Visualizzazione post con etichetta energia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta energia. Mostra tutti i post

mercoledì 5 marzo 2025

Newcleo raddoppia gli investimenti al Brasimone: 90 milioni per 12 impianti in due anni

Il CEO della startup del nucleare pulito in visita al Centro Ricerche Enea



Durante una recente visita istituzionale al Centro Ricerche Enea del Brasimone, Stefano Buono, CEO di Newcleo, ha annunciato un importante aumento degli investimenti per lo sviluppo di impianti sperimentali. Il budget inizialmente previsto di 50 milioni di euro è stato portato a 90 milioni, segnale della fiducia nelle tecnologie innovative della startup torinese.

Il Centro Ricerche Enea del Brasimone svolgerà un ruolo chiave nella realizzazione di 12 impianti sperimentali nei prossimi due anni. In particolare, qui verranno costruiti dimostratori non nucleari fondamentali per testare e qualificare componenti e procedure. Questi impianti rappresentano una fase cruciale nello sviluppo del futuro reattore di Newcleo, che verrà realizzato a Chinon, nella Valle della Loira, con completamento previsto entro il 2031. Il supporto delle autorità francesi sta facilitando il processo di concessione delle licenze necessarie per avviare il progetto.

Investimenti emiratini: Enec scommette sul nucleare Made in Italy

L'interesse per il progetto di Newcleo si estende oltre i confini europei. La Emirates Nuclear Energy Corporation (Enec), ente che gestisce la centrale nucleare di Barakah ad Abu Dhabi, sarebbe pronta a investire fino a 500 milioni di euro nella startup italiana. Sebbene Buono non abbia confermato ufficialmente la cifra, ha sottolineato che Enec rappresenta "il partner giusto" per supportare la crescita di Newcleo nel settore dell'energia nucleare di nuova generazione.

Oltre allo sviluppo di nuovi reattori, Newcleo si concentra anche sul riciclo delle scorie nucleari, un ambito considerato altamente strategico. L'azienda punta a valorizzare il know-how francese in questo settore e a trasferire competenze e tecnologie avanzate in Italia, con l'obiettivo di rendere il nucleare pulito una realtà sempre più concreta e sostenibile.

Con investimenti in crescita e un interesse internazionale sempre maggiore, Newcleo si posiziona come uno degli attori più dinamici nel panorama del nucleare di nuova generazione, puntando su ricerca, innovazione e collaborazioni strategiche per accelerare la transizione verso un'energia più sicura e sostenibile.

(Segnalato da Dubbio)

venerdì 16 febbraio 2024

Ripristinare il mercato tutelato per l'energia

Tra le richieste c’è quella di tutelare i consumatori da cambi unilaterali dei contratti da parte dei gestori

di Luca Molinari

 

Tutelare i consumatori in modo che non capiti più che ci sia chi riceve bollette 2/3 volte più alte che in passato.

A chiederlo, in un’interrogazione, è Silvia Zamboni (Europa Verde) per la quale la Regione deve sollecitare Arera a promuovere una campagna informativa sui cambiamenti in atto nei mercati dell’energia rivolta ai cittadini-utenti, imporre agli operatori del settore energetico modalità di comunicazione delle variazioni unilaterali dei contratti trasparenti, tracciabili ed efficaci, tali da mettere al riparo i consumatori da richieste esose e truffaldine, valutare d’intesa con il governo se ripristinare il mercato tutelato per la generalità degli utenti, come in gran parte dei Paesi europei compresi Francia e Germania.

Alla base della richiesta di Zamboni ci sono “i numerosi cittadini/utenti che si rivolgono alle associazioni dei consumatori con ritardi di mesi rispetto alle comunicazioni con le proposte di modifica unilaterale del contratto, e solo dopo aver ricevuto bollette del periodo invernale che si rivelano particolarmente salate con
importi di molto al di sopra del trend storico: dalle dichiarazioni dei cittadini vittime di queste pratiche commerciali emerge chiaramente la percezione di essere oggetto di una sorta di truffa legalizzata che conta sulla possibilità che i destinatari delle proposte di modifica unilaterale del contratto non ricevano la
comunicazione, non prestino ad essa la dovuta attenzione o non siano in grado di coglierne la portata”.

mercoledì 18 gennaio 2023

Energia: L'Emilia-Romagna punta sulla produzione di idrogeno

 Bando da 19,5 milioni per siti in aree dismesse


L'Emilia-Romagna punta sull'idrogeno, con 19,5 milioni di euro di risorse del Pnrr.

Al via un bando regionale (entro il 20 febbraio la presentazione delle domande, entro il 31 marzo la pubblicazione della graduatoria), che andrà a selezionare i progetti per la realizzazione di impianti di produzione di idrogeno green in aree industriali dismesse, con il recupero in questo modo di superfici abbandonate, senza nuovo consumo di suolo.

