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martedì 24 febbraio 2026

Lupi nei centri abitati , interrogazione di Evangelisti (FdI) in Regione

 



Con una interrogazione Marta Evangelisti, consigliere regionale e presidente del gruppo di Fratelli d’Italia,  sottolinea come da tempo venga segnalata con crescente frequenza la presenza di lupi nei centri abitati, in particolare nell’area provinciale di Bologna. Tra le zone interessate figurano Pianoro e l’area residenziale compresa tra Rastignano e Montecalvo, dove l’8 gennaio è stata rinvenuta la carcassa di un esemplare.

Sul caso sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Forestale e i veterinari dell’Ausl e dell’Istituto Zooprofilattico, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti. L’animale presentava due fori compatibili, secondo le prime valutazioni, con colpi d’arma da fuoco. Alcuni residenti avrebbero inoltre segnalato alle forze dell’ordine la presenza di presunti bracconieri nella zona.

Evangelisti ricorda che il lupo è una specie protetta dalla normativa vigente, anche a livello europeo, ma evidenzia come negli ultimi anni gli avvistamenti si siano intensificati, in particolare lungo la Fondovalle Savena e in diversi comuni del Bolognese, tra cui Budrio, Molinella, Valsamoggia, Calderara di Reno e Anzola dell’Emilia.

Secondo la consigliera, la presenza sempre più frequente dei lupi nei centri abitati sta generando preoccupazione tra i cittadini e criticità per le attività agricole e zootecniche, con possibili ripercussioni anche sul turismo e sul presidio delle aree montane e collinari. Viene inoltre ribadita la necessità di garantire risarcimenti tempestivi e adeguati agli allevatori che subiscono danni.

Con l’atto , Evangelisti chiede alla Giunta regionale se sia a conoscenza dei fatti segnalati e quale valutazione ne dia. In particolare domanda:

·         se esistano dati ufficiali relativi ai censimenti dei lupi sul territorio metropolitano di Bologna e, in caso affermativo, quanti esemplari e nuclei familiari siano stati rilevati;

·         quali misure siano state adottate per monitorare la presenza dei lupi in Emilia-Romagna;

·         quali azioni siano state intraprese o si intendano intraprendere per tutelare l’incolumità dei cittadini e la sicurezza delle attività agricole e zootecniche;

·         se siano previste iniziative di prevenzione e contrasto al bracconaggio;

·         quanti e quali risarcimenti siano stati riconosciuti a fronte dei danni causati dalla fauna selvatica.

L’obiettivo, conclude la consigliera, è garantire un equilibrio tra la tutela di una specie protetta e la sicurezza delle comunità locali, in particolare nelle aree montane e periferiche, dove il rischio di abbandono del territorio rappresenta una criticità crescente.

mercoledì 4 febbraio 2026

Carabinieri forestali: in Emilia-Romagna aumentano segnalazioni e uccisioni di lupi

 Tracce di avvelenamento anche in esemplari morti dopo investimenti stradali



Aumentano in Emilia-Romagna le segnalazioni di lupi, così come i casi di bracconaggio e avvelenamento. A confermarlo è il colonnello Aldo Terzi, comandante dei Carabinieri Forestali dell’Emilia-Romagna, intervenuto a margine dell’incontro sulle attività svolte nel 2025.

«Riceviamo moltissime segnalazioni di lupi e abbiamo riscontrato diversi episodi di bracconaggio e avvelenamento», ha spiegato Terzi, rispondendo alle domande dei cronisti sul fenomeno della presenza sempre più frequente di questi animali nelle campagne e nelle aree collinari della regione.

Il comandante ha sottolineato il lavoro in corso con la Regione Emilia-Romagna per rafforzare il ruolo delle istituzioni nella comunicazione sul tema: «Siamo fortemente impegnati per restituire alle istituzioni una funzione informativa chiara e autorevole, sottraendo spazio alle notizie veicolate dai social. Si tratta di una materia molto divisiva e dibattuta, che suscita grande interesse nelle popolazioni».

Per quanto riguarda le uccisioni illegali, nel 2025 i casi accertati di bracconaggio sarebbero una decina, anche se il dato resta approssimativo. «C’è una forte diffusione di esche avvelenate – ha precisato Terzi – e spesso troviamo lupi e altri animali selvatici morti dopo essere stati investiti, ma con tracce di avvelenamento. Non sempre riusciamo a stabilire quanto il veleno abbia inciso sul decesso e questo rende difficile una classificazione precisa delle cause di morte».

Sono stati inoltre registrati due episodi di uccisione con armi da fuoco, «con fucili», ha aggiunto il comandante.

Sul recente declassamento del lupo da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”, deciso dall’Unione europea, Terzi ha chiarito che «al momento il lupo resta comunque tutelato in modo significativo». In attesa di un adeguamento della normativa italiana, ha concluso, «esistono strumenti importanti per intervenire nei casi di lupi confidenti o feriti, con l’obiettivo di allontanarli dalla vicinanza antropica, a tutela sia degli animali sia delle comunità che vivono nelle aree rurali».

(ANSA)

martedì 3 febbraio 2026

I lupi scendono dall’Appennino: avvistati due esemplari a Bentivoglio

 



I lupi lasciano sempre più spesso l’Appennino e si spingono verso la pianura. L’ennesima segnalazione arriva da Bentivoglio, dove nella tarda serata di ieri due esemplari sono stati avvistati in un parcheggio nei pressi del Canale Emiliano-Romagnolo.

Erano circa le 23 quando un automobilista, diretto verso la propria auto parcheggiata in un’area di sosta della zona, si è trovato improvvisamente davanti i due animali. I lupi, apparsi tranquilli, hanno proseguito il loro cammino senza mostrare segni di aggressività. L’uomo ha comunque contattato il numero di emergenza 112 per segnalare l’accaduto.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Bentivoglio, che hanno avviato immediatamente alcune ricerche nell’area circostante. Nonostante i controlli, dei due esemplari non è stata trovata alcuna traccia.

Non si tratta di un episodio isolato. Dalla stessa zona, infatti, negli ultimi tempi sono già arrivate diverse chiamate al 112 per segnalazioni analoghe, a conferma di una presenza ormai sempre più frequente dei lupi anche in aree di pianura e in prossimità dei centri abitati.

Un fenomeno che continua a suscitare attenzione e interrogativi, tra la necessità di tutelare una specie protetta e le preoccupazioni dei cittadini che si trovano a convivere con una fauna selvatica sempre più vicina. 

mercoledì 10 gennaio 2024

Sempre più frequenti le aggressioni dei lupi: aggrediti tre cavalli di un allevamento di Anzola Emilia.

 


Evangelisti, Baccilieri e Facchini (FDI) rilevano:

 

Sono numerose le aggressioni dei lupi ai danni di allevamenti in Appennino. Ora sconfinano persino in pianura. L’ultima razzia in ordine di tempo, infatti, è  l’aggressione che ha provocato la morte di tre cavalli di un allevamento di Anzola Emilia.  

 Abbiamo presentato un’interrogazione  per capire cosa la Regione intenda fare riguardo a quella che ormai può definirsi un’emergenza che colpisce molti allevatori: la presenza di branchi di lupi che si spingono fino alla pianura aggredendo e uccidendo gli animali.

