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giovedì 7 aprile 2022

Arresto cardiaco, ecco DAE respondER, l'app che allerta i soccorritori

 Possibile anche effettuare una chiamata di emergenza al 118 inviando automaticamente le coordinate per una localizzazione più rapida.


Ogni anno, in Emilia Romagna, oltre 4.000 persone sono vittime di un arresto cardiaco. Un intervento tempestivo, con le prime manovre di rianimazione e l’impiego dei defibrillatori semiautomatici esterni, può rivelarsi decisivo: defibrillare entro 3-5 minuti dall’inizio dell’arresto può consentire, infatti, la sopravvivenza del paziente nel 50-70% dei casi.

Ecco perché è importante scaricare DAE respondER: l’app gratuita realizzata dal 118 e finanziato dalla Regione con il contributo della Fondazione del Monte.

DAE respondER è un sistema di “allertamento” delle persone, che include anche la localizzazione dei defibrillatori semiautomatici disponibili sul territorio.

L’applicazione consente a chiunque sia registrato (DAE First Responder) di essere allertato, nel caso in cui la Centrale Operativa 118 identifichi un sospetto arresto cardiaco nell’area per cui l’utente ha dato la disponibilità a intervenire.

Consente inoltre di localizzare il DAE più vicino, per poterlo recuperare e portarlo dove si trova la persona colpita.

Sempre mediante la App, è possibile effettuare una chiamata di emergenza al 118 inviando automaticamente le coordinate per una localizzazione più rapida.

Per iscriversi a DAE respondER ci vogliono pochi minuti e non è necessario nessun pre-requisito. Ogni cittadino dell’Emilia Romagna può diventare parte del sistema di risposta all’arresto cardiaco. Una volta arrivato sulla scena ogni cittadino potrà dare il proprio contributo, guidati e aiutati dalla Centrale Operativa 118.



sabato 18 gennaio 2020

4 mila 300 persone trattate all’Ospedale Maggiore dalle reti cliniche e assistenziali tempo dipendenti dedicate allo Stroke, all’Arresto Cardiaco, all’Infarto, al Trauma. 2019 l’anno record.

L'Azienda USL di Bologna informa:

L'Ospedale Maggiore, sede della Centrale Operativa 118 Bologna Est e centro di riferimento per Trauma, Stroke ed emergenze cardiologiche, accoglie ogni giorno 12 persone in condizioni critiche o molto critiche colpite da patologie tempo dipendenti. Oltre 4mila e 300 lo scorso anno, un numero in costante aumento,  così come quello relativo alla vite salvate. Un risultato importante, frutto del continuo lavoro di messa a punto delle reti cliniche e assistenziali dell’Azienda Usl di Bologna, dedicate a queste patologie.

Risultati, esperienze e prossimi orizzonti delle Reti tempo dipendenti, sono stati al centro di una conferenza stampa, oggi 17 gennaio presso la Centrale Operativa 118 Bologna Est e verranno presentati domani, sabato 18 gennaio, nell’incontro pubblico “Le reti cliniche e assistenziali tempo dipendenti dell’Azienda Usl di Bologna", in programma all’Ospedale Maggiore, Aula Magna, a partire dalle 10.

Verranno illustrati il modello organizzativo delle reti cliniche e assistenziali dell’Azienda Usl di Bologna e la loro relazione con gli ospedali di riferimento, quelli spoke, con i servizi territoriali, per procedere poi alla presentazione delle diverse reti tempo dipendenti - Stroke, Arresto Cardiaco, Infarto, Trauma – che all’Ospedale Maggiore trovano il proprio centro di riferimento, metropolitano per le prime tre patologie, regionale per la quarta.  Cuore dell’intero sistema di Emergenza per i territori di Bologna, Ferrara, Imola e Modena, la Centrale Operativa 118 Bologna Est, anch’essa situata al Maggiore.
La Centrale Operativa 118 Bologna Est
330 mila le chiamate gestite nel 2019 dalla Centrale Operativa 118 Emilia Est, nei territori di Bologna, Ferrara, Imola e Modena, con una media di 900 al giorno, 30 mila in più rispetto al 2018. 220 mila, nel 2019, i servizi di soccorso attivati (603 al giorno), con 52.441 codici rossi (24%), 100.662 codici gialli (45.7%) e 66.619 codici bianchi e verdi (30.3%).
Relativamente all’area provinciale di Bologna, nel corso del 2019, la Centrale ha gestito oltre 117 mila interventi di soccorso, con oltre 80 mila codici di alta e media gravità (rossi e gialli).
205 mila i trasporti in ambulanza tra gli ospedali dell’area metropolitana bolognese (compreso Imola), coordinati dalla Centrale Operativa Trasporti Inter-ospedalieri, che opera in stretto collegamento con quella 118. In particolare sono 11 mila i trasporti inter-ospedalieri che riguardano pazienti assistiti dalle Reti tempo dipendenti.

