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venerdì 25 settembre 2026

Telemedicina, a Porretta Terme al via il nuovo servizio di tele-neurologia con l’Ospedale Maggiore

 Valutazioni neurologiche a distanza per i pazienti del Pronto Soccorso e della Medicina Interna, grazie al collegamento diretto con gli specialisti della Neurologia e della Rete Stroke Metropolitana dell’Ospedale Maggiore di Bologna



L’Azienda USL di Bologna attiva all’Ospedale di Porretta Terme un nuovo servizio di televisita e teleconsulto neurologico, che consente ai pazienti del Pronto Soccorso e della Medicina Interna di ricevere una valutazione specialistica a distanza, attraverso il collegamento diretto con la Neurologia e la Rete Stroke Metropolitana dell’Ospedale Maggiore di Bologna.

Il nuovo servizio rappresenta un ulteriore passo nello sviluppo dell’innovazione dei servizi sanitari e nel rafforzamento dell’equità di accesso alle cure specialistiche, con particolare attenzione alle aree montane. La telemedicina consente infatti di integrare le competenze dei professionisti presenti sul territorio con quelle dei centri specialistici di riferimento, mettendo in rete strutture e operatori.

Il servizio è già operativo e prevede sia teleconsulti urgenti, effettuati entro 24 ore dalla richiesta, sia visite neurologiche programmabili entro sette giorni, in relazione alle esigenze cliniche del paziente.

La televisita viene effettuata attraverso una piattaforma tecnologica dedicata, simile a un piccolo robot dotato di telecamere, monitor, microfono e altoparlante, che può essere spostato nei diversi reparti dell’ospedale. Il sistema, comandato a distanza dal neurologo dell’Ospedale Maggiore, consente di interagire in tempo reale con il paziente, anche direttamente al letto o in barella, e con i professionisti presenti a Porretta.

Il neurologo e gli operatori sul posto possono così effettuare una valutazione condivisa del paziente, confrontarsi sulle condizioni cliniche, consultare la documentazione sanitaria e condividere le immagini diagnostiche necessarie alla valutazione.

«Grazie a questa innovazione organizzativa rafforziamo l’integrazione tra i nostri ospedali, offrendo ai cittadini un accesso più tempestivo alle competenze neurologiche specialistiche – dichiara Anna Maria Petrini, Direttrice Generale dell’Azienda USL di Bologna –. La telemedicina rappresenta uno strumento concreto per migliorare la qualità dell’assistenza, supportare i professionisti sanitari e garantire una presa in carico sempre più efficace e vicina ai bisogni delle persone. Questo nuovo servizio si affianca al parallelo rafforzamento della presenza degli specialisti neurologi territoriali nelle aree dell’Appennino bolognese, con giornate dedicate a Porretta, Vergato, Castiglione dei Pepoli e Vado, in integrazione con la Neurologia dell’Ospedale Maggiore».

«L’introduzione della telemedicina in ambito neurologico rappresenta un importante investimento per garantire ai cittadini della montagna un accesso ancora più tempestivo alle competenze specialistiche – dichiara Andrea Zini, Direttore della Neurologia dell’Ospedale Maggiore e della Rete Stroke Metropolitana dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche dell’Azienda USL di Bologna –. Grazie alla collaborazione tra l’Ospedale di Porretta Terme e l’Ospedale Maggiore possiamo offrire risposte qualificate nei percorsi neurologici acuti, valorizzando al tempo stesso le potenzialità delle tecnologie digitali e la professionalità degli operatori. Questo servizio contribuisce a rafforzare la rete ospedaliera aziendale e a ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza per i pazienti».

«La telemedicina ci permette di accorciare le distanze e di portare competenze e professionalità dove fisicamente è più difficile arrivare – spiega Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la Salute –. Questo è particolarmente importante per la montagna e per le aree più periferiche, dove garantire servizi sanitari di qualità significa anche mettere le strutture ospedaliere e territoriali nelle condizioni di poter contare, in tempo reale, sul supporto degli specialisti e dei centri di riferimento regionali.

Un ospedale di montagna non deve essere un ospedale isolato: attraverso la telemedicina può essere sempre più connesso alla rete regionale, condividere dati e immagini diagnostiche, confrontarsi con gli specialisti e offrire ai cittadini risposte più tempestive, senza costringerli, quando non necessario, a percorrere decine di chilometri. Per l’Emilia-Romagna investire nella telemedicina significa quindi investire anche nel diritto alla salute di chi vive lontano dai grandi centri. Vogliamo una sanità capace di utilizzare tutte le opportunità offerte dall’innovazione per ridurre le distanze, rafforzare i presidi territoriali e garantire a tutti, indipendentemente dalla distanza da un grande ospedale, la possibilità di accedere a competenze e servizi di qualità».

«Negli anni l’Ospedale di Porretta si è sempre più qualificato come riferimento per tutto il territorio dell’Appennino bolognese – sottolinea Elena Gaggioli, vicesindaca di Alto Reno Terme –. È quindi molto rilevante cogliere le opportunità offerte dalla tecnologia e aumentare la quantità e la qualità delle prestazioni che un paziente può ricevere senza doversi spostare verso il capoluogo, in particolare quando si parla di cure specialistiche. Non si tratta di un superamento della presenza dei professionisti, ma di un loro affiancamento: l’utilizzo di queste soluzioni sarà infatti accompagnato da un rafforzamento della presenza dei medici neurologi nelle strutture dell’Appennino».

