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mercoledì 8 luglio 2026

In Emilia-Romagna precoce ed estesa circolazione del virus West Nile

 I campioni sulle zanzare, mai si era rilevata così presto e in un'area così vasta

 


Precoce ed estesa circolazione del virus in Emilia-Romagna: campioni di zanzare positivi sono stati trovati in sei province su nove, escluso al momento solo il territorio romagnolo.
    Il Servizio sanitario regionale mantiene quindi alta l'attenzione.

Anche se in regione si tratta di una circolazione endemica, quindi ormai stabilmente presente, e finora il sistema di sorveglianza sanitaria non ha rilevato casi di infezione nell'uomo, i dati lasciano prevedere che nelle prossime settimane si potranno osservare casi di forme gravi di malattia West Nile.

"Si tratta di una situazione eccezionale - spiega la Regione - poiché in tutti gli anni di sorveglianza, cioè dal 2008, mai si è rilevata circolazione del virus nelle zanzare così precocemente in stagione e su un territorio così vasto".
    L'infezione che le zanzare positive al virus possono trasmettere all'uomo è nella maggiore parte dei casi asintomatica, ma in una percentuale bassa, circa l'1%, può evolversi in una malattia neuroinvasiva con esiti anche gravi; una condizione più frequente in persone a rischio, come gli anziani o gli immunocompromessi.
    "Grazie a un sistema di sorveglianza entomologica e sanitaria che funziona bene, si è potuta riscontrare una circolazione del virus dalle zanzare fuori dalla normalità - afferma l'assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi- Tutto il sistema sanitario regionale è impegnato nel monitoraggio e continua a mantenere alta l'attenzione, ma in questa fase è fondamentale la collaborazione e l'impegno delle cittadine e dei cittadini, chiamati ad adottare tutte le misure di prevenzione, peraltro molto semplici, utili a proteggersi dalle punture delle zanzare. Un piccolo sforzo che, nell'insieme, può fare la differenza".

venerdì 15 maggio 2026

Bologna, nasce in via Palagi il primo Ospedale di Comunità della città

 Una nuova struttura dedicata a cronicità e fragilità, finanziata con fondi PNRR



L’Azienda USL di Bologna presenterà oggi, venerdì 15 maggio, alle ore 12,  il primo Ospedale di Comunità della città di Bologna, realizzato in via Palagi nell’ambito del nuovo sistema territoriale di assistenza sanitaria previsto dall’Accordo Integrativo Regionale e finanziato con risorse del PNRR.

La nuova struttura nasce con l’obiettivo di rafforzare la presa in carico dei pazienti fragili e cronici, offrendo posti letto destinati a degenze a bassa intensità clinica, rivolte a persone che non necessitano di cure ospedaliere acute ma che richiedono assistenza sanitaria continuativa, monitoraggio e supporto assistenziale.

L’Ospedale di Comunità rappresenta uno degli strumenti cardine della riorganizzazione della sanità territoriale regionale: un modello intermedio tra ricovero ospedaliero e assistenza domiciliare, pensato per accompagnare pazienti anziani, cronici o in condizioni di temporanea fragilità nel percorso di cura e recupero.

La presa in carico sarà affidata ai medici di ruolo unico insieme al personale assistenziale e infermieristico, secondo un approccio integrato e multidisciplinare.

Alla presentazione interverranno:

  • Anna Maria Petrini, Direttrice Generale Azienda USL di Bologna
  • Michele Meschi, Direttore Sanitario Azienda USL di Bologna
  • Barbara Cacciari, Responsabile Area DATER Territoriale e Ospedaliera Spoke Azienda USL di Bologna
  • Chiara Gibertoni, Direttrice Generale del Policlinico di Sant'Orsola IRCCS
  • Massimo Fabi, Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna
  • Marilena Pillati, Vicepresidente CTSSM di Bologna
  • Matteo Lepore, Sindaco della Bologna e Presidente della CTSSM.

L’Azienda USL di Bologna opera su un territorio che comprende 45 comuni distribuiti su circa 3.000 chilometri quadrati, per una popolazione di oltre 880 mila abitanti. Il bilancio annuale supera i 2,1 miliardi di euro e coinvolge più di 9.500 professionisti, tra cui oltre 1.400 medici e circa 5.000 operatori assistenziali.

Con l’apertura dell’Ospedale di Comunità di via Palagi, Bologna compie un ulteriore passo verso una sanità di prossimità orientata alla continuità delle cure, alla gestione della cronicità e al sostegno delle persone più vulnerabili.

giovedì 23 aprile 2026

Sasso Marconi, una giornata dedicata alla prevenzione: il 23 maggio “In Piazza per la Salute”

 Screening gratuiti, dimostrazioni e Clinica Mobile per avvicinare i cittadini alla sanità di prossimità


Il Comune informa: 



Una mattinata interamente dedicata alla prevenzione sanitaria e alla promozione del benessere. Sabato 23 maggio, dalle 8.45 alle 13.00, il campo sportivo parrocchiale di via del Mercato, a Sasso Marconi, ospiterà “In Piazza per la Salute”, iniziativa che mette in rete istituzioni, associazioni e professionisti sanitari con l’obiettivo di portare servizi e informazione direttamente a contatto con i cittadini.

