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domenica 12 luglio 2026

Dal 22 luglio Marzabotto non sarà più Comune montano. La Giunta: «Una scelta che penalizza il territorio»

L'amministrazione comunale si schiera contro il decreto attuativo della riforma Calderoli: «Il Governo ha ignorato le richieste dei sindaci. A rischio risorse, incentivi, servizi e autonomia delle aree montane».



Dal 22 luglio 2026 il Comune di Marzabotto non sarà più classificato come Comune montano. La novità, conseguenza dell'entrata in vigore del decreto attuativo della legge 131/2025 sulla nuova classificazione dei territori montani, viene duramente contestata dalla Giunta comunale, che parla di una decisione destinata ad avere pesanti ripercussioni sul futuro delle aree interne.

Secondo l'amministrazione, il provvedimento comporterà una riduzione delle opportunità per il territorio, incidendo sull'accesso ai finanziamenti pubblici, sugli incentivi destinati alle imprese agricole, sulle politiche di contrasto allo spopolamento e sulla tenuta dei servizi essenziali, comprese le istituzioni scolastiche.

In una nota, la Giunta esprime una netta bocciatura del provvedimento, definendolo il risultato di una scelta politica del Governo nell'ambito della riforma promossa dal ministro Roberto Calderoli.

«Il Governo ha ignorato le richieste dei sindaci e ha deciso di declassare numerosi Comuni montani – afferma l'amministrazione – con conseguenze dirette sulla distribuzione delle risorse pubbliche, sugli incentivi destinati all'agricoltura, sulle politiche di sviluppo delle aree interne e sulla possibilità di garantire servizi adeguati alle comunità locali».

Per il Comune, il decreto non rappresenta un semplice intervento tecnico, ma una scelta destinata a modificare gli equilibri tra Stato e autonomie locali, incidendo concretamente sulla programmazione territoriale e sulle politiche dedicate alla montagna.

L'amministrazione ricorda come, nei mesi scorsi, numerosi sindaci dell'Emilia-Romagna interessati dal declassamento abbiano chiesto senza successo l'apertura di un confronto con il Governo, evidenziando le criticità della nuova classificazione. Richieste che, secondo i primi cittadini, sono rimaste inascoltate nonostante gli appelli e le proposte avanzate durante l'iter del provvedimento.

Tra le principali preoccupazioni figurano la possibile riduzione dei fondi destinati ai Comuni montani, la perdita di agevolazioni e incentivi per il settore agricolo, le ricadute sulle politiche di contrasto allo spopolamento e i possibili effetti sull'organizzazione dei servizi pubblici, compreso il mantenimento dell'autonomia scolastica nei territori più fragili.

La Giunta di Marzabotto ribadisce infine che la mobilitazione istituzionale non si fermerà con l'entrata in vigore del decreto. «Il confronto politico e istituzionale non può considerarsi concluso – sottolinea l'amministrazione –. Continueremo a difendere il ruolo delle autonomie locali e il diritto delle comunità montane a essere protagoniste delle decisioni che riguardano il proprio futuro, chiedendo una revisione di criteri che riteniamo penalizzanti e non rispondenti alla realtà dei nostri territori».

martedì 9 giugno 2026

Morris Battistini ospite a “La Zanzara”: confronto in diretta su Radio 24

 



Oggi, martedì 9 giugno, dalle 19:30 alle 21:00, il programma radiofonico “La Zanzara” trasmetterà una puntata speciale con la partecipazione di Morris Battistini, presentato nella locandina come presidente dei Gay Conservatori Liberali. L’incontro andrà in onda sul canale 246 del digitale terrestre e sarà disponibile anche sulle principali piattaforme digitali.

La trasmissione vedrà Battistini confrontarsi con Clizia De Rossi in un dibattito che si preannuncia acceso sui temi legati alla politica, ai diritti civili e al rapporto tra orientamento sessuale e cultura liberale-conservatrice. A moderare il confronto saranno i giornalisti Davide Parenzo e Giuseppe Cruciani, storiche voci del programma di Radio 24 noto per il suo stile diretto e per il confronto senza filtri tra opinioni differenti.

La puntata sarà inoltre replicata alle 23:00, offrendo al pubblico un’ulteriore occasione per seguire il dibattito. L’iniziativa si inserisce nel solco delle discussioni pubbliche dedicate ai temi dell’identità, della rappresentanza e del pluralismo politico all’interno della comunità LGBTQ+, argomenti che negli ultimi anni hanno assunto crescente rilevanza nel dibattito nazionale.

sabato 11 aprile 2026

Riclassificazione dei Comuni montani, Cuppi annuncia il ricorso: “Penalizzato l’Appennino”

La sindaca di Marzabotto: “Meno fondi e servizi a rischio”. Lepore replica: “Investimenti e strategie per il rilancio del territorio”

 


I Comuni dell’Appennino bolognese esclusi dalla nuova classificazione delle aree montane sono pronti a ricorrere alle vie legali. Ad annunciarlo è Valentina Cuppi ( nella foto) , che contesta con decisione gli effetti del provvedimento nazionale.

“Abbiamo scelto di fare ricorso — spiega la sindaca di Marzabotto — perché si tratta di una decisione che non era stata prevista e che rischia di penalizzare fortemente i nostri territori”. Al centro della critica, la riclassificazione dei Comuni montani, che escluderebbe alcune realtà dell’Appennino bolognese con conseguenze dirette sulle risorse disponibili.

Secondo Cuppi, il provvedimento comporterà una riduzione dei fondi provenienti dal Fondo nazionale per i territori montani, incidendo su ambiti cruciali come la prevenzione del dissesto idrogeologico, la manutenzione della viabilità e il sostegno ai servizi locali. “Non si tratta solo di bilanci comunali — aggiunge — ma di ricadute concrete su cittadini e imprese, a partire dal settore agricolo, che rischia di perdere importanti agevolazioni”.

