Visualizzazione post con etichetta sanità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sanità. Mostra tutti i post

lunedì 10 agosto 2026

«Il RUAS vigili anche sulle preliste, non solo sulle prime visite»

Marco Mastacchi


 

 La gestione delle liste d'attesa sanitarie e le criticità del sistema regionale finiscono al centro di un'interrogazione presentata dal consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica). Nel mirino c'è un monitoraggio che, secondo il consigliere, si concentra quasi esclusivamente su prime visite ed esami diagnostici, lasciando nell'ombra controlli successivi, follow-up e soprattutto il fenomeno delle cosiddette 'preliste'. 

 La normativa nazionale (Legge 29 luglio 2024, n. 107) ha introdotto il 'Responsabile Unico Regionale dell'Assistenza Sanitaria (RUAS)', incaricato di controllare, monitorare e coordinare l'efficienza dell'offerta sanitaria e la gestione delle liste d'attesa, garantendo ai cittadini l'accesso tempestivo alle prestazioni. In Emilia-Romagna il ruolo è affidato al responsabile del Settore Assistenza Territoriale della Direzione generale Cura della persona, salute e welfare. 

 Secondo Mastacchi, tuttavia, il sistema di rilevazione regionale fotografa soltanto una parte del problema. «La cura non si esaurisce con la prima visita – osserva – ma prosegue con controlli, follow-up ed esami successivi. Se questi passaggi non vengono monitorati, il percorso del paziente diventa invisibile». 

 Uno dei punti centrali dell'interrogazione riguarda le preliste, attivate quando il CUP non dispone di appuntamenti entro i tempi previsti. Pur essendo parte integrante del sistema di prenotazione, queste liste spesso non rientrano nel monitoraggio ufficiale. Per il consigliere ciò rischia di produrre dati che rappresentano solo parzialmente la realtà, restituendo tempi d'attesa migliori di quelli effettivamente affrontati dai cittadini. Mastacchi richiama inoltre le note regionali del 21 marzo 2022 sull'appropriatezza prescrittiva, secondo cui il medico specialista dovrebbe prendere in carico il paziente per l'intero percorso diagnostico-terapeutico. Nella pratica, sostiene, ciò avviene raramente: molti pazienti sono costretti a tornare dal medico di medicina generale per ottenere nuove impegnative e ricominciare l'iter di prenotazione, con un aggravio burocratico sia per i cittadini sia per i medici di base. A questo si aggiungono, secondo l'interrogazione, altri elementi critici come le agende chiuse, l'esclusione delle preliste dal monitoraggio e le differenze territoriali tra le province dell'Emilia-Romagna. Inefficienze che, conclude Mastacchi, favoriscono il crescente ricorso alla sanità privata a pagamento per ottenere prestazioni in tempi certi. Con l'interrogazione, il consigliere chiede quindi che il RUAS eserciti un controllo sull'intero percorso assistenziale, includendo anche preliste e prestazioni successive alla prima visita, per garantire un monitoraggio realmente trasparente e aderente alla situazione vissuta dai cittadini.

sabato 18 luglio 2026

Diabete, rinnovato l'accordo tra Ausl Bologna e Fimmg: più assistenza sul territorio e presa in carico integrata

 Rinnovata l'intesa tra Azienda USL di Bologna e FIMMG Bologna per rafforzare il ruolo del medico di famiglia e migliorare il percorso di cura delle persone con diabete.



A un anno dalla firma del precedente accordo, l'Azienda USL di Bologna e la FIMMG Bologna hanno rinnovato oggi l'intesa sul progetto di Gestione Integrata del Diabete, confermando e rafforzando un modello organizzativo che mette al centro la persona e punta a garantire percorsi di cura sempre più efficaci, appropriati e vicini ai cittadini.

La Gestione Integrata del Diabete è un modello assistenziale che consente alle persone con diabete di essere seguite in modo continuativo dal proprio medico di medicina generale, in costante raccordo con il diabetologo e con gli altri professionisti coinvolti nel percorso di cura. L'obiettivo è assicurare un'assistenza condivisa e coordinata, evitando frammentazioni e garantendo a ogni paziente gli interventi diagnostici, terapeutici e di monitoraggio più appropriati nel momento opportuno.

Elemento centrale del progetto è il coinvolgimento attivo della persona con diabete, considerata parte integrante del percorso assistenziale e non soltanto destinataria delle cure. Attraverso un programma strutturato di educazione sanitaria, il paziente viene accompagnato nella gestione quotidiana della malattia, acquisendo maggiore consapevolezza sugli stili di vita, sull'aderenza alle terapie e sul controllo dei principali fattori di rischio. Quando necessario, anche i caregiver vengono coinvolti per sostenere il percorso di cura.

