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lunedì 12 maggio 2025

Sanità: “Servono servizi innovativi nei territori dove sono stati chiusi i punti nascita”



Il Gruppo Assembleare Civici, con il presidente Stefano De Pascale, ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna per chiedere interventi concreti nei territori dove i centri nascita sono stati chiusi o sospesi.

Nel documento si dà atto del percorso di riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale intrapreso dalla Regione, volto a migliorare l’appropriatezza, l’efficienza e l’accessibilità ai servizi sanitari. Particolare attenzione è rivolta al rafforzamento dell’assistenza sociosanitaria territoriale, anche attraverso la creazione di Case della Comunità e Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), con l’obiettivo di potenziare la continuità assistenziale e l’integrazione tra ospedale e territorio.

Tuttavia, i Civici evidenziano come la chiusura o il depotenziamento dei punti nascita renda necessario predisporre servizi e percorsi innovativi per la presa in carico delle donne nel pre e post parto. Le richieste arrivano anche dalle comunità locali e dagli enti territoriali coinvolti, soprattutto nelle aree montane e periferiche, dove l’accesso agli ospedali cittadini è spesso difficoltoso e i tempi di percorrenza possono superare i 30 minuti, anche per l’assenza di collegamenti con il trasporto pubblico.

L’interrogazione chiede alla Giunta regionale come intenda attivarsi, nei Comuni di Borgo Val di Taro (PR), Guastalla (RE), Scandiano (RE), Castelnovo ne’ Monti (RE), Pavullo nel Frignano (MO), Mirandola (MO), Porretta Terme (BO) e Cento (FE), per garantire:

·         Servizi innovativi per il percorso nascita, sia nel pre che nel post parto;

·         Maggiore coordinamento tra consultori, ospedali e assistenza domiciliare;

·         Interventi mirati sulla viabilità per migliorare l’accessibilità ai servizi sanitari, con un’attenzione particolare alle criticità delle aree montane e delle zone periferiche, incluse quelle lungo il fiume Po.

Secondo i Civici di De Pascale, si tratta di un passaggio fondamentale per non lasciare indietro le famiglie residenti nei territori più fragili della regione.

giovedì 20 febbraio 2025

Fiazza e Di Benedetto (Lega): "La Regione chiude i punti nascita e penalizza le aree montane e periferiche"

 




La chiusura di otto punti nascita nei territori montani e periferici dell'Emilia-Romagna scatena le proteste della Lega. A denunciare la decisione è il consigliere regionale Tommaso Fiazza, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta per chiedere chiarimenti sulle motivazioni del provvedimento.

"Da un lato, la Regione impone ai cittadini un aumento della pressione fiscale di 420 milioni di euro annui, dall’altro taglia servizi essenziali come i punti nascita, colpendo le aree più fragili e disattendendo le promesse fatte in passato", afferma Fiazza. Tra le strutture destinate alla chiusura definitiva figura anche il punto nascita di Porretta Terme, su cui l'ex presidente Stefano Bonaccini si era impegnato per una riapertura.

"Ci viene detto che i sacrifici fiscali servono a salvaguardare la sanità pubblica, ma poi vediamo gli ospedali di montagna e delle zone periferiche progressivamente abbandonati. È inaccettabile", prosegue il consigliere leghista. "L’assessore alla Sanità giustifica la chiusura parlando di 'condizioni di sicurezza insufficienti', ma costringere le donne in gravidanza a percorrere decine di chilometri su strade impervie per raggiungere un punto nascita ancora attivo è altrettanto insicuro".

Sulla stessa linea Matteo Di Benedetto, vicesegretario provinciale della Lega a Bologna: "Ancora una volta la sinistra tradisce i territori montani e periferici, ricordandosi della sanità locale solo in campagna elettorale. Noi della Lega continueremo a batterci affinché nessun cittadino venga lasciato indietro".

mercoledì 27 luglio 2022

Michele Facci: "Il Consiglio Regionale emiliano romagnolo dice no ai punti nascita".

 


Delusa comunicazione del consigliere regionale Michele Facci che sulla sua pagina informativa scrive:


Assestamento di bilancio della #Regione, l'aula respinge un ordine del giorno della #Lega che chiedeva alla Giunta l'adozione di atti concreti per riaprire i punti nascita negli Ospedali di montagna.

Solo fino a pochi mesi fa, il Presidente #Bonaccini girava per gli Appennini promettendo la riapertura dei punti nascita chiusi dalla Regione.

Siccome la politica si fa con gli atti ufficiali e non con le chiacchiere, dopo il voto di questa mattina possiamo proprio dire che "il Re è nudo".

lunedì 2 maggio 2022

Ancora al palo il programma di riapertura punti nascita in montagna

 

di Letizia Rostagno              

  

Il consigliere regionale di Rete Civica,  Marco Mastacchi ( nella foto) ha presentato  un’interpellanza sulla riapertura dei punti nascita in montagna, tema oggetto di diversi atti ispettivi del Consigliere dal 2020 a oggi.

La riapertura dei punti nascita di montagna rappresenta un tema di natura strategica da molto prima che l’emergenza Covid19 ne evidenziasse tutta l’importanza. Tema che nel corso di questo mandato dovrà trovare compimento, così come da programma di governo di questa Giunta regionale.