L’evento nasce dalla collaborazione tra il progetto Clinica Mobile, l’Assessorato alle Politiche Sociali e della Salute del Comune e diverse realtà del territorio attive in ambito socio-sanitario. L’obiettivo è favorire l’accesso alla prevenzione, offrendo controlli gratuiti e informazioni sui corretti stili di vita.

Protagonista della giornata sarà la Clinica Mobile, una struttura sanitaria su ruote dotata di tecnologie avanzate per la diagnosi precoce. Per tutta la mattinata sarà possibile effettuare elettrocardiogrammi a 10 derivazioni, con referto immediato, e visite dermatologiche con videodermatoscopio per la mappatura dei nei e la prevenzione del melanoma.

Un’opportunità concreta per intervenire su patologie ad alta incidenza: le malattie cardiovascolari rappresentano infatti la prima causa di morte in Italia, con oltre 250mila decessi all’anno, mentre il melanoma registra più di 12mila nuovi casi ogni anno.

Accanto alla Clinica Mobile, i volontari della Pubblica Assistenza Sasso Marconi, gli esperti di Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) e della Francesco Pagliaro Hearing Aids Foundation attiveranno postazioni per screening dell’udito, analisi della composizione corporea (con valutazione medica finale) e misurazione dei parametri vitali, tra cui pressione arteriosa, glicemia, saturazione e indice di massa corporea. Presenti anche gli operatori del Poliambulatorio Roncati per consulenze fisiatriche e nutrizionali.


Spazio anche all’informazione e alla sensibilizzazione, con i punti informativi di AGEOP Ricerca, dedicati alla prevenzione attraverso lo studio del microbiota intestinale, e delle associazioni AVIS e AIDO, impegnate nella promozione della donazione.

Il programma prevede inoltre dimostrazioni di primo soccorso — dalla disostruzione pediatrica alla rianimazione cardiopolmonare — a cura della Pubblica Assistenza, e attività motorie organizzate dal CSI Sasso Marconi, tra cui danze popolari, ginnastica posturale e simulazioni di movimentazione per caregiver e anziani.

Tutte le attività sono gratuite e si svolgeranno negli spazi del campo sportivo parrocchiale; le dimostrazioni di primo soccorso si terranno invece nella sala consiliare del Municipio. In caso di maltempo, l’intero evento sarà trasferito in Municipio.

Per visite e screening è fortemente consigliata la prenotazione al numero verde 800 226626, già attivo. Saranno comunque disponibili alcuni accessi liberi fino a esaurimento dei posti.

“In Piazza per la Salute” è un progetto che nasce dal territorio e si sviluppa grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, con il sostegno di aziende locali come Nigelli, Rimec Group, Greenwell e Imball.

“Si tratta di un’iniziativa di grande valore sociale — spiega Lisa Valentini, responsabile del progetto Clinica Mobile — resa possibile anche grazie al supporto dell’Amministrazione comunale. Sarà un momento importante per fornire ai cittadini strumenti utili, soprattutto in tema di prevenzione delle patologie più diffuse”.

Sulla stessa linea l’assessore alle Politiche Sociali e della Salute, Remo Quadalti: “L’Amministrazione è sempre al fianco dei cittadini e delle associazioni per offrire servizi concreti, soprattutto a chi ha meno possibilità di accedere ai controlli. Questa giornata rappresenta un’occasione preziosa per rafforzare la consapevolezza sull’importanza della prevenzione”.

martedì 14 aprile 2026

“La prevenzione non ha età”: a Sasso Marconi un incontro per educare i giovani ai corretti stili di vita

 Una mattinata dedicata alla salute, alla consapevolezza e all’educazione dei più giovani 



Domani, mercoledì 15 aprile 2026, dalle ore 10 alle 12, il Cinema Teatro di Sasso Marconi ospiterà l’iniziativa “La prevenzione non ha età”, rivolta agli studenti dell’Istituto Professionale Agro Ambientale “B. Ferrarini”, sede aggregata dell’IIS “A. Serpieri” di Bologna.

L’incontro, patrocinato dal Comune di Sasso Marconi, è promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) nell’ambito delle attività di sensibilizzazione sui corretti stili di vita. L’obiettivo è informare e coinvolgere i giovani su temi fondamentali come alimentazione, attività fisica, fumo e consumo di alcol, sottolineando il ruolo centrale della prevenzione fin dall’età scolastica.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il CONI – Comitato Regionale Emilia-Romagna e con i Lions Club Bologna Irnerio e Bologna Guglielmo Marconi, realtà da tempo impegnate nella promozione della salute e del benessere sul territorio.

