Visualizzazione post con etichetta frutta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frutta. Mostra tutti i post

venerdì 24 dicembre 2021

Confagricoltura: “Annata nera per frutta, latte alimentare e settore suinicolo. Ok grano e parmigiano”

Addio al 2021: «Ritardate le consegne natalizie di vino (mancano bottiglie e confezioni), disdette le cene negli agriturismi. Annata nera per frutta, latte alimentare e settore suinicolo; bene il grano e il parmigiano. Il boom dei costi inciderà sulla scelta dei piani colturali 2022»

di Barbara Bertuzzi 

Confagricoltura Emilia                                                      Romagna

 

L’annata agraria 2021 passerà alla storia come una “tempesta perfetta” generata da variabili climatiche e sviluppi pandemici, con effetti disastrosi sui costi produttivi delle aziende agricole. In Emilia-Romagna frenano i comparti della frutta e degli allevamenti; bene il grano e il Parmigiano Reggiano. Rischiano di chiudere le stalle di latte alimentare e si ridurranno le coltivazioni di mais.

 

Lo sguardo d’insieme parte dal settore frutticolo che conta 4 milioni di giornate lavorative annue, «una catena del valore che va supportata – sottolinea il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini – con l’immediato rifinanziamento del Fondo di Solidarietà Nazionale, in aggiunta ai 160 milioni già approvati dal DL Sostegni bis (Legge di Stabilità 2021), e la modifica alla legge 102/2004 contro le calamità naturali, perché inadeguata a tutelare il patrimonio aziendale e, con esso, l’intero sistema frutticolo regionale». 

L’esplosione dei prezzi delle materie prime destinate all’alimentazione animale (dal mais agli integratori, al frumento e all’orzo), piega le filiere zootecniche già in crisi, oggetto peraltro di continui attacchi. «Occorre una visione di lungo periodo, sulla quale far convergere le risorse del PNRR - sostiene il presidente Bonvicini mandando un messaggio alle Istituzioni – una strategia che metta al centro gli allevamenti, per il loro ruolo insostituibile nella produzione di materie prime destinate alle Dop dell’Emilia-Romagna e per la “rivalutazione” a fini energetici (biogas e biometano) degli effluenti zootecnici; di più, i liquami e il digestato proveniente dagli impianti agricoli diventano un concime prezioso visti i rincari sui fertilizzanti minerali». 

Aleggia lo spettro della chiusura di tante stalle in regione. Il segnale d’allarme arriva dagli allevamenti di bovine da latte ad uso alimentare: crescono infatti i volumi di latte per fare il Parmigiano Reggiano (+ 3,9% nei primi 10 mesi dell’anno), ma rallentano gli altri. «La tenuta della filiera del latte alimentare è a rischio – spiega il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna – i produttori scontano la mancanza di aggregazione e programmazione dell’offerta in condizioni di mercato volatile». Il latte spot è quotato oggi 50 centesimi al litro sulla piazza di Verona, tuttavia gli allevatori percepiscono dai 37 ai 42 cent/litro in base a contratti “ingessati” che non tengono conto del boom dei costi». 

Anche il settore suinicolo sta vivendo una fase di profonda trasformazione in Emilia-Romagna e si concentrerà sempre più nelle mani di pochi grandi attori, anche per sostenere gli oneri richiesti dagli adempimenti nell’ambito degli eco-schemi (PAC post 2023). Gli allevatori mostrano cautela di fronte all’imprevedibilità dei mercati. Le quotazioni dei suini da ingrasso sono precipitate nel 2020 raggiungendo il minimo storico di 1 euro al chilo; fino a ottobre di quest’anno il prezzo si è attestato ai livelli bassi per poi risalire e raggiungere il valore attuale di 1,62 euro/chilo. Restano comunque da adeguare i listini di vendita alla Gdo. Qualche spiraglio potrebbe invece aprirsi sui mercati internazionali perché la Cina, che è il player principale, ha ricominciato ad acquistare carni in Europa. 