Sono passati quasi 8 anni da quando è stato chiuso il punto nascita di Porretta Terme, nonostante le diverse manifestazioni, le 11.000 firme raccolte, i ricorsi, le interrogazioni fatte per opporsi a tale decisione. Nel 2017 sono stati chiusi anche i punti nascita di Borgo Val di Taro, Castelnovo né Monti e Pavullo nel Frignano. I punti nascita costituiscono un elemento qualificante per i territori, soprattutto per la tutela delle partorienti e dei nascituri, attualmente costrette a percorrere diverse decine di chilometri in montagna per raggiungere il primo punto nascita operativo. Le soluzioni proposte in questi anni, in alcuni casi, erano di dubbia applicazione come, per esempio, l’affitto di un appartamento, presso un residence nelle adiacenze di un ospedale a Bologna, per una annualità, non garantendo né la continuità né definendo le priorità in caso di più partorienti.

Lo studio di fattibilità per la riapertura del punto nascita di Porretta Terme elaborato dall’AUSL di Bologna, è stato consegnato al ministro Speranza a giugno del 2021. 

L’assessore Donini, in Aula, ha annunciato che entro l’estate 2021 la Regione avrebbe definito anche gli studi di fattibilità per i punti nascita di Pavullo nel Frignano, Castelnovo ne' Monti, Borgo Val di Taro.

I ginecologi nel territorio di Porretta Terme sono rimasti in due mentre le ostetriche sono state trasferire tutte a Bologna e il reparto di Pediatria è presente solo a Porretta Terme mentre è assente a Pavullo nel Frignano. La Regione deve chiedere al Ministero un sostegno chiaro, concreto e rapido a questi investimenti, necessari per la medicina territoriale dell’Appennino e peri progetti di vita degli abitanti di quelle zone montane.

Interroga Mastacchi se è pervenuta e quale sia il contenuto della valutazione dell’analisi tecnica per la riapertura del punto nascita di Porretta Terme, consegnata, ormai da più di 7 mesi dal nostro Presidente e dall’Assessore Donini al Ministro Speranza e se sono stati realizzati e trasmessi al Ministero della Salute gli studi di fattibilità per la riapertura dei punti nascita di Pavullo nel Frignano, Castelnovo ne' Monti, Borgo Val di Taro e con che esito. Chiede inoltre quali siano le azioni che la nostra Regione intende intraprendere per la riapertura in tempi brevi dei punti nascita in montagna al fine di garantire un’assistenza alla nascita di qualità e in sicurezza anche in quelle zone.

L’Assessore Donini conferma che sono stati consegnati al Ministero gli studi di fattibilità dei punti nascita di Alto Reno e Borgo Val di Taro e verranno consegnati anche gli altri due progetti.

Ribadisce la volontà della Regione di riaprire i punti nascita menzionati e riconferma l’obiettivo di mandato su questo punto. La volontà rimane quella di proseguire con la riorganizzazione della rete dei punti nascita, anche se in questo momento la priorità di interlocuzione con il Ministero riguarda la copertura degli altissimi costi sostenuti a causa della pandemia. Mastacchi ringrazia per la risposta e sottolinea come sia importante nei riguardi dei cittadini, e vista la lunghezza dei tempi, rendicontare lo stato dell’arte dei progetti. 

lunedì 22 novembre 2021

Sanità. Tagliaferri (Fdi): riaprire i punti nascita

 Un’interrogazione chiede di intervenire sul Governo: Palazzo Chigi, infatti, starebbe “rivedendo” le norme sui piccoli ospedali. Il consigliere vuole che si affronti anche il tema dei presidi sul territorio chiusi negli scorsi anni per ottemperare alle leggi nazionali

 

Da Cronaca Bianca Emilia Romagna

Le nuove misure governative sui punti nascita devono permettere la riapertura di quelli già chiusi.

A chiedere alla Regione di intervenire sul governo è, in un’interrogazione, Giancarlo Tagliaferri (Fdi) che ricorda come “il Ministero della salute stia lavorando alla revisione del Decreto del 2015 ‘Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera’”.

Da qui l’atto ispettivo per sapere dall’esecutivo regionale “quali urgenti iniziative intenda intraprendere presso il Ministero della Salute e in Conferenza Stato-Regione per chiedere che nella revisione del Decreto riguardo alla rete dei Punti Nascita e la possibile deroga per evitare la chiusura dei Punti Nascita ‘sub-standard’, vengano ricompresi anche i Punti Nascita precedentemente chiusi e i Punti Nascita ove sussista il disagio orografico inteso come tempo di percorrenza dal comune di residenza della donna al Punti Nascita di riferimento inferiore a 60 minuti, procedendo, nel caso specifico, a diverse e più approfondite valutazioni”.

(Luca Molinari)

domenica 27 settembre 2020

PUNTI NASCITA, RIAPERTURA ANCORA IN ALTO MARE.

