L'Azienda
USL di Bologna informa:
L'Ospedale
Maggiore, sede della Centrale Operativa 118 Bologna Est e centro di
riferimento per Trauma, Stroke ed emergenze cardiologiche, accoglie
ogni giorno 12 persone in condizioni critiche o molto critiche
colpite da patologie tempo dipendenti. Oltre 4mila e 300 lo scorso
anno, un numero in costante aumento, così come quello relativo
alla vite salvate. Un risultato importante, frutto del continuo
lavoro di messa a punto delle reti cliniche e assistenziali
dell’Azienda Usl di Bologna, dedicate a queste
patologie.
Risultati, esperienze e prossimi orizzonti
delle Reti tempo dipendenti, sono stati al centro di una conferenza
stampa, oggi 17 gennaio presso la Centrale Operativa 118 Bologna Est
e verranno presentati domani, sabato 18 gennaio, nell’incontro
pubblico “Le reti cliniche e assistenziali tempo dipendenti
dell’Azienda Usl di Bologna", in programma all’Ospedale
Maggiore, Aula Magna, a partire dalle 10.
Verranno illustrati
il modello organizzativo delle reti cliniche e assistenziali
dell’Azienda Usl di Bologna e la loro relazione con gli ospedali di
riferimento, quelli spoke, con i servizi territoriali, per procedere
poi alla presentazione delle diverse reti tempo dipendenti - Stroke,
Arresto Cardiaco, Infarto, Trauma – che all’Ospedale Maggiore
trovano il proprio centro di riferimento, metropolitano per le prime
tre patologie, regionale per la quarta. Cuore dell’intero
sistema di Emergenza per i territori di Bologna, Ferrara, Imola e
Modena, la Centrale Operativa 118 Bologna Est, anch’essa situata al
Maggiore.
La
Centrale Operativa 118 Bologna Est
330
mila le chiamate gestite nel 2019 dalla Centrale Operativa 118 Emilia
Est, nei territori di Bologna, Ferrara, Imola e Modena, con una media
di 900 al giorno, 30 mila in più rispetto al 2018. 220 mila, nel
2019, i servizi di soccorso attivati (603 al giorno), con 52.441
codici rossi (24%), 100.662 codici gialli (45.7%) e 66.619 codici
bianchi e verdi (30.3%).
Relativamente all’area provinciale di
Bologna, nel corso del 2019, la Centrale ha gestito oltre 117 mila
interventi di soccorso, con oltre 80 mila codici di alta e media
gravità (rossi e gialli).
205 mila i trasporti in ambulanza tra
gli ospedali dell’area metropolitana bolognese (compreso Imola),
coordinati dalla Centrale Operativa Trasporti Inter-ospedalieri, che
opera in stretto collegamento con quella 118. In particolare sono 11
mila i trasporti inter-ospedalieri che riguardano pazienti assistiti
dalle Reti tempo dipendenti.
A rispondere alle chiamate di
soccorso è il team specializzato di 55 infermieri, 5 dei quali
coordinatori, che si alternano nelle 16 postazioni di lavoro
multimediali. In 6 secondi l’operatore della Centrale è in linea e
sulla base di un protocollo di intervista, della propria competenza
professionale e di parametri di valutazione oggettivi come
l’innovativo SMS locator (utilizzato 614 volte nel 2019 rispetto ai
420 del 2018), identifica il luogo della chiamata, la gravità della
richiesta di aiuto e dispone l’invio dei mezzi appropriati e più
vicini. In particolare, nei casi di patologie tempo dipendenti, la
Centrale identifica la patologia, sulla base di protocolli
scientifici (come la scala di Cincinnati per riconoscere l’ictus),
la dinamica dell’evento traumatico, preallerta l’ospedale di
riferimento, fornisce le istruzioni per la rianimazione precoce
(avvenuto in 378 casi), attivando anche, nei casi di arresto
cardiaco, i cosiddetti first responder, cittadini disponibili ad
intervenire per le iniziali manovre rianimatorie, collegati alla
Centrale grazie alla App Dae RespondER.
La Centrale,
realizzata nel 2014 e in rete con le altre Centrali 118 in Regione
(Emilia Ovest, Romagna), gestisce tutte le chiamate di soccorso dai
territori di Bologna, Ferrara, Imola e Modena, e coordina gli
interventi di 134 mezzi di soccorso, fra i quali anche 2 elicotteri,
1 dei quali in grado di volare di notte.
253 le missioni
notturne dell’elisoccorso nel 2019 in tutta la Regione, 197 quelle
che hanno riguardato le provincie di Bologna, Ferrara e Modena.
La
Rete Stroke Metropolitana
A
due anni dall’avvio della rinnovata Rete Stroke Metropolitana, che
vede la centralizzazione presso l’Ospedale Maggiore di tutti i
pazienti con ictus candidati a terapie di riperfusione
tempo-dipendenti (trombolisi e trombectomie), la maggiore efficienza
della rete non si à fatta attendere.
