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lunedì 30 aprile 2018

Prezzi: aprile, a Bologna crescono +0,4%

Picco da +4,1% per Altri beni e servizi, in calo l'abitazione


Da ANSA

A Bologna in aprile l'indice dei prezzi al consumo ha fatto registrare una variazione mensile del +0,4% e un tasso tendenziale in aumento al +0,8% (dati provvisori). I dati sono stati diffusi dall'ufficio statistica del Comune, precisando che a marzo la variazione mensile era stata pure del +0,4% e il tasso tendenziale del +0,7% (dati definitivi).
    Aumenti più significativi per i capitoli Altri beni e servizi +4,1%, con un tendenziale del +5,9%, Bevande alcoliche e tabacchi, +1,4% (+3,3%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche, +1,1%. In calo Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, -2,7% (-0,3%) e Mobili, articoli e servizi per la casa, -0,5% (-0,2%).

lunedì 16 aprile 2018

Bologna più cara Emilia Romagna per acquisto casa

Prezzo medio 2.697 euro a metro quadro, Ferrara la più economica



Da ANSA


      Restano stabili in Emilia-Romagna, nel primo trimestre del 2018, i prezzi medi degli immobili in vendita cresciuti dello 0,4%. E' quanto emerge dall'Osservatorio sul mercato residenziale di Immobiliare.it secondo cui, in regione, il prezzo medio richiesto da chi vende un'abitazione è risultato pari, alla fine di marzo, a 1.946 euro al metro quadro, più della media nazionale che si attesta invece a 1.895 euro al metro quadro.
    Bologna, in base ai numeri raccolti, è la città più cara in cui comprare casa con 2.697 euro al metro quadro (con un incremento dell'1,5%), seguita da Rimini con 2.472 euro (+0,9%), Cesena con 1.914 euro (-0,7%), Modena con 1.902 euro (+0,7%) Ravenna con 1.867 euro (-0,3%), Parma con 1.831 euro (+0,2%), Forlì con 1.657 euro (+1,2%), Piacenza con 1.485 euro (-0,4%) Reggio Emilia con 1.479 euro (-0,4%) e Ferrara con 1.400 euro (-0,6%).


sabato 6 gennaio 2018

Prezzi e tariffe, l'Adusbef: nel 2018 in arrivo una stangata da 952 euro a famiglia

Da ItaliaOggi
















Il 2018 porterà ai cittadini italiani una stangata da 952 euro a famiglia: la stima e' dell'Adusbef che in una nota ricorda come, secondo le ultime stime Istat, cresca il rischio poverta' o esclusione sociale, con la popolazione esposta a rischio pari a 18.136.663 individui - superiore di 5.255.000 unita' rispetto al target Ue previsto e una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei.
"Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare, come segnalato al Governo e dall'Autorita' per l'energia per 22 milioni di famiglie dal 1° gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt'altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti", spiega l'Adusbef.
"Il nuovo anno e' alle porte, - prosegue Adusbef - ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che tocchera' quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l'alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l'errato calcolo), i prodotti per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali".
"Tali incrementi per molte famiglie - conclude Adusbef - risultano insostenibili, per questo e' urgente una seria azione del Governo per controllare e contrastare ogni aumento ingiustificato, e porre un argine ad aumenti surrettizi di pochi euro, con la certezza dell'impunita' data l'assenza di una class action formidabile deterrente contro i predatori".


venerdì 29 dicembre 2017

Prezzi e tariffe, l'Adusbef: nel 2018 in arrivo una stangata da 952 euro a famiglia


