Visualizzazione post con etichetta STATO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta STATO. Mostra tutti i post

venerdì 13 gennaio 2017

"Lo Stato non pagherà le cure all'artificiere ferito dall'ordigno".

Sollecitato:

L'artificiere Mario Vece ha perso un occhio e una mano. La denuncia del sindacato: "Per le forze dell'ordine non è prevista assicurazione".

 "Non c'è copertura per le spese legate al decorso post operatorio, come quelle per la protesi". Il Siulp fiorentino punta il dito contro lo Stato. Il drammatico caso di Mario Vece, l'artificiere della questura rimasto gravemente ferito durante l'attentato di Capodanno alla libreria di CasaPound, ha messo in luce una "falla" nel sistema che lascia scoperti i nostri poliziotti.

L'agente ha perso una mano e l'uso di un occhio. E per lui lo Stato italiano non è disposto a sborsare un euro. Per ovviare a questo problema Antonio Lanzilli, segretario generale del Siulp di Firenze, ha organizzato una raccolta fondi per pagare le protesi e le cure al poliziotto ferito.
Le donazioni potranno essere effettuate sul conto aperto presso la filiale della banca Unicredit di viale Redi, a Firenze. L'iban è IT38B0200802829000104589397. La scritta "Per Mario" servirà a identificare la donazione. "Nel contratto non è prevista una polizza assicurativa per danni riportati in servizio - denuncia Lanzilli all'Adnkronos - una situazione paradossale, che vorremmo vedere sanata già nel prossimo contratto di lavoro". I fondi raccolti saranno destinati alle "costosissime cure" cui Mario dovrà essere sottoposto a seguito della perdita della mano ed alla compromissione quasi totale dell'occhio destro. L'agente è ricoverato nel reparto di terapia intensiva del Cto di Careggi. Oggi pomeriggio è stato nuovamente operato. Un lungo intervento che è servito a ricostruire una parte dell'osso orbitale. "È una risposta - spiega ancora il segretario del Siulp fiorentino - anche alle centinaia di cittadini, di aziende e di colleghi che hanno chiesto di potersi attivare a favore di Mario per aiutare la famiglia in questo momento molto delicato".
Il Siulp ha già presentato, attraverso Massimiliano Annetta, legale fiduciario del sindacato, la richiesta di costituzione di parte civile. "Ci auguriamo che gli autori di questo gesto folle, vile e criminale possano essere presto assicurati alla giustizia", ha continuato Lanzilli invitando a placare "qualsiasi polemica che in questo modo fomenta solo sentimenti di odio nei confronti delle forze di polizia e della Polizia di Stato in particolare". "Il nostro collega - conclude il sindacalista - ha pagato un prezzo altissimo per garantire la sicurezza della collettività".
''La vicenda del poliziotto artificiere rimasto gravemente ferito nella notte di capodanno , pone in luce le contraddizioni del sistema che dimostrano la totale insensibilità e la scarsa considerazione verso gli operatori delle forze dell'ordine che
svolgono un servizio estremamente rischioso, mentre la normativa non provvede a tutelarli adeguatamente'', commenta Gianni Tonelli, segretario generale del Sap

mercoledì 27 aprile 2016

Dante Franchi: " Acqua pubblica, tradimento di Stato".