L’annuncio è arrivato durante il convegno “Appenniners di oggi e domani”, ospitato a Palazzo d'Accursio, occasione di confronto sulle prospettive di sviluppo delle aree montane. Un appuntamento che ha riunito amministratori, tecnici e rappresentanti del territorio per discutere criticità e opportunità.

Sul tema interviene anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che difende l’operato delle istituzioni locali: “Stiamo investendo sull’Appennino — afferma —. Dopo anni difficili, si intravedono segnali di ripresa, grazie a politiche mirate e a nuovi investimenti”.

Secondo Lepore, il territorio sta vivendo una fase di rinnovata attrattività, anche grazie a interventi pubblici e servizi come scuole e asili, fondamentali per contrastare lo spopolamento e sostenere le comunità locali.

A margine dell’incontro, spazio anche alla valorizzazione culturale con una mostra in Piazza Re Enzo dedicata alla vita e al lavoro nell’Appennino, segno di un’attenzione crescente verso un territorio che resta al centro del dibattito politico e istituzionale.

sabato 28 marzo 2026

“Bologna non si piega ai giochi di Roma”

 L’attacco politico di Mauro Muratori: “Responsabilità subito, non dopo il voto”



Un affondo diretto contro il governo nazionale e le dinamiche politiche romane. È questo il senso dell’intervento di Mauro Muratori ( nella foto), vicesegretario di Bologna Città e Provincia Autonoma, che denuncia quello che definisce un cambio di rotta dettato dalla convenienza politica.

“Fino a ieri tutto bene: inchieste, condanne, polemiche liquidate come fango dell’opposizione. Poi arriva il voto e, improvvisamente, dimissioni e scarichi di responsabilità”, afferma Muratori, parlando apertamente di “panico” più che di senso delle istituzioni.

Nel mirino anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’operato dell’esecutivo: “Non è cambiata la valutazione dei problemi, ma la convenienza. Se un ministro era in difficoltà oggi, lo era anche ieri. Se una condanna pesa ora, pesava anche prima del voto”.

Secondo Muratori, il problema è strutturale: “È il modello Roma, un sistema che decide dopo, quando è troppo tardi, e reagisce solo quando il popolo alza la voce”.

Da qui la rivendicazione di un’alternativa politica e amministrativa: “Noi diciamo basta. Bologna Città e Provincia Autonoma nasce per superare lo scaricabarile, le scuse e i giochi di palazzo”.

Il messaggio si traduce in una proposta netta: responsabilità immediate e trasparenza nell’azione di governo. “Qui funziona diversamente: chi sbaglia paga subito, chi governa decide e non scappa, chi prende voti si assume anche le responsabilità. Non dopo, non quando conviene, ma sempre”.

Un intervento che si chiude con una dichiarazione identitaria: “Bologna non ha paura. Bologna decide. Bologna si governa da sola”.

giovedì 26 marzo 2026

Osservatorio geopolitico a Marzabotto

Analizzare il disordine globale per comprendere il presente



Oggi, giovedì 26 marzo, alle 18, 
 nella Casa del Popolo di Marzabotto.

Sarà dedicato all’analisi delle dinamiche internazionali contemporanee l’incontro “Osservatorio Geopolitico”, promosso dal Circolo PD di Marzabotto in collaborazione con l’Associazione Geopolis.

Ad aprire i lavori sarà Luca Vignoli, segretario del Circolo PD di Marzabotto.

Interverranno:
Francesco Narcisi, divulgatore Geopolis
Alessandro Trabucco, divulgatore Geopolis
Marco Boccaletti, divulgatore Geopolis
Enrico Di Stasi, segretario provinciale PD
Luigi Tosiani, segretario regionale PD

Modera Giuseppe Bianchi.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire strumenti di lettura e comprensione di una fase storica segnata da profonde tensioni e da un progressivo indebolimento dei riferimenti che hanno caratterizzato l’ordine internazionale dal secondo dopoguerra fino alla caduta del Muro di Berlino.

In questo contesto, l’Occidente appare attraversato da una crescente crisi di identità e di prospettiva, che dagli Stati Uniti si estende all’Europa, mentre il ricorso alla forza torna a essere uno degli strumenti centrali nelle relazioni internazionali.

La geopolitica, in questo scenario, rappresenta una chiave di lettura essenziale per interpretare i cambiamenti in atto e contribuire alla ricerca di nuovi equilibri globali.

martedì 17 marzo 2026

Porretta Terme, Evangelisti denuncia: “Manifesti per il Sì rimossi in 24 ore”

 La consigliera attacca: “Clima preoccupante, si cancellano le idee invece di confrontarsi”



“Nella ‘democratica’ Porretta Terme i manifesti che avevamo affisso per il Sì sono stati rimossi in meno di 24 ore”. È la denuncia di Marta Evangelisti, che segnala un episodio destinato ad accendere il dibattito politico locale.

Secondo quanto riferito, il materiale affisso a sostegno del “Sì” sarebbe stato rimosso nel giro di poche ore, sollevando interrogativi sul rispetto delle regole e, più in generale, sul clima di confronto nel territorio. Un gesto che, sottolinea Evangelisti, “lascia amarezza” e che rappresenterebbe un segnale di scarsa tolleranza verso opinioni diverse.

“È un episodio che dice molto sul clima che si respira – prosegue –: invece di confrontarsi nel merito delle idee, si preferisce farle sparire”. La consigliera richiama quindi l’importanza del pluralismo e del dibattito democratico, elementi che dovrebbero essere garantiti soprattutto nei momenti di confronto pubblico.

Nel suo intervento, Evangelisti rivendica il valore del dissenso e della libera espressione: “Le idee non si cancellano. Si discutono, si difendono e si portano avanti ogni giorno”. Un messaggio che si inserisce in un contesto politico più ampio, in cui il tema del confronto tra posizioni opposte torna al centro dell’attenzione.

