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domenica 18 ottobre 2026

Caregiver familiari, dal riconoscimento ai servizi concreti: un progetto per sostenere chi si prende cura degli altri

 Presentato alla stampa in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna il progetto nato a Ravenna per accompagnare, formare e valorizzare i caregiver. Al centro sportelli di ascolto, formazione, tutele previdenziali e una rete territoriale integrata, in attesa di una legge nazionale.



Dare sostegno concreto a chi ogni giorno si prende cura di un familiare non autosufficiente, superando una condizione troppo spesso invisibile e riconoscendo pienamente il valore sociale dell’assistenza. È questo l’obiettivo del progetto dedicato ai caregiver familiari, presentato nel corso di un incontro con la stampa venerdì 16 ottobre, nella Sala 215 dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, a Bologna.

A promuovere l’iniziativa è il consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica), che da oltre un anno porta avanti il tema del riconoscimento e della tutela dei caregiver, sostenendo un percorso nato a Ravenna e orientato a trasformare il riconoscimento del ruolo in servizi, strumenti e opportunità concrete.

All’incontro sono intervenuti, insieme a Mastacchi, Veronica Verlicchi, consigliera comunale di Ravenna e capogruppo della Lista civica La Pigna, ed Emily Tassinari, fisioterapista dell’assistenza domiciliare dell’AUSL Romagna. Il confronto ha posto l’attenzione sulle difficoltà quotidiane di chi assiste una persona cara e sulla necessità di costruire risposte coordinate, capaci di sostenere sia chi riceve le cure sia chi le presta.

Una responsabilità quotidiana che non può restare invisibile

Dietro ogni persona non autosufficiente c’è spesso un familiare che si fa carico, in maniera continuativa, di una parte importante dell’assistenza. Secondo i dati richiamati nella presentazione del progetto, in Italia i caregiver sono quasi 8 milioni e oltre 3,2 milioni avrebbero lasciato il lavoro per dedicarsi alla cura di un familiare, secondo le stime citate di ISTAT, Osservatorio DOMINA e CNEL.

Il loro compito va ben oltre l’aiuto nelle attività quotidiane: significa gestire terapie e farmaci, accompagnare la persona assistita nei percorsi sanitari, mantenere i rapporti con medici e servizi e, in alcuni casi, imparare a utilizzare presidi e dispositivi complessi, spesso senza una preparazione specifica.

A questo carico pratico si aggiungono le difficoltà organizzative, le rinunce professionali e il peso emotivo dell’assistenza prolungata. Da qui la necessità di affiancare al riconoscimento formale della figura del caregiver interventi strutturati, che offrano orientamento, formazione, sostegno psicologico e maggiori garanzie economiche e previdenziali.

Dal progetto di Ravenna una rete di servizi per i caregiver

La proposta presentata punta a costruire un sistema di supporto articolato, capace di rispondere ai bisogni dei caregiver nelle diverse fasi del percorso di cura.

Tra gli interventi previsti figura l’attivazione di uno sportello di ascolto e orientamento, con un orario di apertura il più possibile ampio, indicativamente dalle 8 alle 20, e la prospettiva di arrivare in futuro a un servizio attivo 24 ore su 24, qualora le necessità del territorio lo richiedano.

Un altro pilastro è rappresentato dai percorsi di formazione teorica e pratica, pensati per fornire competenze utili nella gestione dell’assistenza e migliorare la sicurezza tanto del caregiver quanto della persona assistita. Il progetto prevede inoltre di valorizzare le competenze maturate attraverso l’esperienza di cura, valutando la possibilità di una loro certificazione spendibile anche nel mondo del lavoro.

Centrale è anche la costruzione di una rete territoriale integrata, in grado di mettere in collegamento servizi sanitari, servizi sociali e associazioni, favorendo l’accesso alle informazioni e la presa in carico dei bisogni. In questo quadro si inserisce la proposta di un elenco regionale dei caregiver, insieme a strumenti di tutela economica e  previdenziale, a partire dai contributi figurativi per chi riduce l’attività lavorativa o la interrompe per assistere un familiare.

Completa il quadro l’attenzione al benessere psicofisico di chi presta assistenza, una dimensione essenziale per prevenire l’isolamento e il sovraccarico che possono accompagnare un impegno di cura prolungato.

Il percorso istituzionale: dalla risoluzione del 2025 alle nuove richieste

Il sostegno al progetto si inserisce in un percorso istituzionale che Mastacchi ha avviato nell’ottobre 2025, quando ha presentato in Assemblea legislativa una risoluzione per promuovere il riconoscimento professionale dei caregiver, introdurre tutele previdenziali, come i contributi figurativi, e istituire un elenco regionale unico.

Nel dicembre dello stesso anno, la Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali ha approvato un impegno rivolto alla Giunta regionale che, secondo quanto riferito dal consigliere, recepisce ampiamente le proposte avanzate. Tra i punti affrontati figurano le politiche di sostegno a chi deve conciliare lavoro e assistenza e la richiesta al Governo di una legge nazionale organica dedicata ai caregiver familiari.

Il percorso è proseguito nel maggio 2026 con la presentazione di un’interrogazione per sollecitare ulteriori misure: buoni servizio finanziati attraverso le risorse del Fondo sociale europeo Plus (FSE+), forme di sostegno economico diretto, interventi a tutela del benessere psicofisico dei caregiver e strumenti per favorire la conciliazione tra attività lavorativa e responsabilità di cura.

Il progetto ravennate si colloca dunque in una prospettiva più ampia, che punta a integrare le iniziative territoriali con un quadro normativo nazionale capace di garantire diritti e tutele omogenee.

