di Righi Fabio.
L’Appennino in trappola: quando le istituzioni locali ostacolano chi crea
futuro
Da inizio settembre siamo al lavoro con gli uffici del Ministero della
Cultura per concretizzare un passaggio fondamentale per il nostro territorio:
portare avanti con forza il progetto di cura, promozione e valorizzazione
dell'Appennino bolognese.
Il cuore pulsante di questa iniziativa è Il Cammino dell’Antica Via del
Ferro Etrusca, il nostro progetto di punta per il rilancio turistico e
culturale dell'intera regione. Il percorso ricalca fedelmente la prima vera
grande strada dell'Occidente, tracciata dagli Etruschi per trasportare il
prezioso metallo dall'Isola d'Elba e dal Tirreno fino al porto di Spina
sull'Adriatico.
Si tratta di un itinerario unico al mondo, capace di fondere in un’unica
esperienza tre elementi chiave:
Il Bello: la ricchezza straordinaria dei siti archeologici disseminati
lungo il tracciato.
Il Buono: l'eccellenza delle nostre aziende agricole e dei prodotti tipici,
invidiati a livello internazionale.
Il Giusto: la forza delle persone di buona volontà, unite in una rete viva che
conta già oltre 200 realtà tra docenti, ricercatori, volontari e associazioni
locali.
Grazie all'interessamento e al sostegno del Sottosegretario di Stato alla
Cultura, Sen. Lucia Borgonzoni, il Ministero della Cultura ha riconosciuto il
valore inestimabile di questo tracciato assegnandoci un contributo pubblico di
circa 30.000 euro. Dopo 15 anni di lavoro e impegni portati avanti in totale
autonomia, questo rappresenta il nostro primo finanziamento istituzionale.
Risorse cruciali che verranno destinate quasi interamente allo sviluppo, alla
messa in sicurezza e alla promozione del Cammino dell'Antica Via del Ferro
Etrusca, per trasformare anni di ricerche in un'opportunità concreta per tutte
le comunità montane.
Un paradosso grottesco: ascoltati dal mondo, ostacolati sotto casa
C'è un paradosso amaro e profondo che emerge da questa vicenda. Attraverso
i nostri progetti e in particolare con l'iniziativa della "Diplomazia
della Memoria", dialogiamo quotidianamente con i massimi livelli
istituzionali: trattiamo con ministeri, ambasciate e consolati delle nazioni i
cui soldati hanno combattuto sul nostro Appennino durante la Seconda Guerra
Mondiale. In un momento storico così buio e delicato per il mondo intero,
troviamo da parte di queste grandi realtà internazionali un'attenzione, un
rispetto e una volontà di cooperazione straordinari per gettare basi di pace e
ricordo comune.
La domanda sorge allora spontanea e bruciante: come è possibile trovare più
ascolto, considerazione e supporto presso governi e rappresentanze diplomatiche
di rilievo globale che non presso le piccole amministrazioni del nostro stesso
territorio?
L'Appennino bolognese sembra trasformato in un ambiente incapace di far
crescere in modo naturale le proprie risorse migliori. Invece di coltivare, far
fiorire e far profumare le realtà meritevoli e le persone di buona volontà che
si spendono per la comunità, il sistema amministrativo e politico locale sembra
agire al contrario: un meccanismo sterile che tende a far appassire ogni
entusiasmo, soffocando sul nascere la bellezza e l'impegno civico.
Il nodo della burocrazia e l'ostilità delle amministrazioni
Mentre le grandi istituzioni esterne riconoscono la portata strategica
delle nostre iniziative, sul piano locale ci scontriamo con la solita farraginosa
macchina burocratica. Le associazioni si trovano sole a supportare costi e
tempi biblici — fino a sette mesi di paralisi amministrativa — che trasformano
la gestione pubblica in un pesante "zaino" sulle spalle dei volontari
anziché in una strada spianata per il bene comune.
Ancora più grave è l'atteggiamento politico. L'ennesima conferma si è
consumata proprio dall'assegnazione del contributo ministeriale:
l'amministrazione locale di Castiglione dei Pepoli, nella persona del sindaco
Tommaso Tarabusi, ha preferito affidare ai giornali un attacco polemico,
lamentando l'assegnazione di queste risorse all'Associazione A.R.C.A. e ad
altre realtà meritevoli.
Si è scelto di lavoraere per gettare ombre sul lavoro di piccole realta che
operano da decenni con pochissimi mezzi, alimentando un clima di distruttiva
competizione anziché di gratitudine e collaborazione per i fondi attratti sulla
montagna.
Quindici anni di abusi: denunciare per cambiare
Purtroppo non si tratta di un episodio isolato. In oltre 15 anni di
esperienza sul campo abbiamo visto troppi progetti ideati con sacrificio dal
volontariato essere non usati in cooperazione ma ABUSATI IN COMPETIZIONE
SLEALE, dalle amministrazioni locali — in primis nel nostro caso il nostro
Comune di Castiglione dei Pepoli —, prontissime ad accaparrarsi i meriti nelle
sfilate pubbliche dopo aver ostacolato slealmente gli stessi ideatori.
Denunciare pubblicamente questo malcostume è un dovere verso la comunità
civile. In una terra colta e saggia come quella bolognese, non ci rassegnamo,
anzi lottiamo con tutte le forze e con sempre piu determinazione per
contrastare e cercare, nel nostro piccolo, di scardinare quei sistemi che fanno
appassire il merito e la buona volontà per mere e basse logiche di piccolo
cabotaggio, per interessi personali!!!
Continueremo a lavorare con la testa alta, forti dell'appoggio del
Ministero e delle reti internazionali, per promuovere, curare e valorizzare il
nostro Amato Appennino bolognese.
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