Piccinini (m5s): “serve accelerazione per ridare alle mamme il diritto di partorire in sicurezza”  


Riceviamo   

Sui punti nascita di montagna la Regione, nonostante gli annunci fatti in campagna elettorale, è in ritardo. Non ci sfugge come l’emergenza Coronavirus abbia rallentato il procedimento per la loro riapertura, ma è un dato di fatto che l’annunciato protocollo che a gennaio era stato dato per fatto e completo ad oggi è ancora in divenire. Per questo serve una netta accelerazione perché bisogna ridare al più presto alle mamme che vivono nel nostro Appennino il diritto di partorire senza rischi”. È questo il commento di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, dopo che questa mattina l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, ha risposto a un question time presentato dalla stessa consigliera sul tema della riapertura dei punti nascita di Castelnovo ne’ Monti, Borgo Val di Taro, Porretta Terme e Pavullo. “L’emergenza per il Covid-19 non può più essere più utilizzata come giustificazione per lo stallo che sta riguardando la riapertura dei punti nascita, anche perché in altri settori l’Emilia-Romagna è stata in prima fila per superare blocchi e criticità legate alla pandemia – aggiunge Silvia Piccinini – I parti non seguono le leggi e le tempistiche della pandemia e di certo non si fermano per il Covid. È quindi più che mai necessario dare delle risposte immediate alle mamme della nostra montagna. Bene quindi che, dopo il nostro interessamento attraverso un accesso agli atti per avere copia del protocollo sperimentale, sia ripreso anche il confronto con le Ausl già ai primi di settembre. Ora la Regione acceleri passando dalle parole ai fatti”.  

sabato 18 luglio 2020

Pd: riaprire i punti nascita in piena sicurezza e operatività

Dubbio segnala

Mori, Costi, Daffadà e Costa chiedono alla Regione chiarezza sulle tempistiche di riattivazione dei reparti di Alto Reno Terme (Bologna), Pavullo nel Frignano (Modena), Castelnovo ne’ Monti (Reggio) e Borgo Val di Taro (Parma): “A che punto è il percorso di revisione nazionale dei parametri di sicurezza?”

Roberta Mori (Pd)

Il Partito democratico, con un’interrogazione di Roberta MoriPalma Costi, Matteo Daffadà e Andrea Costa, chiede alla Regione chiarezza sui tempi previsti, nonostante l’emergenza sanitaria, per la riapertura dei punti nascita di Alto Reno Terme (Bologna), Pavullo nel Frignano (Modena), Castelnovo ne’ Monti (Reggio) e Borgo Val di Taro (Parma).
Quello dei punti nascita rappresenta uno dei temi più sensibili e di maggior rilievo, sia per il diritto delle famiglie e delle donne a partorire in agio e sicurezza, sia per la vita stessa delle Comunità di montagna, che considerano questi presìdi di prossimità essenziali al benessere delle persone e allo sviluppo demografico di zone già soggette a potenziale abbandono”, scrivono i consiglieri dem, chiedendo alla Regione se si stia muovendo per la revisione nazionale dei relativi parametri di sicurezza con un Accordo Stato Regioni.
Il presidente Bonaccini si è adoperato per la riapertura e ha recentemente ribadito di essere pronto a riattivare i punti nascita. Ora urgono elementi di chiarezza per esplicitare l’impegno concreto della Regione e prevenire strumentalizzazioni ulteriori sul tema costruite ad arte per confondere e mistificare la volontà politica e il percorso intrapreso. Bisogna coinvolgere i territori e stanziare risorse per la riattivazione in piena sicurezza e operatività dei punti nascita sospesi e più in generale del percorso materno-infantile che ne costituisce l’imprescindibile cornice”.
Giulia Paltrinieri

venerdì 14 febbraio 2020

Punti nascita: “Bonaccini mantenga le promesse”


di Anna Maria Bernini
presidente dei senatori di Forza Italia


Siamo al fianco dei cittadini e delle tante mamme del Comitato ospedale di Porretta, che questa mattina si sono riuniti in presidio per ricordare che oggi ricorre il sesto “anniversario” dalla chiusura del punto nascita dell’Appennino bolognese. E bene fanno oggi a sollecitare Bonaccini e il neoassessore alla Sanità, Donini, chiedendo che le promesse siano mantenute. Sei lunghi anni sono trascorsi, durante i quali si sono verificati numerosi episodi di parti a bordo delle ambulanze durante il tragitto verso i nosocomi cittadini. Come abbiamo sempre detto e continueremo a ribadire, nascere in montagna non può diventare un’emergenza. Vigileremo e solleciteremo fin tanto che i punti nascita in montagna non saranno di nuovo realtà: non possono più esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B.


domenica 24 novembre 2019

Diventare mamma in Appennino, senza punti nascita: ”Nove mesi di angoscia”