Emilia-Romagna, dalle prime tutele alla sfida dei servizi

L’Emilia-Romagna è stata tra le prime regioni italiane a riconoscere il ruolo del caregiver familiare, con la legge regionale n. 2 del 2014. Successivamente, la legge regionale n. 5 del 2024 ha istituito un fondo da 3 milioni di euro all’anno per il triennio 2025-2027.

Il quadro regionale costituisce una base sulla quale sviluppare nuovi interventi, ma la sfida, al centro del progetto presentato a Bologna, è rendere le misure di sostegno accessibili e realmente utili nella vita quotidiana delle famiglie. In questa direzione si colloca anche il riferimento al Veneto, dove il 29 settembre 2026 il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il progetto di legge n. 81 sul caregiver familiare.

Resta inoltre atteso il completamento dell’iter della legge nazionale dedicata ai caregiver, all’esame della Camera secondo quanto riferito in occasione della presentazione.

Il messaggio emerso dall’incontro con la stampa è chiaro: riconoscere il valore di chi assiste un familiare è un passaggio fondamentale, ma non sufficiente. Servono servizi, formazione, tutele e una rete capace di accompagnare concretamente le persone nel percorso di cura. Perché prendersi cura di chi ha bisogno di assistenza significa anche sostenere chi, spesso lontano dai riflettori, se ne fa carico ogni giorno.

giovedì 27 agosto 2026

Imprese. Mastacchi (Rete civica): “La Regione promuova una riflessione sugli incrementi dei canoni di locazione nei centri commerciali”

“Il rischio è di compromettere la sostenibilità economica delle attività insediate”



di Giorgia Tisselli

 

La Regione promuova una riflessione sugli incrementi dei canoni di locazione nei centri commerciali. Marco Mastacchi (Rete civica) in un’interrogazione chiede se siano pervenute alla Regione o agli enti locali segnalazioni da parte di operatori economici relative a incrementi particolarmente rilevanti dei canoni di locazione, o degli oneri di gestione, all'interno di grandi strutture di vendita e quali valutazioni siano state effettuate.

“I centri commerciali e le grandi strutture di vendita autorizzati sul territorio regionale sono oggetto, in sede autorizzativa, di valutazioni economiche e urbanistiche fondate anche su studi di impatto socio-economico contenenti previsioni relative ai canoni di locazione praticabili agli operatori commerciali - spiega Mastacchi -. Numerosi operatori commerciali segnalano, in diversi contesti territoriali, incrementi progressivi dei canoni di locazione e delle spese accessorie richieste dalle società di gestione dei centri commerciali”.  Incrementi che per il consigliere rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle attività insediate, in particolare delle piccole e medie imprese. “L’aumento dei costi fissi - sottolinea l'esponente di Rete civica - può determinare la cessazione delle attività commerciali, una maggiore rotazione degli operatori, la perdita di occupazione e un impoverimento dell'offerta commerciale”.

Per questi motivi, Mastacchi chiede alla Giunta se ritenga utile promuovere una riflessione con i Comuni e gli altri enti competenti sul tema della coerenza tra gli elementi economici dichiarati negli studi di impatto delle grandi strutture di vendita e l'evoluzione delle condizioni effettivamente praticate agli operatori insediati.

mercoledì 19 agosto 2026

Commercio. Evangelisti (FdI): "Crisi delle botteghe storiche, la Regione intervenga"

 La capogruppo chiede alla Giunta di farsi promotrice di un albo unico nazionale delle botteghe storiche



di Luca Govoni

La crisi del commercio di vicinato e delle botteghe storiche dell’Emilia-Romagna sono al centro di un'interrogazione presentata da Marta Evangelisti (Fratelli d'Italia), che sollecita l'intervento della Regione.

Costi insostenibili, burocrazia asfissiante e una totale assenza di ricambio generazionale - si legge nell'atto ispettivo - stanno facendo scomparire negozi di vicinato e botteghe storiche. I dati sono esemplificativi: negli ultimi dieci anni si è registrato un saldo negativo del -44,8% di aperture di nuovi negozi rispetto al 2014. "Di fronte a questa desertificazione commerciale, le risposte della Regione si stanno rivelando del tutto insufficienti e parcellizzate”, scrive la capogruppo di FdI.

"Colpisce - evidenzia Evangelisti - la crisi degli 800 negozi storici censiti nella nostra regione fra cui figurano eccellenze uniche come la ferrarese Osteria 'Al Brindisi' (la più antica d’Italia, attiva dal 1435) o l’Osteria del Sole a Bologna (dal 1465). Così come destano preoccupazione le chiusure che colpiscono la quotidianità delle nostre città, come quella dello storico negozio 'Centro Casa Casalinghi' di Modena, che ha abbassato le serrande dopo ben 58 anni di attività".

Le attività di prossimità - sottolinea la consigliera - non sono solo un pilastro economico e turistico, ma rappresentano vere e proprie sentinelle del territorio, presidi insostituibili di legalità, decoro e sicurezza urbana contro il degrado. Eppure, gli esercenti vengono lasciati soli di fronte ad affitti alle stelle, tassazione locale e costi fissi fuori controllo.

Da qui la richiesta alla Giunta di azioni urgenti e strutturali, a partire da un tavolo di coordinamento con gli enti locali e le associazioni di categoria, per definire un pacchetto straordinario di sgravi fiscali su Tari e occupazione del suolo pubblico per le attività certificate. “I fondi stanziati dalla Regione per i cosiddetti hub urbani si configurano nei fatti come uno spot politico - critica la capogruppo -. Per salvare il commercio di vicinato non basta certo finanziare il rifacimento di una vetrina o il posizionamento di due panchine di arredo urbano. servono interventi continui che sostengano l'esistenza fisica della bottega, accompagnando i giovani nel ricambio generazionale e supportando economicamente la complessa transizione digitale e multicanale”.

