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sabato 25 luglio 2026

Nodo di Casalecchio, il Governo conferma l'opera strategica ma restano senza copertura i fondi per l'interramento della Porrettana

 



Il Governo ribadisce il valore strategico del Nodo ferro-stradale di Casalecchio di Reno, ma non scioglie il nodo delle risorse necessarie per finanziare l'interramento della linea ferroviaria Porrettana, intervento ritenuto fondamentale per completare il progetto infrastrutturale.

Rispondendo in Aula all'interpellanza del deputato Andrea De Maria (PD), il sottosegretario Claudio Durigon ha fatto il punto sullo stato di avanzamento delle opere. Lo Stralcio Nord della variante alla SS64 Porrettana è completato al 98% e l'apertura al traffico è prevista entro l'autunno del 2026, mentre lo Stralcio Sud è già in fase di realizzazione.

Diversa la situazione per il tratto ferroviario. Il progetto definitivo dell'interramento della linea è stato trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma al momento dispone soltanto delle risorse necessarie alla progettazione, mentre per la realizzazione dell'opera – il cui costo complessivo è stimato in circa 140 milioni di euro – non è ancora stata individuata la copertura finanziaria.

Nella replica, De Maria si è detto insoddisfatto della risposta del Governo, evidenziando come la mancata disponibilità dei finanziamenti rischi di compromettere la continuità tra i lavori stradali e quelli ferroviari. Secondo il deputato, intervenire subito dopo il completamento del cantiere della variante alla Porrettana consentirebbe di limitare i disagi per cittadini e viabilità e rappresenterebbe un passaggio decisivo in vista del futuro raddoppio della linea ferroviaria Bologna-Porretta.

mercoledì 3 maggio 2023

Attenzione massima del Governo per il maltempo

 

Il viceministro Infrastrutture e Trasporti, Galeazzo Bignami,  informa: 


Il Presidente Meloni sta seguendo costantemente la situazione delle zone colpite dal maltempo in continuo contatto con le Autorità coinvolte.

L’attenzione del Governo è massima come dimostra la presenza del Ministro Lollobrigida che oggi visiterà alcune colpite dalle alluvioni nel faentino.

Personalmente  sto seguendo dal territorio colpito la situazione dei trasporti e della viabilità con Anas, Rfi e Trenitalia per ripristinare nel minor tempo la normalità trasportistica. Ringrazio il Ministro Musumeci per il costante e continuo intervento che sta assicurando tramite la Protezione Civile anche tramite l’Ing. Fabrizio Curcio che ho sentito sulla situazione.

 

martedì 1 novembre 2022

Galeazzo Bignami è il nuovo viceministro alle infrastrutture.

 Il gruppo consigliare Fratelli d'Italia di Bologna esprime grandissima soddisfazione per la nomina

 

Il Gruppo FDI comunica :


Questa decisione, assunta dall’Esecutivo, è il riconoscimento della competenza e del percorso di Galeazzo Bignami, delle sue indubbie capacità, come sempre dimostrato negli anni sul territorio bolognese.

La storia di Galeazzo viene infatti da lontano, dai tempi della militanza nella destra universitaria e giovanile, più volte consigliere comunale e poi consigliere regionale e deputato nella scorsa legislatura, ora riconfermato. Questa nomina è prova di grande fiducia nei confronti del suo operato, a dimostrazione che a destra il merito viene premiato. Siamo sicuri che il padre Marcello ed il fratello Alessio, che hanno fondato la nostra comunità militante, siano fieri nel guardarlo da lassù. I nostri migliori auguri, non gli faremo mai mancare il nostro sostegno in questa importante sfida per la nostra Patria.

 

mercoledì 15 settembre 2021

Bollette, la crisi è di sistema. Il Governo pensa a sussidi

 L'allarme di Cingolani: "Gas e luce su del 40%". Tabarelli: "Per i più poveri riscaldamenti a rischio"       



La gravità della situazione nel mercato dell’energia è nei toni allarmistici usati da un membro del Governo: “Se il costo dell’energia aumenta troppo le nostre imprese perdono competitività e i cittadini, soprattutto quelli con un reddito medio basso, faticano ulteriormente per pagare beni primari come elettricità e gas. Queste cose vanno dette”. Sono le parole del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani che parlando a un convegno della Cgil a Genova ha annunciato un rincaro delle bollette di gas ed elettricità del 40% a partire da ottobre. Un aumento peggiore anche delle previsioni degli analisti che lo avevano stimato intorno al 30%. Il ministro poi ha successivamente chiarito che “il governo è al lavoro per mitigare i rincari”. Come appreso dall’HuffPost, oggi al Ministero del Tesoro si è discusso delle misure da mettere in campo. E si è parlato di varie ipotesi, come la riduzione dell’Iva o persino di sussidi per i contribuenti con redditi bassi. Tra le ipotesi in campo c’è anche quella suggerita dall’Arera, l’autorità per l’energia, di un intervento a lungo termine sugli oneri di sistema, quelli che ogni bimestre gonfiano le voci in bolletta, ma che c’entrano poco con i consumi effettivi, perché destinati alla copertura di costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema energetico. 