A rispondere alle chiamate di soccorso è il team specializzato di 55 infermieri, 5 dei quali coordinatori, che si alternano nelle 16 postazioni di lavoro multimediali. In 6 secondi l’operatore della Centrale è in linea e sulla base di un protocollo di intervista, della propria competenza professionale e di parametri di valutazione oggettivi come l’innovativo SMS locator (utilizzato 614 volte nel 2019 rispetto ai 420 del 2018), identifica il luogo della chiamata, la gravità della richiesta di aiuto e dispone l’invio dei mezzi appropriati e più vicini. In particolare, nei casi di patologie tempo dipendenti, la Centrale identifica la patologia, sulla base di protocolli scientifici (come la scala di Cincinnati per riconoscere l’ictus), la dinamica dell’evento traumatico, preallerta l’ospedale di riferimento, fornisce le istruzioni per la rianimazione precoce (avvenuto in 378 casi), attivando anche, nei casi di arresto cardiaco, i cosiddetti first responder, cittadini disponibili ad intervenire per le iniziali manovre rianimatorie, collegati alla Centrale grazie alla App Dae RespondER.

La Centrale, realizzata nel 2014 e in rete con le altre Centrali 118 in Regione (Emilia Ovest, Romagna), gestisce tutte le chiamate di soccorso dai territori di Bologna, Ferrara, Imola e Modena, e coordina gli interventi di 134 mezzi di soccorso, fra i quali anche 2 elicotteri, 1 dei quali in grado di volare di notte. 
253 le missioni notturne dell’elisoccorso nel 2019 in tutta la Regione, 197 quelle che hanno riguardato le provincie di Bologna, Ferrara e Modena.
La Rete Stroke Metropolitana
A due anni dall’avvio della rinnovata Rete Stroke Metropolitana, che vede la centralizzazione presso l’Ospedale Maggiore di tutti i pazienti con ictus candidati a terapie di riperfusione tempo-dipendenti (trombolisi e trombectomie), la maggiore efficienza della rete non si à fatta attendere.
Nel 2019, infatti, sono stati 350 i pazienti sottoposti, in tempi brevissimi, ai trattamenti di ripefusione, utili a sciogliere il trombo che ostruisce l’arteria cerebrale interessata, scongiurando gravi disabilità e in alcuni casi, anche la morte della persona. In particolare sono state effettuate 267 trombolisi e 162 trombectomie. I soli trattamenti endovascolari di trombectomia meccanica hanno visto un incremento del 24% rispetto al 2018. Nel 2017, prima della riorganizzazione della Rete Stroke, i trattamenti di ripefusione erano stati di 137 trombolisi e 57 trombectomie.  Attualmente, la Rete Stroke bolognese è tra i principali centri italiani per volumi di attività.

1.500 i casi di ictus ischemico che si verificano ogni anno nell’area metropolitana, 1.200 quelli che afferiscono all’Ospedale Maggiore (una media di 23 alla settimana, circa l’80% portati dal 118). 850 di questi vengono ricoverati presso la Neurologia e Stroke dell’Ospedale Maggiore. Ogni paziente oltre a una assistenza clinica dedicata (offerta dai neurologi) ed assistenziale (infermieri, OSS, fisioterapisti, logopedisti), può avvalersi di un fisiatra e un cardiologo dedicati, oltre a consulenze specialistiche fondamentali (neurochirurgo, chirurgo vascolare, neuroradiologo, infettivologo). L’approccio multidisciplinare, infatti, è un punto chiave dell’efficacia delle Stroke Unit.

Nel 2019, la Rete Stroke Metropolitana, nei pazienti sottoposti a trombolisi endovenosa, ha registrato, a 3 mesi di distanza dall’intervento, un tasso di mortalità del 4.5% a fronte del 5.5% su scala nazionale e del 6.6% del registro internazionale SITS-ISTR. Nei pazienti, sottoposti ad un intervento di trombectomia, la mortalità a 3 mesi è stata invece del 5.4% rispetto al 8% dei centri italiani e del 11% del registro internazionale SITS.

Punti di forza della Rete Stroke Metropolitana sono la piena sinergia e collaborazione tra la  Neurologia e Stroke Unit dell’Ospedale Maggiore, parte integrante dell’ISNB, la Neuroradiologia interventistica, diretta da Luigi Simonetti, la Centrale Operativa 118 Emilia Est e il Pronto Soccorso.
Per i pazienti ricoverati che presentano disabilità importanti, negli ambiti delle funzioni sensitivo-motorie, cognitive e psicologiche sono assicurati percorsi riabilitativi dedicati di recupero presso le Medicine Riabilitative del Maggiore, del Policlinico di S.Orsola, degli ospedali di San Giovanni in Persiceto, Bentivoglio, Porretta Terme e di Villa Bellombra.
La Rete per l’Arresto Cardiaco
Nel 2019 sono state 36 le vite salvate da arresto cardiaco, pari al 20% dei casi (184 persone), il doppio della percentuale europea, con un incremento del 2% rispetto al 2018. In costante aumento anche gli interventi di rianimazione cardiopolmonare eseguiti da cittadini. Nel 30% dei casi (55), infatti, i cittadini sono arrivati prima dei mezzi di soccorso, guidati dalla Centrale Operativa 118, con un incremento, rispetto al 2017, del 2%. La virtuosa collaborazione tra la Centrale Operativa 118, i mezzi di soccorso e i cittadini, possibile grazie alla sempre più diffusa partecipazione ai corsi di formazione BLSD e all’utilizzo dell’App DAE RespondER, ha sensibilmente aumentato i casi in cui è stato possibile anticipare le manovre  rianimatorie, intervenendo così su ritmi cardiaci defibrillabili. Nel 2019 la percentuale di pazienti dimessi vivi dopo un arresto cardiaco è salita al 72% (26 pazienti), contro il 57% del 2018 (21 pazienti).  
DAE RespondER, l’App che attiva i soccorsi
DAE RespondER è la prima App in Italia completamente integrata con le 3 Centrali Operative 118 della Regione, per allertare i soccorritori volontari in caso di potenziali arresti cardiaci. Sono 2.006 i cittadini in provincia registrati ad oggi,  771 dei quali a Bologna, 8.341 in Regione. Nel 2019, nella provincia di Bologna, 66 cittadini allertati dalla App si sono resi disponibili ad intervenire. Nel 20% dei casi i first responder hanno raggiunto il luogo dell’evento prima dei mezzi di soccorso 118, anticipando così le manovre rianimatorie.
5 le persone salvate grazie all’App DAE RespondER.