La voce delle gestanti che vivono in paesi di montagna privati dei punti nascita

Dubbio sollecita la pubblicazione di questo bell'articolo di Bologna Today

"Se ci fosse qualche complicanza il rischio è quello di partorire in ambulanza. E' una situazione assurda, paradossale,  che viene presa sotto gamba e mette a rischio due vite, quella della mamma e del bambino. Molte trascorrono nove mesi con l'ansia che possa accadere qualcosa all'improvviso, e solo perché siamo in montagna e hanno deciso di togliere i punti nascita. La situazione si commenta da sola".
Questa è l'opinione generale di molte donne residenti in Appennino, che a BolognaToday hanno espresso tutta la preoccupazione per la loro salute e quella dei piccoli che portano in grembo.
A poco infatti, fino ad adesso sono valse le lunghe prese di posizione di comitati, cittadini e istituzioni dopo la chiusura di numerosi punti nascita, come quello di Porretta Terme, che "nel bene o nel male - sottolineano le mamme - era un punto di riferimento". Chi partorisce prima del previsto, ha un'emergenza o un problema improvviso infatti, viene caricata in ambulanza e trasferita al primo pronto soccorso a Bologna.
Se il travaglio della donna è in atto, l'ambulanza genericamente non può superare i 50 chilometri all'ora, e il tempo per raggiungere il primo pronto soccorso è di circa di un'ora e un quarto. Questa è la situazione che ha dovuto affrontare Benedetta Palmieri, che la scorsa settimana ha partorito in ambulanza: "A me è andata bene - spiega a BolognaToday - ma non si può pensare di agire solo quando qualcosa andrà male, non si può sperare che tutti i parti vadano bene prima di prendere provvedimenti perché si rischia la vita. E non è normale che gli operatori sanitari debbano addossarsi la responsabilità di fermare il mezzo di soccorso e farti partorire dove capita. Spero che non ricapiti a nessuna quanto accaduto a me, ed è necessario che le istituzioni prendano una posizione chiara e forte su questo argomento". 
Perla Bortolotti, 32 anni, abita a Porretta Terme. E' in attesa del terzo figlio e partorirà domani: "Vivendo qui e sentendo anche gli ultimi avvenimenti è normale che tutte siamo un pò agitate - commenta a BolognaToday - La strada da fare prima di arrivare in ospedale è tanta.Sono in attesa del terzo figlio, e se dovessi partorire improvvisamente non ci impiegherei delle ore. Ho dovuto programmare il  parto per diabete gestazionale, ma con questa situazione anche se ci fosse stato il punto nascita a Porretta mi avrebbero trasferito all'ospedale Maggiore perché non mi avrebbero fatto partorire. Se dovessero rimetterlo spero che sia almeno attrezzato per le prime emergenze. Stiamo parlando di vite di donne, di mamme e bambini. C'è un po di rabbia per tutto questo, e per stare completamente tranquilla ho scelto di farmi seguire da due ginecologi, uno a Vergato e uno a Bologna, anche perché a Bologna fanno visite complete  ogni volta. Ho deciso di essere seguita in due ospedali per maggiore sicurezza... è normale tutto questo?".
Erica Albertazzi, 34 anni, è in attesa del primo figlio e abita a pochi chilometri dal Lago di Suviano, sopra Porretta Terme: "Sono alla 38esima settimana di gravidanza, quindi quasi al termine - sottolinea a BolognaToday -  Sono stata presa in carico dall'ospedale Maggiore la settimana scorsa, ho una gravidanza regolare ma mi han detto che al primo sintomo di contrazioni, se non mi sentissi bene o se mi si dovessero rompere le acque devo subito partire e andare in ospedale facendomi un'ora e mezza di macchina, o farmi caricare in ambulanza. In queste settimana una sta sempre in allerta. Personalmente ho la fortuna di avere anche casa a Bologna, quindi se non mi dovessi sentire bene so dove andare subito, ma sapere di avere un punto nascita più vicino psicologicamente aiuterebbe tantissimo. La cosa migliore sarebbe quello di fare a Porretta non solo un punto nascite, ma anche un piccolo reparto per poter affrontare tutte le  possibili emergenze. I corsi pre parto e l'assistenza c'è, ma è in visto del parto che sale l'ansia e la preoccupazione". 
Della stessa opinione Giulia Casadei, 32 anni, in attesa del primo figlio e residente in località Silla, a Gaggio Montano: "Sono originaria di Forlì ed è inutile negare che con mio marito abbiamo pensato anche di ritrasferisci lì per partorire con più tranquillità. Alla fine siamo rimasti a Silla, perché non era fattibile. Sono alla prima gravidanza e sono abbastanza tranquilla nonostante il diabete gestazionale, ma dover andare a partorire al Maggiore, in un ospedale nel quale sono stata solo due volte, per aprire la cartella e parlare con anestesista, mette un po di ansia. La verità è che avere un punto nascite a Porretta, in grado di gestire un cesareo o un'emergenza aiuterebbe tutte le future mamme, e spero che non si attenda qualche tragedia prima di prendere i dovuti provvedimenti".





giovedì 19 settembre 2019

Punti nascita, Sensoli (M5S): “Revisione soglia di sicurezza tema già portato avanti dalla ministra Grillo. Adesso Bonaccini non si fermi agli annunci”


Il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all’incontro che si è tenuto a Roma tra il presidente Bonaccini e il nuovo ministro della Salute.

La revisione della soglia dei 500 parti all’anno era un tema sul quale il ministro Grillo stava lavorando già da tempo. Per questo l’annuncio di ieri di Bonaccini non è certo una novità. Quello che consigliamo a lui e al nuovo ministro della Salute è di non limitarsi ad annunciare novità per i punti nascita ma di attuarli per davvero”.