“L’oscillazione così marcata”, dice all’HuffPost il presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli, “indica che le cose stanno peggiorando, i prezzi stanno letteralmente andando per la tangente. Di questo passo, molte persone quest’inverno rischiano di trovarsi senza riscaldamento”. Per capire l’entità dell’aumento, che ora rischia di scaricarsi sulle bollette energetiche domestiche e delle imprese, bastano due date e due cifre: se ad aprile 2020 il gas veniva a costare sei euro a megawattora, a settembre 2021 siamo a 61 euro a megawattora. “Il costo che registriamo oggi, salito alle stelle, sta a indicare soprattutto una scarsità del bene, nel senso fisico del termine”, aggiunge Tabarelli. 

La penuria non riguarda solo il gas ma è generalizzata: mancano acciaio, alluminio, semiconduttori, legname. L’aumento dei prezzi delle materie prime è oggi sempre più fonte di preoccupazione ma nel caso energetico lo è di più. Se per le prime, i prezzi vanno a colpire i costi alla produzione delle imprese e solo successivamente vanno a scaricarsi sui consumatori; quelli dell’energia e del gas sono immediati, e con cadenza bimestrale colpiscono direttamente le tasche dei contribuenti. Come riporta uno studio di SOStariffe, la materia prima energia incide in media per una forchetta che va dal 28 al 37% del costo finale. 

Ogni trimestre l’Arera aggiorna le tariffe per la composizione delle bollette incorporando i prezzi di mercato di gas ed elettricità. Da alcuni mesi, di pari passo con la ripresa economica post-Covid, gli importi per gas ed elettrico hanno visto aumenti a doppia cifra a causa del boom di domanda globale registrato con l’avvento dei vaccini. Già a luglio scorso c’è stato il rischio di vedere le bollette dei cittadini italiani lievitare di oltre il 20%. Il governo Draghi ha in parte sterilizzato il maxi-rincaro con un provvedimento d’urgenza, riducendolo a +9,9% l’elettricità e +15,3% il gas. Il risultato è che su base annua, secondo le stime di Arera, una famiglia-tipo italiana pagherà circa 62 euro in più di elettricità e 13 euro in più di gas. 

Ma il trend rialzista non sembra destinato a interrompersi nel breve periodo. “C’è sicuramente un alto livello di speculazione, molti su questi prezzi ci stanno marciando. D’altro canto ci sono tutte le condizioni per scommettere al rialzo in questo momento particolare. La domanda è rimbalzata dopo il crollo dovuto alla pandemia, ma va notato che è solo leggermente superiore a quella del 2019”. Non si può però liquidare la faccenda dando la “colpa” solo alla speculazione. Ci sono altri problemi lungo la catena di fornitura. I centri di stoccaggio di gas destinato al mercato europeo in questo periodo dell’anno sarebbero dovuti essere già saturi in vista dell’inverno, e invece viaggiano al minimo: “Lo stoccaggio inizia solitamente ad aprile, al termine della stagione fredda”, spiega Tabarelli. “Tuttavia quest’anno il freddo si è prolungato fino a maggio. A giugno i prezzi erano già in risalita e molti hanno preferito temporeggiare in attesa che tornassero a scendere, per non rimetterci troppo, ritardando così l’approvvigionamento per le scorte”.

Altre criticità nella fornitura di gas arrivano dai Paesi fornitori: si stanno registrando forniture più basse dalla Norvegia e dalla Russia, principale fornitore dell’Europa. “Il tanto discusso gasdotto che porterà il gas in Germania senza passare dall’Ucraina, il Nord Stream 2, anche se ultimato e pronto per entrare in funzione, riuscirà ad andare a pieno regime solo l’anno prossimo”, spiega il presidente di Nomisma Energia. “Nel frattempo ci sono dispute sulle tariffe e annosi problemi politici tra Russia e Ucraina, da dove passano i tubi diretti al mercato europeo. Non solo: si stanno manifestando anche i problemi strutturali russi a monte del trasporto della materia prima, cioè prima che il gas si immetta nei gasdotti collegati alla rete europea, problemi dovuti sostanzialmente ad anni di mancati investimenti”. A febbraio scorso, per esempio, c’è stata una esplosione in una stazione di compressione di un gasdotto nella regione dell’Orenburg, nei pressi del Kazakistan. 