Pronto Blu, la rete dei soccorritori non sanitari

Oltre 1.600 i soccorritori non sanitari addestrati e costantemente aggiornati alle manovre di rianimazione con il defibrillatore attraverso una rete di 13 centri di formazione, autorizzati dall’Azienda Usl di Bologna e coordinati nell’ambito dello progetto Pronto Blu. Alla rete dei soccorritori laici partecipano anche i 19 taxi di COTABO con defibrillatore a bordo, intervenuti 11 volte nel 2019.

La Rete per l’Infarto
343 pazienti trattati con angioplastica primaria nel 2019, fanno della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore il primo Laboratorio di Emodinamica in Regione e il quinto in Italia. La storia attuale della Rete per l’Infarto è già quella di un sistema maturo, efficiente ed efficace che ha al suo centro l’Unità di Terapia Intensiva e i Laboratori della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore.
Oggi la Terapia Intensiva accoglie oltre il 92% delle persone con infarto, indipendentemente dall’età. Nella quasi totalità sono sottoposte ad una rapida angioplastica primaria per via radiale, riducendone la mortalità in ospedale a poco più del 7%. Tradotto in vite salvate, dall’avvio della Rete la progressiva riduzione della mortalità ha consentito ad almeno 24 pazienti in più di sopravvivere e di ritornare rapidamente a casa senza gravi danni.
Riaprire prima possibile una coronaria chiusa dal trombo infartuale non solo riduce il danno cardiaco, ma molto spesso salva la vita. Già da tempo l’angioplastica primaria ha dimostrato di farlo molto meglio dei farmaci trombolitici ed in un numero ben più ampio di pazienti, ma richiede disponibilità di risorse, competenze ed un’efficiente organizzazione che consenta una diagnosi tempestiva e un rapido trasporto al centro dove è possibile questo trattamento.
Per queste ragioni, nel 2003 è nata proprio a Bologna, prima in Italia, la Rete Interospedaliera per l’Infarto. Una Rete che ha fatto scuola, in grado di garantire la riperfusione all’80% delle persone colpite da infarto con una riduzione della mortalità ospedaliera di circa il 30% già nei primi due anni dalla sua attivazione (nel 2002 il tasso di mortalità ospedaliera era il 17%, due anni più tardi era sceso al 12.3%). 

La Rete per i Traumi
Nel 2019 sono stati 1.867 i pazienti assistiti dal Trauma Center dell’Ospedale Maggiore, tra i primi in Italia per volumi di attività e complessità dei casi trattati, in costante aumento nel corso degli ultimi anni (1.754 nel 2018). I casi di alta gravità (codici Rossi) sono oltre 500, con una media superiore ad 1 trauma grave al giorno. Il 60% di questi pazienti, 300, viene ricoverato in Rianimazione.
I pazienti con traumi più complessi da trattare sono quelli che presentano una grave emorragia in atto o una lesione cranica. Soprattutto per loro è fondamentale, quindi, un forte coordinamento tra tutti gli attori della catena della sopravvivenza del Trauma, dalla scena dell’evento nella fase pre-ospedaliera, al trasporto, alle prime fasi di diagnosi e trattamento.
Per bloccare l’emorragia, nei casi più critici, l’intervento chirurgico di toracotomia resuscitativa, l’apertura del torace per consentire il massaggio cardiaco diretto, viene effettuato nella emergency room in Pronto Soccorso, per anticiparne i tempi e aumentarne l’efficacia. 
L’Ospedale Maggiore, inoltre, è tra le prime realtà in Italia in grado di trattare alcune tipologie di emorragia con la tecnica REBOA, che prevede l’inserimento attraverso l’arteria femorale di un catetere dotato di un palloncino che gonfiandosi all’interno dell’aorta, il principale vaso sanguigno del nostro corpo, consente di controllare temporaneamente l’emorragia in vista dell’intervento chirurgico. Recentemente, per la prima volta in Italia, questa tecnica è stata effettuata con successo al di fuori dell’ospedale, direttamente sul luogo dell’evento traumatico, dall’equipe dell’elisoccorso 118.