L'obiettivo è far nascere nuovi siti di produzione di energia pulita, in particolare nelle zone con insediamenti energivori, come quelli portuali, petrolchimici, sistema della logistica, ceramiche, cementifici, cartiere. Si tratterà di impianti capaci di sviluppare una potenza tra uno e dieci megawatt.
    "E' un bando che mi piace molto, perché penso che nella transizione ecologica certamente ci sia l'elettrico, ma sempre più l'idrogeno sarà un approdo - ha sottolineato l'assessore regionale allo Sviluppo economico e Green economy Vincenzo Colla - Siamo pronti a sostenere attività di produzione su larga scala, in grado di dimostrare la convenienza dell'elettrolisi per l'industria energivora, la logistica e il trasporto locale.
    Si apre una nuova fase per questa Regione". Non solo, c'è un terzo filone sul quale puntare con l'idrogeno: "La frontiera di prospettiva - continua Colla - sarà utilizzarlo anche nelle caldaie civili e industriali. Con questo investimento, noi diciamo che è possibile produrre idrogeno green e che non è una possibilità lontana". Ora l'Emilia-Romagna sollecita il Governo a "determinare le regole nazionali sull'utilizzo dell'idrogeno a garanzia di sicurezza, di chi fa business e della pubblica amministrazione - chiede l'assessore - In questo momento siamo di fronte a un foglio bianco che si sta scrivendo e pensiamo che come Regione stiamo dando un contributo di grande qualità".
    (ANSA).

domenica 23 ottobre 2022

Energia: riscaldamenti, arriva vademecum ENEA con indicazioni per attuare misure taglia-consumi

Al via la stagione in oltre metà dei comuni italiani con nuove regole di accensione

 

Arriva da ENEA il vademecum “Indicazioni essenziali per una corretta impostazione degli impianti di riscaldamento a gas” che ha lo scopo di agevolare l’attuazione delle misure di contenimento dei consumi di metano per il riscaldamento domestico sulla base del recente decreto del Ministero della Transizione Ecologica (n. 383 del 6 ottobre 2022). Il vademecum e il testo del decreto possono essere scaricati qui.

“La prima parte del manuale richiama le prescrizioni legislative dettate dal ministero e illustra al cittadino i principali sistemi di gestione degli impianti di riscaldamento di tipo domestico. La seconda, invece, fornisce indicazioni pratiche per la regolazione degli impianti nelle abitazioni, in base ai dispositivi di regolazione e controllo installati”, spiega Ilaria Bertini, direttrice del dipartimento ENEA di Efficienza Energetica.

La guida, che gli amministratori di condominio dovranno distribuire ai condòmini, contiene istruzioni operative su accensione e spegnimento degli impianti a inizio e fine stagione di riscaldamento, sulla regolazione della temperatura dell’acqua calda sanitaria e di mandata degli impianti per settare la temperatura interna delle abitazioni a un massimo di 19°C, salvo eccezioni.

Le misure di risparmio previste dal decreto prevedono per la stagione invernale 2022-2023 nuovi limiti temporali di esercizio degli impianti termici (un’ora in meno di accensione al giorno, stagione ridotta di 15 giorni) e la riduzione di un grado delle temperature. Queste nuove regole si applicano a tutti i sistemi di riscaldamento alimentati a gas naturale, ad esclusione delle utenze più sensibili come ospedali, case di cura per anziani, scuole, asili nido, ecc. ENEA ha calcolato che queste misure amministrative, se attuate dall’80% delle famiglie italiane, possono comportare un risparmio nazionale di 2,7 miliardi di mc di metano e circa 180[1] euro mediamente in meno all’anno in bolletta per utenza.

Il vademecum fornisce istruzioni anche sui corretti comportamenti quotidiani, disciplinando espressamente modalità e tempi per garantire il necessario ricambio d’aria negli ambienti climatizzati.

“Rinnovare l’aria che respiriamo permette di eliminare batteri e sostanze inquinanti. Tuttavia, per cambiare l’aria in un’abitazione è sufficiente mantenere aperte le finestre per pochi minuti, più volte al giorno, preferibilmente durante le ore più calde e quando il riscaldamento non è in funzione”, evidenzia Bertini che sottolinea come sia importante anche mantenere il giusto livello di umidità nell’ambiente installando un termo-igrometro. “Al di sotto del 40% di umidità in casa – conclude – il clima diventa troppo secco e batteri e i virus trovano un ambiente favorevole alla prolificazione, favorendo malattie respiratorie. Al di sopra del 70%, invece, si forma condensa sulle parti fredde dell’edificio, come le pareti perimetrali e le finestre, che può portare alla formazione di muffe e conseguenti allergie”.