A chi è rivolto il servizio

Il nuovo modello organizzativo è rivolto ai pazienti che necessitano di una consulenza neurologica urgente o programmabile in presenza di sintomatologia neurologica acuta o di una riacutizzazione di patologie neurologiche croniche.

Tra le condizioni che possono beneficiare della valutazione specialistica a distanza rientrano, ad esempio, alcuni casi di ictus non candidabili a trattamenti in fase acuta, emorragie cerebrali, crisi epilettiche, meningiti, encefaliti e altre patologie neurologiche acute.

L’attivazione del servizio è coerente con le indicazioni nazionali e regionali per lo sviluppo della telemedicina e con le evidenze disponibili sull’utilizzo della telemedicina nella gestione delle patologie neurologiche acute, in particolare nei percorsi di emergenza-urgenza e nella presa in carico dell’ictus cerebrale.

La tele-neurologia si inserisce nel più ampio percorso dell’Azienda USL di Bologna per lo sviluppo di modelli assistenziali innovativi, capaci di utilizzare le tecnologie digitali per migliorare accessibilità, tempestività e continuità delle cure e per rafforzare il collegamento tra gli ospedali e i servizi sanitari del territorio.

La Neurologia e la Rete Stroke Metropolitana

La Neurologia dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche registra ogni anno oltre 1.000 ricoveri presso l’Ospedale Maggiore, di cui circa 700 per ictus: circa 600 ischemici e 100 emorragici.

L’Ospedale Maggiore è Hub provinciale per lo stroke e per le altre urgenze neurologiche ed è dotato di guardia neurologica attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, oltre che dei servizi di Neurofisiologia e Neurosonologia.

La Rete Stroke Metropolitana è coordinata da Andrea Zini, in stretta collaborazione con il Dipartimento di Emergenza-Urgenza interaziendale e con le strutture dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche presenti all’Ospedale Maggiore: la Neurologia e Stroke Unit, dirette dallo stesso Zini; la Neuroradiologia interventistica, diretta da Luigi Simonetti; e la Neuroriabilitazione, diretta da Francesco Lombardi.

Fondamentale è inoltre la collaborazione con le altre Stroke Care della rete, presenti al Policlinico Sant’Orsola e negli ospedali di Bentivoglio, Porretta Terme e San Giovanni in Persiceto, e con il successivo percorso riabilitativo ospedaliero e territoriale, che coinvolge la Medicina Riabilitativa dell’Ospedale Maggiore, San Giovanni in Persiceto, Bologna Sud e Villa Bellombra.

giovedì 27 agosto 2026

A Bologna attivo il numero unico per la continuità assistenziale h24

 L'Ausl: 'garantiti consulti per prescrizioni e visite se il medico di famiglia non c'è'

 


Un nuovo numero unico, attivo 24 ore al giorno 7 giorni su 7, a cui i medici di medicina generale rispondono 365 giorni l'anno.

Dal 25 agosto la centrale operativa di continuità assistenziale dell'Ausl di Bologna risponde al numero 051 3131, con l'obiettivo di "rafforzare la presa in carico degli utenti sui bisogni sanitari non differibili di assistenza primaria, quando il medico di famiglia non è disponibile".

    A presentare il nuovo servizio, la dg dell'Ausl di Bologna Anna Maria Petrini ha sottolineato la necessità di affiancare "l'attività dei medici di famiglia, che rimane il primo accesso ai percorsi sanitari". Il presupposto, ha infatti evidenziato anche la vicepresidente della conferenza territoriale sociale e sanitaria Metropolitana, Marilena Pillati, è che di medici di famiglia "non ci sono i numeri che servirebbero e la complessità dei bisogni, nel frattempo, è aumentata".
    Il consulto telefonico, spiega poi Petrini, "può concludersi con una prescrizione farmaceutica. Oppure il cittadino può essere indirizzato a uno degli ambulatori Aft (Aggregazioni funzionali territoriali, ndr) o Cau attivati in questi mesi. Con anche un sistema di programmazione della visita". Inoltre, "se il medico riscontra un quadro particolarmente critico può anche attivare direttamente la centrale 112". "Nei primi due giorni dalla partenza, i numeri sono una media di 70 contatti dalle 8 di mattina alle 20 di sera", aggiunge.
    Nel corso della presentazione è stato fatto anche il punto sulla sanità di prossimità: dal loro avvio (quest'anno) al 18 agosto, i 14 ambulatori Aft hanno effettuato oltre 5.100 visite (con attesa media di 55 minuti), inviando al pronto soccorso solo il 4% dei pazienti. Nel 2026, fino al 18 agosto, registrati inoltre 399 ricoveri nei 6 Ospedali di comunità del territorio, mentre nel 2025 la continuità assistenziale ha ricevuto 172.139 telefonate, che hanno dato luogo a oltre 46 mila visite in ambulatorio e oltre 2.500 visite domiciliari. (ANSA)

 

lunedì 10 agosto 2026

«Il RUAS vigili anche sulle preliste, non solo sulle prime visite»

Marco Mastacchi


 

 La gestione delle liste d'attesa sanitarie e le criticità del sistema regionale finiscono al centro di un'interrogazione presentata dal consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica). Nel mirino c'è un monitoraggio che, secondo il consigliere, si concentra quasi esclusivamente su prime visite ed esami diagnostici, lasciando nell'ombra controlli successivi, follow-up e soprattutto il fenomeno delle cosiddette 'preliste'. 