Il monitoraggio costante dei parametri clinici, l'applicazione condivisa delle linee guida e la collaborazione tra medicina generale e specialistica consentono di individuare tempestivamente eventuali criticità, prevenire o ritardare l'insorgenza delle complicanze e migliorare la qualità della vita delle persone assistite. Un modello che rende le cure più accessibili e vicine al domicilio, valorizzando il ruolo del medico di famiglia come primo punto di riferimento per il cittadino.

L'accordo, sottoscritto per la prima volta nel 2025 come evoluzione del progetto avviato nel 2018, ha permesso di adeguare il modello organizzativo ai nuovi scenari epidemiologici e clinici, caratterizzati dall'aumento della prevalenza del diabete, dall'introduzione di nuove linee guida terapeutiche e dall'ampliamento delle possibilità prescrittive riconosciute ai medici di medicina generale.

Con il rinnovo dell'intesa, Azienda USL di Bologna e FIMMG confermano la volontà di consolidare ulteriormente il percorso di gestione integrata, ampliando progressivamente il numero delle persone che potranno beneficiare di un'assistenza sempre più coordinata, personalizzata e vicina al territorio.

mercoledì 24 giugno 2026

Case di comunità, accordo vicino: medici di famiglia fino a 6 ore a settimana nelle nuove strutture

 


di Marzio Bartoloni

Il Sole 24 Ore

 


È stato raggiunto un accordo di base che regolerà la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Dopo settimane di confronto e tensioni tra le parti, i sindacati di categoria hanno definito un’intesa preliminare con la Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati), mentre la firma definitiva è attesa nelle prossime ore, dopo il via libera del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’intesa rappresenta un passaggio cruciale in vista della scadenza del 30 giugno fissata dal Pnrr per l’avvio delle 1.038 nuove strutture territoriali previste sul territorio nazionale.

Soddisfatto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha espresso ottimismo sull’esito del negoziato: «Siamo ottimisti e aspettiamo di arrivare a una conclusione». Anche la Conferenza delle Regioni ha confermato la condivisione dell’ipotesi di Accordo collettivo nazionale per i medici di medicina generale, annunciando inoltre l’intenzione di aprire al più presto il confronto per il rinnovo contrattuale relativo al triennio 2025-2027. Le Regioni si sono impegnate a emanare entro il 30 settembre 2026 l’atto di indirizzo per l’intero comparto della medicina generale.

Secondo quanto emerso dal confronto, il compenso orario per l’attività nelle Case di comunità potrebbe attestarsi intorno ai 40 euro lordi (38 euro più oneri). I medici di famiglia saranno chiamati a garantire fino a sei ore settimanali di servizio, sulla base dei fabbisogni individuati dalle singole Regioni, per 48 settimane all’anno.

Sul piano sindacale, l’accordo ha ottenuto il sostegno della Fimmg, principale organizzazione rappresentativa dei medici di medicina generale, che ha sottolineato il senso di responsabilità dimostrato dalla categoria. Non è però mancato il dissenso: i sindacati Smi e Snami hanno infatti respinto l’intesa. In particolare, lo Snami critica quello che definisce uno «stravolgimento della natura giuridica del rapporto di lavoro» dei medici di famiglia.

Nonostante le divisioni, il raggiungimento dell’accordo preliminare consente di avvicinarsi all’obiettivo di rendere operative le Case di comunità nei tempi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, rafforzando l’assistenza sanitaria territoriale e la presa in carico dei cittadini.

 (Inviato da Dubbio) 

venerdì 15 maggio 2026

Bologna, nasce in via Palagi il primo Ospedale di Comunità della città

 Una nuova struttura dedicata a cronicità e fragilità, finanziata con fondi PNRR



L’Azienda USL di Bologna presenterà oggi, venerdì 15 maggio, alle ore 12,  il primo Ospedale di Comunità della città di Bologna, realizzato in via Palagi nell’ambito del nuovo sistema territoriale di assistenza sanitaria previsto dall’Accordo Integrativo Regionale e finanziato con risorse del PNRR.

La nuova struttura nasce con l’obiettivo di rafforzare la presa in carico dei pazienti fragili e cronici, offrendo posti letto destinati a degenze a bassa intensità clinica, rivolte a persone che non necessitano di cure ospedaliere acute ma che richiedono assistenza sanitaria continuativa, monitoraggio e supporto assistenziale.

L’Ospedale di Comunità rappresenta uno degli strumenti cardine della riorganizzazione della sanità territoriale regionale: un modello intermedio tra ricovero ospedaliero e assistenza domiciliare, pensato per accompagnare pazienti anziani, cronici o in condizioni di temporanea fragilità nel percorso di cura e recupero.

La presa in carico sarà affidata ai medici di ruolo unico insieme al personale assistenziale e infermieristico, secondo un approccio integrato e multidisciplinare.