Un ultimo elemento che sta contribuendo alla salita dei prezzi è da ricondurre alla CO2 e alla necessità di decarbonizzare l’economia, per combattere la crisi climatica. Le aziende che producono anidride carbonica (il principale gas serra), fra le quali quelle energetiche, nella Ue devono pagare per farlo, comprando quote di emissioni nel sistema europeo Ets. In pratica si tratta dei diritti per le imprese di emettere una quantità prestabilita di anidride carbonica. Il prezzo di queste quote viene aumentato gradualmente, per spingere le aziende a decarbonizzare. Ma questo porta anche a un aumento dei costi di produzione, e quindi delle tariffe in bolletta. Secondo i dati Prometeia, tra novembre 2020 e giugno 2021 il costo dell’energia per le imprese è salito di oltre il 70%, quello di gas naturale del 113%, del petrolio del 67%. 

Proprio attingendo dalle risorse ricavate dalla vendita di quote di emissioni nel sistema Ets, il Governo a luglio è riuscito a scongiurare il maxi-rincaro atteso per il terzo trimestre dell’anno. Le risorse per attutire il (primo) colpo del caro-energia, e inserite nel Decreto Lavoro e imprese del 30 giugno scorso, ammontano a 1,2 miliardi. Si è cercato di racimolare più soldi da più fondi, una parte (circa 80 milioni) sottratti persino al programma Parchi per il Clima, e quindi alle aree verdi e protette italiane. Un controsenso logico in tempi di transizione ecologica che non ha mancato di sollevare polemiche, spente dalla promessa del ministro Cingolani di ripianare al più presto l’ammanco.

In Europa il prezzo per megawattora dell’energia ha in media superato, in alcuni casi anche abbondantemente, i 100 euro: in Italia si aggira intorno ai 130 euro, a maggio 2020 si aggirava sui 20 euro. A dare ulteriore spinta ai prezzi dell’energia, come detto, ci sono poi i diritti di emissione di CO2 nel sistema delle quote ETS che, scambiate sui mercati, hanno visto il loro valore di mercato aumentare di pari passo con la ripresa economica e con la forte spinta della Commissione Europea a tagliare le emissioni per avvicinare prima il traguardo della neutralità climatica. Se a marzo scorso il prezzo era di 40 euro per tonnellata, oggi si è arrivati a scambiare una tonnellata di CO2 a più di 60 euro.

“Qualsiasi sistema che consente in diciassette mesi di far salire il prezzo in questo modo semplicemente non funziona. Il sistema europeo ha fallito, il mercato non è efficiente”, continua Tabarelli. “E in questo l’Europa ha le sue gravi responsabilità. Ora serve prima di tutto diversificare l’approvvigionamento di gas e ridurre la dipendenza dai fornitori esteri. Bisogna tornare a produrre energia domestica. L’Italia in passato riusciva a produrre 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno, oggi solo quattro. A chi non piacerebbe un mondo dove l’energia viene prodotta solo con il vento e con il sole? Ma il passaggio al green non può essere così rapido e al tempo stesso indolore”, conclude il presidente Nomisma Energia. “Eppure c’è chi per anni, anche vincendo le elezioni, ci ha illuso che la transizione energetica fosse una passeggiata. Bisogna tornare alla realtà e riconsiderare tutto”. 

Segnalato da Dubbio

lunedì 7 ottobre 2019

Il Governo propone un patto , no ad aumenti gasolio e a nuove tasse

Tasse, etichetta, qualità, accordi di libero scambio, dazi e clima sono stati i temi discussi con il Governo (sono intervenuti assieme al presidente di Coldiretti Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i ministri delle  Politiche agricole Teresa Bellanova e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli) e con l’opposizione, Matteo Salvini, Lega.