Il riferimento è anche all’azione del governo guidato da Giorgia Meloni, citata come esempio di determinazione politica: “Con schiena dritta e capacità, il nostro presidente sta portando avanti le sue idee”, conclude Evangelisti.

Resta ora da chiarire la dinamica dell’accaduto e le eventuali responsabilità. Nel frattempo, l’episodio riapre il tema della tutela degli spazi di espressione politica e della necessità di garantire un confronto aperto, corretto e rispettoso tra tutte le posizioni.

domenica 8 febbraio 2026

Casalecchio di Reno, Pier Ferdinando Casini presenta il libro “Al centro dell’Aula”

 



Sarà Pier Ferdinando Casini il protagonista dell’incontro in programma lunedì 9 febbraio alle ore 18 alla Casa dei Popoli di Casalecchio di Reno, in via Cimarosa 107, per la presentazione del suo libro “Al centro dell’Aula. Dalla Prima alla Seconda Repubblica”.

L’iniziativa, promossa dal Partito Democratico di Casalecchio di Reno, offrirà l’occasione per ripercorrere alcune delle principali fasi della storia politica e parlamentare italiana attraverso il racconto di uno dei suoi protagonisti più longevi. Nel volume, Casini intreccia memoria personale e analisi politica, riflettendo sulle trasformazioni istituzionali e sul ruolo del Parlamento nel passaggio tra Prima e Seconda Repubblica.

A dialogare con l’autore sarà Andrea De Maria, in un confronto aperto sui temi della rappresentanza, del centro politico e dell’evoluzione del sistema democratico italiano. L’incontro è aperto al pubblico e si inserisce nel calendario delle iniziative politiche e culturali promosse sul territorio.

giovedì 29 gennaio 2026

Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo 2026



Il Comune di Vergato informa:

 

Con decreto del Presidente della Repubblica del 13/01/2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14/01/2026, è stata fissata al 22 e 23 marzo 2026 la data del referendum popolare confermativo ex art. 138 della Costituzione in materia di giustizia.

Si vota domenica 22 marzo dalle 07 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 07 alle 15.

Si tratta di un referendum confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione: serve a confermare o respingere una legge costituzionale approvata dal Parlamento e, a differenza dei referendum abrogativi, non c’è quorum di partecipazione: vince la maggioranza dei voti espressi.

Il questo a cui saranno chiamati a rispondere gli elettori è il seguente:
"Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?".
Apponendo un segno sul "SÌ" si approva il testo di modifica della Costituzione;
Apponendo un segno sul "NO" si respinge il testo di modifica della Costituzione.

Principali contenuti della riforma

La legge costituzionale sottoposta a referendum introduce modifiche rilevanti all’ordinamento giudiziario italiano. In particolare:

1. Separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri
- Attualmente un magistrato, all’inizio della carriera, entra nell’ordine giudiziario e può in seguito scegliere se fare il giudice o il pubblico ministero (PM), e in alcuni casi cambiare ruolo.
- Con la riforma, giudici e pubblici ministeri avranno carriere totalmente separate senza possibilità di passare da un ruolo all’altro.

2. Due Consigli Superiori della Magistratura distinti
- La riforma prevede l’istituzione di due organi di autogoverno (CSM): uno per i giudici e uno per i PM.
- Alcuni componenti di questi organismi verrebbero scelti anche tramite sorteggio da elenchi di professori, avvocati o magistrati esperti, oltre alle nomine tradizionali.

3. Istituzione di una Alta Corte disciplinare
- Al posto dell'attuale sistema disciplinare interno del CSM, la riforma prevede l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare, che avrà competenze esclusive sui procedimenti disciplinari contro i magistrati giudicanti e requirenti, togliendo questa funzione ai CSM separati.

Informazioni utili

Le operazioni di voto inizieranno domenica 22 marzo alle ore 7.00 e termineranno alle ore 23.00, e riprenderanno lunedì 23 marzo alle ore 7.00 e termineranno alle ore 15.00.

L'elettore deve presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Chi non ha la tessera o l'ha smarrita può richiederla all'ufficio elettorale del comune di residenza.

Possono votare tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali del Comune e che avranno compiuto il 18° anno di età il 22 marzo 2026.

I cittadini italiani residenti all'estero (AIRE) o coloro che sono all'estero da non meno di 3 mesi possono votare all'estero.

Opzione voto all'estero

Ai sensi della legge 27 dicembre 2001, n. 459, i cittadini italiani residenti all’estero, iscritti nelle liste elettorali, votano per corrispondenza.

Tuttavia è possibile per gli elettori residenti all’estero e iscritti all’AIRE scegliere di votare in Italia presso il proprio Comune di iscrizione AIRE, comunicando per iscritto la propria scelta (opzione) al Consolato d’Italia competente per territorio entro il decimo giorno successivo alla indizione delle votazioni, ovvero entro il 24.01.2026.

Tale opzione può essere trasmessa al Consolato tramite modello allegato, corredato di copia non autenticata di un documento di identità, a mezzo posta elettronica, consegnata a mano o spedita per posta, e dovrà pervenire al Consolato entro il termine sopra indicato.

Come prescritto dalla normativa vigente, sarà cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare.

Gli elettori che scelgono di votare in Italia riceveranno dai rispettivi Comuni italiani la cartolina-avviso per votare presso i seggi elettorali in Italia.

Si ricorda che l’opzione del voto in Italia è valida solo per la consultazione elettorale per la quale viene esercitata.

domenica 11 gennaio 2026

Iran, l’appello alla comunità internazionale: “Sostenere chi lotta per la libertà”

 

L'Onorevole Andrea De Maria invia: 


Il coraggio di donne e uomini che in Iran continuano a battersi per la libertà, sfidando un regime definito da più parti oscurantista e sanguinario, merita il massimo sostegno da parte della comunità internazionale. Nel Paese è in corso una repressione brutale, descritta come un vero e proprio massacro, che colpisce duramente la popolazione civile e chiunque rivendichi diritti fondamentali.