È questo il commento di Raffaella Sensoli in merito all’esito dell’incontro tra il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il neo ministro della Salute Roberto Speranza. “Soltanto pochi mesi fa la Regione continuava a ribadire di essere disponibile a riaprire i punti nascita ma che l’ultima parola spettasse al Governo. Oggi registriamo la giravolta di Bonaccini con la speranza però che sia davvero quella giusta – aggiunge Raffaella Sensoli – Ribadiamo però che il tema della riduzione della soglia minima per gli standard di sicurezza era un tema a cui la ministra Giulia Grillo stava lavorando già da tempo. Quindi se una soluzione si troverà in questo senso sarà il frutto di un percorso iniziato già da tempo, ovvero da quando il M5S è al governo. Visto che però la partita sulla riapertura dei punti nascita è ancora aperta, crediamo che la Regione possa anche concentrare i suoi sforzi sul miglioramento dell’assistenza pre e post parto, così come abbiamo chiesto in una risoluzione depositata poco tempo fa in Assemblea Legislativa. Sarebbe un segnale concreto di attenzione verso i bambini e le loro mamme in attesa di ripristinare il diritto all’assistenza negata a quei territori dove i punti nascita sono stati chiusi” conclude Sensoli.


mercoledì 19 dicembre 2018

SANITÀ REGIONALE: BOCCIATA ANCORA LA POSSIBILITA' di RIAPRIRE I PUNTI NASCITA.

Il PD ha bocciato un emendamento al bilancio p che chiedeva di individuare le risorse finanziarie per supportare le nuove richieste di deroga per le strutture di Castelnovo Monti, Porretta Terme, Pavullo e Borgo Val di Taro. 

IL M5S in Regione scrive:

Quelle di Bonaccini sulla possibile riapertura dei Punti nascita sono solo parole al vento per cercare di arrivare indenne alle elezioni e niente più. Lo abbiamo sempre saputo ma oggi ne abbiamo avuto l’ennesima conferma visto che PD e Giunta hanno bocciato la nostra richiesta di mettere a disposizione già nel bilancio 2019 le risorse necessarie per adeguare gli ospedali in montagna per poter sostenere le nuove richieste di deroga. Il tutto mentre a Toano un altro bambino è nato in un’ambulanza mentre percorreva un ponte per raggiungere l’ospedale più vicino. È una vergogna che deve finire”. È quanto sostengono Silvia Piccinini e Raffaella Sensoli, rispettivamente capogruppo e consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al tema della riapertura dei punti nascita di Castelnovo ne’ Monti, Porretta Terme, Borgo Val di Taro e Pavullo che il MoVimento 5 Stelle aveva chiesto di inserire già all’interno della manovra di bilancio in discussione in questi giorni in Assemblea Legislativa. “Ancora una volta abbiamo smascherato le bugie di Bonaccini e dei suoi assessori – spiegano Piccinini e Sensoli – Come oggi stesso ha ricordato il Ministero della Salute, la richiesta di riapertura dei punti nascita deve obbligatoriamente passare da una nuova richiesta di deroga che può essere solo la Regione a presentare. Possibilità che anche oggi però il PD e la Giunta hanno rigettato bocciando il nostro emendamento al bilancio che chiedeva di rendere immediatamente disponibili i fondi necessari per l’adeguamento della sicurezza, dell’innovazione tecnologica e del carico occupazionale per la riapertura di tutti i punti nascita chiusi in questi anni. Senza queste fondamentali risorse il presidente Bonaccini sa benissimo che è impossibile sostenere nuove richieste di deroga. Ecco perché continuare a fare promesse senza farle seguire da fatti concreti, così come stanno facendo Bonaccini e l’assessore Venturi, è sintomo di malafede e significa soltanto prendere in giro i cittadini della montagna e farsi beffa di quelle mamme costrette a far nascere il proprio figlio sul ciglio di una strada o in un’ambulanza. Indecente che Bonaccini e il PD vogliano far campagna elettorale sulla loro pelle” concludono Silvia Piccinini e Raffaella Sensoli.


giovedì 5 ottobre 2017

Punti nascita, ok alla deroga per 3 ospedali Sono Scandiano, Mirandola e Cento.

Da ANSA
 
La risposta arrivata da Roma configura un destino diverso per i 6 punti nascita dell'Emilia-Romagna dove si registrano meno di 500 parti l'anno.
    Il ministero della Salute concede la deroga, chiesta in luglio dalla Regione per evitare la sospensione dell'attività di assistenza al parto, solo per gli ospedali di Scandiano (Reggio Emilia) e per i due del cratere sismico: Mirandola (Modena) e Cento (Ferrara). 
La richiesta di deroga non viene concessa per le strutture di Castelnovo Monti (Reggio), Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma). Di conseguenza, l'attività in questi ultimi punti nascita dovrà essere sospesa. Per il ministero, infatti, non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per tutelare mamme e neonati in una delle fasi più delicate della vita. "Abbiamo percorso tutte le strade possibili per evitarlo - afferma l'assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi - ma continueremo a investire nei tre Comuni: pronti piani di potenziamento per 13 milioni di euro".


mercoledì 19 luglio 2017

La Giunta regionale chiederà al ministero la deroga per non sospendere l'attività di 6 Punti nascita.

