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mercoledì 15 novembre 2023

Garante a Cgil-Uil: mancano i requisiti dello sciopero generale

 



 All’esito dell’audizione con le Confederazioni sindacali Cgil e Uil, in merito alla proclamazione dello sciopero nazionale del 17 novembre, la Commissione di garanzia ha ritenuto di confermare il contenuto del provvedimento adottato in data 8 novembre, ai sensi dell’articolo 13, lett. d) della legge n. 146/90.

 Lo sciopero, così come proclamato dalle Confederazioni sindacali (con esclusione di numerosi settori) non può essere considerato, come da consolidato orientamento della Commissione, quale sciopero generale, ai fini dell’applicazione della disciplina che consente delle deroghe alle normative di settore sui servizi pubblici (delibera n. 03/134).  

La Commissione di garanzia, con la decisione assunta, non intende in alcun modo mettere in discussione l’esercizio del diritto di sciopero, ma continuare ad assicurare l’osservanza delle regole che ne garantiscono il contemperamento con i diritti costituzionali della persona.

mercoledì 23 marzo 2022

Allo stabilimento Basf di Pontecchio Marconi è in corso lo sciopero di 8 ore con presidio ai cancelli.


All’origine della protesta il tema della sicurezza portato in evidenza da due gravi incidenti. Il primo, spiegano i componenti della RSU, Andrea Rami Emanuele Aldrovandi e Denis Ramponi,  quello di un ventenne che ha avuto l’amputazione di un pollice a causa  di uno schiacciamento durante le operazioni di lavoro. Il secondo, anch’esso dovuto allo schiacciamento durante le lavorazioni, ha portato il ferito all’ospedale con 5 costole rotte 3 vertebre danneggiate , fratture al bacino e per un intervento all’osso sacro.


“L’accaduto è la conseguenza dello scarso impegno dell’azienda su questo tema anche se la Rsu l’ha portato all’attenzione da  diversi anni. I due incidenti,” denunciano ancora i sindacalisti Cgil Cisl Uil del settore chimico, “sono infatti la conseguenza di questo scarso interesse. E ciò è solo la punta dell’Iceberg”.

I componente della RSU vanno anche oltre e denunciano un atteggiamento inaccettabile: “ Di fronte agli incidenti la direzione reagisce cercando di scaricare la colpa sui feriti con lettere di addebito.”

Lo  stesso Rami racconta di essere alla verifica legale per una contestazione che gli è derivata per aver chiesto  ai medici dell’USL di san Biagio di verificare  lo stato di insicurezza dello stabilimento.

Alla domanda di spiegare cosa ci si aspetta da questa azione di protesta, la risposta è sintetica: “ Trattare il trema della sicurezza approfonditamente e risolutivamente. Inoltre ottenere che il ragazzo di vent’anni, in azienda per un lavoro interinale, sia assunto in maniera definitiva.


Immediata la replica dell’azienda che in un comunicato scrive:

Il sito  di Pontecchio Marconi è lo stabilimento più grande ed importante di BASF in Italia. Gli investimenti realizzati negli ultimi 5 anni sono stati oltre 100 milioni di euro. In particolare, gli investimenti per la sicurezza (20 milioni di euro negli ultimi 3 anni) hanno portato a miglioramenti delle dotazioni del sito in ogni sua area operativa.

Nonostante gli investimenti per migliorare il livello già alto di sicurezza degli impianti e dei processi produttivi e nonostante le tantissime iniziative di comunicazione e formazione, i due infortuni avvenuti nelle ultime settimane hanno ricordato come nessun traguardo raggiunto possa essere considerato acquisito per sempre.

L’azienda è vicina ai lavoratori infortunati e ha immediatamente avviato il dialogo con i Rappresentanti dei Lavoratori perché ritiene che, quando si parla di sicurezza, si debba lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune: la tutela della salute di tutti i collaboratori.

