Visualizzazione post con etichetta cure. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cure. Mostra tutti i post

lunedì 14 ottobre 2019

La Natura, la Musica e la Consapevolezza durante le cure.

Al via, i pomeriggi all’aria aperta dedicati ai pazienti dell’Ospedale Bellaria.

L'Azienda USL di Bologna informa:

Ginnastica dolce, lezioni di Qi Gong, passeggiate guidate tra gli alberi, arpaterapia, bioginnastica. Sono le attività all’aria aperta, alle quali da oggi i pazienti dell’Ospedale Bellariae i loro accompagnatori potranno accedere, nell’ambito del progetto “La Natura, la Musica e la consapevolezza durante le cure”.
Il progetto è stato presentato all’Ospedale Bellaria, alla presenza di Giovanni Frezza, Direttore Dipartimento Oncologico, Francesca Novaco, Direttore Generale f.f. dell’Azienda Usl di Bologna, Gioacchino Pagliaro Direttore Psicologia Ospedaliera. Presenti anche Alessandro Arcidiacono, Presidente di Bimbo Tu e Alberto Possati, privato cittadino, finanziatori del progetto.

Nato da un’idea di Gioacchino Pagliaro, Direttore della Psicologia Ospedaliera, il progetto ruota attorno al concetto di benessere e di equilibrio tra corpo e mente. Il ricovero e alcune particolari cure alle quali sono sottoposti per esempio i pazienti oncologici, possono accentuare alcuni disturbi psicologici e psicopatologici, come la destabilizzazione umorale che, se trascurati, possono alimentare paure, ansie e stress, con un impatto negativo sull’organismo. “La letteratura scientifica – racconta Pagliaro – ha dimostrato negli anni come il contatto con la natura e con le piante, può integrarsi con le cure e offrire un’azione benefica”. L’Ospedale Bellaria, immerso nel verde, circondato da una vasta varietà di piante e alberi, offre un panorama paesaggistico suggestivo che ben si presta alla causa. “L’idea alla base del progetto – spiega Gioacchino Pagliaro – è sfruttare la potenzialità benefica di questo luogo favorendo il contatto con i pazienti e i loro accompagnatori. Anche il punto scelto per la costruzione del gazebo che ospiterà le attività non è casuale, infatti è stato individuato calcolando il campo elettromagnetico emesso dalle piante. Inoltre le pratiche motorie occidentali e quelle bioenergetiche orientali, attraverso lo sviluppo della consapevolezza, rappresentano delle concrete opportunità per favorire un’azione riequilibrante nel corpo e nella mente”.

A guidare le lezioni saranno sei professionisti, tutti volontari, che ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, metteranno la loro competenza a disposizione degli utenti. Primo appuntamento oggi, lunedì 14 ottobre, alle 15, con attività motoria a cura di Simona Galli, laureata in Scienze Motorie. Seguiranno i martedì di Qi Gong guidati da Edda Venturi, istruttrice qualificata di questa disciplina. I mercoledì saranno invece dedicati alle passeggiate guidate nel verde con la psicologa Chiara Zaglia e agli incontri con Marco Nieri, biologo e studioso degli effetti del bio-elettromagnetismo vegetale sul corpo umano. Il giovedì sarà il giorno dedicato alla musica con l’esecuzione di alcuni brani di arpa della musicoterapeuta Marianne Gubri. A chiudere la settimana saranno le lezioni di Stefania Tronconi, istruttrice e docente di bioginnastica. Tutte le attività sono gratuite.









lunedì 11 dicembre 2017

Cure mediche e assistenza ad anziani e disabili, aumentano le famiglie che si indebitano




Se da un lato aumentano gli italiani che rinunciano alle cure mediche per motivi economici, dall'altro le famiglie si indebitano sempre più per prestazioni sanitarie e assistenza agli anziani e ai disabili.
Da un'indagine condotta dall'Osservatorio Prodeitalia, che nell'ultimo anno ha analizzato la situazione economica di circa 300 famiglie assistite, è emerso come il 23% dichiari di essersi indebitato per poter garantire un'adeguata assistenza medica a un proprio familiare invalido o anziano, debiti che, in alcuni casi, arrivano a sfiorare i 3.000 euro; inoltre, sono sempre più frequenti i casi in cui i prestiti presi o i mutui accesi vanno a gravare o a peggiorare una condizione di indebitamento preesistente. Sempre secondo la ricerca, il 46% dichiara di aver rinunciato da anni alle visite mediche esami e controlli di prevenzione, proprio perché non in grado di far fronte alle spese sanitarie.
"A complicare il quadro, un marcato divario regionale che sottolinea in modo impietoso un diverso accesso alla tutela della salute e alle cure dei cittadini. Sono, infatti, numerose le richieste di aiuto che Prodeitalia riceve ogni giorno da nuclei familiari che non riescono a sostenere le spese mediche. La nostra indagine evidenzia che la maggior parte delle richieste proviene proprio dalle regioni del Sud Italia, quasi l'80% del totale, ma ci sono anche famiglie provenienti da territori normalmente considerati 'ricchi', come il Veneto e il Trentino. Nelle grandi città, come Roma per esempio, si ricrea questo microcosmo con le sue differenze. Abbiamo notizia di famiglie che nelle periferie rinunciano in qualche caso alle cure mediche e molto spesso alla prevenzione. Questo succede quando si rivolgono a una struttura sanitaria in cui le liste d'attesa sono impossibili e dove non ci si possono permettere le parcelle del privato. Gravissima poi la situazione di molte famiglie con uno o più disabili a carico. L'assistenza pubblica viene ridimensionata di continuo e molte famiglie a fronte di un'esigenza 24 ore su 24 sono costrette ad indebitarsi", dichiara Francesca Scoppetta, uno degli ideatori del Progetto Prodeitalia.