Coldiretrti scrive:


Il premier, che ha firmato il patto del Parmigiano, ha annunciato due giorni prima del Consiglio dei ministri, con all’ordine del giorno la  variazione del Def, che non ci saranno tasse per l’agricoltura  e soprattutto non si interverrà sul gasolio agricolo per il quale era stato ipotizzato un aggravio delle accise duramente contestato dalla Coldiretti perché si tratta di “Un provvedimento che non porterebbe alcun beneficio immediato in termini di utilizzo di energie alternative ma determinerebbe solo aumento dei costi che peserebbe sulla competitività dell’agroalimentare nazionale e costringerebbe semplicemente molti pescatori, agricoltori e allevatori a chiudere la propria attività con un devastante impatto ambientale soprattutto nelle aree interne più difficili”.
Oltre alla  questione fiscale, il  premier  e  i ministri presenti hanno risposto a stretto giro su tutti i  dossier più caldi messi sul tavolo dal Presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. A partire dal Ceta (accordo Ue-Canada) che ha fatto perdere in 6 mesi il 32% del mercato dei formaggi , e non solo. Consente di importare  carni di vitelli alimentati con farine di sangue severamente vietate nella Ue. Sotto accusa anche gli altri accordi  siglati con Paesi che fanno lavorare anche i bambini.
E poi i dazi Usa che rischiano di  tradursi in una penalizzazione per l’agroalimentare italiano  assolutamente estraneo al contenzioso che coinvolge le industrie aerospaziali peraltro neppure italiane. Tema centrale  l’etichetta con l’indicazione dell’origine  su tutti i prodotti ( Prandini ha invitato ad approvare i decreti attuativi a  partire da quelli sui suini così si vedrà quanta mortadella è fatta con carni nazionali) per dare la possibilità ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli e i codici doganali  che consentono a  un prodotto agricolo proveniente da un paese estero di diventare italiano grazie all’ultima lavorazione avvenuta nel nostro Paese.
E ancora le infrastrutture: bisogna favorire – ha spiegato Prandini - il trasporto merci su ferrovia  e investire sulle autostrade del mare.  Strategici anche gli investimenti sulle energie rinnovabili come il biometano agricolo, la nuova frontiera dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile. Inevitabile il riferimento alla Pac . Oltre ad evitare tagli, nella riforma  non bisogna tener conto solo degli ettari, ma anche degli occupati e  delle modalità produttive perché non si possono mettere sullo stesso piano i costi sostenuti dagli agricoltori italiani con quelli della Romania che percentualmente incassano più del nostro Paese.
Prandini è tornato poi a sensibilizzare il Governo su alcune emergenze, dalla cimice asiatica, che sta mettendo in crisi i frutteti,  alla fauna selvatica, in particolare i cinghiali che distruggono raccolti  e animali.
Infine i marchi scippati all’Italia, con l’ultimo caso della Pernigotti  che si è rimangiata l’accordo sottoscritto o la Lactalis che ha scritto agli allevatori conferenti e, nonostante un accordo firmato, ha comunicato che non rispetterà il prezzo stabilito perché troppo alto.
Dai politici le prime riposte. Sull’etichetta , riferendosi anche alla questione del codice doganale, il premier ha affermato che  va sempre indicata la provenienza del prodotto e ha dato garanzie  sull’emanazione del decreti applicativi per l’etichettatura di tutti gli alimenti.
La priorità, - ha dichiarato - è tutelare il Made in Italy in tutte le sedi facendo leva su  tracciabilità, sicurezza e qualità. Riferendosi poi agli accordi di libero scambio ha sostenuto la necessità che si ottenga sempre il rispetto della parità delle condizioni, dei controlli efficaci e della reciprocità delle norme su impatto ambientale, economico e sociale.
Sull’etichetta con l’indicazione dell’origine  Coldiretti ha incassato anche le assicurazioni della  ministra  delle Politiche agricole, alimentari e forestali,  Teresa Bellanova, che l’ha indicata come la “sua  prima battaglia politica”. Ha anche annunciato un’ alleanza con la Francia per estendere la lista dei prodotti con etichettatura obbligatoria. Un’azione che porterà avanti con il ministero della Salute, perché “un euro di più investito nella qualità equivale  a un euro risparmiato nel sistema sanitario nazionale”. La ministra ha anche garantito che accelererà sul recepimento della direttiva Ue sul contrasto alle pratiche commerciali sleali a cominciare  dalle aste al doppio ribasso che ha definito “caporalato in giacca e cravatta”.
Dalla parte dell’etichetta trasparente si è schierato il ministro dello Sviluppo economico  che si è espresso a favore della massima tracciabilità perché ha detto che non si può non conoscere quello che i nostri figli mangiano. Patuanelli si è impegnato come Mise a portare avanti l’iniziativa Coldiretti “Stopciboanonimo”. Un contributo secondo il ministro potrà arrivare anche dall’applicazione della tecnologia blockchain.
Capitolo dazi Usa: il  presidente del Consiglio ha garantito l’impegno a fare tutto il possibile. Per Bellanova non devono pagare i nostri agricoltori che hanno già dovuto sostenere un conto da 1 miliardo per l’embargo russo.
Il tema forte della prima giornata con lo sciopero dei giovani  è stato il clima. Con il riconoscimento del ruolo strategico  dell’agricoltura.
Conte ha lanciato alla Coldiretti l’invito ad essere alleata del governo per un Green new deal , per un’Italia più verde. “Voi – ha detto  rivolgendosi alla platea d ei coltivatori coldiretti -avete nel Dna la cura del verde e dei territori. Ha dato dunque  atto al settore agricolo di essere protagonista di un nuovo modello di sviluppo sostenibile con l’agricoltura biologica, per esempio, che  consente di trattenere nel suolo più sostanze  e garantisce maggior assorbimento di anidride carbonica.
E infine un ringraziamento per il progetto per l’Africa di Coldiretti, Bonifiche ferraresi, Consorzi agrari ed Eni, strategico per l’agricoltura che così esprime un’incidenza nel quadro geopolitico realizzando un progetto nel Nord Africa che consente ai giovani africani di lavorare la loro terra e sfamare la loro gente.
Schierato sulle posizioni Coldiretti anche l’ex ministro dell’Interno Salvini, che riferendosi allo sciopero dei giovani per il clima ha sottolineato che è un atto politico anche comprare italiano e ha anche rilevato che c’è la convenienza dell’industria a vendere prodotti genuini. Ha assicurato che sarà sempre dalla parte degli agricoltori “ che certamente è un popolo non da reddito di cittadinanza”. Così come ha espresso tutta la sua contrarietà a nuove tasse  agli agricoltori, agli accordi internazionali mentre ha detto che bisogna intervenire sulla fauna selvatica. Sul bilancio europeo ha tuonato: “per votare un documento che tagli i fondi all’agricoltura dovranno passare sui corpi degli europarlamentari della Lega”.