 La normativa nazionale (Legge 29 luglio 2024, n. 107) ha introdotto il 'Responsabile Unico Regionale dell'Assistenza Sanitaria (RUAS)', incaricato di controllare, monitorare e coordinare l'efficienza dell'offerta sanitaria e la gestione delle liste d'attesa, garantendo ai cittadini l'accesso tempestivo alle prestazioni. In Emilia-Romagna il ruolo è affidato al responsabile del Settore Assistenza Territoriale della Direzione generale Cura della persona, salute e welfare. 

 Secondo Mastacchi, tuttavia, il sistema di rilevazione regionale fotografa soltanto una parte del problema. «La cura non si esaurisce con la prima visita – osserva – ma prosegue con controlli, follow-up ed esami successivi. Se questi passaggi non vengono monitorati, il percorso del paziente diventa invisibile». 

 Uno dei punti centrali dell'interrogazione riguarda le preliste, attivate quando il CUP non dispone di appuntamenti entro i tempi previsti. Pur essendo parte integrante del sistema di prenotazione, queste liste spesso non rientrano nel monitoraggio ufficiale. Per il consigliere ciò rischia di produrre dati che rappresentano solo parzialmente la realtà, restituendo tempi d'attesa migliori di quelli effettivamente affrontati dai cittadini. Mastacchi richiama inoltre le note regionali del 21 marzo 2022 sull'appropriatezza prescrittiva, secondo cui il medico specialista dovrebbe prendere in carico il paziente per l'intero percorso diagnostico-terapeutico. Nella pratica, sostiene, ciò avviene raramente: molti pazienti sono costretti a tornare dal medico di medicina generale per ottenere nuove impegnative e ricominciare l'iter di prenotazione, con un aggravio burocratico sia per i cittadini sia per i medici di base. A questo si aggiungono, secondo l'interrogazione, altri elementi critici come le agende chiuse, l'esclusione delle preliste dal monitoraggio e le differenze territoriali tra le province dell'Emilia-Romagna. Inefficienze che, conclude Mastacchi, favoriscono il crescente ricorso alla sanità privata a pagamento per ottenere prestazioni in tempi certi. Con l'interrogazione, il consigliere chiede quindi che il RUAS eserciti un controllo sull'intero percorso assistenziale, includendo anche preliste e prestazioni successive alla prima visita, per garantire un monitoraggio realmente trasparente e aderente alla situazione vissuta dai cittadini.

sabato 18 luglio 2026

Diabete, rinnovato l'accordo tra Ausl Bologna e Fimmg: più assistenza sul territorio e presa in carico integrata

 Rinnovata l'intesa tra Azienda USL di Bologna e FIMMG Bologna per rafforzare il ruolo del medico di famiglia e migliorare il percorso di cura delle persone con diabete.



A un anno dalla firma del precedente accordo, l'Azienda USL di Bologna e la FIMMG Bologna hanno rinnovato oggi l'intesa sul progetto di Gestione Integrata del Diabete, confermando e rafforzando un modello organizzativo che mette al centro la persona e punta a garantire percorsi di cura sempre più efficaci, appropriati e vicini ai cittadini.

La Gestione Integrata del Diabete è un modello assistenziale che consente alle persone con diabete di essere seguite in modo continuativo dal proprio medico di medicina generale, in costante raccordo con il diabetologo e con gli altri professionisti coinvolti nel percorso di cura. L'obiettivo è assicurare un'assistenza condivisa e coordinata, evitando frammentazioni e garantendo a ogni paziente gli interventi diagnostici, terapeutici e di monitoraggio più appropriati nel momento opportuno.

Elemento centrale del progetto è il coinvolgimento attivo della persona con diabete, considerata parte integrante del percorso assistenziale e non soltanto destinataria delle cure. Attraverso un programma strutturato di educazione sanitaria, il paziente viene accompagnato nella gestione quotidiana della malattia, acquisendo maggiore consapevolezza sugli stili di vita, sull'aderenza alle terapie e sul controllo dei principali fattori di rischio. Quando necessario, anche i caregiver vengono coinvolti per sostenere il percorso di cura.

Il monitoraggio costante dei parametri clinici, l'applicazione condivisa delle linee guida e la collaborazione tra medicina generale e specialistica consentono di individuare tempestivamente eventuali criticità, prevenire o ritardare l'insorgenza delle complicanze e migliorare la qualità della vita delle persone assistite. Un modello che rende le cure più accessibili e vicine al domicilio, valorizzando il ruolo del medico di famiglia come primo punto di riferimento per il cittadino.

