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giovedì 27 giugno 2024

Agricoltori in corteo contro i cinghiali fino alla sede della Regione

150 trattori in marcia a Bologna: 'Serve un piano straordinario'


"I cinghiali non rappresentano più solo un problema per i raccolti dei nostri agricoltori, ma anche per la sicurezza dei cittadini.

Coldiretti è in piazza oggi per dare un messaggio ancora più forte a tutte le Istituzioni e accendere i riflettori sui danni e i pericoli causati dai cinghiali e dalla fauna selvatica incontrollata.

Siamo qui a chiedere l'adozione di un piano regionale straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica". Lo ha detto il presidente regionale di Coldiretti, Nicola Bertinelli per la mobilitazione che ha visto oltre 4mila agricoltori da tutta l'Emilia-Romagna sfilare in corteo fino alla sede della Regione per denunciare "i problemi sanitari, sociali, economici e ambientali causati dai cinghiali e da tutta la fauna selvatica".
    Scortati da oltre 150 trattori, gli agricoltori di Coldiretti sono passati su via Stalingrado fino a viale Aldo Moro. "I selvatici distruggono le nostre produzioni di eccellenza, mettendo a rischio un parte significativa di un export che nel 2023 ha raggiunto gli 11 miliardi di euro di valore" ha detto il direttore regionale di Coldiretti, Marco Allaria Olivieri. Che ha aggiunto: "Inoltre i cinghiali hanno una responsabilità fondamentale per la diffusione della peste suina africana. È a rischio la sopravvivenza di 31mila allevamenti italiani e un intero comparto strategico dell'agroalimentare made in Italy, che genera un fatturato di 20 miliardi di euro l'anno e garantisce occupazione a 100 mila persone in Italia".

lunedì 26 febbraio 2024

Agricoltori in piazza a Bruxelles

 Oggi, lunedì 26 febbraio, in corteo da Stazione Luxembourg a Rue de la Loi.  Alla Commissione UE chiedono alcune semplificazioni 


Coldiretti  informa:


Migliaia di agricoltori della Coldiretti scendono in piazza con una grande mobilitazione per chiedere alle istituzioni europee risposte immediate e strumenti certi per cambiare le regole che minacciano la sopravvivenza del settore, tra norme capestro e regolamenti inadeguati che fanno aumentare i costi a carico delle aziende deprimendo la produzione nazionale a beneficio delle importazioni dall’estero. Presente anche una delegazione di Coldiretti Bologna guidata dalla Presidente provinciale, Valentina Borghi e dal Direttore Marco Allaria Olivieri.

L'appuntamento è fissato per lunedì 26 febbraio, a Bruxelles, in occasione della discussione del Consiglio dei Ministri agricoli dell'Ue sulla semplificazione della Politica Agricola Comune (Pac).

A partire dalle ore 10.00, in concomitanza dei lavori, si terrà la manifestazione organizzata da Coldiretti che partirà dalla Stazione Luxembourg per raggiungere Rue de la Loi, nei pressi della Commissione e del Consiglio europei.

“Nelle proposte avanzate dalla Commissione – spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in merito al pacchetto semplificazione per l'agricoltura che la Commissione UE ha inviato alla presidenza belga dell’UE – abbiamo letto alcune semplificazioni da noi proposte, ma manca completezza e certezza dei dettagli. Si sono, finalmente, accorti di alcuni aspetti su cui intervenire, come ad esempio la condizionalità ambientale e la razionalizzazione dei controlli. Sono positive anche le ipotesi di intervento per i piccoli agricoltori. Però – precisa Prandini – al momento sono solo dichiarazioni: i tempi delle aziende non combaciano con i tempi della burocrazia europea. Noi vogliamo risposte concrete e interventi immediati. Non è più tempo di annunci, serve cambiare le regole che penalizzano l’agricoltura. La posizione di Coldiretti non cambia: lunedì saremo di nuovo a Bruxelles a manifestare in piazza insieme a migliaia di agricoltori per avere tempi e strumenti certi per cambiare le politiche europee che minacciano la sopravvivenza del settore”.

In piazza saranno presenti anche le associazioni di categoria provenienti da diverse parti dell'Unione Europea, tra cui la Spagna (Asaja), il Portogallo (Cap), il Belgio (Fwa), che si uniranno alla Coldiretti per trasformare le proteste in proposte concrete.

lunedì 20 novembre 2023

Il cibo artificiale in Italia è fuorilegge

 La soddisfazione di Coldiretti:  carne, latte e pesce artificiali sono banditi


E’ stata approvata dalla Camera dei Deputati a larga maggioranza con 159 sì, 53 no e 34 astenuti la legge che introduce il divieto in Italia di produrre, commercializzare e importare cibi a base cellulare per uso alimentare o per i mangimi animali. Un grande successo di Coldiretti che giusto un anno fa, nel novembre 2022 aveva lanciato la petizione per chiedere di fermare una deriva pericolosa per l’agricoltura italiane per la salute dei cittadini.

Sulla spinta degli oltre due milioni di firme raccolte, con più di 2mila comuni che hanno deliberato a favore spesso all’unanimità, tutte le Regioni di ogni colore politico ed esponenti di tutti gli schieramenti oltre a Ministri e Sottosegretari, Parlamentari nazionali ed europei e Sindaci, il 28 marzo scorso il Consiglio dei Ministri aveva presentato un ddl su iniziativa del Ministro dell’agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida e della premier Giorgia Meloni. In appena otto mesi, un tempo record rispetto alla media, la legge ha quindi visto la luce, festeggiata in piazza dagli agricoltori assieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo.