martedì 30 luglio 2019

Infrastrutture, dal Governo arrivano 636 milioni per l’Emilia-Romagna

Il CIPE ha approvato l’importante stanziamento che riguarda 29 interventi nella regione. Andrea Bertani, capogruppo regionale M5S: “Altro che opere e cantieri bloccati. Con questo stanziamento si conferma la grande attenzione del Governo verso l’Emilia-Romagna”.
 
Riceviamo:
Più di 630 milioni di nuovi investimenti e lo sblocco di importanti cantieri. È quanto ha deliberato ieri per l’Emilia-Romagna il CIPE attraverso l’approvazione del nuovo contratto con RFI e l’aggiornamento di quello con ANAS. Interventi predisposti dal ministero dei Trasporti retto da Danilo Toninelli e che confermano la grande attenzione del Governo e del MoVimento 5 Stelle per lo sviluppo delle infrastrutture presenti nella nostra regione. Il nuovo Piano si caratterizza per l’avvio di un nuovo programma dedicato alla conservazione delle opere. Quelle da riportare in piena efficienza in Emilia-Romagna sono in totale 29. Tra le più importanti e attese quella che prevede nel 2019 l’avvio dell’appalto dello Stralcio Nord del Nodo Ferrostradale di Casalecchio di Reno (circa 159,6 milioni) lungo la SS 64 Porrettana, l’avvio dell’appalto della variante all'abitato di Santa Giustina nel comune di Rimini e la rotatoria via Italia (circa 11,2 milioni). Mentre per quanto riguarda la SS 67 Tosco-Romagnola nel 2020 si prevede di avviare l’appalto dell’adeguamento da Classe al Porto di Ravenna (circa 20 milioni). Inoltre, tra i progetti in prefattibilità, è previsto il quadruplicamento del bivio S. Vitale-Castelbolognese. In totale gli investimenti previsti in Emilia-Romagna ammontano a più di 636 milioni di euro. “Altro che opere e cantieri bloccati – commenta Andrea Bertani – con questo importante stanziamento il Governo e il MoVimento 5 Stelle si confermano particolarmente attenti allo sviluppo infrastrutturale della nostra regione. Mentre gli altri continuano nelle loro sterili e inutili polemiche, noi preferiamo lavorare per migliorare le cose anche in Emilia-Romagna. E lo stanziamento di questi oltre 630 milioni di euro ne è l’ennesima dimostrazione”.

venerdì 7 dicembre 2018

Dal Governo l'alternativa al 'Passante Bologna'

'Soluzione meno costosa che punta a risolvere il problema'

Da ANSA
Il ministero dei Trasporti ha trasmesso ad Autostrade per l'Italia un nuovo progetto, alternativo al precedente, per il Passante di Bologna. Lo rende noto il Mit precisando che l' ipotesi progettuale "punta a tener in debito conto tutte le istanze provenienti dal territorio e dunque decongestionare davvero il traffico", "ma con una soluzione meno impattante per l'ambiente e anche molto meno costosa delle precedenti, a beneficio delle tasche dei cittadini che viaggiano". Si prevede un risparmio fino al 67%.
    La soluzione proposta dal Mit "punta a snellire e rendere fluido l'accesso e l'uscita dalla tangenziale senza intaccare il flusso di chi invece deve proseguire il viaggio. Per questo viene prevista la realizzazione di una viabilità di servizio affiancata alla complanare, per una lunghezza molto ridotta rispetto al progetto originario e che, in base alle differenti ipotesi progettuali, si limita fino a un terzo circa dell'estensione complessiva del tracciato".