Il boom dei costi spinge gli agricoltori a cambiare i piani colturali 2022. Converrà produrre soia piuttosto che mais. Secondo le stime di Confagricoltura Emilia Romagna, caleranno almeno del 20% le superfici coltivate a mais in regione (da 100 a 80 mila ettari complessivi), stravolgendo l’orizzonte delle principali province produttrici: Ferrara (30 mila ettari nel 2021), Piacenza (20 mila) e Bologna (15 mila). La perdita di interesse per la coltura è dovuta principalmente alla fiammata dell’urea, che è infatti passata da 30 a oltre 90 euro al quintale. 

Prevale l’incertezza sulle superfici da investire a pomodoro da industria. La parte agricola tiene il punto: bisogna ridurre del 10% gli ettari coltivati in regione rispetto all’anno passato (27 mila totali), quando non è stato raccolto tutto il pomodoro in campo perché eccessivo rispetto al potenziale di trasformazione del bacino - nonostante gli stabilimenti di trasformazione abbiano lavorato per 75 giorni senza interruzioni -; secondo, la trattativa tra produttori e industriali sul prezzo per la campagna 2022 deve chiudersi entro il mese di gennaio, per consentire agli agricoltori di scegliere se continuare a coltivare anche a fronte di un aumento dei costi che va oltre i 900 euro a ettaro su un ammontare complessivo di 5.000 euro/ha circa (la voce di spesa include gli agrofarmaci per la difesa della pianta, i fertilizzanti, i mezzi per l’irrigazione a partire dai tubi in polietilene e pvc, come pure le piantine e non da ultimo l’energia e il gasolio). 

Il rallentamento degli scambi commerciali ha preso alla sprovvista il mondo del vino creando una voragine nella fornitura di tappi, bottiglie, etichette e scatole, tale da mandare in tilt le cantine alle prese con omaggi e confezioni natalizie. Risultato: ordini inevasi o comunque ritardati in prossimità delle feste. Inoltre, i produttori che esportano in paesi extra UE si trovano a fronteggiare incrementi del 50%, e anche più, sulle spese di spedizione dei container; non va bene nemmeno chi invia la merce in Italia o in Europa utilizzando il trasporto su gomma: + 15-20%. 

Fine d’anno poco soddisfacente per la ristorazione in agriturismo: sono fioccate fino al 80% di disdette per pranzi/cene degli auguri e per il cenone di Capodanno. Come sottolinea Agriturist Emilia Romagna, che rappresenta le strutture associate a Confagricoltura, «incide la paura del contagio e l’obbligo di certificazione verde per i ragazzi dai 12 ai 18 anni. Per molti genitori pro vax è “mission: impossible”, una lotta contro il tempo, infatti il green pass scatta solo dopo 15 giorni dalla prima dose». Neanche le camere sono sold out tra Natale e l’Epifania, ma c’è ottimismo perché si sta confermando il trend estivo: gli italiani apprezzano la vacanza all’insegna della natura e il soggiorno negli agriturismi, colmando così il vuoto lasciato dalla scarsa presenza di turisti stranieri.

mercoledì 22 dicembre 2021

La Mela Rosa Romana è un frutto da 'alta cucina'

 


E’ un Buon Natale anche per la Mela Rosa Romana dell’Appennino. Il frutto, uno delle tante prelibatezze dell’Appennino la cui produzione è notoriamente quantitativamente inferiore rispetto la pianura, ma qualitativamente molto superiore, ha ritrovato, grazie all’attenzioni di alcuni attenti appassionati, fra i quali Antonio Contini di Riola,  una nuova primavera esistenziale e si prepara ad avere il posto che le compete nelle classifiche delle produzione frutticole nazionali. La  validità nutrizionale è già stata individuata, acclamata e comprovata da uno attento e approfondito studio del professor emerito dell’Università di Bologna, Silviero Sansavini e il frutto antico quasi dimenticato, ha ora fatto sfoggio in cucina , con piena convinzione della sue qualità, affidandosi alle mani esperte dello chef  Alberto Bettini.