Protagonista dell’incontro sarà il professor Francesco Rivelli, presidente emerito della LILT Bologna, che dialogherà con gli studenti sull’importanza della prevenzione e delle scelte quotidiane per tutelare la salute.

Interverranno inoltre:

  • la professoressa Laura Barra, dirigente scolastico;
  • Furio Veronesi, delegato provinciale CONI Bologna;
  • la professoressa Anna Maria Balducci, responsabile della sede;
  • la professoressa Adriana Locascio.

“La prevenzione parte anche da qui: dai giovani, dall’educazione e dalle scelte quotidiane” è il messaggio al centro dell’iniziativa, che punta a formare cittadini più consapevoli e attenti al proprio benessere.

L’appuntamento è fissato presso il Cinema Teatro di Sasso Marconi, in piazza Martiri della Liberazione 5.

Pian di Setta, attesa per il defibrillatore a Torrazza: promessa ancora disattesa

 



di Roberto Brusori


A Pian di Setta, frazione del comune di Grizzana Morandi, torna al centro dell’attenzione la necessità di installare in località Torrazza un defibrillatore, presidio salvavita (DAE)semplice da usare da parte di chiunque. Terrazza è un punto di passaggio frequentato quotidianamente da residenti e viaggiatori.

Già da alcuni anni i gestori del Bar Moretto, Mirco e Luca Stefanelli, insieme a Gianna Bortolotti del negozio Despar locale, si erano attivati per richiedere la presenza di un dispositivo salvavita nella zona. La richiesta nasceva dalla grande affluenza di persone che frequentano il bar e il punto vendita, sia per soste veloci sia per fare la spesa. Tuttavia, nonostante le sollecitazioni, il progetto non è mai stato concretizzato né, secondo i promotori, adeguatamente preso in considerazione dall’amministrazione comunale dell’epoca.

Negli ultimi anni si sono verificati diversi episodi di malori nella zona, con interventi del 118. In alcune occasioni era presente anche Paola Mordeca, volontaria della Croce Rossa Italiana di Castiglione dei Pepoli, che ha assistito alle emergenze e collaborato con i gestori del bar nell’attivazione dei soccorsi. Proprio a seguito di questi episodi, Mordeca ha deciso di attivarsi personalmente per ottenere l’installazione di un defibrillatore in loco.

Nel novembre 2025, la volontaria è stata ricevuta dal sindaco di Grizzana Morandi, Franco Rubini, che avrebbe promesso l’installazione a breve del dispositivo in località Torrazza. Successivamente, tecnici e funzionari comunali hanno effettuato sopralluoghi per individuare il punto più idoneo, con la disponibilità dei gestori del Bar Moretto a ospitare il defibrillatore all’esterno del locale.

Ad oggi, però, nonostante i contatti intercorsi tra la volontaria e gli uffici comunali, l’installazione non è ancora avvenuta.

Nel territorio comunale sono già presenti alcuni defibrillatori funzionanti, in particolare nel capoluogo, a Pioppe e a Riola. A Pian di Setta esiste inoltre un dispositivo presso il Circolo Arcobaleno Le Caseline, in località Piana Cinelli, ma è disponibile solo durante le attività del circolo.

L’auspicio dei promotori è che il defibrillatore venga installato al più presto all’esterno del Bar Moretto, come concordato, garantendo così accessibilità continua in caso di emergenza. L’obiettivo è rendere anche Grizzana Morandi un territorio “cardioprotetto”, sul modello del vicino comune di Monzuno, dove da anni i dispositivi sono diffusi nelle diverse frazioni.

Il defibrillatore, infatti, rappresenta uno strumento fondamentale: insieme all’intervento tempestivo del 118, può fare la differenza nei casi di arresto cardiaco, aumentando significativamente le possibilità di sopravvivenza.

Vergato inaugura la nuova Casa della Comunità: servizi potenziati grazie ai fondi PNRR

 



L’Azienda USL di Bologna e il Comune di Vergato invitano la cittadinanza all’inaugurazione della rinnovata Casa della Comunità di Vergato, al termine dei lavori di ampliamento realizzati grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

La cerimonia si terrà venerdì 17 aprile 2026 alle ore 10:00, presso la sede di via dell’Ospedale 1, a Vergato.

L’intervento rappresenta un passaggio significativo nel rafforzamento della sanità territoriale dell’Appennino bolognese. L’ampliamento della struttura punta infatti a migliorare l’accesso ai servizi sociosanitari, integrando assistenza medica, prevenzione e presa in carico dei pazienti in un’unica sede, più moderna e funzionale.