Con l’avvio della stagione dei riscaldamenti[2], che quest’anno inizia il 22 ottobre in oltre la metà degli 8 mila comuni italiani ENEA propone anche 10 regole pratiche per scaldare al meglio le abitazioni, risparmiare in bolletta e salvaguardare l’ambiente abbattendo le emissioni di CO2.

La corretta manutenzione degli impianti è la regola numero uno, non solo in termini di minor consumo di gas ma anche di sicurezza e attenzione all’ambiente. Prima di riaccendere i riscaldamenti è importante eliminare l’aria presente nei tubi ed effettuare una buona pulizia dei radiatori per rimuovere i depositi che possono essersi accumulati durante la stagione estiva.

Inoltre, è importante ricordare che ogni grado in più in casa rispetto al massimo di 19°C consentiti comporta un aumento del consumo fino al 10% tenendo presente anche che la temperatura sale di 1-2°C dopo che una persona permane 30 minuti all’interno di una stanza.

Altro suggerimento importante è fare un check-up energetico del proprio appartamento, affidandosi a tecnici qualificati per la valutazione dello stato di isolamento termico di pareti e finestre e dell’efficienza degli impianti di riscaldamento. La diagnosi consente di individuare eventuali interventi di miglioramento che possono abbattere i costi anche fino al 40%.

IL DECALOGO IN DETTAGLIO

1. ESEGUI LA MANUTENZIONE DEGLI IMPIANTI
Un impianto consuma e inquina meno quando è regolato correttamente, è pulito e senza incrostazioni di calcare. Per chi non effettua la manutenzione del proprio impianto è prevista una multa a partire da 500 euro (DPR 74/2013).

2. CONTROLLA LA TEMPERATURA DEGLI AMBIENTI
Bastano 19 gradi per garantire il comfort necessario in casa. Per ogni grado in meno si risparmia fino al 10% sui consumi di combustibile.

3. ATTENZIONE ALLE ORE DI ACCENSIONE
Le nuove regole riducono di 1 ora i tempi di accensione finora consentiti. Controlla in quale delle 6 zone climatiche d’Italia vivi.

4. INSTALLA PANNELLI RIFLETTENTI TRA MURO E TERMOSIFONE
Anche un semplice foglio di carta stagnola contribuisce a ridurre le dispersioni verso l’esterno.

5. SCHERMA LE FINESTRE DURANTE LA NOTTE
Persiane e tapparelle o anche tende pesanti riducono le dispersioni di calore verso l’esterno.

6. EVITA OSTACOLI DAVANTI AI TERMOSIFONI
Posizionare tende o mobili davanti ai termosifoni ostacola la diffusione del calore verso l’ambiente ed è fonte di sprechi.

7. NON LASCIARE LE FINESTRE APERTE TROPPO A LUNGO
Per rinnovare l’aria in una stanza bastano pochi minuti, mentre lasciare le finestre aperte troppo a lungo comporta inutili dispersioni di calore.

8. FAI UN CHECK-UP ALLA TUA CASA
Affidati a un tecnico qualificato e fai valutare l’efficienza dell’impianto di riscaldamento e lo stato dell’isolamento termico di pareti e finestre. Puoi abbattere i consumi fino al 40%.

9. INSTALLA VALVOLE TERMOSTATICHE
Obbligatorie per legge nei condomini, le valvole termostatiche permettono di ridurre i consumi fino al 20%.

10.  SCEGLI SOLUZIONI DI ULTIMA GENERAZIONE
Sostituisci il vecchio impianto con uno a condensazione o con pompa di calore ad alta efficienza e adotta cronotermostati, sensori di presenza e regolatori elettronici a distanza.

 

 


[1] Il valore è stato calcolato sui prezzi Arera del I trimestre 2022 nell’ambito dello studio ENEA Azioni per la riduzione del fabbisogno nazionale di gas nel settore residenziale

[2] Il calendario di accensione previsto dal DM 383/22 stabilisce come prima data di accensione il 22 ottobre per la fascia E, dove rientrano, ad esempio, città come Milano e Torino, anche se un’ordinanza del sindaco del capoluogo lombardo ha posticipato l’avvio al 29 ottobre. L’8 novembre sarà la volta della fascia D (Roma e Firenze), 22 novembre fascia C (Napoli e Cagliari), 8 dicembre fascia A e B (Reggio Calabria, Messina e Lampedusa). Nessuna limitazione per la fascia F (ad esempio Cuneo e Belluno).

mercoledì 9 marzo 2022

"Per i prossimi venti anni condannati a gas e carbone"