La battaglia si sposta ora in Europa dove l’Italia, che è leader mondiale nella qualità e sicurezza alimentare, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche di tutela della salute dei cittadini.

“Non è la prima volta che facciamo da pionieri in Europa – ha ricordato il presidente Prandini – l’Italia proprio grazie al pressing di una raccolta di firme della Coldiretti è stata il primo Paese ad adottare norme nazionali per l’obbligo di etichettatura di origine degli alimenti verso il quale si sta progressivamente allineando l’Unione Europa con il superamento di dubbi e contestazioni, a livello nazionale e comunitario, che fanno ormai parte del passato”.

La stessa Unione Europea, nel rispetto del principio di precauzione, ha messo al bando da oltre 40 anni l’uso negli alimenti di ormoni che sono invece utilizzati nei proprio processi produttivi della carne a base cellulare. Peraltro la Commissione Agricoltura dell’Europarlamento si è già espressa sulla carne artificiale coltivata nella risoluzione sulle proteine, respingendo a larga maggioranza un emendamento che individuava nelle proteine coltivate in laboratorio una delle possibili soluzioni al problema della dipendenza degli allevamenti europei dagli approvvigionamenti dall’estero.

E in buona parte dell’opinione pubblica europea si sta diffondendo una nuova consapevolezza circa i pericoli legati a una tecnologia dai contorni oscuri, con molte incognite che rischia di cambiare per sempre la vita delle persone e l’ambiente che ci circonda.

Una eventuale richiesta di autorizzazione alla commercializzazione che dovesse pervenire all’Ue, secondo la Coldiretti, non potrebbe essere valutata con le procedure ordinarie dei novel food ma per gli ingredienti utilizzati vanno applicate nell’Unione Europea le stesse procedure previste per i medicinali, che necessitano di approfondite prove sperimentali. Una esigenza alla luce del fatto che, dalle allergie ai tumori, sono 53 i pericoli potenziali per la salute legati ai cibi prodotti in laboratorio individuati nel Rapporto Fao e Oms.

La giornata di festa per l’approvazione della legge è stata in parte rovinata dalle provocazioni di un gruppo di deputati di +Europa che hanno lasciato i lavori parlamentari (a presiedere i quali sarebbero in teoria pagati dai cittadini) per scendere in piazza ed esporre cartelli insultanti verso gli agricoltori con la scritta “Coltivate ignoranza”. Una provocazione gratuita e inaccettabile per tutti i presenti che ha indignato il presidente Prandini, il quale ha affrontato i deputati Benedetto della Vedova e Riccardo Magi, pronti a lamentare un’aggressione fisica in realtà mai avvenuta. 

martedì 3 ottobre 2023

Ai ‘Contadini con la Camicia' di Castiglione dei Pepoli l’Oscar Green

La  giovane azienda La Bargazzina premiata da Coldiretti

I premiati

di Martina Mari

C’è una giovane azienda di Castiglione dei Pepoli tra i premiati agli Oscar Green dell’Emilia Romagna, l’annuale premio all’innovazione in agricoltura che quest’anno si è svolto presso l'agriturismo Corte dei Landi di Reggio Emilia. I premi sono stati consegnati alla presenza dei presidenti e dei direttori provinciali di Coldiretti, il presidente di Coldiretti Emilia-Romagna Nicola Bertinelli, il direttore Marco Allaria Olivieri, il delegato regionale di Coldiretti Giovani Impresa Marco Sforzini, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi e il presidente di Anbi nazionale Francesco Vincenzi.

Per la categoria Custodi d'Italia ha vinto Arianna Fabbri della società agricola La Bargazzina . A Castiglione dei Pepoli Arianna e il marito Paolo Moro portano avanti il loro progetto di ‘contadini con il camice’. I due giovani infatti, dopo la Laurea in Chimica, hanno deciso di ritornare sui terreni della famiglia di Arianna e sviluppare in Appennino il loro progetto imprenditoriale. Nel vivaio aziendale, aperto anche alla vendita diretta, vengono coltivate durante l'anno più di 100 varietà di piante officinali (oltre a quelle ornamentali e qualche ortiva). Nei campi vengono invece coltivate le piante riservate alla trasformazione nel laboratorio per la produzione di tisane, oli essenziali e altri prodotti a base di erbe. 

“E’ una grandissima soddisfazione vedere crescere un’azienda come questa nel nostro territorio, con giovani coraggiosi che tornano a coltivare la terra dei loro nonni - afferma l’Assessore all’Agricoltura Tommaso Tarabusi -. Arianna e Paolo sono la dimostrazione che fare agricoltura in montagna è possibile, ma a condizione di farlo in modo innovativo e sfidante. In un settore dove la marginalità è molto limitata a causa del costo di tutti i fattori produttivi ed alla difficoltà di gestire l’aleatorietà delle condizioni climatiche sempre più imprevedibili, riesce a vincere solamente chi è in grado di innovare ed ha il coraggio di credere in progetti ambiziosi. Questi ragazzi hanno dimostrato di avere da subito le idee chiare e sono convinto che arriveranno altri successi, con l’auspicio che possano servire da spunto per altre realtà da fare crescere nel nostro territorio”.

martedì 8 agosto 2023

Un altro tributo da pagare ai cambiamenti climatici: parte la vendemmia con un calo di produzione del 14%

 

Da Coldiretti:

In una stagione complessa dal punto di vista meteo la vendemmia 2023 inizia pagando un pesante dazio agli effetti dei cambiamenti climatici che, fra maltempo e ondate di calore, hanno danneggiato i vigneti con la produzione nazionale stimata in calo di circa il 14% ma con crolli fino al 50% nel Centro Sud facendo segnare, per quelle aree, il peggior risultato del secolo. 