Dante Franchi ha mandato l'articolo che riportiamo, accompagnato dal commento: ' Alla Camera  è avvenuto un insulto alla democrazia contro quello che 26 milioni di persone avevano deciso col Referendum.
Diamoci da fare perché vinca la Madre, perché vinca la Vita: l’Acqua'.
di Alex Zanotelli
I Deputati invece hanno deciso che il servizio idrico deve rientrare nel mercato, dato che è un bene di “interesse economico”, da cui ricavarne profitto. Per arrivare a questa decisione (beffa delle beffe!), i rappresentanti del popolo hanno dovuto snaturare la Legge d’Iniziativa Popolare (2007) che i Comitati dell’acqua erano finalmente riusciti a far discutere in Parlamento. Legge che solo lo scorso anno (con enorme sforzo dei comitati) era approdata alla Commissione Ambiente della Camera, dove aveva subito gravi modifiche, grazie agli interventi di Renzi-Madia. Il testo approvato alla Camera obbliga i Comuni a consegnare l’acqua ai privati.
Ben 243 deputati (Partito Democratico e Destra) lo hanno votato, mentre 129 (Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana) hanno votato contro. A nulla è valsa la rumorosa protesta in aula dei Pentastellati.
Ora il popolo italiano sa con chiarezza sia quali sono i partiti che vogliono privatizzare l’acqua, ma anche che il governo Renzi è tutto proteso a regalare l’acqua ai privati. “L’obiettivo del governo Renzi, afferma giustamente Riccardo Petrella, è il consolidamento di un sistema idrico europeo, basato su un gruppo di multiutilities su scala interregionale e internazionale, aperte alla concorrenza sui mercati europei e mondiali, di preferenza quotate in borsa, e attive in reti di partenariato pubblico-privato.” Sappiamo infatti che Renzi vuole affidare l’acqua a quattro multiutilities italiane: Iren, A2A,Hera e Acea. Infatti sta procedendo a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestire i servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa “l’adeguatezza della rimunerazione del capitale investito.” (la dicitura che il Referendum aveva abrogato!).
Tutto questo è di una gravità estrema, non solo perché si fa beffe della democrazia, ma soprattutto perché è un attentato alla vita. E’ infatti Papa Francesco che parla dell’acqua come “diritto alla Vita “ (un termine usato in campo cattolico per l’aborto e l’eutanasia). L’acqua è Vita, è la Madre di tutta la Vita sul pianeta. Privatizzarla equivale a vendere la propria madre! Ed è una bestemmia!
Per cui mi appello a tutti in Italia, credenti e non, ma soprattutto alle comunità cristiane perché ci mobilitiamo facendo pressione sul Senato dove ora la legge sull’acqua è passata perché lo sgorbio fatto dai deputati venga modificato.
Inoltro il mio appello:
Al Presidente della Repubblica, perché ricordi ufficialmente al Parlamento di rispettare il Referendum;
Alla Corte Costituzionale, perché intervenga a far rispettare il voto del popolo italiano;
Alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), perché si pronunci, sulla scia dell’enciclica Laudato Sì, sulla gestione pubblica dell’acqua;
Ai parroci e ai sacerdoti, perché nelle omelie e nelle catechesi, sensibilizzino i fedeli sull’acqua come “diritto essenziale, fondamentale, universale” (Papa Francesco)
Ai Comuni e alle città, perché ritrovino la volontà politica di ripubblicizzare i servizi idrici come Napoli (Penso a città come Trento, Messina, Palermo, Reggio Emilia..).
Il problema della gestione dell’acqua è oggi fondamentale: è una questione di vita o di morte per noi, ma soprattutto per gli impoveriti del pianeta, per i quali, grazie al surriscaldamento del pianeta, l’acqua sarà sempre più scarsa. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni e milioni di morti di sete. Per questo la gestione dell’acqua deve essere pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al Referendum.

Diamoci tutti da fare perché vinca la Madre, perché vinca la Vita: l’Acqua.


martedì 13 ottobre 2015

C'è chi vorrebbe 'eliminare' città metropolitane e regioni e avviare un rapporto diretto Stato Enti comunali.




I dubbi di Marco:

"Il Consiglio della Città metropolitana ha approvato lo 'SCHEMA DI CONVENZIONE QUADRO PER LA COLLABORAZIONE ISTITUZIONALE TRA COMUNE DI BOLOGNA, CITTA' METROPOLITANA, UNIONI E SINGOLI COMUNI DELL'AREA BOLOGNESE, " scrive Marco. "Ma queste convenzioni, che prevedono un pagamento per i servizi resi dalle strutture sovraordinate e scambi o prestiti di personale (come avviene tra l'Unione e i Comuni Soci), siamo sicuri che portino ad una migliore efficienza nei servizi resi ai cittadini?