L’ interrogazione punta a chiarire in particolare quali misure complessive si intendano introdurre per monitorare la presenza del lupo nelle aree montane e di pianura per mettere gli allevatori nelle condizioni di poter proseguire serenamente la propria attività, predisponendo adeguate azioni di tutela e garantendo la tempestività del risarcimento.

venerdì 13 gennaio 2023

Monte Sole. Lupi trovati uccisi, chiusa la caccia

 

foto d'archivio

Doppiette a riposo a Monte Sole. Sono state trovate nelle aree adiacenti al parco tre carcasse di lupo uccisi da colpi da arma da fuoco e il Consiglio direttivo dell’ente, applicando il regolamento che disciplina l’attività all’interno del parco, ha deliberato la chiusura della caccia al capriolo e al cinghiale per 12 mesi.

Nella delibera si legge poi che nell’intento di contenere il numero dei capi selvatici all’interno del parco a quello ritenuto idoneo per garantire la salvaguardia delle attività agricole, il prelievo dei cinghiali in eccesso sarà effettuato unicamente con ‘operazioni di controllo’ affidate al personale preparato a questo compito.

Delusione da parte dei cacciatori poiché ancora una volta dopo  un illecito, la colpa, anche se non  formalmente addebita a loro, agli occhi dell’opinione pubblica risulta a loro carico e visto che la sanzione è  contro di  loro, tale opinione viene ancor più rafforzata.

I cacciatori invece rigettano con forza l’eventuale accusa facendo notare che essi conoscono molto bene le regole che disciplinano la caccia nel parco e non è per nulla nel loro interesse infrangerle.

mercoledì 28 dicembre 2022

Incontro per conoscere meglio i lupi

Domani,  giovedì 29 dicembre, a San Benedetto Val di Sambro incontro con la Polizia locale della Città metropolitana

   

“Il ritorno del Lupo nel territorio bolognese: conoscerne il comportamento per affrontare le criticità” è il titolo dell’incontro che si terrà domani, giovedì 29 dicembre,  a San Benedetto Val di Sambro ( alle 17.30 nella biblioteca Gastone Stefanini in via Roma 4 ) con la Polizia locale della Città metropolitana.

Obiettivo dell’incontro è la condivisione di alcuni consigli e accorgimenti pratici per contenere o azzerare gli effetti del comportamento dei lupi verso la zootecnia o la tenuta degli animali di affezione. Gli Enti adotteranno e faranno adottare misure e buone pratiche idonee a contenere le manifestazioni più critiche.

Sebbene per la legislazione la specie lupo risulti salvaguardata  e sia qualificata come “particolarmente protetta” , i tempi paiono maturi per una riflessione che riporti al contesto reale la conoscenza e il governo del tema, in ottica precauzionale. Per rendere sostenibile e pacifica la convivenza con il lupo, serve infatti l’impegno di tutti, a partire da una corretta informazione. Nell'incontro verranno dunque approfonditi i corretti comportamenti umani, ma si daranno anche informazioni sui dispositivi di protezione, sulle misure risarcitorie a disposizione e sugli interventi amministrativi e di polizia. 

domenica 5 giugno 2022

Lupi Monte Sole, una ricchezza secondo la ex guida del parco Frabboni



Gian Paolo Frabboni ( nella foto), ex guida del Parco di Monte Sole,  si intromette nel confronto in atto sulla presenza del lupo in Appennino e in particolare nel Parco di Monte Sole a Marzabotto dopo la denuncia di Fabio Cussini, che risiede nel preparco,  delle ripetute razzie ai danni del suo piccolo gregge di capre e dei frequenti avvistamenti non lontano della sua abitazione dei canidi tanto da farlo temere per i suoi bambini, soliti  scorrazzare all’aperto nelle vie intorno a casa.  

Alla  denuncia di Cussani è seguita la lunga relazione del Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali, Ettore Casanova, con un’ analisi sulla presenza del lupo in Appennino. Analisi che, a giudizio del Tecnico , suggeriva di non  sottovalutare i pericoli che tale presenza può rappresentare.

A sollecitare il confronto si è aggiunta la notizia del ritrovamento a Monte Sole di cinque lupi uccisi con esche  avvelenate.

E’ seguito una scambio di opinioni piuttosto accesso fra chi difende la presenza del lupo senza se e senza ma e chi invece si affianca e sostiene con forza le tesi di Casanova.

Ora l’opinione di Frabboni che riportiamo integralmente.   

 C’è in essere una forte accettazione di intervento drastico verso i Lupi a “Monte Sole”!

 -Allora sopprimiamo i colombi  che col loro volo, colorano e fanno gioire i visitatori in Piazza

  San Marco ?   

-Sterminiamo gli allegri amici Delfini perché si nutrono di pesci sottraendoli ai pescatori di

  San Benedetto del Tronto?

-Mandiamo a morte gli Storni che, coi loro continui voli, oscurano e imbrattano le città?

Suvvia, siamo uomini o caporali?

Da quando il mondo è stato creato gli animali sono sempre esistiti. Sempre abbiamo vissuto

accanto a loro e, ce ne siamo e sempre nutriti. Abbiamo sempre tollerato anche quelli che consideriamo malvagi, velenosi o inutili.

Ovviamente ogni specie esiste nel luogo e nello spazio che gli è più congeniale.

E’ l’uomo che prepotentemente è entrato nel loro spazio !

Il Lupo, il Cinghiale, la Volpe, l’Istrice, Donnola o Faina, sono nella mia mente da quando ho  mosso i primi passi a San Pietro di Ozzano e con loro, fin da bambino, ho condiviso prudentemente il territorio senza timore.

Oggi, alcune specie sono praticamente scomparse;  ne sentiamo parlare dai giornali o dalle TV con

linguaggio apocalittico o strumentalmente beatificante senza che chi esprime la critica nel giudizio negativo o positivo l’abbia mai  visto se non in qualche riserva o immagine-ricordo.

Ora c’è diffuso desiderio di sopprimere i  “Lupi di Monte Sole” che, nel silenzio e nell’ ideale natura, hanno ritrovato il loro ambiente per crescere e moltiplicarsi.  Sono colpevoli di attaccare anche animali da reddito, che vengono allevati da  amatori  in questo territorio.

Ma qui i Lupi sono sempre esistiti!   Non sono stati liberati, sono provenienti da altre zone.

Prima di porre in essere l’allevamento, i proprietari degli animali soccombenti  si sono documentati sui regolamenti del territorio?  Erano a conoscenza che il sito è “Parco Storico di Monte Sole” (sorto per Legge Regionale nel 1989)  e destinato, anche, all’antica rinaturalizzazione.

Qui  l’Ente Pubblico sorge e si sviluppa massimamente su terreno privato perché le Amministrazioni Pubbliche ne hanno possesso di soli 500 ettari sui 6.300 del Parco.

Se è indubbio che gli Enti interessati devono provvedere alla manutenzione dei sentieri, recinzioni,

potature o riparazioni  stradali, essi  saranno anche responsabili dei danni che nell’ambiente

 possono verificarsi, come la morte di animali d’affezione, qui custoditi o allevati. Quindi sulla tutela dell’ambiente e la salvaguardia di specie protette pare doveroso che l’Ente titolare debba tutelarsi  con una sorta di assicurazione per i risarcimenti agli aventi diritto.

E’ questa la soluzione più appropriata e non la ”soppressione dei Lupi” come pretenderebbero  col solo supporto “verbale e plateale” le Associazioni che pretendono arrogarsi il diritto di imporsi a salvaguardia della natura, dell’ambiente, degli animali, della salute ma senza impegnarsi  in “parresìa concreta” a favore di chi il danno l’ha subito.

mercoledì 1 giugno 2022

Cinque lupi ritrovati morti nel Parco di Monte Sole

 Avvelenati con potenti rodenticidi. Un record negativo nazionale


Cinque lupi morti per avvelenamento, un intero branco spazzato via, "un biocidio" come l'hanno definito il presidente dell'Ente Parchi Emilia Orientale, Sandro Ceccoli, e il responsabile dell'area Ambiente dell'Ente, David Bianco.