Di fronte a questa escalation di violenza, cresce l’appello a una mobilitazione ampia e determinata, non solo nelle piazze ma anche nelle sedi istituzionali, per sostenere con forza la lotta del popolo iraniano. È necessario che anche l’Italia faccia sentire una voce chiara, unitaria e più incisiva, schierandosi apertamente al fianco di chi difende valori universali come la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani.

Un impegno che, sottolineano i promotori dell’appello, non può più essere rinviato.

mercoledì 7 gennaio 2026

A Bologna la presentazione de L’Europa di Aldo Moro: storia e attualità del pensiero europeista dello statista

 


 

Un appuntamento dedicato alla storia, alla politica e al futuro dell’Europa, nel segno del pensiero di Aldo Moro. Domani, giovedì 8 gennaio 2026, dalle 17.30 alle 19, la Mediateca “Giuseppe Guglielmi” di Bologna ospiterà la presentazione del volume L’Europa di Aldo Moro, firmato dallo storico Rocco D’Alfonso.

Il libro propone una rilettura approfondita della visione europea dello statista democristiano, collocandola tra passato, presente e prospettive future. Un’Europa non solo come progetto istituzionale, ma come spazio politico e culturale, capace di mediare tra sovranità nazionali, democrazia e cooperazione internazionale: una riflessione quanto mai attuale nel contesto delle crisi geopolitiche e delle trasformazioni in atto nell’Unione europea.

All’incontro interverrà lo stesso autore, docente a contratto di Storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia, affiancato da studiosi e analisti di primo piano. L’introduzione sarà affidata a Luca Di Lembo (Geopolis) e Giuseppe Clemente (Paideia), mentre il dibattito vedrà la partecipazione di Aldo Giannuli, professore emerito dell’Università di Milano e analista geopolitico, Mario Chiaro, vicepresidente dell’Istituto De Gasperi, e Alessandro Crisci, divulgatore e responsabile della redazione Geopolis. A moderare l’incontro sarà Marco Boccaletti, divulgatore Geopolis.

L’evento, organizzato da Geopolis in partnership con Paideia e l’Istituto De Gasperi di Bologna, si propone come un’occasione di confronto pubblico sul lascito politico di Aldo Moro e sulla sua idea di Europa, tra memoria storica e interrogativi sul futuro del progetto europeo. Un momento di riflessione aperto alla cittadinanza, nel cuore di Bologna, per rileggere il pensiero di uno dei protagonisti più complessi e lungimiranti della storia repubblicana.

mercoledì 17 dicembre 2025

Appennino sacrificato: ipocrisie, promesse e macerie

 Dalla montagna alla farsa: cronaca di un abbandono annunciato



di Pietro Ceneri


Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. È il proverbio che meglio descrive la situazione dell’Appennino. Ci si straccia le vesti per il declassamento, da parte del ministero Calderoli, dell’Appennino a territorio insignificante, non degno di attenzione, equiparato a dune banali: luoghi che qualcuno, la domenica o nei giorni di festa, può magnanimamente frequentare ed essere accolto con tutti gli onori, poiché, bontà sua, porta un po’ di denaro a quei poveri illusi che ancora operano sulle pendici di questo rifiuto nazionale.

A lasciarci lo zampino, però, non sono coloro che finora hanno giocherellato con le “dune” che delimitano a sud la Pianura Padana, ma chi, nonostante tutto, ha tenuto botta e ha continuato a operare, affrontando con caparbietà le insidie che i culi piatti da scrivania bolognesi gli imponevano. A cominciare dall’invasione degli ungulati, la cui presenza ha messo in ginocchio quel poco di economia agricola montana che ancora esisteva, scoraggiando ogni nuova iniziativa. Poi si sono aggiunti i lupi, che hanno di fatto sconsigliato ogni impresa pastorale, e molte altre presenze inadeguate: tutto affinché quei culi piatti potessero assistere allo spettacolo degli ungulati al pascolo nei campi del povero agricoltore.

Viene da chiedersi perché non abbiano difeso con la stessa insistenza lo sterminio dei colombi di città: forse perché, essendo portatori di malattie, queste potrebbero colpire anche i culi piatti. Eppure anche quelli sono animali. E perché non difendono la zanzara? Anche quella è un insetto, come quelli che però non pungono i culi piatti.

Recentemente un illustre politico bolognese ha dichiarato che l’impegno futuro della Città Metropolitana sarà quello di mettere tutti i cittadini compresi in tale area nelle stesse condizioni di servizi e di logistica. C’è da ridere, per non piangere, perché per fare questo bisognerebbe recuperare decenni di incuria, se non di vera e propria attività negativa. Ridare, per esempio, a Porretta Terme condizioni logistiche degne di questo nome significherebbe almeno adeguare la statale Porrettana con un tracciato moderno e aggiornare la ferrovia Porrettana. Ma si sa che tutto si fermerà a Casalecchio, ormai parte della città di Bologna, non certo della Città Metropolitana.

All’adeguamento alle attuali esigenze dei collegamenti informatici, promessi anch’essi da decenni e mai realmente attivati, non si pensa nemmeno. Lo verifica quotidianamente ogni residente dell’Appennino. E, tanto per fornire un esempio di quanto costoro siano farisei, a duecento metri dalla tomba di Marconi, cui si deve il wireless, il telefono e il computer non riescono a collegarsi alla rete.

Ritardi che hanno affossato anche l’artigianato e l’industria locale,  che per anni hanno chiesto inutilmente di essere messi in grado di operare in modo competitivo e ormai quasi del tutto costretti a trasferirsi o a chiudere, lasciando un vuoto incolmabile di posti di lavoro.

