Un
bancomat fuori servizio può sembrare un inconveniente di poco conto. Ma quando
il problema si ripete con frequenza, in un territorio già alle prese con la
progressiva riduzione dei servizi essenziali, diventa il simbolo di un disagio
ben più profondo. È quanto emerge dall'ennesima protesta comparsa sul gruppo
Facebook "Sei di Vergato se...", dove molti
cittadini denunciano le continue difficoltà nell'utilizzo del Postamat
dell'ufficio postale di Vergato.
A
sollevare la questione è Belinda Busi, che affida ai social il proprio sfogo:
«Anche
oggi il bancomat delle Poste non funziona. C'è da vergognarsi: siamo al Terzo
Mondo. Sono rimasti chiusi per mesi per fare non so cosa e, ancora oggi, il
bancomat non funziona come dovrebbe. Vergognatevi.»
Parole
che hanno raccolto numerosi commenti, trasformando il disservizio in
un'occasione per riflettere sulla progressiva perdita di servizi nell'Appennino
bolognese. Un impoverimento che, secondo molti residenti, rischia di alimentare
ulteriormente lo spopolamento, ridurre l'attrattività del territorio e
penalizzare cittadini, attività economiche e turismo.
Luciana
Buganè racconta che il problema non riguarda soltanto Vergato: «Anche a Monte
San Pietro siamo rimasti mesi senza bancomat».
C'è
poi chi allarga il ragionamento alle politiche regionali. «E in Regione De
Pascale continua a parlare di valorizzare l'Appennino...», osserva con sarcasmo
Lilla Giacometti, evidenziando la distanza tra gli annunci istituzionali e le
difficoltà quotidiane vissute dai cittadini.
Non
manca l'ironia amara di Alessandro Bettocchi, che scrive:
«Signori,
gli sportelli Bancomat e Postamat costano e hanno il vizio di rompersi. Credete
davvero che ci siano i soldi per ripararli? Quale top manager o dirigente si
toglierebbe il pane di bocca per farvi funzionare il bancomat? E quei tecnici
che pretendono perfino di essere pagati per uscire di casa la notte o la
domenica? Illusi.»
Altri
utenti descrivono una situazione ormai abituale. Gabriele Donati sintetizza con
poche parole: «Le Poste vanno di male in peggio».
Maria
Luisa Angioni sottolinea invece le conseguenze pratiche del disservizio:
«Alla
fine bisogna andare a Riola, che è il posto più vicino. Se va male, bisogna
arrivare fino a Marzabotto. Non so nemmeno se a Pian di Venola ci sia un
bancomat.»
Qualcuno
prova a indicare soluzioni alternative. Manu Ella ricorda la presenza
dell'ufficio postale di Pioppe, mentre Sandra Travagli e Sandra Tundra fanno
presente che è possibile effettuare prelievi anche presso gli sportelli
Bancomat degli istituti bancari, limitando così gli spostamenti.
Resta
però il nodo di fondo. In un territorio montano, dove ogni servizio pubblico
assume un valore essenziale, anche un semplice Postamat fuori uso diventa il
segnale di una fragilità più ampia. Per molti residenti non si tratta soltanto
di prelevare denaro, ma del progressivo arretramento dei servizi di prossimità,
che rende sempre più difficile vivere e lavorare in Appennino.
Una questione che va oltre il singolo guasto tecnico e che riapre il dibattito sul futuro delle aree interne: senza servizi efficienti e affidabili, il rischio è che ai proclami sul rilancio continui a contrapporsi una realtà fatta di disagi quotidiani e di un lento ma costante declino demografico ed economico.
(Dubbio)
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