Personalmente ci ravviso un riaccentramento mascherato delle funzioni, amaramente condito dall'impossibilità di poter avere un proprio portafoglio (soldi) per assolvere alle medesime.

Tanto varrebbe chiudere le Province/Città Metropolitane e le Regioni e interfacciare lo Stato con le Unioni / Fusioni dei Comuni e i Comuni dotando tutte le strutture, anche mediante la digitalizzazione uniforme  (pacchetti software uguali per tutti), allo scopo di operare in maniera coerente ed uniforme circa l'attualizzazione dei dettati normativi imposti e/o concordati in sede di conferenze tra pochi attori istituzionali".







Ecco la delibera del CONSIGLIO COMUNALE

PREMESSO:

- che l'Area metropolitana bolognese vanta una storica esperienza nella cooperazione interistituzionale tesa al rafforzamento delle sinergie fra comuni, forme associative ed ente di area vasta finalizzata alla costituzione della Città metropolitana di Bologna, prevista - prima dell'entrata in vigore della L. 56/2014 - come esperienza meramente volontaria; in tal senso il 14 febbraio 1994 è stato sottoscritto dalla Provincia di Bologna e dai Comuni del suo territorio l'Accordo per la Città metropolitana di Bologna; successivamente l'accordo ha avuto ampia attuazione attraverso la sottoscrizione della
Convenzione Quadro PER LA CREAZIONE DI SERVIZI comuni e di accordi operativi relativi a diversi ambiti di competenza degli enti locali come emerge da specifico elenco ricostruttivo - agli atti - quale riferimento storico e amministrativo;
- che la più recente
Convenzione quadro per gli uffici comuni metropolitani e le forme di collaborazione strutturata nell'area metropolitana bolognese approvata con deliberazione P.G. 155218/2010 è scaduta in data 31 dicembre 2014;
- che la legge 56/2014 ha istituito la Città metropolitana di Bologna che è subentrata all'omonima Provincia il primo gennaio 2015;
- che la stessa legge indirizza il nuovo ente a prevedere forme di organizzazione in comune delle funzioni metropolitane e comunali, eventualmente differenziate per aree territoriali, secondo principi di semplificazione, economicità ed efficienza; in particolare, il comma 11 dell'articolo 1 della legge prevede che gli statuti delle città metropolitane individuino modalità di avvalimento, ovvero di delega per lo svolgimento di funzioni, servizi e attività di rilevanza sovracomunale da parte dei comuni alla Città metropolitana, senza nuovi oneri per la finanza pubblica;
- che, in tal senso, l'articolo 20 dello Statuto della Città metropolitana di Bologna - rubricato forme di collaborazione tra città metropolitana e comuni - stabilisce che, in base ad appositi atti convenzionali:

        1. le unioni ed i comuni possano delegare loro funzioni alla Città metropolitana;
        2. le unioni ed i comuni possano individuare forme di cooperazione e collaborazione con la Città metropolitana per l'organizzazione e la gestione condivisa di servizi e funzioni o per la realizzazione di opere pubbliche;
        3. le unioni ed i comuni possano avvalersi degli uffici della Città metropolitana definendo obiettivi, modalità, durata e rapporti finanziari;
        4. possano essere realizzati uffici condivisi tra città metropolitana, le unioni ed i comuni per lo svolgimento di funzioni, servizi e attività individuando l'amministrazione presso la quale opererà l'ufficio e definendo gli aspetti organizzativi, funzionali e finanziari;

RITENUTO, pertanto, di approvare lo schema di convenzione allegata al presente atto quale parte integrante e sostanziale, avente lo scopo di disciplinare gli strumenti più flessibili di esercizio in comune di compiti e attività - dunque quelli di cui ai numeri 2, 3, 4 del punto precedente - rinviando a successivi approfondimenti l'ipotesi di delega di funzioni comunali alla Città metropolitana, anche in ragione del completamento del riordino istituzionale da parte della Regione Emilia-Romagna ed, in particolare, della Legge regionale di riferimento;