L'accordo, sottoscritto per la prima volta nel 2025 come evoluzione del progetto avviato nel 2018, ha permesso di adeguare il modello organizzativo ai nuovi scenari epidemiologici e clinici, caratterizzati dall'aumento della prevalenza del diabete, dall'introduzione di nuove linee guida terapeutiche e dall'ampliamento delle possibilità prescrittive riconosciute ai medici di medicina generale.

Con il rinnovo dell'intesa, Azienda USL di Bologna e FIMMG confermano la volontà di consolidare ulteriormente il percorso di gestione integrata, ampliando progressivamente il numero delle persone che potranno beneficiare di un'assistenza sempre più coordinata, personalizzata e vicina al territorio.

mercoledì 24 giugno 2026

Case di comunità, accordo vicino: medici di famiglia fino a 6 ore a settimana nelle nuove strutture

 


di Marzio Bartoloni

Il Sole 24 Ore

 


È stato raggiunto un accordo di base che regolerà la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Dopo settimane di confronto e tensioni tra le parti, i sindacati di categoria hanno definito un’intesa preliminare con la Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati), mentre la firma definitiva è attesa nelle prossime ore, dopo il via libera del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’intesa rappresenta un passaggio cruciale in vista della scadenza del 30 giugno fissata dal Pnrr per l’avvio delle 1.038 nuove strutture territoriali previste sul territorio nazionale.

Soddisfatto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha espresso ottimismo sull’esito del negoziato: «Siamo ottimisti e aspettiamo di arrivare a una conclusione». Anche la Conferenza delle Regioni ha confermato la condivisione dell’ipotesi di Accordo collettivo nazionale per i medici di medicina generale, annunciando inoltre l’intenzione di aprire al più presto il confronto per il rinnovo contrattuale relativo al triennio 2025-2027. Le Regioni si sono impegnate a emanare entro il 30 settembre 2026 l’atto di indirizzo per l’intero comparto della medicina generale.

Secondo quanto emerso dal confronto, il compenso orario per l’attività nelle Case di comunità potrebbe attestarsi intorno ai 40 euro lordi (38 euro più oneri). I medici di famiglia saranno chiamati a garantire fino a sei ore settimanali di servizio, sulla base dei fabbisogni individuati dalle singole Regioni, per 48 settimane all’anno.

Sul piano sindacale, l’accordo ha ottenuto il sostegno della Fimmg, principale organizzazione rappresentativa dei medici di medicina generale, che ha sottolineato il senso di responsabilità dimostrato dalla categoria. Non è però mancato il dissenso: i sindacati Smi e Snami hanno infatti respinto l’intesa. In particolare, lo Snami critica quello che definisce uno «stravolgimento della natura giuridica del rapporto di lavoro» dei medici di famiglia.

Nonostante le divisioni, il raggiungimento dell’accordo preliminare consente di avvicinarsi all’obiettivo di rendere operative le Case di comunità nei tempi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, rafforzando l’assistenza sanitaria territoriale e la presa in carico dei cittadini.

 (Inviato da Dubbio) 

venerdì 15 maggio 2026

Bologna, nasce in via Palagi il primo Ospedale di Comunità della città

 Una nuova struttura dedicata a cronicità e fragilità, finanziata con fondi PNRR



L’Azienda USL di Bologna presenterà oggi, venerdì 15 maggio, alle ore 12,  il primo Ospedale di Comunità della città di Bologna, realizzato in via Palagi nell’ambito del nuovo sistema territoriale di assistenza sanitaria previsto dall’Accordo Integrativo Regionale e finanziato con risorse del PNRR.

La nuova struttura nasce con l’obiettivo di rafforzare la presa in carico dei pazienti fragili e cronici, offrendo posti letto destinati a degenze a bassa intensità clinica, rivolte a persone che non necessitano di cure ospedaliere acute ma che richiedono assistenza sanitaria continuativa, monitoraggio e supporto assistenziale.

L’Ospedale di Comunità rappresenta uno degli strumenti cardine della riorganizzazione della sanità territoriale regionale: un modello intermedio tra ricovero ospedaliero e assistenza domiciliare, pensato per accompagnare pazienti anziani, cronici o in condizioni di temporanea fragilità nel percorso di cura e recupero.

La presa in carico sarà affidata ai medici di ruolo unico insieme al personale assistenziale e infermieristico, secondo un approccio integrato e multidisciplinare.

Alla presentazione interverranno:

  • Anna Maria Petrini, Direttrice Generale Azienda USL di Bologna
  • Michele Meschi, Direttore Sanitario Azienda USL di Bologna
  • Barbara Cacciari, Responsabile Area DATER Territoriale e Ospedaliera Spoke Azienda USL di Bologna
  • Chiara Gibertoni, Direttrice Generale del Policlinico di Sant'Orsola IRCCS
  • Massimo Fabi, Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna
  • Marilena Pillati, Vicepresidente CTSSM di Bologna
  • Matteo Lepore, Sindaco della Bologna e Presidente della CTSSM.

L’Azienda USL di Bologna opera su un territorio che comprende 45 comuni distribuiti su circa 3.000 chilometri quadrati, per una popolazione di oltre 880 mila abitanti. Il bilancio annuale supera i 2,1 miliardi di euro e coinvolge più di 9.500 professionisti, tra cui oltre 1.400 medici e circa 5.000 operatori assistenziali.