I pazienti con trauma che necessitano di trattamento chirurgico urgente, vengono condotti dal 118 direttamente in Sala Operatoria, by passando il Pronto Soccorso. Accesso diretto reso possibile grazie alla virtuosa combinazione di professionalità, tecnologia, comunicazione e integrazione: professionalità per la capacità clinica del 118 di identificare il paziente giusto, tecnologia, in quanto l’utilizzo dell’ecografia già sul luogo dell’evento traumatico da parte del 118 permette di anticipare la diagnosi; comunicazione e integrazione in quanto grazie all’allertamento precoce da parte del 118, il team multidisciplinare che accoglie il paziente traumatizzato, composto da medici e infermieri, accoglie il paziente direttamente in sala operatoria, insieme al team chirurgico. Quando il paziente arriva in elisoccorso, dalla pista di atterraggio sul tetto dell’edificio D del Maggiore, attraverso ascensori dedicati, viene portato direttamente in sala operatoria. Tutto ciò permette di guadagnare circa 30-45 minuti. Nel 2019, 5 pazienti con emorragia critica traumatizzati hanno potuto usufruire di questo percorso diretto, tutti sopravvissuti.





venerdì 18 ottobre 2019

19 ottobre, giornata della rianimazione cardio-polmonare. Tutti sotto le Due Torri per imparare in poche mosse ad affrontare un arresto cardiaco

L'Azienda USL di Bologna informa: 

100 operatori del sistema 118 a disposizione dei cittadini domani, sabato 19 ottobre, per coloro che  vorranno imparare come si interviene per salvare una vita in caso di arresto cardiaco. È il cuore dell’evento Viva! a Bologna in via Rizzoli, dalle 9 alle 16, a conclusione di VIVA!, settimana nazionale della rianimazione cardiopolmonare promossa da IRC, Italian Resuscitation Council.

Ma VIVA! è cominciata già da qualche settimana, con l’avvio dei corsi per soccorritore riservati ai docenti delle scuole di Bologna e Provincia. Un’adesione straordinaria tanto che saranno quasi 300 gli insegnanti che il 19 mattina ultimeranno, in via Rizzoli, la fase di addestramento con l’apprendimento della parte pratica.

Assieme a loro anche gli studenti di diverse classi bolognesi. Tra loro anche Daniel Casella, il ragazzo che la primavera scorsa ha avuto un arresto cardiaco mentre era in classe alle Aldini Valeriani, salvato proprio grazie al tempestivo intervento degli insegnanti della scuola. eseguirà la formazione alle tecniche di rianimazione presso lo stand delle Aldini Valeriani.

Alle 12 inoltre IRC donerà un defibrillatore all'Istituto Comprensivo di Sasso Marconi.

Per partecipare alle prove di rianimazione cardiopolmonare organizzate in via Rizzoli sotto le Due Torri per la giornata del 19, è sufficiente presentarsi allo stand dell’Azienda Usl di Bologna, in Piazza Re Enzo. Chi vorrà proseguire, successivamente, la propria formazione di soccorritore troverà presso lo stand tutte le informazioni per iscriversi al corso di primo soccorso più vicino al proprio domicilio.

La giornata è stata presentata oggi nel corso di una conferenza stampa da Giovanni Gordini, direttore del Dipartimento di Emergenza dell’Azienda Usl di Bologna, Marilena Pillati, Assessore alla Scuola del Comune di Bologna, Giovanni Schiavone, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, Federico Semeraro responsabile progetto Pronto Blu dell’Azienda USL di Bologna.

La diffusione della conoscenza delle manovre rianimatorie cardiopolmonari elementari è riconosciuta, sempre di più, come un elemento essenziale per aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Manovre elementari, che possono salvare una vita e che chiunque, anche senza una preparazione sanitaria professionale, può eseguire.
Queste manovre, praticate tempestivamente prima dell’arrivo dei soccorsi, e la presenza di defibrillatori, anticipano i tempi di intervento, dimezzandoli rispetto a quelli garantiti dalla rete del 118, e triplicano le possibilità di sopravvivenza di chi è colpito da arresto cardiaco. In Italia ciò avviene solo nel 15% dei casi, a fronte di percentuali intorno al 50% nei paesi scandinavi.

Nella provincia di Bologna sono all’incirca un migliaio, ogni anno, le persone colpite da arresto cardiaco. Solo il 22% sopravvive, nonostante il tempestivo intervento del 118, garantito entro 10 minuti dalla chiamata alla Centrale Operativa. Quello che è certo, però, è che nelle 195 volte in cui è stato possibile intervenire subito con la rianimazione cardio polmonare anticipando il 118, nel 43% dei casi (83 persone) la circolazione del sangue è stata ripristinata in maniera spontanea, e nel 52% dei casi la persona ha ripreso una buona funzionalità cerebrale.

Presso lo stand inoltre verranno illustrate le funzionalità di DAE RespondER
, l’App che attiva i soccorsi DAE RespondER è la prima APP in Italia completamente integrata con la Centrale Operativa 118, per allertare i soccorritori volontari in caso di potenziali arresti cardiaci.
1.171 i cittadini in provincia che si sono registrati nel primo anno dal lancio della APP (600 solo a Bologna), 4.658 in Regione. Nella provincia di Bologna sono 98 i cittadini che, allertati dalla APP, si sono resi disponibili ad intervenire in casi di arresto cardiaco avvenuti in luoghi pubblici (310 in Regione). Nel 50% dei casi i volontari hanno raggiunto effettivamente il luogo dell’evento. Nel 70% di questi, il loro arrivo precede quello dei mezzi di soccorso 118, e possono così anticipare le manovre rianimatorie a tutto vantaggio del paziente.
Premiata dalla School of Management del Politecnico di Milano, DAE RespondER, sviluppata grazie ad un contributo della Fondazione del Monte, censisce, inoltre, la rete dei defibrillatori semiautomatici, fornendo informazioni utili al reperimento, come ad esempio gli orari di disponibilità, e quindi all’utilizzo.

