Visualizzazione post con etichetta Stangata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stangata. Mostra tutti i post

sabato 6 gennaio 2018

Prezzi e tariffe, l'Adusbef: nel 2018 in arrivo una stangata da 952 euro a famiglia

Da ItaliaOggi
















Il 2018 porterà ai cittadini italiani una stangata da 952 euro a famiglia: la stima e' dell'Adusbef che in una nota ricorda come, secondo le ultime stime Istat, cresca il rischio poverta' o esclusione sociale, con la popolazione esposta a rischio pari a 18.136.663 individui - superiore di 5.255.000 unita' rispetto al target Ue previsto e una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei.
"Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare, come segnalato al Governo e dall'Autorita' per l'energia per 22 milioni di famiglie dal 1° gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt'altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti", spiega l'Adusbef.
"Il nuovo anno e' alle porte, - prosegue Adusbef - ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che tocchera' quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l'alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l'errato calcolo), i prodotti per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali".
"Tali incrementi per molte famiglie - conclude Adusbef - risultano insostenibili, per questo e' urgente una seria azione del Governo per controllare e contrastare ogni aumento ingiustificato, e porre un argine ad aumenti surrettizi di pochi euro, con la certezza dell'impunita' data l'assenza di una class action formidabile deterrente contro i predatori".


domenica 10 gennaio 2016

80mila senza luce, stangata per Enel.

Ci segnalano:
Nel febbraio 2015, a seguito della grande nevicata. In un documento l’Autorità garante “stanga” Enel per il blackout, ipotizzando anche eventuali sanzioni
neve carabinieri
Ci è voluto quasi un anno, ma alla fine a pagare i disservizi del nevone dello scorso febbraio – quando ben 80mila famiglie in tutta le regione rimasero senza corrente elettrica per molte ore, alcuni addirittura per più giorni dopo l’ondata di neve e gelo che colpì l’Emilia Romagna – potrebbe essere Enel. A dirlo è l’Autorità per l’energia elettrica, che ha inviato alla Provincia di Reggio Emilia – dopo che molti sindaci del territorio avevano presentato un esposto – la delibera arrivata dopo un’indagine conoscitiva svolta nell’ultimo anno. E in quella delibera, in sostanza, l’autorità garante assegna la responsabilità dell’accaduto a Enel per aver gestito male l’emergenza, avviando anche la valutazione per eventuali sanzioni. L’Authority scrive infatti che il “Rapporto di emergenza della Direzione territoriale rete dell’Emilia Romagna e Marche di Enel Distribuzione presenta una significativa carenza rispetto al riepilogo degli stati di emergenza” in quelle giornate. Inoltre, così come per la Lombardia, anche in Emilia-Romagna “si rileva la mancata dichiarazione dello stato di crisi, con l’aggravante che i disservizi erano più estesi, il gradiente dei clienti disalimentati nel tempo era maggiore e maggiore era il numero dei clienti contemporaneamente interrotti”. Nell’area di competenza della direzione Emilia Romagna, riporta ancora l’Autorità, “si sono verificati mancati funzionamenti dei sistemi di telecontrollo e dei sistemi telefonici, che sarebbero di per sè un motivo di dichiarazione dello stato di crisi”. L’Authority ha dunque disposto di “conferire mandato alla direzione sanzioni e impegni per valutare eventuali seguiti di competenza” e ha prescritto “a Enel Distribuzione di completare il piano di gestione delle emergenze in Emilia Romagna entro il 31 gennaio 2016”.

domenica 23 agosto 2015

Tasse: lo Stato centrale spreme tre volte di più degli enti locali. Nell’immaginario collettivo si è diffusa l’idea che in questi ultimi anni governatori e sindaci sarebbero diventati dei nuovi gabellieri. Ma non è così




Un lettore ha inviato questo articolo del Giornale.it

Le tasse nazionali sono tre volte superiori a quelle locali. Nel 2014, come l'ufficio studi della Cgia di Mestre, all’erario sono confluiti ben 379,7 miliardi di euro, mentre nelle casse dei governatori e sindaci sono stati versati solo (si fa per dire) 106,1 miliardi di euro.
Sul totale delle entrate tributarie incassate dalle Amministrazioni centrali, il 60% circa è riconducibile all'Irpef (161,4 miliardi), all'Iva (97,1 miliardi) e all'Ires (31 miliardi).
A livello locale, invece, le imposte più pesanti sono l’Irap (30,4 miliardi di gettito), il combinato di Imu e Tasi (21,1 miliardi), l’addizionale regionale Irpef (10,9 miliardi) e l’addizionale comunale Irpef (4,4 miliardi). Su un totale di 485,8 miliardi di entrate tributarie percepite l’anno scorso dal fisco, il 78% circa è finito nelle casse dello Stato centrale e solo il 22% circa agli enti locali. "Nell’immaginario collettivo - dice Paolo Zabeo della Cgia - si è diffusa l’idea che in questi ultimi anni governatori e sindaci sarebbero diventati dei nuovi gabellieri, mentre lo Stato centrale avrebbe alleggerito la pressione fiscale nei confronti dei contribuenti". in realtà, le cose non sono andate proprio così. Se è vero che negli ultimi quindici anni le tasse locali sono aumentate del 48,4%, quelle in capo alle amministrazioni centrali sono cresciute del 36,1%. Un po' meno, ma non di molto. "In termini assoluti - prosegue Zabeo -, dalle Regioni e dagli enti locali abbiamo subito un aggravio fiscale di 34,6 miliardi di euro, mentre il peso del fisco nazionale è aumentato di ben 100,7 miliardi". Insomma, se dal 2000 le imposte locali hanno cominciato a correre, quelle erariali hanno registrato in valore assoluto un’espansione molto più vigorosa, con il risultato che le famiglie e le imprese, loro malgrado, sono state costrette a pagare sempre di più.
Per la Cgia di Mestre è doveroso sottolineare che enti locali e Regioni hanno aumentato i tributi in misura superiore ai tagli praticati dal centro: "Un confronto diretto tra la dinamica dei tributi locali e l’andamento dei trasferimenti risulta non del tutto agevole, anche in ragione dell’ampiezza dell’arco temporale considerato ovvero dal 2000 ad oggi". In questo periodo, evidenziano i tecnici della Cgia, sono state introdotte numerose modifiche normative che hanno avuto degli impatti significativi sui rapporti finanziari tra Stato e le amministrazioni locali. "In ogni caso - conclude Zabeo - in questi ultimi anni i trasferimenti correnti statali a beneficio di Regioni ed enti locali sono passati dai 53 miliardi di euro nel 2000 ai 35 miliardi nel 2013, ultimo anno disponibile, con una flessione del 35%, pari a 18 miliardi di euro. Sempre nello stesso periodo, le entrate tributarie a livello locale sono cresciute di 32,6 miliardi. Un importo, quest’ultimo, nettamente superiore ai 18 miliardi di tagli subiti".