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mercoledì 19 giugno 2019

STOP A PENALIZZAZIONI PER LE NEO MAMME. AGIRE SUBITO SUI COSTI DEI SERVIZI PER L’INFANZIA

Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una risoluzione dopo i preoccupanti dati sull’aumento delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle madri-lavoratrici nei primi tre mesi di vita dei figli.

Riceviamo:

Invertire il trend che vede il preoccupante aumento di dimissioni dal posto di lavoro di neo mamme impossibilitate a conciliare vita lavorativa e nuova situazione familiare. È la richiesta contenuta in una risoluzione presentata da Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, e che prende spunto dai dati presentati nei giorni scorsi sulle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri nei primi tre anni di vita dei figli. “Conciliare lavoro e maternità per le donne che vivono in Emilia-Romagna sta diventando una corsa ad ostacoli sempre più difficile da portare a termine – spiega Raffaella Sensoli – Una delle criticità più evidenti riguarda i costi dei servizi educativi per l’infanzia. Anche se le percentuali di posti offerti ci colloca fra le prime posizioni in Italia, il loro reale fabbisogno è, in questa regione, nettamente più elevato rendendo il gap fra disponibilità e richieste tanto alto da determinare proprio in Emilia-Romagna un inaccettabile incremento delle dimissioni dal lavoro da parte di donne-madri. Con il paradosso che la ‘locomotiva d’Italia’ lascia a terra o addirittura fa scendere dal treno mamme e bambini, non essendo in grado di offrire un numero adeguato ai propri bisogni di posti negli asili, e dovendo fare i conti con rette particolarmente elevate sia per i servizi educativi sia, per altri versi, per l’assistenza rivolta alle persone anziane”. Nella sua risoluzione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle rileva che il tasso di partecipazione al lavoro da parte delle donne in Emilia-Romagna, tradizionalmente molto alta e identitario della nostra realtà, richiede l’adozione di politiche e la messa a disposizione di servizi in linea con le caratteristiche della nostra società. “Le profonde modifiche del contesto demografico regionale, con fenomeni spesso più accentuati di quelli presenti sul piano nazionale, impongono di fare investimenti sulle politiche di conciliazione così come furono fatti in altre stagioni di questa Regione. Ecco perché – conclude Raffaella Sensoli – chiediamo alla Regione di invertire la linea fin qui condotta di sostanziale arretramento rispetto alle politiche realizzate mezzo secolo fa per la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro e per la tutela e promozione della condizione di genitore lavoratore, e in particolare di madre lavoratrice, a cominciare dal render disponibili nuove risorse per la riduzione delle rette e l’incremento dei posti nei servizi educativi per la prima infanzia, anche sulla scia di quanto sta preparando il Governo a livello nazionale per la riduzione della cosiddetta penalità della maternità”.

lunedì 22 agosto 2016

POLITICA E TELEVISIONE. Vacanzopoli, la Regione Emilia ha pagato l’ospitalità ai giornalisti, ma molti negano di esser stati invitati. Che fine hanno fatto quei soldi?


Segnalato da Marco:

sensoli
«Sulla riviera romagnola c’è il malcostume di ospitare in hotel a cinque stelle giornalisti Rai che dovrebbero fare servizio pubblico, e anche quelli delle private, che poi fanno spot promozionali e non cronaca. Questo è un malcostume, però sono anche spariti dei soldi»: parla Raffaella Sensoli ( nella foto) , consigliere regionale del MoVimento Cinque Stelle in Emilia-Romagna, vicepresidente in Commissione Sanità e componente della Commissione Politiche economiche, che si occupa principalmente di turismo.

Consigliere Raffaella Sensoli, come è partita «Vacanzopoli»?
«Noi del MoVimento Cinque Stelle Emilia-Romagna abbiamo notato che nei telegiornali delle reti pubbliche e private venivano periodicamente trasmessi servizi giornalistici, soprattutto dalla Riviera, che sarebbero dovuti essere di cronaca. Questo accade per tutte le località turistiche nazionali, ma ci siamo concentrati sulla nostra regione. In Emilia Romagna il turismo è uno dei motori economici principali».

E allora?
«Abbiamo notato che questi servizi hanno il sapore di uno spot promozionale, e ci siamo insospettiti. Il turismo va promosso, però ci siamo proposti il problema etico: all’interno di un telegiornale la pubblicità è vietata. Così abbiamo chiesto un resoconto delle spese dell’Azienda di promozione turistica e ci è stato fornito un elenco dove vengono definite spese per la promozione turistica cene in ristoranti di lusso e soggiorni in hotel a cinque stelle offerti a giornalisti».