Alla cerimonia inaugurale interverranno rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, insieme ai vertici sanitari del territorio:

  • Anna Maria Petrini, Direttrice Generale dell’Azienda USL di Bologna
  • Giuseppe Argentieri, Sindaco di Vergato
  • Silvia Cestarollo, Direttrice facente funzione del Distretto Appennino Bolognese
  • Anna Maria Baietti, Direttrice del Dipartimento Chirurgie Specialistiche AUSL Bologna
  • Massimo Fabi, Assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna
  • Maurizio Fabbri, Presidente dell’Assemblea Legislativa regionale

L’inaugurazione della Casa della Comunità si inserisce nel più ampio programma di riorganizzazione della sanità territoriale promosso a livello nazionale e regionale, con l’obiettivo di avvicinare i servizi ai cittadini e rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute delle comunità locali.

L’evento è aperto alla partecipazione della cittadinanza.

martedì 17 marzo 2026

Milano, intervento straordinario su una neonata: rimossa con successo una rara massa epatica

 Al Policlinico un’operazione di alta complessità salva Jasmine, 40 giorni. Determinante il lavoro di un’équipe multidisciplinare


Una febbre improvvisa, un sintomo comune nei primi mesi di vita. È iniziato così il percorso clinico di Jasmine (nome di fantasia), una neonata di appena 40 giorni, che non raggiungeva ancora i cinque chilogrammi di peso. Quello che sembrava un episodio banale ha invece rivelato una condizione ben più complessa: gli accertamenti hanno evidenziato una voluminosa massa epatica localizzata nel lobo sinistro del fegato, un quadro eccezionale sia per l’età della paziente sia per le dimensioni della lesione.

Nonostante i numerosi esami diagnostici, non è stato possibile definirne con certezza la natura prima dell’intervento. Dopo un approfondito confronto multidisciplinare, l’équipe del Policlinico di Milano ha deciso di procedere con un intervento chirurgico altamente delicato, reso ancora più complesso dalla tenerissima età della paziente e dal significativo rischio vascolare associato alla massa.

L’operazione, durata circa quattro ore, si è conclusa con l’asportazione completa della lesione. Un risultato reso possibile dalla stretta collaborazione tra Chirurgia Generale e dei Trapianti di Fegato e Chirurgia Pediatrica, con il supporto fondamentale dell’Anestesia Pediatrica e del personale infermieristico specializzato.

Il decorso post-operatorio è stato regolare e privo di complicanze. L’esame istologico ha poi confermato la natura benigna della massa, rendendo non necessarie ulteriori terapie.

Oggi Jasmine sta bene e potrà crescere senza limitazioni, anche grazie alla straordinaria capacità rigenerativa del fegato.

«Ogni riscontro di lesioni epatiche genera comprensibile apprensione, soprattutto quando le dimensioni sono rilevanti e non è possibile stabilire con certezza la diagnosi senza ricorrere a procedure invasive come la biopsia, che in questo caso avrebbe comportato rischi significativi», spiega il professor Cristiano Quintini, direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti di Fegato.

«I tumori epatici maligni in epoca neonatale sono estremamente rari ma possibili e spesso aggressivi. In situazioni selezionate, un’asportazione tempestiva e completa rappresenta l’unica soluzione. Fortunatamente, in questo caso, l’esame istologico ha confermato la benignità della lesione, consentendoci di guardare con serenità al futuro della paziente».

«Operare una neonata di appena quaranta giorni significa intervenire su equilibri fisiologici estremamente delicati», aggiunge Ernesto Leva, direttore della Chirurgia Pediatrica. «La decisione chirurgica è stata il risultato di un confronto collegiale approfondito e di una diagnosi costruita con grande attenzione, basata sull’esperienza del nostro gruppo nella chirurgia neonatale».

«Questa storia rappresenta il senso più profondo del nostro lavoro: integrare competenze diverse per affrontare anche le situazioni più complesse, soprattutto quando riguardano i pazienti più fragili», sottolinea Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano. «Nel caso di Jasmine abbiamo visto all’opera una squadra multidisciplinare di altissimo livello, capace di coniugare esperienza clinica, tecnologia e umanità».

Accanto alla piccola, durante tutto il percorso, sono rimasti i genitori, che oggi esprimono profonda gratitudine verso l’équipe medica. Il Policlinico di Milano si conferma così non solo un centro di eccellenza clinica, ma anche un luogo di accoglienza, competenza e speranza.

domenica 15 marzo 2026

Bonantini: “Le nuove AFT rischiano di diventare guardie mediche diurne. Che fine faranno i CAU e il rapporto medico-paziente?”

 




Loris Bonantini interviene nel dibattito sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e sull’introduzione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).

Secondo Bonantini, il nuovo modello rischia di trasformarsi di fatto in una sorta di guardia medica diurna, con copertura oraria dalle 8 alle 20, sollevando interrogativi sul futuro dei CAU (Centri di Assistenza Urgenza) già attivi sul territorio.