ATTESO che, con l'adesione alla convenzione in argomento, il Comune di Bologna potrà successivamente stipulare accordi attuativi per realizzare concretamente le forme di collaborazione metropolitane previste all'articolo 2 della Convenzione, secondo quanto previsto dal proprio statuto e dai regolamenti vigenti, impegnandosi a mettere a disposizione le risorse necessarie;

CONSIDERATA l'opportunità di avvalersi della proposta di accordo presentata dalla Città Metropolitana che dà la possibilità di studiare nuovi modelli di collaborazione idonei ad assicurare livelli di efficienza ed efficacia mettendo a disposizione degli enti interessati le competenze e le conoscenze professionali sviluppate con forme di relazione associative che permettano di superare i gravi limiti all'esercizio di funzioni e competenze posti dalla legislazione finanziaria che impedisce la possibilità di politiche di ricambio del personale degli enti;

DATO ATTO che la presente deliberazione non comporta riflessi diretti o indiretti sulla situazione economico-finanziaria o sul patrimonio dell'ente;

PRESO ATTO, ai sensi dell'art.49, comma 1, del D.Lgs. 18 Agosto 2000, n.267, così come modificato dal D.L. 174/2012, del parere favorevole in ordine alla regolarità tecnica espresso dal Segretario Generale e della dichiarazione del Responsabile dell'Area Risorse Finanziarie che il parere in ordine alla regolarità contabile non è dovuto;

SU PROPOSTA del Segretario Generale;

SENTITA la Commissione Consiliare competente;

DELIBERA



    • DI APPROVARE la convenzione quadro per la collaborazione istituzionale fra Comune di Bologna, Città metropolitana, unioni e singoli comuni dell'area bolognese, allegata al presente atto quale parte integrante e sostanziale di esso;
    • DI AUTORIZZARE il Sindaco o suo delegato a sottoscrivere la convenzione stessa, apportandovi le modifiche non sostanziali che si rendessero eventualmente necessarie;
    • DI DARE ATTO che il presente provvedimento non comporta aumento di spesa o diminuzione di entrata e che eventuali oneri saranno definiti e finanziati con appositi accordi attuativi.


mercoledì 2 settembre 2015

L'appello della polizia: "Certezza della pena o lavoriamo inutilmente". Beccaria c’era arrivato due secoli fa. Virale sui social la foto di un agente che invita lo Stato a punire i delinquenti: "Sono consapevoli di essere impuniti".




Un messaggio semplice, scritto su un cartello e affidato al mare dei giorni nostri, Facebook, esattamente come molti anni fa si lasciava tra le onde un biglietto all'interno di una bottiglia. 

Spesso accadeva che si perdesse negli abissi e che nessuno arrivasse mai a leggero. E forse accadrà lo stesso a quel poliziotto che in questi giorni ha diffuso una fotografia in cui chiede allo Stato un sostegno per le forze dell'ordine.
Niente soldi, niente aumento di stipendio. Ma solo che il loro lavoro non sia vanificato da un sistema giudiziario ed istituzionale incapace di consegnare alla giustizia i delinquenti nostrani. "Chiediamo la certezza della pena - si legge nel manifesto virale sui social - perché chi delinque è consapevole che rimarrà impunito, ed ogni nostro sforzo sarà sempre inutile!".
Difficile non dargli ragione. Troppe volte chi ruba, scippa, aggredisce e rende impossibile la vita dei cittadini la fa franca. Non perché nessuno si adoperi a scovarli e ad arrestarli, ma perché nella maggioranza dei casi le investigazioni e gli interventi della polizia si concludono in un processo per direttissima che prontamente scarcera i delinquenti, permettendogli di tornare a fare il loro "mestiere".