Alla presentazione interverranno:

  • Anna Maria Petrini, Direttrice Generale Azienda USL di Bologna
  • Michele Meschi, Direttore Sanitario Azienda USL di Bologna
  • Barbara Cacciari, Responsabile Area DATER Territoriale e Ospedaliera Spoke Azienda USL di Bologna
  • Chiara Gibertoni, Direttrice Generale del Policlinico di Sant'Orsola IRCCS
  • Massimo Fabi, Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna
  • Marilena Pillati, Vicepresidente CTSSM di Bologna
  • Matteo Lepore, Sindaco della Bologna e Presidente della CTSSM.

L’Azienda USL di Bologna opera su un territorio che comprende 45 comuni distribuiti su circa 3.000 chilometri quadrati, per una popolazione di oltre 880 mila abitanti. Il bilancio annuale supera i 2,1 miliardi di euro e coinvolge più di 9.500 professionisti, tra cui oltre 1.400 medici e circa 5.000 operatori assistenziali.

Con l’apertura dell’Ospedale di Comunità di via Palagi, Bologna compie un ulteriore passo verso una sanità di prossimità orientata alla continuità delle cure, alla gestione della cronicità e al sostegno delle persone più vulnerabili.

mercoledì 6 maggio 2026

Sanità, liste d’attesa e diritti: tra Costituzione e realtà in Emilia-Romagna



Con una risoluzione indirizzata alla Giunta regionale, il consigliere Marco Mastacchi (Rete Civica) torna ad affrontare l’emergenza dei tempi di attesa nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna, proponendo un cambio di paradigma: non più il cittadino costretto a orientarsi da solo nella burocrazia per far valere i propri diritti, ma un sistema che li garantisca automaticamente.

Il riferimento normativo esiste già. Il Decreto-Legge n. 73 del 2024, convertito nella Legge n. 107 del 29 luglio 2024, non è un semplice manifesto d’intenti, ma uno strumento che definisce diritti precisi: rispetto delle classi di priorità con tempi vincolati all’urgenza, obbligo di soluzioni alternative se il servizio pubblico non riesce a erogare la prestazione nei tempi previsti, e invarianza dei costi — con il cittadino tenuto a pagare esclusivamente il ticket, senza oneri aggiuntivi anche in caso di ricorso all’intramoenia o al privato convenzionato.

La proposta di Mastacchi impegna la Regione a introdurre un sistema informatico trasparente che consenta agli utenti di monitorare le liste d’attesa. Non solo: le aziende sanitarie dovrebbero attivare automaticamente percorsi alternativi — come la libera professione o il privato accreditato — quando i tempi massimi vengono superati. L’obiettivo è garantire equità e tempestività nell’accesso alle cure su tutto il territorio regionale, senza costi aggiuntivi per i pazienti.

Le cause del problema, tuttavia, restano strutturali: carenza di personale, riduzione della spesa pubblica e aumento della domanda legato all’invecchiamento della popolazione. In questo contesto, i ritardi finiscono per spingere molti cittadini verso il settore privato o, nei casi peggiori, alla rinuncia alle cure, mettendo in discussione il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione, che lo definisce «fondamentale diritto dell’individuo».

Il rischio è quello di una sanità a due velocità: da un lato chi può permettersi prestazioni rapide a pagamento, dall’altro chi resta in attesa o rinuncia. Una frattura che incide direttamente sul principio di uguaglianza e che rappresenta una vera emergenza sociale. Non a caso, anche il Presidente della Repubblica ha richiamato l’attenzione sul tema, sottolineando come i ritardi nell’accesso alle cure non siano solo un problema organizzativo, ma una questione che riguarda la tenuta stessa del sistema democratico e sociale.

La risoluzione punta quindi a un cambiamento concreto: un sistema digitale regionale che renda trasparenti tempi e posizioni in lista, ma soprattutto un meccanismo automatico che sollevi il cittadino dall’onere di reclami e solleciti. Se i termini vengono superati, deve essere l’azienda sanitaria ad attivarsi, indirizzando il paziente verso soluzioni alternative senza aggravio economico.

In questa prospettiva, la gestione delle liste d’attesa non è solo una questione di risorse, ma anche di organizzazione e responsabilità amministrativa. Spostare l’iniziativa dall’utente al sistema significa restituire dignità al paziente e ridurre quella “tassa occulta” fatta di tempo, incertezza e frustrazione, che oggi pesa soprattutto sui più fragili.

Il futuro della sanità regionale si gioca sulla capacità di trasformare diritti formali in prestazioni effettive. Solo quando il sistema sarà in grado di riconoscere e correggere automaticamente i propri ritardi, si potrà affermare che il cittadino è davvero tornato al centro delle politiche sanitarie.

mercoledì 29 aprile 2026

Sanità, sciopero generale il 1° maggio: possibili disagi nei servizi dell’Ausl di Bologna

 



Possibili disagi nei servizi sanitari in occasione dello sciopero generale nazionale proclamato per l’intera giornata del 1° maggio 2026 dall’associazione sindacale USI-CIT, che coinvolgerà lavoratori di tutti i settori pubblici e privati.