«Se le AFT garantiranno visite per problemi urgenti ma non gravi nella fascia diurna – osserva – è inevitabile chiedersi quale sarà il ruolo dei CAU e come verrà organizzata la rete dell’assistenza territoriale».

Il timore espresso è anche quello di un possibile depotenziamento del ruolo del medico di medicina generale, con il rischio di indebolire lo storico rapporto fiduciario tra medico e paziente.

Che cosa sono le AFT

Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) rappresentano una forma organizzativa della medicina generale che riunisce più medici di famiglia all’interno di una rete territoriale. L’obiettivo è migliorare la continuità assistenziale e ampliare la copertura oraria dei servizi sanitari di base.

Le principali caratteristiche:

  • Collaborazione tra medici: i medici di medicina generale operano in rete, mantenendo il proprio studio ma coordinando l’attività sul territorio.
  • Copertura oraria ampliata: di norma dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, con turni coordinati tra gli studi.
  • Prestazioni sanitarie: gestione di visite non differibili (urgenze minori), con possibilità di accesso ai dati clinici tramite Fascicolo sanitario elettronico.
  • Obiettivo organizzativo: migliorare l’accesso alle cure primarie e ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso.

In questa prospettiva, l’AFT rappresenta un’evoluzione del ruolo del medico di famiglia, che passa da attività prevalentemente individuale a una struttura organizzata e integrata nel sistema sanitario territoriale.

Il percorso istituzionale

La programmazione delle AFT prevede diversi passaggi istituzionali:

  • presentazione in Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria Metropolitana;
  • confronto e validazione tecnica nei Comitati di Distretto;
  • informativa nei Comitati aziendali della Medicina Generale e della Pediatria di Libera Scelta;
  • approvazione finale in Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria Metropolitana dell’assetto dell’assistenza primaria.

La situazione nell’area di Bologna

Nel territorio bolognese sono previste AFT anche per altre figure professionali convenzionate:

  • Pediatri di libera scelta: 7 AFT, una per distretto (Bologna suddivisa in Est e Ovest).
  • Specialisti ambulatoriali convenzionati: 4 AFT territoriali
    • ReLaSa-Appennino
    • Bologna Ovest
    • Bologna Est-Savena Idice
    • Pianure Est e Ovest

Queste ultime sono già operative dal 2019, secondo le indicazioni dell’accordo integrativo regionale del 2018.

martedì 10 marzo 2026

San Benedetto Val di Sambro fa squadra per la prevenzione

 Visite senologiche gratuite per le donne under 45

 

di Martina Mari


C’è un territorio che non aspetta, che non delega, che si attiva. È quello di San Benedetto Val di Sambro, dove il 10 marzo la prevenzione è diventata un gesto concreto, tangibile, vicino alle persone.

Per un’intera giornata, grazie all’impegno della LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, della Polisportiva Tre Valli e della Ripoli Trail, sono state effettuate visite senologiche gratuite rivolte alle donne sotto i 45 anni. Un’iniziativa nata dal basso, costruita con determinazione e resa possibile dalla generosità della comunità e dal sostegno delle imprese locali. Un’iniziativa nata da lontano grazie al prof. Francesco Rivelli, storico presidente emerito della LILT, che si è affezionato al nostro Appennino e che negli anni ha visitato centinaia di giovani donne del territorio.

Non solo un servizio sanitario, ma un messaggio chiaro: la prevenzione è un diritto e deve essere accessibile. Soprattutto quando si parla di salute femminile e diagnosi precoce, strumenti fondamentali nella lotta contro le malattie oncologiche. 

Un territorio che si prende cura di sé

Il Sindaco Alessandro Santoni ha voluto sottolineare il valore collettivo della giornata:

Questa iniziativa dimostra quanto la nostra comunità sia capace di fare rete. Quando associazioni, istituzioni e imprese collaborano, si riescono a realizzare progetti che incidono davvero sulla qualità della vita delle persone. La prevenzione è una responsabilità condivisa”.

Parole che raccontano uno spirito di comunità che va oltre l’evento singolo, trasformando un’iniziativa sanitaria in un esempio di coesione sociale. 

La prevenzione come azione di sistema

La dottoressa Valentina Solfrini, Direttrice del Distretto Appennino Bolognese insieme al dott. Antonio Maestri, Direttore del Dipartimento di Oncologia, condividono che vi è appropriata coerenza dell’iniziativa con le strategie sanitarie territoriali di prevenzione e promozione della salute dell’AUSL di Bologna:

“Le iniziative promosse dalla LILT sono coerenti con le azioni di prevenzione garantite dall’Azienda Sanitaria. Portare sul territorio opportunità concrete di diagnosi precoce significa rafforzare il lavoro che quotidianamente viene svolto nei servizi e promuovere una cultura della salute sempre più diffusa e consapevole”.

