mercoledì 2 settembre 2026

La Saga Coffee non si sposta: il lavoro di Gaggio Tech è una battaglia di tutta la comunità

 


di Emanuela Cioni


In questi giorni ho incontrato alcune delle ragazze e delle donne che hanno lavorato alla Gaggio Tech. Tra loro c’erano compagne di classe, amiche, persone che non conoscevo. In tutte ho visto paura, amarezza e una profonda incertezza per il futuro.

Ho visto madri preoccupate non soltanto per la perdita del posto di lavoro, ma soprattutto per il timore di non riuscire più a garantire ai propri figli quella serenità e quella sicurezza costruite attraverso anni di sacrifici.

Ma questa vicenda impone anche una riflessione che, come comunità, non possiamo più rimandare: abbiamo fatto abbastanza per far sentire la nostra vicinanza a queste lavoratrici e a questi lavoratori?

La sensazione è che sia mancata quella partecipazione, quella presenza e quella mobilitazione che una situazione così grave avrebbe meritato.

Non si tratta di giudicare le scelte personali di nessuno, né di puntare il dito contro chi ha preso strade diverse. Si tratta, piuttosto, di ricordare il valore della solidarietà. Chi ha condiviso per anni lo stesso luogo di lavoro, gli stessi turni, le stesse difficoltà e le stesse speranze non dovrebbe dimenticare chi oggi si trova ad affrontare la parte più dolorosa di questa storia.

Quando decine di persone perdono il lavoro, infatti, non è mai un problema che riguarda soltanto loro. È una ferita che riguarda l’intero territorio.

Si impoveriscono i nostri paesi, diminuiscono le opportunità per i giovani e vengono meno la sicurezza, l’autonomia e la dignità di tante famiglie. Dietro ogni posto di lavoro perso c’è una persona, c’è una famiglia, ci sono progetti e speranze che rischiano di essere messi in discussione.

Forse ci siamo abituati troppo a osservare da lontano i problemi degli altri, pensando che non ci riguardino. Ma oggi è successo a loro. Domani potrebbe accadere a chiunque.

Una comunità vera si riconosce soprattutto nei momenti difficili: quando sa unirsi, farsi sentire e stringersi intorno a chi sta perdendo le proprie certezze.

Avrei voluto vedere più persone presenti, più voci alzarsi, più cittadini chiedere risposte. Avrei voluto vedere anche gli ex colleghi accanto a queste lavoratrici e a questi lavoratori, perché il silenzio e l’indifferenza possono fare ancora più male a chi già si sente abbandonato.

Non lasciamo sole queste donne, queste madri, questi uomini e le loro famiglie.

Il lavoro non è soltanto uno stipendio. È dignità, indipendenza, sicurezza e futuro.

Per questo la loro battaglia non può essere considerata soltanto una vicenda aziendale. Deve diventare una questione di tutta la comunità.

Perché quando si perde il lavoro, perde qualcosa anche il territorio. E quando si difende il lavoro, si difende il futuro di tutti.

(Inviato da Dubbio)

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