"L'unico modo per ridurre la criminalità - ci ha detto un ex questore in pensione che chiede di rimanere anonimo - è quello di far capire a queste persone che chi sbaglia paga. Con la galera. Noi abbiamo sempre fatto il nostro mestiere, abbiamo le scrivanie piene di fogli di richieste di arresto. Ma i giudici decidono sempre il contrario, e il più delle volte rimettono in libertà ladri e balordi". Una battaglia persa in partenza.

Un esempio su tutti, l'arresto di un mese fa a Milano, in piazza Duomo, di alcune persone colte in flagranza di reato mentre aggredivano un agente della municipale. Il giorno dopo erano di nuovo al loro posto per derubare e truffare turisti e cittadini. "Ogni nostro sforzo sarà sempre inutile", urla quel poliziotto senza un volto. Che è il viso di tutti quelli che si sono stancati di vivere nelll'insicurezza.



domenica 23 agosto 2015

Tasse: lo Stato centrale spreme tre volte di più degli enti locali. Nell’immaginario collettivo si è diffusa l’idea che in questi ultimi anni governatori e sindaci sarebbero diventati dei nuovi gabellieri. Ma non è così




Un lettore ha inviato questo articolo del Giornale.it

Le tasse nazionali sono tre volte superiori a quelle locali. Nel 2014, come l'ufficio studi della Cgia di Mestre, all’erario sono confluiti ben 379,7 miliardi di euro, mentre nelle casse dei governatori e sindaci sono stati versati solo (si fa per dire) 106,1 miliardi di euro.
Sul totale delle entrate tributarie incassate dalle Amministrazioni centrali, il 60% circa è riconducibile all'Irpef (161,4 miliardi), all'Iva (97,1 miliardi) e all'Ires (31 miliardi).
A livello locale, invece, le imposte più pesanti sono l’Irap (30,4 miliardi di gettito), il combinato di Imu e Tasi (21,1 miliardi), l’addizionale regionale Irpef (10,9 miliardi) e l’addizionale comunale Irpef (4,4 miliardi). Su un totale di 485,8 miliardi di entrate tributarie percepite l’anno scorso dal fisco, il 78% circa è finito nelle casse dello Stato centrale e solo il 22% circa agli enti locali. "Nell’immaginario collettivo - dice Paolo Zabeo della Cgia - si è diffusa l’idea che in questi ultimi anni governatori e sindaci sarebbero diventati dei nuovi gabellieri, mentre lo Stato centrale avrebbe alleggerito la pressione fiscale nei confronti dei contribuenti". in realtà, le cose non sono andate proprio così. Se è vero che negli ultimi quindici anni le tasse locali sono aumentate del 48,4%, quelle in capo alle amministrazioni centrali sono cresciute del 36,1%. Un po' meno, ma non di molto. "In termini assoluti - prosegue Zabeo -, dalle Regioni e dagli enti locali abbiamo subito un aggravio fiscale di 34,6 miliardi di euro, mentre il peso del fisco nazionale è aumentato di ben 100,7 miliardi". Insomma, se dal 2000 le imposte locali hanno cominciato a correre, quelle erariali hanno registrato in valore assoluto un’espansione molto più vigorosa, con il risultato che le famiglie e le imprese, loro malgrado, sono state costrette a pagare sempre di più.
Per la Cgia di Mestre è doveroso sottolineare che enti locali e Regioni hanno aumentato i tributi in misura superiore ai tagli praticati dal centro: "Un confronto diretto tra la dinamica dei tributi locali e l’andamento dei trasferimenti risulta non del tutto agevole, anche in ragione dell’ampiezza dell’arco temporale considerato ovvero dal 2000 ad oggi". In questo periodo, evidenziano i tecnici della Cgia, sono state introdotte numerose modifiche normative che hanno avuto degli impatti significativi sui rapporti finanziari tra Stato e le amministrazioni locali. "In ogni caso - conclude Zabeo - in questi ultimi anni i trasferimenti correnti statali a beneficio di Regioni ed enti locali sono passati dai 53 miliardi di euro nel 2000 ai 35 miliardi nel 2013, ultimo anno disponibile, con una flessione del 35%, pari a 18 miliardi di euro. Sempre nello stesso periodo, le entrate tributarie a livello locale sono cresciute di 32,6 miliardi. Un importo, quest’ultimo, nettamente superiore ai 18 miliardi di tagli subiti".

giovedì 6 agosto 2015

Buona Scuola: al via il bando per le assunzioni. In totale saranno 102.734 i docenti che lo Stato recluterà quest'anno. Le domande dal 28 luglio al 14 agosto.