Nella cucina di Amerigo, dopo un convegno che ha voluto ancora una volta narrare gli elogi della Mela Rosa Romana dell’Appennino tosco emiliano, ha affiancato, esaltandoli a dovere, tutti i piatti serviti ai relatori  che hanno avuto il piacevole conforto e la conferma che le tesi sulle qualità del frutto erano azzeccate se non addirittura sottovalutate. A margine del convegno il prof. Sansavini ha auspicato un aumento della produzione di Mela Rosa Romana con nuovi impianti specializzati  per essere in grado di rispondere alle inevitabili richieste future del mercato.

 


sabato 15 agosto 2020

Anche la frutta è in crisi

Calo delle giornate lavorative di oltre il 15% nel comprensorio d’eccellenza delle albicocche, susine, pesche e nettarine, riduzione di manodopera nel post-raccolta: confezionamento, logistica e distribuzione. Il leggero rialzo dei prezzi all’agricoltore non compensa la perdita di produzione causata dalle gelate
 
di Barbara Bertuzzi 

L’annata più nera per il comparto della frutta romagnola segna una flessione senza precedenti anche delle ore di lavoro nei campi. «Nel comprensorio d’eccellenza delle albicocche, susine, pesche e nettarine - rileva Nicola Servadei, vicepresidente dei frutticoltori di Confagricoltura Emilia Romagna – si registra, infatti, mediamente un calo delle giornate lavorative agricole di oltre il 15% rispetto al 2019 – relativo ai soli mesi di aprile, maggio e giugno -, senza contare la riduzione di manodopera nel post-raccolta: confezionamento, logistica e distribuzione. Va tuttavia sottolineato l’impegno dei capi d’azienda a mantenere attivo l’organico dei dipendenti specializzati e qualificati, addirittura con mansioni extra quali la potatura verde e quella fatta nella fase di post-raccolta».
 
L’organizzazione degli imprenditori agricoli rimarca le ricadute socio/economiche dell’esiguo raccolto di frutta dovuto alle gelate di marzo e agli eventi atmosferici successivi, che hanno ridotto al minimo storico le produzioni top delle terre di Romagna fino a calcolare complessivamente un crollo produttivo del 80% per nettarine e susine e del 80-90% per pesche e albicocche.
 
«È irrilevante, e non compensa la perdita di produzione causata dalle gelate, il leggero rialzo dei prezzi riconosciuti in media all’agricoltore: 40-50 centesimi al chilo per le susine e 1.2 euro al chilo per le albicocche; queste – chiarisce Servadei – dovrebbero essere le quotazioni di un anno cosiddetto ‘normale’ invece è stato disastroso. Idem per le pesche che si fermano a 60-65 centesimi al chilo, numeri accettabili solo in annate di piena produzione. Infine le nettarine che hanno strappato prezzi in caduta libera a partire dalla metà di giugno in poi, da 1 euro a 65 cent al chilo. Il 2020 sarà ricordato per la scarsa produzione di drupacee, il calo dei consumi, i prezzi risicati e lo spazio di mercato lasciato ai nostri competitor. Molte aziende agricole saranno disincentivate a programmare la campagna 2021, pertanto ci attendiamo un ulteriore contrazione delle superfici e degli investimenti».
 
