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lunedì 2 marzo 2026

Indennità di pronto soccorso, la Regione pronta a stanziare risorse proprie.

 Nursind: “Ora servono fatti concreti

La Regione Emilia-Romagna apre alla possibilità di integrare con risorse proprie i fondi destinati all’indennità di pronto soccorso prevista dal Contratto collettivo nazionale di lavoro. Una disponibilità che arriva dopo settimane di confronto con le organizzazioni sindacali e, in particolare, con il Nursind, che rivendica un ruolo determinante nel risultato ottenuto. Un nuovo incontro tra le parti è fissato per il 6 marzo.

«L’indennità di pronto soccorso prevista dal Ccnl non è né un premio né una concessione politica: è un diritto contrattuale che riconosce una condizione lavorativa oggettivamente più gravosa», afferma Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind Emilia-Romagna. Il riferimento è alla possibilità, annunciata dall’ente di viale Aldo Moro, di coprire con fondi regionali il divario tra quanto stabilito dal contratto nazionale e le risorse effettivamente trasferite dallo Stato alle Regioni: una stima di circa 5,8 milioni di euro annui a partire dal 2026, oltre agli arretrati relativi al triennio 2023-2025.

Un’apertura che segue le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità, Massimo Fabi, e del presidente della Regione, Michele de Pascale, sull’importanza di investire nel capitale umano del servizio sanitario. «Accogliamo favorevolmente queste parole – prosegue Rodigliano – ma ora è fondamentale passare dalle dichiarazioni ai fatti, con un accordo che garantisca risorse reali e immediatamente visibili in busta paga».

Il sindacato degli infermieri sottolinea come il risultato sia frutto di un’azione costante, culminata anche nella proclamazione dello stato di agitazione. «Siamo stati presenti a ogni tavolo istituzionale senza arretrare di un centimetro», rivendica la segretaria.

Per il Nursind, il riconoscimento economico deve essere pieno e specificamente destinato agli infermieri dei pronto soccorso, chiamati a operare in contesti di particolare complessità: «Rappresentano il primo filtro clinico, gestiscono i codici a maggiore intensità assistenziale in condizioni di sovraffollamento strutturale, carenza cronica di organico e aggressioni sempre più frequenti, con responsabilità dirette e gravose».

Il sindacato chiede atti amministrativi chiari e immediatamente esecutivi, risorse aggiuntive e non semplici redistribuzioni interne, criteri trasparenti che non penalizzino la componente infermieristica e l’erogazione rapida degli arretrati 2023-2025. «Non accetteremo soluzioni al ribasso né interpretazioni restrittive», avverte Rodigliano. «La tenuta dei pronto soccorso passa dalla valorizzazione reale degli infermieri che ogni giorno li fanno funzionare».

Nel precedente incontro, a metà febbraio, la Regione aveva prospettato una ripartizione complessiva delle risorse inferiore rispetto a quanto previsto dal Ccnl 2022-2024, con una documentazione ritenuta insufficiente dai sindacati. Il confronto del 6 marzo sarà dunque decisivo. «Ci aspettiamo una chiarificazione definitiva sull’ammontare complessivo delle risorse – conclude la segretaria regionale – in caso contrario, ci riserviamo ogni forma di mobilitazione per garantire il pieno rispetto del contratto collettivo nazionale».

sabato 14 febbraio 2026

Nursind e Nursing Up: “Indennità di pronto soccorso, servono decisioni immediate e coerenti con il CCNL. Così si rischia di aggravare la carenza di infermieri”

 Comunicato congiunto dei due principali sindacati di categoria: “Dopo tre mesi dalla firma del nuovo CCNL il confronto è fermo. Una misura uniforme per tutti i profili è inaccettabile e fuori dallo spirito contrattuale. Senza risposte concrete valuteremo iniziative di mobilitazione”



La Regione Emilia-Romagna è chiamata a dare risposte rapide e coerenti sull’applicazione dell’indennità di pronto soccorso prevista dal nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro. A sollecitare un cambio di passo sono Nursind e Nursing Up, che denunciano lo stallo del confronto a distanza di tre mesi dalla sottoscrizione del CCNL.

«Non si può più rinviare una decisione che riguarda il lavoro e la dignità professionale degli infermieri – dichiarano le segretarie regionali Antonella Rodigliano e Francesca Batani –. Dopo la firma del nuovo contratto non si è ancora entrati nel merito di un’applicazione coerente dell’indennità di pronto soccorso, nonostante il tema sia stato più volte posto al tavolo di confronto. Le dichiarazioni di attenzione alla professione non bastano se non si traducono in atti concreti».

Domani, martedì 10 febbraio, è previsto il terzo incontro con la Regione, ma secondo i sindacati la trattativa risulta di fatto bloccata dalla fine di novembre, data della firma del contratto nazionale.

«Il CCNL è chiaro: alle Regioni spetta definire criteri che valorizzino i diversi profili professionali, riconoscendo un trattamento economico maggiore a chi opera nei pronto soccorso – spiegano Rodigliano e Batani –. Proporre una somma unica, uguale per tutti, significa svuotare il contratto del suo significato e ignorare le condizioni di chi affronta ogni giorno emergenze, sovraffollamento, aggressioni e carichi assistenziali spesso insostenibili».

Le due sigle sindacali richiamano anche il tema della carenza di personale: «Non è più un rischio futuro, ma una realtà attuale. I turni scoperti aumentano, molti professionisti lasciano il pronto soccorso o si trasferiscono in altre Regioni, e diventa sempre più difficile garantire i servizi. Soluzioni al ribasso o ulteriori rinvii non fanno che aggravare una crisi già profonda».

Nursind e Nursing Up sottolineano infine come in altre realtà, tra cui Lombardia, Veneto e Piemonte, l’adeguamento al nuovo contratto sia già stato attuato. «L’Emilia-Romagna non può restare indietro, soprattutto per il ruolo che storicamente ricopre nel sistema sanitario nazionale. L’indennità di pronto soccorso deve rappresentare un primo segnale concreto di inversione di rotta».

E concludono: «Il riconoscimento economico non è un privilegio, ma una condizione minima per rendere sostenibile il lavoro in pronto soccorso. Se dal prossimo incontro non emergeranno aperture reali e soluzioni coerenti con il contratto, valuteremo ulteriori iniziative sindacali a tutela degli infermieri e del servizio pubblico».