venerdì 13 gennaio 2017

"Lo Stato non pagherà le cure all'artificiere ferito dall'ordigno".

Sollecitato:

L'artificiere Mario Vece ha perso un occhio e una mano. La denuncia del sindacato: "Per le forze dell'ordine non è prevista assicurazione".

 "Non c'è copertura per le spese legate al decorso post operatorio, come quelle per la protesi". Il Siulp fiorentino punta il dito contro lo Stato. Il drammatico caso di Mario Vece, l'artificiere della questura rimasto gravemente ferito durante l'attentato di Capodanno alla libreria di CasaPound, ha messo in luce una "falla" nel sistema che lascia scoperti i nostri poliziotti.

L'agente ha perso una mano e l'uso di un occhio. E per lui lo Stato italiano non è disposto a sborsare un euro. Per ovviare a questo problema Antonio Lanzilli, segretario generale del Siulp di Firenze, ha organizzato una raccolta fondi per pagare le protesi e le cure al poliziotto ferito.
Le donazioni potranno essere effettuate sul conto aperto presso la filiale della banca Unicredit di viale Redi, a Firenze. L'iban è IT38B0200802829000104589397. La scritta "Per Mario" servirà a identificare la donazione. "Nel contratto non è prevista una polizza assicurativa per danni riportati in servizio - denuncia Lanzilli all'Adnkronos - una situazione paradossale, che vorremmo vedere sanata già nel prossimo contratto di lavoro". I fondi raccolti saranno destinati alle "costosissime cure" cui Mario dovrà essere sottoposto a seguito della perdita della mano ed alla compromissione quasi totale dell'occhio destro. L'agente è ricoverato nel reparto di terapia intensiva del Cto di Careggi. Oggi pomeriggio è stato nuovamente operato. Un lungo intervento che è servito a ricostruire una parte dell'osso orbitale. "È una risposta - spiega ancora il segretario del Siulp fiorentino - anche alle centinaia di cittadini, di aziende e di colleghi che hanno chiesto di potersi attivare a favore di Mario per aiutare la famiglia in questo momento molto delicato".
Il Siulp ha già presentato, attraverso Massimiliano Annetta, legale fiduciario del sindacato, la richiesta di costituzione di parte civile. "Ci auguriamo che gli autori di questo gesto folle, vile e criminale possano essere presto assicurati alla giustizia", ha continuato Lanzilli invitando a placare "qualsiasi polemica che in questo modo fomenta solo sentimenti di odio nei confronti delle forze di polizia e della Polizia di Stato in particolare". "Il nostro collega - conclude il sindacalista - ha pagato un prezzo altissimo per garantire la sicurezza della collettività".
''La vicenda del poliziotto artificiere rimasto gravemente ferito nella notte di capodanno , pone in luce le contraddizioni del sistema che dimostrano la totale insensibilità e la scarsa considerazione verso gli operatori delle forze dell'ordine che
svolgono un servizio estremamente rischioso, mentre la normativa non provvede a tutelarli adeguatamente'', commenta Gianni Tonelli, segretario generale del Sap

mercoledì 13 aprile 2016

Medici di famiglia 16 ore al giorno per tutta la settimana. Più facile pagare i ticket e accedere alle cure. Parte la revisione dell’assistenza sul territorio.

Un lettore ha inviato questo artico di Sanità 24. Il Sole 24 Ore.

