccia. Vicenda storica
di democratizzazione, questa, del tutto sconosciuta alle Campagne dell’Italia
peninsulare. Sul diritto di andare a caccia gli Amish vanno quindi
perfettamente d’accordo con quelli che loro chiamano gli “Inglesi”; anzi è proprio
la loro non violenza a testimoniare le ragioni profonde del diritto alla
caccia. Perché entrambi sono accomunati dalla memoria storica che proibizioni
di caccia non genera solo privilegi venatori, ma quel che è peggio genera crea
gerarchie sociali e land grabbing: sottrazione della terra. Se la Fauna è
intangibile, dalla sua pancia, esattamente come per l’inganno del Cavallo di
Troia (altro animale affascinante; come il lupo) ne esce infatti un potere che,
con la scusa di proteggere gli animali, rende i contadini sottomessi ai
capricci (whim si legge ancora oggi nelle splendide sentenze della Corte
Suprema) del Signore della Fauna.
Sia esso il Faraone di Londra (come veniva
chiamato il Re d’Inghilterra) o un sindaco in cerca di facile consenso politico, oppure la Nobiltà di Toga (come venivano chiamati i funzionari del Re di
Francia, che usavano le cariche pubbliche per i propri interessi personali) di
un ente parco, ovvero infine dei funzionari di polizia in carriera.
Gli Amish
hanno capito da 500 anni che il diritto alla caccia è la prima riforma agraria;
perché senza un diritto diffuso alla caccia, un contadino non può diventare
agricoltore: anche se divenisse proprietario della terra, rimane un servo;
magari dell’Ambiente, ma sempre servo. Come non smettono di dimostrare il Parco
di Monte Sole e la Giunta Regionale, i quali anzichè svolgere una istruttoria
decisionale, si sono limitati a mobilitare il pregiudizio contro un gruppo
sociale, costruito ed alimentato da una propaganda faziosa e manipolativa, per
mettere le Mani sulla Campagna.