Dalle segnalazioni sui social alla nuova denuncia: quando l'indifferenza verso l'ambiente diventa una consuetudine, la domanda non può che essere una: dove finisce la tolleranza e dove comincia l'inciviltà?
Marco Dubbio riprende le proteste e le segnalazioni già apparse sul gruppo Facebook “Sei di Marzabotto se…”, riportando l'attenzione su una questione che, a quanto viene segnalato, continua a ripresentarsi: la scarsa attenzione, se non addirittura l'assenza di rispetto, nella gestione e nell'abbandono dei rifiuti.
Una situazione che induce a porsi anche domande volutamente
provocatorie: esiste una raccolta differenziata per i “bulli” e gli
“ipocriti”? E, soprattutto, che cosa significa davvero civilizzazione?
Se il termine indica il processo o lo stato di sviluppo civile di una comunità,
il rispetto degli spazi comuni e dell'ambiente dovrebbe esserne una delle
espressioni più elementari.
I due post di denuncia, pubblicati rispettivamente il 27
agosto e il 3 settembre 2026, sembrano trovare un'ulteriore conferma
nella segnalazione odierna, giovedì 10 settembre, quando si
sarebbe nuovamente verificato un episodio di scarsa sensibilità nei confronti
delle persone che transitano nel luogo documentato dalla fotografia.
L'immagine evidenzia alcuni punti di criticità e restituisce,
ancora una volta, l'impressione di un comportamento poco rispettoso degli spazi
pubblici e dell'ambiente. Un fenomeno che, va sottolineato, rimane
fortunatamente un episodio isolato rispetto alla maggioranza dei cittadini che
rispettano le regole e contribuiscono quotidianamente alla cura del territorio.
Ma proprio perché si tratta di episodi che rischiano di
ripetersi, la questione merita una riflessione più ampia.
Oltre agli studi e alle iniziative dedicate alla ricerca di
soluzioni contro il bullismo, forse sarebbe opportuno interrogarsi anche sul
fenomeno dell'ipocrisia civica: quella distanza tra ciò che si
pretende dagli altri e ciò che, invece, ci si concede quando nessuno guarda.
La tolleranza nei confronti degli illeciti, delle piccole
violazioni e dei comportamenti incivili può infatti produrre un effetto pericoloso:
trasformare ciò che dovrebbe essere percepito come sbagliato in qualcosa di
normale, se non addirittura di legittimo.
E quando l'inciviltà non trova una risposta, chi la pratica
può sentirsi autorizzato a ripeterla con sempre maggiore disinvoltura.
Il rispetto dell'ambiente e del territorio non dovrebbe
essere affidato soltanto al senso civico del singolo, ma diventare patrimonio
condiviso di una comunità. Perché un territorio pulito non è soltanto
una questione di decoro: è il riflesso del livello di civiltà di chi lo abita.
La domanda, dunque, resta aperta: la vera “civilizzazione” è soltanto una parola oppure si misura concretamente anche dalla capacità di rispettare ciò che appartiene a tutti?
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