Infine, Marta Evangelisti sollecita l'esecutivo regionale "a chiarire quali misure intenda adottare per potenziare la sicurezza attorno ai locali storici e se intenda farsi promotrice presso il Governo e la Conferenza Stato-Regioni dell’istituzione di un albo unico nazionale delle botteghe storiche, volto a garantire una tutela legislativa omogenea e semplificata a livello nazionale".

martedì 11 agosto 2026

Montagna, è scontro sulla classificazione: per il Governo i Comuni montani in Emilia-Romagna sono 99, per la Regione restano 122

 Il nuovo decreto nazionale, basato esclusivamente su altitudine e pendenza, fa perdere la classificazione a nove Comuni emiliano-romagnoli. La Giunta regionale conferma invece una lettura più ampia della montanità e mantiene nell’elenco regionale tutti i territori. De Pascale e Baruffi: «Nessuno resterà indietro. L’Appennino è strategico e va sostenuto nella sua interezza»


In Emilia-Romagna si apre un confronto sulla nuova classificazione dei Comuni montani. Il Governo, attraverso il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’11 maggio 2026, riconosce come montani 99 Comuni della regione, sulla base di criteri esclusivamente fisici e morfologici, in particolare altitudine e pendenza.

La Regione Emilia-Romagna, invece, sceglie di mantenere una definizione più ampia e inclusiva della montanità, confermando complessivamente 122 Comuni nell’elenco regionale.

La decisione è stata formalizzata dalla Giunta regionale, che ha approvato la delibera di aggiornamento dell’elenco dei Comuni montani. Una scelta che, nelle intenzioni della Regione, punta a garantire continuità alle politiche di sostegno all’Appennino, indipendentemente dalla nuova classificazione nazionale.

«Per l’Emilia-Romagna i Comuni montani sono 122 e non 99 e, per tutte le politiche regionali, dalle strategie ai fondi per la montagna fino alle condizioni di maggior favore per bandi e servizi, nessuno resterà indietro», affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alla Montagna e alle Aree interne, Davide Baruffi, al termine della seduta di Giunta.

Nove Comuni perdono la montanità per lo Stato

Il nuovo provvedimento nazionale modifica sensibilmente il quadro precedente. In Emilia-Romagna sono nove i Comuni che, secondo la classificazione statale, perdono lo status di Comune montano.

Nel Parmense si tratta di Varano de’ Melegari; nel Bolognese di Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice; in provincia di Forlì-Cesena di Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone.

Al contrario, altri nove Comuni entrano nella classificazione nazionale: Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca nel Piacentino; Langhirano nel Parmense; Modigliana e Civitella di Romagna nel Forlivese-Cesennate.

La nuova classificazione, dunque, ridisegna la geografia amministrativa della montagna regionale, utilizzando parametri legati essenzialmente alle caratteristiche fisiche del territorio.

La Regione: «La montagna non si misura soltanto con altitudine e pendenza»

È proprio su questo punto che la Regione Emilia-Romagna rivendica una diversa impostazione. La delibera approvata dalla Giunta mantiene infatti un approccio che considera la montagna non soltanto attraverso parametri altimetrici o morfologici, ma anche in relazione alle condizioni socioeconomiche e alla necessità di garantire servizi e coesione territoriale.

«La legge regionale continuerà a essere inclusiva», sottolineano de Pascale e Baruffi. «La Regione non vuole assolutamente spezzare o indebolire il lavoro per la coesione avviato con decisione in questi anni. Al contrario, intende rafforzare una strategia fondata sulla solidarietà e sull’integrazione territoriale, volta a colmare i divari e a creare opportunità».

Per presidente e assessore, infatti, classificare i territori esclusivamente sulla base di parametri fisici rischia di non cogliere la complessità delle comunità appenniniche.

«Frammentare le comunità e dividere i territori montani in base a freddi algoritmi altimetrici non aiuta lo sviluppo di alcuna località dell’Appennino», sostengono. «Le esigenze delle nostre comunità non si esauriscono con un calcolo della pendenza: ci sono la tenuta dei servizi fondamentali, il contrasto allo spopolamento, la tutela idrogeologica e il sostegno all’economia locale».

La Regione conferma le risorse

La scelta regionale non riguarda soltanto la classificazione formale, ma anche le conseguenze concrete sul piano delle politiche territoriali e delle risorse.

De Pascale e Baruffi assicurano che l’Emilia-Romagna continuerà a investire sull’intero territorio montano, comprese le realtà che non rientrano nella nuova classificazione nazionale.

«Vogliamo continuare a investire con determinazione su tutta la montagna emiliano-romagnola, senza penalizzare alcuna realtà o creare comunità di serie A e di serie B», spiegano.

La Regione ricorda inoltre di essere intervenuta già con l’ultima legge di bilancio, incrementando le risorse destinate alla montagna, proprio in previsione degli effetti della nuova normativa nazionale.

Secondo quanto riferito dalla Giunta, a fronte della riduzione del 60% delle risorse statali destinate ai territori montani, la Regione ha previsto risorse proprie per compensare integralmente la quota mancante. A queste si aggiungono gli stanziamenti contenuti nella recente manovra di assestamento, tra cui 18 milioni di euro destinati alle aree interne.

«Difendere l’Appennino significa garantire pari dignità, opportunità e servizi a tutti i cittadini che lo vivono e lo custodiscono ogni giorno», concludono il presidente e l’assessore.