A darne comunicazione è l’Azienda USL di Bologna, specificando che, per quanto riguarda il territorio di competenza, l’astensione dal lavoro interesserà sia il personale dell’area comparto – tra cui infermieri, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e amministrativi – sia quello della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria, oltre alla dirigenza non sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa.

L’Ausl fa sapere di aver già attivato le procedure previste dalla normativa vigente e dagli accordi sindacali per garantire i servizi pubblici essenziali. Saranno quindi assicurati i livelli minimi di assistenza e i contingenti di personale necessari a tutelare le prestazioni urgenti e non differibili.

Restano tuttavia possibili variazioni o rallentamenti nelle attività programmate, per le quali si invitano i cittadini a verificare eventuali aggiornamenti e a rivolgersi ai servizi solo in caso di effettiva necessità.

martedì 17 marzo 2026

Milano, intervento straordinario su una neonata: rimossa con successo una rara massa epatica

 Al Policlinico un’operazione di alta complessità salva Jasmine, 40 giorni. Determinante il lavoro di un’équipe multidisciplinare


Una febbre improvvisa, un sintomo comune nei primi mesi di vita. È iniziato così il percorso clinico di Jasmine (nome di fantasia), una neonata di appena 40 giorni, che non raggiungeva ancora i cinque chilogrammi di peso. Quello che sembrava un episodio banale ha invece rivelato una condizione ben più complessa: gli accertamenti hanno evidenziato una voluminosa massa epatica localizzata nel lobo sinistro del fegato, un quadro eccezionale sia per l’età della paziente sia per le dimensioni della lesione.

Nonostante i numerosi esami diagnostici, non è stato possibile definirne con certezza la natura prima dell’intervento. Dopo un approfondito confronto multidisciplinare, l’équipe del Policlinico di Milano ha deciso di procedere con un intervento chirurgico altamente delicato, reso ancora più complesso dalla tenerissima età della paziente e dal significativo rischio vascolare associato alla massa.

L’operazione, durata circa quattro ore, si è conclusa con l’asportazione completa della lesione. Un risultato reso possibile dalla stretta collaborazione tra Chirurgia Generale e dei Trapianti di Fegato e Chirurgia Pediatrica, con il supporto fondamentale dell’Anestesia Pediatrica e del personale infermieristico specializzato.

Il decorso post-operatorio è stato regolare e privo di complicanze. L’esame istologico ha poi confermato la natura benigna della massa, rendendo non necessarie ulteriori terapie.

Oggi Jasmine sta bene e potrà crescere senza limitazioni, anche grazie alla straordinaria capacità rigenerativa del fegato.

«Ogni riscontro di lesioni epatiche genera comprensibile apprensione, soprattutto quando le dimensioni sono rilevanti e non è possibile stabilire con certezza la diagnosi senza ricorrere a procedure invasive come la biopsia, che in questo caso avrebbe comportato rischi significativi», spiega il professor Cristiano Quintini, direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti di Fegato.

«I tumori epatici maligni in epoca neonatale sono estremamente rari ma possibili e spesso aggressivi. In situazioni selezionate, un’asportazione tempestiva e completa rappresenta l’unica soluzione. Fortunatamente, in questo caso, l’esame istologico ha confermato la benignità della lesione, consentendoci di guardare con serenità al futuro della paziente».

«Operare una neonata di appena quaranta giorni significa intervenire su equilibri fisiologici estremamente delicati», aggiunge Ernesto Leva, direttore della Chirurgia Pediatrica. «La decisione chirurgica è stata il risultato di un confronto collegiale approfondito e di una diagnosi costruita con grande attenzione, basata sull’esperienza del nostro gruppo nella chirurgia neonatale».

«Questa storia rappresenta il senso più profondo del nostro lavoro: integrare competenze diverse per affrontare anche le situazioni più complesse, soprattutto quando riguardano i pazienti più fragili», sottolinea Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano. «Nel caso di Jasmine abbiamo visto all’opera una squadra multidisciplinare di altissimo livello, capace di coniugare esperienza clinica, tecnologia e umanità».

Accanto alla piccola, durante tutto il percorso, sono rimasti i genitori, che oggi esprimono profonda gratitudine verso l’équipe medica. Il Policlinico di Milano si conferma così non solo un centro di eccellenza clinica, ma anche un luogo di accoglienza, competenza e speranza.

domenica 15 marzo 2026

Bonantini: “Le nuove AFT rischiano di diventare guardie mediche diurne. Che fine faranno i CAU e il rapporto medico-paziente?”

 




Loris Bonantini interviene nel dibattito sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale e sull’introduzione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).