Con l’apertura dell’Ospedale di Comunità di via Palagi, Bologna compie un ulteriore passo verso una sanità di prossimità orientata alla continuità delle cure, alla gestione della cronicità e al sostegno delle persone più vulnerabili.

mercoledì 6 maggio 2026

Sanità, liste d’attesa e diritti: tra Costituzione e realtà in Emilia-Romagna



Con una risoluzione indirizzata alla Giunta regionale, il consigliere Marco Mastacchi (Rete Civica) torna ad affrontare l’emergenza dei tempi di attesa nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna, proponendo un cambio di paradigma: non più il cittadino costretto a orientarsi da solo nella burocrazia per far valere i propri diritti, ma un sistema che li garantisca automaticamente.

Il riferimento normativo esiste già. Il Decreto-Legge n. 73 del 2024, convertito nella Legge n. 107 del 29 luglio 2024, non è un semplice manifesto d’intenti, ma uno strumento che definisce diritti precisi: rispetto delle classi di priorità con tempi vincolati all’urgenza, obbligo di soluzioni alternative se il servizio pubblico non riesce a erogare la prestazione nei tempi previsti, e invarianza dei costi — con il cittadino tenuto a pagare esclusivamente il ticket, senza oneri aggiuntivi anche in caso di ricorso all’intramoenia o al privato convenzionato.

La proposta di Mastacchi impegna la Regione a introdurre un sistema informatico trasparente che consenta agli utenti di monitorare le liste d’attesa. Non solo: le aziende sanitarie dovrebbero attivare automaticamente percorsi alternativi — come la libera professione o il privato accreditato — quando i tempi massimi vengono superati. L’obiettivo è garantire equità e tempestività nell’accesso alle cure su tutto il territorio regionale, senza costi aggiuntivi per i pazienti.

Le cause del problema, tuttavia, restano strutturali: carenza di personale, riduzione della spesa pubblica e aumento della domanda legato all’invecchiamento della popolazione. In questo contesto, i ritardi finiscono per spingere molti cittadini verso il settore privato o, nei casi peggiori, alla rinuncia alle cure, mettendo in discussione il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione, che lo definisce «fondamentale diritto dell’individuo».

Il rischio è quello di una sanità a due velocità: da un lato chi può permettersi prestazioni rapide a pagamento, dall’altro chi resta in attesa o rinuncia. Una frattura che incide direttamente sul principio di uguaglianza e che rappresenta una vera emergenza sociale. Non a caso, anche il Presidente della Repubblica ha richiamato l’attenzione sul tema, sottolineando come i ritardi nell’accesso alle cure non siano solo un problema organizzativo, ma una questione che riguarda la tenuta stessa del sistema democratico e sociale.

La risoluzione punta quindi a un cambiamento concreto: un sistema digitale regionale che renda trasparenti tempi e posizioni in lista, ma soprattutto un meccanismo automatico che sollevi il cittadino dall’onere di reclami e solleciti. Se i termini vengono superati, deve essere l’azienda sanitaria ad attivarsi, indirizzando il paziente verso soluzioni alternative senza aggravio economico.

In questa prospettiva, la gestione delle liste d’attesa non è solo una questione di risorse, ma anche di organizzazione e responsabilità amministrativa. Spostare l’iniziativa dall’utente al sistema significa restituire dignità al paziente e ridurre quella “tassa occulta” fatta di tempo, incertezza e frustrazione, che oggi pesa soprattutto sui più fragili.

Il futuro della sanità regionale si gioca sulla capacità di trasformare diritti formali in prestazioni effettive. Solo quando il sistema sarà in grado di riconoscere e correggere automaticamente i propri ritardi, si potrà affermare che il cittadino è davvero tornato al centro delle politiche sanitarie.

mercoledì 29 aprile 2026

Sanità, sciopero generale il 1° maggio: possibili disagi nei servizi dell’Ausl di Bologna

 



Possibili disagi nei servizi sanitari in occasione dello sciopero generale nazionale proclamato per l’intera giornata del 1° maggio 2026 dall’associazione sindacale USI-CIT, che coinvolgerà lavoratori di tutti i settori pubblici e privati.

A darne comunicazione è l’Azienda USL di Bologna, specificando che, per quanto riguarda il territorio di competenza, l’astensione dal lavoro interesserà sia il personale dell’area comparto – tra cui infermieri, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e amministrativi – sia quello della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria, oltre alla dirigenza non sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa.

L’Ausl fa sapere di aver già attivato le procedure previste dalla normativa vigente e dagli accordi sindacali per garantire i servizi pubblici essenziali. Saranno quindi assicurati i livelli minimi di assistenza e i contingenti di personale necessari a tutelare le prestazioni urgenti e non differibili.