Gli esemplari di lupo, specie protetta e predatore indispensabile agli equilibri dell'ecosistema, sono stati ritrovati uno dopo l'altro in due settimane, dal 18 gennaio scorso, in un'area limitatissima, di soli due chilometri di raggio nella località Caprara, nel cuore del Parco storico di Monte Sole e spartiacque tra la Valle del Reno e quella del Setta.

Le indagini dei carabinieri forestali, guidati dal colonnello Aldo Terzi sono ancora in corso, ma non sarà facile individuare i responsabili.

"Credo che siamo di fronte ad un record negativo nazionale - ha sottolineato Bianco - in passato è successo di trovare lupi morti per avvelenamento, ma mai una cosa del genere". I lupi sono morti dopo aver mangiato delle esche avvelenate, si tratta di potenti rodenticidi, il Brodifacoum e il Bromadiolone, liberamente in vendita e facilmente acquistabili. "E' un fatto gravissimo - ha aggiunto Ceccoli - anche perché a Monte Sole non ci sono pecore o altri allevamenti, e i lupi vivono in equilibrio, senza creare problemi". (ANSA)

lunedì 23 maggio 2022

A Monte Sole i Lupi hanno iniziato il Conto alla Rovescia.



Il Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali, Ettore Casanova ( nella foto), che ha eseguito una analisi sulla presenza del lupo in Appennino, lancia un campanello d’allarme perché non se ne  sottovalutino i pericoli. L’analisi è partita dopo la denuncia di Fabio Cussini che riferiva di ripetute razzie dei lupi a Ghisiola nel preparco di Monte Sole dove egli risiede con la famiglia  e della sua forte preoccupazione poiché questi canidi sono soliti farsi vivi anche in pieno giorno quando i suoi figli godono della libertà della campagna scorrazzando non lontano da casa con le biciclette lungo le vicinali.

 

Ettore Casanova scrive:

 