Sollecitato da un lettore










Il 2018 porterà ai cittadini italiani una stangata da 952 euro a famiglia: la stima e' dell'Adusbef che in una nota ricorda come, secondo le ultime stime Istat, cresca il rischio poverta' o esclusione sociale, con la popolazione esposta a rischio pari a 18.136.663 individui - superiore di 5.255.000 unita' rispetto al target Ue previsto e una disuguaglianza dei redditi maggiore rispetto alla media dei Paesi europei.
"Dalle bollette della luce, destinate ad aumentare, come segnalato al Governo e dall'Autorita' per l'energia per 22 milioni di famiglie dal 1° gennaio 2018, in previsione del processo di riforma delle tariffe, che penalizza gli utenti con minori consumi, specie se residenti, quantificati in 22 milioni di abitazioni su 29 totali, quindi con un potenziale impatto redistributivo tutt'altro che irrilevante, al gas, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni, ai servizi bancari, al caro assicurazioni, alla spesa alimentare, ai ticket sanitari, ai trasporti, servizi idrici, alla tassa sui rifiuti", spiega l'Adusbef.
"Il nuovo anno e' alle porte, - prosegue Adusbef - ma a giudicare dai primi segnali sul fronte dei prezzi nulla di buono aspetta i consumatori italiani, che nel 2018 subiranno la consueta stangata di prezzi e tariffe che tocchera' quota +952 euro annui, per una famiglia media, con il traino verso l'alto di trasporti, alimentazione, Rc Auto, servizi bancari, Tari (invece di essere restituita dato l'errato calcolo), i prodotti per la casa, le spese per la scuola, le tariffe professionali".
"Tali incrementi per molte famiglie - conclude Adusbef - risultano insostenibili, per questo e' urgente una seria azione del Governo per controllare e contrastare ogni aumento ingiustificato, e porre un argine ad aumenti surrettizi di pochi euro, con la certezza dell'impunita' data l'assenza di una class action formidabile deterrente contro i predatori".


sabato 26 marzo 2016

Coldiretti. Il Mercato 'strozza' i produttori agricoli. I costi di produzione superiori ai ricavi.

La Coldiretti denuncia:



Crollano i prezzi nelle campagne italiane, dal -43% per cento dei pomodori al -27 % per il grano duro fino al -30% per le arance rispetto all’anno scorso. E’ quanto ha denunciato la Coldiretti davanti a migliaia di agricoltori che si sono mobilitati a Bari con i loro trattori per difendere l’agricoltura italiana che rischia di scomparire lungo la Penisola perché le quotazioni in campagna sono al di sotto dei costi di produzione. Anticipo dei calendari di maturazione, accavallamento dei raccolti, varietà tardive diventate precoci, con eccesso di offerta prima e crollo della disponibilità poi, sono solo alcuni degli effetti dell’andamento climatico anomalo sulle coltivazioni che subiscono anche la pressione delle importazioni, determinate dall’accordi agevolati.
E’ il caso delle condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva, all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi, oltre all’olio di oliva dalla Tunisia. L’Egitto invece nel periodo 1° febbraio – 14 luglio può esportare a dazio zero uva da tavola nei territori dell’Ue con un impatto sulla produzione nazionale che nel mezzogiorno arriva sul mercato già a partire da maggio.
L’accordo con il Marocco è fortemente contestato dai produttori agricoli perché nel paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. Il risultato è che le quotazioni al produttore agricolo sono praticamente dimezzate rispetto allo scorso anno su valori inferiori ai costi di produzione che sono insostenibili e mettono il futuro della coltivazione in Italia. Secondo l’Ismea nel mercato di Vittoria in Sicilia i pomodori ciliegini sono stati quotati ad inizio marzo appena 0,58 euro al chilo mentre quelli tondi lisci addirittura 0,35 euro al chilo.
“Il settore agricolo diventa merce di scambio senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale ed ambientale sui nostri territori” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel chiedere che “si attivino urgentemente le clausole di salvaguardia previste dall’accordo, vista la grave perturbazione di mercato creata dall’eccessivo aumento delle importazioni”.
In difficoltà pure gli agrumi con una pianta di arance su tre (31%) che è stata tagliata negli ultimi quindici anni, mentre i limoni si sono dimezzati (-50%) e le piante di clementine e mandarini si sono ridotte del 18 per cento. Sotto accusa è il fatto che “a distanza di un anno e mezzo dall’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge che aumenta la quantità' minima di succo nelle bibite a base d'arancia dal 12 al 20% non è stato ancora emanato il decreto applicativo.  Ma manca trasparenza anche sulla reale origine dei succhi di frutta in etichetta.
A pesare sono inoltre gli effetti dell’embargo Russo che è costato all’Italia 240 milioni di euro nel 2015 nel solo settore agroalimentare. La Russia ha sancito l’embargo totale per una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014. I prodotti agroalimentari Made in Italy più colpiti direttamente dall’embargo in termini di taglio in valore delle esportazioni sono stati  nell’ordine la frutta, le carni e frattaglie, i formaggi e latticini.



venerdì 22 febbraio 2013

Il maltempo gonfia i prezzi di frutta e verdura ma nessun vantaggio per gli agricoltori, anzi ...