Restano tuttavia possibili variazioni o rallentamenti nelle attività programmate, per le quali si invitano i cittadini a verificare eventuali aggiornamenti e a rivolgersi ai servizi solo in caso di effettiva necessità.

martedì 17 marzo 2026

Milano, intervento straordinario su una neonata: rimossa con successo una rara massa epatica

 Al Policlinico un’operazione di alta complessità salva Jasmine, 40 giorni. Determinante il lavoro di un’équipe multidisciplinare


Una febbre improvvisa, un sintomo comune nei primi mesi di vita. È iniziato così il percorso clinico di Jasmine (nome di fantasia), una neonata di appena 40 giorni, che non raggiungeva ancora i cinque chilogrammi di peso. Quello che sembrava un episodio banale ha invece rivelato una condizione ben più complessa: gli accertamenti hanno evidenziato una voluminosa massa epatica localizzata nel lobo sinistro del fegato, un quadro eccezionale sia per l’età della paziente sia per le dimensioni della lesione.

Nonostante i numerosi esami diagnostici, non è stato possibile definirne con certezza la natura prima dell’intervento. Dopo un approfondito confronto multidisciplinare, l’équipe del Policlinico di Milano ha deciso di procedere con un intervento chirurgico altamente delicato, reso ancora più complesso dalla tenerissima età della paziente e dal significativo rischio vascolare associato alla massa.

L’operazione, durata circa quattro ore, si è conclusa con l’asportazione completa della lesione. Un risultato reso possibile dalla stretta collaborazione tra Chirurgia Generale e dei Trapianti di Fegato e Chirurgia Pediatrica, con il supporto fondamentale dell’Anestesia Pediatrica e del personale infermieristico specializzato.

Il decorso post-operatorio è stato regolare e privo di complicanze. L’esame istologico ha poi confermato la natura benigna della massa, rendendo non necessarie ulteriori terapie.

Oggi Jasmine sta bene e potrà crescere senza limitazioni, anche grazie alla straordinaria capacità rigenerativa del fegato.

«Ogni riscontro di lesioni epatiche genera comprensibile apprensione, soprattutto quando le dimensioni sono rilevanti e non è possibile stabilire con certezza la diagnosi senza ricorrere a procedure invasive come la biopsia, che in questo caso avrebbe comportato rischi significativi», spiega il professor Cristiano Quintini, direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti di Fegato.

«I tumori epatici maligni in epoca neonatale sono estremamente rari ma possibili e spesso aggressivi. In situazioni selezionate, un’asportazione tempestiva e completa rappresenta l’unica soluzione. Fortunatamente, in questo caso, l’esame istologico ha confermato la benignità della lesione, consentendoci di guardare con serenità al futuro della paziente».

«Operare una neonata di appena quaranta giorni significa intervenire su equilibri fisiologici estremamente delicati», aggiunge Ernesto Leva, direttore della Chirurgia Pediatrica. «La decisione chirurgica è stata il risultato di un confronto collegiale approfondito e di una diagnosi costruita con grande attenzione, basata sull’esperienza del nostro gruppo nella chirurgia neonatale».

«Questa storia rappresenta il senso più profondo del nostro lavoro: integrare competenze diverse per affrontare anche le situazioni più complesse, soprattutto quando riguardano i pazienti più fragili», sottolinea Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano. «Nel caso di Jasmine abbiamo visto all’opera una squadra multidisciplinare di altissimo livello, capace di coniugare esperienza clinica, tecnologia e umanità».

Accanto alla piccola, durante tutto il percorso, sono rimasti i genitori, che oggi esprimono profonda gratitudine verso l’équipe medica. Il Policlinico di Milano si conferma così non solo un centro di eccellenza clinica, ma anche un luogo di accoglienza, competenza e speranza.

domenica 15 marzo 2026

Bonantini: “Le nuove AFT rischiano di diventare guardie mediche diurne. Che fine faranno i CAU e il rapporto medico-paziente?”

 




Loris Bonantini interviene nel dibattito sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e sull’introduzione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).

Secondo Bonantini, il nuovo modello rischia di trasformarsi di fatto in una sorta di guardia medica diurna, con copertura oraria dalle 8 alle 20, sollevando interrogativi sul futuro dei CAU (Centri di Assistenza Urgenza) già attivi sul territorio.


«Se le AFT garantiranno visite per problemi urgenti ma non gravi nella fascia diurna – osserva – è inevitabile chiedersi quale sarà il ruolo dei CAU e come verrà organizzata la rete dell’assistenza territoriale».

Il timore espresso è anche quello di un possibile depotenziamento del ruolo del medico di medicina generale, con il rischio di indebolire lo storico rapporto fiduciario tra medico e paziente.

Che cosa sono le AFT

Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) rappresentano una forma organizzativa della medicina generale che riunisce più medici di famiglia all’interno di una rete territoriale. L’obiettivo è migliorare la continuità assistenziale e ampliare la copertura oraria dei servizi sanitari di base.

Le principali caratteristiche:

  • Collaborazione tra medici: i medici di medicina generale operano in rete, mantenendo il proprio studio ma coordinando l’attività sul territorio.
  • Copertura oraria ampliata: di norma dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, con turni coordinati tra gli studi.
  • Prestazioni sanitarie: gestione di visite non differibili (urgenze minori), con possibilità di accesso ai dati clinici tramite Fascicolo sanitario elettronico.
  • Obiettivo organizzativo: migliorare l’accesso alle cure primarie e ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso.

In questa prospettiva, l’AFT rappresenta un’evoluzione del ruolo del medico di famiglia, che passa da attività prevalentemente individuale a una struttura organizzata e integrata nel sistema sanitario territoriale.