Informazione segnalata.

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha pubblicato sul suo istituzionale il bando per l'iscrizione alla procedura nazionale del Piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge 'Buona Scuola'.

Le domande vanno presentate fra le ore 9.00 del 28 luglio e le ore 14.00 del 14 agosto 2015 attraverso il sistema di Istanze on line del Miur, raggiungibile dalla home page www.istruzione.it. Nel periodo di invio delle domande sarà disponibile un servizio di assistenza telefonica dedicato.
La procedura riguarda i 55.258 nuovi posti del potenziamento, di cui 6.446 destinati al rafforzamento del sostegno. A questi si sommeranno i posti non assegnati eventualmente vacanti a seguito delle assunzioni sul turn over (36.627) e sui restanti posti disponibili (10.849). In totale quest'anno saranno 102.734 le assunzioni effettuate dallo Stato nella scuola.
"Il Ministero è al lavoro per dare attuazione immediata alla Buona Scuola e garantire un sereno avvio del nuovo anno scolastico - dichiara il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Stefania Giannini - Nei prossimi giorni, renderemo disponibili alcune FAQ per rispondere alle domande più frequenti dei docenti coinvolti nelle procedure di assunzione. Sarà anche attivato uno spazio ad hoc sul sito con informazioni e documenti su tutte le fasi delle assunzioni".
Le fasi delle assunzioni
Il Ministero ha già avviato la fase a normativa vigente per l'assunzione a tempo indeterminato di 36.627 docenti(21.880 su posti comuni e 14.747 su posti di sostegno). I posti saranno coperti con docenti delle Graduatorie ad esaurimento (Gae) e delle Graduatorie dei concorsi. Si tratta della cosiddetta fase 'zero', che si svolge con le vecchie regole. I posti residui verranno riassegnati nelle fasi successive.
Nella fase A, la prima prevista dal Piano straordinario di assunzioni della Buona Scuola, saranno attribuiti i 10.849 posti vacanti e disponibili e quelli residui della cosiddetta fase 'zero'. Partecipano gli iscritti nelle Gae e gli iscritti nelle graduatorie del concorso del 2012. Queste fasi si chiuderanno entro la metà di agosto. Se ne occuperanno gli Uffici Scolastici Regionali (Usr).
I posti che ancora residueranno saranno attribuiti nella fase B, di carattere nazionale. La platea degli interessati è sempre quella delle Gae e delle graduatorie del concorso del 2012. Ma per partecipare a questa fase bisognerà aver presentato apposita domanda secondo il bando pubblicato dal Miur: i posti, in questo caso, rientrano nella procedura nazionale di assegnazione.
Poiché le fasi precedenti al momento di apertura delle domande saranno ancora in corso, il Miur sottolinea l'opportunità che tutti gli interessati si iscrivano alla procedura nazionale, tenendo presente che, comunque, chi poi sarà assunto nelle fasi zero e A non parteciperà alle fasi B e C. I docenti in possesso di specializzazione potranno scegliere se privilegiare la nomina su posto di sostegno.
Tutti coloro che faranno domanda dovranno mettere in ordine di preferenza tutte le province d'Italia. Le nomine avverranno in modo centralizzato, con procedura informatizzata. I docenti potranno accettare o meno l'offerta ricevuta.
In caso di accettazione, l'Usr di riferimento indicherà la sede di servizio.
Chi rinuncia non sarà destinatario di ulteriori proposte di assunzione. L'obiettivo del Miur è coprire tutte le cattedre vacanti entro l'avvio delle lezioni, per garantire agli studenti di trovare a scuola i loro insegnanti e poter cominciare serenamente l'anno scolastico.
Successivamente (fase C) si assegneranno i 55.258 posti del potenziamento, quelli che servono a rafforzare e ampliare l'offerta formativa. Anche in questo caso la procedura coinvolgerà gli iscritti nelle Gae e nelle graduatorie del concorso 2012 che hanno già presentato la domanda nella fase B per la procedura nazionale.
Le scuole, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, esprimeranno i propri fabbisogni relativi all'organico del potenziamento. Gli Usr incroceranno le loro richieste con la platea dei candidati ancora non assunti.