I ripetuti attacchi dei lupi alla Ghisiola evidenziano una diffusione del Rischio-Lupo completamente sottovalutata nelle Valli del Reno e del Setta così come del resto in tutt’Italia; altrettanto come lo fu a suo tempo il Rischio-Puma nel West degli Stati Uniti. Rischio sia per l’incolumità pubblica, che negli Stati Uniti giunse poi ad avere esiti tragici; sia per l’economia pubblica; sia (non ultimo) per la fiducia pubblica. Perchè, quel che è peggio, in Italia il fraintendimento dei fatti si accompagna al malgoverno della Campagna; che vede nella adorazione del Lupo il proprio centro. Alla Ghisiola i lupi hanno mangiato il piccolo gregge di capre ricoverato di fianco alla casa, proprio sotto la finestra della vecchia madre, nel corso di ripetute incursioni effettuate nel giro di poche settimane. Nel medesimo periodo le incursioni dei lupi si sono alternate a predazioni di cervi nelle immediate vicinanze della casa, nei pressi (poche centinaia di metri) della casa stessa di un podere confinante. Fino addirittura all’ultima predazione di una cerva avvenuta proprio davanti alla porta di casa della Ghisiola: a una cinquantina di metri. Contemporaneamente noi, vicini ed amici che viviamo la Campagna di Marzabotto, Sasso e Grizzana, Lizzano abbiamo regolarmente visto e vediamo regolarmente lupi che si mostrano tranquillamente alle persone negli orari del pascolo dei cervi e cinghiali nei dintorni della Ghisiola, delle case con essa confinanti e in tutta la montagna. Nel senso di lupi che si mostrano nel raggio di un centinaio di metri da case abitate o di persone, tutt’altro che intimoriti dalla presenza umana; quando non proprio passano in pieno giorno attraverso l’aia di una casa, come è capitato anche a me personalmente, o ripetutamente nel cortile di una stalla, di notte sotto le finestre delle abitazioni; oppure sostano a poche decine di metri davanti alle persone continuando a guardarle con tranquilla insistenza. Tutto questo succede in un contesto in cui sono ormai diffusi focolai di predazione domestica a carico di bestiame ed animali d’affezione lungo le stesse Valli del Reno e del Setta; in linea con quanto accade in tutta l’Emilia Romagna. Le predazioni sugli animali d’affezione colpiscono specialmente cani da compagnia e da lavoro. Esemplari in questo senso sono i casi della serie di uccisioni di cani a Castiglione dei Pepoli (caso identico alla serie di cani mangiati ad Albareto PR, tanti per fare esempi fra i tanti), degli attacchi a cani da tartufo e da caccia nel corso delle loro attività. Tutti casi noti fra la gente della Campagna; ma che in minima parte, solo nei casi più clamorosi, assurgono agli onori della cronaca. Si pensi, ancora per tutti, al caso delle predazioni dei vitelli fin dentro ad una stalla di Cavriago, RE, nell’estate del 2020. E nemmeno tutti quei fatti che dovrebbero essere fra i più clamorosi giungono alla ribalta della cronaca; perché cominciano ad essere sempre più frequenti i casi di incidenti diretti con l’uomo che non assurgono alla notorietà dei media. Come detto: lupi che si avvicinano disinvoltamente alle persone, lupi che esplicitano aggressività verso l’uomo, lupi che sostano insistentemente nei pressi di case o stalle, lupi che seguono persone. Il più delle volte questi episodi vengono classificati come eventi fortunati per le persone, coinvolte perché esse avrebbero fruito di una esperienza più unica che rara di contatto con le meraviglie della Natura. Questo per dire come il caso della Ghisiola non sia isolato, ma sia significativo invece di una situazione attuale che si sta facendo tendenza crescente della decisione dei lupi (perché non bisogna dimenticare che la predazione è un comportamento appreso) che intorno alle case si possa mangiare bene; che le case degli umani possano essere parte integrante del loro terreno di caccia e che gli uomini e donne sapiens stessi non siano una fonte di rischio. Quello che rende il Caso Ghisiola più grave di tanti altri è che essa è abitata da persone più vulnerabili della media all’incidente col lupo: l’essere nel posto sbagliato al momento sbagliato; se non proprio l’essere prede facili. La casa è infatti abitata dalla vecchia madre e dai due figli piccoli (di 2 1/2 e 6) del mio amico Cussini. Questa situazione data dal ritorno del lupo nella Valle del Reno sta replicando disgraziatamente in modo perfetto la situazione che si diede dal ritorno del puma nel West americano durante la Seconda Metà degli Anni Ottanta. Anche là il ritorno degli degli ungulati si portò dietro il ritorno dei predatori. Anche là si manifestarono le fratture antropologiche tipiche nella popolazione artificializzata dalla vita urbana: consistenti sia nello smarrimento della memoria che l’Homo sapiens possa essere una preda come un’altra; nonché nell’illusione che la Campagna sia la proiezione dell’armonia del proprio guardino di casa. Queste fratture, dicevamo, trainò il discorso pubblico in un sbornia di negazione della realtà, illusionismo new age, ecologia da intrattenimento tale e quale a quella alla quale assistiamo oggi a Bologna, in Italia, a Marzabotto ed oltre. Quindi, quando i puma cominciarono ad essere visti avvicinarsi alle persone con atteggiamento confidente, ad aggirarsi nei guardini delle case, addirittura a predare (esattamente a quello che avviene alla Ghisiola, ad Albareto, a Castiglione, a Lama di Reno, Monzuno…) nei giardini della case, a marcare il proprio territorio artigliando le verande delle case (così come oggi i lupi marcano il territorio con le proprie fatte a pochi metri dalle case), fino ad affacciarsi alle finestre dei salotti di casa ed altri segnali forti e chiari che gli animali stavano acquisendo una confidenza impropria e pericolosa con gli umani. Questi segnali furono invece salutati, dicevamo, dalle famiglie del terziario avanzato, che si era stabilito fuori città pur senza entrare a fare parte della Società di Campagna, come i segni della bontà del proprio investimento immobiliare: essersi stabiliti in luoghi che permettevano loro di vivere in armonia con la Natura. Con la maiuscola. Di essere in prima fila nell’impresa del recupero dell’Eden perduto dopo al Caduta, unita all’esperienza quotidiana della evoluzione secondo i più ortodossi canoni darwiniani. Allora quando cominciarono a sparire cani e gatti, prima vennero considerati casi dubbi; poi quando i cani cominciarono ad essere predati anche davanti a casa (esattamente come a Castiglione dei Pepoli, Albareto, Torrile, Pesaro, ecc… ) questi episodi vennero considerati dalle equivalenti delle nostre Polizie Provinciali incidenti dovuti all’imperizia dei proprietari a governare i propri animali. Anche là, come qua in modo identico, gli uffici competenti suggerivano che fossero gli umani a dovere cambiare il proprio comportamento, non i carnivori; i quali non facevano niente di speciale. Anche nel West, come in Italia cominciò il rosario del benvenuto entusiastico all’arrivo del mezzo più naturale possibile ed immaginabile per il controllo degli ungulati, l’unico vero riequilibratore di Fauna. Di fronte al quale la perdita di qualche cane o gatto era un doloroso incidente mentre la Natura faceva il proprio corso sotto gli occhi del turismo e delle periferie ecologicamente impegnate. Sicuri che animali così intelligenti avrebbero certamente saputo distinguere le proprie vere prede (con le quali si erano così perfettamente co-evoluti nel corso della storia naturale) dalle prede sbagliate: le persone umane. Nonostante che anche là, come qua, un nucleo minoritario di zoologi ed agenti pubblici avvertisse invano, fra la supponenza generale dei rispettivi colleghi e degli opinion leader ambientali, che il fatto che fosse da oltre un secolo che non si registrassero vittime di puma non poteva essere un argomento rassicurante (anche perché nel frattempo puma e lupi erano stati praticamente estinti dalla persecuzione umana), né potesse essere risolutiva la teoria che solo individui vecchi e malati potessero essere eccezionalmente spinti all’attacco di uomini. Quindi la predazione di umani come era vista evento anomalo che rende sorprendente la vita. Al contrario, secondo questa minoranza di studiosi e wildlife managers pubblici il comportamento predatorio è un comportamento malleabile dall’apprendistato individuale o di branco; per cui esso può cambiare nel tempo e avere ad oggetto anche esseri umani quando il predatore abbia acquisita l’abitudine alla sua presenza come animale innocuo. Anche là come qui cominciò lo scontro fra la minoranza di Campagna (considerata una umanità imperfetta, arretrata, attaccata ad interessi particolari) da una parte e dall’altra invece la massa dedita allo svago impegnato (considerata come illuminata da pensieri edificanti, se non proprio eticamente razzista in casi non infrequenti, erudita, animata dal gusto per il bello) nell’Ambiente. Ambiente che è poi sempre la stessa Campagna, chiamata tuttavia con un’altra denominazione; questa volta però politicamente corretta. Chiamando la Campagna appunto Ambiente si nascondono infatti un mucchio di questioni irrisolte di equità per l’uso arbitrario della terra degli altri, per la discriminazione culturale e politica operata ai danni di quel 7 % circa di popolazione che vive di Campagna e per l’accesso preferenziale