E’ quanto emerge dalle prime stime della Coldiretti in occasione dell’avvio della vendemmia in Italia con il distacco del primo grappolo in Sicilia nell’azienda agricola Giuseppe Provenzano, ad Alcamo contrada Crocicchia nella provincia di Trapani con la vendemmia delle prime uve di pinot grigio.

La produzione italiana dovrebbe scendere intorno ai 43 milioni di ettolitri contro i 50 milioni registrati la scorsa stagione, facendo entrare il 2023 fra i peggiori anni della storia del vigneto Italia nell’ultimo secolo insieme al 1948, al 2007 e al 2017. In Italia si attende comunque una produzione di qualità, ma per quanto riguarda i volumi molto dipende dall’evoluzione delle temperature e delle precipitazioni nelle prossime settimane e dall’impatto dei cambiamenti climatici, con i viticoltori che devono stare sempre più attenti alla scelta del giusto momento per la raccolta e la lavorazione in cantina (leggi il vademecum per le cantine presentato dal Masaf).

In base alle prime proiezioni, in assenza di ulteriori eventi avversi, per la conquista del primo posto come produttore mondiale di vino si prospetta un testa a testa fra l’Italia e la Francia, che sta facendo i conti con malattie della vite e maltempo, mentre la Spagna, dove il meteo ha anticipato la raccolta di almeno due settimane, dovrebbe restare terza con 36,5 milioni di ettolitri e un calo dell’11% rispetto allo scorso anno.

In Italia, nonostante gli investimenti fatti dagli agricoltori a tutela della salute dei vigneti, con un incremento dei costi di produzione che pesa sui bilanci delle aziende, ci sono regioni importanti come Sicilia e Puglia, che rappresentano oltre 1/5 di tutto il vino del Belpaese, con perdite tra i filari fino al 40% mentre in alcune zone fra Molise e Abruzzo si registra un crollo anche del 60% dei grappoli da raccogliere. La situazione è difficile anche in Toscana, ma migliora spostandosi verso Nord, dove le rese sono stabili o crescono leggermente rispetto lo scorso anno.

E se in Romagna l’alluvione ha dato un duro colpo ai vigneti, in Emilia, nonostante le grandinate, la produzione resiste seguendo l’intera dorsale che da Modena, Piacenza e Parma si spinge fino all’Oltrepo Pavese e all’Astigiano. Dal Piemonte al Veneto, passando per la Lombardia le rese sono stabili nonostante nubifragi e grandinate che hanno colpito a macchia di leopardo nelle ultime settimane, in un Nord che quest’anno dovrebbe produrre il 65% di tutto il vino nazionale.

Uno scenario che vede la vendemmia in Italia partire tradizionalmente con le uve da spumanti Pinot e Chardonnay in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la Glera per il Prosecco e con le grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello su 658mila ettari coltivati a livello nazionale.

La produzione tricolore può contare su 635 varietà iscritte al registro viti, il doppio rispetto ai francesi, con le bottiglie Made in Italy destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria.

“Con la vendemmia in Italia si attiva un sistema che offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio” spiega il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Un patrimonio di cultura, storia, economia e lavoro messo a rischio dall’entrata in vigore della legge sulle etichette allarmistiche del vino dopo che la Commissione europea ha dato il via libera per silenzio-assenso alla proposta irlandese Si tratta infatti di una norma distorsiva del commercio che è il risultato di un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il vino che fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta diecimila anni di storia e le cui tracce nel mondo sono state individuate nel Caucaso mentre in Italia si hanno riscontri in Sicilia già 4100 anni prima di Cristo.

“E’ del tutto improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino che in Italia è diventato l’emblema di uno stile di vita lento, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol,” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini secondo la Coldiretti non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate”. 

mercoledì 14 giugno 2023

Il maltempo ha portato anche l’ emergenza miele


da Coldiretti Bologna

 

Settore apistico nuovamente in difficoltà nei territori colpiti dal maltempo di maggio per i numerosi  territori apiari  allagati e distrutti dalla forza dell’acqua che non ha lasciato scampo alle api.

Danni diretti alle produzioni apistiche negli apiari colpiti o indeboliti dal meteo avverso ma anche danni indiretti dovuti alla mancanza di insetti impollinatori sulle colture, soprattutto quelle da seme.

Gli apicoltori ogni anno infatti sono impegnati con le loro arnie nelle campagne delle diverse regioni d’Italia per difendere questo insetto che svolge un ruolo insostituibile per l’ambiente e per l’uomo. L’irruenza dell’evento meteorologico delle passate settimane ha colpito anche le attrezzature e i laboratori di smielatura, resi inagibili per decine di aziende.