 

giovedì 23 ottobre 2025

Emilia-Romagna, entro il 2030 mancheranno fino a 7.600 infermieri: “Professione sempre meno attrattiva, servono interventi immediati”

 



Dubbio sollecita:

 

In Emilia-Romagna, entro il 2030, potrebbero mancare tra i 4.600 e i 7.600 infermieri. È la stima elaborata dal Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, sulla base dei dati dell’Oms. Un quadro preoccupante che porta il sindacato a lanciare nuovamente l’allarme: “La nostra è una figura professionale sempre meno attrattiva – spiega la segretaria regionale Antonella Rodigliano –. Bisogna intervenire subito”.

Rodigliano riconosce come “positivo” l’impegno previsto nella nuova legge di bilancio, dove si parla di maggiori investimenti per la sanità e di oltre seimila nuove assunzioni. Tuttavia, sottolinea, “il problema principale è che gli infermieri non ci sono. È una situazione a cui bisogna porre rimedio al più presto, intervenendo non solo a livello nazionale”.

Secondo il sindacato, anche la Regione Emilia-Romagna ha margini di intervento, “ma – denuncia Rodigliano – continua a mancare un vero ascolto da parte delle aziende sanitarie, delle direzioni generali e della politica”.

Nell’area metropolitana di Bologna, ad esempio, sono attivi circa 6.000 infermieri, ma oltre il 40% ha più di 51 anni. Ogni anno si registrano centinaia di pensionamenti, trasferimenti e dimissioni, un trend destinato ad aumentare. Per mantenere turni sostenibili e garantire la sicurezza dei pazienti, il Nursind stima la necessità di almeno 900-1.200 professionisti in più.
“Nel frattempo – prosegue Rodigliano – i licenziamenti continuano, e tanti colleghi scelgono di andare all’estero o in altre regioni, dove le condizioni sono migliori. A Bologna, con uno stipendio da infermiere, si fa molta fatica ad arrivare a fine mese”.

Oltre agli investimenti economici, il Nursind chiede anche percorsi di carriera chiari e meritocratici. “L’attrattività della professione – aggiunge la segretaria regionale – passa anche dall’ascolto delle esigenze di chi lavora. Oggi gli infermieri si trovano a fronteggiare un mestiere usurante e poco gratificante, anche a causa di un’organizzazione del personale inefficiente. È un tema che poniamo da tempo, ma senza ottenere risposte concrete”.

Infine, l’appello alla politica regionale: “Abbiamo bisogno di segnali concreti, non di slogan – afferma Rodigliano –. Abbiamo sostenuto la decisione del presidente De Pascale di aumentare le tasse per mantenere alti i servizi, ma a oggi non si vedono risultati. Nessun cambiamento, nemmeno dopo la nomina dei nuovi direttori assistenziali, che avrebbero dovuto migliorare le condizioni di lavoro. Anzi, verrebbe da dire, la situazione è persino peggiorata”.

Basta con le nomine – conclude –. Fermiamoci un attimo e diamo obiettivi seri e reali. Bisogna fare in modo che i giovani tornino a investire nella nostra professione, perché senza infermieri non c’è futuro: né per la sanità, né per il benessere della società”.

martedì 24 giugno 2025

Carenza di infermieri al carcere di Bologna, Nursind: “Serve chiarezza, non improvvisazione”

Rodigliano: “Inaccettabile sostituire il personale infermieristico senza confronto né trasparenza”


Grave carenza di infermieri alla Casa Circondariale di Bologna. A lanciare l’allarme è il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind, che accusa l’Azienda Usl di inerzia e mancanza di strategia nella gestione del personale sanitario all’interno dell’istituto penitenziario.

“La situazione è ormai insostenibile – denuncia Antonella Rodigliano, segretaria territoriale e regionale del sindacato – servono risposte chiare, non si può continuare con soluzioni improvvisate”. Secondo Nursind, la carenza di personale infermieristico è diventata strutturale e rischia di peggiorare ulteriormente con l’avvicinarsi dell’estate e la necessità di coprire i turni durante il periodo delle ferie.

Nel mirino del sindacato anche l’ipotesi – definita “inaccettabile” – di sostituire gli infermieri con operatori socio-sanitari (OSS) o tecnici della riabilitazione psichiatrica. “Una scorciatoia pericolosa – afferma Nursind – che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza e svilisce la professione infermieristica. Le competenze dell’infermiere non sono intercambiabili”.

Il sindacato critica inoltre la mancanza di confronto con le rappresentanze del personale: “Proposte di questo tipo sono state avanzate senza un reale dialogo – continua Rodigliano – è indispensabile chiarire quali mansioni verrebbero affidate ad altri profili professionali, con quali modalità operative e con quali garanzie di competenza”.

Nursind ribadisce infine la necessità di un piano strutturale per affrontare l’emergenza: “In un contesto già fragile – si legge nella nota – servono assunzioni stabili, investimenti concreti e un riconoscimento reale del ruolo dell’infermiere. Non possiamo accettare soluzioni al ribasso che mettono a rischio la salute di pazienti e operatori”.

“Chiediamo risposte precise e segnali concreti – conclude Rodigliano – a partire dalle richieste già avanzate. È il momento delle scelte, non delle scorciatoie”.

venerdì 2 maggio 2025

Ospedale Maggiore, ancora furti e auto danneggiate: il Nursind chiede più sicurezza per i sanitari

 



Ancora finestrini spaccati e furti nelle auto del personale sanitario in servizio all’Ospedale Maggiore di Bologna. L’ultimo episodio è avvenuto proprio il Primo Maggio, mentre medici e infermieri erano regolarmente al lavoro. Il sindacato Nursind, che rappresenta il personale infermieristico, lancia l’allarme e chiede un intervento urgente da parte dell’Azienda sanitaria.

“I nostri professionisti erano al loro posto anche il Primo Maggio, per garantire un servizio essenziale ai cittadini – dichiara Antonella Rodigliano, segretaria territoriale di Nursind Bologna – ma, come spesso accade, hanno dovuto affrontare il timore di ritrovare l’auto danneggiata a fine turno. L’azienda deve intervenire con misure concrete: serve più vigilanza, soprattutto nelle ore notturne, e una copertura assicurativa per tutelare i dipendenti”.