Per questa ragione BASF crede sia necessario proseguire dopo la giornata di stop con ancora maggiore impegno, nel percorso di miglioramento continuo della cultura della sicurezza; l’azienda è consapevole come, in questo processo, sia centrale il coinvolgimento della RSU e degli RLSSA, portavoce delle esigenze dei lavoratori.

martedì 12 febbraio 2019

CGIL, CISL e UIL hanno firmato l’Accordo Sicurezza dell'Unione Reno Lavino Samoggia

L'Unione invia:

È stato firmato il 4 febbraio 2019 dai sindaci dell’Unione dei Comuni Valli del Reno, Lavino e Samoggia e dalle organizzazioni sindacali confederali CGIL, CISL e UIL l’Accordo in merito al Decreto Sicurezza n. 113/2018 con particolare riguardo alla valutazione delle sue ricadute sul territorio.
I punti principali dell’accordo sono:
- una forte presa di posizione rispetto all'operato del governo nazionale sui temi dell'accoglienza e della sicurezza;
- un’azione comune, anche coinvolgendo la Città Metropolitana, per costruire un albo per l'iscrizione anagrafica di tutti i richiedenti asilo;
- la garanzia per il richiedente asilo al diritto di accedere a corsi di formazione professionale, per favorire il percorso di reinserimento lavorativo;
- l’apertura di un dialogo con i soggetti privati che erogano servizi pubblici – come Poste Italiane e gli istituti di credito del territorio – per permettere ai migranti di richiedere ai loro sportelli l’apertura di un conto corrente anche presentando il solo permesso di soggiorno.

Massimo Bosso, presidente dell’Unione dei Comuni Valli del Reno Lavino Samoggia
L’accordo sull’applicazione del Decreto Sicurezza firmato dai Sindaci della nostra Unione con CGIL-CISL-UIL, rappresenta la volontà di chiarire e superare i problemi derivanti da queste recenti norme.
Molti aspetti relativi alla tutela delle persone già presenti sui nostri territori quali l’assistenza sanitaria, l’accesso ai servizi, la residenza, ecc. hanno la necessità di chiarimenti ministeriali e di una gestione metropolitana rispettosa dei profughi e dei loro diritti.
Il sistema (Sprar) adottato dalle nostre Amministrazioni Comunali, con un’accoglienza diffusa in piccoli gruppi, si è dimostrato in grado di gestire l’accoglienza senza problemi e con una vera  integrazione sociale. Un modello il cui futuro non è chiaro ma che va difeso avendo dimostrato nella pratica la sua efficacia”.

Gianni Monte, responsabile CdLI/CGIL Casalecchio
 “L'accordo appena sottoscritto con l'Unione Reno Lavino Samoggia rappresenta la migliore risposta a tutti coloro, in primis il Ministro dell'Interno, che seminano panico solo a fini elettorali. I Comuni di Casalecchio di Reno, Monte San Pietro, Sasso Marconi, Valsamoggia e Zola Predosa da oggi sono più sicuri e più accoglienti. E questo, come sempre, anche grazie alla concertazione fatta nell’ambito dell’Unione con le parti sociali”.

Alberto Schincaglia, CISL Bologna
L'accordo sottoscritto rappresenta un ulteriore tassello del percorso che unitariamente abbiamo intrapreso insieme alle amministrazioni di questo territorio. Percorso contraddistinto dalla forte volontà di perseguire i valori democratici di solidarietà che da sempre ci contraddistinguono, mettendo al centro il valore dell'uomo e della persona con l'obiettivo preciso che la sicurezza di tutta la comunità viene altresì garantita non dalla militarizzazione del territorio ma da un insieme di fattori che puntano sull'integrazione delle persone, sulla volontà di attuare politiche finalizzate all'inserimento delle stesse nel tessuto comunitario così come peraltro richiamato dalla nostra Costituzione. Siamo soddisfatti di questo accordo perché ci permette di mantenere integra la nostra umanità”.

Luciano Roncarelli, UIL Bologna
L’obiettivo principale di questo accordo è soprattutto quello di voler sostenere con forza la richiesta, specificatamente formulata, riguardante l’indispensabile necessità di aprire un confronto con il Ministro dell’Interno ed il Governo, considerato l’inevitabile impatto negativo che tale Decreto avrà sul territorio con riflessi deleteri di carattere sia economico che sociale, nonché sulla sicurezza del territorio stesso.
È del tutto ovvio che in merito sarà necessario il contributo della Città Metropolitana, la quale dovrà assumere l’analoga posizione, quale rafforzativo nell’ambito del territorio di sua competenza, per non disperdere l’efficacia delle iniziative già intraprese da altri distretti”.



martedì 30 ottobre 2018

Sindacati, non lavorare l'1 novembre

L'appello delle sigle del commercio in Emilia-Romagna

I sindacati confederali del commercio dell'Emilia-Romagna invitano ad astenersi dal lavoro nei centri commerciali il primo novembre, festa di Ognissanti.
    Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil ricordano ai lavoratori che "sulla base delle norme contrattuali vigenti, e alla luce delle recenti sentenze della Cassazione potranno rifiutarsi di effettuare prestazioni lavorative in tutte le festività, senza incorrere in nessuna sanzione.
    I tre sindacati chiedono inoltre "di porre un limite alle aperture incontrollate che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio. E "di escludere la possibilità di aprire in occasione delle festività nazionali, restituendo a questi giorni il valore civile e religioso che è patrimonio della nostra storia e della nostra cultura", oltre che "di restituire agli Enti locali congiuntamente alle parti sociali la prerogativa di definire la regolamentazione delle aperture territoriali.