Ancora difficile la stima dei danni effettivi al settore anche in termini di patrimonio apistico perduto: si considerano cospicui danni soprattutto nelle postazioni della zona collinare ravennate e  bolognese, molte delle quali risultano ancora non raggiungibili.

Le condizioni avverse dettate dai cambiamenti climatici hanno determinato già nel 2022 un calo delle produzioni nazionali di miele, lasciando spazio alle importazioni dall’estero, provenienti anche da paesi che non sempre brillano per trasparenza e sicurezza alimentare. Sulla base dei dati Istat in occasione della giornata mondiale delle Api del 18 maggio 2023 nel sottolineare che secondo l’indagine “From the hives” del Centro Comune di Ricerca (Ccr) della Commissione europea fra i campioni di miele importati nella UE fra il 2021 e il 2022, quasi 1 barattolo su 2 (46%) è sospettato di adulterazione.

Il numero in assoluto più alto viene fatto registrare dalla Cina (74%), con la Turchia che ha la percentuale relativa maggiore di campioni sospetti (93%) mentre il Regno Unito ha registrato un tasso di campioni dubbi ancora più elevato (100%), probabilmente perchè si tratta di miele prodotto in altri paesi e ulteriormente miscelato prima di essere rispedito in Europa. Uno scenario preoccupante nei confronti dei quale è possibile difendersi solo con l’acquisto di miele italiano che è riconoscibile dalle indicazioni in etichetta.

lunedì 10 aprile 2023

Dal Consiglio dei Ministri un piano anti siccità, ok agli invasi

 


Coldiretti  scrive:

 

Bene l’intervento del Governo per fronteggiare il grave problema della siccità che colpisce l’Italia dove si perde ogni anno l’89% dell’acqua che arriva al suolo grazie alla pioggia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente il decreto legge approvato dall’ultimo Consiglio dei ministri che contiene misure utili per contrastare la crisi idrica dall’istituzione della cabina di regia per l’emergenza alla nomina di un Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti.


In particolare, per superare la difficoltà di svolgimento delle procedure amministrative, il Commissario potrà adottare in via d’urgenza i provvedimenti per fronteggiare la crisi idrica anche derogando alle disposizioni vigenti in materia.

“Con i cambiamenti climatici che hanno tagliato di 1/3 le precipitazioni a livello nazionale, gli agricoltori italiani sono impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma l’acqua è essenziale per mantenere sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell’intero settore alimentare” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “è necessario creare una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio al fine di conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura”.

Per questo sono importanti all’interno del decreto le norme per la realizzazione, il potenziamento e l’adeguamento delle infrastrutture idriche ed anche quelle per l’aumento dei volumi utili degli invasi in regime di emergenza idrica, anche con finalità irrigue. Di rilievo la previsione che consente la realizzazione di piccoli invasi privati per la raccolta di acque meteoriche per uso agricolo. Insieme a tale novità è importante la disposizione che ammette il riutilizzo delle acque reflue depurate ad uso irriguo.
Dalla disponibilità idrica dipende la produzione degli alimenti base della dieta mediterranea, dal grano duro per la pasta alla salsa di pomodoro, dalla frutta alla verdura fino al granoturco per alimentare gli animali per la produzione dei grandi formaggi come Parmigiano reggiano e il Grana Padano ed i salumi più prestigiosi come il prosciutto di Parma o il Culatello di Zibello con circa 300mila aziende agricole che si trovano nelle aree più colpite dall’emergenza siccità.

L’inverno, che dal punto di vista climatologico ha fatto segnare una temperatura superiore di 1,21 gradi la media storica ma l’anomalia è addirittura di 1,38 gradi in più al nord sulla base dei dati Isac Cnr, ha lasciato l’Italia del nord a secco  con danni stimati in 6 miliardi all’agricoltura nazionale. La mancanza di precipitazioni sta condizionando le scelte delle aziende agricole che si stanno spostando da mais e riso verso colture come soia e frumento meno esigenti dal punto di vista idrico.

lunedì 2 gennaio 2023

In Manovra la riforma delle prestazioni di lavoro occasionale in agricoltura


Da Coldiretti

 

L’arrivo del nuovo sistema di prestazioni occasionali che sostituisce i vecchi voucher è importante nelle campagne perché introduce una rilevante semplificazione burocratica per salvare i raccolti e garantire nuove opportunità di reddito in un momento particolarmente difficile per il Paese. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini all’assemblea nazionale della Coldiretti a Roma in riferimento ai contenuti della manovra approvata in Commissione Bilancio della Camera che prevede l’introduzione di norme speciali per l’impiego di manodopera attraverso una nuova disciplina delle prestazioni di lavoro occasionale a tempo determinato in agricoltura con un importante snellimento degli adempimenti e dei costi per l’impresa garantendo la tutela dei diritti dei lavoratori nel pieno rispetto della disciplina della contrattazione collettiva di settore.

Per la difficoltà di reperire manodopera nelle campagne in netta controtendenza rispetto all’andamento generale sono crollate del 2,2% le ore lavorate in agricoltura nel terzo quadrimestre del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il provvedimento riconosce le specificità del settore agricolo con la necessità di rispettare i cicli stagionali della produzione di fronte ai cambiamenti climatici per non perdere i raccolti rimediando alla carenza di manodopera resa più evidente dall’emergenza Covid che ha ostacolato gli ingressi alle frontiere dei lavoratori stranieri che rappresentano una componente importante per le attività agricole. Per questo siamo grati al Governo per aver accolto le nostre sollecitazioni attraverso uno strumento flessibile, semplice ed economico per regolare i rapporti di lavoro occasionali. Si tratta di una tipologia di rapporto in grado di completare il mercato del lavoro agricolo in quanto potranno accedervi pensionati, studenti, disoccupati e inoccupati, percettori di Naspi reddito di cittadinanza, ammortizzatori sociali e detenuti ammessi al lavoro all'esterno.