Un riconoscimento importante che sottolinea come la collaborazione tra associazionismo e sistema sanitario pubblico possa generare sinergie efficaci, come attesta anche il fattivo supporto offerto negli anni dal dottor Valerio Veduti, Medico di Medicina Generale presente sul territorio.  

La prevenzione non ha età

Il Presidente provinciale LILT Roberto Guizzardi ha ribadito l’importanza di rivolgersi anche alle fasce più giovani:

“Spesso si pensa che certi controlli riguardino solo determinate età. In realtà la prevenzione deve iniziare presto. Offrire visite gratuite alle donne under 45 significa intercettare bisogni reali e diffondere una cultura della diagnosi precoce che può fare la differenza”.

Un messaggio che punta a cambiare mentalità: non aspettare, ma anticipare. 

Il ruolo decisivo delle imprese

Fondamentale è stato anche il contributo del tessuto economico locale, che ha risposto con generosità. Tra le aziende sostenitrici figurano BCC Felsinea, AGN Energia, Betti Autocarrozzeria, AB Baldi Alfredo, Carburanti Moveo, Cosmoderma, Officina Vannini, MC Agraria, Mercatone Baldini, Ristorante Dal Tosco ed ECU.

L’ingegner Andrea Giusti di Moveo, tra i sostenitori dell’iniziativa, ha spiegato così la scelta di partecipare:

“Un’azienda non è solo un’attività economica: è parte di una comunità. Sostenere un progetto che promuove la salute significa restituire valore al territorio che ogni giorno ci sostiene. Per noi è stata una scelta naturale”.

Sabrina Betti, titolare dell’omonima Autocarrozzeria e altra sostenitrice delle visite, ha spiegato così la sua vicinanza:

“Fare impresa in un territorio è esserne intimamente parte in ogni aspetto a partire da quello della salute. Inoltre, come donna, non posso non sentirmi vicina a questa iniziativa”.

Un segnale importante di responsabilità sociale d’impresa, che dimostra come il mondo produttivo possa avere un ruolo attivo nella promozione del benessere collettivo. 

Una giornata che lascia il segno

Dietro ogni visita effettuata c’è una storia, una scelta di consapevolezza, un passo verso la tutela della propria salute. E dietro l’organizzazione dell’evento ci sono volontari, professionisti sanitari, associazioni sportive e cittadini che hanno creduto nel progetto.

Il 10 marzo non è stata solo una data sul calendario, ma un esempio concreto di come una comunità possa mobilitarsi per qualcosa che riguarda tutti: la salute.

E se la prevenzione è il primo passo nella lotta contro i tumori, a San Benedetto Val di Sambro quel passo è stato fatto insieme.

sabato 7 marzo 2026

Uno specchio intelligente protegge il cuore di chi è guarito dal cancro

 L'Irst di Meldola è l'unico centro di sperimentazione in Italia


 

Uno specchio intelligente, di ultimissima generazione, che analizza la postura e i movimenti di chi ha di fronte.

Quindi, tramite un sofisticato software di intelligenza artificiale, sa indicare una dieta adeguata o gli esercizi fisici per contrastare lo stress, fino a consigliare un approfondimento specialistico in caso di presenza di segnali di rischio della propria salute.

Si chiama 'Maya' (Mirrors supporting healthier lives of Adolescents and Young Adults after cancer) ed è il progetto all'avanguardia che sarà testato all'Irst 'Dino Amadori' di Meldola (Forlì-Cesena), l'unico italiano dei cinque centri clinici selezionati per sviluppare questa sperimentazione finanziata dal programma europeo Horizon con quasi 6 milioni e che coinvolge 16 enti di ricerca da 10 diversi Paesi.
    Maya ha un obiettivo molto ambizioso. Sviluppando tecnologie già presenti in ambito commerciale, si propone come un vero e proprio 'specchio della salute digitale'. Quando il paziente si posiziona di fronte alla piattaforma, è, infatti, in grado di analizzarne la posizione e i movimenti del corpo e del viso, unendoli ai parametri biometrici raccolti tramite una bilancia digitale e altri dispositivi come uno smartwatch e un misuratore di pressione. Il risultato è una valutazione del benessere del paziente che l'intelligenza artificiale confronta in tempo reale con le linee guida cliniche e casi analoghi del passato, identificando immediatamente eventuali aree su cui intervenire. Lo specchio dialogherà in prima persona, fornendo consigli alimentari e per la gestione dello stress, un programma di attività fisica e persino lanciando un allarme e indirizzando verso una valutazione specialistica in caso di segnali di rischio. La categoria target della sperimentazione saranno adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi di tumore.
    "Siamo orgogliosi - dice l'assessore alla sanità Massimo Fabi - che l'Emilia-Romagna, tramite uno dei suoi centri più avanzati in campo oncologico, sia protagonista di una sperimentazione così importante. Le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale saranno preziosissimi alleati nella tutela della salute. La scelta di Meldola è l'ultima conferma di come il nostro sistema regionale sia riconosciuto a livello internazionale". (ANSA)

venerdì 6 marzo 2026

Chiudono i Cau del Maggiore e del Sant’Orsola

I medici di base esultano: “Era ora. Ora avanti con le Aft”