Il problema, segnalano i lavoratori, è ormai diventato quotidiano. “Ci sentiamo abbandonati – raccontano alcuni infermieri vittime dei furti –. Il parcheggio della nuova centrale CUR112 (Centro Unico di Risposta), per esempio, viene riservato a tecnici e ingegneri, mentre gli operatori del 112 e del 118 sono costretti a lasciare l’auto altrove, spesso subendo danni costosi. Riparare un finestrino può significare spendere centinaia di euro, e tutto ciò ricade sulle nostre spalle. È il momento di dire basta”.

Rodigliano sottolinea che si tratta di un problema sistemico, che richiede soluzioni strutturali: “Non è più tollerabile che chi lavora per garantire la salute pubblica debba vivere con il timore costante di subire danni personali. Una maggiore attenzione alle nostre proposte – come la possibilità di utilizzare parcheggi esistenti oggi sottoutilizzati – potrebbe rappresentare un primo passo verso una tutela più efficace”.

domenica 9 marzo 2025

Sanità, Nursind: "Bene l'impegno della Regione, ora servono investimenti concreti per gli infermieri"

 



"Accogliamo con favore le parole del governatore Michele De Pascale sull'impegno della Regione per valorizzare finalmente gli infermieri, contrastando la fuga all’estero di questi professionisti e destinando risorse economiche significative per incidere sulla parte premiale degli stipendi". Così Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind Emilia-Romagna, commenta alcuni articoli apparsi sulla stampa locale che riportano dichiarazioni del presidente De Pascale sulla situazione del sistema sanitario, segnato da un'emorragia di infermieri verso Paesi che offrono retribuzioni più competitive, come il Regno Unito.

Nei recenti articoli si fa riferimento a un fondo da circa 50 milioni di euro in tre anni a sostegno del personale sanitario, ispirato a un disegno di legge approvato nei mesi scorsi dalla Regione Veneto. "Si cominciano a vedere i primi risultati delle parole e dell’impegno presi dal governatore durante l’ultimo incontro con il Nursind – prosegue Rodigliano –. In quella sede abbiamo chiesto un rafforzamento delle misure per la valorizzazione economica, e non solo, degli infermieri. De Pascale ha dimostrato di aver compreso che le criticità legate a questa figura professionale rappresentano una delle vere emergenze del nostro sistema sanitario".

"Ora – conclude Rodigliano – servono azioni incisive e investimenti chiari, ma soprattutto un forte segnale di cambiamento anche all’interno delle aziende sanitarie".

domenica 13 ottobre 2024

Assistente infermiere, una presenza utile se gestita bene.

Rodigliano (Nursind): “Non vogliamo svendere la professione come qualcuno ci accusa.


"A pochi giorni dal via libera della Conferenza Stato-Regioni all'introduzione della figura dell'assistente infermiere, prevista per il 2025, Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind Emilia-Romagna, interviene nel dibattito per fare chiarezza su questa novità. ‘Come Nursind, non ci siamo mai battuti per questa figura, che è stata voluta dalle Regioni in collaborazione con gli ordini professionali e sentite tutte le parti interessate, ma ci è stato chiesto di esprimere un parere, evidenziandone criticità e aspetti positivi’, ha affermato, facendo eco alle dichiarazioni del segretario nazionale Andrea Bottego. Secondo Bottego, la discussione sulla figura dell'assistente infermiere è stata spesso ‘inutile’, soprattutto da parte di chi non conosce a fondo il sistema sanitario.

Rodigliano ha sottolineato che, pur riconoscendo che questa nuova figura non rappresenta la soluzione alla carenza di personale e alla diminuzione delle iscrizioni alle facoltà infermieristiche, il Nursind ritiene che sia necessario affrontare le sfide del cambiamento. ‘Questa figura può essere utile se gestita correttamente, lavorando sotto la supervisione di un infermiere’, ha spiegato, aggiungendo che l’assistente infermiere potrebbe svolgere attività di base come lo svuotamento dei cateteri e l’aspirazione delle tracheostomie stabilizzate.

Tuttavia, la principale criticità resta nella gestione professionale e sindacale di questa figura, ha avvertito la segretaria regionale, denunciando la tendenza di alcuni sindacati a cavalcare la paura del cambiamento. ‘La vera sfida è capire come gestire al meglio questo cambiamento inevitabile, e su questo tema occorre aprire un serio confronto nei tavoli regionali e aziendali’.

Rodigliano ha ribadito che il Nursind non ha alcuna intenzione di svendere la professione infermieristica. Il sindacato continuerà a lottare per una maggiore attrattività della professione, salari competitivi a livello europeo, la rimozione del vincolo di esclusività e migliori condizioni di lavoro. ‘Chi teme la figura dell’assistente infermiere dovrebbe invece unirsi a noi nella battaglia per dare maggiore valore agli stipendi degli infermieri e garantire un loro adeguato inquadramento’, ha concluso."

martedì 8 ottobre 2024

Gli impegni dell’assessore Donini dopo l’incontro con il Nursind per il benessere organizzativo nelle aziende sanitarie

Mazzuca Donini Rodigliano

L’assessore regionale alla sanità, Raffaele Donini, ha confermato due importanti impegni dopo un incontro con i rappresentanti del Nursind, il sindacato degli infermieri e delle ostetriche. In risposta alle richieste del sindacato, Donini ha annunciato la convocazione a breve termine di tutti i direttori assistenziali della regione per la redazione di un report sulla qualità e le condizioni di lavoro del personale infermieristico in Emilia-Romagna. Inoltre, verrà istituito un tavolo di confronto e monitoraggio con il sindacato per discutere del benessere organizzativo nelle aziende sanitarie locali.

L’incontro, tenutosi  a Bologna, è il seguito di un impegno assunto lo scorso 30 maggio durante un seminario organizzato dal Nursind. Il confronto ha toccato temi centrali per il personale sanitario, come la sicurezza, l’attrattività della professione e la valorizzazione economica e professionale degli infermieri e delle ostetriche. “Sono stati affrontati molti argomenti, e l’assessore si è dimostrato collaborativo, condividendo molte delle nostre preoccupazioni”, ha dichiarato Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind.