a risorse pubbliche da parte di organizzazioni cosiddette di protezione ambientale. Fino a che (per tornare al discorso di prima) dopo diverse persone inseguite e bambini finiti all’ospedale salvi per miracolo, ma malamente feriti ed in certi casi rimasti menomati (come, per esempio, nel caso del fungaiolo attaccato in Provincia di Trento da un’orsa nel 2014) per attacchi di puma fra la California, Montana e Texas si arrivò infine alla tragedia annunciata. Quando, a Boulder, Colorado, in un giorno qualsiasi di gennaio del 1991, ad un’ora qualsiasi, in un luogo qualsiasi, un ragazzo come tanti esce da scuola per il suo allenamento quotidiano di corsa e non torna più. Ne ritrovano i resti con il cranio senza più volto e le orbite svuotate degli occhi, le costole ripulite e la cassa toracica con l’addome svuotati fino a mostrare la colonna vertebrale. Si pensa ad un maniaco in città. Nonostante un ufficiale del locale Dipartimento della Vita Selvatica si aspettasse, inascoltato, l’arrivo un accadimento del genere; dopo che era da qualche anno che i puma avevano cominciato a scandire il conto alla rovescia del dramma, dimostrandosi sempre più confidenti verso le abitazioni e le persone in zona. Come era già accaduto in anni precedenti in Texas e nei dintorni di Los Angeles; dove gli attacchi, che non avevano avuto fortunatamente un esito fatale, erano stati preceduti dai medesimi segnali comportamentali già sommariamente descritti in precedenza. Ed infatti un maschio di puma – giovane ed in perfetta salute, anziché anziano e malandato; né messo alle strette da un’aggressione umana come avrebbe voluto la zoologia scolastica – viene colto a tornare sul luogo dell’uccisione della sua preda le cui abitudini erano stata osservate nel corso delle settimane; perché i predatori tornano a finire di mangiare i resti delle proprie prede. Così viene abbattuto dagli agenti (agiti da un moto antropocentrico) e finisce che nel suo stomaco vengano ritrovati pezzi del cuore del povero ragazzo. L’animale aveva semplicemente voluto togliersi lo sfizio di mangiarsi un uomo, evidentemente stanco di mangiare la solita minestra ci cervo. Un po’ come noi che ogni tanto andiamo a mangiare nella trattoria fuori-porta. A questo proposito un commentatore dell’epoca paragonò questa predazione ad un sacrificio azteco. Così come gli Aztechi strappavano il cuore pulsante dal petto delle vittime per offrirlo al Sole; altrettanto cinque secoli dopo si era ripetuto un sacrificio umano in Colorado. Dove un ragazzo era stato ucciso da una comunità di adoratori della fantasia che la wilderness (la vera wilderness) potesse essere lasciata indisturbata nell’America contemporanea; un ragazzo il cui cuore dilaniato era stato offerto all’utopia della Natura incontaminata. Questa morte, che non si supponeva potesse mai accadere, era successa (come si disse da parte di qualcuno) a causa di Storia, Ecologia e Politica andate di traverso sotto forma felina. Come sta succedendo sotto forma canina trent’anni dopo Boulder oggi anche a Monte Sole; dove il Malgoverno italiano della Campagna, quindi della Fauna, vi trova un teatro emblematico. Perchè, come detto, se in America il problema sociale dell’Ambientalismo ha guidati gli eventi a sottovalutare la vicenda del 7 ottobre 1986 di Bear59; l’orsa tanto tranquilla da essere diventata la beniamina dei turisti di Yellowstone. La cui immagine, scattata a otto/dieci metri di distanza, era rimasta impressa nell’ultima fotografia del rullino della macchina fotografica trovata accanto ai resti dilaniati di un turista dato per misteriosamente scomparso da qualche giorno. Ecco, dicevo, se in America l’illusione ambientalista ha accompagnato verso la tragedia del 1991, successivamente il suo sistema istituzionale ha poi comunque deciso, per esempio, nel 2013 a Morrison, Illinois, che un gatto di 75 chili non potesse prendersi l’abitudine di frequentare il fienile di una fattoria (come potrebbe essere la Ghisiola); per questo un puma è stato abbattuto con una fucilata. Come vengono abbattuti anche gli orsi che dopo due o tre (non ricordo) previ interventi dissuasivi continuino a ripetere comportamenti (non diciamo aggressivi, ma) semplicemente confidenti verso l’uomo. Come anche i lupi; che vengono abbattuti o cacciati a seconda della legislazione vigente nei vari stati In Italia invece la regolazione del lupo, catturata dall’Ambientalismo, rende di fatto impossibile ogni abbattimento di lupi (ed orsi) problematici. Nonostante che, a questo proposito, la letteratura accademica confermi la dimensione rischiosa e conflittuale della Fauna con dati di fonte empirica; che corroborano la storia detta in precedenza dei puma americani. Per esempio: solo fra il 1989 ed il 1995 nella sola parte meridionale dello Stato indiano del Bihar gli elefanti hanno uccise 242 persone, gli orsi 50 ed i lupi 92; nella Galizia spagnola a fine Anni Cinquanta ed a metà Anni Settanta il lupo effettuò serie predazioni, anche con esiti mortali su donne e bambini; il caso della predazione di un bambino australiano da parte dei dingo che si erano abituati alla presenza umana; i casi polacchi negli anni Trenta dove furono uccisi diversi bambini dai lupiQuesta sclerosi normativa trova il proprio centro di gravità in un sistema istituzionale estraneo ad una cultura pluralista, dove l’imparzialità e l’affidabilità degli uffici non è concepito come un diritto del Pubblico. Quindi un sistema captivo, perché lottizzato dai gruppi di pressione, e poroso ai più svariati interessi privati travestiti da interessi pubblici da leggi e provvedimenti ad personas; un sistema, ancora, caratterizzato da irresponsabilità finanziaria che pensa ed agisce tenendo rigorosamente separati le regole dai principi. Un sistema dunque che permette che pretese unilaterali immoderate ed irresponsabili, soprattutto se di massa, divengano normative. Fra le quali non poteva mancare l’intangibilità assoluta del lupo; sempre più somigliante a quella delle vacche in India, che non a quelal di una politica di conservazione. Un dogma ideologico, questo, travasato in regola politica; a dispetto di diffuse esperienze gestionali in giro per l’Europa; dove il lupo tuttavia continua ad esserci e a prosperare, come è bene e giusto che sia; altrettanto quanto avviene in Usa e Canada. Il lupo infatti viene abbattuto in Francia (20 % circa della popolazione abbattuta annualmente), Slovenia, Norvegia, Svezia (i Lapponi vivono in armonia con la Natura; ma senza lupi), Finlandia, Polonia Lituania, Estonia, Germania, Spagna. Russia. In ogni Paese il lupo è soggetto a forme di gestione. Ma in Italia, come dicevo, no: in Italia il lupo non si tocca. Perchè, dice: il lupo è a rischio d’estinzione, dal momento che la sua popolazione italiana continua ad essere così esigua da essere sull’orlo dell’estinzione; e poi perché il lupo sarebbe la soluzione ecologica necessaria e sufficiente per ridurre, o addirittura eliminare, l’impatto degli ungulati alle coltivazioni. Per questo il lupo è stato ed è oggetto di ripetuti e significativi interventi finanziati con fondi pubblici sul presupposto che la specie fosse, e sia, in numero tale da essere in stato di pericolo d’estinzione. Tuttavia il primo censimento ufficiale su scale nazionale della popolazione italiana di lupo – che in quanto tale avrebbe dovuto essere propedeutico ad ogni decisione di finanziamento pubblico; cioè prima – è stato fatto solo nel 2021; cioè dopo l’erogazione di decenni di finanziamenti. Censimento organizzato dall’I.S.P.R.A. utilizzando peraltro solo volontari di associazioni ambientaliste; con esclusione di agricoltori, allevatori, cacciatori, pastori e tartufai: cioè la struttura sociale della Campagna; cioè che paga il lupo a tutti gli altri. Il WWF Italia, il 3 febbraio 2022 su Facebook (h. 13.53), prima che i risultati da tale censimento ha però confermate le proprie stime; che da anni orientano l’azione pubblica e formano l’opinione pubblica. “Sono meno di 2000, tra alpini ed appenninici, i lupi presenti in Italia, ma non sono una specie fuori pericolo. Ogni anno fucilate, veleno trappole e lacci sono causa della loro morte. Il responsabile di tutto ciò è l’uomo ! Firma per il NO a questi massacro ingiustificato”. Fra i commenti a questo post si leggeva quello di Enrico Ferraro (una persona non certo sospettabile di avversione al lupo): “Marco Galaverni come mai si continua a dire che sono meno di 2000, quando sappiamo, anche da lavori pubblicati, che sono ben più di 2000 ? Poi per un valore di riferimento aspetteremo i risultati del monitoraggio nazionale, ma non si può sentire questa cosa che sarebbero meno di 2000 …”. Il post poi sparisce; dopo il tempo sufficiente che qualcuno ne traesse foto a futura memoria. Effettivamente l’11 novembre 2021 in una sede prestigiosa quale è l’Accademia dei Georgofili il prof. Marco Apollonio aveva dichiarato nel corso di un convegno: “… lupo … un rapido e crescente incremento generalizzato … WolfAlps stimati 47 branchi nell’Arco Alpino, quando nel 2018 47 branchi si calcolano solo nel Veneto, Friuli Venezia Giulia e Alto Adige… un incremento tumultuoso … in Toscana … nel 2016 la presenza del lupo fosse pressochè ubiquitaria … un evento di riproduzione a 4 chilometri dalla Torre di Pisa … con una presenza minima di 530 