di Barbara Gobbi




Medici a disposizione dei pazienti 16 ore al giorno, presa in carico della cronicità, percorsi certi di diagnosi e cura concordati tra Mmg e pediatri di libera scelta, da una parte, e centri specialistici, dall’altra. Con la prospettiva rosea, non impossibile, di semplificare la vita dei cittadini. Che a regime non dovranno più andare in Pronto soccorso perché il medico del territorio, come avviene oggi, non ha ancora aperto o ha appena chiusto l’ambulatorio. E che anche - bypassando file infinite al Cup - potranno pagare ticket o richiedere un accertamento direttamente dallo studio del proprio medico di fiducia. E chissà che non crollino anche le liste d’attesa, almeno per i pazienti cronici e per i più fragili, inseriti sul binario di percorsi diagnostico-terapeutici certi e non più obbligati ad andare a caccia di prestazioni.
L’atto d’indirizzo per la Medicina generale, licenziato oggi dal Comitato di settore delle Regioni dopo mesi e mesi d’incertezza, contiene più d’una promessa. L’impresa è ardua: aprire il canale decisivo per quella rivoluzione delle cure primarie necessaria a imprimere un cambio di passo al Servizio sanitario nazionale, messo all’angolo dalla crisi economica, dall’invecchiamento galoppante della popolazione e dal persistere di vecchi modelli organizzativi, restii ad andare in soffitta.
Il via libera scontato, dopo una lunga fase preparatoria, da parte del Comitato di settore presieduto da Massimo Garavaglia, segna il passaggio alle trattative tra sindacati e parte pubblica sulla nuova Convenzione, che secondo le intenzioni del coordinatore Sisac Vincenzo Pomo dovrebbe essere firmata prima dell’estate.
Al cuore del testo - integrativo di quello deliberato il 12 febbraio 2014 - la «revisione e riorganizzazione dei processi assistenziali e di accesso alle prestazioni mediante il coordinamento dell’attività dei medici convenzionati e degli altri professionisti sanitari, anche con il supporto e lo sviluppo di strumenti informatici e telematici, salvaguardando la diffusione capillare degli studi medici e il rapporto di fiducia medico-paziente in un contesto nel quale devono essere assicurati gli obiettivi di salute definiti dalla regione in coerenza con gli indicatori epidemiologici delle Asl».
Le Aft. Perno del sistema sono le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), articolate su un bacino di utenza massima di 30mila abitanti e deputate a garantire la continuità dell’assistenza «senza determinare ulteriori incrementi di costo, fermo restando le esigenze legate alle aree ad alta densità abitativa». Vi lavoreranno i dottori confluiti nel ruolo unico delle cure primarie - con il superamento della distinzione tra medici di assistenza primaria e medici di continuità assistenziale, con il professionista delle cure primarie che potrà svolgere sia attività professionale di tipo fiduciario sia su base oraria - i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali.
L’impegno è “h16”: le Aft dei medici di cure primarie e quelle dei pediatri di libera scelta assicurano l’accessibilità articolando l’apertura degli studi dalle 8 alle 20 dei giorni feriali, dal lunedì al venerdì. Mentre i medici di cure primarie a rapporto orario saranno presenti tutti i giorni dalle 20 alle 24 e di sabato e nei festivi dalle 8 alle 20. «Nella successiva fascia oraria - si legge nel documento - l’assistenza è assicurata dal servizio di emergenza urgenza 118».
Continuità ed equità di accesso saranno perseguite non solo ampliando la copertura oraria, ma anche con la «massima diffusione territoriale delle sedi di erogazione (...), anche in collegamento con la rete del Numero unico europeo 116117 dedicato alla gestione delle chiamate per cure mediche non urgenti».
La responsabilità dell’Aft è affidata dall’azienda a un referente scelto tra i medici convenzionati che vi operano, con esperienza nell’ambito dell’assistenza territoriale, dell’organizzazione e della gestione dei processi di cura. L’avvio della Aft sostituisce le esperienze associative precedenti, mentre le risorse prima destinate dagli Acn alla remunerazione dei fattori produttivi confluiscono in un Fondo Aft, che garantisce innanzitutto il mantenimento delle indennità ai medici che al momento dell’ingresso nella Aft le percepiscono.
Il Fondo - alimentato anche dalle risorse che si libereranno con la cessazione degli incarichi o con l’aumentare della complessità e cioè dello «standard erogativo e organizzativo» - va poi alla perequazione del trattamento economico dei medici di scelta operanti nella Aft. La restante parte sarà utilizzata dall’azienda per realizzarre un’omogeneità di trattamento economico dei medici iscritti negli elenchi di scelta operanti nelle altre Aft del territorio.
Le Uccp. Le Unità complesse di cure primarie sono strutture polivalenti e polifunzionali di riferimento delle Aft, caratterizzate da una sede di riferimento (mentre la Aft può essere “virtuale”) ed eventuali altre sedi sul territorio. La Uccp è pensata per coordinare il lavoro di medici, infermieri, ostetrici, tecnici e riabilitatori e per provvedere all’integrazione con gli altri servizi sanitari di secondo e di terzo livello, ma anche all’integrazione tra sanitario e sociosanitario.
Il nuovo rapporto ottimale. Il criterio di determinazione del rapporto ottimale medico/popolazione non sarà più determinato a livello nazionale ma dettagliato nell’ambito degli accordi regionali, in coerenza con i modelli organizzativi adottati. La contrattazione nazionale in ogni caso potrà indicare un rapporto ottimale, ma le Regioni potranno stabilire un diverso valore sulla base di queste indicazioni: l’Aft rappresenta l’articolazione organizzativa di riferimento da considerare per la valutazione del fabbisogno assistenziale; l’Aft della medicina generale, all’atto dell’istituzione del ruolo unico, include il numero dei medici con attività a rapporto orario determinato dall’applicazione del rapporto ottimale previgente; in seguito i valori del rapporto ottimale sono determinati con Accordi integrativi regionali osservando una proporzione tra medici a ciclo di scelta e medici a rapporto orario pari a 5:1.