sabato 11 agosto 2018

I sindacati Emiliano Romagnoli, “ astenersi dal lavoro il 15 agosto”

Chiesto incontro al Mise per immediato intervento legislativo

Invito ai dipendenti del commercio e agli addetti nei centri commerciali a non lavorare, nella giornata festiva di Ferragosto. A lanciarlo sono i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil dell'Emilia-Romagna che hanno richiesto un incontro al Ministro dello Sviluppo Economico auspicando un immediato intervento legislativo.
    Le organizzazioni sindacali, spiega una nota, hanno più volte ipotizzato modifiche al decreto 'Salva Italia' così da porre un limite a aperture incontrollate; escludere la possibilità di aprire per le festività nazionali; restituire a istituzioni locali e parti sociali la facoltà di definire le aperture; riconsegnare alle istituzioni locali la prerogativa di determinare quali e quanti nuovi insediamenti commerciali è possibile avviare. A giudizio dei sindacati, "questi anni di liberalizzazioni hanno contribuito ad aumentare i metri quadri di area vendita generando una concorrenza selvaggia i cui costi si stanno scaricando sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro".

venerdì 2 febbraio 2018

C'è accordo tra Amministrazione comunale e sindacati sul Bilancio comunale di Sasso Marconi.

I rappresentanti sindacali 
e il sindaco Stefano Mazzetti

Il Comune di Sasso Marconi invia:

L’intesa con le parti sociali è stata raggiunta sulla base dei contenuti del Bilancio, che per il 2018 non registra aumenti delle tariffe e del carico fiscale complessivo a carico dei cittadini di Sasso Marconi, mentre sono previsti investimenti su infrastrutture, ambiente e nuove tecnologie, e azioni finalizzate al mantenimento e al consolidamento dei servizi alla persona.


Siamo soddisfatti dell’intesa raggiunta con le organizzazioni sindacali, frutto di un costruttivo confronto sui contenuti del Bilancio - osserva il sindaco Stefano Mazzetti. E’ stato riconosciuto l’impegno dell’Amministrazione comunale nella tutela del lavoro e dei servizi alla persona, ed è stata apprezzata anche la scelta di destinare ancora più risorse alla manutenzione del territorio, dalle strade alle aree verdi fino alle infrastrutture esistenti. E’ la conferma che intendiamo proseguire e consolidare il lavoro fatto finora per mantenere elevati gli standard dei servizi e la qualità della vita di chi vive a Sasso Marconi”.


Consideriamo positivo l’accordo raggiunto con il Comune di Sasso Marconi sul Bilancio di previsione 2018 - afferma Gianni Monte di CGIL. E’ la dimostrazione che, a Sasso Marconi come negli altri Comuni dell’Unione Reno Lavino Samoggia, è possibile realizzare una concertazione avanzata e di qualità, a tutto beneficio dei cittadini: l’accordo prevede infatti periodiche verifiche delle azioni intraprese dall’Amministrazione comunale, rendendo quindi il Bilancio 2018 uno strumento realmente vicino ai cittadini e ai loro bisogni”.
Soddisfazione per l’accordo siglato è stata espressa anche da Vincenzo Curcio, responsabile area montagna di CISL, che sottolinea come “nonostante i tagli imposti ai già magri bilanci comunali, a Sasso Marconi sia stato possibile contenere la pressione fiscale, prevedendo al tempo stesso investimenti su infrastrutture e opere pubbliche”.

mercoledì 10 agosto 2016

A proposito di tariffa sui rifiuti, 'TARI'.