Secondo Bonantini, il nuovo modello rischia di trasformarsi di fatto in una sorta di guardia medica diurna, con copertura oraria dalle 8 alle 20, sollevando interrogativi sul futuro dei CAU (Centri di Assistenza Urgenza) già attivi sul territorio.


«Se le AFT garantiranno visite per problemi urgenti ma non gravi nella fascia diurna – osserva – è inevitabile chiedersi quale sarà il ruolo dei CAU e come verrà organizzata la rete dell’assistenza territoriale».

Il timore espresso è anche quello di un possibile depotenziamento del ruolo del medico di medicina generale, con il rischio di indebolire lo storico rapporto fiduciario tra medico e paziente.

Che cosa sono le AFT

Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) rappresentano una forma organizzativa della medicina generale che riunisce più medici di famiglia all’interno di una rete territoriale. L’obiettivo è migliorare la continuità assistenziale e ampliare la copertura oraria dei servizi sanitari di base.

Le principali caratteristiche:

  • Collaborazione tra medici: i medici di medicina generale operano in rete, mantenendo il proprio studio ma coordinando l’attività sul territorio.
  • Copertura oraria ampliata: di norma dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, con turni coordinati tra gli studi.
  • Prestazioni sanitarie: gestione di visite non differibili (urgenze minori), con possibilità di accesso ai dati clinici tramite Fascicolo sanitario elettronico.
  • Obiettivo organizzativo: migliorare l’accesso alle cure primarie e ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso.

In questa prospettiva, l’AFT rappresenta un’evoluzione del ruolo del medico di famiglia, che passa da attività prevalentemente individuale a una struttura organizzata e integrata nel sistema sanitario territoriale.

Il percorso istituzionale

La programmazione delle AFT prevede diversi passaggi istituzionali:

  • presentazione in Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria Metropolitana;
  • confronto e validazione tecnica nei Comitati di Distretto;
  • informativa nei Comitati aziendali della Medicina Generale e della Pediatria di Libera Scelta;
  • approvazione finale in Conferenza Territoriale Socio-Sanitaria Metropolitana dell’assetto dell’assistenza primaria.

La situazione nell’area di Bologna

Nel territorio bolognese sono previste AFT anche per altre figure professionali convenzionate:

  • Pediatri di libera scelta: 7 AFT, una per distretto (Bologna suddivisa in Est e Ovest).
  • Specialisti ambulatoriali convenzionati: 4 AFT territoriali
    • ReLaSa-Appennino
    • Bologna Ovest
    • Bologna Est-Savena Idice
    • Pianure Est e Ovest

Queste ultime sono già operative dal 2019, secondo le indicazioni dell’accordo integrativo regionale del 2018.

martedì 10 marzo 2026

San Benedetto Val di Sambro fa squadra per la prevenzione

 Visite senologiche gratuite per le donne under 45

 

di Martina Mari


C’è un territorio che non aspetta, che non delega, che si attiva. È quello di San Benedetto Val di Sambro, dove il 10 marzo la prevenzione è diventata un gesto concreto, tangibile, vicino alle persone.

Per un’intera giornata, grazie all’impegno della LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, della Polisportiva Tre Valli e della Ripoli Trail, sono state effettuate visite senologiche gratuite rivolte alle donne sotto i 45 anni. Un’iniziativa nata dal basso, costruita con determinazione e resa possibile dalla generosità della comunità e dal sostegno delle imprese locali. Un’iniziativa nata da lontano grazie al prof. Francesco Rivelli, storico presidente emerito della LILT, che si è affezionato al nostro Appennino e che negli anni ha visitato centinaia di giovani donne del territorio.

Non solo un servizio sanitario, ma un messaggio chiaro: la prevenzione è un diritto e deve essere accessibile. Soprattutto quando si parla di salute femminile e diagnosi precoce, strumenti fondamentali nella lotta contro le malattie oncologiche. 

Un territorio che si prende cura di sé

Il Sindaco Alessandro Santoni ha voluto sottolineare il valore collettivo della giornata:

Questa iniziativa dimostra quanto la nostra comunità sia capace di fare rete. Quando associazioni, istituzioni e imprese collaborano, si riescono a realizzare progetti che incidono davvero sulla qualità della vita delle persone. La prevenzione è una responsabilità condivisa”.

Parole che raccontano uno spirito di comunità che va oltre l’evento singolo, trasformando un’iniziativa sanitaria in un esempio di coesione sociale. 

La prevenzione come azione di sistema

La dottoressa Valentina Solfrini, Direttrice del Distretto Appennino Bolognese insieme al dott. Antonio Maestri, Direttore del Dipartimento di Oncologia, condividono che vi è appropriata coerenza dell’iniziativa con le strategie sanitarie territoriali di prevenzione e promozione della salute dell’AUSL di Bologna:

“Le iniziative promosse dalla LILT sono coerenti con le azioni di prevenzione garantite dall’Azienda Sanitaria. Portare sul territorio opportunità concrete di diagnosi precoce significa rafforzare il lavoro che quotidianamente viene svolto nei servizi e promuovere una cultura della salute sempre più diffusa e consapevole”.