Nel 2019, infatti, sono
stati 350 i pazienti sottoposti, in tempi brevissimi, ai trattamenti
di ripefusione, utili a sciogliere il trombo che ostruisce l’arteria
cerebrale interessata, scongiurando gravi disabilità e in alcuni
casi, anche la morte della persona. In particolare sono state
effettuate 267 trombolisi e 162 trombectomie. I soli trattamenti
endovascolari di trombectomia meccanica hanno visto un incremento del
24% rispetto al 2018. Nel 2017, prima della riorganizzazione della
Rete Stroke, i trattamenti di ripefusione erano stati di 137
trombolisi e 57 trombectomie. Attualmente, la Rete Stroke
bolognese è tra i principali centri italiani per volumi di
attività.
1.500 i casi di ictus ischemico che si verificano
ogni anno nell’area metropolitana, 1.200 quelli che afferiscono
all’Ospedale Maggiore (una media di 23 alla settimana, circa l’80%
portati dal 118). 850 di questi vengono ricoverati presso la
Neurologia e Stroke dell’Ospedale Maggiore. Ogni paziente oltre a
una assistenza clinica dedicata (offerta dai neurologi) ed
assistenziale (infermieri, OSS, fisioterapisti, logopedisti), può
avvalersi di un fisiatra e un cardiologo dedicati, oltre a consulenze
specialistiche fondamentali (neurochirurgo, chirurgo vascolare,
neuroradiologo, infettivologo). L’approccio multidisciplinare,
infatti, è un punto chiave dell’efficacia delle Stroke Unit.
Nel
2019, la Rete Stroke Metropolitana, nei pazienti sottoposti a
trombolisi endovenosa, ha registrato, a 3 mesi di distanza
dall’intervento, un tasso di mortalità del 4.5% a fronte del 5.5%
su scala nazionale e del 6.6% del registro internazionale SITS-ISTR.
Nei pazienti, sottoposti ad un intervento di trombectomia, la
mortalità a 3 mesi è stata invece del 5.4% rispetto al 8% dei
centri italiani e del 11% del registro internazionale SITS.
Punti
di forza della Rete Stroke Metropolitana sono la piena sinergia e
collaborazione tra la Neurologia e Stroke Unit dell’Ospedale
Maggiore, parte integrante dell’ISNB, la Neuroradiologia
interventistica, diretta da Luigi Simonetti, la Centrale Operativa
118 Emilia Est e il Pronto Soccorso.
Per i pazienti ricoverati
che presentano disabilità importanti, negli ambiti delle funzioni
sensitivo-motorie, cognitive e psicologiche sono assicurati percorsi
riabilitativi dedicati di recupero presso le Medicine Riabilitative
del Maggiore, del Policlinico di S.Orsola, degli ospedali di San
Giovanni in Persiceto, Bentivoglio, Porretta Terme e di Villa
Bellombra.
La
Rete per l’Arresto Cardiaco
Nel
2019 sono state 36 le vite salvate da arresto cardiaco, pari al 20%
dei casi (184 persone), il doppio della percentuale europea, con un
incremento del 2% rispetto al 2018. In costante aumento anche gli
interventi di rianimazione cardiopolmonare eseguiti da cittadini. Nel
30% dei casi (55), infatti, i cittadini sono arrivati prima dei mezzi
di soccorso, guidati dalla Centrale Operativa 118, con un incremento,
rispetto al 2017, del 2%. La virtuosa collaborazione tra la Centrale
Operativa 118, i mezzi di soccorso e i cittadini, possibile grazie
alla sempre più diffusa partecipazione ai corsi di formazione BLSD e
all’utilizzo dell’App DAE RespondER, ha sensibilmente aumentato i
casi in cui è stato possibile anticipare le manovre
rianimatorie, intervenendo così su ritmi cardiaci defibrillabili.
Nel 2019 la percentuale di pazienti dimessi vivi dopo un arresto
cardiaco è salita al 72% (26 pazienti), contro il 57% del 2018 (21
pazienti).
DAE
RespondER, l’App che attiva i soccorsi
DAE
RespondER è la prima App in Italia completamente integrata con le 3
Centrali Operative 118 della Regione, per allertare i soccorritori
volontari in caso di potenziali arresti cardiaci. Sono 2.006 i
cittadini in provincia registrati ad oggi, 771 dei quali a
Bologna, 8.341 in Regione. Nel 2019, nella provincia di Bologna, 66
cittadini allertati dalla App si sono resi disponibili ad
intervenire. Nel 20% dei casi i first responder hanno raggiunto il
luogo dell’evento prima dei mezzi di soccorso 118, anticipando così
le manovre rianimatorie.
5 le persone salvate grazie all’App
DAE RespondER.
Pronto
Blu, la rete dei soccorritori non sanitari
Oltre
1.600 i soccorritori non sanitari addestrati e costantemente
aggiornati alle manovre di rianimazione con il defibrillatore
attraverso una rete di 13 centri di formazione, autorizzati
dall’Azienda Usl di Bologna e coordinati nell’ambito dello
progetto Pronto Blu. Alla rete dei soccorritori laici partecipano
anche i 19 taxi di COTABO con defibrillatore a bordo, intervenuti 11
volte nel 2019.