A cura del Servizio politiche Territoriali della UIL 
 

TARIFFA RIFIUTI (TARI): IN 4 ANNI AUMENTI MEDI DEL 32,4% (3,3% TRA IL 2014 E 2015) 
 

NEL 2015 IL COSTO MEDIO DELLA TARI E’ DI 296 EURO, CON UN AUMENTO DI 10 EURO (72 EURO NEGLI ULTIMI 4 ANNI) 
 

A MATERA IN 4 ANNI AUMENTO DEL 207%; A PESCARA DEL 165% 
 

TRA IL 2014 E 2015, 55 CITTA’ AUMENTANO LA TASSA (TRA CUI BOLOGNA, FIRENZE, GENOVA, MILANO, TORINO, VENEZIA)
 E 35 CITTA’ LA DIMINUISCONO (TRA CUI CAGLIARI, NAPOLI, PALERMO, ROMA); 13 CONFERMANO LE ALIQUOTE DELL’ANNO PRECEDENTE (TRA CUI BARI, TRENTO, VERONA) 
A SALERNO LA TARIFFA PIU’ ALTA (462 EURO MEDI); A BENEVENTO 454 EURO 
CON 296 EURO MEDI ANNUI LA TARI E’ PIU’ PESANTE  DELLA TASI SULLE PRIME CASE (230 EURO MEDI) 
 

Tra il 2012 e il 2015 la Tassa sui Rifiuti (TARI) è aumentata mediamente del 32,4% (72 euro in più), mentre nell’ultimo anno l’aumento è stato del 3,3% (10 euro medi in più), passando da una tariffa annua di 224 euro a 296 euro medi a famiglia. E’ quanto ha calcolato il Servizio Politiche Territoriali della UIL che ha elaborato i costi in 103 Città capoluogo di provincia, per una famiglia di 4 persone con una casa di 80 mq. 
Periodo 2012-2015 Nello specifico, ha commentato il Segretario Confederale della Uil, Guglielmo Loy, tra il 2012 e il 2015 a Matera l’aumento medio è stato del 207%; a Pescara del 165%; ad Avellino del 114%; a L’Aquila del 103%; a Nuoro del 98,2%. Sempre nello stesso periodo, la tariffa è diminuita del 17,4% a Belluno; del 9% a Varese; del 7,4% a Bergamo; del 5,6% a Udine e Gorizia. Per quanto riguarda le grandi Città tra il 2012 e il 2015, ha continuato  Loy, a Cagliari l’aumento medio è stato dell’85,3%; a Genova del 54,2%; a Palermo del 37,5%; a Milano del 31%; a Firenze del 30,6%; a Bari del 22,5%; a Torino del 21,9%. Più contenuti gli aumenti a Napoli (+ 1,8%); a Roma (+2,3%); a Venezia (+2,9%); A Bologna (+5,2%). In soldoni, ha spiegato Loy, questi aumenti hanno comportato un esborso in più, a famiglia,  pari a 295 euro a Matera; 212 euro ad Avellino; 209 euro a Grosseto; 208 euro a Pisa; 207 euro a Cagliari. Al contrario, a Belluno il risparmio è stato di 34 euro medi a famiglia; a Varese di 24 euro; a Gorizia di 18 euro; a Bergamo di 16 euro; a Udine di 11 euro. 
Periodo 2014-2015 Nel corso dell’ultimo anno 55 Città hanno aumentato la tariffa, tra cui Bologna, Firenze, Genova, Milano, Torino, Venezia; sono 35 le Città che, invece, hanno diminuito la tariffa, tra cui Cagliari, Napoli, Palermo, Roma; 13 Città hanno confermato le tariffe dell’anno precedente tra cui Bari, Trento, Verona.   
Nel dettaglio, ha continuato il Segretario confederale della UIL, tra il 2014 e il 2015, a Matera l’aumento è stato del 106%; a Pordenone del 43%; a Cremona del 41%; a Brindisi del 40%. Invece, a Vibo Valentia si è registrata una diminuzione dell’11%; a Potenza del 9%; a Macerata e Lecce dell’8%. Anche in questo caso gli aumenti valgono mediamente 225 euro in più a Matera; 111 euro a Brindisi; 62 euro a Pordenone; 58 euro a Cremona; 37 euro a Chieti. I risparmi valgono 31 euro medi a Cagliari; 28 euro a Pisa; 26 euro ad Avellino; 24 euro a Potenza; 23 euro a Pescara. 