Sarà a tutti gli effetti un rapporto di lavoro subordinato agricolo con l’unico limite determinato dalla durata della prestazione che non potrà superare, per singolo occupato, le 45 giornate di lavoro effettivo in un arco temporale di durata del rapporto di dodici mesi. Rilevanti per l’impresa tanto le semplificazioni burocratiche che il contenimento dei costi. Le prime consentiranno all’impresa sia l’emissione di un’unica busta paga alla scadenza del rapporto, che assolve all’obbligo di informativa al lavoratore con la consegna del modello Unilav di assunzione, ed erogando i compensi, in forma comunque tracciabile, per settimana-quindicina- mese.

Quanto al contenimento dei costi viene previsto che la contribuzione dovuta sui compensi erogati sia quella indicata per i territori svantaggiati, da versare in un’unica soluzione entro il giorno 16 del mese successivo al termine della prestazione. Tutte le tutele a favore del lavoratore previste dall’ordinamento, incluse le prestazioni di natura previdenziale ed assistenziale, e le tutele contrattuali, dal salario alle prestazioni del sistema della bilateralità agricola, saranno garantite al pari di qualsiasi occupato a tempo determinato (OTD).

Il salario corrisposto secondo i parametri della contrattazione collettiva sarà inoltre esente da imposizione fiscale, cumulabile con qualsiasi tipologia di trattamento pensionistico e sarà computabile ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno in caso di soggetti extracomunitari. La contribuzione versata sarà utile ai fini di eventuali successive prestazioni previdenziali, assistenziali e di disoccupazione, anche agricole.

martedì 29 novembre 2022

Manovra, tornano i buoni lavoro nei campi


Coldiretti informa:

"L’arrivo dei buoni lavoro è importante nelle campagne dove occorre lavorare con la semplificazione burocratica per salvare i raccolti e garantire nuove opportunità di reddito in un momento particolarmente difficile per il Paese".

E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento ai contenuti della manovra che prevede l’introduzione dei buoni lavoro a tempo determinato per un importo fino a 10mila euro.

Siamo grati al Governo per aver accolto le nostre sollecitazioni sul problema della manodopera agricola e – sottolinea Prandini - siamo pronti al confronto con le Istituzioni e i sindacati per individuare le formule più adeguate che garantiscano maggiore semplificazione per le imprese e le necessarie tutele per i lavoratori agricoli.

Sovranità alimentare significa nei fatti – conclude Prandini - un impegno per investire nella crescita del settore con il lavoro, aumentare le produzioni, ridurre la dipendenza dall’estero, valorizzare la biodiversità del nostro territorio e garantire agli italiani la fornitura di prodotti alimentari nazionali di alta qualità.

 

giovedì 28 luglio 2022

Patate: ricerca per salvare la qualità della produzione

 

Coldiretti Bologna informa:

   

Coldiretti Bologna ha avviato tra i propri associati un monitoraggio sull’andamento delle prime scavature nell’areale bolognese.

Purtroppo le premesse non sono delle migliori per cui sono comprensibili le incertezze e le ansie dei pataticoltori.

In particolare, per questa campagna, si registra nel terreno una percentuale di presenza di elateridi (ferretto) generalmente superiore agli anni precedenti. In alcune zone del bolognese il fenomeno riguarda oltre il 30% della produzione. Inoltre una serie di concause, quali lo sbalzo termico registrato nel mese di maggio e il perdurare della siccità, sono tutte condizioni che hanno determinato la crescita irregolare della patata che pur mantenendo ottime caratteristiche organolettiche, si presenta di forma irregolare. Ne consegue una maggior percentuale di prodotto non idoneo alla commercializzazione che incide negativamente, in periodo anche di aumento dei costi di produzione, sul risultato economico finale per gli agricoltori.

 

Il settore patate, con una produzione di oltre 2 milioni di quintali in regione, di cui la metà solo nella provincia di Bologna, è uno dei maggiori comparti che caratterizza l’economia agricola del nostro territorio e che nel tempo ha visto crescere un’importante filiera di trasformazione e commercializzazione che ha come ulteriore elemento qualificante la Patata di Bologna DOP nell’unica ed esclusiva varietà Primura.

 

Per Coldiretti emerge la necessità che i pataticoltori possano essere rassicurati sul futuro di questa produzione di eccellenza del nostro territorio.

È necessario avere le giuste garanzie nel breve e nel lungo periodo e gli strumenti tecnici adeguati per difendere le coltivazioni.

Coldiretti auspica innanzitutto lo sblocco in tempo brevi di una molecola efficace contro il ferretto, confida in iniziative istituzionali che nell’immediato risolvano i problemi di liquidità e nel lungo periodo diano garanzia alla redditività aziendale per poter sostenere e programmare anche la prossima campagna produttiva.