Rodigliano ha sottolineato l’importanza del benessere organizzativo e della gestione equilibrata tra vita personale e lavoro. “Servono politiche mirate a migliorare queste condizioni, anche a livello regionale. I dati sono chiari: negli ultimi dieci anni le iscrizioni alle facoltà infermieristiche sono calate del 50%. Crediamo che politiche regionali orientate agli investimenti possano essere un primo passo per invertire questa tendenza”.

Tra le richieste avanzate dal sindacato, spicca anche la necessità di trovare soluzioni per facilitare l’accesso ad alloggi a prezzi sostenibili per il personale infermieristico, come affitti calmierati. Rodigliano ha inoltre evidenziato l’aumento delle aggressioni nei confronti del personale sanitario, un tema sempre più urgente che richiede interventi immediati in termini di sicurezza.

“La figura dell’infermiere è cambiata negli anni, e su questo occorre riflettere per affrontare le sfide aperte, soprattutto riguardo all’attrattività della professione”, ha concluso Rodigliano, sottolineando l’importanza di trovare soluzioni condivise con le istituzioni.

lunedì 19 agosto 2024

Gli infermieri di Nursind: “Supermanager bocciato, Cau da rivedere, centrale anche il tema casa”

Campagna elettorale. Rodigliano : “Disponibili a incontrare i candidati, la politica si confronti  con chi è ogni giorno al fianco dei pazienti. Servono soluzioni concrete e non solo slogan”.

 

La segretaria del sindacato degli infermieri comunica:

“In vista delle prossime Regionali è già chiaro, leggendo i giornali, che uno dei temi principali della campagna elettorale è quello della sanità. Si tratta certamente di un bene, però vorremmo anche capire in che modo i candidati finora scesi in campo, da destra a sinistra, pensano di affrontarne le criticità, considerando che fino a questo momento stiamo sentendo soltanto degli slogan”. Il Nursind Emilia-Romagna, nelle parole della segretaria regionale, Antonella Rodigliano, commenta così le prime settimane di campagna elettorale per il voto del prossimo mese di novembre, rivolgendosi direttamente alla politica per chiedere proposte e soluzioni concrete ai diversi problemi, denunciati da tempo dal sindacato degli infermieri e delle ostetriche, riguardanti proprio la sanità, non solo a livello locale. “Sentiamo parlare di supermanager, di nuovi Cau e di carenza di medici -continua Rodigliano- ma uno dei problemi principali, anche a livello nazionale, è sicuramente quello della carenza di infermieri. Nessuno ne parla, nessuno propone soluzioni per rendere più attrattiva la professione, per incentivarla e per salvare così le nostre aziende, dove gli infermieri sono costantemente sotto organico un po' dappertutto”.

“Bisogna invogliare i giovani ad iscriversi alle facoltà infermieristiche, certo -prosegue la segretaria del Nursind-, ma serve anche che la politica sia cosciente dei problemi reali all'interno delle nostre aziende, senza limitarsi a inutili spot elettorali. Vorremmo capire in che modo, chi si candida a guidare una terra importante, come l'Emilia-Romagna, intende salvare e salvaguardare la sanità regionale. La carenza di medici c'è ed è più evidente soprattutto in alcune aree e in alcune specializzazioni -spiega ancora Rodigliano- ma quella degli infermieri c'è dovunque e nei prossimi anni rischia quindi di scomparire una figura che invece rappresenta un vero e proprio pilastro per la sanità”.

Altro tema centrale per il Nursind, è quello del carovita e soprattutto della casa. “L'attratività di un territorio passa anche da qui -conferma la segretaria regionale- e questo è un altro punto sul quale riteniamo fondamentale un confronto con la politica. Trovare casa a Bologna e in molte altre città della regione è difficilissimo, tanto che molti professionisti spesso preferiscono cambiare territorio o azienda proprio per questo motivo. Vogliamo capire anche su questo come la politica intende intervenire, si tratta di un aspetto cruciale”.

“Il fatto che i due principali candidati mettano come primo punto la sanità, ammettendo entrambi che qualcosa andrebbe rivisto, è importante e fa ben sperare” fa eco alla segretaria regionale del Nursind, Renato Mazzuca, infermiere del 118 e del pronto soccorso di San Giovanni in Persiceto e delegato sindacale. “Per affrontare seriamente i problemi esistenti serve però capirli fino in fondo, senza nascondere la polvere sotto al tappeto e ascoltando anche i lavoratori. Se si arriva alla proposta di un supermanager per affrontare le questioni aperte nella nostra sanità -continua-, e cioè di una figura calata dall'alto senza sapere cosa accade in basso, sul fronte, ad operatori e cittadini, si commette un errore gravissimo. Bisognerebbe per prima cosa capire cosa non va e poi magari rivedere l'organizzazione interne delle nostre aziende, anche perchè spesso dirigenti che sono da troppo tempo sempre nelle stesse posizioni rischiano di creare sacche di potere e situazioni che poi non portano ai risultati di cui invece c'è bisogno per il bene della nostra sanità”.

“Sui Cau -prosegue Mazzuca- si è inoltre visto che anziché alleggerire i pronto soccorso, non stanno facendo altro che il lavoro dei medici di medicina generale. Quindi, stiamo risolvendo il problema della carenza di medici spendendo una marea di risorse e spostando ai Cau personale con una formazione specifica per i pronto soccorso, rendendo proprio questi ultimi sempre più deboli. Il personale infatti è sempre quello, non ci sono nuove assunzioni -continua il delegato sindacale del Nursind- e per di più lo si manda in una struttura con pazienti con codici bianchi e verdi, dunque di bassa intensità, togliendoli laddove ci sono codici ad alta intensità ed un altro tipo di assistenza che va garantita. Il paradosso è che i Cau ci stanno danneggiando: c'è sempre meno personale nei pronto soccorso, se ne arriva di nuovo si tratta di personale non ancora formato e noi che invece lo siamo già, dopo anni, ci ritroviamo a operare costantemente sotto pressione e in difficoltà. Lo ripetiamo da tempo ma il messaggio non viene mai compreso”.