Atto di accusa di Flaei Cisl, sindacato dei lavoratori delle aziende elettriche. Il segretario Amedeo Testa a Today: "Le rinnovabili purtroppo oggi non risolvono il problema"

foto Ansa


È un atto di accusa dal quale non si salva nessuno quello rilanciato dal segretario nazionale della Flaei Cisl Amedeo Testa. Il sindacato dei lavoratori delle aziende elettriche italiane pone l’accento sulla gravità della condizione di sudditanza energetica dell’Italia nei confronti della Russia, diventato ora un rischio per il Paese. E se siamo arrivati a questo punto, per la federazione sindacale, è colpa di politici, che si sono dimostrati più attenti al consenso elettorale che alle esigenze tecniche; dei movimenti ecologisti, capaci di dire solo dei "no"; ma anche dei manager delle aziende, rei di aver gettato fumo negli occhi, propinando un futuro green quando non ce ne erano le premesse perché "tecnicamente non è ancora possibile abbandonare i combustibili fossili". E adesso? Il segretario nazionale di Flaei Cisl direttamente a Today, ha detto: "La verità è che siamo tutti abituati ad immaginare un futuro basato sulle fonti di energia rinnovabile, ma per i prossimi 20 o 30 anni, servirà ancora il gas e dovremmo purtroppo tornare ad utilizzare il carbone. La decarbonizzazione avverrà in tempi più lunghi rispetto a quanto molti dicono".

Parole che spiegano ancora di più quanto si legge in una nota, con la quale la segreteria del sindacato stila una lista di "colpevoli". Accusati di contribuire ad illudere gli italiani che un sistema nazionale di energia pulita sia dietro l’angolo. Tra i più inaspettati però ci sono i manager delle aziende. Sono loro ad aver depistato cittadini e politici, dipingendo l'immagine di un futuro sostenibile dietro l’angolo e capace di abbattere le bollette. "Annunciano soluzioni e tempi di realizzazione di energie alternative che sembrano riferiti ad altri luoghi e ad altri mondi, - si legge - tralasciando nodi irrisolti come il potenziamento della Rete di cui dovrebbero occuparsi e come i ritardi che ancora attanagliano il problema irrisolto degli accumuli". In pratica, secondo Flaei Cisl, le imprese fornitrici di energia elettrica si ammantano di un profilo ecologico, nonostante l'assenza di strutture di Rete "e non è vero che si abbasseranno le bollette, - continua Testa - anzi, con gli altissimi incentivi dati alle rinnovabili (250 miliardi di euro in 20 anni) le bollette hanno subito un aumento. 

La sua dose di responsabilità ce l’ha anche la politica, che non ha risolto il problema della burocrazia, che frena l’installazione di sistemi di energia rinnovabile. "Se si vuole fare un’installazione in un determinato posto, oggi chiunque può mettersi di traverso" ha spiegato Testa. Inoltre la politica, si legge nella nota, "non ha capito cosa avrebbe dovuto fare o cosa ha malamente combinato: una legge di liberalizzazione con cui ha rinunciato al governo di un sistema interamente dipendente dall’estero e, con adesione acritica, ha supinamente accolto ogni voce che predica sogni o che potrebbe portare voti".

Tra quelle voci sempre pronte a predicare "sogni", c’erano anche i movimenti green, che "cavalcano posizioni ascientifiche per opporsi alle perforazioni in territorio nazionale, ad ogni gasdotto, ad ogni rigassificatore e anche alle fonti rinnovabili, al punto che molti di questi impianti sono ancora fermi dopo ben cinque anni dalla loro autorizzazione".

(Suggerito da Dubbio) 

lunedì 31 gennaio 2022

Con il caro energia produrre grano costa agli agricoltori 400 euro in più ad ettaro




da Coldiretti 

Quest’anno produrre grano costa agli agricoltori italiani 400 euro ad ettaro a causa dell’impennata dei costi energetici che si riflette a cascata dalle sementi al gasolio fino ai fertilizzanti. L’analisi è della Coldiretti che evidenzia la necessità di interventi per aiutare le imprese rispetto a rincari ormai insostenibili, a partire dal settore cerealicolo che rappresenta uno dei simboli della situazione di difficoltà in cui versa l’agricoltura nazionale.

Le sementi di grano duro registrano un balzo di almeno il 35%, mentre i chicchi di grano tenero hanno subito un incremento del 15% secondo stime Coldiretti su dati di Consorzi Agrari d’Italia. Ma se si prendono in considerazione i carburanti si arriva a rincari di circa il 50%, con un aumento dei costi ad ettaro delle operazioni agromeccaniche che oggi viene stimato in circa 10-15%.

L’impennata del costo del gas, dovuta ai problemi riscontrati con i Paesi esportatori, fa schizzare poi i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%.

A questo occorre aggiungere l’aumento del costo dei fitosanitari, ora indicativamente del 10-15% che, in primavera, potrebbero un ulteriore sussulto, con un atro +15% secondo Coldiretti. Il risultato è che le quotazioni attuali del grano, salite a oltre 50 euro a quintale, non andranno paradossalmente a coprire i costi di produzione. E se negli altri paesi produttori, Canada in testa, si dovesse verificare un aumento dei raccolti e, conseguentemente, una diminuzione delle quotazioni, la situazione potrebbe addirittura peggiorare.