L’ammontare totale?
«Quattrocentomila euro all’anno; riteniamo che se si trattasse solo di riviste specializzate sarebbe una strategia di marketing discutibile, ma tollerabile».

E invece c’è il servizio pubblico.
«Certo. Ha beneficiato di un fine settimana sulla riviera romagnola perfino un dirigente Rai con moglie e figli al seguito. Se questa è promocommercializzazione della Riviera i vertici di Apt devono spiegarci come funziona. Il dirigente Rai guadagna un signor stipendio e noi lo ospitiamo con la famiglia. Questa più che promozione ci sembra un sistema per imbonirsi la stampa».

Ma cosa temete?
«In Riviera abbiamo il problema degli scarichi a mare, problema condiviso con molte altre località italiane. E questo suscita critiche nei confronti delle amministrazioni rosse che si sono succedute negli anni. Quale libertà può avere un giornalista che ha soggiornato spesato in un grand’hotel, magari per la Notte Rosa, di dire che la balneazione in certe zone è vietata?»

Questo è un malcostume e non è servizio pubblico. Ma voi avete scoperto di più.
«Certo, ci sono dei giornalisti, nell’elenco dei rimborsi spese dell’Apt, che hanno detto di non aver mai usufruito di questi servizi».

E per questo lo scorso nove agosto si è dimesso Fabio Grassi, il capo ufficio stampa dell’Apt Servizi Emilia-Romagna.
«Esattamente, l’addetto stampa ha dichiarato di essere stato a pranzo con una giornalista, per poter giustificare i rimborsi, ma la giornalista ha negato di essere mai stata invitata. Non solo ci sono anche dei giornalisti che hanno dichiarato di essere stati in albergo, di non aver voluto accettare l’ospitalità e di aver pagato. E invece sono sulla lista. Oltre al danno la beffa».

Qual è stata la vostra reazione?
«Queste dimissioni non devono essere la scusa per mettere a tacere tutto. La vicenda lede la professionalità dei professionisti del giornalismo che lavorano bene e, lo ha detto il presidente dell’Ordine dei giornalisti, qui non si capisce se è promozione o corruzione. All’inizio avevamo annunciato un esposto alla Corte dei Conti, ma questo non basta più, ci rivolgeremo, entro la fine di agosto, anche alla Procura di Bologna».

Antonio Angeli


martedì 9 agosto 2016

HOTEL E CENE AI GIORNALISTI, SENSOLI : “PRESENTERMO ESPOSTO IN PROCURA".

 
Raffaella Sensoli ( nella foto) , consigliera regionale del M5S, con un comunicato interviene sulla vicenda ' hotel e cene offerti a giornalisti e sentenzia: “Quanto ammesso dal capo ufficio stampa conferma che ci avevamo visto giusto. SUBITO DIMISSIONI DI GRASSI E AZZERAMENTO DEI VERTICI APT” e aggiunge, “quanto sta emergendo sullo scandalo delle cene e degli hotel di lusso pagati ai giornalisti da APT conferma che ci avevamo visto giusto. A questo punto crediamo che un semplice esposto alla Corte dei Conti non sia più sufficiente. Nei prossimi giorni ne presenteremo un altro anche alla Procura della Repubblica, anche se alla luce di quanto riportato oggi dalla stampa sulle ammissioni del capo ufficio stampa di APT, crediamo ci siano tutti gli elementi perché la magistratura possa muoversi autonomamente”. È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S che nei giorni scorsi, presentando una interrogazione alla Giunta, ha scoperto il caso degli hotel di lusso, massaggi e cene pagati ai giornalisti da APT con i fondi per la promozione turistica. “Le parole del capo ufficio stampa di APT Fabio Grassi riportate oggi dalla stampa sono molto gravi e confermano quello che è sempre stato il nostro sospetto, ovvero che parte dei fondi per la promozione del turismo in Emilia-Romagna venisse utilizzata in modo del tutto anomalo. Abbiamo portato alla luce una zona che lo stesso Grassi oggi definisce ‘grigia’ – spiega Raffaella Sensoli – per questo crediamo che oltre alla Corte dei Conti si debba muovere anche la Procura per individuare le responsabilità visto che le ipotesi di reato che si prefigurano vanno dalla truffa alla tentata corruzione. Dal punto di vista politico, invece, chiediamo alla Giunta l’azzeramento di tutti i vertici di APT Servizi, oltre alle dimissioni immediate da capo ufficio stampa di Fabio Grassi, totalmente inadeguato a ricoprire quel ruolo. Adesso siamo curiosi di sapere cosa s’inventerà l’assessore Andrea Corsini visto che, rispondendo alla nostra interrogazione in aula e poi con un comunicato stampa, ha difeso a spada tratta le strategie di marketing di APT definendole senza mezzi termini come assolutamente efficaci”. “Inoltre visto il modus operandi attuato da Fabio Grassi, con cene personali spacciate come attività di public relation con giornalisti totalmente ignari di essere suoi ospiti, invitiamo tutti i cronisti che negli ultimi due anni hanno avuto a che fare con APT a contattarci per verificare la loro presenza nella lista delle spese compilate dallo stesso Grassi. Contattateci per sapere se anche voi siete stati ospiti a vostra insaputa di APT. Come abbiamo sempre sostenuto, non vogliamo alimentare nessuna caccia al giornalista e per questo abbiamo scelto di non pubblicare la lista degli ospiti di APT. Ma al tempo stesso vogliamo che su questa vicenda venga fatta la più assoluta chiarezza”.  