Nel corso della giornata, presso lo stand dell’Azienda Usl di Bologna, sarà possibile partecipare anche all’esperienza di rianimazione di un paziente in realtà virtuale, con l’esecuzione di manovre salvavita. Grazie ad un caschetto di realtà virtuale, ci si potrà calare in tre situazioni tipo: arresto cardiaco in un adulto in un ambiente extraospedaliero, arresto cardiaco in un adulto in un ambiente intraospedaliero e arresto cardiaco pediatrico a scuola. VR CPR, il progetto di rianimazione virtuale, è realizzato da Italian Resuscitation Council e finanziato da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

mercoledì 29 novembre 2017

DAE respondER, l'App che allerta i soccorritori in caso di arresto cardiaco.

Verrà presentato domani, giovedì 30 novembre, alle 17.30 presso l’Oratorio di San Filippo Neri, App: DAE respondER, un sistema di “allertamento” delle persone, che include anche la localizzazione dei defibrillatori semiautomatici disponibili sul territorio.

In concreto, l’applicazione consente a chiunque sia registrato (DAE First Responder) di essere allertato, nel caso in cui la Centrale Operativa 118 identifichi un sospetto arresto cardiaco nell’area per cui l’utente ha dato la disponibilità a intervenire. Consente inoltre di localizzare il Defibrillatore più vicino, per poterlo recuperare e portarlo dove si trova la persona colpita. Sempre mediante la App, è possibile effettuare una chiamata di emergenza al 118 inviando automaticamente le coordinate per una localizzazione più rapida.

Come funziona
 
Una persona è colta da malore, i presenti chiamano il 118. Sugli smartphone dei DAE First Responder registrati nel sistema arriva una notifica, con cui si avvisa che la Centrale Operativa 118 ha registrato un probabile arresto cardiocircolatorio nelle loro vicinanze. I DAE First Responder aprono la App e visualizzano le informazioni di base, quali la propria distanza dall’evento e dal defibrillatore. Per confermare alla Centrale Operativa 118 la propria disponibilità a intervenire, basta premere sul display “Posso intervenire” senza eseguire alcuna chiamata. Il sistema accetta la disponibilità e guida il DAE First Responder al recupero del DAE nelle vicinanze per portarlo sul luogo dell’evento; nel frattempo la Centrale Operativa 118 può seguire sul proprio cartografico il DAE First Responder in avvicinamento.  Arrivato sul posto con il defibrillatore, il DAE First Responder – in contatto telefonico con l’operatore del 118 – eseguirà le operazioni di soccorso. Attualmente sono registrati alla App oltre 300 Defibrillatori First Responder sparsi in tutto il territorio emiliano-romagnolo.


Ogni anno, in Emilia Romagna, oltre 4.000 persone sono vittime di un arresto cardiaco improvviso.
Un intervento tempestivo, con le prime manovre di rianimazione e l’impiego dei defibrillatori semiautomatici esterni, può rivelarsi decisivo: defibrillare entro 3-5 minuti dall’inizio dell’arresto può consentire, infatti, la sopravvivenza del paziente nel 50-70% dei casi.


Alla presentazione interverranno:

Giusella Finocchiaro –
Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna ( finanziatrice del progetto) , Giuliano Barigazzi - Assessore a Sanità e Welfare del Comune di Bologna, Anselmo Campagna - Responsabile del Servizio Assistenza Ospedaliera della Regione Emilia-Romagna, Chiara Gibertoni - Direttore Generale dell’Azienda USL di Bologna, Luigi Bolondi - Consigliere di Amministrazione della Fondazione del Monte con delega alla Ricerca Scientifica.

Il programma completo su  www.ausl.bologna.it


giovedì 23 novembre 2017

App per soccorsi su arresto cardiaco

Regione prima in Italia per applicazione integrata con il 118


Da ANSA


Una App che, in caso di arresto cardiocircolatorio, allerta i soccorritori in modo da rendere più veloce l'intervento attraverso la defibrillazione precoce territoriale da parte dei cittadini.
    L'applicazione messa a punto dalla Regione è ribattezzata 'DAE RespondER' ed è la prima in Italia ad essere integrata con il 118 regionale. L'App consente a chi si sia registrato come 'Dae First Responder' di essere allertato, nel caso in cui il 118 identifichi un sospetto arresto cardiaco nella zona in cui l'utente ha dato la disponibilità a intervenire. Nel dettaglio, quando una persona è colta da malore sugli smartphone dei Dae First Responder arriva la notifica di un probabile arresto cardiocircolatorio nelle loro vicinanze. Arrivato sul posto con un defibrillatore semiautomatico - l'applicazione include anche la localizzazione di quelli disponibili sul territorio - il Dae First Responder, in contatto con il 118, eseguirà le operazioni di soccorso. Attualmente sono registrate alla App oltre 300 persone.

martedì 7 novembre 2017

Donna colpita da un arresto cardiaco improvviso al ristorante, defibrillata da una cliente guidato dalla Centrale Operativa del 118

Azienda USL di Bologna informa:
È ricoverata in Cardiologia all’Ospedale Maggiore, in buone condizioni di salute, la donna colpita sabato sera da arresto cardiaco, mentre si trovava in un ristorante di un comune del bolognese. Le prime manovre rianimatorie con defibrillatore, che hanno anticipato i soccorritori del 118 giunti sul posto in 9 minuti dalla chiamata, sono state eseguite da una cliente del locale, guidata passo passo dall’operatore della Centrale Operativa 118.