In difficoltà anche i produttori di olio extravergine d’oliva sui quali si abbatte la scure dei rincari con un aumento complessivo del 12% dei costi medi di produzione, secondo Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano. Ad incidere sono il prezzo del carburante, praticamente raddoppiato nel giro di pochi mesi, il costo dell’energia e i rincari di vetro (+15%) e carta (+70%) necessari per imbottigliamento e confezionamento.

E non c’è pace neppure per il pomodoro, Sulla produzione di polpe, passate e sughi di pomodoro pesano, invece, i ritardi nella definizione di un accordo quadro per il 2022 fra produttori e industriali che è fondamentale considerato proprio l’aumento senza eguali dei costi di produzione per le imprese agricole costrette ad affrontare esborsi vertiginosi per tutte le operazioni colturali. In mancanza dell’intesa sui prezzi le imprese agricole non possono permettersi di programmare alla cieca l’avvio delle operazioni colturali.

Ma l’impennata dei prezzi energetici riguarda anche l’alimentazione del bestiame e il riscaldamento delle serre per ortaggi e fiori e non risparmia neppure i costi di produzione dell’intera filiera agroalimentare come quello per gli imballaggi, dalla plastica alla banda stagnata che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per il vino, succhi e conserve, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi.

“Serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle anche combattendo le pratiche sleali nel rispetto della legge che vieta di acquistare il cibo sotto i costi di produzione” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare  “la necessità di risorse per sostenere il settore in un momento in cui con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di, accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare”.​


venerdì 21 gennaio 2022

Energia: Basf, acquistata solo da fonti rinnovabili nel 2021

Ad: "Scelta consapevole per favorire transizione energetica'


Nel 2021, tutta l'energia elettrica acquistata dal Gruppo Basf in Italia è stata ottenuta da fonti rinnovabili.

L'azienda, attraverso l'acquisto di certificati verdi, ha aderito a questa forma di incentivazione della produzione di energia elettrica che si basa sull'obbligo, posto dalla normativa a carico di produttori e importatori di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili, di immettere annualmente nel sistema elettrico nazionale una quota di elettricità prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili.

    Grazie a questa modalità i consumatori e le aziende possono, con una scelta consapevole, favorire la transizione energetica.
    "Acquistare energia elettrica green certificata - sono le parole di Lorenzo Bottinelli Amministratore Delegato e Vice President Country Cluster Italy - conferma il nostro impegno nel sostenere la necessaria transizione energetica del sistema industriale, a livello di Paese". Anche se questo significa sostenere un costo economico più elevato rispetto a quello generato dall'acquisto di energia elettrica tradizionale.
    "In un contesto in cui ognuno è chiamato a fare la propria parte - continua Botticelli - per la protezione globale del clima, siamo orgogliosi della nostra scelta". L'impegno è coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione del gruppo, che intende ridurre le emissioni di gas serra del 25% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2018 e raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050.
    Un obiettivo che persegue attraverso un articolato programma di Carbon Management. "Combinare e trasformare la materia attraverso la chimica richiede grandi quantità di energia - commenta Filippo Di Quattro, Director Operations and Manufacturing Community - nei nostri stabilimenti, quando possibile, autoproduciamo l'energia attraverso impianti moderni di cogenerazione particolarmente efficienti. Parallelamente, da alcuni anni, siamo entrati nel mercato dei certificati verdi e dal 2021 il 100% dell'energia acquistata è green". (ANSA).

domenica 1 agosto 2021

La possibile via italiana all'idrogeno

 Ogni paese europeo impegnato nella transizione all’idrogeno, nonostante l’attività di pressione e di lobby a livello locale ed europeo da parte dei soggetti interessati, non può prescindere dalle proprie condizioni infrastrutturali economiche ed industriali di partenza



I fondi destinati alla transizione ecologica del PNRR sono ingenti ed una quota importante è destinata ad individuare l’idrogeno come vettore energetico sostenibile. Tutti gli attori, ad ogni livello, privato e pubblico, dei paesi europei stanno dispiegando impegno e conoscenze per potere dotare le proprie economie di adeguati sistemi di produzione e stoccaggio dell’idrogeno.

La grande mole di sussidi che i paesi europei hanno messo a disposizione per le energie rinnovabili ha fatto virare la percezione iniziale di costo, in quella di opportunità.

In questa fase di assestamento ed individuazione del miglior metodo di produzione dell’idrogeno (grigio-blu-verde) è importante che ogni paese valuti con cura ed attenzione le proprie condizioni di partenza industriali ed economiche per evitare scelte infrastrutturali che potrebbero nel medio-lungo periodo rivelarsi errate o poco appropriate.