“Chiediamo alla politica, da destra a sinistra, un confronto vero -conclude la segretaria del Nursind Emilia-Romagna, Antonella Rodigliano-. Noi siamo disposti a incontrare tutti i candidati alla presidenza della Regione, perché di proposte vere e concrete per salvaguardare la professione, ne abbiamo. Infermieri, ostetriche e soprattutto cittadini rischiano di vedersi sottrarre il bene più prezioso, cioè la sanità: bisogna sedersi attorno ad un tavolo per ottenere delle soluzioni che vadano oltre gli slogan”.

giovedì 11 aprile 2024

C’è l’accordo sindacati-regione per il piano di smaltimento liste d'attesa

Nursind: “Ancora una volta infermieri esclusi dalla discussione, le scelte prese non rispondono ai problemi legati a carenza di personale e scarsa attrattività”


 Riceviamo:

 “Ancora una volta la Regione perde l'occasione per valorizzare, gratificare e creare le giuste condizioni per rendere davvero attrattiva una professione in continua carenza di personale, fermandosi semplicemente alle richieste di alcuni sindacati, senza ascoltare e tenere in considerazioni i bisogni e le necessità di chi è ogni giorno in corsia”. Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind, il sindacato degli infermieri e delle ostetriche, commenta così la recente notizia dell'accordo sottoscritto fra Cgil, Cisl, Uil e Regione Emilia-Romagna, a proposito del piano straordinario per la riduzione delle liste d'attesa, presentato ieri dall'assessore alla Sanità, Raffaele Donini. Un piano che punta ad investire risorse importanti, di circa 30 milioni di euro per il 2024, da mettere in campo, fra le altre cose, come ha spiegato lo stesso assessore in conferenza stampa, per nuove assunzioni mirate e per la copertura economica di straordinari lavorativi richiesti agli operatori sanitari. “Non siamo per niente soddisfatti di quanto è stato accordato -ribadisce Rodigliano-, ma soprattutto siamo molto delusi dal fatto che anche stavolta non c'è stato alcun tipo di coinvolgimento da parte della Regione”. 

Nello specifico, la rappresentante sindacale spiega: “Per prima cosa, l'accordo prevede il riconoscimento di una tariffa di 50 euro all'ora in più per le prestazione aggiuntive, mentre la nostra richiesta era di 100 euro all'ora”. Non solo. “Quanto al turnover, riteniamo più opportuno garantire il cento per cento della pianta organica del 2020, diversamente da quanto previsto dall'accordo, che invece fa riferimento al personale presente al 31 dicembre 2023, mentre riguardo le stabilizzazioni del personale, chiaramente siamo favorevoli a questa scelta, ma riteniamo necessario che vengano fatti nuovi concorsi e bandi e che vengano agevolati quei percorsi di mobilità che invece, in alcuni territori come quello di Bologna, sono bloccati da anni, precludendo ogni tipo di possibilità per chi è interessato a venire nelle nostre aziende”. 

Capitolo direttori assistenziali. “Come ribadito più volte, per noi non è questo il momento giusto per l'istituzione di tale figura, si tratta di un qualcosa che può certamente aspettare -sottolinea Rodigliano-. È una figura unica, che richiede l'investimento di risorse importanti per ogni singola azienda sanitaria, che invece sarebbe meglio mettere in campo per portare risorse fresche e nuove nei reparti, dando maggiore respiro a infermieri e professionisti quotidianamente alle prese con carichi di lavoro sempre maggiori, garantendo così maggiore produttività e possibilità di smaltimento delle liste d'attesa. Avere nuove figure apicali come quelle dei direttori assistenziali, probabilmente farà bene solo a chi siederà su quelle poltrone” continua Rodigliano, che a questo punto si chiede: “Quanto costano alle casse regionali questi direttori assistenziali? Visto che il loro apporto viene ritenuto così importante per la riorganizzazione e l'innovazione all'interno delle nostre, in fase iniziale lo facciano allora a costo zero, senza maggiori compensi rispetto a quanto già percepito. Noi non condividiamo affatto questi investimenti -ribadisce-, perché non vanno verso un'ottica di reale aiuto alla professione e non creano quell'attrattività di cui c'è bisogno per rispondere al problema della carenza di personale. Pensiamo che invece sia più opportuno utilizzare questi fondi per assumere nuovi infermieri, operatori e tecnici e per gratificare seriamente chi è in prima linea”. 

Altra nota dolente per il Nursind sono poi i Cau. “Sono una novità importante ma se inseriti in un contesto di medicina territoriale di cui ancora abbiamo però chiaro ben poco -dice la segretaria regionale del sindacato-. Prima di investire altre risorse in questa direzione è necessario coglierne appieno l'obiettivo finale e i risultati che possono garantire, visto che ad oggi i pronto soccorso rimangono affollati e non si vedono ancora i benefici di queste nuove strutture, all'interno delle quali lavora personale che non essendo può essere considerato né del 118 e né del pronto soccorso e dunque senza poter avere le stesse indennità”. 

“Ci sarebbe piaciuto poter portare al tavolo alcune proposte -dice quindi infine Antonella Rodigliano- ad esempio la creazione di un accordo con Acer per alloggi a prezzo calmierato e di convenzioni per bus e treni gratuiti o l'esenzione da tasse regionale e comunali per due anni. Oppure sarebbe opportuno aumentare le possibilità di accesso per gli infermieri a parcheggi per i dipendenti, asili aziendali, mense, buoni pasto e prevedere maggiori compensi creando incarichi clinici e professionali. Sono tutte proposte serie, e che possiamo ancora recuperare con un nuovo accordo con la Regione, per attrarre infermieri in Emilia-Romagna. Per noi del Nursind è fondamentale che il benessere lavorativo sia al centro di qualsiasi accordo, non può diventare solo uno slogan aziendale o regionale, ma deve tramutarsi in realtà: in tutti i reparti c'è una fortissima sofferenza, fra carenze di personale, doppi turni e impossibilità di trovare il giusto equilibrio tra vita personale e lavoro. Aumentare le indennità ed evitare incarichi solo gestionali restano delle priorità: ci auguriamo che la Regioni trovi il modo e il tempo per ascoltarci per mettere in campo davvero soluzioni che vadano incontro alle necessità dei professionisti sanitari e, di conseguenza, dei cittadini che ogni giorno hanno bisogno di noi”.

giovedì 7 dicembre 2023

L’Appennino, la bella Cecilia che tutti vogliono ma nessuno piglia

 Porretta o decadenza dalla graduatoria. Emblematica denuncia del sindacato degli infermieri che testimonia come Porretta ( ma più precisamente l’Appennino) non è un luogo ove lavorare,  ma una punizione. Chissà perché? 