Il percorso istituzionale

La programmazione delle AFT prevede diversi passaggi istituzionali:

  • presentazione in Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria Metropolitana;
  • confronto e validazione tecnica nei Comitati di Distretto;
  • informativa nei Comitati aziendali della Medicina Generale e della Pediatria di Libera Scelta;
  • approvazione finale in Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria Metropolitana dell’assetto dell’assistenza primaria.

La situazione nell’area di Bologna

Nel territorio bolognese sono previste AFT anche per altre figure professionali convenzionate:

  • Pediatri di libera scelta: 7 AFT, una per distretto (Bologna suddivisa in Est e Ovest).
  • Specialisti ambulatoriali convenzionati: 4 AFT territoriali
    • ReLaSa-Appennino
    • Bologna Ovest
    • Bologna Est-Savena Idice
    • Pianure Est e Ovest

Queste ultime sono già operative dal 2019, secondo le indicazioni dell’accordo integrativo regionale del 2018.

martedì 10 marzo 2026

San Benedetto Val di Sambro fa squadra per la prevenzione

 Visite senologiche gratuite per le donne under 45

 

di Martina Mari


C’è un territorio che non aspetta, che non delega, che si attiva. È quello di San Benedetto Val di Sambro, dove il 10 marzo la prevenzione è diventata un gesto concreto, tangibile, vicino alle persone.

Per un’intera giornata, grazie all’impegno della LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, della Polisportiva Tre Valli e della Ripoli Trail, sono state effettuate visite senologiche gratuite rivolte alle donne sotto i 45 anni. Un’iniziativa nata dal basso, costruita con determinazione e resa possibile dalla generosità della comunità e dal sostegno delle imprese locali. Un’iniziativa nata da lontano grazie al prof. Francesco Rivelli, storico presidente emerito della LILT, che si è affezionato al nostro Appennino e che negli anni ha visitato centinaia di giovani donne del territorio.

Non solo un servizio sanitario, ma un messaggio chiaro: la prevenzione è un diritto e deve essere accessibile. Soprattutto quando si parla di salute femminile e diagnosi precoce, strumenti fondamentali nella lotta contro le malattie oncologiche. 

Un territorio che si prende cura di sé

Il Sindaco Alessandro Santoni ha voluto sottolineare il valore collettivo della giornata:

“Questa iniziativa dimostra quanto la nostra comunità sia capace di fare rete. Quando associazioni, istituzioni e imprese collaborano, si riescono a realizzare progetti che incidono davvero sulla qualità della vita delle persone. La prevenzione è una responsabilità condivisa”.

Parole che raccontano uno spirito di comunità che va oltre l’evento singolo, trasformando un’iniziativa sanitaria in un esempio di coesione sociale. 

La prevenzione come azione di sistema

La dottoressa Valentina Solfrini, Direttrice del Distretto Appennino Bolognese insieme al dott. Antonio Maestri, Direttore del Dipartimento di Oncologia, condividono che vi è appropriata coerenza dell’iniziativa con le strategie sanitarie territoriali di prevenzione e promozione della salute dell’AUSL di Bologna:

“Le iniziative promosse dalla LILT sono coerenti con le azioni di prevenzione garantite dall’Azienda Sanitaria. Portare sul territorio opportunità concrete di diagnosi precoce significa rafforzare il lavoro che quotidianamente viene svolto nei servizi e promuovere una cultura della salute sempre più diffusa e consapevole”.

Un riconoscimento importante che sottolinea come la collaborazione tra associazionismo e sistema sanitario pubblico possa generare sinergie efficaci, come attesta anche il fattivo supporto offerto negli anni dal dottor Valerio Veduti, Medico di Medicina Generale presente sul territorio.  

La prevenzione non ha età

Il Presidente provinciale LILT Roberto Guizzardi ha ribadito l’importanza di rivolgersi anche alle fasce più giovani:

“Spesso si pensa che certi controlli riguardino solo determinate età. In realtà la prevenzione deve iniziare presto. Offrire visite gratuite alle donne under 45 significa intercettare bisogni reali e diffondere una cultura della diagnosi precoce che può fare la differenza”.

Un messaggio che punta a cambiare mentalità: non aspettare, ma anticipare. 

Il ruolo decisivo delle imprese

Fondamentale è stato anche il contributo del tessuto economico locale, che ha risposto con generosità. Tra le aziende sostenitrici figurano BCC Felsinea, AGN Energia, Betti Autocarrozzeria, AB Baldi Alfredo, Carburanti Moveo, Cosmoderma, Officina Vannini, MC Agraria, Mercatone Baldini, Ristorante Dal Tosco ed ECU.

L’ingegner Andrea Giusti di Moveo, tra i sostenitori dell’iniziativa, ha spiegato così la scelta di partecipare:

“Un’azienda non è solo un’attività economica: è parte di una comunità. Sostenere un progetto che promuove la salute significa restituire valore al territorio che ogni giorno ci sostiene. Per noi è stata una scelta naturale”.

