La sindaca Monica Cinti: «Una scelta politica che penalizza i territori. Continueremo a batterci perché venga modificata»
Con
la pubblicazione del decreto-legge che introduce la nuova classificazione dei
Comuni montani, diventa ufficiale una decisione che amministratori locali di
ogni schieramento politico avevano contestato con forza nei mesi scorsi. Dal 22 luglio 2026, infatti, Monte San Pietro cesserà ufficialmente di
essere classificato come Comune montano. Nella stessa situazione si trova anche Sasso Marconi, entrambi appartenenti all'Unione
dei Comuni Valli del Reno, Lavino e Samoggia.
A
denunciare le conseguenze del provvedimento è la sindaca di Monte San Pietro, Monica Cinti (nella foto), che definisce il declassamento «una
scelta politica» e non un semplice atto tecnico.
«Mentre
dai territori arrivavano richieste di confronto e di revisione dei criteri –
afferma la sindaca – il Governo aveva già deciso tutto. Nonostante le numerose
iniziative promosse dai sindaci, compresa la protesta organizzata a Roma, oggi
quella decisione è diventata ufficiale».
Secondo
Cinti, il nuovo sistema rischia di produrre effetti concreti e negativi per le
comunità interessate, riducendo risorse, agevolazioni e strumenti destinati ai
territori montani. «Si penalizzano Comuni che da sempre fanno parte della
montagna – sostiene – compromettendo le politiche contro lo spopolamento, il
mantenimento dei servizi essenziali e il sostegno alle attività economiche, in
particolare alle aziende agricole».
La
sindaca evidenzia inoltre quella che considera una contraddizione tra gli
annunci del Governo e le misure adottate. «Mentre si parla di valorizzazione
delle aree interne e montane, vengono esclusi Comuni storicamente montani,
superando un sistema che teneva conto delle diverse caratteristiche dei
territori attraverso parametri demografici, socio-economici, altimetrici e di
accessibilità ai servizi».
Per
l'amministrazione comunale la pubblicazione del decreto non rappresenta la
conclusione della vicenda, ma l'inizio di una nuova fase di mobilitazione
istituzionale.
«Le nostre comunità meritano rispetto, ascolto e politiche costruite insieme ai territori, non decisioni calate dall'alto. Continuerò a battermi insieme ai sindaci e alle sindache dei Comuni declassati di tutta Italia affinché questa scelta venga modificata. Serve una vera politica di coesione che non lasci indietro nessun Comune. Lo prevede la Costituzione e lo chiedono le nostre comunità, le imprese e le aziende agricole».
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