Una situazione che sta generando “molta confusione e malcontento nella comunità dei professionisti”. È così che in una lettera inviata ai vertici dell'Azienda Sanitaria di Bologna dal Nursind, il sindacato degli infermieri, viene definitivo quanto stanno denunciando diversi professionisti, riguardo la gestione dell'ultimo concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di personale infermieristico nel territorio di competenza. “Ci pervengono numerose segnalazioni di chiamate di disponibilità effettuate da Ausl Bologna per eventuale presa in servizio  esclusivamente presso il presidio di Porretta Terme, con le quali si condizionano gli infermieri, pena decadenza dalla graduatoria, all’obbligo di accettare un’area disagiata in termini di attrattività e difficilmente praticabile per la quasi totalità dei vincitori/idonei” si legge.

In altre parole, “viene offerta una sola scelta e se non si accetta di decade dalla graduatoria” spiega Antonella Rodigliano, segretaria provinciale del Nursind. ”Mai è stata fatta una cosa del genere, in passato si è sempre dato più opzioni ai candidati -continua-. Capiamo le necessità dell'azienda e dei suoi bisogni solo in alcune unità operative, ma non pensiamo sia costruttivo far decadere dei professionisti da una graduatoria che già di per sé è piccola, considerando che si tratta di appena 280 persone. Anche perché visto che molti stanno rifiutando, il rischio è di non avere più a disposizione personale da assumere”.


“Come Nursind chiediamo urgentemente di esplicitare in modo chiaro e per tutti coloro che rifiutano la singola sede proposta di venire ripescati con altra offerta di destinazione alternativa” è sempre riportato nella lettera, nella quale si parla anche di un concorso pubblico, con relativo onere per la collettività, destinato “a una catastrofe organizzativa, nel pieno disinteresse di tutte le parti coinvolte e con radicali ricadute d’immagine della parte datoriale”. Antonella Rodigliano aggiunge: “Con questa situazione e questa gestione non esattamente fluida da parte dell'azienda si rischia anche di dover rifare selezione e concorso. Davvero non capiamo l'utilità di tale posizione assunta dall'Ausl -prosegue-. Piuttosto, la nostra proposta è quella di puntare di più sulla mobilità interna per affrontare meglio il problema della carenza di infermieri in alcune aree meno attrattive, incentivando i professionisti a prestarvi servizio. Ciò permetterebbe di non disperdere le preziose risorse di intere graduatorie, opportunamente indirizzabili a integrare altri organici infermieristici la cui sofferenza diffusa è nota. Ma noi proponiamo soprattutto all'Ausl un atteggiamento diverso -conclude Rodigliano-, perché questo non è costruttivo nei confronti di professionisti che si vedono chiudere le porte in faccia in un momento di forte crisi. Sono pochi e preziosi, non è con questo approccio negativo che si possono risolvere i problemi”.



mercoledì 15 novembre 2023

Sciopero 17 novembre contro la manovra, Nursind sarà in piazza a Bologna.

Appuntamento dalle ore 10. “La nostra è un'iniziativa a tutela dei professionisti e dei pazienti”

 


“Siamo stanchi di essere ignorati, sottovalutati e sottopagati. Abbiamo tentato innumerevoli volte di dialogare con il Governo, di esporre la grave situazione in cui versa la nostra professione, tra carenza di organico, scarso interesse da parte dei giovani, carichi di lavoro insostenibili e stipendi inadeguati. Gli infermieri sono in ginocchio, per questo scioperiamo, per far valere i nostri diritti”. Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind Emilia-Romagna, spiega così le ragioni che il prossimo venerdì 17 novembre vedrà anche l'adesione del sindacato degli infermieri alla giornata di sciopero generale, indetta a livello nazionale contro il testo della manovra. “I problemi però non mancano anche sul locale, considerata la totale assenza di interlocuzione a livello regionale -precisa la rappresentante sindacale-. Non veniamo mai ascoltati e non c'è mai uno spiraglio di confronto per migliorare le condizioni di lavoro dei nostri professionisti, per gratificarli come meriterebbero”. 

Dalle ore 10 la protesta andrà in scena a Bologna fra Piazza Maggiore e Piazza Nettuno, ma saranno in tutto ventiquattro le ore di sciopero anche per infermieri e ostetriche di tutta la regione. “La nostra professione, purtroppo, sta diventando sempre più invisibile -continua Rodigliano-, nonostante sia centrale per la nostra sanità pubblica. Il benessere organizzativo è assente e il barnout dilaga, senza dimenticare quella riforma delle pensioni che rischia di penalizzare fortemente la categoria, disincentivando ricambio e attrattività della professione. Quello del 17 novembre non è uno sciopero contro i pazienti, anzi, la nostra è un'iniziativa a tutela dei cittadini prima di tutto. Per questo -conclude Antonella Rodigliano- rivolgiamo un appello a scendere in piazza con noi non soltanto ai professionisti, ma a tutti quelli che vogliono sostenerci. Essere uniti, ci rende più forti”.

Venerdì 17 novembre sciopero generale nazionale di 24 ore, settori pubblici e privati, indetto da FP CGIL, UIL FP, Nursind, USB PI

 L’Azienda USL di Bologna garantisce i livelli minimi di attività previsti in caso di sciopero

L’Azienda USL di Bologna informa:

 

Le associazioni Sindacali FP CGIL, UIL FP, USB PI, Nursind hanno proclamato per la giornata del 17 novembre, uno sciopero generale nazionale di tutti i settori, pubblici e privati.

Per quanto riguarda l’Azienda Usl di Bologna, lo sciopero interessa gli operatori dell’area comparto (infermieri, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e amministrativi) e della dirigenza medica e veterinaria, sanitaria, tecnica, professionale e amministrativa. 

L’Azienda USL di Bologna assicura i livelli minimi di attività previsti dalle disposizioni normative di riferimento e dall’accordo sindacale in caso di sciopero.

