venerdì 17 luglio 2026

Maxi frode sui bonus edilizi, da Bologna l'inchiesta che sequestra 21 milioni ai presunti Casalesi

L'indagine della Guardia di finanza, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha ricostruito un sistema di false fatture, crediti fiscali inesistenti e riciclaggio attraverso il circuito dell'«underground banking». Contestata anche l'aggravante del metodo mafioso.



È partita da Bologna l'indagine che ha portato al sequestro preventivo di beni per oltre 21 milioni di euro nei confronti di sette persone ritenute vicine al clan dei Casalesi, fazione Schiavone. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e sviluppata dai nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Bologna e Napoli, ha fatto emergere un articolato sistema di frode sui bonus edilizi, affiancato da un sofisticato meccanismo di riciclaggio internazionale attraverso il cosiddetto underground banking, la rete finanziaria informale gestita da intermediari cinesi.

Le indagini sono state avviate nel 2021 dal Gico (Gruppo investigazione criminalità organizzata) della Guardia di finanza di Bologna, su delega della Procura felsinea. Gli investigatori avevano rilevato anomalie nella circolazione dei crediti fiscali legati al Bonus facciate al 90%, ricostruendo un sistema fondato su false fatture, società cartiere e prestanome. Attraverso questo meccanismo venivano generati crediti d'imposta inesistenti, inseriti nei cassetti fiscali delle imprese, ceduti a terzi oppure monetizzati.

Successivamente il fascicolo è stato trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che stava già svolgendo un'indagine parallela sugli stessi soggetti. Su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Visone e del procuratore aggiunto Michele Del Prete, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo nei confronti dei sette indagati, accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l'aggravante di aver agevolato un'associazione mafiosa.

Secondo gli investigatori, il gruppo operava dalla provincia di Caserta e, dopo essersi procurato le credenziali Spid di intestatari compiacenti delle pratiche edilizie, accedeva ai relativi cassetti fiscali, gestendoli direttamente. In questo modo gli indagati avrebbero creato, movimentato e monetizzato crediti d'imposta inesistenti per circa 20 milioni di euro.

Per ostacolare la ricostruzione dei flussi finanziari, il denaro veniva trasferito attraverso il sistema dell'underground banking. Parte delle somme confluiva su conti correnti riconducibili a cittadini cinesi e, mediante un circuito di compensazioni esterno ai canali bancari tradizionali, ritornava nella disponibilità dell'organizzazione. A supporto del sistema operavano anche "corrieri" incaricati di ritirare e consegnare il denaro contante.

I proventi della frode sarebbero stati reinvestiti nell'acquisto di beni mobili e immobili tra Trentola Ducenta e Castel Volturno, intestati a prestanome. Tra i beni sequestrati figurano un'imbarcazione di quasi dieci metri con due motori fuoribordo, due automobili, una motocicletta e crediti d'imposta ancora presenti nei cassetti fiscali delle imprese coinvolte. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro supera i 21 milioni di euro.

L'operazione è scattata all'alba con l'impiego di circa cento finanzieri, che hanno eseguito 38 perquisizioni nelle province di Bologna, Firenze, L'Aquila e Caserta, oltre ai sequestri patrimoniali nel Casertano. Le attività erano finalizzate soprattutto all'individuazione di denaro e beni riconducibili ai proventi dell'attività illecita.

Per gli investigatori, l'inchiesta rappresenta anche un'ulteriore conferma del ruolo dell'Emilia-Romagna quale territorio di interesse per la criminalità organizzata, non solo come area di investimento dei capitali illeciti, ma anche come contesto in cui vengono progettate e sviluppate sofisticate frodi economico-finanziarie, in linea con quanto emerso da altre indagini degli ultimi anni.

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