I Comuni montani nel Bolognese

Per quanto riguarda il territorio della Città metropolitana di Bologna, l’elenco regionale comprende:

Alto Reno Terme, Borgo Tossignano, Camugnano, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castiglione dei Pepoli, Fontanelice, Gaggio Montano, Grizzana Morandi, Lizzano in Belvedere, Loiano, Marzabotto, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monzuno, Pianoro, San Benedetto Val di Sambro, Sasso Marconi, Valsamoggia e Vergato.

Il caso bolognese rende particolarmente evidente il confronto tra i due criteri: alcuni territori che per lo Stato non sono più considerati montani continuano infatti a essere riconosciuti come tali dalla Regione, con l’obiettivo di non interrompere le politiche di sostegno e di sviluppo rivolte alle comunità dell’Appennino.

venerdì 26 giugno 2026

Evangelisti (FdI): “Strada di Lizzano in Belvedere impraticabile da gennaio: la Regione solleciti il Comune a ripristinarla”

 



Con un’interrogazione la capogruppo di FdI invita inoltre a garantire l’efficacia dei riscontri forniti al difensore civico al quale si sono rivolti alcuni cittadini

La Regione solleciti l’amministrazione comunale di Lizzano in Belvedere a sistemare via Svolta, con particolare attenzione alle barriere stradali e al potenziale rischio per i mezzi di soccorso medico. Lo chiede con un’interrogazione Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) ricordando che il tratto stradale è intralciato da alberi e rami crollati in seguito alle forti raffiche di vento del 3 gennaio scorso.

“Vista la mancanza di interventi da parte del Comune – ha spiegato la capogruppo di FdI – i familiari di una residente hanno presentato istanza al difensore civico regionale che ne ha disposto l’archiviazione in seguito all’impegno dell’amministrazione di programmare la manutenzione ordinaria e straordinaria. Tuttavia, ad oggi, non risulta alcun intervento. La mancata attuazione degli impegni dell’ente vanifica l’istituto e l’efficacia della mediazione del difensore civico costringendo i cittadini lesi nei propri diritti a dover riavviare iter burocratici”.

Da qui l’atto ispettivo per sollecitare l’esecutivo affinché “garantisca il rispetto dei riscontri forniti dai Comuni al difensore civico regionale, evitando che le archiviazioni formali si traducano in un prolungato e indefinito immobilismo materiale a danno dei cittadini fragili”.

(Lucia Paci)

venerdì 15 maggio 2026

PRIT e grandi incompiute: il Passante di Bologna torna al centro del dibattito in Regione

 



Un question time del consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica) riporta all’attenzione dell’Assemblea legislativa il tema del Passante di Bologna e, più in generale, la paralisi delle principali infrastrutture regionali. Al centro dell’intervento, la frammentazione della pianificazione e la mancanza di una visione unitaria sugli interventi previsti dal Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT), dal Passante alla Cispadana, fino al quadruplicamento ferroviario.

Mastacchi ha chiesto alla Giunta quale sia lo stato di avanzamento aggiornato del progetto del Passante di Mezzo di Bologna, con particolare riferimento al cronoprogramma, ai costi complessivi e alle criticità ancora aperte, oltre a un aggiornamento sul quadro di attuazione del PRIT.

Per chi attraversa quotidianamente l’Emilia-Romagna, il nodo bolognese rappresenta da anni uno dei principali punti critici della mobilità regionale. Dopo oltre vent’anni di dibattiti, opere considerate strategiche come il Passante di Mezzo restano infatti sospese in una situazione di incertezza che, secondo Mastacchi, evidenzia l’obsolescenza di modelli di mobilità concepiti decenni fa e oggi sempre meno adeguati alle trasformazioni economiche e territoriali.

A pesare è anche il quadro economico. L’aumento dei costi delle materie prime ha fatto lievitare la stima complessiva dell’opera fino a circa 3,5 miliardi di euro, mettendo in discussione gli accordi originari con i concessionari. Secondo il consigliere, il problema non riguarda soltanto la sostenibilità finanziaria, ma anche l’efficacia strategica di un investimento così rilevante su un’infrastruttura progettata oltre vent’anni fa.

Nel corso del dibattito è stato affrontato anche il tema del quadruplicamento ferroviario. Mastacchi ha richiamato recenti audizioni in Commissione Trasporti, sostenendo che la scelta di privilegiare l’“Alta Capacità” per il traffico merci, anziché l’“Alta Velocità” orientata ai passeggeri, rischi di produrre infrastrutture sovradimensionate rispetto alla domanda reale. A suo giudizio, l’esperienza della dorsale Torino-Milano-Napoli-Salerno dimostrerebbe come il traffico merci sulle linee AV sia rimasto marginale negli ultimi venticinque anni, rendendo discutibile l’investimento aggiuntivo richiesto dall’Alta Capacità.

Altro nodo evidenziato è quello della Cispadana. Lo stallo legato alla concessione dell’A22 e alle valutazioni della Corte di Giustizia Europea avrebbe trasformato i ritardi in un elemento strutturale, bloccando un’opera attesa da anni dai territori interessati. Secondo Mastacchi, il combinarsi di contenziosi, divisioni sul modello infrastrutturale e programmazione frammentata rischia di generare una dispersione di risorse pubbliche e una moltiplicazione degli sprechi.

Nel suo intervento, il consigliere ha criticato la logica della progettazione “per lotti”, sostenendo che l’assenza di una copertura economica integrale lungo tutto il ciclo di vita delle opere produca inevitabilmente inefficienze operative e interventi incompleti. Da qui la richiesta di una revisione profonda del PRIT, alla luce delle mutate condizioni economiche, dei nuovi costi energetici e delle trasformazioni nelle esigenze di mobilità.