Chiuderanno i Cau dell’ospedale Maggiore e del policlinico Sant’Orsola. Una decisione accolta con favore dalla segretaria bolognese della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Ilaria Piana, che parla di un risultato importante.

Secondo Piana, la chiusura dei Cau ospedalieri “rappresenta un traguardo fondamentale per la Fimmg, in particolare per la sezione di Bologna che si è spesa con determinazione per raggiungere questo obiettivo”. A suo giudizio, infatti, la presenza di queste strutture all’interno degli ospedali “finisce per disorientare l’utenza, costringendo di fatto i cittadini a recarsi comunque in ambito ospedaliero anche per problemi di lieve entità e sovrapponendosi ai Pronto soccorso”.

Per i pazienti, sottolinea la segretaria della Fimmg, la chiusura dei Cau “non significa perdere un servizio, ma riportarlo dove serve davvero: nella rete territoriale, in reale prossimità del cittadino”.

“Abbiamo più volte evidenziato come la collocazione dei Cau all’interno delle mura ospedaliere fosse una soluzione organizzativa molto discutibile – prosegue Piana – e distante dall’accordo firmato in Regione. Una scelta che ha finito per generare confusione e che non risponde adeguatamente alle reali esigenze di cura di prossimità dei cittadini”.

Il nuovo presidio territoriale di riferimento saranno le Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali previste dal sistema sanitario pubblico, nelle quali opereranno i medici di medicina generale.

“Oggi raccogliamo i frutti di questo lavoro e la nostra attenzione è già rivolta, in modo costruttivo, a garantire il rigoroso rispetto degli standard che dovranno essere alla base dei nuovi ambulatori delle Aft”, conclude Piana.

 (Inviato da Dubbio)

giovedì 5 marzo 2026

Dipendenze patologiche, in crescita le prese in carico: 4.388 utenti nel 2025

 Aumentano i nuovi accessi grazie alla riduzione del danno e all’intercettazione precoce, soprattutto tra i giovani

 


L’Azienda USL di Bologna invia:

 

Sono 4.388 le persone seguite nel 2025 dai servizi per le dipendenze dell’Azienda USL di Bologna, in aumento rispetto all’anno precedente. È il dato più significativo che emerge dal report annuale dell’Osservatorio Epidemiologico Metropolitano delle Dipendenze Patologiche, presentato questa mattina nel corso del tradizionale evento scientifico all’Ospedale Maggiore.

Nel dettaglio, 2.854 persone sono in carico per dipendenza da sostanze stupefacenti illegali (erano 2.534 nel 2024), 1.226 per dipendenza da alcol (1.073 nel 2024) e 308 per gioco d’azzardo patologico (282 nel 2024). I nuovi utenti rappresentano il 18,3% del totale: un dato che conferma la crescente capacità dei servizi di intercettare precocemente il bisogno e avviare percorsi di cura.

Cambiano i consumi: cala l’eroina, cresce il crack

Tra le nuove prese in carico si registra un lieve calo degli assuntori di eroina, che rappresentano il 40,4% del totale (erano il 45,5% nel 2024), mentre aumentano gradualmente e in modo costante le richieste di aiuto per alcol e cocaina, rispettivamente al 30% e al 25,6% (contro il 29,7% e il 23,3% dello scorso anno).

Particolarmente significativo il dato relativo al crack: le prese in carico continuano a crescere, passando da 353 nel 2023 a 456 nel 2024, fino a 623 nel 2025, pari al 14,5% del totale.

La maggioranza degli utenti è di sesso maschile (77%), mentre resta stabile la quota femminile (23%). L’età media è di 44 anni. In aumento, soprattutto nel Comune di Bologna, la quota di persone irregolari, senza fissa dimora e non residenti, che rappresentano il 17% del totale. Questa fascia è seguita prevalentemente dal SerDP “Pepoli”, servizio a bassa soglia dell’Ausl.

Nel 2025 è cresciuto del 21% il numero di persone prese in carico dal SerDP Pepoli accompagnate dall’Unità di Strada, a conferma dell’importanza di interventi precoci e proattivi.