Un riconoscimento importante che sottolinea come la collaborazione tra associazionismo e sistema sanitario pubblico possa generare sinergie efficaci, come attesta anche il fattivo supporto offerto negli anni dal dottor Valerio Veduti, Medico di Medicina Generale presente sul territorio.  

La prevenzione non ha età

Il Presidente provinciale LILT Roberto Guizzardi ha ribadito l’importanza di rivolgersi anche alle fasce più giovani:

“Spesso si pensa che certi controlli riguardino solo determinate età. In realtà la prevenzione deve iniziare presto. Offrire visite gratuite alle donne under 45 significa intercettare bisogni reali e diffondere una cultura della diagnosi precoce che può fare la differenza”.

Un messaggio che punta a cambiare mentalità: non aspettare, ma anticipare. 

Il ruolo decisivo delle imprese

Fondamentale è stato anche il contributo del tessuto economico locale, che ha risposto con generosità. Tra le aziende sostenitrici figurano BCC Felsinea, AGN Energia, Betti Autocarrozzeria, AB Baldi Alfredo, Carburanti Moveo, Cosmoderma, Officina Vannini, MC Agraria, Mercatone Baldini, Ristorante Dal Tosco ed ECU.

L’ingegner Andrea Giusti di Moveo, tra i sostenitori dell’iniziativa, ha spiegato così la scelta di partecipare:

“Un’azienda non è solo un’attività economica: è parte di una comunità. Sostenere un progetto che promuove la salute significa restituire valore al territorio che ogni giorno ci sostiene. Per noi è stata una scelta naturale”.

Sabrina Betti, titolare dell’omonima Autocarrozzeria e altra sostenitrice delle visite, ha spiegato così la sua vicinanza:

“Fare impresa in un territorio è esserne intimamente parte in ogni aspetto a partire da quello della salute. Inoltre, come donna, non posso non sentirmi vicina a questa iniziativa”.

Un segnale importante di responsabilità sociale d’impresa, che dimostra come il mondo produttivo possa avere un ruolo attivo nella promozione del benessere collettivo. 

Una giornata che lascia il segno

Dietro ogni visita effettuata c’è una storia, una scelta di consapevolezza, un passo verso la tutela della propria salute. E dietro l’organizzazione dell’evento ci sono volontari, professionisti sanitari, associazioni sportive e cittadini che hanno creduto nel progetto.

Il 10 marzo non è stata solo una data sul calendario, ma un esempio concreto di come una comunità possa mobilitarsi per qualcosa che riguarda tutti: la salute.

E se la prevenzione è il primo passo nella lotta contro i tumori, a San Benedetto Val di Sambro quel passo è stato fatto insieme.

sabato 7 marzo 2026

Uno specchio intelligente protegge il cuore di chi è guarito dal cancro

 L'Irst di Meldola è l'unico centro di sperimentazione in Italia


 

Uno specchio intelligente, di ultimissima generazione, che analizza la postura e i movimenti di chi ha di fronte.

Quindi, tramite un sofisticato software di intelligenza artificiale, sa indicare una dieta adeguata o gli esercizi fisici per contrastare lo stress, fino a consigliare un approfondimento specialistico in caso di presenza di segnali di rischio della propria salute.

Si chiama 'Maya' (Mirrors supporting healthier lives of Adolescents and Young Adults after cancer) ed è il progetto all'avanguardia che sarà testato all'Irst 'Dino Amadori' di Meldola (Forlì-Cesena), l'unico italiano dei cinque centri clinici selezionati per sviluppare questa sperimentazione finanziata dal programma europeo Horizon con quasi 6 milioni e che coinvolge 16 enti di ricerca da 10 diversi Paesi.
    Maya ha un obiettivo molto ambizioso. Sviluppando tecnologie già presenti in ambito commerciale, si propone come un vero e proprio 'specchio della salute digitale'. Quando il paziente si posiziona di fronte alla piattaforma, è, infatti, in grado di analizzarne la posizione e i movimenti del corpo e del viso, unendoli ai parametri biometrici raccolti tramite una bilancia digitale e altri dispositivi come uno smartwatch e un misuratore di pressione. Il risultato è una valutazione del benessere del paziente che l'intelligenza artificiale confronta in tempo reale con le linee guida cliniche e casi analoghi del passato, identificando immediatamente eventuali aree su cui intervenire. Lo specchio dialogherà in prima persona, fornendo consigli alimentari e per la gestione dello stress, un programma di attività fisica e persino lanciando un allarme e indirizzando verso una valutazione specialistica in caso di segnali di rischio. La categoria target della sperimentazione saranno adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni che hanno superato una prima diagnosi di tumore.
    "Siamo orgogliosi - dice l'assessore alla sanità Massimo Fabi - che l'Emilia-Romagna, tramite uno dei suoi centri più avanzati in campo oncologico, sia protagonista di una sperimentazione così importante. Le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale saranno preziosissimi alleati nella tutela della salute. La scelta di Meldola è l'ultima conferma di come il nostro sistema regionale sia riconosciuto a livello internazionale". (ANSA)