E allora piangiamo pure, ma saranno lacrime di sangue. 

Siamo alla vigilia delle amministrative del 2027 ed è già iniziata la presa in giro dell’elettorato, fatta di promesse cafone e impossibili.

Bruci pure la città, con il ministro Calderoli al centro, per aver declassato i comuni dell’Appennino; ma insieme a lui, come combustibile e con generale sollievo, vadano anche tutti coloro che hanno giocato con l’incosciente — e spesso consapevole — credulità di noi cittadini votanti.

Basta balle. Abbiate almeno la decenza di tacere.

sabato 6 dicembre 2025

Appennino Antifascista, assemblea popolare il 10 dicembre a Vergato


Si terrà il 10 dicembre alle ore 20, presso la palestra Penta Gramma di Vergato, l’assemblea popolare promossa dal collettivo Appennino Antifascista.

Lo ha precisato il gruppo dopo la  giornata di sciopero nazionale di venerdì 28 novembre, quando  un corteo  ha attraversato le vie di Vergato per esprimere la propria opposizione alla legge di bilancio, definita dai partecipanti una “finanziaria di guerra”. Alla manifestazione hanno preso parte studenti, docenti, lavoratrici e lavoratori di diversi settori.

Il percorso del corteo ha toccato luoghi ritenuti simbolici delle principali criticità denunciate dal movimento: trasporti pubblici, aumento del costo della vita, sanità, istruzione — con particolare riferimento ai temi della censura — e sistema bancario. Al centro degli interventi anche la critica all’incremento delle spese militari, a cui il collettivo si dichiara fermamente contrario.

Secondo gli organizzatori, la reazione della cittadinanza, nonostante i disagi arrecati dal corteo, è stata prevalentemente solidale. Dopo i mesi caratterizzati da numerose mobilitazioni a livello nazionale, l’iniziativa di Vergato viene interpretata dal collettivo come un segnale di attenzione e volontà di partecipazione da parte del territorio.

L’assemblea del 10 dicembre sarà dedicata a discutere i prossimi passi e a proseguire il confronto sulle tematiche affrontate durante la mobilitazione.

venerdì 5 dicembre 2025

A Bologna il secondo incontro del ciclo “Orizzonti 2027”: focus su civismo e futuro amministrativo della Città Metropolitana

Civismo come motore di partecipazione e innovazione


Si è svolto presso il MUG – Magazzini Generativi di Bologna il secondo appuntamento di “Orizzonti 2027”, il ciclo di incontri promosso dal consigliere regionale Marco Mastacchi ( nella foto) in vista delle elezioni comunali del 2027. L’obiettivo: aprire un confronto concreto sul futuro della Città Metropolitana e sui modelli di governo del territorio.

L’iniziativa ha registrato una partecipazione numerosa, alla presenza di diversi amministratori locali, tra cui Luca Vecchiettini (sindaco di Pianoro), Luca Vignoli (sindaco di Castel Maggiore), Davide Lelli (sindaco di Monterenzio), oltre a consiglieri, assessori e rappresentanti di numerosi Comuni metropolitani.

Il caporedattore di Étv Rete 7 Massimo Ricci ha presentato il libro “Verso una nuova era della politica” di Luca Albertazzi, sindaco di Dozza: un’opera che riflette sul valore del civismo e sul ruolo delle comunità locali in una fase storica segnata da profondi cambiamenti. La presenza dell’autore, insieme alla moderazione di Ricci, ha animato una discussione ricca di contributi. Sono intervenuti, oltre ad Albertazzi, lo stesso consigliere Mastacchi, i sindaci Vignoli, Vecchiettini e Lelli, e il consigliere comunale Matteo Di Benedetto.

Molto partecipato anche il dibattito con la platea, che ha visto interventi rilevanti come quelli dell’ingegnere e urbanista Giovanni Crocioni e dell’ingegner Giovanni Salizzoni, già vicesindaco nella Giunta Guazzaloca. Al confronto ha contribuito anche un testo inviato dal professor Michele Marchi, docente di Storia Contemporanea dell’Università di Bologna, impossibilitato a prendere parte all’evento per impegni accademici.

Il tema centrale della serata è stato il civismo come motore di partecipazione e innovazione, possibile alternativa ai modelli tradizionali della politica locale. Tra le questioni emerse: la necessità di una visione condivisa e di lungo periodo per Bologna, la possibilità di applicare l’esperienza civica – già efficace in molti comuni della provincia – alla realtà di una città complessa come il capoluogo, e la difficoltà dell’attuale sistema politico nel coinvolgere le nuove generazioni.

Le idee e gli spunti raccolti durante l’incontro costituiranno la base per i successivi appuntamenti del ciclo “Orizzonti 2027”, che proseguiranno fino alla primavera del 2026. L’ultimo incontro sarà dedicato alla definizione delle conclusioni e delle possibili forme di partecipazione alla campagna elettorale, anche alla luce dei progetti che prenderanno corpo nei prossimi mesi.

martedì 2 dicembre 2025

Bologna, nasce il movimento autonomista: Albertini segretario, Cioni presidente

 



Riceviamo:

Si è concluso  il Congresso del movimento politico “Bologna Città e Provincia Autonoma”, appuntamento che segna l’avvio formale del percorso autonomista nel territorio felsineo.

L’assemblea ha eletto Simone Albertini come segretario e Nicla Cioni alla presidenza del movimento. A sorpresa, la vicepresidenza è stata affidata a Mauro Muratori (nella foto) , attivista di Sasso Marconi, che ha anche presieduto i lavori congressuali aprendo la giornata con un intervento molto partecipato.