Conclude il presidente dei frutticoltori della Confagricoltura regionale, Albano Bergami: «L’esigenza di un piano strategico nazionale per il frutticolo oltre che l’adeguamento del sistema assicurativo e del fondo di solidarietà nazionale per le aziende colpite da calamità naturali, rimangono una priorità improrogabile. Alla perdita di circa 14.000 ettari di drupacee in Emilia Romagna, negli ultimi 15 anni, corrispondono migliaia di addetti in meno nei campi e nell’intero indotto generato dal comparto. Le gelate primaverili sono state devastanti e potrebbero dare il colpo di grazia finale ad una eccellenza della nostra regione. I problemi commerciali mai risolti che vedono la Distribuzione organizzata (DO) e la Grande distribuzione organizzata (GDO) riversare le criticità imposte dai mercati globalizzati sui fornitori e quindi sulla produzione - quest’ultima non sempre adeguatamente organizzata e governata -, si sommano agli impatti imprevedibili e violenti del cambiamento climatico sull’agricoltura».

lunedì 19 agosto 2019

Confagricoltura: “Frutta, prezzi shock delle drupacee”.

«Dimezzate nell’anno le quotazioni di pesche (da 45-60 a 20-28 cent/kg) e nettarine (da 47-60 a 30-38 cent); forte ribasso anche per albicocche (da 70 a 50-60 cent) e susine (da 33-48 a 20-30 cent). È improrogabile l’attuazione di un piano frutticolo nazionale suddiviso per comparto e areale; necessari correttivi alla programmazione dell’offerta»







di Barbara Bertuzzi  
Confagricoltura Emilia Romagna

 «Non è solo un rischio. Le aziende frutticole della regione abbandoneranno presto la produzione se non diamo loro un fattivo supporto». L’allarme arriva dal vice-presidente dei frutticoltori di
Confagricoltura Emilia Romagna, Nicola Servadei. Il bilancio di mezza estate di un produttore di pesche e nettarine si chiude quest’anno con una perdita media del 30-40%. «In un anno i prezzi delle pesche – tratteggia il frutticoltore faentino – si sono pressoché dimezzati passando da 45-60 a
20-28 centesimi al chilo mentre quelli delle nettarine da 47-60 a 30-38 centesimi, con costi di produzione non inferiori a 60 cent al chilo». Allo scenario piuttosto nero bisogna aggiungere anche il calo della produzione lorda vendibile dovuto ai danni da cimice asiatica e batteriosi oltre che
agli effetti di eventi meteorologici eccezionali quali grandinate e trombe d’aria (uno scarto di produzione stimato all’incirca tra il 20 e il 25 per cento). Quasi un terzo della produzione italiana di pesche e nettarine proviene dall’Emilia-Romagna, ma il trend quantitativo è in caduta libera da
almeno due anni. Nel 2018 la produzione regionale di pesche è stata di 103.600 tonnellate (- 11,5% sul 2017); quella delle nettarine di 168.200 tonnellate (- 5,2%).

«Una crisi di mercato senza precedenti che richiede immediate misure d’emergenza (tra cui la sospensione dei mutui; la sospensione del pagamento dei contributi Inps oltre a sgravi previdenziali e fiscali); che invoca correttivi ai piani produttivi e alla programmazione dell’offerta. In sintesi, non è più prorogabile l’attuazione di un piano frutticolo nazionale suddiviso per comparto e areale. È sempre più costoso e difficile puntare sulla frutticoltura di qualità a causa soprattutto dei cambiamenti climatici (aumento di fitopatie e insetti killer), eppure sembra essere l’unica via
d’uscita. Infatti chi è riuscito a produrre nettarine del calibro “AA” ha spuntato quotazioni di gran lunga superiori pari a 62-70 cent/chilo», spiega Servadei.

Hanno subito sostanziali ribassi pure i prezzi delle albicocche e delle susine. Le prime sono scese nell’anno da 70 a 50-60 cent/chilo e le seconde da 33-48 a 20-30 cent/chilo.

Intanto ci si prepara a contare i danni delle eccessive piogge di maggio anche sulle produzioni di kiwi. È previsto un calo di rese e un calibro inferiore del frutto che sono da attribuire alla scarsa impollinazione nella fase di fioritura.