lupi x 110 branchi … uno dei problemi grossi della gestione della presenza di questa specie è stato che, fino a tempi molto recenti, c’è stata una continua, e a mio modo di vedere anche strumentale, sottovalutazione delle presenze in cui si voleva negare l’evidenza fino al punto in cui, andando in campagna a contare a trovare i branchi è risultato evidente che la situazione era molto diversa da quella dipinta come una specie pressochè scomparsa che è diventata una specie piuttosto comune. Abbiamo il lupo nella Pianura Padana tanto per dire … “. A fronte dei 2000 lupi scarsi propagandati dal WWF, un minimo (minimo) di 530 lupi nella sola Toscana, con 47 branchi nel solo Triveneto. Una “continua, strumentale, sottovalutazione delle presenze in cui si voleva negare l’evidenza”. Una continua, strumentale sottovalutazione: parole dette in un convegno ufficiale da uno studioso di solida reputazione noto per la misura dei modi e del pensiero. Il quale si ripete in pubblico il 25 febbraio 2022 (proprio venti giorni dopo il messaggio propagandistico, fra i continui di tal genere, made in WWF). Convegno Verdi Marche: “…noi dobbiamo sempre tenere presente la dimensione numerica. Nella più pessimistica delle visioni noi in Italia abbiamo qualche cosa come 2 milioni e mezzo di ungulati. Avremo 5 mila lupi ? Ecco, la vedo un po’ complicata per questi 5 mila lupi regolare 2 milioni e mezzo di ungulati … il cinghiale è molto importante per il lupo, ma il lupo non è molto importante per il cinghiale … dopo di che, se mancheranno i cinghiali sarà un bel problema. Una cosa che la gente non pensa mai quando parla di Peste Suina … il 90 % dei cinghiali muore … a quel punto i predatori devono poi rivolgersi verso qualche cos’altro e questo potrebbe complicare un attimino tutta una serie di rapporti che abbiamo con i grandi predatori … se consideriamo quello che abbiamo appena detto, e cioè che il fattore principale di regolazione degli ungulati in Europa oggi è l’attività venatoria. Tu la togli e dopo di che cosa fai ? Aspetti che i lupi tornino ai numeri che avevano nell’ultimo Interglaciale ? Mi sembra un pochino ottimistico. Nel frattempo cosa fai ? …”. Meno di 2000 lupi ? Beh, no: “Nella più pessimistica delle visioni noi in Italia abbiamo qualche cosa come ... 5 mila lupi”. Minimo. Un incremento tumultuoso. Una presenza ubiquitaria. Altro che rischio di estinzione. 5 mila lupi, nella più pessimistica delle ipotesi di Apollonio … e del senso comune di chi in Campagna ci vive. A fronte dei meno 2000 lupi secondo il WWF; che per questo hanno goduto di sostanziosi finanziamenti pubblici. 5 mila almeno, perché il successivo 23 aprile ad Argenta, un altro ricercatore ha divulgato i dati ufficiali delle stime su base empirica della popolazione di lupo effettuate in Provincia di Bologna dall’Amministrazione provinciale a tutto il 2014. Lorenzo Rigacci, biologo, già ispettore della Polizia Provinciale di Bologna: 18 branchi per una stima variabile da un minimo di 70 ad un massimo di 90 individui; nel 2014, 8 anni fa. Allora, dato che le province italiane sono poco più di 110 circa e che non tutte hanno la medesima popolazione di lupi, una stima prudenziale basata sulla moltiplicazione di una base di 70 per 100 ci restituisce un numero all’ingrosso di una popolazione di lupi, non già di meno di 2000 individui, ma di meno di 7000 individui. Questo, non tanto per dare una stima della popolazione di lupo in Italia (che certamente non mi compete), bensì per dare un’ordine di grandezza della distanza esistente fra lo stato attuale delle istituzioni che dovrebbero gestire il lupo in funzione dell’interesse e dell’incolumità pubbliche, da una parte, e la fiducia che essere sarebbero obbligate a guadagnarsi e sostenere presso il pubblico, dall’altra. In altre parole: lo scarto esistente fra i 2000 lupi scarsi propagandati dal WWF ed i 7mila lupi scarsi stimabili come reali sulla scorta dei dati di reputati professionisti segna la misura della mancanza di quella credibilità nelle istituzioni alla quale, noi della Campagna circostante alla Ghisiola ed oltre, avremmo diritto come cittadini. Perchè, ancora, se dal punto di vista zoologico uno scarto di 5 mila lupi, può dare luogo ad un dibattito teorico e metodologico di sicuro interesse scientifico. Dal momento però che l’oggetto della stima è materia pubblica, cioè Fauna, e che i dati sono il presupposto orientativo dell’azione pubblica e delle risorse pubbliche, non è pensabile un intervento pubblico legittimo sulla popolazione di una specie che abbia una tale discrepanza di cifre sul suo status. Eppure per il C. A. I., tanto per dire del livello di ipnosi ideologica nel discorso pubblico sul lupo che è dominante fra l’associazionismo cosiddetto ambientale, continuano a fare fede numeri dati (in tutti i sensi) in modo unilaterale. Ancora il 14 marzo 2022, in un seminario della Sezione di Carpi, in attesa dei risultati del censimento del 2021 si parlava infatti che in Italia nel 2003 in Italia ci fossero 600 lupi in tutto; forse arrivati a 900 individui nel 2012. Quando il Rigacci presso la Sezione di Argenta della medesima associazione solo un mese dopo avrebbe invece divulgati dati ufficiali, tratti direttamente da documentazione della Provincia di Bologna, datata e pubblicata fin dal luglio 2013, nella quale veniva stimata una popolazione per la sola Provincia di Bologna di un minimo certo di 80-87 individui per il 2011 e di 73 individui per il 2012. In linea definitiva, confrontando i dati della Provincia di Bologna con quelli del C. A. I., 1/10 dei lupi italiani del 2012 sarebbero stati concentrati nella sola provincia di Bologna; dalla Via Emilia al confine con la Toscana. Perchè, se in Italia sono stati erogati fondi pubblici senza che si avesse una stima ufficiale e credibile dell’intera popolazione italiana di lupo; tuttavia stime metodologicamente affidabili di diverse popolazioni locali di lupo si sono nel frattempo avute, ma i cui risultati sono stati, e si continuano, ad ignorare da parte delle organizzazioni dei consumatori di Ambiente. Insomma. Dal problema della sicurezza delle persone della Ghisiola, seguendo i numeri del lupo, si finisce allora alla vera questione di fondo del lupo: che non è un problema di ricerca zoologica, ma di (mancata) resa istituzionale. Se è vero infatti che gli animali servono a pensare la vita (come è stato detto da Altri), la Fauna (in quanto animali pubblici) serve a pensare l’azione collettiva, e di conseguenza le istituzioni. E qui il lupo ci dice che non andiamo molto bene. In mezzo a tutta la grancassa sulla Biodiversità, l’Ambiente ed il Paesaggio ci si dimentica infatti sempre che l’intero sistema di potere e del turismo ambientale pesa pressochè interamente su terreni privati (aree protette, sentieristica su strade vicinali ad uso pubblico, boschi, campi, ecc… ) e sulle vite private (l’impatto delle prede del lupo sulle coltivazioni, le tasse ed i costi affrontati dai cacciatori, le spese di manutenzione delle strade adibite al sentieristica, i vincoli imposti dalle aree protette, le colture, il bestiame e gli animali domestici esposti alla predazione del lupo e tutte le spese affrontate per la loro guardiania e così via) di quel 10 % di popolazione rurale che il 90 % della popolazione urbana usa a proprio piacere senza spendere una lira. Nella Campagna le sole destinatarie di fondi pubblici sono le aziende agricole (che peraltro non formano tutta la Campagna). Che fruiscono del 45 % del Bilancio U. E. in diverse forme di aiuto. Una percentuale questa che però è pari allo 0.35 % di tutta la ricchezza complessivamente prodotta da tutti i Paesi aderenti all’Unione. Gli spiccioli, quindi: una mancia. A fronte di tali mance, quel 90 % urbano dà valore normativo ai propri desideri sotto forma di leggi e provvedimenti decisi unilateralmente sull’onda dello stesso consenso urbano, che vanno a gravare sulla terra, la vita e gli interessi di quel residuo 10 % rurale che viene effettivamente escluso dai processi decisionali. Ossia: il 90 % della popolazione, urbanizzata, si fa pagare le proprie voglie (prontamente vissute come diritti) dal rimanente 10 % della popolazione La non-gestione del lupo si inserisce quindi in una profonda e diffusa situazione di iniquità nei rapporti sociali, politici ed economici. Di conseguenza è evidente che le basi sociali della sottovalutazione quantitativa e qualitativa della popolazione del lupo risiede in un appassimento della cultura dei doveri ed in un’ipertrofia della cultura dei diritti. Non è un caso allora che mentre alla Ghisiola, come in tanti altri casi in giro per la montagna e ormai anche in pianura, una famiglia era, ed è tutt’ora, è esposta pericolosamente (e non è un’iperbole: nel gennaio di quest’anno in provincia di Trento 7 lupi hanno circondato un turista ed i suoi cani; mangiandogliene uno davanti. Episodio analogo a quelli che sono avvenuti ripetutamente nel Pesarese negli ultimi anni) ai lupi, senza che alcuna azione effettiva per il loro contenimento sia intrapresa nel corso degli anni, il Consiglio Comunale di Bologna abbia invece trovato il tempo per commemorare le oche di un notabile perite per l’attacco di due cani del vicinato; proprio dalla parte di fronte della valle dov’è la Ghisiola. Siamo messi in questo modo. 

