venerdì 11 settembre 2026

Medaglie d’Onore agli Internati Militari Italiani dell'Appennino: quarta puntata

 Le storie di Elio e Mario Degli Esposti, Arturo Nenzioni, Ezio e Rino Nucci ed Emilio Romualdo Puccetti compongono un altro capitolo della memoria degli internati militari italiani originari dell'Appennino bolognese.


di Patrizia Zanasi

Presidente Anei Marzabotto


Prosegue il percorso dedicato agli ex internati militari italiani (IMI), uomini che dopo l'8 settembre 1943 furono catturati dalle forze tedesche e deportati nei campi di prigionia e di lavoro del Reich. In questa quarta puntata vengono ricordate altre sei figure originarie di Camugnano, alle quali è stata conferita la medaglia in memoria della loro esperienza di prigionia.


I gemelli Elio e Mario Degli Esposti, due destini incrociati

Particolarmente significativa è la vicenda dei fratelli gemelli Elio e Mario Degli Esposti, nati a Camugnano il 27 luglio 1923, figli di Giovanni ed Emilia Sibani.


Elio fu internato nello Stalag XIII D di Norimberga-Langwasser, nel distretto militare omonimo, con matricola n. 104962. Dal 16 ottobre 1944 al 13 gennaio 1945 risulta impiegato presso la Siemens Schuckertwerke AG Kleinbauwerk di Hof an der Saale, Heiligengrabstrasse. Fu rimpatriato il 30 settembre 1945. È morto a Grizzana Morandi il 27 marzo 2022.

Mario era invece arruolato nel 22° Settore della Guardia alla Frontiera di Aidussina, nell'attuale Slovenia. Catturato il 9 settembre 1943, fu internato nello Stalag III A di Luckenwalde, nel distretto militare di Berlino, con matricola n. 104961. Fu rimpatriato l'8 settembre 1945, mentre la famiglia si trovava a Verzuno. È morto a Casalecchio di Reno il 14 maggio 2009.

A raccontare in prima persona quei mesi terribili è stato lo stesso Elio Degli Esposti, in una testimonianza nella quale emerge anche la drammatica esperienza vissuta insieme al fratello.

Elio raccontò di essere partito per il fronte il 16 gennaio 1943, destinato a Cerknica, in Slovenia, dove ricevette l'addestramento e prestò giuramento. Per circa otto mesi fu impegnato, insieme al fratello, in servizi di guardia e rastrellamento contro i partigiani locali.

Poi arrivò l'8 settembre 1943. Dopo l'annuncio dell'armistizio, i due fratelli tentarono di rientrare in Italia insieme ad altri militari. Il gruppo, composto da circa cinquanta uomini, percorse a piedi una quarantina di chilometri fino ad Aidussina, per poi proseguire in treno.

Alla stazione di Udine, però, arrivò l'ordine di deporre le armi. Il giorno successivo i militari furono caricati sui vagoni, circa quaranta per ogni carrozza, e iniziò un viaggio durato cinque giorni e cinque notti, senza cibo né acqua, fino al campo di Buchenwald.

La prigionia proseguì poi in altri campi. Dopo circa 45 giorni trascorsi a dormire sulla nuda terra, Elio venne trasferito nei pressi di Berlino, dove fu sistemato in una baracca insieme ad altri prigionieri. Poco dopo venne destinato al lavoro presso la Siemens, attività che avrebbe svolto per quasi due anni, fino alla liberazione.

Nella sua testimonianza Elio ricordò anche le condizioni estreme della prigionia: alla fine della permanenza nel campo pesava appena 45 chilogrammi. I prigionieri italiani venivano chiamati sprezzantemente “Badoglio”, senza che fosse mai utilizzato il loro nome.

Particolarmente drammatico il racconto degli ultimi giorni di guerra. La notte del 24 aprile 1945, i bombardamenti fecero tremare le baracche e i prigionieri vennero trasferiti in una sorta di rifugio. Il giorno seguente arrivarono i cosacchi, che ordinarono loro di uscire dal campo. Poco dopo una raffica di Katiuscia provocò distruzione e scompiglio.

Fu proprio in quel momento che Elio perse di vista il fratello Mario, convinto che fosse morto.

Il ritorno a casa fu accompagnato dall'angoscia. Nell'autunno del 1945 Elio non sapeva se avrebbe ritrovato la propria abitazione e la propria famiglia, anche perché aveva appreso delle stragi compiute a Marzabotto. Soprattutto, temeva di dover comunicare ai familiari la morte del fratello.

Quando finalmente arrivò a casa, però, lo aspettava una sorpresa: Mario era vivo. Era rientrato in Italia un mese prima.

Una storia nella storia, quella dei due gemelli Degli Esposti, che restituisce in tutta la sua drammaticità il senso di un'esperienza vissuta da migliaia di militari italiani dopo l'8 settembre.

Arturo Nenzioni

Figlio di Pietro e Fidalma Lodovisi, Nenzioni era militare presso il 96° Reparto Distrettuale di Udine quando fu catturato il 12 settembre 1943.

Internato nello Stalag XX A di Thorn, nel distretto militare di Danzica, con matricola n. 40094, prestò la propria opera come lavoratore prigioniero presso il porto di Danzica-Gdynia.

Fu liberato dall'Armata Rossa nel febbraio 1945 e successivamente trasferito in un centro dell'Unione Sovietica, dove rimase fino all'identificazione. Rientrò in Italia il 7 ottobre 1945.

Arturo Nenzioni è morto a Bologna il 4 febbraio 1998.

Nella foto: un documento di registrazione tedesco.


Ezio Nucci

Nucci fu catturato a Verona l'11 settembre 1943 e internato nel distretto militare III di Berlino, con presenza documentata a Cottbus, nel Brandeburgo.

Rimpatriato il 28 ottobre 1945, tornò a Camugnano, dove è morto il 22 febbraio 2016.

Nella foto: la scheda di Ezio Nucci pubblicata sul sito LE.B.I.

Rino Nucci

Figlio di Michele e Elvira Masotti, di professione muratore, Nucci era militare presso il 2° Reggimento, con l'arma non leggibile nella documentazione, di stanza a Verona. Fu catturato l'11 settembre 1943 e internato nello Stalag III B di Fürstenberg sull'Oder, nel distretto militare di Berlino, con matricola n. 308293.

Durante la prigionia fu impiegato presso la ditta Karl e Hans Raspe G.m.b.H., fabbrica chimica, filiale di Delitz, con tessera n. I 437.

Rimpatriato il 23 giugno 1945, morì a Prato il 24 ottobre 2012.

Nella foto: la fotografia identificativa di Rino Nucci, scattata al momento dell'internamento nello Stalag III B.

Romualdo Puccetti

Figlio di Pio e Giuseppina Adami, di professione falegname, Puccetti aveva la matricola militare n. 11622/6. Dopo essere stato inviato in Francia, fu rimpatriato e assegnato al 31° Battaglione Pontieri, di stanza a Casale Monferrato, in provincia di Alessandria.

Fu catturato il 9 settembre 1943 e internato in Germania in uno Stalag non identificato.

Liberato dalle truppe alleate l'8 maggio 1945, rimase sotto la loro custodia fino al 2 agosto dello stesso anno. Per la sua esperienza militare fu insignito della Croce al merito di Guerra il 9 gennaio 1971.

È morto a Camugnano il 25 luglio 2014.

Nella foto: la Croce al merito di Guerra.

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