Nel suo discorso inaugurale, Muratori ha definito l’appuntamento «un momento unico», sottolineando come il Congresso rappresenti «il primo capitolo della storia moderna del movimento autonomista bolognese» e l’occasione per dare vita a «un gruppo di lavoro capace di delineare il percorso verso una maggiore autonomia politica, amministrativa e identitaria della terra felsinea». Ha inoltre ribadito che l’iniziativa «non è contro qualcuno, ma per il futuro del territorio e dei suoi cittadini», invitando alla partecipazione e al coinvolgimento attivo.

Il Congresso si è chiuso in un clima di unità e partecipazione, con i rappresentanti dei diversi comuni della provincia che hanno salutato l’avvio di un percorso comune fondato su collaborazione, determinazione e spirito di rinnovamento.

lunedì 1 dicembre 2025

A Bologna un incontro su comunità, politica e futuro: “Orizzonti 2027” ai Magazzini Generativi

 



Un confronto pubblico sul futuro delle comunità locali, sulle nuove forme di partecipazione e sui modelli amministrativi che stanno emergendo nei territori. È questo lo spirito di “Orizzonti 2027. Il modello di una comunità”, l’appuntamento in programma per mercoledì 3 dicembre 2025 alle ore 17:30 al MUG – Magazzini Generativi Bologna, uno degli spazi cittadini più attivi nella promozione di progettualità sociali e innovazione civica.
L’iniziativa è promossa dal consigliere regionale Marco Mastacchi, da anni impegnato nel valorizzare le realtà amministrative civiche dell’Emilia-Romagna.

L’incontro, che sarà moderato da Massimo Ricci, caporedattore di Ètv Rete7, si aprirà con gli interventi istituzionali di Mastacchi, rappresentante del movimento Rete Civica, formazione politica che negli ultimi anni ha contribuito a rianimare nei territori un dibattito sul ruolo delle amministrazioni locali come snodo fondamentale della partecipazione democratica.

Cuore del pomeriggio sarà la presentazione del volume “Verso una nuova era della politica”, firmato dal sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, un testo che affronta la trasformazione del rapporto tra cittadini e istituzioni, la crisi delle appartenenze tradizionali e le possibili traiettorie per un rinnovamento della rappresentanza. La scelta di discutere il libro all’interno di un incontro allargato ad amministratori e cittadini riflette la volontà di portare la riflessione teorica dentro un contesto operativo, fatto di esperienze dirette di governo locale.

A tirare le fila dell’incontro sarà lo storico Michele Marchi, professore associato presso il Dipartimento di Beni Culturali, esperto di storia contemporanea e delle dinamiche politiche del secondo dopoguerra. Il suo contributo offrirà una cornice storica e comparativa alla discussione, mettendo in relazione le sfide odierne con le metamorfosi più profonde della società europea e italiana.

La presenza annunciata dei Sindaci civici della Città Metropolitana di Bologna darà ulteriore concretezza al dibattito: un’occasione per condividere esperienze amministrative, modelli organizzativi e prospettive per il futuro dei territori, nel segno della collaborazione tra istituzioni e cittadinanza attiva.

La serata si concluderà con un brindisi conviviale.
Il ricavato della vendita dei libri sarà devoluto alla Fondazione Opera di Padre Marella, realtà bolognese impegnata nel sostegno alle persone in difficoltà, confermando il carattere sociale dell’iniziativa.

Per informazioni è possibile contattare Ermanno Pavesi al numero +39 338 505 5363.

lunedì 24 novembre 2025

La campagna nazionale contro le spese militari e l’austerità fa tappa a Porretta Terme il 26 novembre 2025

 


di Dante Franchi


La mobilitazione nazionale contro l’aumento delle spese militari e le politiche di austerità arriva a Porretta Terme il 26 novembre. Al centro della protesta c’è la nuova Legge di Bilancio, definita dagli organizzatori “un manifesto di ingiustizia sociale”.

Secondo i promotori, dietro la retorica della responsabilità e della crescita si nasconde una scelta politica chiara: aumentare i fondi destinati alla difesa mentre sanità, scuola, welfare e lavoro subiscono un continuo indebolimento. La spesa per il riarmo ha superato i 32 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 20% rispetto alle due precedenti manovre. Nel 2026 arriverà a 32,4 miliardi, segnando una crescita complessiva del 63,8% in dieci anni.

A questi numeri si aggiungono i 14,9 miliardi previsti dal fondo europeo SAFE per il triennio 2026-2028, anch’essi destinati agli armamenti. Una voce che, non comparendo nel DdL Bilancio, rischia – secondo gli organizzatori – di tradursi in ulteriori tagli al welfare per mantenere il deficit sotto la soglia del 3% del PIL.

La manovra del governo, dal valore complessivo di 18,5 miliardi, genera un deficit di meno di 800 milioni: un impianto considerato tra i più restrittivi della storia repubblicana. Nove miliardi derivano da tagli diretti alla spesa pubblica, mentre non è previsto alcun contributo straordinario da banche e assicurazioni. Al contrario, gli istituti di credito potranno beneficiare di un’aliquota ridotta al 27,5% sugli extraprofitti, nonostante utili bancari oltre i 50 miliardi nel 2024.

Alle imprese sono destinati 8 miliardi nel triennio, mentre non è previsto alcun adeguamento dei salari all’inflazione. Crescono invece le imposte indirette, per un totale di quasi 5 miliardi, con la pressione fiscale che nel 2025 sale dal 41,4% al 42,6% del PIL: un aggravio valutato in 50 miliardi di euro, che pesa soprattutto su lavoratori, lavoratrici e pensionati.

La riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% favorisce soprattutto i redditi medio-alti, tra 50.000 e 200.000 euro l’anno. Per i redditi più bassi il beneficio è giudicato marginale, mentre i bonus familiari restano modesti e non progressivi. La quinta rottamazione delle cartelle esattoriali costerà circa 1 miliardo allo Stato, cifra che – denunciano i promotori – sarà compensata con nuovi tagli o aumenti di tasse per i contribuenti in regola.