Ettore Casanova Tecnico per gli Interventi Faunistico-Ambientali Ghisiola.

sabato 2 aprile 2022

Fabio Cussini. " I lupi sono già a casa mia"

 


Fabio Cussini, che risiede nel fondo Ghisiola del preparco di Monte Sole,  ha per vicino in branco di lupi che hanno trovato nel suo cortile un ottimo tavolo per la cena della mezzanotte. “45 giorni fa i lupi sbranarono quattro delle mie capre”, denuncia amareggiato. “In quel periodo mancarono nella zona altre  15 pecore. 25 giorni fa hanno divorato le ultime quattro capre che ancora avevo e due giorni fa nelle vicinanze della mia casa hanno lasciato i resti di una cerva adulta di grande stazza abbattuta durante la notte e di cui si erano cibati”. Ma ciò che più lo preoccupa è la loro presenza di giorno. I suoi figli, una bimba di due anni e un bambino di sei, sono soliti fare piccoli giretti in bicicletta lungo la strada che porta alla abitazione. “ Non ci sentiamo più sicuri “ continua Fabio, “Avvistiamo spesso i lupi  in pieno giorno a circa trenta  metri, quasi nel cortile di casa nostra. Voglio credere che non attaccano l’uomo, ma un bambino … ” si chiede preoccupato.



A farlo sentire ancor più vittima dei lupi,  il fatto che nel suo caso il risarcimento dei danni non è previsto e racconta: “Le mie capre sono state considerate di auto consumo e quindi non risarcibili. Quale autoconsumo? Le hanno consumate altri e precisamente i lupi. I proprietari della fauna selvatica paghino quindi i danni almeno. Oltre a farci temere un pericolo non mi rimpiazzano neppure le capre che ho perso. Mi sembra sia comprovata la volontà di chi vuole l’abbandono dell’Appennino da parte dell’uomo, ”  conclude sconsolato, precisando che ormai lui e i suoi vicini, in particolare Daniela Roffi,  hanno rinunciato a tenere ogni tipo d’animale da cortile, compresi cani e gatti. 

martedì 8 febbraio 2022

lupi e grandi carnivori: il Cai richiama alla coesione sociale



Il CAI comunica: 


Sono sempre più numerose le segnalazioni di lupi che si spingono verso le pianure, i fondovalle e i centri urbani anche di grandi dimensioni. Nei giorni scorsi su alcune testate sono usciti articoli allarmistici che, letti da un pubblico non specializzato, possono creare effetti negativi anche a livello sociale. In particolare, in Toscana (nella zona di Lucca) e nel Friuli-Venezia Giulia (nella zona del Tarvisio), si registra una campagna sugli organi di stampa particolarmente allarmistica e talvolta fuorviante. Si tratta di un fenomeno dovuto da molteplici fattori, tra cui l'aumento numerico delle popolazioni di lupi insediate nel nostro territorio. Ma allo stesso tempo si tratta di una situazione complessa e articolata che va vissuta con conoscenza, consapevolezza e pragmatismo. Esistono normative da rispettare, situazioni contingenti da considerare ed errori che spesso involontariamente vengono compiuti proprio dall'uomo stesso.


"Queste situazioni ripropongono con forza la necessità di affrontare i problemi connessi al ritorno dei Grandi Carnivori, e non solo, con razionalità, pacatezza e moderazione. Appare evidente come la questione stia sempre più divaricando le posizioni, generando conflitti che rischiano di precludere ogni possibile e dovuta ricerca di soluzioni praticabili, condivise e ispirate al pieno rispetto delle norme vigenti", spiega il vicepresidente generale del Cai Francesco Carrer.


Per giungere, allora, a risoluzioni concrete, applicabili e condivise il Club alpino italiano auspica:

·         il superamento, in sede di Conferenza Stato-Regioni, dei blocchi che impediscono l'adozione di un coerente Piano nazionale di gestione del lupo;

·         una gestione sempre più attenta e rapida delle situazioni in cui si presentino casi di ibridazione cane/lupo;

·         il consolidamento del ruolo di ISPRA (sciogliere) come ente di carattere scientifico, coordinatore delle attività di monitoraggio nazionale e ricerca applicata;

·         l'adozione da parte delle Regioni di omogenee politiche agricole territoriali coerenti che non marginalizzino le attività di montagna, con specifica attenzione alla pastorizia;

·         un'assunzione di responsabilità da parte delle categorie agricole interessate affinché, con una presenza attiva, siano partecipi ai necessari processi decisionali;

·         una forte e coerente azione di promozione e sostegno al percorso verso la coesistenza, da parte del sistema delle Aree Protette;

·         un abbassamento dei toni della discussione da tutte le parti interessate, invitando in particolar modo la Politica nazionale e locale nonché gli organi di stampa nazionali e soprattutto locali a non stimolare divisioni sociali.

L'impegno del Cai
Il Cai proseguirà nel proprio impegno fornendo supporto agli Enti e alle Istituzioni responsabili della gestione dei grandi carnivori, sia in termini di formazione culturale sia mediante la raccolta di informazioni aggiuntive sugli avvistamenti, segnalando situazioni problematiche di convivenza con l'uomo. Allo stesso tempo, il Sodalizio continuerà a incentivare la messa in atto di buone pratiche e iniziative di protezione, favorendo il dialogo e il confronto con le popolazioni dei territori interessati e la ricerca di soluzioni concrete e condivise con gli operatori del settore agro-pastorale e non solo. Infine, l'associazione metterà in campo una serie di iniziative per migliorare la conoscenza e l'accettazione dei lupi, nonché ad individuare e divulgare norme comportamentali per i frequentatori della montagna e dell'ambiente naturale anche urbano.

domenica 11 aprile 2021

Avvistato branco di lupi a Calderara di Reno nel Bolognese

Sindaco su Fb, 'nessun allarmismo, nessuna iniziativa privata'