Con l'affermazione ' Porretta Terme non pervenuta', Marco propone la lettura di questo articolo pubblicato sul portale delle Regione Emilia Romagna.

La Giunta regionale chiederà al ministero della Salute la deroga per non sospendere l’attività di assistenza al parto in sei punti nascita della rete dell’Emilia-Romagna nei quali si registrano meno di 500 parti l’anno: tre in Appennino - Castelnovo ne’ Monti (Re), Borgo Val di Taro (Pr), Pavullo nel Frignano (Mo) -, Scandiano (Re) in pianura e due nell’area del cratere colpita dal sisma del 2012, Mirandola (Mo) e Cento (Fe).
La decisione è stata presa nel corso della seduta di ieri pomeriggio ed è stata illustrata oggi dall’assessore alle Politiche della salute, Sergio Venturi, in commissione consiliare Politiche per la salute e politiche sociali, contestualmente alla presentazione della Relazione fatta dalla Commissione regionale tecnico consultiva sul percorso nascita, nella quale l’indicazione che viene data è quella di chiedere la deroga per i due punti nascita del cratere e di sospendere il servizio nelle altre quattro strutture, dove a giudizio della Commissione tecnica  non vi sarebbero le condizioni di sicurezza necessarie visto il numero di parti largamente inferiore ai 500 l’anno (limite fissato in sede nazionale).
Ridefinizione dei bisogni assistenziali, sicurezza delle cure e qualità dell’assistenza sono i criteri di analisi della rete Percorso nascita regionale utilizzati dalla Commissione tecnico consultiva. Rete che conta attualmente 26 punti nascita attivi, di cui 17 Spoke e 9 Hub, distribuiti sul territorio dell’Emilia-Romagna. L’attenzione della Commissione si è concentrata sull’attività degli Spoke, i centri periferici rispetto ai grandi ospedali nelle città; al termine del lavoro svolto, all’interno della Relazione, la Commissione propone di chiedere al Comitato Percorso Nascita nazionale la concessione della deroga alla chiusura per i soli punti nascita di Mirandola e di Cento, nel cratere, purché siano rispettati i criteri necessari. Alla fine del 2017, termine del periodo di osservazione, la situazione sarà riesaminata alla luce dei risultati conseguiti. La Commissione ha infatti considerato l’impatto che il terremoto del maggio 2012 ha avuto - in particolare - sui territori di Mirandola e di Cento dove, per problemi strutturali e di sicurezza, le funzioni dei punti nascita sono state sospese o limitate per alcuni mesi; territori dove tuttora persistono effetti dell’evento sismico. In entrambi i punti nascita il volume di attività, negli anni precedenti al sisma, era superiore ai 500 parti l’anno. 






Il commento
Voglio innanzitutto ringraziare la Commissione tecnica per il grande lavoro svolto, una analisi della rete ‘Percorso nascita’ dell’Emilia-Romagna precisa e puntuale, di estrema utilità- sottolinea Venturi-. Non sottovalutiamo certo le conclusioni a cui è arrivata la Commissione, dal momento, lo ribadiamo, che la sicurezza delle future mamme e dei nascituri è per noi la priorità assoluta. Come Giunta abbiamo però deciso di percorrere tutte le strade possibili per evitare la sospensione delle attività di assistenza al parto nei sei punti nascita e per questo chiederemo la deroga al ministero. Qualora venisse concessa- prosegue l’assessore- doteremo i punti nascita del personale necessario a garantire gli standard di sicurezza richiesti, consapevoli, in quel caso, di non aver privato i territori, a partire da quelli di montagna, di servizi importanti per i cittadini e le comunità locali. In caso contrario- aggiunge l’assessore- prenderemo atto della decisione del ministero, ovviamente applicandola, altrettanto consapevoli di aver percorso tutte le strade possibili per evitare la sospensione del servizio di assistenza al parto, certi comunque che le strutture sanitarie di cui stiamo parlando, sulle quali stiamo investendo risorse per potenziare e innovare i servizi, saranno comunque in grado di assistere le partorienti e i loro bambini garantendo alti standard di qualità. Voglio infatti ricordare- chiude Venturi- che c'è un potenziamento dei servizi pre e post parto, con il registro delle gravidanze e l’assistenza attiva verso le donne”.

martedì 18 ottobre 2016

M5S: “LA REGIONE NON PUÒ CONTINUARE A METTERE A RISCHIO LA SICUREZZA DI MAMME E BAMBINI”.

Il commento di Silvia Piccinini, consigliera del M5S, alla risposta in Assemblea Legislativa regionale di un question time , sollecitato dal parto in ambulanza avvenuto qualche giorno fa a Vergato.
 