Sabrina Betti, titolare dell’omonima Autocarrozzeria e altra sostenitrice delle visite, ha spiegato così la sua vicinanza:

“Fare impresa in un territorio è esserne intimamente parte in ogni aspetto a partire da quello della salute. Inoltre, come donna, non posso non sentirmi vicina a questa iniziativa”.

Un segnale importante di responsabilità sociale d’impresa, che dimostra come il mondo produttivo possa avere un ruolo attivo nella promozione del benessere collettivo. 

Una giornata che lascia il segno

Dietro ogni visita effettuata c’è una storia, una scelta di consapevolezza, un passo verso la tutela della propria salute. E dietro l’organizzazione dell’evento ci sono volontari, professionisti sanitari, associazioni sportive e cittadini che hanno creduto nel progetto.

Il 10 marzo non è stata solo una data sul calendario, ma un esempio concreto di come una comunità possa mobilitarsi per qualcosa che riguarda tutti: la salute.

E se la prevenzione è il primo passo nella lotta contro i tumori, a San Benedetto Val di Sambro quel passo è stato fatto insieme.

sabato 7 marzo 2026

Uno specchio intelligente protegge il cuore di chi è guarito dal cancro

 L'Irst di Meldola è l'unico centro di sperimentazione in Italia


 

Uno specchio intelligente, di ultimissima generazione, che analizza la postura e i movimenti di chi ha di fronte.

Quindi, tramite un sofisticato software di intelligenza artificiale, sa indicare una dieta adeguata o gli esercizi fisici per contrastare lo stress, fino a consigliare un approfondimento specialistico in caso di presenza di segnali di rischio della propria salute.

Si chiama 'Maya' (Mirrors supporting healthier lives of Adolescents and Young Adults after cancer) ed è il progetto all'avanguardia che sarà testato all'Irst 'Dino Amadori' di Meldola (Forlì-Cesena), l'unico italiano dei cinque centri clinici selezionati per sviluppare questa sperimentazione finanziata dal programma europeo Horizon con quasi 6 milioni e che coinvolge 16 enti di ricerca da 10 diversi Paesi.
    Maya ha un obiettivo molto ambizioso. Sviluppando tecnologie già presenti in ambito commerciale, si propone come un vero e proprio 'specchio della salute digitale'. Quando il paziente si posiziona di fronte alla piattaforma, è, infatti, in grado di analizzarne la posizione e i movimenti del corpo e del viso, unendoli ai parametri biometrici raccolti tramite una bilancia digitale e altri dispositivi come uno smartwatch e un misuratore di pressione. Il risultato è una valutazione del benessere del paziente che l'intelligenza artificiale confronta in tempo reale con le linee guida cliniche e casi analoghi del passato, identificando immediatamente eventuali aree su cui intervenire. Lo specchio dialogherà in prima persona, fornendo consigli alimentari e per la gestione dello stress, un programma di attività fisica e persino lanciando un allarme e indirizzando verso una valutazione specialistica in caso di segnali di rischio. La categoria target della sperimentazione saranno adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi di tumore.
    "Siamo orgogliosi - dice l'assessore alla sanità Massimo Fabi - che l'Emilia-Romagna, tramite uno dei suoi centri più avanzati in campo oncologico, sia protagonista di una sperimentazione così importante. Le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale saranno preziosissimi alleati nella tutela della salute. La scelta di Meldola è l'ultima conferma di come il nostro sistema regionale sia riconosciuto a livello internazionale". (ANSA)

venerdì 6 marzo 2026

Chiudono i Cau del Maggiore e del Sant’Orsola

I medici di base esultano: “Era ora. Ora avanti con le Aft”



Chiuderanno i Cau dell’ospedale Maggiore e del policlinico Sant’Orsola. Una decisione accolta con favore dalla segretaria bolognese della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Ilaria Piana, che parla di un risultato importante.

Secondo Piana, la chiusura dei Cau ospedalieri “rappresenta un traguardo fondamentale per la Fimmg, in particolare per la sezione di Bologna che si è spesa con determinazione per raggiungere questo obiettivo”. A suo giudizio, infatti, la presenza di queste strutture all’interno degli ospedali “finisce per disorientare l’utenza, costringendo di fatto i cittadini a recarsi comunque in ambito ospedaliero anche per problemi di lieve entità e sovrapponendosi ai Pronto soccorso”.

Per i pazienti, sottolinea la segretaria della Fimmg, la chiusura dei Cau “non significa perdere un servizio, ma riportarlo dove serve davvero: nella rete territoriale, in reale prossimità del cittadino”.

“Abbiamo più volte evidenziato come la collocazione dei Cau all’interno delle mura ospedaliere fosse una soluzione organizzativa molto discutibile – prosegue Piana – e distante dall’accordo firmato in Regione. Una scelta che ha finito per generare confusione e che non risponde adeguatamente alle reali esigenze di cura di prossimità dei cittadini”.

Il nuovo presidio territoriale di riferimento saranno le Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali previste dal sistema sanitario pubblico, nelle quali opereranno i medici di medicina generale.

“Oggi raccogliamo i frutti di questo lavoro e la nostra attenzione è già rivolta, in modo costruttivo, a garantire il rigoroso rispetto degli standard che dovranno essere alla base dei nuovi ambulatori delle Aft”, conclude Piana.

 (Inviato da Dubbio)