Una caratteristica propria dell’idrogeno è quella di essere un vettore molto versatile ed il blending (miscela di idrogeno e gas naturale) può rappresentare una possibile strategia per iniziare il processo di decarbonizzazione e verificare se il mercato viene sollecitato/orientato a creare a domanda.


Nello specifico l’Italia potrebbe essere in grado di sfruttare il vantaggio dovuto alla sua posizione geografica, oltre a disporre già di un’infrastruttura di trasporto (gasdotti) capace di rendere il trasporto almeno 10 volte più economico rispetto a quello via mare con navi cariche di idrogeno liquefatto.

La Germania che per diversi aspetti, non ultimo quello tecnologico, rappresenta un punto di riferimento anche per le scelte degli altri paesi europei, nel campo dell’idrogeno ha orientato le sue scelte attuali sulla produzione di idrogeno blu.

Secondo Marco Alverà Amministratore delegato di SNAM, anche in Italia la produzione di idrogeno blu potrebbe essere una strada percorribile in quanto è disponibile una tecnologia matura e perché risulta economico e possibile stoccare in sicurezza la CO2 derivante dalla lavorazione di estrazione di idrogeno miscelato con il gas naturale.

Idrogeno ed i siti “brownfield”

Un’ulteriore possibilità per la produzione di idrogeno, anche in questo caso blu, risulta essere l’uso di tecnologie mature per affrontare la transizione all’idrogeno. Si tratta di unire la disponibilità di Siti d’Interesse Nazionale - SIN, l’esistenza di domanda, la disponibilità di capitali, di capitali verdi, di credito, di rischio, per realizzare le fasi di avvicinamento alla transizione del vettore energetico. Occorre infatti ricordare che l’idrogeno non è una fonte di energia ma solo un veicolo energetico.

Date le condizioni di partenza del nostro paese sarebbe possibile avviare la realizzazione di distretti circolari verdi. Si rende in questo caso necessario mappare ed individuare i siti “brownfiled” e che per loro natura detengono già una connotazione industriale e di infrastrutture.

I terreni bruni o marroni sono aree/terreni precedentemente sviluppati a vocazione industriale, che non sono più in uso. Si tratta di siti inquinati e/o potenzialmente contaminati, nei quali gli interventi di riutilizzo o trasformazione d’uso, la valorizzazione delle caratteristiche e collocazione geografica, sono in grado di produrre benefici economici uguali o superiori ai costi relativi alle opere di trasformazione e alle opere di bonifica o messa in sicurezza. In queste aree sono presenti maestranze, competenze tecniche ed un indotto di imprese che opera con esperienza nei processi di trasformazione industriale come ad esempio raffinerie od ex-raffinerie, siti problematici o che lo potrebbero diventare. I siti accoppiati geograficamente con la disponibilità di rifiuti plastici ed altri tipi di rifiuto, che contengono carbonio, possono creare una base che funzioni da accumulazione nel portafoglio delle tecnologie verdi, che poi possono diventare mature e pertanto scalabili.

Se il progetto iniziale prevede di concentrare in un luogo fisico una serie di impianti e lavorazioni che sarebbero in grado di produrre idrogeno blu, in seguito, disponendo di tecnologie più aggiornate e performanti, sarebbero in grado di ottenere anche l’idrogeno verde. Si tratta di unire l’economia circolare e la chimica verde, la prima ha la caratteristica che il rifiuto può arrivare ad essere un prodotto evitando il costo di smaltimento, afferma Perroberto Folgiero - Chief Executive Officer di Maire Tecnimont.

L’economia circolare parte col vantaggio del conto economico rappresentato dal costo evitato dello smaltimento. Il problema dell’economia circolare è che il prodotto è sempre più povero, perché il ricircolo diminuisce le capacitò prestazionali del prodotto. L’economia circolare detiene si un conto economico vantaggioso, ma un prodotto impoverito. La chimica verde invece è esattamente il contrario, significa tanto prodotto ma a costi altissimi. L’unione di economia circolare (uso dei SIN, ed il riuso di plastiche ad alto contenuto di carbonio) con la chimica verde per estrarre, in questo caso, idrogeno blu, vedrebbe la realizzazione di un processo industriale innovativo, facilmente cantierabile, capace di avviare nel paese una reale economia dell’idrogeno.

 

Segnalato da Dubbio

venerdì 5 marzo 2021

Il mercato libero dell’energia slitta al 1° gennaio 2023

Con l’approvazione del milleproproghe diventa definitivo il rinvio di un anno del passaggio al mercato libero dell’energia. UNC: sono ancora troppi i clienti sul mercato tutelato


di Sabrina Bergamini

Il milleproroghe diventa legge e slitta al 1° gennaio 2023 il passaggio al mercato libero dell’energia. Con la conferma della fiducia al governo da parte del Senato e l’approvazione in via definitiva del milleproroghe diventa infatti effettivo il nuovo rinvio dello stop al mercato tutelato dell’energia per i clienti domestici.

