giovedì 10 settembre 2026

CURA, PROMOZIONE E VALORIZZAZIONE DELL APPENNINO BOLOGNESE.

 



di Righi Fabio.


L’Appennino in trappola: quando le istituzioni locali ostacolano chi crea futuro

Da inizio settembre siamo al lavoro con gli uffici del Ministero della Cultura per concretizzare un passaggio fondamentale per il nostro territorio: portare avanti con forza il progetto di cura, promozione e valorizzazione dell'Appennino bolognese.

Il cuore pulsante di questa iniziativa è Il Cammino dell’Antica Via del Ferro Etrusca, il nostro progetto di punta per il rilancio turistico e culturale dell'intera regione. Il percorso ricalca fedelmente la prima vera grande strada dell'Occidente, tracciata dagli Etruschi per trasportare il prezioso metallo dall'Isola d'Elba e dal Tirreno fino al porto di Spina sull'Adriatico.

Si tratta di un itinerario unico al mondo, capace di fondere in un’unica esperienza tre elementi chiave:

Il Bello: la ricchezza straordinaria dei siti archeologici disseminati lungo il tracciato.

Il Buono: l'eccellenza delle nostre aziende agricole e dei prodotti tipici, invidiati a livello internazionale.

Il Giusto: la forza delle persone di buona volontà, unite in una rete viva che conta già oltre 200 realtà tra docenti, ricercatori, volontari e associazioni locali.

Grazie all'interessamento e al sostegno del Sottosegretario di Stato alla Cultura, Sen. Lucia Borgonzoni, il Ministero della Cultura ha riconosciuto il valore inestimabile di questo tracciato assegnandoci un contributo pubblico di circa 30.000 euro. Dopo 15 anni di lavoro e impegni portati avanti in totale autonomia, questo rappresenta il nostro primo finanziamento istituzionale. Risorse cruciali che verranno destinate quasi interamente allo sviluppo, alla messa in sicurezza e alla promozione del Cammino dell'Antica Via del Ferro Etrusca, per trasformare anni di ricerche in un'opportunità concreta per tutte le comunità montane.

Un paradosso grottesco: ascoltati dal mondo, ostacolati sotto casa

C'è un paradosso amaro e profondo che emerge da questa vicenda. Attraverso i nostri progetti e in particolare con l'iniziativa della "Diplomazia della Memoria", dialogiamo quotidianamente con i massimi livelli istituzionali: trattiamo con ministeri, ambasciate e consolati delle nazioni i cui soldati hanno combattuto sul nostro Appennino durante la Seconda Guerra Mondiale. In un momento storico così buio e delicato per il mondo intero, troviamo da parte di queste grandi realtà internazionali un'attenzione, un rispetto e una volontà di cooperazione straordinari per gettare basi di pace e ricordo comune.

La domanda sorge allora spontanea e bruciante: come è possibile trovare più ascolto, considerazione e supporto presso governi e rappresentanze diplomatiche di rilievo globale che non presso le piccole amministrazioni del nostro stesso territorio?

L'Appennino bolognese sembra trasformato in un ambiente incapace di far crescere in modo naturale le proprie risorse migliori. Invece di coltivare, far fiorire e far profumare le realtà meritevoli e le persone di buona volontà che si spendono per la comunità, il sistema amministrativo e politico locale sembra agire al contrario: un meccanismo sterile che tende a far appassire ogni entusiasmo, soffocando sul nascere la bellezza e l'impegno civico.

Il nodo della burocrazia e l'ostilità delle amministrazioni

Mentre le grandi istituzioni esterne riconoscono la portata strategica delle nostre iniziative, sul piano locale ci scontriamo con la solita farraginosa macchina burocratica. Le associazioni si trovano sole a supportare costi e tempi biblici — fino a sette mesi di paralisi amministrativa — che trasformano la gestione pubblica in un pesante "zaino" sulle spalle dei volontari anziché in una strada spianata per il bene comune.

Ancora più grave è l'atteggiamento politico. L'ennesima conferma si è consumata proprio dall'assegnazione del contributo ministeriale: l'amministrazione locale di Castiglione dei Pepoli, nella persona del sindaco Tommaso Tarabusi, ha preferito affidare ai giornali un attacco polemico, lamentando l'assegnazione di queste risorse all'Associazione A.R.C.A. e ad altre realtà meritevoli.

Si è scelto di lavoraere per gettare ombre sul lavoro di piccole realta che operano da decenni con pochissimi mezzi, alimentando un clima di distruttiva competizione anziché di gratitudine e collaborazione per i fondi attratti sulla montagna.

Quindici anni di abusi: denunciare per cambiare

Purtroppo non si tratta di un episodio isolato. In oltre 15 anni di esperienza sul campo abbiamo visto troppi progetti ideati con sacrificio dal volontariato essere non usati in cooperazione ma ABUSATI IN COMPETIZIONE SLEALE, dalle amministrazioni locali — in primis nel nostro caso il nostro Comune di Castiglione dei Pepoli —, prontissime ad accaparrarsi i meriti nelle sfilate pubbliche dopo aver ostacolato slealmente gli stessi ideatori.

Denunciare pubblicamente questo malcostume è un dovere verso la comunità civile. In una terra colta e saggia come quella bolognese, non ci rassegnamo, anzi lottiamo con tutte le forze e con sempre piu determinazione per contrastare e cercare, nel nostro piccolo, di scardinare quei sistemi che fanno appassire il merito e la buona volontà per mere e basse logiche di piccolo cabotaggio, per interessi personali!!!

Continueremo a lavorare con la testa alta, forti dell'appoggio del Ministero e delle reti internazionali, per promuovere, curare e valorizzare il nostro Amato Appennino bolognese.

 

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