La notizia ha fortemente deluso i tanti che sostengono l'ipotesi di 'Passante sud' quale rimedio per risolvere al meglio il 'nodo viario bolognese'. Fra questi il consigliere comunale di Casalecchio di Reno, Bruno Cevenini, che ha detto: " La proposta del Ministero  è un 'cerottino' con cui risolvere una grande ferita. Se non usciamo dalla logica cara ai partiti per entrare in quella della soluzione dei problemi partendo dalle istanze del territorio saremo sempre in emergenza e in ritardo. L'unica soluzione di tutti i problemi del nodo bolognese è il Passante sud, necessario per coprire l'intera cintura cittadina e ridare finalmente fiato alla collina". 

venerdì 27 aprile 2018

Dal Governo all'Emilia Romagna per il maltempo.


Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza a causa delle avversità atmosferiche verificatesi dal 2 febbraio al 19 marzo 2018 nei territori di alcuni Comuni delle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forlì-Cesena e di Rimini, nei territori montani e collinari delle province di Piacenza e di Parma e nei territori dei Comuni di Faenza, di Casola Valsenio, di Brisighella, di Castel Bolognese e di Riolo Terme in provincia di Ravenna. I contributi, puntualizza in una nota la Regione Emilia-Romagna, finanzieranno interventi di somma urgenza, compresa una compartecipazione per quelli straordinari dopo le eccezionali nevicate e il gelicidio.
   
Il Cdm, viene spiegato in un comunicato di Palazzo Chigi, ha deliberato anche la proroga dello stato di emergenza in relazione alla crisi di approvvigionamento idrico nel territorio della provincia di Pesaro e Urbino.

sabato 6 gennaio 2018

Prezzi e tariffe, l'Adusbef: nel 2018 in arrivo una stangata da 952 euro a famiglia

Da ItaliaOggi
















Il 2018 porterà ai cittadini italiani una stangata da 952 euro a famiglia: la stima e' dell'Adusbef che in una nota ricorda come, secondo le ultime stime Istat, cresca il rischio poverta' o esclusione sociale, con la popolazione esposta a rischio pari a 18.136.663 individui - superiore di 5.255.000 unita' rispetto al target Ue previsto e una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei.
"Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare, come segnalato al Governo e dall'Autorita' per l'energia per 22 milioni di famiglie dal 1° gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt'altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti", spiega l'Adusbef.
"Il nuovo anno e' alle porte, - prosegue Adusbef - ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che tocchera' quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l'alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l'errato calcolo), i prodotti per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali".
"Tali incrementi per molte famiglie - conclude Adusbef - risultano insostenibili, per questo e' urgente una seria azione del Governo per controllare e contrastare ogni aumento ingiustificato, e porre un argine ad aumenti surrettizi di pochi euro, con la certezza dell'impunita' data l'assenza di una class action formidabile deterrente contro i predatori".


martedì 11 ottobre 2016

Renzi e la Enews 446  

Si fa un gran parlare in queste ore di questioni tecniche e autoreferenziali al mondo politico romano. Vorrei condividere in questa enews semplicemente una piccola parte di ciò che ho visto in questa settimana, fuori dal piccolo mondo degli addetti ai lavori.
Ho visto scienziati italiani che stanno guidando il principale progetto europeo per Marte e che saranno i primi al mondo a sapere - nel 2021 - se davvero ci sono tracce di vita nel pianeta rosso: sono italiani, orgogliosi di esserlo. Ho visto i bambini del Cottolengo, gli educatori, i dottori e gli infermieri, i malati, i sacerdoti e le suore: persone che dedicano la vita alla cura dell'altro in modo innovativo, fedele ai valori ma originale nelle forme. Ho visto finalmente partiti i lavori sul Bisagno, negli stessi luoghi di Genova in cui la politica perse la faccia due volte a distanza di pochi mesi: la lotta al dissesto idrogeologico finalmente si fa sui cantieri anziché sulle scartoffie. Ho visto diverse aziende del NordEst che vanno avanti nonostante la politica degli ultimi decenni e che continuano a ritagliarsi spazi interessanti nel mondo grazie alla caparbietà degli imprenditori e alla qualità dei lavoratori.
Questa Italia è l'Italia per la quale tutte le mattine proviamo a fare del nostro meglio.
Non l'Italia del litigio permanente, quasi fossimo un incrocio tra un talk-show petulante e una telenovela stancante. L'Italia di chi ci crede e si mette in gioco. A viso aperto.