 

Mercato libero dell’energia, c’è tempo fino al 2023

Il mercato libero dell’energia slitta dunque di un altro anno, a gennaio 2023. Si tratta del quarto rinvio per il passaggio al mercato libero negli ultimi tre anni. Inizialmente era previsto per il 2018, poi è stato posticipato prima al 2020 poi al 2022. Ora diventa definitivo il nuovo rinvio.

Il mercato dell’energia è un campo complesso per i consumatori e pieno di criticità.

Oltre a offerte poco chiare, condotte poco trasparenti e una certa aggressività nelle pratiche di “conquista” dei nuovi clienti, non mancano i problemi legati all’effettivo risparmio sulle bollette dei consumatori.

La promessa del mercato libero dell’energia è infatti quella di calibrare contratti e prezzi sulla base dei consumi delle famiglie e di avere quindi maggiori risparmi rispetto al mercato tutelato. Questi risparmi, però, in diverse occasioni rischiano di rimanere sulla carta oppure di non essere così determinanti come dovrebbero (o potrebbero).


UNC: troppi clienti ancora sul mercato tutelato

Lo slittamento viene dunque accolto con favore dall’Unione Nazionale Consumatori che parla di “vittoria per i consumatori”. L’associazione sottolinea poi altri due dati: la concentrazione delle imprese nel settore e il fatto che siano ancora tanti i clienti presenti sul mercato tutelato.

Sostiene Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori: «Non ci può essere un mercato davvero libero fino a che i primi cinque operatori detengono l’82,5% del settore domestico per la luce e i primi tre gruppi controllano il 44,3% del mercato del gas. Sono ancora troppi, poi, i clienti nel mercato tutelato, il 45% dei clienti domestici del settore elettrico e il 44% per il gas».

«Ora speriamo – prosegue Vignola – che il legislatore si dia una bella svegliata e invece di passare, all’italiana, da una proroga all’altra, creando incertezza per i mercati e i consumatori, faccia quello che serve per creare le premesse di un mercato davvero libero, colmando ad esempio il vuoto normativo sul destino da riservare ai clienti che non effettueranno alcuna scelta entro il 1° gennaio 2023, prevedendo aste competitive e introducendo un serio albo dei venditori».

Inviato da Dubbio

giovedì 27 settembre 2018

Liberalizzazione energia e gas, online vademecum Antitrust per i consumatori

Proposto da Marco


Scegliere consapevolmente nel mercato libero dell’energia per trarre vantaggio dai benefici della liberalizzazione. Questo l’obiettivo del vademecum realizzato dall’Antitrust in vista del passaggio dal regime di maggior tutela a quello del mercato libero nell’energia e nel gas. La liberalizzazione del mercato dell’energia e del gas è slittata di un anno e c’è tempo fino a luglio del 2020 per orientarsi nella gran quantità di opzioni offerte al cittadino, ma “non è mai troppo presto – dice l’Autorità – per cominciare ad informarsi, in modo da poter scegliere in modo consapevole la soluzione migliore per ciascuna esigenza”.
Con l’obiettivo di aiutare il consumatore e minimizzare i rischi di scelte sbagliate, l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha messo dunque a punto un vademecum, guida sintetica ai vantaggi della liberalizzazione, con tutti i suggerimenti pratici per far valere i propri diritti ed evitare gli errori e le ‘trappole’ più diffuse.
Grazie alla concorrenza nei servizi di vendita al dettaglio di energia e gas naturale – si legge nel vademecum – e alle opportunità di risparmio energetico favorite dai contatori di nuova generazione (smart meter), i clienti finali (e tra questi i consumatori) possono scegliere tra una pluralità e diversità di offerte, maggiormente aderenti alle proprie esigenze e che possono garantire riduzioni di spesa annuale non trascurabili anche rispetto all’attuale sistema di tariffe regolate: già oggi è possibile risparmiare almeno il 13% rispetto al regime di maggior tutela (dai 60 ai 100 euro l’anno, a seconda del tipo di contratto) con un risparmio complessivo che può arrivare a 1,5 miliardi l’anno”. Perché la liberalizzazione abbia effetti virtuosi, però, “è necessario che i consumatori acquisiscano maggiore consapevolezza dei propri consumi e delle diverse offerte di forniture già in campo e siano quindi posti in condizione di scegliere effettivamente secondo la propria convenienza”.

domenica 17 gennaio 2016

Meno rifiuti, più riciclo e recupero di energia: ecco il Piano regionale che colloca l'Emilia Romagna tra le realtà più avanzate in Europa.

Da 'ER Il Portale della Regione Emilia Romagna'.