È necessario assicurare ai consumatori un prodotto sempre di primissimo livello in termini di qualità e sicurezza alimentare. Per farlo è fondamentale investire sulla ricerca con l’ appoggio delle istituzioni.

 

È necessario che ognuno faccia la propria parte per intervenire anche sulle possibili speculazioni, sui rincari eccessivi, consentendo alle nostre imprese di resistere e restare sul mercato, sostenendo la produzione di cibo buono e giusto.

Coldiretti Emilia Romagna richiederà un incontro urgente con l’Assessore all'Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi e al Consorzio fitosanitario per fare il punto sulla situazione e analizzare quali proposte e quali azioni possano essere perseguibili per arginare il problema e con quali strumenti.

 

mercoledì 8 giugno 2022

Dopo la carne artificiale arriva il latte senza mucche: nuovo attacco alle stalle italiane

In futuro i menu saranno preparati nei laboratori chimici me le mucche le vedremo solo allo zoo. 



Coldiretti preoccupata denuncia:

 

 “Real dairy. No cows”. E’ lo slogan che campeggia sul sito della Remilk, la start up israeliana che promette di fare “veri” latte e formaggi senza l’aiuto delle mucche, nuovo simbolo dell’attacco alle stalle italiane e all’intero Made in Italy a tavola portato dalle multinazionali del cibo. Un’aggressione che, dietro belle parole come “salviamo il pianeta” e “sostenibilità, nasconde l’obiettivo di arrivare a produrre alimenti facendo progressivamente a meno degli animali, dei campi coltivati, degli agricoltori stessi.

“Creare un vero caseificio con zero mucche suona come una scienza futuristica – si legge non a caso sul sito internet dell’azienda israeliana -, ma il metodo che utilizziamo per realizzare questa magia è in realtà piuttosto antico! Abbiamo chiesto al nostro team di scienziati eccezionali e guidati dalla missione di semplificarlo per noi ed eccola qui, la guida per principianti per produrre veri latticini, senza bisogno di mucche!”.

Il “latte senza mucche” è un prodotto artificiale che, secondo quanto afferma la Remilk, nasce copiando il gene responsabile della produzione delle proteine del latte nelle mucche e inserendolo nel lievito. Questo viene messo in dei fermentatori per produrre delle proteine del latte a cui verranno aggiunte in laboratorio vitamine, minerali, grassi e zuccheri non animali.

L’azienda, come rivelato in un articolo su Libero dal giornalista Attilio Barbieri, è pronta ad aprire in Danimarca una grande fabbrica dove produrre il finto latte e avviare l’invasione dei mercati europei, una volta ottenuto il via libera alla commercializzazione. Il nodo è capire come l’Unione Europea potrebbe accogliere la novità. In passato la Corte di Giustizia Ue si è pronunciata chiaramente contro l’utilizzo del termine “latte” per le bevande vegetali (ad esempio il latte di soia), ma le sempre più aggressive politiche di marketing adottate dalle multinazionali e l’attività di lobby all’interno delle istituzioni rischiano di sfondare e aprire la strada a filiere “dal laboratorio alla tavola” dove a rimetterci in salute e reddito saranno i cittadini, a tutto vantaggio dei miliardari “filantropi” che sempre più numerosi foraggiano il cibo artificiale.

Gli investimenti nel campo della biologia sintetica stanno crescendo molto negli ultimi anni e i nomi più impegnati sono soprattutto noti per essere protagonisti del settore hitech e della nuova finanza mondiale, da Bill Gates (fondatore di Microsoft) ad Eric Schmidt (cofondatore di Google), da Peter Thiel (co-fondatore di PayPal) a Marc Andreessen (fondatore di Netscape), da Jerry Yang (co-fondatore di Yahoo!) a Vinod Khosla (Sun Microsystems).

L’esempio più lampante è quello della carne artificiale dove solo nel 2020 sono stati investiti 366 milioni di dollari, con una crescita del 6000% in 5 anni. Coldiretti, assieme a Filiera Italia, ha smontato una dietro l’altra le bugie che ci celano la presunta bistecca green, che in realtà non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore e non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato.

Ma per combattere la guerra del cibo di laboratorio occorre anche la collaborazione del più prezioso alleato degli agricoltori: il consumatore, con la sua sensibilità per le cose buone e il suo… palato. Quanti più italiani continueranno a mangiare il vero prodotto Made in Italy coltivato nei nostri campi e a frequentare i mercati contadini, tanto più grandi saranno le chance di vincere questa battaglia.

L’alternativa è un futuro dove i menu saranno preparati nei laboratori chimici e le mucche le vedremo solo allo zoo. Non possiamo e non dobbiamo permetterlo.

mercoledì 6 aprile 2022

Con la guerra addio a 1/4 del grano mondiale

 



Con la guerra rischia di venire a mancare dal mercato oltre ¼ del grano mondiale con l’Ucraina che insieme alla Russia controlla circa il 28% sugli scambi internazionali con oltre 55 milioni di tonnellate movimentate, ma anche il 16 % sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l’alimentazione degli animali negli allevamenti e ben il 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate). Una catastrofe globale sul piano agricolo ed alimentare come mai era accaduto dalla seconda guerra mondiale, che è stata uno dei temi al centro della visita a Bruxelles del presidente della Coldiretti Ettore Prandini che si è recato nella capitale belga per incontrare tra gli altri il Commissario per l'Economia Paolo Gentiloni  e  Janusz Wojciechowski, Commissario all’Agricoltura.