I numeri del settore ortofrutticolo dell’Emilia-Romagna parlano di 20.000 aziende attive sul territorio e di 200.000 addetti impiegati nell’aggregato agroindustriale; una superficie totale di 104.000 ettari (il 10% della Sau regionale); una PLV di 1.151 miliardi di euro pari al 25% della PLV agricola regionale (4.800 M€) e che rappresenta il 12% della PLV ortofrutticola nazionale. L’Emilia-Romagna è il terzo produttore nazionale, in valore. Si distingue inoltre per l’elevato numero di prodotti a denominazione d’origine, che in tutto sono 11 (9 IGP e 2 DOP).

Ricordiamo inoltre che l’agricoltura è l’unico settore che ha registrato in regione una riduzione degli occupati (70.273 nel 2018 - fonte Unioncamere ER), in calo dell’8,8% rispetto all’anno precedente.



domenica 19 maggio 2019

Giù le esportazioni di frutta dall’Emilia-Romagna

 Manca un disciplinare di produzione condiviso, a livello europeo, tra parte agricola e distribuzione

L’ultimatum arriva dopo l’ultima doccia fredda ai produttori di frutta dell’Emilia-Romagna. Non basta il folle andamento climatico e la progressiva mancanza di redditività a sfiancare il comparto, che peraltro perde competitività anche in regione, incassando un inaspettato segno meno nelle esportazioni rispetto all’anno precedente: il business è sceso infatti da 524 a 509 milioni di euro nel periodo 2017-2018. Ora, nel mirino, ci sono i rapporti con la distribuzione e, in particolare, il fatto che ogni catena commerciale, sia italiana che estera, richieda uno specifico disciplinare di produzione al momento dell’acquisto, rendendo ancora più difficile, se non impossibile, programmare la produzione. 
Lo dice chiaro il neo-presidente degli imprenditori frutticoli di Confagricoltura Emilia Romagna, Albano Bergami, a pochi giorni dall’elezione dei nuovi parlamentari a Bruxelles: «Chiediamo un disciplinare di produzione condiviso, a livello europeo, tra parte agricola e distribuzione, che non sia difforme da un paese all’altro e tanto meno da regione a regione».

«Ci attende un’altra annata difficile, i segnali non sono positivi – spiega Bergami -. I frutticoltori soffrono della mancanza di un piano frutticolo nazionale e della eccessiva concorrenza da parte di altri paesi nostri competitor, avvantaggiati da costi di produzione nettamente inferiori. Inoltre, l’Italia fatica ad affermarsi sui mercati esteri dimostrandosi troppo “lenta” nella rimozione delle barriere fitosanitarie, che attualmente impediscono le esportazioni anche in paesi ad alto potenziale. Il presidente degli imprenditori frutticoli insiste anche su «una informazione martellante e fasulla riguardante le tecniche produttive, priva di fondamenta scientifiche e finalizzata unicamente a catturare il consenso di un consumatore sempre più preoccupato e destabilizzato, che ottiene il risultato di vanificare ogni sforzo comunicativo fatto per promuovere le nostre produzioni».

giovedì 17 agosto 2017

Gli agricoltori emiliano-romagnoli abbandonano la frutticoltura.

Dal 1994 perso il 43% frutteti in Emilia Romagna. In poco più di 20 anni passati da 99.438 ettari a 57.599 ettari

Da ANSA
 
In poco più di 20 anni, dal 1994 ad oggi, la superficie dedicata ai frutteti, in Emilia-Romagna, si è quasi dimezzata passando da 99.438 a 57.559 ettari, il 43% in meno, nonostante sia migliorata la produttività per ettaro.
    E' quanto emerge da una analisi condotta dalla Confagricoltura regionale.
    In particolare la superficie coltivata a pesche è scesa da 20.988 a 6.106 ettari e quella a nettarine da 17.728 a 8.563; la pericoltura ha cancellato quasi 10.000 ettari ridimensionando le sue coltivazioni da 30.715 a 20.095 ettari e la melicoltura si è ridotta da 11.733 a 4.821.
    Guardando ai costi di produzione, quest'anno - causa siccità - sono lievitati per l'aggravio legato al consumo di energia elettrica: l'irrigazione di soccorso è costata 5 centesimi in più al kg. Chi conferisce pesche, puntualizza l'associazione percepisce 10-19 cent/kg a fronte di un costo di produzione medio di 50 cent/kg; chi ha raccolto solo albicocche piccole, porta a casa 4-6 cent/kg ma ne ha spesi in media 65-75.

mercoledì 12 luglio 2017

Spot e campagna social per sostenere pesche e nettarine in crisi.