 

lunedì 9 ottobre 2023

I CAU preoccupano gli infermieri


Il Nursind critico sulla rivoluzione dei pronto soccorso: “Diversi aspetti lasciano perplessi e la maggior parte dei cittadini non è stata adeguatamente informata. Di chi è la responsabilità se un codice verde è in realtà un rosso? Non tutti sanno riconoscere una patologia, servono competenze e professionalità.” Rodigliano: “Nessun coinvolgimento da parte della Regione, a Casalecchio e al Navile servono formazione e sicurezza per gli operatori”

 

“Siamo molto preoccupati e critici riguardo la riorganizzazione dell'emergenza-urgenza messa in atto dalla Regione Emilia-Romagna con l'istituzione dei Cau: non c'è stato alcun coinvolgimento, non abbiamo capito quali sono le ragioni che hanno motivato questa scelta, né qual è l'obiettivo finale di chi l'ha presa”. Antonella Rodigliano, segretaria territoriale del Nursind di Bologna, oltre che referente regionale del sindacato degli infermieri in Emilia-Romagna, interviene così nel dibattito delle ultime settimane riguardo quella che molti, in viale Aldo Moro, hanno definito vera e propria “rivoluzione per evitare la privatizzazione”, prevedendo la nascita di Cau, centri di assistenza e urgenza, per dirottare dai pronto soccorso a queste nuove strutture i pazienti meno gravi, e cioè quelli da codici verdi e bianchi. A livello bolognese, i primi Cau dovrebbero partire dal prossimo primo novembre a Budrio, Vergato, Casalecchio e al quartiere Navile, com'è stato annunciato ai sindacati durante un incontro con l'azienda sanitaria qualche giorno fa. “Ci sono però diversi aspetti che ci lasciano perplessi -continua Rodigliano-, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza sia dei professionisti che dei cittadini”. 

In particolare, se a Vergato e Budrio il personale è già competente nella gestione dell'emergenza, essendoci già sistemi di 118 sul territorio, per quanto riguarda Navile e Casalecchio “sarebbe meglio andarci piano” continua la segretaria del sindacato degli infermieri, di cui fa parte anche Renato Mazzuca, quotidianamente sul campo nel dipartimento di emergenza-urgenza. “Per queste due realtà siamo un po' più preoccupati -dice-. Cercheremo di avere rassicurazioni sia sulla formazione dei colleghi, sia per le risorse a disposizione per la loro sicurezza, non avendo mai fatto questo tipo di lavoro. Vogliamo anche capire l'organizzazione coi medici di continuità assistenziale -continua Mazzuca-, come verrà composta l'equipe e quali saranno le procedure e i protocolli per l'accoglienza dei pazienti, che arriveranno da soli ai Cau”. 

A proposito di accoglienza. Rodigliano spiega: “Da un modulo presentato nei giorni scorsi, sembrerebbe che i cittadini che hanno bisogno di cure e che presentano determinati sintomi debbano recarsi ai Cau e non ai pronto soccorso. Questo ci dice che se prima c'era un medico al triage, poi un infermiere con le sue competenze e una vera a propria preparazione da triagista, adesso tutto ciò viene addirittura scaricato sui cittadini”. Non tutti però sono in grado di riconoscere una patologia e può anche capitare, prova ad esemplificare la rappresentante sindacale, che un codice verde sia in realtà un codice rosso. “Di chi è a quel punto la responsabilità? Ci chiediamo che tipo di cure stiamo dando ai cittadini e che tipo di sicurezza possiamo garantire in questo modo ai professionisti” continua Rodigliano, mentre Mazzuca aggiunge: “La criticità di questa riorganizzazione è che va ad inserire un nuovo modello all'interno di uno che si è consolidato negli anni. Certo, andava migliorato e potenziato, ma ci preoccupa ritrovarci adesso con una nuova organizzazione che è già difficile da comprendere per operatori e professionisti, figuriamoci per i cittadini”. 

Tra l'altro, riprende Rodigliano, “crediamo sia anche mancata una comunicazione importante proprio coi cittadini. Credo che ad oggi non siano adeguatamente stati informati su questa riorganizzazione importante, che riguarda soprattutto la loro salute”. Il punto principale, conclude però la sindacalista, è che “ci sarebbe piaciuto poterci confrontare prima. Come dico sempre, siamo gli attori principali della sanità, dovunque e sempre vicino ai pazienti. Li conosciamo più di tutti, ci spiace non essere stati coinvolti”. 

martedì 5 settembre 2023

Infermieri in fuga, Rodigliano: “Aziende e Regione non ci hanno voluto ascoltare ed ecco le conseguenze”

 “Mancanza di investimenti e risorse sul personale, piante organiche ferme ormai da anni, turnover inesistente, carichi di lavoro insostenibili: sono problematiche che denunciamo da sempre, alle quali si aggiunge la questione di un sistema sempre più rigido” spiega la segretaria del sindacato regionale degli infermieri. “Emergenza affitti e carovita incidono, ma ci sono situazioni che dipendono anche dall'assenza di benessere organizzativo”.


Beppe Facchini scrive:

 

“Tutto ciò a cui stiamo assistendo rappresenta una situazione completamente imprevista o si tratta dell'esplosione di un problema sottovalutato? Forse, se si fosse dato ascolto alle continue denunce negli ultimi anni del sindacato di categoria, si sarebbe potuto intervenire e non ci saremmo trovati in questa situazione”. Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind Emilia-Romagna e coordinatrice del sindacato a Bologna, interviene così nel dibattito delle ultime settimane sulla fuga degli infermieri dalle aziende sanitarie del capoluogo e non solo. La stessa situazione, infatti, si sta riscontrando ad esempio anche in Romagna. “Mancanza di investimenti e risorse, soprattutto sul personale; piante organiche ferme ormai da anni, turnover inesistente, carichi di lavoro insostenibili: sono tutte problematiche che noi denunciamo da sempre -sottolinea Rodigliano- e che hanno portato a quanto sta emergendo fortemente adesso, coi professionisti che scappano dalla sanità pubblica”. 

La mancanza più evidente per il Nursind è quella “di una qualsiasi prospettiva di benessere organizzativo. Dove ci devono essere tre infermieri, ce n'è solo uno -continua la rappresentante sindacale-, con lo stress correlato a lavoro in aumento in qualsiasi reparto. Queste problematiche non fanno che aumentare le cause della fuga di infermieri, in particolare a Bologna, una città che purtroppo non è più competitiva come un tempo. Tra emergenza affitti e carovita, lo stipendio di un infermiere non è più sufficiente per vivere a Bologna”. 