Senza la fine della guerra le semine primaverili di cereali in Ucraina saranno praticamente dimezzate su una superficie di 7 milioni di ettari rispetto ai 15 milioni precedenti all’invasione della Russia che sta bloccando anche le spedizioni dai porti del Mar Nero dove 94 navi per il trasporto di prodotti alimentari nel mediterraneo sono state bloccate e tre bombardate. Si tratta di un taglio significativo anche alla luce delle difficoltà del commercio internazionale di materie prime agricole in una situazione in cui molti Paesi stanno adottato misure protezionistiche, bloccando le esportazioni

A preoccupare sono le speculazioni che  si spostano dai mercati finanziari in difficoltà ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto. Una speculazione sulla fame che nei Paesi più ricchi provoca inflazione e povertà ma anche gravi carestie e rivolte nei Paesi meno sviluppati come emerge dall’analisi delle Nazioni Unite che evidenzia come paesi quali l’Egitto e il Libano dipendono per l’85% dai cereali dell’Ucraina.

Una emergenza internazionale che riguarda però direttamente l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame, secondo l’analisi della Coldiretti. Dall’Ucraina in Italia arriva appena il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione per un totale di 122 milioni di chili ma anche ben il 15% delle importazioni di mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat relativi al 2021.

Va tuttavia segnalato che tra pochi mesi inizierà la raccolta del grano seminato in autunno in Italia dove secondo l’Istat si stimano 500.596 ettari a grano tenero per il pane, con un incremento dello 0,5% mentre la superfice del grano duro risulta in leggera flessione dell’1,4% per un totale di 1.211.304 ettari anche se su questa prima analisi pesano i ritardi delle semine per le avverse condizioni climatiche che potrebbero portare a rivedere il dato al rialzo. Positiva è anche la notizia della prima spedizione di migliaia di tonnellate di mais dall’Ucraina attraverso il treno diretto ai confini ovest con i porti del Paese che rimangono bloccati a causa dell’invasione russa.

“L’Unione Europea gioca un ruolo determinante per garantire gli approvvigionamenti alimentari e bisogna evitare comportamenti protezionistici come il blocco delle esportazioni annunciato dall’Ungheria e superato solo grazie all’intervento diretto del premier Draghi -  ha sottolineato Prandini -. Ma bisogna anche intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro e sostenere gli investimenti per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma anche l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni come strumento in risposta ai cambiamenti climatici. L’Italia – ha concluso Prandini – ha bisogno di accelerare sui progetti del PNRR e di avere una prospettiva a medio termine per investire sempre di più nel settore agricolo in termini di sicurezza alimentare ma anche di indipendenza energetica”.

 

lunedì 7 febbraio 2022

Covid: con la chiusura di ristoranti e agriturismi 5 mld di prodotti agricoli invenduti


Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in  quasi 5 miliardi nel 2021 e un trend in ulteriore peggioramento con i locali deserti a causa della ripresa dei contagi nel 2022. 

E’ quanto afferma la Coldiretti nel tracciare un bilancio sulle conseguenze delle chiusure e delle limitazioni imposte alla ristorazione per l’emergenza Covid rispetto al periodo prima della pandemia.

La diffusione della variante Omicron ha di fatto prolungato le difficoltà per ristoranti, agriturismi e bar anche nel mese di gennaio mentre il balzo dei prezzi energetici ha fatto impennare i costi di produzione in campi, stalle, serre e cantine. 

I locali si sono svuotati per il timore provocato dalla rapidità di diffusione dei contagi, per lo smart working e per il calo del turismo ma anche per il fatto che milioni di italiani sono stati costretti a casa perché positivi al Covid, hanno avuto contatti a rischio e sono in quarantena o sono privi di green pass perché non vaccinati.

Una drastica riduzione dell’attività che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi.

Nell’attività di ristorazione sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro.

Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che nel 2021 è salita al valore di 575 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale. Occorre salvaguardare  un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid il cibo ha dimostrato tutto il suo valore strategico per il Paese. 

lunedì 31 gennaio 2022

Con il caro energia produrre grano costa agli agricoltori 400 euro in più ad ettaro




da Coldiretti 

Quest’anno produrre grano costa agli agricoltori italiani 400 euro ad ettaro a causa dell’impennata dei costi energetici che si riflette a cascata dalle sementi al gasolio fino ai fertilizzanti. L’analisi è della Coldiretti che evidenzia la necessità di interventi per aiutare le imprese rispetto a rincari ormai insostenibili, a partire dal settore cerealicolo che rappresenta uno dei simboli della situazione di difficoltà in cui versa l’agricoltura nazionale.

Le sementi di grano duro registrano un balzo di almeno il 35%, mentre i chicchi di grano tenero hanno subito un incremento del 15% secondo stime Coldiretti su dati di Consorzi Agrari d’Italia. Ma se si prendono in considerazione i carburanti si arriva a rincari di circa il 50%, con un aumento dei costi ad ettaro delle operazioni agromeccaniche che oggi viene stimato in circa 10-15%.

L’impennata del costo del gas, dovuta ai problemi riscontrati con i Paesi esportatori, fa schizzare poi i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%.

