Addio al 2021:
«Ritardate le consegne natalizie di vino (mancano bottiglie e confezioni),
disdette le cene negli agriturismi. Annata nera per frutta, latte alimentare e
settore suinicolo; bene il grano e il parmigiano. Il boom dei costi inciderà
sulla scelta dei piani colturali 2022»
di Barbara Bertuzzi
Confagricoltura Emilia Romagna
L’annata agraria 2021 passerà alla storia come una “tempesta perfetta”
generata da variabili climatiche e sviluppi pandemici, con effetti disastrosi
sui costi produttivi delle aziende agricole. In Emilia-Romagna frenano i
comparti della frutta e degli allevamenti; bene il grano e il Parmigiano
Reggiano. Rischiano di chiudere le stalle di latte alimentare e si ridurranno
le coltivazioni di mais.
Lo sguardo d’insieme parte dal settore frutticolo che conta 4
milioni di giornate lavorative annue, «una catena del valore che va
supportata – sottolinea il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello
Bonvicini – con l’immediato rifinanziamento del Fondo di Solidarietà
Nazionale, in aggiunta ai 160 milioni già approvati dal DL Sostegni bis (Legge
di Stabilità 2021), e la modifica alla legge 102/2004 contro le calamità
naturali, perché inadeguata a tutelare il patrimonio aziendale e, con esso,
l’intero sistema frutticolo regionale».
L’esplosione dei prezzi delle materie
prime destinate all’alimentazione animale (dal mais agli integratori, al frumento e
all’orzo), piega le filiere zootecniche già in crisi, oggetto
peraltro di continui attacchi. «Occorre una visione di lungo periodo,
sulla quale far convergere le risorse del PNRR - sostiene il presidente
Bonvicini mandando un messaggio alle Istituzioni – una strategia che
metta al centro gli allevamenti, per il loro ruolo insostituibile nella
produzione di materie prime destinate alle Dop dell’Emilia-Romagna
e per la “rivalutazione” a fini energetici (biogas e biometano) degli effluenti
zootecnici; di più, i liquami e il digestato proveniente dagli impianti
agricoli diventano un concime prezioso visti i rincari sui fertilizzanti
minerali».
Aleggia lo spettro della chiusura di tante
stalle in regione. Il segnale d’allarme arriva dagli allevamenti di bovine da
latte ad uso alimentare: crescono infatti i volumi di latte per fare il
Parmigiano Reggiano (+ 3,9% nei primi 10 mesi dell’anno), ma rallentano gli
altri. «La tenuta della filiera del latte alimentare è a
rischio – spiega il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna – i
produttori scontano la mancanza di aggregazione e programmazione dell’offerta
in condizioni di mercato volatile». Il latte spot è quotato oggi
50 centesimi al litro sulla piazza di Verona, tuttavia gli
allevatori percepiscono dai 37 ai 42 cent/litro in base a contratti
“ingessati” che non tengono conto del boom dei costi».
Anche il settore suinicolo sta vivendo una fase di
profonda trasformazione in Emilia-Romagna e si concentrerà sempre più
nelle mani di pochi grandi attori, anche per sostenere gli oneri richiesti
dagli adempimenti nell’ambito degli eco-schemi (PAC post 2023). Gli allevatori
mostrano cautela di fronte all’imprevedibilità dei mercati. Le quotazioni dei
suini da ingrasso sono precipitate nel 2020 raggiungendo il minimo storico di 1
euro al chilo; fino a ottobre di quest’anno il prezzo si è attestato ai livelli
bassi per poi risalire e raggiungere il valore attuale di 1,62 euro/chilo.
Restano comunque da adeguare i listini di vendita alla Gdo. Qualche spiraglio
potrebbe invece aprirsi sui mercati internazionali perché la Cina, che è il
player principale, ha ricominciato ad acquistare carni in Europa.
Il boom dei costi spinge gli agricoltori a cambiare i piani colturali 2022.
Converrà produrre soia piuttosto che mais. Secondo
le stime di Confagricoltura Emilia Romagna, caleranno almeno del 20% le
superfici coltivate a mais in regione (da 100 a 80 mila ettari
complessivi), stravolgendo l’orizzonte delle principali province produttrici:
Ferrara (30 mila ettari nel 2021), Piacenza (20 mila) e Bologna (15 mila). La
perdita di interesse per la coltura è dovuta principalmente alla fiammata dell’urea,
che è infatti passata da 30 a oltre 90 euro al quintale.
Prevale l’incertezza sulle superfici da investire a
pomodoro da industria. La parte agricola tiene il punto: bisogna ridurre
del 10% gli ettari coltivati in regione rispetto all’anno passato (27 mila
totali), quando non è stato raccolto tutto il pomodoro in campo perché
eccessivo rispetto al potenziale di trasformazione del bacino - nonostante gli
stabilimenti di trasformazione abbiano lavorato per 75 giorni senza
interruzioni -; secondo, la trattativa tra produttori e industriali sul
prezzo per la campagna 2022 deve chiudersi entro il mese di gennaio, per
consentire agli agricoltori di scegliere se continuare a coltivare anche a
fronte di un aumento dei costi che va oltre i 900 euro a ettaro su un ammontare
complessivo di 5.000 euro/ha circa (la voce di spesa include gli agrofarmaci
per la difesa della pianta, i fertilizzanti, i mezzi per l’irrigazione a
partire dai tubi in polietilene e pvc, come pure le piantine e non da ultimo
l’energia e il gasolio).
Il rallentamento degli scambi commerciali ha preso alla sprovvista il mondo
del vino creando una voragine nella fornitura di tappi, bottiglie,
etichette e scatole, tale da mandare in tilt le cantine alle prese con omaggi e
confezioni natalizie. Risultato: ordini inevasi o comunque ritardati in
prossimità delle feste. Inoltre, i produttori che esportano in paesi extra UE
si trovano a fronteggiare incrementi del 50%, e anche più, sulle spese di
spedizione dei container; non va bene nemmeno chi invia la merce in Italia o in
Europa utilizzando il trasporto su gomma: + 15-20%.
Fine d’anno poco soddisfacente per la ristorazione
in agriturismo: sono fioccate fino al 80% di disdette per
pranzi/cene degli auguri e per il cenone di Capodanno. Come sottolinea
Agriturist Emilia Romagna, che rappresenta le strutture associate a
Confagricoltura, «incide la paura del contagio e l’obbligo di certificazione
verde per i ragazzi dai 12 ai 18 anni. Per molti genitori pro vax è “mission:
impossible”, una lotta contro il tempo, infatti il green pass scatta solo dopo
15 giorni dalla prima dose». Neanche le camere sono sold out tra Natale e
l’Epifania, ma c’è ottimismo perché si sta confermando il trend estivo: gli
italiani apprezzano la vacanza all’insegna della natura e il soggiorno negli
agriturismi, colmando così il vuoto lasciato dalla scarsa presenza di turisti
stranieri.