 
Anche se le statistiche dicono che i parti in ambulanza sono più frequenti in città, questo non vuol dire che eventuali conseguenze per mamme e neonati che vivono in montagna siano le stesse. Per questo l’assessore Venturi e la Regione non possono continuare a mettere a rischio la sicurezza di chi ha deciso di vivere a Porretta o in un altro comune della zona montana”, commenta la consigliera Piccinini, riguardo al caso del parto in ambulanza che si è verificato nei giorni scorsi a Vergato.  “L’assessore non può sottovalutare quanto è avvenuto in questi giorni sostenendo che i parti precipitosi sono più frequenti in città e in pianura – spiega - Proprio per il fatto che questi casi sono sempre più frequenti bisogna intervenire dando sicurezza soprattutto ai territori montani anche mantenendo attivi i punti nascita di quegli ambiti che non rispettavano il limite dei 500 parti annui. Per questo chiediamo che si parta al più presto con la sperimentazione prevista dal Ministero della Salute. Il decreto ministeriale affida alle Regioni la possibilità di richiedere al Comitato percorso nascita nazionale un parere motivato sul mantenimento di punti nascita in montagna anche con volumi di attività inferiori ai 500 parti. L’Assessore ci illustri le richieste che ha avanzato in tal senso al Ministero. Non ci rassicura sapere, come ha detto Venturi in aula, che il parto precipitoso avviene a prescindere dalle località - conclude Silvia Piccinini - visto che è altrettanto vero che le conseguenze sono diverse a seconda di dove questo avviene, della distanza dal più vicino punto nascita e delle condizioni stradali per raggiungerlo. In strutture montane, dove per anni non si sono evidenziate criticità di alcun tipo, non si può utilizzare la scusa della sicurezza per concentrare le partorienti in un'unica struttura incuranti del grave rischio costituito dalle distanze, per percorrere le quali occorrono anche ore intere”.

venerdì 8 aprile 2016

PUNTI NASCITA, la consigliera regionale SENSOLI: “LA REGIONE PUÒ RIAPRIRE QUELLO DI PORRETTA TERME E BLOCCARE LA CHIUSURA DEGLI ALTRI”


 Raffella Sensoli, consigliera regionale del M5S e vicepresidente della Commissione Sanità, ha presentato una interrogazione alla Giunta per chiedere quando ha intenzione di avviare la sperimentazione di punti nascita che riguarda le strutture delle aree montane che non raggiungono il limite dei 500 parti all’anno. “L’assessore Venturi si era detto disponibile. Adesso si agisca,” ricorda la consigliera, chiediamo che si parta al più presto con questa sperimentazione. In questo modo si darebbe una risposta concreta a chi da tempo denuncia un ulteriore possibile taglio dei servizi dell’ospedale”. È l'invito della Sensoli rivolto alla Giunta e contenuto in una interrogazione che riguarda la situazione del punto nascita di Porretta Terme. “La struttura è chiusa da tempo poiché secondo la Regione non garantiva gli standard di sicurezza dei 500 parti all’anno – spiega – Questo però non vuol dire che i cittadini di Porretta debbano rinunciare al punto nascita ancora per molto. Rispondendo a una nostra interrogazione l’assessore Venturi si era detto disponibile ad avviare, per le aree montane, una sperimentazione dei punti nascita al di sotto del 500 parti annui. Sperimentazione che doveva in ogni caso tenere conto della capacità delle strutture di garantire sia il mantenimento costante ed adeguato delle competenze professionali, sia l'ammodernamento delle tecnologie necessarie per la permanenza del servizio. Visto che nel caso di Porretta Terme ci troviamo di fronte a un ospedale praticamente nuovo, crediamo che ci siano tutte le condizioni per avviare questo processo. In questo modo i tanti cittadini che si erano opposti alla sua chiusura a breve potranno riavere il loro punto nascita”. Nella sua interrogazione la consigliera regionale chiede alla Giunta anche se non ritenga opportuno avviare un confronto immediato con il Comitato permanente a difesa dell’ospedale in merito alle ultime notizie che prospettano ulteriori tagli e la chiusura di interi reparti. “Cercare un confronto con i cittadini sempre più preoccupati crediamo che possa in qualche modo dissipare le nubi che da tempo ormai aleggiano attorno al futuro dell’ospedale di Porretta Terme. Per questo – conclude – avviare al più presto la sperimentazione e riportare in vita il punto nascita potrebbe rappresentare un primo passo per la valorizzazione di una struttura importante per tutto il circondario”.


sabato 21 novembre 2015

PUNTI NASCITA, LA GIUNTA CHIEDA L’AVVIO DELLA SPERIMENTAZIONE PER TUTTI QUELLI SOTTO I 500 PARTI. Il decreto ministeriale apre alla possibilità di evitare la chiusura per le strutture che non raggiungono i 500 parti in un anno.

Riceviamo e pubblichiamo:


