Richiesto da Dubbio:
Dieci anni fa, il 5 dicembre 2015, UNCEM – Unione
Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani – insieme a IPLA, all’Università di
Torino e al Centro Nazionale di Castanicoltura, lanciava il primo Masterplan Castagno, un documento strategico
pensato per rilanciare una delle colture simbolo delle aree montane italiane.
A distanza di un decennio, molte di quelle intuizioni
si confermano attuali e vengono oggi rilanciate e rafforzate. Il percorso
avviato nel 2015, infatti, non si è mai interrotto: nel tempo è cresciuto, si è
arricchito di esperienze, dati, pratiche territoriali e nuove consapevolezze,
fino a delineare un piano rinnovato, capace di guardare al futuro con maggiore
incisività.
Il nuovo Masterplan Castagno si
inserisce in un contesto profondamente mutato, segnato dalla crisi climatica,
dallo spopolamento delle aree interne e dalla necessità di ripensare i modelli
di sviluppo delle montagne italiane. In questo quadro, il castagno torna a
essere un elemento strategico: non solo risorsa produttiva, ma vero e proprio
vettore di protezione ambientale, presidio del territorio, strumento di
adattamento climatico e di economia locale sostenibile.
Per UNCEM, il castagno rappresenta
uno snodo centrale delle politiche per la montagna. La montagna è, prima di
tutto, agricoltura e gestione forestale attiva: due dimensioni inscindibili che
garantiscono cura del paesaggio, sicurezza idrogeologica, biodiversità e
opportunità di lavoro. Investire sul castagno significa quindi investire su
comunità, filiere locali, conoscenze tradizionali e innovazione.
Le nuove
linee di azione del Masterplan puntano a integrare tutela e produzione,
rafforzare la ricerca, sostenere i castanicoltori, valorizzare i prodotti e
riconoscere al castagneto un ruolo chiave nelle strategie nazionali per le aree
montane. Un impegno che guarda alle radici, ma con uno sguardo lucido e
concreto rivolto al futuro delle montagne italiane.
Ripartiamo da qui.
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