L’assessora regionale Irene Priolo ha ricordato come le opere in questione rientrino prevalentemente nelle competenze del Governo nazionale, sottolineando tuttavia la disponibilità della Regione a collaborare per favorirne la realizzazione. Priolo ha inoltre ribadito la necessità di aggiornare il PRIT con una visione strategica al 2040, individuando priorità infrastrutturali e una programmazione per stralci funzionali coerente con le risorse disponibili nel Contratto di Programma.

In replica, Mastacchi ha ricordato che il Passante venne presentato già nel 2018 dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi come un’opera destinata a essere completata in tempi brevi, ma successivamente rallentata da un complesso iter amministrativo. Secondo il consigliere, i ritardi sarebbero stati aggravati anche da una revisione progettuale promossa dall’allora amministrazione comunale di Bologna, che avrebbe trasformato l’intervento in un’opera più ambiziosa e costosa.

Mastacchi ha infine sottolineato che interventi storici come la Variante di Valico, disciplinata dalla Convenzione del 1990, non possono essere ulteriormente rinviati o ricondotti a nuovi Piani Economico-Finanziari, trattandosi di opere già finanziate. Da qui la richiesta conclusiva di procedere con continuità e determinazione, nel rispetto degli impegni assunti e con una programmazione infrastrutturale finalmente organica e coerente.

domenica 3 maggio 2026

Centri ricreativi estivi 2026

 Avviso rivolto ai gestori di centri estivi per aderire al "Progetto per il contrasto alle povertà educative e la conciliazione vita-lavoro – anno 2026".


Riceviamo: 


La Regione Emilia-Romagna ha approvato, anche per l’anno 2026 il “Progetto per il contrasto alle povertà educative e la conciliazione vita-lavoro: sostegno alle famiglie per la frequenza di centri estivi”, finalizzato a rendere disponibile un sostegno economico alle famiglie dei bambini e dei ragazzi per la frequenza ai centri estivi nel territorio regionale e aderenti , rendendo disponibile un contributo per concorrere alla copertura del costo di iscrizione.

Il progetto è finanziato con risorse del Fondo Sociale Europeo e, precisamente, con le risorse di cui al PR FSE+ Priorità 3 Inclusione - Obiettivo specifico K.

Destinatari e importo dei contributi

Il contributo è rivolto a famiglie, anche affidatarie, con ISEE fino a 26.000,00, con figli dai 3 ai 13 anni (17 anni se con disabilità certificata), quindi nati dal 2013 al 2023 in cui uno (in caso di famiglie monogenitoriali) o entrambi i genitori risultino occupati e residenti in un Comune del Distretto dell’Appennino Bolognese, che avranno la necessità di utilizzare i centri estivi nel periodo estivo di sospensione delle attività scolastiche (giugno/settembre 2026).

Possono chiedere il contributo anche le famiglie nelle quali uno o entrambi i genitori siano in cassa integrazione, mobilità, disoccupati purché abbiano sottoscritto un Patto di servizio con i centri per l’impiego con il quale si sono impegnati a fruire di un percorso di politica attiva per la ricerca di un’occupazione. Inoltre, possono beneficiarne famiglie in cui anche un solo genitore è impegnato in modo continuativo in compiti di cura, se nel nucleo familiare è presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente.

Il contributo è finalizzato alla copertura, totale o parziale in funzione del costo effettivo, della rata di frequenza settimanale, con un contributo massimo complessivo di 300 euro per ciascun figlio, e nel limite di 100 euro a settimana; può essere utilizzato anche per settimane non consecutive e in centri estivi differenti. È cumulabile con altri contributi, purché non si superi il costo effettivo del servizio.

Come fare?

L'Istituzione servizi educativi e culturali dell’Unione dei comuni dell’Appennino bolognese, ha approvato l’avviso pubblico per l’individuazione dei soggetti gestori di centri estivi che intendono aderire al progetto per l'anno 2026.

I gestori che intendono aderire al progetto, entro il 20 maggio 2026, dovranno trasmettere all’indirizzo isec.unioneappennino@cert.cittametropolitana.bo.it la documentazione seguente, redatta esclusivamente sugli appositi moduli predisposti:

1. modulo di domanda

2. progetto educativo ed organizzativo

3. documento di identità del titolare/legale rappresentante

Ricordiamo, inoltre, che prima dell'inizio dell'attività del centro estivo è necessario trasmettere la SCIA al Comune sede della struttura per l'attività del centro estivo e per l'eventuale somministrazione dei pasti.

La SCIA dovrà essere trasmessa tramite la piattaforma regionale Accesso Unitario, alla quale occorre accedere tramite SPID del titolare/rappresentante legale o delegato.

È possibile trovare il modulo da compilare seguendo il percorso: Comune destinatario - SUAP - Modulistica Attività Produttive - Agricoltura Commercio Demanio Turismo e Altre Attività Produttive - Servizi educativi e ricreativi per infanzia e minori - Centri estivi. Per terminare l'invio della pratica occorre scaricare e firmare digitalmente il modulo.


venerdì 1 maggio 2026

Territorio Bologna, Evangelisti (FdI): “La Regione sostenga e rilanci il comprensorio del Corno alle Scale”

 La capogruppo chiede un confronto con gli enti locali per un piano alternativo dopo lo stop alla funivia



di Lucia Paci


La Regione Emilia-Romagna intervenga per sostenere e rilanciare il comprensorio del Corno alle Scale, nel territorio di Lizzano in Belvedere , alla luce dello stop al progetto di realizzazione della funivia. È questa la richiesta avanzata da Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia), che ha presentato un’interrogazione per sollecitare un confronto con gli enti locali e definire un piano alternativo di sviluppo turistico e infrastrutturale per l’area.