Si tratta del quarto caso avvenuto negli ultimi tre mesi – sei dall’inizio dell’anno -, in cui una persona colpita da arresto cardiaco improvviso è stata salvata anche grazie al tempestivo intervento con defibrillatore da parte di soccorritori non sanitari.

“La conclusione di questo evento” ha dichiarato Giovanni Gordini, Direttore del Dipartimento di Emergenza dell’Azienda Usl di Bologna “conferma che la tempestività negli interventi per arresto cardiaco, quando può contare su una pluralità di soggetti soprattutto laici in grado di eseguire le prime manovre salvavita, incide positivamente sull’esito. A tutto ciò ha contribuito significativamente anche l’investimento ultradecennale della Azienda USL di Bologna per la creazione di una rete di soccorritori non sanitari formati all’utilizzo dei defibrillatori”.

L’intervento del 118 si è concluso, quindi con il ricovero d’urgenza presso l’Ospedale Maggiore, dove sono state eseguiti gli interventi di coronarografia e di angioplastica primaria. 
La cronologia dell’evento
23:05  - La Centrale Operativa 118 riceve una prima chiamata di soccorso (svenimento in via di risoluzione), modificata poi da una successiva telefonata, 3 minuti più tardi alle 23.08, con l’indicazione di probabile arresto cardiaco. Oltre all’ambulanza con il personale addestrato alle manovre di rianimazione cardiopolmonare, già attivata, la Centrale invia immediatamente l’automedica.

23:10 - L’Operatore della Centrale, prima dell’arrivo dei mezzi di soccorso, fornisce le prime istruzioni per la rianimazione cardiopolmonare ad una cliente del locale così da anticipare l’intervento dei sanitari. Nel ristorante è presente il defibrillatore, la cliente lo applica ed esegue due scariche. Il ritmo cardiaco riprende.

23:14 - Arrivo sul posto del primo mezzo di soccorso, seguito poi dall’auto medica. I sanitari proseguono le manovre rianimatorie e di stabilizzazione della signora, che si protraggono per circa 45 minuti. 

23:59 - L’ambulanza con il medico a bordo, porta la paziente all’Ospedale Maggiore.


00:13 - La paziente é accolta al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore e immediatamente sottoposta a coronarografia d’urgenza e angioplastica primaria. Ricoverata in Rianimazione, viene successivamente trasferita, il giorno seguente, in Cardiologia.



martedì 29 agosto 2017

In 31 minuti dall’arresto cardiaco alla coronarografia. Malore nella Stazione Centrale di Bologna. Il paziente ricoverato in buone condizioni al Maggiore

Asl informa:



E’ ricoverato in buone condizioni di salute l’uomo colpito questa mattina da arresto cardiaco mentre si trovava al bar presso il primo binario della Stazione Centrale di Bologna. Immediati i soccorsi, prestati in prima battuta dal personale della Polfer, che ha eseguito le prime manovre rianimatorie con defibrillatore, anticipando i mezzi di soccorso 118 giunti sul posto in 6 minuti.

La catena di soccorso ha visto coinvolti il Sistema 118, con Centrale Operativa, ambulanza ed automedica, la Control Room delle Grandi Stazioni e il personale della Polizia Ferroviaria,  intervenuto con il defibrillatore.

L’intervento si è concluso con il ricovero d’urgenza presso la Cardiologia del Maggiore, dove è stata eseguita una coronarografia.

La conclusione di questo evento conferma che la tempestività negli interventi per arresto cardiaco, quando può contare su una pluralità di soggetti soprattutto “laici” in grado di eseguire le prime manovre salvavita, incide positivamente sull’esito.

A tutto ciò ha contribuito significativamente anche l’investimento ultradecennale della Azienda USL di Bologna per la creazione di una rete di soccorritori non sanitari formati all’utilizzo dei defibrillatori e la creazione di procedure condivise con Grandi Stazioni.
Dal binario all’intervento di angioplastica in 31 minuti. La cronologia
12.52 - La Centrale Operativa 118 riceve una prima chiamata di soccorso (paziente respira  male, dolori al capo ma cosciente), modificata 3 minuti più tardi, alle 12.55, con l’indicazione di probabile arresto cardiaco. Oltre all’ambulanza con il personale addestrato alle manovre di rianimazione cardiopolmonare, già attivata, la Centrale invia immediatamente l’automedica e attiva la Control Room di Grandi Stazioni.

12.58 - Arrivo sul posto dell’ambulanza seguita, quattro minuti dopo, dall’automedica. All’arrivo dei soccorritori l’uomo è già stato soccorso dal personale della Polfer addestrato all’utilizzo del defibrillatore e alle manovre di rianimazione cardiopolmonare. Vengono eseguiti gli accertamenti diagnostici e gli interventi di stabilizzazione.