Avvistato a Calderara di Reno, nel Bolognese, un branco di lupi composto da 3-5 esemplari nella zona di Longara. A renderlo noto, sui loro profili Facebook, sono lo stesso comune emiliano e il sindaco, Giampiero Falzone:
    "Buongiorno e buona domenica a tutte e tutti con questa comunicazione - scrive il primo cittadino - : a Calderara non ci facciamo mancare nulla, neppure i lupi".
    Nei giorni scorsi, si legge nel post, "a causa dell'uccisione di alcuni capi di bestiame, abbiamo attivato subito la Polizia Metropolitana e Bolognazoofila Onlus per gli approfondimenti necessari. Si è ipotizzata la presenza di un lupo solitario, disorientato e sceso a valle. In realtà - argomenta - abbiamo adesso la conferma che si tratta di un branco (3/5), in zona Longara, l'ultimo avvistamento via Valli e Castel Campeggi".
    Di fronte a questa situazione, prosegue il sindaco di Calderara di Reno, "nessun allarmismo e nessuna avventata iniziativa privata ma bisogna rispettare alcune regole e buone pratiche.. In genere il lupo è un animale schivo e diffidente nei confronti dell'uomo, che tende accuratamente ad evitare.
    Come dicevo è importante conoscere le buone pratiche da seguire".
    Nel dettaglio, viene sottolineato, "chi ha stalle ed animali non lasci gli stessi all'aperto specialmente nelle ore notturne; durante le passeggiate o le uscite con il cane è opportuno tenere i cani al guinzaglio;️ soprattutto in orari notturni non lasciare all'aperto il cibo per animali domestici; per ogni informazione e segnalazione contattare Bologna Zoofila".
    In futuro, conclude il post di Falzone, "la presenza del lupo in aree antropizzate sarà probabilmente sempre più frequente e dobbiamo lavorare affinché tale presenza venga considerata un fenomeno naturale di adattamento della specie".
    (ANSA).
   

    Richiesto da Dubbio

 

martedì 15 dicembre 2020

Lupi a 'cena' in via Castello


Macabra scoperta questa mattina per Mauro Sapori di Lagune. In un campo nelle vicinanze della casa da lui curata
i resti di un capriolo divorato dai lupi.

Il povero animale in fuga ha trovato lungo la corsa alla ricerca della salvezza una rete metallica di recinzione e ciò l'ha bloccato e intrappolato. Per i canidi è stato poi facile imprigionare l' animale e abbatterlo.

Hanno poi potuto banchettare in tutta calma. I lupi dovevano essere in branco considerando che l'intera carcassa è stata divorata.

La notizia ha fatto velocemente il giro del vicinato e un po' di apprensione l'ha generata. Avvistamenti del predatore ne sono stati fatti diversi, ma una presenza tanto vicino all'abitato non era ritenuta probabile.

 




domenica 19 luglio 2020

La disciplina di indennizzo per la perdita di animali a causa dei lupi va rivista

Il consigliere Lisei (Fdi) interroga la Giunta per capire quanto siano rilevanti gli attacchi delle specie predatorie ai danni del bestiame, sollecitando l’inclusione degli animali domestici tra le tipologie ammesse a indennizzo

di Luca Boccaletti

È fatto acclarato che il lupo sia un animale oggetto di tutela a livello internazionale, inserito, alla pari di lince e orso, nella Convenzione di Berna sulle specie animali rigorosamente protette. La presenza di questo canide nelle aree montane e appenniniche della nostra Regione è quindi testimonianza concreta della qualità e della salvaguardia dell’ambiente, ma la convivenza tra uomo e lupo comporta anche spiacevoli evenienze, soprattutto da parte di aziende agricole e allevatori.
Il consigliere di Fratelli d’Italia Marco Lisei, in una specifica interrogazione rivolta alla Giunta, informa che “sono in aumento le denunce da parte di aziende agricole, allevatori e semplici cittadini con le quali segnalano attacchi di animali predatori, in particolare lupi, al bestiame domestico di loro proprietà. Questo problema sembrerebbe particolarmente presente nelle zone dell’Appennino bolognese: in queste zone lupi e altri animali selvatici hanno trovato un habitat naturale e il lupo, in particolare, sembrerebbe non avere quasi più timore di avvicinarsi anche in aree nelle quali l’uomo vive stabilmente”.
Le Leggi che stabiliscono le norme per la protezione della fauna selvatica, riconoscono però indennizzi esclusivamente alle aziende agricole e agli allevatori, escludendo ogni richiesta che possa provenire dai privati cittadini. In ragione della situazione esistente, Lisei chiede “il numero di richieste di risarcimenti danni a causa di attacchi di animali predatori al bestiame, in particolare da parte di lupi, presentate negli ultimi 5 anni, suddiviso per anno e per provincia; i criteri di riconoscimento del danno, le modalità e le tempistiche di erogazione dei risarcimenti; a quanto ammontino gli importi dei risarcimenti erogati negli ultimi 5 anni suddiviso per anno e per provincia, in particolare per i danni arrecati da lupi, e quali dati abbiano generato gli ultimi censimenti sugli animali predatori suddivisi per specie e provincia”.
Il consigliere bolognese, infine, sollecita un intervento della Giunta affinché si metta fine “a questa iniqua disparità di trattamento attivandosi in tutte le sedi competenti affinché anche ai privati siano riconosciuti indennizzi per le perdite di bestiame domestico”.

martedì 4 febbraio 2020

Preoccupante denuncia di Marta Evangelisti: “ A Savigno i lupi sono attorno a casa'

Il tema delle aggressioni da parte di lupi torna a far discutere con una interrogazione presentata in Città metropolitana da Marta Evangelisti di Uniti per l’Alternativa. “I residenti del borgo di Savigno, nell’alta Valsamoggia, hanno ormai paura ad uscire di casa – spiega Evangelisti -. Sempre più spesso e a tutte le ore devono fare i conti con la presenza di lupi solitari e in branco, che si aggirano fra le case a caccia di facili prede. Alcuni cittadini hanno riferito di aver visto un gruppo di lupi davanti casa, che si sarebbero avvicinati a una stalla, uccidendo sia conigli che faraone. Questi sono solo gli ultimi episodi in ordine di tempo ed è evidente che gli avvistamenti si sono ormai da tempo moltiplicati”.
“Chiedo pertanto alla Città metropolitana di affrontare il problema con urgenza, introducendo o favorendo l’introduzione di sistemi per contenere la fauna selvatica e difendere gli allevamenti”.

lunedì 25 novembre 2019

Un somarello vittima dei lupi a Borghetti

I lupi non sono lontani. A riprova, la cruenta aggressione ai danni di un somarello nell'area dei Borghetti, alle porte di Pontecchio Marconi. I predatori carnivori si sono cibati a più riprese del povero animale lasciando la carcassa e parti di carne a brandelli che sono poi tornati a finire di divorare.
Il fatto è accaduto alcuni mesi fa, ma lo si è appreso solo ora. C'è stato chi ha fatto le foto ai resti dell'animale di cui i lupi sui sono cibati, senza scomporsi più di tanto, poiché, si racconta con insistenza, il lupo non aggredisce l'uomo.


Il somarello sarebbe uscito dal recinto della vicina azienda agricola Pagani. Non si sa se nel tentativo disperato di sfuggire agli affamati aggressori o con l'intenzione di fare una bella passeggiata nell'accogliente bassa collina di Montechiaro. È certo comunque che è stato intercettato dal branco dei lupi, la cui presenza è nota da tempo, che lo hanno costretto alla fuga. Ma, per sua sfortuna, si è indirizzato in una gola che termina con un alto fronte di tufo e non è più riuscito a risalire. I lupi lo hanno accerchiato e lo hanno soppresso. Poi si sono sfamati. Non avendo però consumato tutta la massa carnosa, l'hanno trascinato dietro una baracca, seminascostro e sono ritornati per terminare il pasto con qualche giorno di ritardo.
Ad accorgersi dell'accaduto, gli ortolani che coltivano la piccola gola. Non hanno mancato di fotografare i resti dell'animale, anche per dare testimonianza a chi era impegnato da giorni nella ricerca dello sfortunato somarello.