Da ANSA


Una campagna e un appello per sostenere le pesche e nettarine della Romagna. L'iniziativa di sensibilizzazione parte dal tavolo ortofrutticolo romagnolo e prevede dieci spot al giorno dal 16 luglio su Radio Rai fino al 5 agosto per sostenere i consumi e i produttori in un anno difficilissimo per loro.
   
 "Mangiate almeno una pesca o una nettarina della Romagna al giorno, ci aiuterete a difendere il nostro lavoro e territorio e ne gioverà la salute", è il messaggio che raggiungerà almeno 40 milioni di contatti e rappresenta l'unica iniziativa a sostegno del settore in Italia. 
Al Tavolo partecipano Agrintesa, Apofruit, EurO.P.fruit, La Buona Frutta, Il Frutteto, Granfrutta Zani, Minguzzi, Naturitalia e Orogel Fresco, aziende che concentrano oltre il 60% della peschicoltura romagnola e associano migliaia di produttori. Oltre alla radio saranno coinvolti quotidiani nazionali e i canali social.

giovedì 23 marzo 2017

Attenzione, attirano gli anziani con la frutta e li derubano.

La sfacciatagine dei truffatori non ha limiti: offrono frutta e chi ci casca e apre il portafogli è depredato.  

E successo anche a Molinella dove i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno denunciato due italiani, un 37enne napoletano, residente a Finale Emilia e un 41enne milanese, residente a San Felice sul Panaro, per concorso in furto aggravato e violenza privata, nei confronti di numerosi anziani, anche ultra ottantenni.
 I malviventi si aggiravano per le strade della bassa bolognese a bordo di un furgone, poi quando individuavano una potenziale vittima, si avvicinavano con modi garbati proponendole la vendita di una cassetta di frutta. La trappola scattava nel momento in cui l’anziano o l’anziana accettavano l’offerta ed estraevano il portafogli per pagare. Alla vista dei soldi, i due cordiali venditori di frutta si trasformavano, mostrandosi per quello che erano davvero: criminali senza scrupoli, specializzati in quel tipo di reati e disposti a tutto per portare a termine la missione. In alcuni casi, infatti, i due imbroglioni hanno usato forme di violenza nei confronti delle vittime: a un’anziana automobilista fermata per strada con il solito pretesto, le era stato impedito di ripartire perché si era rifiutata di assecondarli, mentre a un'altra donna le erano entrati in casa, dando luogo a un vero e proprio furto in appartamento. Il 37enne era già stato denunciato due anni per un fatto analogo (v. comunicato del 28 ottobre 2015 – all’epoca 35enne).