Pietro Sabbioni

Pietro Sabbioni della Confederazione italiana agricoltori (Cia) informa anche per sollecitare una riflessione:

L’effetto maltempo si abbatte sui prezzi alimentari al dettaglio. L’ondata di gelo e neve che ha attraversato l’Italia ha compromesso le produzioni in campo di frutta e verdura, facendo registrare un aumento dei listini al consumo di verdura (+ 13,1%), e frutta fresca (+8,4%). 
Le aziende agricole, però non traggono alcun vantaggio da questi aumenti, anzi subiscono pesantemente gli effetti del maltempo sulle campagne. Con il freddo polare, infatti, non solo le produzioni orticole in campo aperto vanno in ‘tilt’ con il rischio congelamento e blocco della crescita, ma diminuisce anche del 20% la resa produttiva degli animali da latte. Senza contare poi, l’aumento esponenziale delle spese per il riscaldamento di serre e stalle, con costi produttivi energetici cresciuti fino all’8% solo nel mese di gennaio. Purtroppo l’effetto maltempo sui prezzi alimentari, avviene in un contesto di grande difficoltà per le famiglie, provate da un anno di aumento record degli oneri fiscali e un calo netto di redditi e potere di acquisto. Le minori disponibilità economiche, hanno costretto oltre la metà delle famiglie a ridurre di netto la spesa alimentare, ed il 34% ad acquistare prodotti di qualità inferiori perché molto più economici.

martedì 19 luglio 2011

Prezzi dei prodotti agricoli: Per la Lega Nord è la grande distribuzione a strangolare i produttori .


Il Capogruppo della Lega Nord in Regione, Mauro Manfredini interviene sui prezzi dei prodotti agricoli e sostiene: “Si, scaricano sul Governo le colpe dell’aumento dei costi di produzione, fingendo di ignorare che il vero problema è la Grande Distribuzione Organizzata, che di fatto ha monopolizzato il mercato dell’ortofrutta, pagando una miseria i contadini ed applicando prezzi alti ai consumatori.” Manfredini si riferisce alla trattativa fra produttori e distributori che nel periodo estivo, da diversi anni, vede deluse le rivendicazioni delle associazioni agricole nel veder riconosciute le difficoltà economiche in cui si dibattono gli operatori del settore ‘primario’, vittime, al pari dei consumatori, dell’ingiustificata ‘forbice dei prezzi’, che vede prezzi irrisori pagati agli agricoltori, e prezzi ‘alle stelle’ nei confronti dei consumatori. Il capogruppo, dopo aver ricordato il loro interessamento alla tematica presso il ministero, chiede che anche la Regione si attivi poiché tutta la grande distribuzione è coinvolta, compresa quella che fa capo al movimento cooperativistico.

Il consigliere regionale, Roberto Corradi aggiunge: “Nella grande distribuzione i prodotti dell’ortofrutta, anche quando si tratta di prodotti di stagione, sono sempre più spesso sostituiti da prodotti importati dall’estero, coltivati in Paesi (Medio-Oriente ed Asia), dove spesso si utilizzati prodotti chimici vietati in Italia. Un’etichettatura chiara e certificata è l’unica difesa per i consumatori che vogliono acquistare prodotti genuini, certamente esenti da trattamenti vietati in Italia; assicurando al contempo un giusto mercato ed un giusto prezzo per i nostri coltivatori.” Insomma, per il consigliere, l’attuale dinamica distributiva basata su un braccio di ferro in cui vede il mondo produttivo più debole, non delude solo i produttori nazionali, ma anche i consumatori.