La
Rete per l’Infarto
343
pazienti trattati con angioplastica primaria nel 2019, fanno della
Cardiologia dell’Ospedale Maggiore il primo Laboratorio di
Emodinamica in Regione e il quinto in Italia. La storia attuale della
Rete per l’Infarto è già quella di un sistema maturo, efficiente
ed efficace che ha al suo centro l’Unità di Terapia Intensiva e i
Laboratori della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore.
Oggi la
Terapia Intensiva accoglie oltre il 92% delle persone con infarto,
indipendentemente dall’età. Nella quasi totalità sono sottoposte
ad una rapida angioplastica primaria per via radiale, riducendone la
mortalità in ospedale a poco più del 7%. Tradotto in vite salvate,
dall’avvio della Rete la progressiva riduzione della mortalità ha
consentito ad almeno 24 pazienti in più di sopravvivere e di
ritornare rapidamente a casa senza gravi danni.
Riaprire prima
possibile una coronaria chiusa dal trombo infartuale non solo riduce
il danno cardiaco, ma molto spesso salva la vita. Già da tempo
l’angioplastica primaria ha dimostrato di farlo molto meglio dei
farmaci trombolitici ed in un numero ben più ampio di pazienti, ma
richiede disponibilità di risorse, competenze ed un’efficiente
organizzazione che consenta una diagnosi tempestiva e un rapido
trasporto al centro dove è possibile questo trattamento.
Per
queste ragioni, nel 2003 è nata proprio a Bologna, prima in Italia,
la Rete Interospedaliera per l’Infarto. Una Rete che ha fatto
scuola, in grado di garantire la riperfusione all’80% delle persone
colpite da infarto con una riduzione della mortalità ospedaliera di
circa il 30% già nei primi due anni dalla sua attivazione (nel 2002
il tasso di mortalità ospedaliera era il 17%, due anni più tardi
era sceso al 12.3%).
La
Rete per i Traumi
Nel
2019 sono stati 1.867 i pazienti assistiti dal Trauma Center
dell’Ospedale Maggiore, tra i primi in Italia per volumi di
attività e complessità dei casi trattati, in costante aumento nel
corso degli ultimi anni (1.754 nel 2018). I casi di alta gravità
(codici Rossi) sono oltre 500, con una media superiore ad 1 trauma
grave al giorno. Il 60% di questi pazienti, 300, viene ricoverato in
Rianimazione.
I pazienti con traumi più complessi da trattare
sono quelli che presentano una grave emorragia in atto o una lesione
cranica. Soprattutto per loro è fondamentale, quindi, un forte
coordinamento tra tutti gli attori della catena della sopravvivenza
del Trauma, dalla scena dell’evento nella fase pre-ospedaliera, al
trasporto, alle prime fasi di diagnosi e trattamento.
Per
bloccare l’emorragia, nei casi più critici, l’intervento
chirurgico di toracotomia resuscitativa, l’apertura del torace per
consentire il massaggio cardiaco diretto, viene effettuato nella
emergency room in Pronto Soccorso, per anticiparne i tempi e
aumentarne l’efficacia.
L’Ospedale Maggiore, inoltre, è
tra le prime realtà in Italia in grado di trattare alcune tipologie
di emorragia con la tecnica REBOA, che prevede l’inserimento
attraverso l’arteria femorale di un catetere dotato di un
palloncino che gonfiandosi all’interno dell’aorta, il principale
vaso sanguigno del nostro corpo, consente di controllare
temporaneamente l’emorragia in vista dell’intervento chirurgico.
Recentemente, per la prima volta in Italia, questa tecnica è stata
effettuata con successo al di fuori dell’ospedale, direttamente sul
luogo dell’evento traumatico, dall’equipe dell’elisoccorso 118.
I pazienti con trauma che necessitano di trattamento
chirurgico urgente, vengono condotti dal 118 direttamente in Sala
Operatoria, by passando il Pronto Soccorso. Accesso diretto reso
possibile grazie alla virtuosa combinazione di professionalità,
tecnologia, comunicazione e integrazione: professionalità per la
capacità clinica del 118 di identificare il paziente giusto,
tecnologia, in quanto l’utilizzo dell’ecografia già sul luogo
dell’evento traumatico da parte del 118 permette di anticipare la
diagnosi; comunicazione e integrazione in quanto grazie
all’allertamento precoce da parte del 118, il team
multidisciplinare che accoglie il paziente traumatizzato, composto da
medici e infermieri, accoglie il paziente direttamente in sala
operatoria, insieme al team chirurgico. Quando il paziente arriva in
elisoccorso, dalla pista di atterraggio sul tetto dell’edificio D
del Maggiore, attraverso ascensori dedicati, viene portato
direttamente in sala operatoria. Tutto ciò permette di guadagnare
circa 30-45 minuti. Nel 2019, 5 pazienti con emorragia critica
traumatizzati hanno potuto usufruire di questo percorso diretto,
tutti sopravvissuti.