Io a quest'Italia voglio bene. Le sono affezionato e voglio che sia il luogo più interessante del mondo per i miei figli. Penso che il nostro compito sia quello di assicurarle un futuro, non solo tanti bei ricordi. E per questo lavoro sul referendum e sul bisogno di cambiare, sul serio:
www.bastaunsi.it

L'ho detto ieri a l'
Arena di Giletti (1ora 23 minuti del video) e stamattina a Milano. Lo ripeterò ogni giorno non solo a parole, ma con i fatti come quello di recarmi domani nei luoghi del terremoto dove andremo insieme al commissario Errani e al capo della protezione Civile, Curcio. Ma anche a Napoli e Bari dove illustreremo Industria 4.0, come promesso qualche settimana fa: perché l'Italia non può permettersi la deindustrializzazione del Mezzogiorno. E lo ripeteremo nella legge di stabilità che approveremo sabato prossimo. Lo ripeteremo anche alla Casa Bianca - la settimana prossima - dove il Presidente Obama riceverà i rappresentanti del nostro governo nell'ultima cena di stato del suo mandato, dedicata appositamente all'Italia: un segno d'amicizia semplicemente straordinario.

Pensierino della sera
 
Da cattolico, ma soprattutto da cittadino, vorrei condividere con voi il grande rispetto per la scelta del Papa Francesco di nominare tra i cardinali Ernest Simoni un sacerdote di Scutari, ormai anziano, che ha subito persecuzioni inenarrabili durante gli anni dell'ateismo di stato in Albania. Noi tendiamo a cancellare il passato come chiudiamo un file che non abbiamo salvato, tendiamo a dimenticare tutto come non fosse mai accaduto ma è ancora viva - in mezzo a noi - la generazione di chi a pochi chilometri di distanza ha vissuto un incubo totalitario allucinante. Il gesto del Papa - la berretta cardinalizia - è un gesto che ha valore per i cattolici, ovviamente. Ma che richiama tutti a riflettere sul grande valore della libertà, e della libertà religiosa in particolare.

giovedì 14 aprile 2016

Dante Franchi e lo stop del Consiglio di Stato sul 'Canone Rai in Bolletta'.


Dante Franchi ha inviato 'questa considerazione provocatoria' e sollecita un dibattito che possa fare emergere le ragioni delle diverse opinioni:


La domanda sorge spontanea, si sarebbe detto in un recente passato.

Io mi chiedo e chiedo ai lettori di questo blog: 
 

Ma un Governo che non è in grado di fare un decreto per la riscossione del canone RAI, è legittimato a mettere le mani nella Carta fondamentale, la nostra preziosa Costituzione, senza produrre seri guai alla nostra Repubblica Democratica?

mercoledì 21 gennaio 2015

L'EMILIA ROMAGNA CHIEDA AL GOVERNO L'ESENZIONE IMU AGRICOLA PER I TERRENI MONTANI E RIBASSI PER GLI ALTRI.



Sensibilizzare la presidenza del consiglio regionale dell'Emilia Romagna affinché si attivi "presso il Governo perché sia garantita l’esenzione dell’IMU a tutti i terreni agricoli situati oltre i 280 metri sul livello del mare e  siano rivisti al ribasso i criteri di esenzione della stessa imposta per tutte le aree agricole".
Lo chiede una risoluzione presentata dal leghista Fabio Rainieri , vice presidente del Consiglio regionale e firmata da tutti i consiglieri del Gruppo. "Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e con il Ministero dell’Interno – spiega Rainieri -, ha emanato un decreto in cui viene modificato il regime di esenzione dall’IMU sui terreni agricoli. Secondo questo decreto dovranno pagare l’imposta i proprietari di terreni agricoli situati nei comuni con altitudine compresa tra i 281 e i 600 metri, ad eccezione dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli e professionali, oltre che tutti i proprietari di terreni agricoli situati nei comuni con altitudine della sede municipale al di sotto dei 280metri”.
“Un provvedimento – sostiene Rainieri - fortemente discriminatorio per l’agricoltura delle aree collinari e montane, sbagliato nella sua filosofia perché colpisce un settore in grave difficoltà come quello agricolo montano. Senza considerare che la presenza di attività agricole sulle aree montane come quelle appenniniche a forte rischio di spopolamento e abbandono, andrebbe incentivata invece che sottoposta ad ulteriori vessazioni”.
“Stiamo parlando di un provvedimento – sottolinea il vice presidente del Consiglio regionale emiliano -, che penalizza una parte rilevante del territorio dell’Emilia-Romagna che è per il 27,1 % collinare e per 25,1 % montano appenninico. Un terreno salvaguardato solo a parole e mai con fatti e finanziamenti concreti dalla politica regionale. Per questo – conclude – ho chiesto alla presidente del consiglio regionale di attivarsi presso il Governo perché sia garantita l’esenzione dell’IMU a tutti i terreni agricoli situati oltre i 280 metri e siano rivisti al ribasso i criteri di esenzione della stessa imposta per tutte le aree agricole. Difendere la nostra terra e la nostra agricoltura è un segnale di civiltà, prima di tutto”.