Sul fronte degli investimenti pubblici, la spesa si ferma al 3,4% del PIL, proprio mentre si avvia all’esaurimento la spinta del PNRR. Particolarmente critico il quadro della sanità: la spesa scende al 6,3% del PIL, ben sotto il 7,5% del 2021 e al di sotto della soglia raccomandata dall’OMS. L’aumento previsto non supera il 3%, risultando di fatto un taglio reale.

Infine, la manovra incentiva fiscalmente il ricorso ai fondi pensione privati per i nuovi assunti, un orientamento che secondo gli organizzatori spinge ulteriormente verso la privatizzazione del sistema previdenziale.

La campagna nazionale è promossa da Disarma e sostenuta da un ampio fronte di intellettuali, economisti, esponenti del mondo accademico e figure pubbliche, tra cui:
Piergiorgio Ardeni, Pino Arlacchi, Elena Basile, Piero Bevilacqua, Maria Luisa Boccia, Ginevra Bompiani, Alberto Bradanini, Alberto Burgio, Luigi de Magistris, Roberta De Monticelli, Angelo d’Orsi, Monica Di Sisto, Stefano Fassina, Francesca Fornario, Carlo Galli, Domenico Gallo, Alfonso Maurizio Iacono, Francesco Sylos Labini, Marina Lalatta Costerbosa, Raniero La Valle, Lea Melandri, Luisa Morgantini, Piergiorgio Odifreddi, Moni Ovadia, Giovanni Ricchiuti, Paolo Rossi, Vauro, Alessandro Volpi, Massimo Wertmüller, Alex Zanotelli.

mercoledì 8 ottobre 2025

Taruffi firma la mozione filo-Hamas, la reazione di Forza Italia: “Grave leggerezza istituzionale”

 



di Morris Battistini
Capogruppo Forza Italia di Marzabotto
Vicecoordinatore provinciale Forza Italia Bologna

Con profondo sconcerto apprendo dell’adesione di Igor Taruffi, dirigente regionale del Partito Democratico ed esponente di primo piano del centrosinistra, alla mozione promossa da un gruppo radicale dell’Appennino che – oltre a chiedere il riconoscimento dello Stato di Palestina – contiene affermazioni che legittimano Hamas come interlocutore politico.

Il documento, lungo sette pagine e inviato a 54 Comuni dell’area metropolitana, invita le amministrazioni a “condannare il genocidio, la pulizia etnica e tutti i crimini contro l’umanità che il governo israeliano starebbe compiendo”, ma allo stesso tempo propone un “dialogo con Hamas”, equiparando di fatto l’organizzazione terroristica a un soggetto politico legittimo.
Un’affermazione inaccettabile, che offende la memoria delle vittime innocenti e svilisce la gravità delle azioni terroristiche compiute da Hamas.

È un segnale gravissimo che un dirigente del PD – non un semplice attivista – abbia firmato una mozione di questo genere. Le sue successive scuse, motivate da “leggerezza” e da una “lettura superficiale” del testo, rappresentano a mio avviso un clamoroso autogol istituzionale: chi ricopre incarichi pubblici di rilievo deve agire con attenzione, rigore e senso di responsabilità.

Permettetemi una considerazione diretta: un ex assessore regionale del PD che sottoscrive un documento di tale portata senza comprenderne pienamente il contenuto non è solo superficiale, ma irresponsabile. Se manca la capacità di discernimento, è doveroso che lasci spazio a chi è in grado di rappresentare con dignità il proprio territorio.

In qualità di capogruppo comunale di Forza Italia a Marzabotto e vicecoordinatore provinciale di Forza Italia Bologna, dichiaro quanto segue:

1. Rigetto totale della mozione in questione, che contiene affermazioni fuorvianti e pericolose, tese a legittimare un’organizzazione terroristica.

2. Condanna ferma di ogni forma di terrorismo e di ogni tentativo di giustificare o minimizzare le azioni di Hamas.

3. Sostegno al riconoscimento dello Stato di Palestina, ma solo a condizioni precise:

o    il rilascio immediato di tutti gli ostaggi ancora detenuti da Hamas;

o    l’esclusione totale di Hamas da ogni struttura politica, amministrativa e istituzionale del futuro Stato palestinese.
Solo così si può parlare seriamente di pace e di convivenza.

4. Richiesta di chiarezza al PD regionale, affinché si dissoci pubblicamente da questa mozione e prenda le distanze da chi, come Taruffi, ha sottoscritto un documento che mina la credibilità delle istituzioni.

5. Impegno politico locale: a Marzabotto proporremo un ordine del giorno che condanni ogni forma di terrorismo, riaffermi la solidarietà allo Stato di Israele e chiarisca che nessuna istituzione comunale farà propria la mozione in questa versione.

Marzabotto, per la sua storia e per le ferite ancora vive della Seconda guerra mondiale, ha un valore simbolico universale. Proprio da qui deve levarsi un messaggio di pace e sobrietà, non di fazione. Strumentalizzare la tragedia di Marzabotto per sostenere le ragioni di una parte è un errore profondo: il rispetto delle vittime – israeliane e palestinesi – impone equilibrio e fermezza morale.

L’unica via possibile è quella di un dialogo di pace autentico, che non sventoli né la bandiera di Israele né quella di Palestina, ma che permetta a entrambi i popoli di convivere in quella terra martoriata.
Slogan come “Palestina libera dal fiume fino al mare” sono semplicemente intollerabili.

Non si dialoga con i terroristi: si condanna il terrorismo.