Al centro dell’atto ispettivo vi sono le conseguenze dello stop deciso dalla Regione Toscana nell’ambito del procedimento autorizzativo, motivato da criticità di carattere ambientale e paesaggistico, anche in relazione ai vincoli insistenti sull’area interessata. Uno stop che rischia di incidere sul progetto di sviluppo condiviso tra Emilia-Romagna e Toscana.

“Il versante emiliano, e in particolare il comprensorio del Corno alle Scale – sottolinea Evangelisti – è direttamente interessato dalle ricadute della mancata realizzazione dell’opera. Il governo nazionale ha già concesso due proroghe per la realizzazione della funivia e resta aperta la questione relativa alla destinazione delle risorse economiche inizialmente previste per l’infrastruttura, considerata strategica per entrambi i versanti regionali e di forte impatto sulle economie locali”.

Secondo la capogruppo di Fratelli d’Italia, la funivia rappresentava “una concreta opportunità di crescita e rilancio del territorio”, attesa da anni da cittadini, operatori economici e gestori degli impianti. “La prospettiva della sua realizzazione – aggiunge – ha alimentato aspettative, investimenti e programmazioni da parte delle comunità locali”.

Con l’interrogazione, Evangelisti chiede quindi di conoscere la posizione della Regione Emilia-Romagna dopo il parere negativo e lo stop al progetto, oltre a sapere se l’ente sia stato formalmente coinvolto o aggiornato nell’ambito della Conferenza dei Servizi svolta dalla Regione Toscana.

“È necessario avviare interlocuzioni con la Regione Toscana – conclude – per ridefinire il progetto complessivo di sviluppo dell’Appennino tosco-emiliano, chiarire la destinazione delle risorse economiche previste e verificare la possibilità di reindirizzarle verso interventi sul versante emiliano”.

domenica 26 aprile 2026

Protezione civile, attivo il canale WhatsApp “Allerta Meteo ER”

 Bollettini quotidiani, allerte e aggiornamenti in tempo reale direttamente sullo smartphone



Un nuovo strumento per restare sempre informati sulle condizioni meteorologiche in Emilia-Romagna. Il servizio “Allerta Meteo Emilia-Romagna” è da oggi disponibile anche su WhatsApp, con un canale dedicato a cui è già possibile iscriversi. L’iniziativa si affianca ai canali già attivi su Telegram e X, ampliando le modalità di diffusione delle informazioni alla cittadinanza.

Attraverso l’iscrizione al canale WhatsApp, gli utenti potranno ricevere ogni giorno i bollettini di vigilanza e le eventuali allerte meteo emesse da Arpae e dall’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione Civile, direttamente sul proprio smartphone.

In caso di necessità, il canale fornirà anche aggiornamenti in tempo reale, segnalazioni di fenomeni intensi come temporali, monitoraggi in corso, approfondimenti e indicazioni utili sui comportamenti da adottare durante le situazioni di allerta.

Per iscriversi al canale WhatsApp visitare il seguente link e cliccare su “Segui il canale”.

lunedì 9 marzo 2026

Erika Muratori in presidio davanti alla Regione: “Servono più tutele per le persone con disabilità”

 Erika Muratori in presidio davanti alla Regione: “Servono più tutele per le persone con disabilità”



Torniamo a parlare della vicenda di Erika Muratori (nella foto), la giovane con disabilità che nelle scorse settimane ha denunciato la rottura della sua carrozzina elettrica durante un viaggio, uno strumento per lei essenziale non solo per gli spostamenti quotidiani ma anche per garantire autonomia e qualità della vita.

Questa mattina Muratori ha organizzato un presidio davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna, per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul rispetto dei diritti delle persone con disabilità e sulle criticità che ancora oggi riguardano l’accessibilità e i servizi di assistenza.

La protesta, pacifica ma determinata, nasce proprio dall’esperienza personale della giovane: la carrozzina elettrica danneggiata durante il viaggio rappresenta infatti molto più di un semplice ausilio tecnico. Senza di essa, per chi vive una condizione di disabilità motoria, vengono meno libertà di movimento, indipendenza e la possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale.

Durante il presidio, Muratori ha chiesto interventi concreti per rafforzare le tutele e migliorare i servizi dedicati alle persone con disabilità. Tra le richieste, maggiori garanzie per il trasporto e la tutela degli ausili fondamentali, procedure più rapide per la riparazione o sostituzione delle carrozzine e un impegno più forte delle istituzioni per abbattere le barriere che ancora limitano l’accessibilità.

L’iniziativa vuole essere anche un momento di sensibilizzazione pubblica: la storia di Erika, infatti, mette in luce una problematica che riguarda molte persone con disabilità e le difficoltà che spesso incontrano negli spostamenti e nell’accesso ai servizi.

Il presidio davanti alla Regione rappresenta quindi non solo una richiesta di risposte sul suo caso specifico, ma anche un appello più ampio affinché i diritti delle persone con disabilità siano garantiti in modo concreto ed efficace.

(Inviato da Dubbio) 

sabato 28 febbraio 2026

“Senza mobilità non c’è libertà”: manifestazione il 9 marzo davanti alla Regione

 



Una manifestazione per rivendicare il diritto alla mobilità come diritto fondamentale della persona. È in programma sabato 9 marzo, dalle ore 10 alle 13, davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna, in viale Aldo Moro a Bologna, l’iniziativa dal titolo “Senza mobilità non c’è libertà”.