sabato 12 dicembre 2015

SENSOLI: “MULTE A CHI NON EFFETTUA UN ESAME PRENOTATO? BONACCINI RISARCISCA PRIMA CHI ASPETTA MESI PER UNA VISITA.”


Riceviamo e pubblichiamo: 

Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S, commenta la decisione della Regione di far pagare agli utenti le visite prenotate ma non effettuate. “Servono provvedimenti anche nei confronti delle Asl che non assicurano tempi civili per una prestazione. La riduzione delle liste di attesa? I dati dovrebbero essere certificati da un ente terzo”.

Sulla riduzione dei tempi delle liste d’attesa Bonaccini fa tutto da solo, se la canta e se la suona. I dati che testimonierebbero la diminuzione sono forniti dalla sua struttura, non c’è un ente terzo che le possa certificare. Dubbi tra l’altro confermati dalle cronache dei giornali che ogni giorno raccontano di attese bibliche per un esame”. È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S e vicepresidente della Commissione Sanità, dopo la diffusione dei dati sulle liste di attesa da parte della giunta guidata da Stefano Bonaccini. “La trasparenza sui tempi d'attesa è totalmente inesistente visto che controllore e controllato sono la stessa persona, ovvero la Giunta – spiega Raffaella Sensoli - Credo che l’unica azione vera ma discutibile messa in campo da Bonaccini sia stata di aver speso milioni di euro per pagare prestazioni sanitarie aggiuntive comprate dai privati, con l’obiettivo di abbattere le liste di attesa. Con quanto spendiamo negli anni per acquistare servizi dal privato potremmo dotare gli ospedali di macchinari e assumere il relativo personale e pagare gli stipendi. In questo modo non solo si potrebbe risparmiare ma si realizzerebbe un investimento a lungo termine ammortizzabile nel corso degli anni”. Perplessità anche per quel che riguarda l’altra novità annunciata dalla Giunta, ovvero quella di far pagare agli utenti le visite prenotate ma non effettuate. “Venturi e Bonaccini parlano di far pagare le visite non effettuate ai pazienti ma noi crediamo che sia necessario anche prevedere dei risarcimenti per quelle persone che vedono limitato il loro diritto alla salute a causa di liste d’attesa infinite – aggiunge Raffaella Sensoli - chiediamo che l’Asl, nei casi in cui una prestazione non possa essere assicurata in tempi civili, risarcisca i pazienti con l’importo medio regionale necessario per ottenere lo stesso tipo di prestazione in regime di libera professione intramoenia, da utilizzare poi come bonus. Bonaccini multa i cittadini, noi multiamo le Asl inadempienti”. Inoltre la consigliera Sensoli chiede che sia data la possibilità anche ai medici di base di prenotare direttamente una visita specialistica, senza un maggior carico burocratico, in modo da far valutare a loro l’urgenza o meno di una visita e gli eventuali tempi di attesa giudicati “tollerabili” da punto di vista sanitario. “Sulle assunzioni di personale poi crediamo che 190 sia assolutamente un numero insufficiente – conclude Sensoli – Ne avevamo chiesto migliaia, qui siamo di fronte a un provvedimento che non risolve di certo il problema”.