A questo occorre aggiungere l’aumento del costo dei fitosanitari, ora indicativamente del 10-15% che, in primavera, potrebbero un ulteriore sussulto, con un atro +15% secondo Coldiretti. Il risultato è che le quotazioni attuali del grano, salite a oltre 50 euro a quintale, non andranno paradossalmente a coprire i costi di produzione. E se negli altri paesi produttori, Canada in testa, si dovesse verificare un aumento dei raccolti e, conseguentemente, una diminuzione delle quotazioni, la situazione potrebbe addirittura peggiorare.

In difficoltà anche i produttori di olio extravergine d’oliva sui quali si abbatte la scure dei rincari con un aumento complessivo del 12% dei costi medi di produzione, secondo Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano. Ad incidere sono il prezzo del carburante, praticamente raddoppiato nel giro di pochi mesi, il costo dell’energia e i rincari di vetro (+15%) e carta (+70%) necessari per imbottigliamento e confezionamento.

E non c’è pace neppure per il pomodoro, Sulla produzione di polpe, passate e sughi di pomodoro pesano, invece, i ritardi nella definizione di un accordo quadro per il 2022 fra produttori e industriali che è fondamentale considerato proprio l’aumento senza eguali dei costi di produzione per le imprese agricole costrette ad affrontare esborsi vertiginosi per tutte le operazioni colturali. In mancanza dell’intesa sui prezzi le imprese agricole non possono permettersi di programmare alla cieca l’avvio delle operazioni colturali.

Ma l’impennata dei prezzi energetici riguarda anche l’alimentazione del bestiame e il riscaldamento delle serre per ortaggi e fiori e non risparmia neppure i costi di produzione dell’intera filiera agroalimentare come quello per gli imballaggi, dalla plastica alla banda stagnata che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per il vino, succhi e conserve, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi.

“Serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle anche combattendo le pratiche sleali nel rispetto della legge che vieta di acquistare il cibo sotto i costi di produzione” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare  “la necessità di risorse per sostenere il settore in un momento in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di, accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare”.​


giovedì 20 gennaio 2022

Peste suina africana: firmata l’ordinanza salva stalle


Firmata l’ordinanza dei ministri della Salute Roberto Speranza e delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli per fermare la diffusione della peste suina africana. La peste, la cui presenza è stata riscontrata in diversi comuni fra il Piemonte e la Liguria,  può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani. 

Il provvedimento prevede il divieto di ogni attività venatoria salvo la caccia selettiva al cinghiale nella zona stabilita come infetta da Peste Suina Africana. Nell'area circoscritta sono altresì vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti. L'ordinanza in vigore per sei mesi si pone l’obiettivo di "porre in atto ogni misura utile ad un immediato contrasto alla diffusione della Psa e alla sua eradicazione a tutela della salute del patrimonio faunistico e zootecnico suinicolo nazionale e degli interessi economico connessi allo scambio extra Ue e alle esportazioni verso i Paesi terzi di suini e prodotti derivati".

“Siamo costretti ad affrontare questa emergenza perché è mancata l’azione di prevenzione e contenimento. Di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari” ricorda il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza ora “di vigilare oltre che sul piano sanitario anche contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale. Abbiamo più volte evidenziato il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette. Adesso serve subito – avverte Prandini – un’azione sinergica su più fronti anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti e compensare i danni economici alle imprese. Si ravvisa infine la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché – conclude Prandini – è dalla fragilità dei confini naturali del paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste

venerdì 17 dicembre 2021

Il Presepe della Curia ha una nuova statuina, quella dell’imprenditore tecnologico e resiliente

 Consegnata al Cardinale Zuppi da Coldiretti e Confartigianato

Imprenditore tecnologico e resiliente


L’imprenditore che usa la tecnologia, testimone della centralità dell’impresa che affronta nuove sfide per la crescita economica e sociale del Paese, è la statuina per il Presepe 2021 promossa dalla Fondazione Symbola, Confartigianato e Coldiretti nell’ambito del Manifesto di Assisi.

La statuina è stata consegnata questa mattina a S. E.  Cardinale Matteo Maria Zuppi dai vertici di Coldiretti Bologna e Confartigianato provinciale.


Obiettivo dell’iniziativa  è  diffondere la straordinaria attualità e forza della narrazione gentile insita nel Presepe e aggiungere ogni anno figure che parlino del presente ma anche del futuro.

L’anno scorso fu un’infermiera a ricordare il debito che ci lega in tempo di Covid a tutti coloro che operano nella sanità.

Quest’anno è l’imprenditore che ha affrontato le difficoltà della pandemia per continuare a garantire servizi e prodotti ai cittadini nonostante le limitazioni e i lockdown.

“L’agroalimentare italiano è uscito dalla crisi generata dalla pandemia Covid più forte di prima grazie ad un esercito di quasi un milione di agricoltori e allevatori che non hanno mai smesso di lavorare per garantire le forniture alimentari ai cittadini anche con iniziative di sostegno sociale e di straordinaria solidarietà che l’agricoltura moderna è oggi in grado di offrire nonostante le difficoltà determinate dall’emergenza” – ha spiegato la Presidente di Coldiretti Bologna, Valentina Borghi. “Si tratta di un risultato reso possibile dalla capacità degli imprenditori agricoli di coniugare tradizione e innovazione facendo delle nostre campagne le più green d’Europa,  anche grazie agli investimenti in tecnologia per combattere i cambiamenti climatici, salvare l’ambiente e aumentare la sostenibilità delle produzioni”.