Al centro della mobilitazione, promossa da cittadini e associazioni, la richiesta di interventi concreti e tempestivi a sostegno delle persone con disabilità che utilizzano ausili per gli spostamenti quotidiani. La mobilità – sottolineano gli organizzatori – rappresenta una condizione essenziale per l’autonomia, l’inclusione sociale, il lavoro e la piena partecipazione alla vita pubblica.

Tre le principali rivendicazioni:

·         Riparazione degli ausili in giornata, per evitare lunghi periodi senza carrozzina o scooter elettrico;

·         Sostituzione immediata dei dispositivi non funzionanti, garantendo continuità negli spostamenti;

·         Assicurazione obbligatoria, per tutelare utenti e terzi.

L’appuntamento intende richiamare l’attenzione delle istituzioni regionali sulla necessità di procedure più rapide ed efficaci nella gestione e manutenzione degli ausili, considerati strumenti indispensabili e non semplici dispositivi accessori.

Lo slogan scelto per la giornata sintetizza il messaggio della protesta: senza la possibilità di muoversi liberamente, viene meno una parte sostanziale della libertà personale. La manifestazione si propone come momento di sensibilizzazione pubblica e di confronto diretto con la Regione, affinché il diritto alla mobilità sia riconosciuto e garantito in modo pieno ed effettivo. 

martedì 24 febbraio 2026

Lupi nei centri abitati , interrogazione di Evangelisti (FdI) in Regione

 



Con una interrogazione Marta Evangelisti, consigliere regionale e presidente del gruppo di Fratelli d’Italia,  sottolinea come da tempo venga segnalata con crescente frequenza la presenza di lupi nei centri abitati, in particolare nell’area provinciale di Bologna. Tra le zone interessate figurano Pianoro e l’area residenziale compresa tra Rastignano e Montecalvo, dove l’8 gennaio è stata rinvenuta la carcassa di un esemplare.

Sul caso sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Forestale e i veterinari dell’Ausl e dell’Istituto Zooprofilattico, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti. L’animale presentava due fori compatibili, secondo le prime valutazioni, con colpi d’arma da fuoco. Alcuni residenti avrebbero inoltre segnalato alle forze dell’ordine la presenza di presunti bracconieri nella zona.

Evangelisti ricorda che il lupo è una specie protetta dalla normativa vigente, anche a livello europeo, ma evidenzia come negli ultimi anni gli avvistamenti si siano intensificati, in particolare lungo la Fondovalle Savena e in diversi comuni del Bolognese, tra cui Budrio, Molinella, Valsamoggia, Calderara di Reno e Anzola dell’Emilia.

Secondo la consigliera, la presenza sempre più frequente dei lupi nei centri abitati sta generando preoccupazione tra i cittadini e criticità per le attività agricole e zootecniche, con possibili ripercussioni anche sul turismo e sul presidio delle aree montane e collinari. Viene inoltre ribadita la necessità di garantire risarcimenti tempestivi e adeguati agli allevatori che subiscono danni.

Con l’atto , Evangelisti chiede alla Giunta regionale se sia a conoscenza dei fatti segnalati e quale valutazione ne dia. In particolare domanda:

·         se esistano dati ufficiali relativi ai censimenti dei lupi sul territorio metropolitano di Bologna e, in caso affermativo, quanti esemplari e nuclei familiari siano stati rilevati;

·         quali misure siano state adottate per monitorare la presenza dei lupi in Emilia-Romagna;

·         quali azioni siano state intraprese o si intendano intraprendere per tutelare l’incolumità dei cittadini e la sicurezza delle attività agricole e zootecniche;

·         se siano previste iniziative di prevenzione e contrasto al bracconaggio;

·         quanti e quali risarcimenti siano stati riconosciuti a fronte dei danni causati dalla fauna selvatica.

L’obiettivo, conclude la consigliera, è garantire un equilibrio tra la tutela di una specie protetta e la sicurezza delle comunità locali, in particolare nelle aree montane e periferiche, dove il rischio di abbandono del territorio rappresenta una criticità crescente.

martedì 3 febbraio 2026

Attrarre talenti è fondamentale, ma trattenerli lo è ancora di più.

 


La Regione Emilia-Romagna investe 1,3 milioni di euro in servizi di accoglienza e accompagnamento dedicati a professionisti ad alta specializzazione, italiani e internazionali. Il progetto prevede sportelli dedicati, informazioni multilingue, accesso semplificato ai servizi, orientamento al lavoro e un’attenzione specifica anche ai nuclei familiari.
La competitività economica, sottolinea Michele de Pascale (nella foto)Economia, , passa dalla capacità di costruire una comunità aperta, in grado di offrire opportunità di vita oltre che di lavoro. È questa la direzione scelta dall’Emilia-Romagna per sostenere la propria crescita. 

Fonte: post di Michele de Pascale  

lunedì 2 febbraio 2026

Urbanizzazione del PUA “Sapaba” e rischio idraulico del Reno: interrogazione in Regione

 



Dubbio invia:


Un’interrogazione a risposta scritta è stata presentata dalla consigliera regionale Silvia Larghetti ( nella foto) in merito alle aree destinate all’urbanizzazione del Piano Urbanistico Attuativo (PUA) “Sapaba”, nel territorio comunale di Casalecchio di Reno, e ai possibili effetti sulla propagazione delle piene del fiume Reno.