Mi auguro che altre forze politiche, amministratori locali e cittadini consapevoli si uniscano a questa posizione, per difendere la credibilità delle istituzioni e respingere ogni ideologia che tende a equiparare vittime e carnefici.

venerdì 15 agosto 2025

Vertice Trump–Putin, ore contate all’incontro in Alaska

 Ucraina al centro, ma Mosca punta al ‘reset’ con Washington



Ci siamo: il conto alla rovescia per lo storico faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin è agli sgoccioli. L’appuntamento è fissato per Ferragosto ad Anchorage, in Alaska, con l’Ucraina in cima all’agenda ufficiale americana. Il Cremlino, però, intende sfruttare l’occasione per rilanciare i rapporti bilaterali con gli Stati Uniti e spingere su un’agenda più ampia, che include cooperazione economica e controllo degli armamenti.

Il confronto si terrà nella base militare di Elmendorf-Richardson e inizierà alle 21.30 ora italiana. Se i lavori procederanno senza intoppi, l’incontro potrebbe durare tre o quattro ore, quando in Europa sarà notte fonda. Nelle principali capitali del Vecchio Continente, però, pochi chiuderanno occhio. A Helsinki, nel 2018, il precedente bilaterale fra i due leader durò quasi due ore.

Putin sarà affiancato dal consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, dal consigliere per gli investimenti esteri Kirill Dmitriev e dai ministri degli Esteri Sergei Lavrov, della Difesa Andrej Belousov e delle Finanze Anton Siluanov. Trump arriverà con il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff, oltre a membri chiave della sua squadra diplomatica.

Il vertice si aprirà con un colloquio a porte chiuse tra i due leader, alla presenza dei soli interpreti, come già avvenuto a Helsinki. Seguiranno un pranzo di lavoro e sessioni allargate alle delegazioni. In chiusura è prevista una conferenza stampa congiunta, salvo complicazioni nei negoziati.

Per Trump, l’obiettivo è chiaro: raggiungere un’intesa che ponga fine alla guerra in Ucraina e avvicinarsi così al premio Nobel per la Pace a cui aspira. Washington mantiene un’agenda ristretta e focalizzata su Kiev, mentre Mosca punta più in alto: aprire una nuova stagione di relazioni con gli Stati Uniti, avviare una cooperazione economica e discutere un nuovo trattato sul controllo degli armamenti strategici. Al momento l’unico accordo in vigore è il New START, in scadenza a febbraio.

lunedì 7 luglio 2025

Non è più abbandono: è una scelta politica. Il declino dell’Appennino è voluto, complice il silenzio colpevole delle amministrazioni locali

Il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (2021–2027) parla chiaro: lo Stato ha deciso di non invertire il declino dei territori montani e rurali. Una sentenza per 4.000 Comuni italiani e 13 milioni di cittadini. Ma dai borghi parte la resistenza: informarsi, fare rete, alzare la voce. Ora


Il grido d’allarme di Fabio Righi

 

È ora di dirlo forte e chiaro: non si tratta più di abbandono, ma di una scelta politica precisa. Un documento ministeriale, il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (2021-2027), approvato a marzo 2025, ha rivelato una frase choc a pagina 45: "Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento."

È una sentenza. Una resa.

Significa che centinaia di comuni montani, collinari e rurali – quasi 4.000 Comuni italiani, il 60% del nostro territorio con oltre 13 milioni di cittadini – non devono più puntare a rinascere. Non si fermerà lo spopolamento, non si costruiranno nuovi servizi, solo un po' di assistenza per accompagnare la fine. Nessuna speranza. Nessun futuro.

Questo è un cambiamento di paradigma devastante: lo Stato rinuncia ufficialmente all'idea di invertire la tendenza allo spopolamento. Si pianifica il declino, lo si accompagna, lo si normalizza.

E le nostre amministrazioni locali?

Nella maggior parte dei casi non reagiscono, non propongono, non costruiscono nulla. Si limitano a gestire l’ordinario con soluzioni tampone, deboli, inutili.

Sono succubi di un sistema più grande, paralizzate e impantanate da un insensata burocrazia, per non compromettere opportunità personali prive di coraggio, spesso indifferenti e non lavorano per risolvere i problemi, ma per coprirli. E così facendo li aggravano. amministrazioni pubbliche che oggi appaiono allo sbando, istituzioni si comportano non solo con passività, ma con un atteggiamento che ha ormai assunto i tratti di un vero estremismo dell’omissione, dove si arriva a ignorare o addirittura boicottare qualsiasi iniziativa che non nasca all’interno del proprio circuito politico.

Nel frattempo, la macchina pubblica nazionale divora miliardi con una logica assurda: massima spesa, minima resa.

Un sistema che non cambierà mai da solo, perché è stato costruito per non cambiare.

E chi lavora dal basso — cittadini, agricoltori, associazioni, artigiani, volontari — spesso viene ignorato, ostacolato o addirittura boicottato.

Noi non ci stiamo!

Non accettiamo che si scelga di spegnere i nostri borghi, distruggendo un patrimonio umano,storico culturale e ambientale unico. L'Appennino e le Aree Interne non sono un problema da accompagnare al tramonto: sono una sana e preziosa risorsa da liberare e utilizzare per il bene di tutti!

Questo "piano" ignora l'Articolo 3 della Costituzione e le enormi opportunità strategiche che questi territori offrono: agricoltura sostenibile, prodotti agroalimentari ed eno-gastronomici di altissima qualità, turismo lento, coesione sociale, difesa idro-geologica.

Cittadini, agricoltori, associazioni, artigiani, volontari... la vostra voce è cruciale!

Per questo chiediamo a tutti:

Informatevi!

Fate rete!

Alzate la voce!

Un Paese che lascia morire sé stesso un borgo alla volta, ha già smesso di essere una Repubblica. Non permettiamolo! 


Sito Facebook: ARCA APPENNINO BOLOGNESE.

Informazioni turistiche E-mail: arca9bologna@gmail.com.

Righi Fabio 320 17 93 002  -  Righi Otello 338 22 50 000