“Alcune questioni non dipendono dalle aziende e dalle istituzioni, altre si -sottolinea quindi Rodigliano-. E non solo non si sono fatti investimenti ad esempio per le assunzioni, ma c'è anche un sistema che si irrigidisce sempre di più nei confronti dei professionisti, portandoli allo stremo, fino ad abbandonare la professione”. Parlando inoltre di “incapacità di affrontare e risolvere questioni che vanno al di là dell'aspetto economico, per esempio con cambi turno che sempre più spesso non vengono concessi pur quando sarebbe possibile, aumentando il senso di frustrazione dei lavoratori”, la segretaria del Nursind conclude: “Non c'è più tempo, quindi ci auguriamo che almeno ora ci sia la disponibilità ad ascoltare tutti, anche il sindacato di categoria, che da sempre pone tutte queste problematiche all'attenzione delle aziende e della Regione”.

mercoledì 26 gennaio 2022

Venerdì 28 gennaio sciopero generale nazionale indetto da NURSIND e USB PI.

 L’Azienda Usl di Bologna garantisce i livelli minimi di attività previsti in caso di sciopero


L'Azienda USL di Bologna informa:


Venerdì 28 gennaio l’Associazione Sindacale NURSIND (Sindacato delle Professioni Infermieristiche) e USB PI Sanità (Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego) hanno proclamato uno sciopero generale nazionale di 24 ore.

Per quanto riguarda l’Azienda Usl di Bologna, lo sciopero interessa gli operatori dell’area comparto (infermieri, operatori sociosanitari, tecnici sanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e amministrativi).
L’Azienda USL di Bologna assicura i livelli minimi di attività previsti dalle disposizioni normative di riferimento e dall’accordo sindacale in caso di sciopero, nel rispetto delle specifiche necessità aventi carattere eccezionale generate dall’attuale periodo pandemico. Verranno garantite, pertanto, le attività di sanità pubblica correlate all’emergenza Covid (vaccinazioni, punti tamponi e tracing).

In particolare, oltre all’assistenza non differibile e alle urgenze, l’Azienda Usl di Bologna garantisce attività essenziali nei Dipartimenti di Emergenza, Salute Mentale e Dipendenze Patologiche, Materno-Infantile, Chirurgico, Oncologico, Cure Primarie, Sanità Pubblica, Servizi (dialisi, diagnostica per immagini, LUM)

mercoledì 11 aprile 2018

Domani, giovedì 12 e venerdì 13 aprile, sciopero nazionale del personale sanitario di assistenza, tecnico ed amministrativo

L'Azienda USL di Bologna informa:

Le organizzazioni sindacali NURSING UP e NURSIND hanno proclamato per giovedì 12 e venerdì 13 aprile uno sciopero nazionale di 48 ore dell’area comparto, che comprende infermieri, operatori socio sanitari, tecnici sanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e amministrativo.

L’Azienda USL di Bologna assicura i livelli minimi di attività previsti dall’accordo sindacale in caso di sciopero, in linea con le disposizioni normative di riferimento.

In particolare, oltre all’assistenza di base e alle urgenze, negli Ospedali dell’Azienda Usl di Bologna sono garantite i servizi relativi alle seguenti aree.

•    Emergenza 118, Centrale Operativa 118, Pronto Soccorso, trasporti sanitari assistiti.
•    Terapie Intensive, Rianimazione e attività di Emodinamica.
•    Salute Mentale, urgenze psichiatriche nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura, Trattamento Sanitario Obbligatorio, REMS, Cento di Salute Mentale.
•    Dialisi, garantiti i trattamenti di emodialisi in tutti i centri Dialisi Ausl.
•    Ostetricia - Ginecologica e Assistenza Pediatrica (accettazione urgenze ostetrico-ginecologiche, sala travaglio parto, terapia intensiva neonatale, pronto soccorso pediatrico).
•    Blocchi operatori- Endoscopie, garantite in via prioritaria le prestazioni collegate alle urgenze – emergenze.
•    Diagnostica per immagini, assicurate indagini diagnostiche che presentano un carattere di urgenza. Garantite, inoltre, le indagini correlate a percorsi terapeutici oncologici.
•    Riabilitazione Ospedaliera, Fisioterapia e Logopedia presso Ospedale Maggiore, Fisioterapia presso Corte Roncati e Ospedale Bellaria, Fisioterapia e Terapia Occupazionale presso Casa dei Risvegli.
•    Day Service Ambulatoriale Area Oncologica, assicurati trattamenti chemioterapici.
•    LUM, Anatomia Patologica, Servizio Trasfusionale, Casa del Donatore e Ambulatorio Trasfusionale, garantite le urgenze.
•    ISNB, assicurata l’assistenza sanitaria di base in tutte le aree di degenza ordinaria, l’attività di urgenza dei laboratori di neuro fisiopatologia.
•    Neuroradiologia ISNB, assicurati interventi di diagnostica neuro radiologica nelle urgenze non differibili.
•    Punti prelievo Ospedalieri e Territoriali.  Esecuzione prelievi TAO, urgenze indifferibili (entro 24 ore), controlli terapie, percorsi nascita.
•    Assistenza Domiciliare, Esecuzione prelievi, TAO, urgenze indifferibili (entro 24 ore), controlli terapie. Attività terapeutiche ed urgenze non procrastinabili.
•    Servizi Dipendenze Patologiche (SERT), garantita la continuità assistenziale nella distribuzione di metadone.
•    Sanità Pubblica, garantiti gli interventi e le attività nei casi di urgenza nei servizi di Igiene Pubblica e degli alimenti, Tutela ambienti di lavoro, Veterinario, Funzione Clinico Assistenziale.



venerdì 31 ottobre 2014

Sanità: lunedì 3 novembre sciopero generale dell’area comparto, proclamato da NURSIND.





ASL informa:

L’Organizzazione Sindacale NURSIND ha proclamato per lunedì 3 novembre uno sciopero generale del personale infermieristico, sanitario, tecnico e amministrativo.

L’Azienda USL di Bologna garantisce, oltre alle urgenze, parte dell’attività programmata. Saranno assicurati, infatti, i livelli minimi di attività previsti dall’accordo sindacale in caso di sciopero, in linea con le disposizioni normative di riferimento.