La firma da parte del ministro Lorenzin rappresenta un’ottima notizia. A questo punto non crediamo ci sia più nessuna ragione per mettere in dubbio la sopravvivenza del punto nascite del Sant’Anna come di tutti gli altri della nostra regione”.  Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S e vicepresidente della Commissione Sanità, ha presentato una interrogazione in Regione all’indomani dell’emanazione del decreto da parte del Ministero della Salute con il quale si apre alla possibilità di sperimentazione in aree montane di punti nascite inferiori ai 500 parti annui a condizione che vengano mantenuti gli standard di qualità e di sicurezza previsti dalla normativa. “Questo decreto è la pre-condizione per introdurre anche in Italia modelli sperimentali di erogazione del servizio di ostetricia già esistenti in altre zone montane d'Europa, come Svizzera, Austria e Germania, dove lo standard non è legato al numero dei parti per singolo plesso ospedaliero, ma è affidato alla formazione e all'elevata casistica delle equipe mediche e infermieristiche che svolgono il servizio, così come noi chiediamo da tempo". Per la vicepresidente della Commissione Sanità, dunque, la Regione dovrebbe presentare la richiesta della sperimentazione al Ministero rivedendo così le sue scelte che avevano messo in dubbio più di una struttura su tutto il territorio regionale. “Questa opportunità può essere una boccata di ossigeno per tanti territori che in questi anni hanno lottato duramente per far rispettare il loro diritto alla salute – aggiunge Raffaella Sensoli – La Giunta quindi avvii da subito la richiesta di deroga al ministero per tutti i punti nascita che rientrano nei requisiti previsti dal decreto e riapra immediatamente il punto nascita dell'ospedale Costa di Porretta Terme (oggi Alto Reno Terme), riattivando la struttura e riportando la strumentazione trasferita in altri plessi, in particolare la vasca per il parto in acqua, inaugurata nel 2002 e costata 17.000 euro".



martedì 11 agosto 2015

Galeazzo Bignami: "Si deve poter nascere in montagna in sicurezza".



Soddisfiamo la richiesta di pubblicare la risoluzione del consigliere regionale Galeazzo Bignami con cui si chiede alla  Giunta ad attivarsi, di concerto con il Governo, al fine di garantire, anche nei territori montani della Regione Emilia-Romagna, il diritto di nascere nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, aggiornando i requisiti e gli standard organizzativi, tecnologici e di sicurezza riguardanti i punti-nascita con volumi di attività inferiori a 500 parti annuali.

Premesso che la distanza tra i vari comuni montani e le strutture ospedaliere presenti nei centri cittadini della nostra regione è tale da rendere impossibile rispettare le tempistiche d’urgenza e che in caso di parto imminente, il tempo che trascorrerebbe tra la richiesta di intervento e l’arrivo dei soccorsi rischierebbe di non rientrare nella tempistica  definita “golden hour”, che prevede l’intervento nell’arco di un’ora per i soccorsi urgenti in favore di utenti in rischio di vita. Inoltre che operare in scelte che mettano a repentaglio le partorienti ed in nascituri della montagna, non tenendo conto delle urgenze e dei tempi d’intervento, è una grave mancanza sia amministrativa che politica da parte della Giunta della Regione Emilia-Romagna;
 considerato poi che il Governo nazionale apre per la prima volta alla possibilità che possano esistere punti nascita nelle zone montane anche in deroga ai requisiti numerici minimi di 500 parti all'anno, a condizione che vengano assicurate le soglie di qualità e di sicurezza, superando così ‘politicamente’  il limite dei 500 parti all'anno che impediva di poter introdurre modalità flessibili che fossero in grado di coniugare le peculiarità del territorio con la sicurezza e la qualità.
 
Sottolineato poi l'obiettivo non è quello di far girare le gestanti, ma le equipe mediche e paramediche.
 
Rilevato infine che nei paesi confinanti Svizzera, Austria e Germania il tema della doverosa sicurezza in materia di parto può essere affrontata superando la logica numerico burocratica, con un investimento sulla qualità degli operatori e sulla flessibilità e innovazione delle forme di organizzazione del servizio.
 
IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE
 
  • Ad attivarsi di concerto con il Governo affinché anche nei territori montani delle regione Emilia – Romagna si possa coniugare il diritto di nascere in montagna con il diritto di nascere in sicurezza, aggiornando i requisiti e gli standard organizzativi, tecnologici e di sicurezza che i punti nascita con volumi di attività inferiori a 500 parti all’anno devono possedere.

sabato 2 agosto 2014

Punti nascita: il nuovo percorso di gravidanza in Emilia Romagna.



Marco, a proposito di assistenza alla ‘gravidanza’ , ha inviato:

Io ho visionato questo spot:(qui sotto il collegamento)


e, alla luce delle ultime "scandalose" vicende oggetto anche di atti di sindacato ispettivo (da ultimo quello della Consigliera Noè di cui trovate qui sotto il collegamento)


mi sono domandato da cittadino:

1) e' uno spot elettorale?
2) è un primo paletto a discarico di eventuali future responsabilità amministrativo/civili/penali da mettere in relazione alla potenziale messa in mora dell'ultima partoriente, la quale è stata curata dai componenti di un equipaggio di un'automedica?
3) perchè mettere Vergato e Maggiore tra la costellazione di ospedali presenti in Emilia Romagna posto che lo spot fa appunto riferimento al nuovo percorso di gravidanza EMILIA ROMAGNA????
4) o piu' semplicemente è un componente del portfolio da inserire nella relazione di fine mandato (reso obbligatorio da uno dei recenti governi?

Sarei grato se qualcuno puo' rispondere non tanto a me quanto al """solito"""" fisiologico 0,000000001 per cento di sfortunate partorienti-

Marco.

PS: chiedo agli astanti in indirizzo se per cortesia possano estendere la presente al Comitati di di difesa del Punto nascita dell'Ospedale di Porretta Terme.
Marco