«È spesso un tema di risorse – spiega Marialuisa Grech –. Il consumatore scolarizzato e socialmente integrato ha più strumenti per chiedere aiuto e si rivolge più facilmente ai servizi. La popolazione vulnerabile, invece, fatica a riconoscere il problema e a chiedere supporto. Per questo è necessario mettere in campo interventi mirati, tra cui quelli di riduzione del danno, per sostenere il cambiamento e ridurre i rischi legati al consumo».

Focus giovani: oltre la metà sono nuovi accessi

Particolare attenzione è dedicata agli under 25: sono 259 i giovani attualmente in carico, di cui il 52% rappresenta nuovi accessi. Le richieste di aiuto riguardano soprattutto eroina, cocaina e gioco d’azzardo, mentre risultano inferiori quelle per dipendenza da alcol.

«L’aumento delle prese in carico tra i giovani – prosegue la dottoressa Grech – è legato anche alla presenza di Area 15, il servizio integrato di Ausl e Comune dedicato ad adolescenti e giovani, che ha canalizzato in un unico luogo la domanda di informazioni e orientamento sulle sostanze. Questo ha reso più semplice l’accesso ai servizi e la condivisione delle esperienze».

Anche la Città Metropolitana ha avviato sperimentazioni con enti del Terzo Settore e professionisti del territorio, rafforzando la rete di prevenzione e presa in carico.

Rete e multidisciplinarietà

Si conferma decisiva la collaborazione con il Terzo Settore, con gli enti gestori delle comunità terapeutiche e con l’intera rete dei servizi, regolata da accordi di programma che disciplinano anche i percorsi di reinserimento socio-lavorativo.

Il Servizio Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Bologna può contare su un’équipe multidisciplinare che interviene non solo dopo la presa in carico, ma anche nelle fasi di ingaggio e attrattività, attraverso interventi di riduzione del danno. I percorsi di cura, personalizzati sulle caratteristiche e sui bisogni di ciascun utente, condividono un approccio integrato e altamente specializzato.

L’Osservatorio: conoscenza e monitoraggio del fenomeno

L’Osservatorio Epidemiologico Metropolitano Dipendenze Patologiche rappresenta uno strumento operativo di supporto al sistema dei servizi, contribuendo ad arricchire il patrimonio informativo aziendale, regionale e nazionale.

Obiettivo principale è monitorare l’evoluzione dei consumi e delle dipendenze patologiche a Bologna e nella Città Metropolitana, fornendo annualmente a cittadini e operatori informazioni obiettive, affidabili e comparabili sul fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze.

mercoledì 4 marzo 2026

Emilia Romagna prima in Italia per saldo pro capite della mobilità sanitarie

 Nel report 2003 per ogni residente 127 euro, il doppio della Lombardia

 


L'Emilia-Romagna è prima in Italia per saldo pro capite della mobilità sanitaria con 127 euro per residente, quasi il doppio della Lombardia che si ferma a 65 euro.

Il dato emerge dal report della Fondazione Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale 2023 presentato in occasione del 30/o anniversario della Fondazione.
    Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il livello record di 5,15 miliardi di euro, il più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022.

Ci si muove soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a forti spostamenti anche tra regioni settentrionali.
    L'Emilia-Romagna ha registrato un saldo positivo di 564,8 milioni di euro tra crediti per mobilità attiva, pari a 849,9 milioni, e debiti per mobilità passiva, pari a 285 milioni. La variazione rispetto al 2022 è stata di 39,4 milioni, il miglioramento più alto tra tutte le regioni. L'Emilia-Romagna concentra il 17,6% della mobilità attiva nazionale, seconda solo alla Lombardia con il 23,2%.
    Circa metà degli incassi derivanti dalle cure a pazienti non residenti va a tre sole regioni: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Sul fronte opposto i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre regioni sono a carico di Lazio con il 12,1%, Campania con il 9,4% e Lombardia con il 9,2%. (ANSA)

Area comparto: sciopero generale nazionale di tutto il personale per l'intera giornata del 9 marzo 2026

 Lo sciopero è stato indetto dalle associazioni Sindacali Slai Cobas Per Il Sindacato Di classe, USB e USI 1912, aderenti Cub Sur e Adl Cobas


 

L’AUSL Bologna informa:


Le associazioni Sindacali Slai Cobas Per Il Sindacato Di classe, USB e USI 1912, aderenti Cub Sur e Adl Cobas, hanno proclamato, per l'intera giornata del 9 marzo 2026, lo sciopero generale nazionale del personale di tutti i settori pubblici e privati.

Per quanto riguarda il personale dell’Azienda Usl di Bologna, lo sciopero interessa:

·         gli operatori dell’area comparto (infermieri, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e amministrativi)

·         gli operatori della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria e della dirigenza non sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa.

L’Azienda USL di Bologna ha attivato le procedure idonee a garantire all’utenza i servizi pubblici essenziali e i contingenti minimi di personale così come previsti dalle disposizioni normative di riferimento e dagli accordi sindacali in caso di sciopero.