13.18  - Il paziente viene condotto in ambulanza all’Ospedale Maggiore, con preallertamento della Emergency Room e della Rianimazione.

13.23 - Il paziente é accolto al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore, immediatamente sottoposto a coronarografia d’urgenza e ricoverato, successivamente, in Cardiologia.

domenica 21 maggio 2017

Sasso Marconi. Mattinata impegnativa per i soccorritori. Un sessantenne in arresto cardiaco in via del Mercato e un motociclista coinvolto in un grave incidente a Paganino.

Alle 12.30 circa di questa mattina, domenica 21 maggio, un ventinovenne a bordo di una potente Kawasaki ha urtato violentemente una Volkswagen all'altezza del distributore di Paganino ed ha riportato un grave trauma al capo e un secondo al torace.

Secondo una prima indiscrezione, entrambi i mezzi si dirigevano percorrendo la Porrettana verso Marzabotto. 


L'automobile, prima di tre vetture in fila, ha svoltato a sinistra per raggiungere il distributore. Il motociclista, lanciato nel sorpasso del 'treno' di vetture, non si è accorto dell'auto in manovra se non quando non aveva più il modo di frenare o rientrare e ha sbattuto violentemente nella parte posteriore della fiancata dell'auto. L'urto è stato violentissimo e il centauro è stato sbalzato contro il terrapieno. Nell'urto ha perso il casco e per questo ha riportato un grave trauma cranico. Non si escludono anche lesioni interne. Sono intervenuti la Pubblica Assistenza di Vado, l'auto medica di Cinque Cerri e l'elisoccorso di Pavullo. Il giovane centauro è stato trasferito al Maggiore in condizioni molto preoccupanti, in codice tre.

I Carabinieri, intervenuti per i rilievi e il controllo del traffico, dovranno risalire alla esatta dinamica dell'accaduto.


Poco prima, durante il mercatino domenicale di Sasso Marconi, un sessantenne ha denunciato un arresto cardiaco mentre stava visitando gli stand. Grazie a un primo intervento riabilitativo di persone preparate che si trovavano sul luogo, ha potuto attendere l'arrivo della Pubblica Assistenza di Pianoro i cui volontari gli hanno applicato alcune scariche elettriche con il defibrillatore e lo hanno 'ripreso'. L'uomo è poi stato trasferito d'urgenza al Maggiore dall'elisoccorso del 118 bolognese. 



 

venerdì 17 ottobre 2014

Bologna.Tutti in Piazza Nettuno per imparare ad affrontare un arresto cardiaco in poche mosse.




Domani, sabato 18 ottobre in Piazza Nettuno, dalle 9 alle 18, una task force di 40 rianimatori dell’Azienda Usl di Bologna sarà a disposizione di cittadini e studenti per illustrare come riconoscere un arresto cardiaco, allertare correttamente il 118, eseguire la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare i defibrillatori semiautomatici. 400 ragazzi delle scuole Copernico, Giordano Bruno, Itis Belluzzi, Righi e Serpieri saranno addestrati alle manovre di rianimazione, nel corso della mattinata di sabato. 

Insegnare in pochi minuti e in maniera semplice, le tecniche di rianimazione cardiopolmonare è l’obiettivo con il quale Azienda Usl e Comune di Bologna aderiscono a VIVA!, la settimana europea della rianimazione cardiopolmonare promossa dall’Italian Resuscitation Council (IRC), in programma dal 13 al 19 ottobre.

Per partecipare ai corsi di rianimazione cardiopolmonare in Piazza Nettuno è sufficiente presentarsi nel corso della giornata di sabato presso lo stand dell’Azienda Usl di Bologna. L’addestramento sarà eseguito in una delle 30 postazioni allestite in Piazza Nettuno, dove i rianimatori dell’Azienda Usl di Bologna, con l’ausilio di manichini e materiale informativo, illustreranno le tecniche rianimatorie, a cominciare dal massaggio cardiaco, lasciando poi spazio alla diretta esecuzione delle manovre salvavita da parte di studenti e cittadini.
Chi vorrà proseguire, successivamente, la propria formazione di soccorritore troverà presso lo stand tutte le informazioni per iscriversi al corso di primo soccorso più vicino al proprio domicilio.

La diffusione della conoscenza delle manovre rianimatorie cardiopolmonari elementari è riconosciuta, sempre di più, come un elemento essenziale per aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Manovre elementari, che possono salvare una vita e che chiunque, anche senza una preparazione sanitaria professionale, può eseguire. Queste manovre, praticate tempestivamente prima dell’arrivo dei soccorsi, e la presenza di defibrillatori, anticipano i tempi di intervento, dimezzandoli rispetto a quelli garantiti dalla rete del 118, e triplicano le possibilità di sopravvivenza di chi è colpito da arresto cardiaco. In Italia ciò avviene solo nel 15% dei casi, a fronte di percentuali intorno al 50% nei paesi scandinavi. Nella provincia di Bologna sono all’incirca un migliaio, ogni anno, le persone colpite da arresto cardiaco. Solo una su cinque di esse sopravvive, nonostante il tempestivo intervento del 118, garantito entro 10 minuti dalla chiamata alla Centrale Operativa. Una percentuale che, seppur in linea con i migliori sistemi di emergenza europei, è comunque ancora troppo bassa.