Le indagini proseguono e, considerato che le vittime potrebbero essere a centinaia, chiunque possa fornire indicazioni utili, può contattare i Carabinieri di Molinella al numero di telefono 051/6905800.
GLI INCRONTI SULLA SICUREZZA:
Pegola, 15 marzo 2016 – Incontri sulla sicurezza: prosegue la campagna di informazione dei Carabinieri.
In occasione della campagna di informazione dell’Arma dei Carabinieri, in ordine al fenomeno dei reati predatori ai danni dei cittadini, anziani e non, si trasmettono le foto che domenica mattina sono state scattate presso la Chiesa “Santi Cosma e Damiano” situata a Pegola, frazione di Malalbergo.
Comandante della Stazione Carabinieri di Malalbergo: Maresciallo Capo Emanuele Milani;
Parroco: Don Giovanni Ravaglia.
All: Foto Stazione Carabinieri Malalbergo.
I PRECEDENTI:
Crevalcore, 28 ottobre 2015 – Attira gli anziani con la frutta e li deruba: 35enne denunciato dai Carabinieri.
I Carabinieri della Stazione di Crevalcore hanno denunciato un 35enne, nato a Pomigliano D’Arco, residente nel modenese, per furto in abitazione.
Venerdì 25 settembre, un 81enne di Crevalcore si recava in caserma per sporgere denuncia di furto in abitazione contro ignoti. Agli inquirenti, l’anziano riferiva che la mattina del 23 settembre aveva acquistato 10 euro di frutta da un venditore ambulante, dotato di un furgoncino, che aveva conosciuto sotto casa. […]
Medicina, 22 settembre 2015 – “Arance Tarocco” al prezzo di 83 euro a cassetta: 30enne denunciato dai Carabinieri per furto ai danni di una persona anziana.  
I Carabinieri della Tenenza di Medicina hanno denunciato un 30enne di Afragola (NA) per furto con destrezza in concorso. E’ successo qualche tempo fa in via Giuseppe Landi a Medicina, quando un 66enne del luogo che si trovava al volante della sua auto veniva costretto ad interrompere la marcia da un autocarro si era improvvisamente fermato in mezzo alla strada. Dal lato del passeggero della cabina di guida scendeva un giovane con tre casse di arance in braccio. “Sono il figlio del muratore. Non mi riconosci?”, […]

Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna

venerdì 7 giugno 2013

ALLARME COLDIRETTI: MALTEMPO E STORNI, DOPPIA CALAMITA’ PER LA FRUTTA NEI CAMPI BOLOGNESI




Riceviamo e pubblichiamo:  

Doppia calamità sulla frutta primaverile a Bologna. Colpita dal maltempo in fase di fioritura e di raccolta, ciliegie e susine sono state falcidiate anche dagli storni. I produttori agricoli nei rari momenti di tregua concessi dalla pioggia hanno dovuto raccogliere i preziosi frutti rimasti sugli alberi contendendoli a questi voraci uccelli presenti a decine di migliaia sulle campagne bolognesi. È quanto afferma Coldiretti Bologna ricordando che il problema dei danni causati dagli storni scaturisce da un direttiva comunitaria che lo inserisce tra le specie in pericolo di estinzione in alcune parti d’Europa e solo dopo il 2015 è previsto il reinserimento tra le specie cacciabili.
E’ un provvedimento che comprende anche l’Italia – ricorda Coldiretti – dove però lo storno non solo non è a rischio, ma è in costante crescita, al punto da minacciare la biodiversità, proprio a causa dei danni ambientali che sta provocando.
Nel bolognese – afferma Coldiretti – questo volatile colpisce in particolare colture ad alto valore aggiunto e ad alta manodopera, come frutteti e vigneti, mettendo a rischio il reddito delle imprese e l’occupazione.

In questo periodo vengono colpiti in particolare i 480 ettari di ciliegie e i circa 700 ettari di susine rimasti senza difesa in quanto l’assessorato provinciale Caccia e Pesca ha già concluso i piani di controllo per il 2013. Così gli storni possono tranquillamente saccheggiare i frutteti perché l’Ispra, Istituto Superiore per la. Protezione e la Ricerca Ambientale, organo deputato ad autorizzare i piani di controllo, non ha intenzione di concedere deroghe al piano appena concluso.

Unica alternativa – sostiene Coldiretti – è una richiesta dell’amministrazione provinciale di un nuovo piano di controllo, che ha però normalmente una procedura di autorizzazione di 15-20 giorni. Tempo sufficiente perché alla fine siano più le ciliegie mangiate dagli storni che quelle raccolte dai produttori, con pesanti perdite economiche per chi dal lavoro nei campi trae il proprio reddito.