venerdì 6 marzo 2026

Chiudono i Cau del Maggiore e del Sant’Orsola

I medici di base esultano: “Era ora. Ora avanti con le Aft”



Chiuderanno i Cau dell’ospedale Maggiore e del policlinico Sant’Orsola. Una decisione accolta con favore dalla segretaria bolognese della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Ilaria Piana, che parla di un risultato importante.

Secondo Piana, la chiusura dei Cau ospedalieri “rappresenta un traguardo fondamentale per la Fimmg, in particolare per la sezione di Bologna che si è spesa con determinazione per raggiungere questo obiettivo”. A suo giudizio, infatti, la presenza di queste strutture all’interno degli ospedali “finisce per disorientare l’utenza, costringendo di fatto i cittadini a recarsi comunque in ambito ospedaliero anche per problemi di lieve entità e sovrapponendosi ai Pronto soccorso”.

Per i pazienti, sottolinea la segretaria della Fimmg, la chiusura dei Cau “non significa perdere un servizio, ma riportarlo dove serve davvero: nella rete territoriale, in reale prossimità del cittadino”.

“Abbiamo più volte evidenziato come la collocazione dei Cau all’interno delle mura ospedaliere fosse una soluzione organizzativa molto discutibile – prosegue Piana – e distante dall’accordo firmato in Regione. Una scelta che ha finito per generare confusione e che non risponde adeguatamente alle reali esigenze di cura di prossimità dei cittadini”.

Il nuovo presidio territoriale di riferimento saranno le Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali previste dal sistema sanitario pubblico, nelle quali opereranno i medici di medicina generale.

“Oggi raccogliamo i frutti di questo lavoro e la nostra attenzione è già rivolta, in modo costruttivo, a garantire il rigoroso rispetto degli standard che dovranno essere alla base dei nuovi ambulatori delle Aft”, conclude Piana.

 (Inviato da Dubbio)

mercoledì 4 marzo 2026

Emilia Romagna prima in Italia per saldo pro capite della mobilità sanitarie

 Nel report 2003 per ogni residente 127 euro, il doppio della Lombardia

 


L'Emilia-Romagna è prima in Italia per saldo pro capite della mobilità sanitaria con 127 euro per residente, quasi il doppio della Lombardia che si ferma a 65 euro.

Il dato emerge dal report della Fondazione Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale 2023 presentato in occasione del 30/o anniversario della Fondazione.
    Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il livello record di 5,15 miliardi di euro, il più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022.

Ci si muove soprattutto dal Sud verso il Nord, ma sempre più spesso si assiste a forti spostamenti anche tra regioni settentrionali.
    L'Emilia-Romagna ha registrato un saldo positivo di 564,8 milioni di euro tra crediti per mobilità attiva, pari a 849,9 milioni, e debiti per mobilità passiva, pari a 285 milioni. La variazione rispetto al 2022 è stata di 39,4 milioni, il miglioramento più alto tra tutte le regioni. L'Emilia-Romagna concentra il 17,6% della mobilità attiva nazionale, seconda solo alla Lombardia con il 23,2%.
    Circa metà degli incassi derivanti dalle cure a pazienti non residenti va a tre sole regioni: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Sul fronte opposto i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre regioni sono a carico di Lazio con il 12,1%, Campania con il 9,4% e Lombardia con il 9,2%. (ANSA)

Area comparto: sciopero generale nazionale di tutto il personale per l'intera giornata del 9 marzo 2026

 Lo sciopero è stato indetto dalle associazioni Sindacali Slai Cobas Per Il Sindacato Di classe, USB e USI 1912, aderenti Cub Sur e Adl Cobas


 

L’AUSL Bologna informa:


Le associazioni Sindacali Slai Cobas Per Il Sindacato Di classe, USB e USI 1912, aderenti Cub Sur e Adl Cobas, hanno proclamato, per l'intera giornata del 9 marzo 2026, lo sciopero generale nazionale del personale di tutti i settori pubblici e privati.

Per quanto riguarda il personale dell’Azienda Usl di Bologna, lo sciopero interessa:

·         gli operatori dell’area comparto (infermieri, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e amministrativi)

·         gli operatori della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria e della dirigenza non sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa.