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Nelle Grandi Città la  tariffa è aumentata mediamente del 7% a Torino; a Venezia del 4,2%; a Firenze del 3,7%; a Bologna del 3%; a Milano del 2,9%; a Genova del 2,8%. Viceversa, la diminuzione a Cagliari è stata del 6,4%; a Palermo del 5,8%; a Napoli del 2,8%; a Roma dell’1,5%. 
I Costi nel 2015 in valori assoluti In valori assoluti nel 2015 il costo maggiore si è registrato a Salerno con 462 euro l’anno a famiglia; a Benevento 454 euro; a Grosseto 450 euro; a Siracusa 444 euro.  Si paga un po’ meno ad Ascoli Piceno (160 euro medi a famiglia); a Isernia e Belluno (161 euro); a Novara e Vibo Valentia (167 euro).  Per quanto riguarda le grandi Città a Cagliari la tariffa sui rifiuti pesa 450 euro medi a famiglia; a Napoli 436 euro medi; a Reggio Calabria 431 euro; a Venezia 334 euro; a Milano 331 euro; a Genova 330 euro; a Roma 318 euro; a Bari 308 euro. Più contenuto l’importo della tariffa a Bologna (229 euro medi); a Firenze (238 euro); a Torino (262 euro); a Palermo (289 euro). 
TARI più cara della TASI Con una media di 296 euro la Tassa sui rifiuti è più alta di 66 euro rispetto alla TASI sulla prima casa (230 euro medi). 
Conclusioni I dati sopra esposti, ha concluso Loy, sono una ragione di più per non “#staresereni”, nonostante le norme previste nella Legge di Stabilità e i proclami del Presidente del Consiglio che afferma che il prossimo anno la pressione fiscale non aumenterà. Ciò perché la TARI (così come le tariffe degli asili nido, delle mense scolastiche, del trasporto pubblico) non è oggetto del blocco dei tributi previsto per l’anno prossimo. Tra l’altro, gli aumenti della tassa dei rifiuti non sempre si accompagnano con una migliore qualità del servizio.                        
 

mercoledì 30 settembre 2015

LUNEDI’ 5 OTTOBRE SCIOPERO REGIONALE DI 24 ORE DEL PERSONALE FERROVIARIO DI TPER INDETTO DA CGIL, CISL, UIL, UGL E FAISA E SCIOPERO DI 4 ORE INDETTO DA USB LAVORO PRIVATO: MODALITA’ PER I SERVIZI DI TRENI TPER REGOLARI I SERVIZI DI BUS DI LINEA TPER


Completiamo la notizia dello sciopero 

Per lunedì 5 ottobre, le Organizzazioni Sindacali FILT CGIL – FIT CISL – UILTRASPORTI – UGL TRASPORTI e FAISA CISAL hanno proclamato uno sciopero di 24 ore del personale ferroviario (macchinisti e capitreno) di TPER.
Queste le modalità per i servizi di treni TPER, nel rispetto delle fasce di garanzia previste dalla legge di regolamentazione degli scioperi:

Per il personale viaggiante dei servizi ferroviari TPER, lo sciopero di 24 ore si svolgerà dalle ore 00.01 alle ore 24 di lunedì 5 ottobre, con fasce di servizio garantite dalle ore 6 alle ore 9 e dalle ore 18 alle ore 21 sulle linee della rete di competenza FER Bologna-Portomaggiore, Bologna-Vignola, Ferrara-Suzzara, Ferrara-Codigoro, Reggio Emilia-Guastalla, Reggio Emilia-Sassuolo, Reggio Emilia-Ciano d'Enza, Modena-Sassuolo e Parma-Suzzara.
Negli orari di sciopero, ad eccezione delle predette fasce orarie, il servizio ferroviario non sarà garantito.
Per informazioni telefoniche sul servizio dei treni TPER il call center 840.151.152 è attivo tutti giorni feriali dalle ore 7 alle 14 e dalle ore 15 alle 18.
Disagi conseguenti allo sciopero potrebbero verificarsi anche in relazione alla possibile soppressione di treni TPER che circolano sul servizio regionale delle linee della rete RFI Ferrara-Ravenna-Rimini-Pesaro, Ferrara-Bologna-Imola-Rimini, Bologna-Parma-Milano, Bologna-Poggio Rusco, Bologna-Porretta Terme e Modena-Mantova.

Sempre per lunedì 5 ottobre, l’Organizzazione Sindacale USB LAVORO PRIVATO ha proclamato uno sciopero di 4 ore del personale ferroviario TPER che si svolgerà dalle ore 10 alle ore 14. L’astensione è, quindi, in orari concomitanti con quelli, più ampi, previsti per lo sciopero regionale descritto in precedenza.

L'Azienda adotterà ogni misura tecnico-organizzativa utile ad agevolare, al termine dello sciopero, un più celere ed integrale ripristino del servizio.
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L’iniziativa di sciopero non coinvolge il personale viaggiante del settore automobilistico: pertanto, lunedì 5 ottobre i servizi di linea di bus e corriere Tper nei bacini di Bologna e Ferrara saranno effettuati regolarmente.