Le storie di Elio e Mario Degli Esposti, Arturo Nenzioni, Ezio e Rino Nucci ed Emilio Romualdo Puccetti compongono un altro capitolo della memoria degli internati militari italiani originari dell'Appennino bolognese.
di Patrizia Zanasi
Presidente Anei Marzabotto
Prosegue
il percorso dedicato agli ex internati militari italiani (IMI), uomini che dopo l'8 settembre 1943
furono catturati dalle forze tedesche e deportati nei campi di prigionia e di
lavoro del Reich. In questa quarta puntata vengono ricordate altre sei figure
originarie di Camugnano, alle quali è stata conferita la
medaglia in memoria della loro esperienza di prigionia.
I
gemelli Elio e Mario Degli Esposti, due destini incrociati
Particolarmente
significativa è la vicenda dei fratelli gemelli Elio e Mario Degli Esposti, nati a Camugnano il 27 luglio 1923, figli di Giovanni ed Emilia Sibani.
Elio
fu internato nello Stalag
XIII D di Norimberga-Langwasser, nel distretto militare omonimo, con matricola n. 104962.
Dal 16 ottobre 1944 al 13 gennaio 1945 risulta impiegato presso la Siemens Schuckertwerke AG Kleinbauwerk di
Hof an der Saale, Heiligengrabstrasse. Fu rimpatriato il 30 settembre 1945. È morto a
Grizzana Morandi il 27 marzo 2022.
Mario
era invece arruolato nel 22° Settore della Guardia alla Frontiera di Aidussina, nell'attuale Slovenia. Catturato il
9 settembre 1943, fu internato nello Stalag III A di Luckenwalde, nel distretto militare di Berlino,
con matricola n. 104961. Fu rimpatriato l'8 settembre 1945, mentre la famiglia
si trovava a Verzuno. È morto a Casalecchio di Reno il 14 maggio 2009.
A
raccontare in prima persona quei mesi terribili è stato lo stesso Elio Degli
Esposti, in una testimonianza nella quale emerge anche la drammatica esperienza
vissuta insieme al fratello.
Elio
raccontò di essere partito per il fronte il 16 gennaio 1943, destinato a Cerknica, in Slovenia,
dove ricevette l'addestramento e prestò giuramento. Per circa otto mesi fu
impegnato, insieme al fratello, in servizi di guardia e rastrellamento contro i
partigiani locali.
Poi
arrivò l'8 settembre 1943. Dopo l'annuncio dell'armistizio, i due fratelli
tentarono di rientrare in Italia insieme ad altri militari. Il gruppo, composto
da circa cinquanta uomini, percorse a piedi una quarantina di chilometri fino
ad Aidussina, per poi proseguire in treno.
Alla
stazione di Udine, però, arrivò l'ordine di deporre le armi. Il giorno
successivo i militari furono caricati sui vagoni, circa quaranta per ogni
carrozza, e iniziò un viaggio durato cinque giorni e cinque notti, senza cibo né acqua, fino al campo
di Buchenwald.
La
prigionia proseguì poi in altri campi. Dopo circa 45 giorni trascorsi a dormire
sulla nuda terra, Elio venne trasferito nei pressi di Berlino, dove fu
sistemato in una baracca insieme ad altri prigionieri. Poco dopo venne
destinato al lavoro presso la Siemens, attività che avrebbe svolto per quasi due anni, fino alla liberazione.
Nella
sua testimonianza Elio ricordò anche le condizioni estreme della prigionia:
alla fine della permanenza nel campo pesava appena 45 chilogrammi. I prigionieri italiani venivano
chiamati sprezzantemente “Badoglio”, senza che fosse mai utilizzato il loro
nome.
Particolarmente
drammatico il racconto degli ultimi giorni di guerra. La notte del 24 aprile 1945, i bombardamenti fecero tremare le
baracche e i prigionieri vennero trasferiti in una sorta di rifugio. Il giorno
seguente arrivarono i cosacchi, che ordinarono loro di uscire dal campo. Poco
dopo una raffica di Katiuscia provocò distruzione e scompiglio.
Fu
proprio in quel momento che Elio perse di vista il fratello Mario, convinto che
fosse morto.
Il
ritorno a casa fu accompagnato dall'angoscia. Nell'autunno del 1945 Elio non
sapeva se avrebbe ritrovato la propria abitazione e la propria famiglia, anche
perché aveva appreso delle stragi compiute a Marzabotto. Soprattutto, temeva di
dover comunicare ai familiari la morte del fratello.
Quando
finalmente arrivò a casa, però, lo aspettava una sorpresa: Mario era vivo. Era rientrato in Italia un mese
prima.
Una
storia nella storia, quella dei due gemelli Degli Esposti, che restituisce in
tutta la sua drammaticità il senso di un'esperienza vissuta da migliaia di
militari italiani dopo l'8 settembre.
Arturo
Nenzioni
Figlio
di Pietro e Fidalma Lodovisi, Nenzioni era militare presso il 96° Reparto Distrettuale di Udine quando fu catturato il 12 settembre
1943.
Internato
nello Stalag XX A di Thorn, nel distretto militare di Danzica,
con matricola n. 40094, prestò la propria opera come lavoratore prigioniero
presso il porto di Danzica-Gdynia.
Fu
liberato dall'Armata Rossa nel febbraio 1945 e successivamente trasferito in un
centro dell'Unione Sovietica, dove rimase fino all'identificazione. Rientrò in
Italia il 7
ottobre 1945.
Arturo
Nenzioni è morto a Bologna il 4 febbraio 1998.
Nella
foto: un documento di registrazione tedesco.
Ezio
Nucci
Nucci
fu catturato a Verona l'11 settembre 1943 e internato nel distretto militare III di Berlino, con
presenza documentata a Cottbus,
nel Brandeburgo.
Rimpatriato
il 28 ottobre 1945, tornò a Camugnano, dove è morto il
22 febbraio 2016.
Nella
foto: la scheda di Ezio Nucci pubblicata sul sito LE.B.I.
Rino
Nucci
Figlio
di Michele e Elvira Masotti, di professione muratore, Nucci era militare presso
il 2° Reggimento, con l'arma non leggibile nella
documentazione, di stanza a Verona. Fu catturato l'11 settembre 1943 e
internato nello Stalag
III B di Fürstenberg sull'Oder, nel distretto militare di Berlino, con matricola n. 308293.
Durante
la prigionia fu impiegato presso la ditta Karl e Hans Raspe G.m.b.H., fabbrica chimica, filiale di
Delitz, con tessera n. I 437.
Rimpatriato
il 23 giugno 1945, morì a Prato il 24 ottobre 2012.
Nella
foto: la fotografia identificativa di Rino Nucci, scattata al momento
dell'internamento nello Stalag III B.
Romualdo
Puccetti
Figlio
di Pio e Giuseppina Adami, di professione falegname, Puccetti aveva la
matricola militare n. 11622/6. Dopo essere stato inviato in Francia, fu
rimpatriato e assegnato al 31° Battaglione Pontieri, di stanza a Casale Monferrato, in provincia di
Alessandria.
Fu
catturato il 9
settembre 1943 e
internato in Germania in uno Stalag non identificato.
Liberato
dalle truppe alleate l'8
maggio 1945,
rimase sotto la loro custodia fino al 2 agosto dello stesso anno. Per la sua
esperienza militare fu insignito della Croce al merito di Guerra il 9 gennaio 1971.
È
morto a Camugnano il 25
luglio 2014.
Nella foto: la Croce al merito di Guerra.
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