Il PUA “Sapaba”, originariamente approvato dal Consiglio comunale di Casalecchio di Reno con deliberazione n. 44 del 20 aprile 2009 ai sensi della legge regionale n. 20/2000, riguarda il subcomparto C 3.98, oggi identificato dal Piano strutturale comunale come “area n. 9 Sapaba”. Nel 2017 il soggetto attuatore ha presentato una proposta di variante migliorativa del disegno urbano, approvata dal Consiglio comunale con deliberazione n. 10 del 26 febbraio 2019.

A seguito dell’approvazione della variante, supportata da specifici approfondimenti idraulici richiesti dall’Autorità competente nell’ambito della Conferenza dei servizi, la configurazione finale dell’intervento colloca le aree edificabili all’interno della “fascia di pertinenza fluviale di monte”, ma al di fuori dell’“area ad alta probabilità di inondazione” individuata dal Piano stralcio di assetto idrogeologico (PSAI) del fiume Reno.

Le porzioni destinate all’urbanizzazione risultano quindi esterne all’area P3, caratterizzata da elevata probabilità di esondazione, ma ricadono comunque nell’area P2 del Piano di gestione del rischio di alluvioni (PGRA), relativa ad eventi alluvionali poco frequenti. La fascia ad alta probabilità di inondazione, coincidente con l’area P3 del PGRA, è stata esclusa da qualsiasi intervento edilizio o morfologico ed è stata mantenuta a quota esondabile per non ridurre la sezione idraulica del fiume in caso di piene con tempo di ritorno inferiore ai 200 anni. In quest’ottica è stata inoltre prescritta la rimozione di un arginello realizzato nei primi anni Duemila a protezione del frantoio Sapaba, al fine di favorire la funzione di laminazione naturale dell’area.

Le quote dei piani di posa degli edifici e delle opere di urbanizzazione sono state innalzate per garantire un franco di un metro rispetto al livello della piena duecentennale definita dal PSAI.

Nell’interrogazione si ricorda come PSAI e PGRA siano strumenti tra loro coerenti per perimetrazioni, obiettivi e finalità. Il PGRA, aggiornato nel 2021 e adottato dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po il 21 dicembre dello stesso anno, non ha introdotto modifiche alla perimetrazione dell’area Sapaba. Tuttavia, i recenti eventi alluvionali che hanno colpito ampie zone dell’Emilia-Romagna hanno interessato anche territori precedentemente considerati al riparo dal rischio di esondazione.

Alla luce di questi elementi, la consigliera Larghetti chiede alla Giunta regionale e all’assessore competente se non si ritenga opportuno rivalutare l’impatto delle aree urbanizzate del PUA “Sapaba” sulla propagazione delle piene del fiume Reno, anche nell’ambito delle attività di aggiornamento idrologico, idraulico, morfologico e ambientale dei corsi d’acqua del bacino del Reno curate dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. 

venerdì 30 gennaio 2026

Distribuzione di alberi nei vivai regionali e privati

 Mettiamo radici per il futuro: al via la consegna gratuita di piante forestali


Prosegue anche quest’anno la campagna di distribuzione gratuita di giovani alberi e arbusti promossa dalla Regione attraverso i vivai forestali regionali e i vivai privati convenzionati. Un’iniziativa che unisce tutela ambientale, biodiversità e partecipazione attiva dei cittadini, con l’obiettivo di rafforzare la rete verde del territorio.

La distribuzione sarà attiva fino al 31 marzo nei vivai forestali regionali e fino al 15 aprile nei vivai privati convenzionati, compatibilmente con la disponibilità delle piante e con l’andamento climatico.

Le essenze messe a disposizione sono specie autoctone, selezionate perché adatte alla messa a dimora in pianura, collina e montagna. Le piante sono destinate a interventi di:

·         forestazione diffusa;

·         rinaturalizzazione di aree degradate;

·         realizzazione di siepi e filari;

·         sistemazione di aree verdi rurali e urbane;

·         miglioramento del paesaggio agricolo e periurbano.

Anche una singola pianta o una siepe possono diventare un tassello fondamentale di una rete ecologica capace di favorire la biodiversità, migliorare la qualità dell’aria, proteggere il suolo e rendere i territori più resilienti ai cambiamenti climatici. Un beneficio che riguarda non solo flora e fauna, ma anche le comunità che vivono questi spazi.

La distribuzione è rivolta a:

·         enti pubblici;

·         associazioni e soggetti del terzo settore;

·         cittadini;

·         imprese, in particolare agricole e forestali.

Per ciascuna categoria sono previste modalità e quantitativi specifici, consultabili nelle FAQ dedicate pubblicate sui canali istituzionali regionali.

Per accedere alla distribuzione è necessario:

1. Consultare l’elenco dei vivai forestali regionali e dei vivai privati convenzionati, disponibile sul portale della Regione o tramite gli uffici forestali territoriali.

2. Verificare le specie disponibili, i periodi di ritiro e le eventuali modalità di prenotazione.

3. Presentarsi al vivaio nel periodo indicato, muniti della documentazione richiesta (diversa a seconda che si tratti di enti, associazioni, cittadini o imprese).

I vivai regionali sono distribuiti sul territorio per garantire una copertura equilibrata delle diverse aree, dalla pianura all’Appennino, facilitando l’accesso alle piante e riducendo gli spostamenti.

Il successo dell’iniziativa non si esaurisce con il ritiro delle piante. La Regione raccomanda particolare attenzione alla corretta messa a dimora, alla cura nei primi anni di crescita e al rispetto delle indicazioni tecniche fornite dai vivai. Un attecchimento corretto è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle piante e la piena efficacia degli interventi ambientali.

Mettere radici oggi significa investire nel futuro: un gesto semplice, ma concreto, per costruire territori più verdi, sani e vivibili.