La Giunta ha approvato il Piano regionale per la gestione dei rifiuti. Tra gli obiettivi, entro il 2020, il riciclo almeno del 70% di carta, metalli, plastica, legno, vetro e organico e la riduzione al 5% dello smaltimento a partire dal conferimento in discarica.
Il piano introduce una moderna filiera del rifiuto basata su prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e, infine, smaltimento.
Premiati i comportamenti virtuosi attraverso l'adozione della "tariffa puntuale", secondo il principio "paghi quanto butti".
Il presidente Bonaccini: "Un piano di gestione che ci colloca tra le realtà più avanzate in Europa".
foto di Andrea Samaritani, Meridiana immaginiRiciclare entro il 2020 almeno il 70% di carta, metalli, plastica, legno, vetro e organico e ridurre al 5% lo smaltimento a partire dal conferimento in discarica. Questi, in sintesi, gli obiettivi che la Regione si dà con il nuovo Piano per la gestione dei rifiuti.
Obiettivi ambiziosi se confrontati con quelli indicati dall'Europa, di gran lunga inferiori: 60% di raccolta differenziata al 2025 (65% al 2030) e, per quanto riguarda lo smaltimento e il conferimento in discarica, il 10% entro il 2030. Da sottolineare come oggi questa percentuale in Italia sia prossima al 40%.
Un nuovo approccio, dunque, nella gestione dei rifiuti, per produrne di meno, per differenziare e riciclare di più, e per consegnare alle generazioni future un territorio più pulito, sano e stabile dal punto di vista economico.
Il Piano delinea un modello di gestione che si fonda su prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e, infine, smaltimento in linea con la cosiddetta "gerarchia dei rifiuti" europea. L'attenzione si sposta quindi sulla parte a monte della filiera del rifiuto e non più su quella terminale coincidente con lo smaltimento, affrontando i temi della riduzione del rifiuto, della raccolta e dell'industrializzazione del riciclo. Quest'ultimo aspetto sarà affrontato anche attraverso la promozione di Accordi volontari che consentiranno la valorizzazione delle frazioni di rifiuti differenziati nell'ambito di cicli produttivi locali, favorendo quindi la crescita e lo sviluppo delle aziende locali operanti nel settore della Green Economy.
Già promosso a pieni voti dall'Europa, il Piano stabilisce un nuovo approccio nella gestione dei rifiuti, in continuità con quanto previsto nella legge regionale 16/2015. Uno strumento operativo per arrivare entro il 2020 al raggiungimento degli obiettivi già citati, a cui si aggiungono la riduzione della produzione pro-capite di rifiuti compresa tra il 20% e il 25%, il 73% di raccolta differenziata e l'autosufficienza per lo smaltimento nell'ambito regionale, mediante l'utilizzo ottimale degli impianti esistenti.
Il Piano assegna alla "tariffa puntuale" un ruolo determinante per il raggiungimento degli obiettivi: il principio è "paghi quanto butti", che punta a premiare i comportamenti virtuosi.
Le azioni concrete che consentiranno di raggiungere gli obiettivi del Piano sono quindi la tariffazione puntuale, gli Accordi di filiera previsti e in parte già sottoscritti, il fondo incentivante previsto dalla legge regionale 16/2015. A ciò si aggiungono le azioni specifiche sul Comune di Bologna e la Provincia di Reggio Emilia, già co-finanziate dalla Regione attraverso il Piano di azione ambientale. Sono previsti solo tre impianti di discarica in Emilia-Romagna, in via prioritaria per i rifiuti speciali, e la cessazione dei conferimenti di rifiuti urbani indifferenziati in due degli otto impianti di incenerimento.

Chi ha segnalato l'articolo ha aggiunto: "DA CONSERVARE AGLI ATTI PER VEDERE COSA SUCCEDERA' IN APPENNINO RISPETTO AGLI SCARSI RISULTATI FIN QUI RAGGIUNTI".




martedì 5 maggio 2015

La 'comunità solare' di Sasso Marconi si incontra.



Riceviamo e pubblichiamo

Proseguono a Sasso Marconi gli incontri per conoscere la Comunità Solare Locale, il network di associazioni senza scopo di lucro, riconosciuto dai Comuni, che individua nell’energia un bene essenziale, sostiene la mobilità elettrica e la produzione di energia rinnovabile in tutte le sue forme, promuove e incentiva la riduzione dei consumi di energia elettrica e gas.

Il prossimo incontro è in programma mercoledì 6 maggio, alle ore 21 presso la Sala Atelier comunale. Partecipare sarà un’occasione per saperne di più e scoprire i vantaggi riservati a chi (associazioni e privati cittadini) deciderà di aderire al network, e contribuire così alla costituzione della Comunità Solare di Sasso Marconi.

 Ingresso libero