E’ una situazione che si trascina da tempo, afferma Coldiretti ricordando che già un anno fa l’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, aveva chiesto all’allora ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, di inserire lo storno tra le specie cacciabili, ottenendo anche il parere positivo dell’Ispra. Non se ne è fatto niente, ma riteniamo che questo precedente costituisca un motivo in più per chiedere immediatamente un nuovo piano di controllo. Solo nel 2011 (ultimi dati disponibili) – ricorda Coldiretti – i danni da storno in provincia di Bologna sono stati pari a 28.563 euro, che si vanno ad aggiungere agli 660 mila euro di danni fatti dagli altri animali selvatici.

venerdì 22 febbraio 2013

Il maltempo gonfia i prezzi di frutta e verdura ma nessun vantaggio per gli agricoltori, anzi ...


Pietro Sabbioni

Pietro Sabbioni della Confederazione italiana agricoltori (Cia) informa anche per sollecitare una riflessione:

L’effetto maltempo si abbatte sui prezzi alimentari al dettaglio. L’ondata di gelo e neve che ha attraversato l’Italia ha compromesso le produzioni in campo di frutta e verdura, facendo registrare un aumento dei listini al consumo di verdura (+ 13,1%), e frutta fresca (+8,4%). 
Le aziende agricole, però non traggono alcun vantaggio da questi aumenti, anzi subiscono pesantemente gli effetti del maltempo sulle campagne. Con il freddo polare, infatti, non solo le produzioni orticole in campo aperto vanno in ‘tilt’ con il rischio congelamento e blocco della crescita, ma diminuisce anche del 20% la resa produttiva degli animali da latte. Senza contare poi, l’aumento esponenziale delle spese per il riscaldamento di serre e stalle, con costi produttivi energetici cresciuti fino all’8% solo nel mese di gennaio. Purtroppo l’effetto maltempo sui prezzi alimentari, avviene in un contesto di grande difficoltà per le famiglie, provate da un anno di aumento record degli oneri fiscali e un calo netto di redditi e potere di acquisto. Le minori disponibilità economiche, hanno costretto oltre la metà delle famiglie a ridurre di netto la spesa alimentare, ed il 34% ad acquistare prodotti di qualità inferiori perché molto più economici.

lunedì 16 luglio 2012

La siccità 'mette in ginocchio' l'ortofrutticoltura.


Caldo torrido: la siccità mette in ginocchio l’agricoltura, i danni alle colture sono ingenti e la situazione sta peggiorando. A lanciare l’allarme è Pietro Sabbioni della Direzione provinciale CIA (Confederazione italiana agricoltori) di Bologna che ha inviato questo comunicato:

I danni da siccità sono, purtroppo, ormai un dato di fatto anche nella nostra Provincia. Le risorse idriche non sono sufficienti a coprire il bisogno d’acqua e le campagne sono le prime ad essere colpite dagli effetti disastrosi di questo caldo torrido, dove a subire le conseguenze peggiori sono soprattutto il mais, soia e girasole. Problemi gravi si stanno registrando sulle colture orticole, in questo caso per effetto combinato alle elevate temperature di queste ultime settimane.
Anche la frutta sta subendo danni più o meno gravi a causa prima di Scipione, Caronte e Minosse, ed ora dal colpo di calore che provoca un forte “stress” con effetti di sviluppo delle drupe e delle bacche,  ( è il caso di albicocche, pesche, pomodori ), alle scottature che provocano danni e deprezzamento un po’ u tutte le specie, mele e pere comprese.
Questo quadro,  dimostra senza ombra di dubbio come, considerati gli evidenti cambiamenti climatici in atto, sia necessario dare priorità al potenziamento dei piani irrigui in essere. Diventa indispensabile prevedere invasi collinari per conservare le acque in eccesso nel periodo invernale. Non è più possibile tollerare che un bene prezioso come l’acqua, venga disperso nei momenti di maggiore disponibilità.