331 defibrillatori, 1.500 soccorritori non sanitari, 13 centri di formazione. L’impegno ultradecennale dell’Azienda Usl di Bologna per il soccorso non sanitario
L’Azienda Usl di Bologna è in prima linea nella promozione della diffusone sempre più capillare dei defibrillatori in luoghi molto frequentati e nella formazione diretta di soccorritori non sanitari. Dal 2001 è attivo Pronto Blu, progetto per la diffusione dei defibrillatori presso luoghi pubblici e privati ad elevato afflusso di persone.
241 sono i defibrillatori installati a tutt’oggi presso centri commerciali, aziende pubbliche e private, scuole, istituzioni, ai quali si aggiungono i 90 presenti sulle ambulanze e auto mediche del 118.
1.500 sono i soccorritori non sanitari addestrati e costantemente aggiornati alle manovre di rianimazione con il defibrillatore, attraverso una rete che conta su 13 centri di formazione, tutti autorizzati dall’Azienda Usl di Bologna e coordinati nell’ambito del progetto Pronto Blu. Inoltre si svolgono regolarmente corsi di tecniche di primo soccorso Basic Life Support, che vedono ogni anno 300 istruttori impegnati nella formazione di centinaia di cittadini, grazie anche all’impegno delle Pubbliche Assistenze.

mercoledì 16 aprile 2014

Arresto cardiaco, dopo la morte del giovane Saad, l'intervista al Dottor Di Pasquale



Un lettore ha segnalato questo articolo-intervista di BolognaToday  sollecitato dalla morte per arresto cardiaco di un giovanissimo studente del Fantini di Vergato.
Il lettore fa notare che varrebbe la pena di far aprire una sottoscrizione tra le fusioni e unioni dei comuni per comprare defibrillatori (costa circa mille euro) e disseminarli in giro per l'Appennino per essere pronti ad affrontare queste emergenze.  

Cause, prevenzione, modalità di intervento: "Rarissimi i casi in giovane età, spesso dietro ci sono malattie cardiache che non si sapeva di avere"
A una settimana dalla tragedia avvenuta all'interno di una scuola di Vergato, dove ha perso la vita il 14enne Saad Hana (per cui sono stati resi noti i primi risultati degli esami autoptici) Intervista al Dottor Giuseppe Di Pasquale (nella foto) , direttore della Cardiologia dell’ospedale Maggiore e Direttore del Dipartimento Medico dell’Azienda USL di Bologna". Parliamo di arresto cardiaco: “Di episodi extraospedalieri, ovvero quelli che si registrano al di fuori di un ricovero ospedaliero, ne avvengono all’anno in Italia uno ogni mille adulti. La percentuale di sopravvivenza è solo del 5-10%”.
Quali sono le cause di un arresto cardiaco? Per l’80% la causa è cardiaca, il restante 20%comprende le cause non cardiache, per esempio un’overdose da stupefacente. Le cause cardiache dell’arresto sono l’infarto (il più frequente negli adulti), le cardiopatie (tutti ricorderanno il caso Morosini...) e le anomalie elettriche cardiache come le sindromi aritmiche che in alcuni casi hanno una trasmissione genetica (sindrome di Brugada, sindrome del QT lungo congenito).  
Come si possono prevenire? Dal momento che la causa principale di arresto cardiaco è l’infarto miocardico acuto, la prevenzione è basata sulla correzione dei fattori di rischio tradizionali (fumo, ipertensione, colesterolo elevato, diabete) e sulla pratica di stili di vita sani relativamente ad alimentazione ed attività fisica. In tutti i soggetti, soprattutto in chi pratica attività sportiva anche non agonistica, è consigliabile l’esecuzione di una visita medica da parte del medico di famiglia e dell’ elettrocardiogramma che può far sospettare la presenta di patologie cardiache non evidenti all’esame clinico. Nei casi dubbi sarà il cardiologo a consigliare l’esecuzione di un’ecocardiogramma.
E’ vero che, soprattutto quando accade a un soggetto giovane, l’arresto cardiaco avviene durante un’attività sportiva? No. Semplicemente sono i casi che fanno più notizia. Fra l’altro in Italia la tutela della salute nello sport è una delle più avanzate: è del 1980 l’introduzione dell’obbligo di sottoporsi all’elettrocardiogramma se si fa agonismo, mentre è previsto il certificato “di sana e robusta costituzione” per le altre attività e le cose sono attualmente in evoluzione. Già grazie a queste accortezze i casi si sono drasticamente ridotti, sebbene facciano comunque notizia.
Quindi anche ai bambini è utile l’elettrocardiogramma? Sì, certo: lo si fa una volta nella vita e questo già conta.
Come intervento di soccorso? E’ necessaria un’educazione della popolazione in questo senso, bisognerebbe addestrare i laici a fare il massaggio cardiaco. Certamente la prima cosa da fare è chiamare il 118, che a Bologna sappiamo essere in grado di arrivare in 8 minuti, tempi molto brevi, ma nell’attesa dell’arrivo del 118 con il defibrillatore è necessario che qualcuno inizi il massaggio cardiaco per evitare che il soggetto colpito da arresto cardiaco vada incontro ad un danno cerebrale irreversibile. Si sta in ogni caso cercando di diffondere una cultura del primo soccorso e della prevenzioni attraverso alcuni progetti come il “Pronto Blu” a Bologna”.