giovedì 12 giugno 2014

Pierluigi Petrini: " Riforme e rischi per la democrazia".

Dante Franchi (nella foto)  di Marzabotto ha inviato, perché fosse riportata,  la denuncia di Pierluigi Petrini apparsa sul sito di Libertà e Giustizia.
Inoltre fa notare che, mentre veniva pubblicata (ieri 11 giugno),  si  registrava l' ulteriore epurazione dalla apposita Commissione del senatore  Corradino Mineo da parte del PD, colpevole di avere una sua idea sulle ‘riforme’ perseguite dal governo.

Scrive Pierluigi Petrini
 
Riforme e rischi per la democrazia


Chi ancora sostiene che la nostra Costituzione debba essere radicalmente rivista perché la sua vetustà impedisce un’efficace e tempestiva azione di governo, mente, o per ignoranza (il più delle volte), o per malafede.
La vita politica del paese, infatti, si svolge con modalità ormai completamente estranee al dettato Costituzionale. Quei “professoroni”, che hanno meritato il dileggio del Presidente del Consiglio, direbbero che la Costituzione materiale si è talmente discostata dalla Costituzione formale da averne tradito la sostanza.
Si è, infatti, ribaltato il rapporto gerarchico tra governo e parlamento. Il potere esecutivo, che si considera il vero depositario della rappresentanza popolare, lascia al Parlamento solo l’insindacabile dovere di sostenere la propria azione anche quando invade campi che sarebbero di stretta pertinenza del potere legislativo quali le leggi elettorali e quelle di revisione costituzionale ex articolo 138.
A riprova di quanto detto è giunta ieri la rimozione dalla prima commissione dell’Onorevole Mauro, colpevole di aver manifestato la propria contrarietà al disegno di legge costituzionale del governo. In quella legge, andando ben oltre al potere di revisione che l’articolo 138 pone in capo al parlamento, il governo si impossessa impropriamente del potere costituente operando una vera e propria palingenesi costituzionale.
Ma, ai parlamentari non è concesso manifestare il proprio pensiero se lo stesso non si uniforma alla volontà del leader. Al parlamento non è concesso discutere della congruità di un disegno di legge figlio di un opaco accordo di vertice e scribacchiato da una giovane avvocatessa di provincia e da un ex macellaio, deve solo ratificarne la volontà. All’opinione pubblica non è concesso sapere perché un Senato eletto indirettamente sarebbe salvifico per i destini del paese e perché un Senato eletto direttamente e sottratto alle camarille della casta sarebbe un insormontabile ostacolo al sol dell’avvenire renziano.
La rimozione del dissenso e la negazione del confronto sono atti d’imperio emblematici della deriva populista della nostra democrazia ormai ridotta all’acclamazione del leader sull’onda delle emozioni mediatiche, al riparo da qualunque ragionamento. Emblematica è anche la supina accettazione di questi accadimenti da parte del parlamento e dell’establishment, incapaci di coglierne il pieno significato e ormai faticosamente impegnati a soccorrere il vincitore.
Agli entusiasti renziani sfugge che queste distorsioni oggi utili alla missione salvifica del loro eroe, potranno un domani essere nelle mani di qualunque altro populista. Sfugge che l’essenza della democrazia non è nella scelta del condottiero ma nel vigile controllo sull’esercizio del potere. Sfugge che ogni potere tende per sua natura a travalicare i propri limiti e che ogni potere privo di limite sconfina nell’arbitrio e nell’abuso.
Naturalmente queste parole saranno accolte dai più con un sorriso di sufficienza a significarne l’esagerazione e la sproporzione. Le democrazie sono sempre degenerate fra l’indifferenza e l’ignavia delle classi dirigenti.