Fonte: MIUR

sabato 12 luglio 2014

A VERGATO LO STATO CHIUDE PER FERIE ‘ALTRUI’.



Le considerazioni di Giuditta Uliani.

Ho appena saputo che martedì prossimo, 15 luglio, lo sportello distaccato dell'Agenzia delle Entrate presente a Vergato chiuderà e riaprirà il 15 settembre. Un tempo l’organizzazione del servizio solitamente prevedeva la chiusura del solo  mese di agosto. Poi ,  anno dopo anno, si è arrivati ad avere lo sportello chiuso addirittura per due mesi. Inoltre, nei mesi di attività, l’apertura si limita a soli tre giorni la settimana e da qualche tempo non sono più erogati molti servizi.
L'utenza dell'intera montagna, ma  anche della bassa cintura collinare, si ritrova quindi a subire la chiusura forzata di un servizio utile e necessario perché sempre affollato.
L'Agenzia a cui fare riferimento, nel periodi di chiusura della sede di Vergato,  sarà quella di via Marco Polo n°60 a Bologna.
Per dare ‘un valore’ al disagio che comporta una così prolungata chiusura faccio l’ esempio di un utente 'tipo' della montagna che si deve recare a Bologna, in via Marco Polo,  con i mezzi pubblici. Poniamo il caso che il nostro cittadino abiti a Gaggio Montano, ecco il suo ‘calvario:
Dovrà prendere prima la corriera per la stazione ferroviaria di Silla delle  6.43,
poi il treno per Bologna con  arrivo in città alle 8.32.
Giunto a Bologna per arrivare in via Marco Polo dovrà servirsi di ben  4 autobus e, se tutto filerà liscio, arriverà a destinazione alle 10.30 circa per ‘mettersi in fila’ allo sportello.
Considerando le inevitabili lunghe fila che dovrà affrontare  e che gli uffici chiudono alle 12.30, il nostro ‘pendolare della montagna’  corre persino  il rischio di non riuscire a fare ciò per cui si è alzato all’alba e di  subire  conseguenze salate per non aver rispettato i termini previsti per la chiusura della pratica. Ha però affrontato un impegnativo e oneroso trasferimento con il risultato che, oltre a essere ‘becco’ per essere stato ‘tradito’ dal suo ‘servizio di Vergato’, potrebbe essere anche ‘ bastonato’ con multe e sanzioni.  
Conoscendo l'ambiente, poiché per lavoro vi sono stata spesso, so che per l'Agenzia delle Entrate tenere attiva la sede di Vergato  non era nemmeno un COSTO   poiché gli uffici erano stati concessi gratuitamente dalla EX Comunità Montana (non so se la situazione sia ancora questa) e la dipendente nei  due mesi di chiusura, non sparisce, ma  va  a lavorare a Bologna per sostituire chi è in  ferie.
Credo che  uffici pubblici di questa importanza e soprattutto ubicati in una zona come quella di Vergato, non debbano subire interruzioni tanto prolungate. Ho dimostrato il disagio di chi dalla montagna deve recarsi all’Ufficio delle Entrate di Bologna. Trasferimento  che non può essere giustificato con il cartello ‘chiuso per ferie’.