Oggi,
a Silla, non abbiamo assistito a un semplice convegno. Abbiamo visto il volto
di un territorio che, da troppo tempo, aspetta risposte.
Sul
palco si sono alternati il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De
Pascale, e l'Assessore Vincenzo Colla.
De
Pascale ha annunciato uno stanziamento di 2 milioni di euro attraverso il Patto
per il Lavoro, riconoscendo la grave crisi industriale che ha colpito questo
territorio e ribadendo la volontà della Regione di mettere in campo azioni
concrete per favorire il rilancio del sito produttivo.
Colla
ha richiamato gli strumenti già attivati: i bandi dedicati alla montagna, le
agevolazioni per chi sceglie di investire nelle aree interne e, soprattutto,
una frase che merita di essere ricordata: «Non è sufficiente dirvi che non
sarete soli.» Perché è vero. Le parole, da sole, non bastano più.
Ma
il momento che porterò davvero con me non è stato quello degli interventi
istituzionali.
È
stato l'intervento di una lavoratrice della Gaggio Tech.
Con
la sua voce, con la sua emozione e con una dignità straordinaria, ha raccontato
ciò che nessun dato economico potrà mai spiegare: cosa significa vivere quasi
quattro anni nell'incertezza, aspettando una risposta che sembra non arrivare
mai.
Dietro
questa vertenza non ci sono numeri. Ci sono persone. Ci sono famiglie che ogni
giorno convivono con la paura del domani, con mutui da pagare, figli da
crescere e una vita rimasta sospesa.
In
quel momento, in quella sala, non c'era soltanto la Gaggio Tech.
C'era
la storia della Saeco, della Philips, della Saga Coffee e di tutte quelle donne
e quegli uomini che hanno reso grande la manifattura dell'Appennino bolognese.
Una
storia fatta di lavoro, competenza, sacrificio e orgoglio.
Ed
è proprio ascoltando quella testimonianza che mi è tornata alla mente una
domanda.
Dov'erano
tutti quando questa fabbrica stava lentamente morendo?
Dov'erano
quando i lavoratori chiedevano aiuto? Quando cresceva la preoccupazione? Quando
il progetto Gaggio Tech mostrava segnali sempre più evidenti di difficoltà?
Non
è colpa dei lavoratori se oggi siamo arrivati a questo punto.
Loro
hanno sempre fatto la loro parte. Hanno continuato a credere nella fabbrica
anche quando tutto intorno vacillava. Hanno resistito con responsabilità,
determinazione e una dignità che merita il rispetto di tutti.
La
Saeco non era soltanto una fabbrica.
La
Saga Coffee non era soltanto un marchio.
La
Gaggio Tech non è soltanto una vertenza.
Sono
pagine della storia dell'Appennino bolognese. Sono migliaia di vite, di
sacrifici, di famiglie e di sogni.
Per
questo oggi non bastano più le promesse.
Chi
ha preso la parola davanti a quei lavoratori ha il dovere morale e
istituzionale di trasformare gli impegni in risultati concreti.
L'Appennino
non chiede compassione.
Chiede
rispetto.
E
il rispetto passa da una sola cosa:
IL LAVORO.
(Post su ‘Sei di Gaggio Monrano se…’) inviato da Dubbio
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