La vittima ha trovato il localizzatore durante un controllo in officina. Mentre formalizzava la denuncia ai Carabinieri, il suo ex fidanzato si è appostato all'esterno della caserma ed è stato fermato in flagranza.
Un controllo in un'officina meccanica ha fatto emergere una
vicenda di presunti atti persecutori ai danni di una donna italiana. Nella
mattinata del 29 luglio 2026 i Carabinieri della Stazione di Casalecchio di
Reno hanno arrestato in flagranza di reato un 31enne italiano, incensurato e
residente a Bologna, con l'accusa di atti persecutori.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo
avrebbe installato un dispositivo GPS sull'autovettura della ex compagna per
monitorarne costantemente gli spostamenti, arrivando a seguirla fino alla
caserma dei Carabinieri dove la donna si era recata per denunciarlo.
La relazione sentimentale tra i due, durata circa due anni e
mezzo, si era conclusa nel febbraio scorso. Da maggio, stando agli accertamenti
svolti dai militari, il 31enne avrebbe iniziato a mettere in atto comportamenti
ossessivi e persecutori, con ripetuti appostamenti nei luoghi abitualmente
frequentati dalla donna.
La svolta è arrivata nella mattinata del 29 luglio, quando la
quarantenne ha portato la propria auto in un'officina per un controllo. Durante
l'ispezione, i tecnici hanno individuato un localizzatore GPS magnetico
nascosto nella parte posteriore destra del veicolo, in prossimità di una ruota.
Spaventata dalla scoperta, la donna si è recata
immediatamente alla caserma dei Carabinieri per consegnare il dispositivo e
sporgere denuncia-querela.
Mentre la vittima si trovava negli uffici per formalizzare
l'atto, il suo attuale compagno, che l'aveva accompagnata, ha notato l'arrivo
dell'ex fidanzato. L'uomo, secondo quanto riferito, si era fermato con la
propria auto in un parcheggio adiacente a quello del comando, rimanendo in
attesa.
I Carabinieri sono intervenuti immediatamente. Dopo aver
verificato l'effettiva presenza del dispositivo GPS sull'auto della donna,
hanno fermato il 31enne e lo hanno accompagnato negli uffici per
l'identificazione.
Su disposizione del Pubblico Ministero di turno presso la
Procura della Repubblica di Bologna, l'indagato è stato quindi condotto in
Tribunale per l'udienza di convalida dell'arresto e il contestuale giudizio
direttissimo.
Come
previsto dalla legge, la responsabilità dell'indagato sarà accertata solo con
sentenza definitiva.
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