L’Azienda USL di Bologna ha attivato le procedure idonee a garantire all’utenza i servizi pubblici essenziali e i contingenti minimi di personale così come previsti dalle disposizioni normative di riferimento e dagli accordi sindacali in caso di sciopero.

 

lunedì 2 marzo 2026

La Capsula della salute arriva a Bologna: in pochi minuti la tua fotografia completa di benessere

 Check-up gratuito e immediato negli spazi di DumBO, con accesso a percorsi personalizzati di attività motoria, nutrizione, supporto psicofisico e promozione di stili di vita sani.



L’Azienda USL di Bologna informa:


Nasce a Bologna “Salute in Sintesi”, il nuovo progetto di promozione della salute realizzato dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Bologna in collaborazione con il Comune di Bologna. L’obiettivo è offrire ai cittadini strumenti concreti, gratuiti e innovativi per prendersi cura del proprio benessere in modo semplice e consapevole.

Il progetto è stato presentato oggi, lunedì 2 marzo, nel corso di un punto stampa con Anna Maria Petrini, direttrice generale dell’Azienda USL di Bologna, Maria Cristina Zambon per l’Area Welfare del Comune di Bologna, Paolo Pandolfi, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica, e Gerardo Astorino per il Programma di Promozione della Salute.

Cuore dell’iniziativa è la Health Pod – Capsula della Salute, attiva fino a dicembre 2026 negli spazi di DumBO, in via Casarini 19. Si tratta di una struttura tecnologicamente avanzata che consente di ottenere, in pochi minuti e con il supporto di professionisti sanitari, una valutazione completa e personalizzata dello stato di salute.

L’iniziativa è rivolta a tutti i cittadini maggiorenni, con priorità ai residenti nei quartieri Porto-Saragozza e Navile. L’accesso è possibile dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18, previa prenotazione sul sito dell’Azienda USL di Bologna.

L’esperienza è guidata, semplice e interamente gratuita. Il cittadino viene accolto da personale sanitario formato e accompagnato all’interno della Capsula, in un ambiente riservato e confortevole.

Attraverso sensori integrati e dispositivi digitali di ultima generazione, vengono rilevati in modo rapido e non invasivo i principali parametri fisiologici: pressione arteriosa, frequenza cardiaca, temperatura corporea, saturazione dell’ossigeno, livello di invecchiamento biologico e stato di forma fisica.

Accanto ai dati clinici, la Capsula integra una valutazione dello stile di vita tramite questionari digitali intuitivi che indagano livello di stress percepito, benessere psicofisico, qualità del sonno, attività fisica e abitudini quotidiane.

Tutte le informazioni vengono elaborate in tempo reale e archiviate nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. Al termine, dopo pochi minuti, ogni partecipante riceve un documento di sintesi personalizzato: una fotografia chiara e immediata del proprio stato di salute complessivo, utile per orientarsi verso azioni concrete di miglioramento.

In base ai risultati, è possibile accedere a percorsi dedicati dell’Azienda USL di Bologna, tra cui:

·         programmi di attività motoria adattata, calibrati sulle condizioni individuali;

·         colloqui nutrizionali personalizzati per migliorare le abitudini alimentari;

·         percorsi per smettere di fumare con supporto specialistico;

·         iniziative per il benessere psicofisico e la gestione dello stress;

·         interventi di riabilitazione del pavimento pelvico;

·         proposte per rafforzare stili di vita sani nella quotidianità.

Tutti i percorsi sono gratuiti e pensati per accompagnare la persona nel mantenimento o nel miglioramento del proprio benessere nel tempo.

“‘Salute in Sintesi’ è rivolto a tutta la cittadinanza, con particolare attenzione ai residenti nell’area compresa tra i quartieri Porto-Saragozza e Navile. L’obiettivo è ampliare le opportunità di salute all’interno della comunità, favorendo l’accesso a strumenti innovativi, semplici e facilmente fruibili”, sottolinea Paolo Pandolfi, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica.

La Capsula al DumBO rappresenta la prima tappa di un percorso più ampio: nei prossimi mesi diventerà itinerante e sarà attivata in altri punti del territorio per raggiungere un numero sempre maggiore di cittadini.

Oltre al Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Bologna e al Comune di Bologna, il progetto coinvolge realtà del Terzo Settore come:

·         Eden Park Zone;

·         Onconauti APS (in collaborazione con ACLI);

·         UISP Bologna APS;

·         Cittadinanzattiva Emilia-Romagna APS.

“Salute in Sintesi” è finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR “Salute, ambiente, biodiversità e clima”.

Con un investimento di 60 mila euro per l’acquisizione della Capsula, Bologna compie un passo concreto verso un modello innovativo e partecipato di promozione della salute: accessibile, personalizzato e orientato alla persona.

Perché bastano pochi minuti per iniziare a prendersi cura di sé e trasformare una semplice misurazione in un percorso reale di benessere.